La Waterloo dell’Informazione: si può sempre contare su Repubblica!

Ci sono cose che ti deluderanno sempre nella vita. Tipo il fatto che nessuno rileva le mie citazioni al melodramma italiano, o che nessuno ha visto la citazione a Pratchett nello scorso articolo.
Ci sono altre cose che non ti deluderanno mai. Tipo Repubblica. Repubblica è una garanzia!

Quindi allacciate le cinture per un secondo viaggio al bicentenario di Waterloo, con quelli che non celebrano la storia perché fa mainstream.

Giorni fa sono venuta a conoscenza di questo articolo del signor Merlo.

Il signor Merlo è andato al bicentenario di Waterloo, ma a quanto pare non gli è piaciuto. Sorpresa da questo fatto (come detto, le truppe napoleoniche sono tra le meglio preparate del settore), mi sono tuffata nella lettura con maschera e boccaglio, ma mi sono presto resa conto che la profondità del pezzo richiedeva un equipaggiamento da sommozzatore. Avvitate i vostri caschi e avviate le vostre pompe d’aria, signori, signore e signorine!

Waterloo (Belgio)– L’Europa, che a Ventimiglia subisce la sua “Waterloo” , qui a Waterloo esibisce la sua panza da birra.

Già son persa. Mi sembra di capire che il signor Merlo stia facendo riferimento a Renzi, migranti e accordi con la Francia, ma non vedo proprio cosa c’entri. Ergo ne deduco che si tratta di un dotto riferimento alla presa di Ventimiglia del 1797, perché la competenza storica è un’innegabile dote del giornalismo italiano!

Nel campo che fu di battaglia, nella periferia ricca di Bruxelles, 40 ettari di terra grassa sono stati trasformati in un enorme stadio. Più di duecentomila europei hanno comprato il biglietto e, ogni sera e per tre sere, in sessantottomila hanno assistito allo spettacolo di guerra e hanno celebrato “la più gloriosa delle disfatte”, come ha titolato in prima pagina ‘Le Monde’, nel disfacimento estetico di una carnevalata storica che è industria, e nel fumo e nel fuoco dei più assordanti fuochi d’artificio, bum bum bum alla napoletana ma con la pompa magna dell’Europa.

Con ordine: Waterloo è stata oggettivamente una gloriosa disfatta. Tutti hanno combattuto bene e con valore, nonostante gli innumerevoli sbagli tattici e strategici della campagna.

Ma prendiamo la “carnevalata”. E’ un’attitudine che ho incontrato spesso tra i non appassionati o semplicemente tra gli ignoranti di Storia, ed è un’attitudine che ho sempre trovato disarmante. Disarmante perché associata con un’arroganza che risulta impermeabile a ogni buonsenso.

Primo: la conoscenza e la buona comprensione della Storia sono strumenti indispensabili in una democrazia. L’insegnamento a cazzo di cane della Storia è, a mio modesto parere, una delle ragioni dell’instupidimento progressivo della popolazione (e non solo in Italia).

Perché?

Elaboro. Lo studio ben fatto della Storia, oltre che un’ottima ginnastica intellettuale, è utile dacché insegna a considerare un vasto numero di variabili e di conseguenze su medio e lungo periodo. Un fenomeno storico non dipende mai da un solo fattore e non ha mai un solo risultato.

Studiare la Storia non vuol dire sapere esattamente in che anno e giorno sia stato l’incontro di Teano. Vuol dire sapere perché c’è stato, che importanza ha avuto e in che ambito, quali conseguenze ci sono state.

Secondo: non solo studiare ammodo la Storia aiuta ad avere uno sguardo più critico sulla realtà, ma aiuta anche a rendersi conto di quanto tale realtà sia relativa. Aiuta a capire che altra gente in altri posti può vedere il mondo in modo completamente diverso e volere cose completamente diverse rispetto a noi. E questo è importante.

In parole povere, conoscere bene la Storia è un modo per imparare a conoscere l’Uomo, ed è importante. Almeno in principio, molti sono d’accordo su ciò.

Che c’entra la rievocazione?

La rievocazione ha un triplo interesse:

  • Permette, per l’appunto, di “rievocare”, di far tornare vivo. La rievocazione, unita con il recente sviluppo dell’Archeologia Sperimentale, ci sta permettendo di conoscere e capire meglio il nostro passato.
  • La rievocazione ci permette di far divulgazione in modo semplice e facilmente fruibile! Io posso studiare a scuola che a Waterloo Napoleone ha perso, ma magari non so che c’erano anche olandesi e scozzesi nelle truppe di Wellington. A una rievocazione non solo imparo una nozione nuova, ma me la ricorderò. Perché leggere il nome di un reggimento sulla carta o vedere un sergente in kilt che cazzia selvaggiamente una doppia fila di soldati cotti dal sole non hanno lo stesso impatto. La rievocazione fatta bene è un ottimo mezzo di divulgazione, educa il popolo divertendolo, lo incoraggia a studiare, a far domande, a imparare! Lo incoraggia a immaginare, a mettersi nei panni!
  • Infine, la rievocazione permette la sussistenza di un sacco di mestieri che andrebbero sennò perduti. Una volta che ci siamo dimenticati una tecnica, è finita, non la recupereremo più. Il giorno in cui non ricordiamo più come ottenere quel colore o come fabbricare quell’oggetto, abbiamo perso per sempre un pezzetto del nostro patrimonio che avrebbe potuto essere utile in futuro. La rievocazione preserva in parte da questo rischio.

Ora, la rievocazione non sempre è ben fatta. Nel settore vichingo si trovano mentecatti che prendono History Channel come fonte, o gente che sostiene che il peso storico di una spada era 4 Kg, o altre stupidaggini cosmiche del genere. In quel caso, convengo, il termine “carnevalata” è più che appropriato.

Peccato che la gente di Waterloo sappia il fatto suo. Ma forse sto reagendo male a sproposito, forse il signor Merlo ha conoscenze ragguardevoli in materia e ottime ragioni per definire Waterloo 2015 una “carnevalata”. Andiamo avanti e vediamo…

E mentra (sic) i finti plotoni fucilavano, i veri colbacchi con la fiamma sembravano alti pitali rovesciati.

Eh?

Il signor Merlo è familiare col pitale?

   

Boh?

Ad ogni modo c’è poco da fare, signor Merlo: i colbacchi potranno sembrarle anche sravanaculi chiodati a vapore, ma erano fatti così. O sta criticando i “carnevalari” per essere troppo storici e accurati?

E le tasche di cuoio ondeggiavano come le orecchie in controcanto dei cani bracchi.

Cito dalla Treccani, “disegno melodico secondario sovrapposto o sottoposto al disegno melodico principale: fare il controcanto.” Non sapevo che i cani bracchi avessero un controcanto alle orecchie (?), né ho visto tutte queste sacche di cuoio sbatacchianti in giro.

Sacche di cuoio che sventolano

Le buffetterie incrociate e le giberne da granata erano indecifrabili anticaglie.

Non so bene cosa ci sia da decifrare in un oggetto elementare come una buffetteria o una giberna, ma ancora, qual è il problema, è che sono “anticaglie”? Certo, che idea andare a vestirsi da napoleonici a una rievocazione napoleonica in cui la tua associazione napoleonica è pagata per presentarsi in veste napoleonica! Bah!

I dollman degli ussari somigliavano a tappezzerie di vecchie tende.

Strana grafia per il dolman. Ad ogni modo io non ho mai avuto tende di lana con alamari. Signor Merlo, le divise da lei viste erano precise al centimetro, che piaccia o meno. Se la rifaccia col sarto di Wellington.

In teatro si chiama ‘trovarobato’ tutta questa sartoria di scuciture, buchi e giacche che litigano con i pantaloni.

Aha, ho capito! Quello che urta è l’accostamento giacchetta/braghe/cappello! Ma è vero, santi numi! Mi rivolgo a voi, rievocatori napoleonici, non vedete che la vostra divisa è so 1815? Gawd! (No sul serio, che discorso è?)

BTW, carina la battutina sul “trovarobato”: vuole essere denigratoria? Trovarobe, gawd, mica un mestiere vero! Ah!

Ma al centro della patacca drammatizzata dalla musica dei Carmina burana e dagli effetti specialissimi dei botti tridimensionali, chiamati per megalomania scenica “Inferno”, c’era la più autentica di tutte le patacche, il finto Napoleone che da dieci anni recita il suo ruolo di Imperatore in tutti i campi di battaglia e in tutti i giornali del mondo, un avvocato di Orleans con studio a Parigi, piccolo calvo e con gli occhi blu e rotondi, sincero sino all’ identificazione mattoide che gli fa dire: “ahimè, misuro un metro e settantadue, tre lunghissimi centimetri in più “. Ieri sera, davanti alla casupola del comando, questo verissimo Napoleone, che nessuno chiama con il suo vero nome, ha forse raggiunto la perfezione quando ha dato l’ordine di attacco piegandosi leggermente su se stesso per simulare le imperiali emorroidi che in quel 18 giugno, secondo la storiografia del dettaglio, lo tormentarono e forse gli impedirono di vincere.

“Inferno”. Hahahahah, no, capite, lo hanno chiamato “Inferno”!

Felix Philippoteaux dipinge gente che sta avendo una giornata un po’ faticosa (ma niente di che)

Signor Merlo, quel giorno del 1815 l’Inferno era su terra ed era a Waterloo. Chiunque abbia letto un qualsiasi libro/articolo/depliant sulla guerra del periodo lo sa: le condizioni dei soldati erano terrificanti. Roba ai punti con la Prima Guerra Mondiale se non peggio. Leggere il dettaglio di una battaglia napoleonica è leggere una storia dell’orrore, con la differenza che si tratta di gente vera. “Inferno” non è una melodrammata, è un termine tecnico.

Non capisco se si tratti di ignoranza del periodo o di indifferenza, ma ho sempre trovato questa sufficienza nei confronti della Storia molto ipocrita. A quanto pare dobbiamo onorare i morti del ghetto di Varsavia e quelli dello sbarco in Normandia, i martiri di Katyn e quelli di Cefalonia, ma dopo un po’ i cadaveri scadono, e ci puoi pisciare sopra. Anzi devi, altrimenti sei un carnevalaro col cantero in testa.

Mi piace anche il tono paternalista sul tizio che faceva Napoleone. Cioè, rendetevi conto, non solo è uno che fa un mestiere al di là della ricostituzione, ma è anche uno che ha il senso dell’autoironia e recita bene il suo ruolo! Scandalo!

E a chiosa, vedo che il signor Merlo ha notato il Carmina burana introduttivo, ma non il pedissequo commento alla battaglia, fatto in tre lingue (inglese, francese e fiammingo) e a beneficio del pubblico. E’ bello avere occhio per le cose importanti.

Poi c’è stata la solita overdose di finti attacchi, la polvere, i colpi di cannone, la cavalleria e i cadaveri per terra che furono 20.000: “Io – mi aveva detto nel pomeriggio Patrick, idraulico a Nanterre – sono morto male una sola volta, a Jena, perché avevo mangiato troppo. Qui a Waterloo mi hanno ammazzato almeno otto volte. Ma è ad Austerlitz che quest’anno è stato più bello e difficile morire: avevo i piedi e la mani gelate per la neve di dicembre. E c’erano duecentomila spettatori, quattro volte lo Stade de France!”.

“I cadaveri per terra che furono 20.000”. Sembra strana come frase, no? Perché è assurda, i morti furono circa 57.000, come ho trovato in tre lunghissimi minuti di ricerca (Fuller, uno dei miei livres de chevet). Possibile che un giornalista si sia sbagliato così tanto?

Per capire, basta andare a vedere la prima versione dell’articolo, quella comparsa su Repubblica, in cui i morti sarebbero stati 200.000!

Fistia maiala, TUTTI! Un massacro totale, alla fine Napoleone, Wellington e Blucher si sono ammazzati a vicenda a baionettate!
No, dopo una meritatissima tirata d’orecchie da parte dei lettori dell’articolo, il signor Merlo ha pensato di apportare una discreta correzione non segnalata. Ovviamente, la correzione è altrettanto assurda del primo strafalcione. Non c’è che dire, questo offre tutta una nuova dfinizione all’espressione “andare a braccio”. Complimenti.

E vogliamo parlare di questo Patrick? Questo idraulico che osa avere una passione per la Storia, una passione tale da rischiare i geloni sul campo di Austerlitz? Vergogna Patrick, un idraulico deve leggere solo roba di donnine svestite e andare a vedere cinepanettoni. Se ora anche gli idraulici cominciano a coltivare passioni intellettuali dove andremo a finire?

Ieri sera dunque anche Wellintgon, the Duke, l’elegante gradasso asserragliato nella fattoria di Hougoumont, restaurata e inaugurata il giorno prima da Carlo e Camilla, sembrava un altro Napoleone, e pure il prussiano in fuga era Napoleone, qui diventano tutti Napoleone, persino Cambronne che, secondo i soliti scettici che non se la bevono mai, sarebbe il vero vincitore di Waterloo grazie a quella parolina abbagliante come un fulmine che, qualche rara volta , ci libera sia dall’ipocrita venerazione sia dall’oscuro biasimo trasformandosi in intelligenza critica.

A parte il fatto che mi par di ricordare che l’Iron Duke si sia piazzato a Hougoumont sul tardi, avendo altro da fare per gran parte del tempo… A parte che non mi risulta che a Waterloo i prussiani siano scappati… A parte ciò, non ho idea di cosa voglia dire questo paragrafo. In che senso sono “tutti Napoleone”?

E Cambronne, poi? In che senso dovrebbe essere il “vero vincitore”? Perché ci ricordiamo “le ultime parole famose”?

E poiché non esistono Napoleoni illegittimi si può andare avanti così, sino a comprendere nel mito ottocentesco dell’eroe romantico e poi del superman moderno, che vince anche quando perde, persino il testimonial del recentissimo rap della pubblicità, molto cliccata a Waterloo, quella che “i suoi nemici si misero d’accordo/ all’Elba lo esiliarono / ma lui era testardo/ sarebbe ritornato / in barba ai suoi rivali / perché, lui lo sapeva:/ Red Bull mette le ali”.

Perché se perdi fai schifo. Eroico nella sconfitta? Figurati. Con tanti saluti a tutti i martiri della guerra, con particolare riguardo per quei miserabili idioti come Witold Pilecki, Salvo d’Acquisto e i mille altri morti della guerra persa.

Se però è vero che c’era una canzone rap dedicata a Waterloo (io non l’ho sentita, ma io mica sono una giornalista), allora qui Merlo ha ragione: abominio agli occhi degli uomini e degli dei! Il solo genere degno di commemorare Waterloo è il metal!

Il festival napoleonico, che si chiude oggi, è dunque durato tre giorni, 8 milioni di finanziamento con un incasso record ancora da valutare, una specialissima patacca keynesiana che il Belgio voleva onorare con il conio di una moneta di due euro, bloccata con disprezzo dalla Banca di Francia. Ne hanno comunque fatta una di due euro e mezzo ma per collezionisti, un altro simulacro per i tantissimi maniaci di Napoleone sempre pronti all’eccitazione feticistica.

Il festival non è durato 3 giorni, ma 4. Bastava controllare l’affiche ufficiale, ma perché iniziare ora a fare un lavoro serio? Che schifo poi la gente che va ai festival culturali. Sono la feccia.

Peraltro, signor Merlo, mi sa che si è confuso con la storia della moneta: sono i feticisti di Napoleone che non l’hanno voluta. Sa, a Waterloo Napoleone ha perso, eh.

Ieri a Waterloo hanno sparato 300 cannoni e hanno combattuto seimila finti soldati, e ovviamente nessuno di loro riceve la paga, sono devoti penitenziali, con scarpacce scomode, letti da campo e niente telefoni.

Ho detto che chi andava ai festival culturali era feccia? Beh, sbagliavo, la vera feccia è chi fa rievocazione e divulgazione senza richiedere compenso! Lavorano pure aggratis, questi infami!

Bello anche i “finti soldati”. Forse fossero stati veri il signor Merlo avrebbe avuto un’opinione diversa. Forse il signor Merlo vuol doppiare il budget della difesa per permettere all’esercito di mantenere, armare ed addestrare truppe di rievocazione specializzate nei diversi periodi. Io approvo, ovviamente.

E’ invece tantissimo il cibo consumato nelle tendopoli bianche. Dominano patate e salsicce, all’Expo di Milano si mangia sicuramente meglio ma ci si stupisce di meno: stupore e stupidità appartengono allo stesso campo semantico.

Vero, ma dopotutto l’unico che si sta stupendo qua mi pare il signor Merlo. Stupirsi di che? Che all’Expo si mangia meglio? O che i ricostitutori mangiano? O che mangia il pubblico? O forse il signor Merlo era venuto a Waterloo per le specialità culinarie ed è rimasto deluso. Io domani andrò all’Expo per la grande rievocazione partica. Mi preparo ad essere stupidamente stupita.

Nel pomeriggio di mercoledì i generali ‘nemici’ si erano lasciati riprendere dalla Bbc attorno ad un cannone: “Consegniamo al ricordo di una guerra il sogno della pace”. Ed erano duemila le donne mascherate da vivandiere e cantiniere, lavandaie e cucitrici. Centinaia di bambini hanno suonato i tamburi e portato le bandiere.

Uno potrebbe esser contento di vedere decine di migliaia di uomini, donne e bambini provenienti da tutta Europa riunirsi per ricordare una guerra e festeggiare la pace su un campo di battaglia dove, appena 2 secoli fa, i loro antenati si scannavano nella pioggia e nel fango a botte di decine di migliaia di morti. Uno potrebbe pensare che sia una cosa bella e incoraggiante e che sia il giusto modo di commemorare chi è morto.

Non il signor Merlo, a quanto pare. Forse dovevamo riunirci per pisciare sugli scheletri e urlare SIAMO LAGGENTE!

Questi sbrindellati finti soldati dell’Europa degli imperi sono molto più che una metafora in questi tempi di rivolte populiste – dalla Grecia alla Danimarca – e di filo spinato, non solo in Ungheria ma dappertutto, a difesa della civiltà più stanca del pianeta.

BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Muoro!

“Sbrindellati”?

“Sbrindellati”? Ma sul serio?

Ci sono movimenti populisti e xenofobi (non solo in Ungheria, ma dappertutto!). Ergo fare ricostituzione napoleonica è sbagliato!

Logico, no?

Io mi dico, perché fermarsi qui! C’è la guerra in Crimea e il Riscaldamento Climatico, e una banda di scalzacani sbrindellati pagati milioni si riuniscono per giocare a calcio! Cioè, cazzo, ci rendiamo conto? Partite di calcio, con biglietti, merch e tutto, di questi tempi!

(Ma non si parla contro il calcio in Italia, siamo mica scemi, meglio parlar male di chi va a eventi storici in Belgio, così noi che non sappiamo neanche chi ha vinto a Waterloo possiamo sentirci intellettuali!)

Sul serio, non vedo proprio il nesso tra Waterloo e la xenofobia rampante in Europa. A meno che il signor Merlo non pensi che tutti quelli che fanno ricostituzione ottocentesca siano gente che si sega sul ritratto di Wellington e sogna di invadere la Russia in inverno.

Uno fa ricostituzione di un periodo per cui ha uno spiccato interesse. Avere uno spiccato interesse non vuol dire voler riportare detto periodo su terra. La maggior parte della gente che studia il Nazismo non vuole gasare ebrei. Noi del settore vichingo non stupriamo nessuno né condoniamo il massacro sportivo.

Confondere la ricostituzione con la visione del mondo del ricostitutore è altrettanto stupido che confondere il punto di vista di un personaggio con la visione del mondo di uno scrittore.

Si sa che l’industria del feticcio storico distrae dalla storia, la nasconde invece di mostrarla nella sua semplicità: a Waterloo, che è il seguito di Trafalgar, furono sconfitti l’europeismo visionario di Napoleone e la Grande Nazione francese, ma in nome della Restaurazione, delle monarchie per grazia divina, dell’ Europa antimoderna del Congresso di Vienna. Poi la parola Waterloo ha cominciato ad acquistare migliaia di nuovi significati sino a perdere ogni significato.

Giuro, mi sono capottata sulla seggiola!

Decine di tomi di generali, storici e sociologhi di commento alle guerre Napoleoniche possono andare a travesti a Migliarino, Repubblica ha risolto tutto il dibattito con una riga! Possiamo anche chiudere baracca!

Bellissima anche l’idea che gli stati del Congresso di Vienna fossero in qualche modo “più peggio” dell’impero sconfinato sognato da un megalomane senza scrupoli che trattava i propri soldati come carne da cannone. Bello anche il giudizio morale, marchio di un vero storico.

Dunque mi perdo nell’incredibile folla di questi travestiti, tutti con i basettoni lunghi sino al mento. Un tenente sudatissimo grida “Vive l’Empereur” e mostra i denti guasti. Ci sono i tedeschi che lucidano le baionette mangiando hamburger che portano i nomi dei generali, senza distinzioni tra vinti e vincitori, “Grouchy alla cipolla” e “Blücher con la senape”.

Tutti coi basettoni lunghi, specie le ragazze. Sì, ce n’erano tante, anche nei reparti combattenti. Forse uno spettatore si divertirebbe di più se non avesse quest’attitudine di superiorità e se prendesse una manifestazione per quel che è (la commemorazione di un’importantissima battaglia) senza volerci leggere dietro chissà quali alambiccherie (un complotto dei reenactors ottocentisti per riportare il filo spinato in Ungheria –ma non solo!).

Gli espositori di cimeli e ‘antichi cappelli preziosi’ sono professionisti dell’antiquariato, gli stessi che stanno nei mercatini. C’è, in vendita, un cilindro forato con un biglietto che racconta la storia del generale Picton “ucciso a Waterloo da un colpo di moschetto che lo colpì in testa”. Davvero, chiedo, è il cilindro di Picton? Il venditore è un francese. Mi guarda infastidito: “Maybe” mormora in inglese

Già. Dopotutto era una domanda stupida naive.

E chissà perché i russi sono quelli che meno resistono alla modernità e urlano al telefonino.

Volete sapere una cosa molto divertente? Questa frase è stata corretta nel blog di Merlo dopo le pesciate nel viso di un lettore. Su Repubblica però è ancora originale:

E chissà perché i cosacchi sono quelli che meno resistono alla modernità e urlano al telefonino.


Sì, avete letto bene. Avete presente quando i cosacchi salvarono Wellington a Waterloo, no? Dai, arrivarono con i biplani e folgorarono i francesi a botte di raggi laser (perché no, visto che stiamo ad inventare).

Fa piacere vedere che qualcuno che si confonde i cosacchi con gli ussari, che non perde tempo a controllare i caduti della più celebre battaglia della Storia europea, fa piacere vedere che questo qualcuno si sente abbastanza sicuro da insultare 6.000 appassionati del periodo.

Ho invece già visto negli stadi, come tifosi al seguito, questi scozzesi che oggi rivedo nel ruolo di soldati della Brigata Pack. Hanno il plaid a scacchi e impugnano il bicchiere sempre pieno di ‘beer of bravery’: “due milioni di bottiglie in tre giorni” si vanta Monsieur Martin, il belga che l’ha inventata: “E’ tale e quale alla birra che bevevano duecento anni fa”.

Di nuovo, non capisco quale sia l’affronto alla pubblica morale, se gli scozzesi o la birra. Bada che era buona, la birra. Niente di che strapparsi le mutande dall’entusiasmo, ma più che sufficiente, a gusto mio.

Incontro pure un soldatino italiano che non vuole dirmi il nome, anche i baffi lunghi e a virgola sarebbero d’epoca. Dice di indossare l’uniforme rossa della fanteria, “ grado di sergente”, e mi racconta del reggimento toscano che si chiamava Etruria e fu sterminato a Waterloo.

“Non vuole dirmi il nome”, manco stesse spacciando droga. Forse non vuole dirti il nome perché ti ha fiutato lontano un miglio e non gli piaci. Dopotutto pare tu sia andato in Belgio solo per insultare a tappeto una categoria, senza particolare ragione a parte “volevo andare all’Expo e quelle giacchette non fanno pendant con le scarpe”.

Tutti insieme questi mattoidi rabberciano una stanca coralità da continente pacificato. E’ un’Europa tutta bianca che si autocompiace nel più fatuo dibattito storico.

Non condivido la loro passione né m’interessa il loro punto di vista, ergo sono mattoidi. Dimostro di avere una conoscenza pressoché inesistente dell’argomento, ma so per ispirazione divina che si tratta di roba fatua. Il giornalismo del nuovo millennio, signore e signori! Un applauso per l’apertura mentale.

In tv e sui giornali filosofi e intellettuali di ogni genere discutono attorno al seguente quesito: “Et si Napoléon avait gagné à Waterloo…? E se Napoleone avesse vinto a Waterloo?”.

In bilingue, perché solo pochi eletti parlano francese (a parte milioni di persone). Peraltro, che c’è di male nel domandarsi ciò? Non è interessante come idea?

E allora meglio dei pensatori sono forse i finti soldati che tra loro parlano la solita lingua del turismo, basica e fisiologica, fonemi e sorrisi.

Ok, si accettano traduzioni. Perché io ho sentito parlare inglese, francese, polacco, italiano e spagnolo. Non so che cazzo sia la “lingua del turismo”, ma so cosa sono i fonemi. E si trovano in tutte le lingue che l’Homo sapiens ha elaborato, passate, presenti e future.

Un fante della guardia imperiale, che si presenta dicendo “granatiere”, è molto invidioso dell’uniforme bianca di una guardia olandese. Osservando la loro disputa chiedo mentalmente perdono ai finti centurioni che presidiano il Colosseo con loro naïveté perché in fondo come tableaux vivants sono un po’ più vivants dei granatieri di Waterloo: l’arte di arrangiarsi è meglio del fanatismo esausto.

Insomma, se avete una divisa storicamente impeccabile e una preparazione storica coi controcoglioni siete delle merde. Se avete il costumino di carnevale e avete studiato su Topolino siete più meglio. Perché se fate buona divulgazione siete morti, sennò siete vivi. O qualcosa del genere. Insomma, se volete insegnare qualcosa al popolo, no, davvero, fate ca’are, datevi fo’o, le sole cose morali sono le proteste contro il filo spinato in Ungheria (ma non solo!).

E i poveracci di Pompei si limitano a vendere sacertà pagana e sacralità cristiana, ma senza travestirsi da Madonne dei miracoli e da guerrieri sibariti.

Che è un po’ come dire “i pompieri sono meglio dei paracadutisti perché si vestono in modo diverso”. Il fatto che svolgano attività completamente differenti è un dettaglio.

Qui invece i camping hanno sostituito gli accampamenti e nelle tende si fa finta di vivere come nell’ottocento, qualcuno spacca la legna, si beve in boccali di metallo, una vecchia in costume rammenda l’uniforme nera da ‘ussaro testa di morto’, con il teschio e le sciabole incrociate. Un gruppo di fanatici dell’Essex mi spiega che a Chelmsford c’è una sartoria specializzata in bottoni dell’ottocento, “pare – dicono – che fornisca anche Napoleone”.

Come osano questi individui far bene il lavoro che sono pagati per fare? Come osano vivere una passione che non ha un cazzo a che vedere con Renzi e tutto a che fare con la cultura generale? Schifo, schifo. Schifo!

Ragazzi, siete al corrente che è possibile fare multitasking, vero? Io posso fare rievocazione E preoccuparmi della xenofobia in Ungheria (ma non solo!). Lo so, sono una ragazza speciale!

E infatti l’imperatore è quasi perfetto nel suo costume e con le sue medaglie. Era vestito da Napoleone quando, giovedì pomeriggio, la polizia belga lo ha beccato in sosta vietata accanto al campo di battaglia. Se l’è cavata con il classico “lei non sa chi sono io”.

Haha, troppo buffo. O forse i vigili sono concilianti nei 4 giorni (non 3) del bicentenario, specie con reenactors che non sono del posto e che aiutano a portare milioni alla comunità locale. Oppure è un complotto sugli orridi privilegi di cui gode il tizio che interpreta Napoleone. Insomma, c’è chi viaggia per l’Europa e ha uno stipendio per contar lagne superficiali, e chi fa lavoro divulgativo. Evidentemente uno dei due è uno scandalo che cammina.

A Waterloo infatti questo napoleone dei surrogati di Napoleone è più amato della stessa sindaca, un’allegra e bionda giornalista televisiva, Florence Reuter, con cui in tutta fretta il partito liberale (Mr), che governa il Paese, il 28 febbraio scorso ha dovuto sostituire Serge Kubla che, sindaco dal 1983, era stato arrestato per le tangenti (italiane) in Congo : “la Waterloo di Kubla” fu il titolo a doppio senso di Le Soir.

Un coacervo di informazioni irrilevanti. Tanto per gradire. Magari l’ex-sindaco faceva anche le corna alla moglie e la bionda sindachessa non differenzia bene la spazzatura. Com’è che non se ne parla? Eh?!

E si capisce che Waterloo, con i suoi tre paesini che si disputano la sovranità del campo di battaglia, e con le bellissime e lussuose case dei ricchi in mezzo ai boschi, è il luogo storico dove è stata abolita la differenza tra la luna nel pozzo e la luna nel cielo, tra la copia e l’originale. Al punto che ieri, quando un malore improvviso si è portato via, proprio sul campo, uno dei finti soldati, un povero canadese, quelli del suo finto reggimento avrebbero voluto salutarlo con gli onori militari, veri.

Quando invece avrebbero dovuto pisciargli addosso. Dopotutto perché aver rispetto per un uomo che ha investito in una passione ed è morto perseguendola? (E no, non mi risulta che nessuno abbia parlato di onori militari veri).

Accendo la televisione: “ah se il sole, che protegge l’artiglieria, avesse brillato in quel 17 e 18 giugno, invece di quella pioggia torrenziale!”. Nel diluvio di citazioni si va dal momento fatale di Stefan Zweig al Dio dell’enigma di Victor Hugo. Per gli inglesi l’epica di Waterloo è ancora quella di Walter Scott, per i tedeschi il testo sacro è von Klausewitz, e poi ci sono Stendhal e Joseph Roth e ovviamente Goethe ed Hegel, sino alla coppia Sergio Endrigo – Gianni Rodari: “Napoleone era fatto così /se diceva di no/ non diceva di sì/ se faceva pupù / non faceva pipì”.

Insomma, il signor Merlo vi disprezza. Per ragioni che mi sfuggono, dato che anche con le buone non ho capito cosa non gli vada bene. Ad ogni modo vi disprezza. Vi disprezzava prima di partire, vi disprezzava prima di incontrarvi e vi disprezza ora. E non si sa perché Repubblica non abbia mandato qualcuno con almeno un blando interesse per la Storia. Mah.

Secondo un sondaggio citato da ‘Le Monde’ di giovedì il 54 per cento dei giovani inglesi da 18 a 24 anni non sa che Waterloo è la battaglia dove fu sconfitto Napoleone. Per loro non è neppure una metafora: “è nient’altro che una stazione di Londra”. Ma prima o poi anche loro si imbatteranno in uno dei tanti significati nascosti nel nome Waterloo: disfatta, patacca, caduta…

No signor Merlo. Magari un giorno loro capiteranno a una rievocazione e impareranno qualcosa della loro Storia. Torneranno a casa un po’ meno scemi di quando sono arrivati. Perché la “patacca”, caro signor Merlo, ce l’ha vista solo lei. A chiosa, parte del materiale usato sul campo era autentico. Se ne sarebbe accorto se avesse speso più tempo a osservare e meno a giudicare.

Ho letto quest’articolo diverse volte per capire cosa non andasse secondo il signor Merlo. Per sua stessa ammissione i costumi sono precisi e i partecipanti sono entusiasti. La gente è curiosa e tutto pare bello. Ma no. Perché alla fine “è finto”. Anche le fotocopie dei documenti antichi sono finte, sono fatte per facilitare la fruizione di una fonte. Magari anche quelle fanno schifo. E già che ci siamo, perché non chiudiamo proprio le facoltà di Storia? Non servono a niente, non parlano del filo spinato in Ungheria (ma non solo!).

Come loro anche l’Europa si illude, e non solo nel Canale di Sicilia, di conservare il nome e perdere il nume.

C’est bon, je m’en vais!

E finale in bellezza con gioco di parole completamente vuoto di significato, in gloria al giornalismo contemporaneo. Perché uno dovrebbe illudersi di perdere il nume? Che vuol dire?

Questo articolo è un capolavoro. A leggerlo si direbbe quasi che dal bicentenario di Waterloo le truppe di Napoleone abbiano marciato baionette spianate per ributtare tutti i sudanesi in mare. E io mi chiedo: ma perché, che minchia c’entra?

Sul serio la gente pensa che se faccio ricostituzione napoleonica mi garberebbe vivere in quel periodo?

Waterloo non è il corteo nostalgico di Predappio. Suppongo possa essere complicato da capire per chi non sa distinguere rievocazione storica e nostalgici mentecatti. Di solito questi ultimi li si riconosce dagli strafalcioni nelle tenute e nella diffusissima ignoranza storica. Certo, se tale ignoranza è condivisa…

Ad ogni modo Repubblica si fa riconoscere di nuovo. Come quel bellissimo articolo in cui buttarono insieme a muzzo metal, Tolkien, neopagani e fondamentalisti cristiani. Perché hey, chi non si ricorda il Prof che pogava al concerto degli Iron inneggiando a Odino?

Complimenti, signori, continuate a scrivere di roba di cui non vi importa nulla e a far collegamenti senza fondamento. Non vogliamo nessuna informazione genuina filtrare verso la capoccia dei lettori, dico bene?

MUSICA!

E per chi vuole, un documentario sul bicentenario

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Una necessaria precisazione:

Questo articolo è l’unico che conosco del signor Merlo. Magari è competente abbestia su un sacco d’altra roba, non lo so e non me ne importa niente. Il soggetto con cui ce l’ho in particolare è Repubblica, che pubblica articoli zeppi di imprecisioni e fuffa. Quanto al signor Merlo in quanto tale, mi spiace che non si sia divertito. Non sia di cattivo umore, signor Merlo, andrà meglio a Wolin!
Qua, una canzoncina per tutti quelli di cattivo umore!

Legnate a Ligny, 16 giugno 1815

E’ passato parecchio tempo dall’ultima volta che ho postato qualcosa. Un sacco di cose sono capitate. Tra le tante, mi sono laureata  e ora sto navigando in un mare di guai peggio di prima. Perché? Perché le grane arrivano sempre in grappoli.

Ciò detto, c’era un post che ci tenevo tantissimo a scrivere e che metto insieme ora. In ritardo. Pazienza.

Non so se ve ne siete accorti, ma è il 2015!

Il che vuol dire, il BICENTENARIO DI WATERLOO!

E nonostante tesi, esami e psicodrammi, sono riuscita a fare un salto in Belgio, perché il giorno che mi lascio sfuggire un evento simile è il giorno in cui ho perso la voglia di vivere e qualcuno dovrà avere la cortesia di spararmi in testa.

Tutta la faccenda ha grondato epicità da MESI prima. Quando i belgi hanno deciso di coniare un 2 euro commemorativo e i francesi si sono messi nel mezzo per nazionalismo stantio (uno pensa che dopo 2 secoli abbiano metabolizzato il lutto, ma no, never forget never forgive!). Quando i belgi hanno deciso per ripicca di fare una moneta da 2,5 euro lo stesso e l’hanno venduta come il pane. Il fatto che 200.000 persone sono andate a vedere la grande rievocazione il fatto che 6.000 uomini erano sul campo.

I discendenti di (da sinistra) Wellington, Napoleone e Blücher si stringono la mano sul campo di Waterloo

Insomma, una commemorazione col botto con tanto di rievocazione generale della battaglia. Che non ho potuto apprezzare in pieno perché avevo il biglietto VPP (Very Poor Person) e ci avevano schiaffati dietro una collina. I bivacchi però erano bellissimi, e quel poco che ho visto delle manovre era eseguito alla perfezione. Il che non è una sorpresa. Le truppe napoleoniche sono tra la gente più competente, entusiasta e preparata che abbia mai incontrato.

I due accampamenti, quello alleato e quello francese, erano impeccabili. Durante tutto il giorno prima dello spettacolo, a turno, i vari gruppi hanno manovrato e preparato la battaglia. Ho ancora nelle orecchie i berci di un sergente inglese, “What are you doing, you filthy maggots?! You’re the disgrace of the Empire!”

In questi posti si incontra un sacco di gente magnifica (anche dei pratesi, ma hey, nessuno è perfetto). Dal cerusico che spiega simpatiche tecniche di amputazione, al sosia del Principe Charles che spara con un’arma d’epoca.

Pezzo d’epoca. Mille grazie al signor Browning, padrone dell’arma.

La battaglia di Waterloo è stata la battaglia più importante del secolo e di certo una delle più importanti della Storia occidentale. E’ stata lunga, ed è stata feroce. Tutti la conoscono e sulla rete si trovano un sacco di ottimi articoli a riguardo. Scrivere qualcosa su Waterloo era divertente, ma non molto utile, data la mole di informazione già presente, anche in italiano. E poi sarebbe mainstream.

Oggi parleremo di Ligny, la prima grande battaglia dei Cento Giorni.

Il contesto è noto. Il 26 febbraio 1815, scappato dall’Elba, Napoleone aveva fatto un ritorno trionfale in Francia, dove l’esercito lo aveva acclamato e rimesso a capo del Paese mollando senza remore il novello Luigi XVIII. Avendo i militari dalla sua parte e molti simpatizzanti in Belgio, Napoleone sperava di galvanizzare i suoi sostenitori con una vittoria eclatante. Non solo: una vittoria rapida e significativa avrebbe anche minato l’unità dei nemici. La Settima Coalizione, l’alleanza di praticamente tutti gli stati europei salvo Napoli, era giovane e poco coordinata. Il progetto di Napoleone non era impossibile, anche se uno si chiede quale futuro potesse avere sul lungo periodo (si incoraggiano romanzi ucronici sul soggetto).

Verso la fine di maggio 1815, la squadra napoleonica contava ufficialmente 284.000 uomini supportati da un esercito ausiliario di 222.000. In realtà, secondo Füller, molti di costoro erano poco più che firme su un registro. Tolte altre armate secondarie (Reno, Loira, Alpi e Pirenei), l’Armata del Nord, sotto il controllo diretto di Napoleone, contava circa 124.000 soldati.

La squadra napoleonica:

Cinque corpi di fanteria (quasi 90.000 uomini):

  • Primo Corpo d’Armata, sotto d’Erlon;
  • Secondo Corpo d’Armata, sotto Reille;
  • Terzo Corpo d’Armata, sotto Vandamme;
  • Quarto Corpo d’Armata, sotto Gérard;
  • Sesto Corpo d’Armata, sotto Lobau.

La Guardia Imperiali:

  • La Vecchia Guardia (o grenadiers), sotto Friant;
  • La Media Guardia (chasseurs), sotto Morand;
  • La Giovane Guardia (voltigeurs), sotto Duhesme.

Insieme alla Cavalleria della Guardia di Guyot e Lefebvre-Desnouettes, i tizi montati contavano 20.884 effettivi tra ufficiali e cavalieri.

C’era una Cavalleria di Riserva, sotto Grouchy, che contava 14.784 effettivi ripartiti in 4 divisioni sotto il comando di Pajol, Exelmans, Kellermann e Milhaud.

Aggiungete 11.578 artiglieri con 344 pezzi.

La squadra della Settima Coalizione contava 5 eserciti:

  • L’esercito Anglo-olandese sotto Wellington (93.000 uomini), in Belgio;
  • L’esercito Prussiano sotto Blücher, o Bliuscér, come dicono i mangiarane (117.000 uomini) pure in Belgio;
  • L’esercito Austriaco sotto Schwarzenberg (210.000 uomini), sul Reno superiore;
  • L’esercito Russo sotto Barclay de Tolly (150.000 uomini), nel Reno medio;
  • L’esercito Austro-italiano sotto Frimont (75.000 uomini), nel nord-Italia.

Wellington, Blücher e Schwarzenberg dovevano convergere su Parigi e schiacciare Napoleone col numero, mentre Barclay sarebbe accorso nel caso uno dei tre dovesse prendere una musata. Firmont doveva invece marciare su Lione. La frontiera francese doveva essere attraversata dei 5 eserciti tra il 27 di Giugno e il primo di Luglio.

La squadra prussiana:

  • Primo Corpo d’Armata sotto von Zieten, stazionato a Charleroi;
  • Secondo Corpo d’Armata sotto von Pirch, stazionato a Namur;
  • Terzo Corpo d’Armata sotto von Thielemann, stazionali a Huy;
  • Quarto Corpo d’Armata sotto von Bülow, stazionati a Liège.

La zona delle operazioni

Il Korp prussiano era strutturato con 4 brigate di fanteria, appoggiate dalla cavalleria e l’artiglierai di riserva, il che ne faceva corpi dotati di una notevole indipendenza.

Gebhard Leberecht von Blücher

In tutto, secondo Füller, Blücher disponeva di 99.715 fanti, 11.879 cavalieri, 9.360 artiglieri e 312 pezzi d’artiglieria.

Il grosso delle truppe prussiane erano composte da Landwehr, miliziani mal equipaggiati, spesso arruolati da provincie di recente acquisizione, parte delle quali erano state provincie francesi, il che creava notevoli tensioni.

Peraltro, Bliuscér e i suoi avevano un sacco di problemi di logistica (rifornimenti di cibo, munizioni, etc.) che Wellington non aveva. Il Duca di Ferro aveva oro con cui procurarsi il necessario, i prussiani dipendevano principalmente da requisizioni locali. Una delle regioni per cui Blücher aveva un pepe nel deretano sull’inizio delle ostilità era esattamente questa: avrebbero preso al nemico quello che non potevano prendere alle Low Countries.
Napoleone era cosciente di tutto ciò. Il primo di giugno decise di prendere l’iniziativa e incastrarsi tra Wellington e Blücher. Se fosse riuscito a ottenere una vittoria significativa, avrebbe potuto assorbire i belgi pro-Francia e poi, raggiunta l’Armata del Reno in Alsazia, avrebbe potuto saltare addosso agli Austriaci e ai Russi.

Arthur Wellesley duca di Wellington… OR IS HE?

Nell’immediato, l’obbiettivo di Napoleone era Bruxelles, con Quatre-Bras e Sombreffe come punti chiave dell’avanzata. Il 14 di giugno, insieme a Ney, si accampò in Beaumont. Salvo il Quarto Corpo d’Armata, la concentrazione francese era pressoché perfetta.

Per quanto decine di migliaia di uomini in movimento possano essere qualcosa di vistoso, gli alleati non si accorsero di nulla fino all’ultimo. Difatti fu solo alla sera del 14 che la gente di Blücher a Sambre notò tutti i bivacchi e dette l’allarme. Verso mezzanotte i prussiani si misero in movimento.
A Bruxelles, Wellington era convinto per contro che Napoleone avrebbe attaccato Mons, e pianificava di concentrare i suoi a Nivelles per potersi tenere in contatto coi prussiani via la strada di Quatre-Bras per Namur. Blücher per contro aveva ispezionato la zona di Fleurus, Ligny e St. Amand e trovato che il posto si prestava a un eventuale incornata coi francesi. Aveva quindi deciso di spostare la sua base a Sombreffe.

Napoleone Bonaparte

Frattanto, in piena notte, Zieten si rese conto che un attacco su Charleroi era imminente. Alle 4h30 di mattina mandò una lettera a Blücher per informarlo che si sarebbe ritirato via Fleurus, e una a Wellington per avvertirlo della situazione.

La mattina del 15 i francesi occuparono Charleroi. Napoleone diede a Ney il comando del Primo e Secondo Corpo, più la cavalleria di Lefebvre-Desnouettes: gli ordinò di ricacciare il nemico dalla strada tra Bruxelles e Cherleroi e occupare Quatre-Bras. Il Terzo e Quarto Corpo, come anche la divisione di cavalleria di Pajol ed Exelman, furono affidati a Grouchy, che fu spedito contro Sombreffe. Per Napoleone era vitale impedire a Wellington di correre in soccorso di Blücher.

L’inizio delle danze

Intanto, Zieten occupò un crinale presso Ligny, piazzò l’ala destra a Wangelée, il centro a St. Amand e l’ala sinistra a Ligny. I due villaggi vicini di St. Amand le Hameau e St. Amand la Haie furono occupati. Nel pomeriggio Zieten, fu raggiunto dal Secondo Corpo d’Armata sotto Pirch, che si piazzò subito dietro gli uomini di Zieten, poi dal Terzo, sotto Thielemann, che si piazzò sulla sinistra, tra tra Sombreffe e Mazy. Avrebbero dovuto essere raggiunti anche dal Quarto du Bülow, che però era in ritardo.

Napoleone dal canto suo era sicuro che, dopo le prime schermaglie, gli alleati si sarebbero ritirati per consolidare le loro fila, e dette per scontato che Wellington fosse a Bruxelles. Decise di avanzare contro di lui e affrontarlo o ributtarlo verso Anversa (ovvero lontano da Blücher che, secondo le sue informazioni, era basato a Liège). Prima però doveva scalzare Zieten per poter bloccare la via Namur-Wavre-Bruxelles.

Alle 6 di mattina del 16, Napoleone dettò 2 lettere.

Caro Grouchy, se trovi dei Prussiani a Sombreffe e Gembloux, attaccali. Dopo l’ovvia vittoria, occupa Gembloux, passa le tue riserve a Ney e preparati a fare i conti con Wellington.”

Grouchy doveva prendere con sé il III e IV Corpo di fanteria, più la Cavalleria di riserva sotto gli ordini di Milhaud, Pajol e Exelmans. Napoleone lo avrebbe seguito con la Guardia e avrebbe stabilito la sua nuova base a Fleurus.

Caro Ney, non appena Grouchy ti passerà le riserve, ce ne andremo tutti Bruxelles. Nel frattempo piazza una divisione a nord di Quatre-Bras, sei in Quatre-Bras, e mandane una a Marbais per agganciarti all’ala sinistra di Grouchy. La cavalleria di Lefebvre-Desounettes sarà rimpiazzata da quella di Kellermann.
P.S. Siccome so che sei zuccone, te lo sottolineo: voglio dividere il mio esercito in due ali e una riserva. La riserva sarà costituita dalla Guardia, sotto il mio comando, per appoggiare le ali in caso di bisogno.”

Ney aveva con sé il I e II Corpo, più due divisioni di cavalleria. Quanto alla cavalleria leggera della Guardia, che aveva operato nell’ala sinistra sotto Ney, doveva tornare con Napoleone nella Riserva.

Gli ordini erano impartiti, Napoleone era pronto ad attaccare!

Pour l’Empire!

Da sottolineare che Napoleone stimava i prussiani a circa 40.000 uomini, ovvero in disarmante svantaggio numerico rispetto ai francesi. Ora, erano molti più di quanto i mangiarane si aspettassero.

Blücher aveva intanto avuto notizia che gli inglesi e soci si sarebbero riuniti a Nivelles e avrebbero inviato truppe a tenere Quatre-Bras. Pirch e il suo II Korps erano arrivati in buon ordine tra Mazy e Onoz. Il III Corpo di Thielemann raggiunse Namur con discreto ritardo. Blücher ordinò a Pirch di marciare su Sombreffe e a Thielemann di spostarsi a Point du jour, un incrocio a nord del villaggio di Tongrinne.

Wellington e i suoi arrivarono a Quatre-Bras verso le 10 di mattina. Verso le 13 Blücher li incontrò sulle colline di Brye, dove tutto lo staff si lanciò in un’animata discussione strategica in francese. Discussione a cui Blücher non partecipò perché disprezzava il francese (no, davvero). Nonostante il Blücher disapprovante appollaiato in un angolo, Gneisnau, il capo dello staff prussiano, propose che gli Alleati marciassero sulla strada di Namur per affrontare l’ala sinistra francese. Wellington accettò l’idea, sempre che le condizioni fossero favorevoli (anche se sappiamo che il miglior modo di vincere una guerra è shout, shout and shout again! cit.)

Intanto Napoleone era arrivato a Fleurus verso mezzogiorno. Era il momento di preparare un attacco su Sombreffe. Vandamme e Gérard dovevano operare nell’ala destra di Grouchy. La Guardia Imperiale doveva muoversi a Fleurus, salvo la cavalleria leggera, che era ancora con Ney a Frasnes. Quanto a Lobau, a capo del VI Corpo, gli fu ordinato di piazzarsi a metà strada tra Fleurus e Cherleroi per mantenere il controllo di quest’ultima. Era una faccenda importante: a Charleroi c’erano gli ospedali. E Napoleone prevedeva di far tanta carne di salsiccia, quel pomeriggio.

Alle 11 di mattina, Vandamme faceva faccia a St. Amand, ovvero il versante occidentale della cresta presa da Zieten, e Gérard era… da qualche parte indietro, in ritardo per via dei pasticci dello staff. 

Dopo aver incastrato Thielemann con la cavalleria di Pajol e Exelmans, Napoleone contava di far fuori il centro e la sinistra, ovvero Zieten e Pirch. Per far questo, intendeva attaccare per costringere Blücher a usare le riserve, mentre da Quatre-Bras Ney poteva arrivare contro l’ala destra e con la Guardia tagliare attraverso il centro. Questo avrebbe costretto i prussiani a ritirarsi su Liège: lontani da Wellington.

Il campo di battaglia verso le 14h30

Alle 14h30 la cavalleria di Grouchy attaccò Thielemann, Vandammese la prese con St. Amand, mentre Gérard attaccava Ligny. I tre si ritrovarono davanti a una resistenza ferocissima.

I francesi cominciarono il loro attacco anche su Quatre-Bras. Schiacciati dal numero, gli alleati furono spianati. Il Principe d’Orange, in controllo a Quatre-Bras, fu quasi catturato, e la situazione fu salvata in extremis dall’arrivo di Wellington, verso le 15h.

A St. Amand l’assalto fu brutale come poteva esserlo un assalto dell’epoca. Prime file decimate dall’artiglieria nemica, mentre quelli dietro avanzano spalla a spalla scavalcando i caduti, sordi dai botti e ciechi dal fumo. Un moschetto non è un’arma facile. Carica un po’ troppo lo scodellino e hai regalato al tuo vicino di fila una bella depilazione facciale con possibile tatuaggio da polvere nera. E dopo l’avanzata, la carica alla baionetta, secondo l’antico concetto del tritacarne: prima o poi seppellirai il nemico sotto i tuoi cadaveri (tattica che mantenne un certo favore per lunghi, lunghi anni a venire).

  

Le tre fasi di sparo: Ready, aim, YOUR WIFE IS A BIG HIPPO! (A chi coglie la citazione, un casto bacio accademico)

St. Amand era un nido di prussiani, sparavano da tutte le parti. Porte, finestre, strade. Entrare nel villaggio dev’essere stato come cacciare la faccia in un nido di calabroni. Spinti dal numero, i francesi riuscirono a procedere tra le case, solo per finire sotto una pioggia di cannonate dalle batterie piazzate sui crinali. Palle di cannone piovevano come coriandoli a carnevale, le case presero fuoco. Finalmente i francesi, pesti ma non sconfitti, arrivarono al ruscello che scorreva a nord del villaggio, dov’erano schermati in qualche modo dal doppio filare di salici.

Allo stesso tempo il barone Girard avanzava coi suoi su St. Amand le Hameau e St. Amand la Haie. In buon ordine, i francesi marciarono attraverso i campi di segale e si fecero puntualmente crivellare dall’artiglieria prussiana. Davanti al macello, Girard decise di modificare la tattica, invece di “avanza lentamente sul nemico”, optò per “avanza velocemente sul nemico”. Funzionò, sempre secondo la logica del tritacarne: schiacciati sotto il macinato francese, i prussiani dovettero ritirarsi.

St. Amand le Hameau non era occupato e i francesi lo attraversarono in un attimo, solo per rompersi le corna su St. Amand la Haie che, quello, era tenuto dai prussiani. Questi misero su una resistenza agguerrita, ma dovettero ripiegare schiacciati dal numero.

Preparazione delle cartucce al bicentenario

Gérard e il IV Corpo se la stavano prendendo con Ligny. I francesi arrivarono presto nel raggio delle batterie prussiane, installate a sud-ovest del villaggio. Sotto la grandine di piombo, i francesi avanzavano senza rompere la formazione. Una vera macina da eroi. Nonostante le perdite, arrivarono fino al fiume che divide in due Ligny. Spinti sull’altra sponda, i prussiani ripresero piede, e farcirono le truppe francesi di tante pallottole che perfino i napoleonici dovettero convenire “sacrebleu, ce ne stanno ammazzando troppi” e prendere riparo dietro gli edifici per poi essere ributtati fuori dal villaggio.

I francesi si riorganizzarono.

E’ andata malissimo.”

Vero, ma ci dev’essere un modo di stanare i mangiacrauti!”

Ho un’idea! Rifacciamo esattamente come    prima!”

Geniale, dai, vive l’Empereur!”

Incredibile ma vero, anche il secondo attacco si concluse con uno smacco colossale. Ma faceva tutto parte della strategia: per diminuire la quantità di munizioni del tuo nemico, fai in modo che questi ne incastri il più possibile nel corpo dei tuoi soldati.

Col fuoco prussiano diminuito, 100 volontari francesi, coperti dalla loro artiglieria, s’infilarono di nuovo nell’inferno di Ligny e riuscirono a sbucare nella piazza della chiesa, il nocciolo duro della resistenza prussiana. Ne seguì una mischia infernale con baionettate nelle costole, fucilate a bruciapelo, moschetti mulinati come mazzapicchi, calci, pugni e morsi. Nel fumo e nell’afa, i due schieramenti si finirono a coltellate in faccia finché i prussiani non si ritirarono. La piazza della chiesa era presa.

So già che quest’articolo sarà uno dei più visualizzati!

Mancava il castellotto nella parte sud-ovest del villaggio. Quello era una faccenda antipatica. Era una fortezza, con tanto di fossato e ponte. I francesi provarono a entrare dalla porta, un’idea così stupida che nessuno sarà sorpreso dal sapere che si rivelò efficace come bloccare il trinciatutto ficcando un braccio tra le lame. Davanti a quest’incredibile smacco, i francesi si risolsero a bombardare tutto (che è molto meno cavalleresco, parbleu!). Il castello divenne di botto un posto molto sgradevole dove stare.

Intanto Napoleone aveva assistito alla macelleria di St. Amand e dintorni e si era reso conto che, oibò, forse i prussiani sono un po’ più numerosi e più tosti di quanto avessi pensato.

15h15, Napoleone ordinò a Ney di avanzare su Brye e St. Amand aggirare la destra di Zieten e prendere l’ala destra prussiana da dietro. Alle 15h45, impaziente di eseguire la manovra, mandò un messaggio a d’Erlon, che doveva raggiungere Ney a Frasnes e Quatre-Bras con il I Corpo. L’ordine era di precipitarsi invece sulle alture di St. Amand con 4 divisioni di fanteria, la cavalleria e l’artiglieria.

Intanto, in Ligny i francesi erano riusciti a prendere e tenere la parte del villaggio che stava sulla riva destra del fiume. I prussiani però tenevano i ponti grazie ai rinforzi inviati da Zieten. Non solo: riuscirono a scacciare i francesi d’intorno al castello, ormai in fiamme. A questo giro però i ruoli erano rovesciati, e i prussiani dovettero avanzare per le stradine difese dalle truppe napoleoniche. Gli uomini di Zieten riuscirono a riprendersi la piazza della chiesa, ma a un prezzo umano notevole.

Preparativi

I francesi si riorganizzarono e contrattaccarono. Altra montagna di morti. Riuscirono a riprendere la piazza e misero quasi le mani sugli emblemi prussiani. Quasi. I prussiani si ritirarono di nuovo. Questo andirivieni continuò per ore, mentre gli incendi si diffondevano attraverso il villaggio.

Intanto a St.Amand i prussiani erano riusciti a riprendere il borgo, solo per farsi ributtare indietro da Vandamme e i suoi. I prussiani mandarono un rapido messaggio a Zieten, “bada che con questo giochino ci siamo finiti anche l’ultima riserva, manda qualcuno o siamo del gatto”.

Intanto i cannoni di Vandamme avevano finalmente trovato la giusta angolazione e stavano rendendo la pariglia ai prussiani arroccati sulle alture di Brye. La situazione si faceva pericolosa: perdere St. Amand voleva dire mettere in pericolo le vie di comunicazione con Wellington, e non era un’opzione. Blücher spedì in fretta e furia una brigata del I Corpo in sostegno.

Con questo nuovo aiuto, i prussiani si ripresero St. Amand la Haie, ma non avevano fatto i conti coi francesi, che si erano asserragliati in una fattoria cinta da muri e piazzata in una posizione tale che non lasciava ai nemici le spazio per schierarsi a dovere. Da dietro le mura, i mangiarane si diedero al tiro al prussiano. Al secondo assalto i nemici riuscirono a scompigliare le difese francesi. Girard arrivò a spron battuto per riorganizzare i suoi uomini e dar loro animo, ma fu crivellato di colpi con tutto il cavallo.

Vista la situazione, i prussiani decisero di fare il giro. Tagliarono attraverso il bosco che si trovava tra St. Amand la Haie e St. Amand, dispersero i francesi che tenevano la posizione e arrivarono dritti alle spalle dei francesi che tenevano St.Amand la Haie. Sentendo puzza di trappola per topi, i mangiarane si ritirarono alla svelta su St. Amand le Hameau.

Napoleone, avendo osservato questo tira e molla del massacro, decise di mandare a chiamare Lobau e dirgli di spostarsi a Fleurus. Lobau era l’ultima riserva: chiamarlo a Fleurus significava rinunciare a un eventuale soccorso di Ney a Quatre-Bras. E ricordiamo che Ney aveva già dovuto rinunciare al I Corpo, diretto a Brye e St. Amand. Il I Corpo era sotto d’Erlon, ed era in drammatico ritardo.

Rievocazione del bicentenario di Ligny (foto di Michel Langrenez)

 

A la Haie, i prussiani erano stufi tanto quanto i francesi. 9 battaglioni più artiglieria avanzarono attraverso Wagnelée per poter attaccare il fianco sinistro francese. Purtroppo per loro il terreno non permise un’avanzata uniforme e un attacco coordinato, il che dette tempo ai francesi di reagire. La carica francese gettò i prussiani nel panico e fu tanto se riuscirono a tenersi Wagnelée. Blücher spedì rinforzi là e a Ligny pescando dal II Corpo.

Verso le 18h, truppe del II Corpo prussiano tenevano Wagnelée. Altre, del III Corpo, erano piazzate tra Wangelée e i due villaggi di St. Amand la Haie e St. Amand le Hameau. La Haie era tenuto dal I Corpo prussiano, mentre i francesi tenevano le Hameau e St. Amand. Quanto a Ligny, i francesi tenevano la parte sulla sponda destra, i prussiani quella sulla sponda sinistra, e si stavano finendo gli uni con gli altri.

Contando che verso le 18h avrebbero sentito i moschetti di d’Erlon sbusacchiare la retroguardia prussiana, Napoleone si preparò a marciare su Ligny con la Guardia. Stavano per muoversi, quando Vandamme arrivò con le sottane in mano: 20.000 o 30.000 nemici erano apparsi due miglia e mezza dietro di loro e stavano avvicinando Fleurus!

Non è che sono Ney o d’Erlon, vero? Con questo fumo e questo casino…”

No no! Abbiamo mandato un ufficiale a vedere! Sono nemici!”

Tempo dopo venne fuori che la “ricognizione” effettuata da Vandamme era stata: mandare avanti un ufficiale, che aveva occhieggiato la gente da lontano ed era tornato con un “ouaip, nemici, dov’è il cognac?”

Napoleone lasciò perdere Ligny e si preparò ad affrontare il nemico, dopo aver spedito la Giovane Guardia in supporto agli uomini di Vandamme. Questi, piazzati a le Hameau, erano nel panico più totale. Per frenare la valanga di diserzioni si smise di cannoneggiare i prussiani per sparare sui fuggiaschi.

I nemici ne approfittarono per attaccare di nuovo St.Amand, che resistette solo grazie allo slancio entusiasta della Giovane Guardia, che ridette un minimo di animo agli uomini di Vandamme.

18h30, un aide-de-camp arrivò da Napoleone. “Sire, la vuole sapere una bellissima? Ha presente i 30.000 assatanati che venivano a farci la pelle? E’ d’Erlon che porta rinforzi!”

Frattanto, supportati dalla Giovane Guardia, i francesi rilanciarono su le Hameau, ributtarono fuori i prussiani e li pressarono su Wagnelée. A la Haie, i mangiacrauti tenevano botta. Blücher pescò dalle ultime riserve per rinforzarli, ma in questo modo indebolì il centro dell’esercito.

Botti e fumo al bicentenario di Ligny (foto di Michel Langrenez)

19h00. In St. Amand i prussiani erano esausti e a corto di munizioni, ma dimostrarono eroica determinazione davanti alla carica francese. A Ligny erano riusciti con grande sforzo a riprendere alcuni edifici sulla riva destra del fiume, ma i francesi, profittando della posizione riparata sul sagrato della chiesa, erano riusciti a montare le loro artiglierie, e ogni tentativo di sloggiarli fu annientato.

Ligny era un forno di fumo denso e piombo. E in tutto ciò, le batteria della Guardia stavano cominciando a infliggere ferite serie agli schieramenti prussiani sulla riva sinistra. I prussiani decisero di ritirarsi a Bois du Loup subito fuori Ligny per ricaricare.

Nuvole nere si addensavano, precipitando il campo di battaglia in un crepuscolo livido. Napoleone si disse che era meglio schiacciare i prussiani prima della pioggia, e mandò la Guardia su Ligny, a dare al nemico il coup de grâce. Prendendo Ligny, Napoleone sperava di tagliare l’ala destra prussiana dal resto dell’esercito.

L’attacco cominciò verso le 20h00. Nonostante la strenua resistenza e il fuoco d’artiglieria, le truppe francesi, composte in buona parte da veterani, avanzarono come un’onda di marea, attraversarono il fiume e sbucarono sui campi oltre il villaggio. Mentre le truppe de IV Corpo occupavano Ligny, le altre marciavano in ordine verso Brye e Sombreffe.

Blücher, che ormai aveva la settantina, arrivò a spron battuto sul campo, si mise alla testa della cavalleria e caricò la Guardia. Nel casino crepuscolare che ne seguì, si prese una fucilata e cadde, incastrandosi sotto il cavallo.

Wups…

Il suo aiutante Nostitz, che non era lontano, saltò giù di sella e corse a raccattarlo mentre i francesi caricavano. La Guardia arrivò addosso ai due. E passò oltre senza riconoscere il generale nemico. Il contrattacco prussiano fu appena sufficiente a ripescare Blücher e Nostitz.

Pensateci un momento.

Se non fosse stato per questo Nostitz, Blücher sarebbe finito morto o prigioniero, e non avrebbe mai potuto aiutare Wellington a Waterloo. Se non fosse stato per Nostitz e per un pugno di Ulani, è molto probabile che quel mangiarane tascabile di Napoleone avrebbe vinto.

Blücher. NEIGH!

Il centro di Blücher era ormai annientato, le due ali separate. Nella notte il Primo e Secondo Corpo si ritirarono in disordine tra Sombreffe e la Via Romana, convergendo verso Tilly. Se ci fossero state un paio d’ore di luce in più, o se d’Erlon avesse avuto il tempo di prenderli alle spalle, sarebbero stati macinati.

Verso le 23h i combattimenti erano cessati. I prussiani decisero di concentrarsi a Wavre. Nella notte, gli ufficiali cercarono con tutti i mezzi di riunire e riordinare il loro esercito.

Ligny fu una bella vittoria. I Prussiani persero 16.000 uomini, più 8 o 10.000 che fuggirono su LIège. I francesi persero tra gli 11 e i 12.000 uomini.

Magari quella notte, mentre bivaccavano a Ligny, i francesi si sono detti che quella era la prima di una nuova serie di vittorie. E magari se Nostitz avesse avuto meno presenza di spirito, sarebbe andata davvero così.

A volte chi ben comincia NON è a metà dell’opera ^_^

MUSICA!

No, sto scherzando.

MUSICA!

(BTW, esiste anche una canzone su Ligny. Non mi garba, ma ve la propongo perché è un soggetto molto poco sfruttato a mia conoscenza, here)

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Bibliografia

J. F. C. Füller, Decisive battles of the Western World, vol.II. Cassel&co., Londra, 2001

J. Franklin, Capmaign 277: Waterloo 1815 (2), Osprey Publishing, Oxford, 2015

Riguardo al bicentenario di Waterloo:

Articolo con video

Foto

Altri video (tedesco)

E altre foto!