Classici Militari: Wei Liao-tzu (2)

Ci tengo a precisare che non sono morta ^_^

Immagino quale immenso dolore vi abbia provocato il silenzio sul blog per ben 3 settimane. Diavolo, temevo che mi restasse qualcuno sulla coscienza! Del tipo, apro l’Ansa e trovo un suicidio bombarolo con “le sue ultime parole sono state: non saprò mai quanti denti in bocca aveva Minamoto no Yoshitsune!”.
Così, in attesa che la mia vita ritorni in carreggiata, ho deciso di deliziare il mio vastissimo pubblico con un articolo della serie più popolare in assoluto: i Classici Militari! O, come li chiamano certi lettori, le ricette di Suor Germana, se Suor Germana fosse consigliere alla Difesa.

E poi dai, la prima puntata del Wei Liao-zu è del 14 febbraio dell’anno scorso, andava terminata prima o poi.

Quindi a voi, la seconda e ultima puntata sul quinto Classico!

Riprendiamo questo calva appassionante lettura con una sezione dedicata a disciplina, punizioni, premi e quant’altro. L’autore comincia facendo notare che la tortura, ampiamente usata, può portare a false confessioni e testimonianze. Anzi, un eccesso di sevizie spinge quasi di certo la persona a confessare le cose più bizzarre.

Questo fatto è confermato anche dal recente rapporto americano sulla tortura (The Senate Intelligence Committee Report on Torture: Committee Study of the Central Intelligence Agency’s Detention and Interrogation Program, lo trovate su Amazon). Se è possibile cavare informazioni a qualcuno con questo metodo, è molto più probabile ottenere dati falsi, dacché la persona soggetta all’interrogatorio tenderà a dire non la verità, ma quello che pensa che il suo aguzzino voglia sentirsi dire.

L’autore mette in guardia anche dal rischio conseguente di una falsa testimonianza: chi è sotto tortura cercherà di deflettere l’attenzione e implicare qualcun altro. Dieci uomini arrestati ne coinvolgeranno cento altri, e se si conta che il numero di prigionieri in un Paese va sull’ordine delle migliaia, ci si rende conto presto dell’effetto valanga che certi metodi possono avere. Io arresto Tizio, che implica Caio, che implica Sempronio, e via di questo passo tra gente arrestata o gente che scappa per paura di essere interrogata, ho scombinato l’equilibrio del villaggio o del quartiere o della famiglia, ecc. Un metodo sbagliato può essere una fonte di pubblico disordine, e il pubblico disordine è la cosa peggiore che possa capitare.

Essere cinese può risultare faticoso. Da sempre.

Ora, se indagini e tortura possono essere mezzi per stabilire la verità, le due leve per influenzare il comportamento dei tuoi sudditi o soldati restano sempre le stesse: punizioni e ricompense. Per implementare queste ultime devi avere prima di tutto una conoscenza ben dettagliata del tuo surplus e, ovviamente, avere avere un surplus. Tutto ciò dovrà essere gestito da ufficiali burocratici, dacché in Cina non si fa niente senza i cazzo di burocrati.

Ma i burocrati non bastano. Questo sistema non può essere attuato da semplici ordini e consegne e rapporti: per realizzarlo occorrono riti. I riti sono ciò che regolano le società, scandiscono la vita degli individui, plasmano la visione del mondo, e sono pertanto il più grande strumento del potere fin dalla notte dei tempi. Questo è vero, sotto forme differenti, per tutte le società, anche quelle che si professano laiche. Un rituale unisce, ordina, gerarchizza, motiva, che piaccia o meno. Insomma, No, no, we can’t live without Gods (cit., e se nessuna la indovina sarò molto triste).

Insomma, i riti sono importantissimi. Ma bastano a dominare i plebei?

No.

Non puoi governare chi ha fame e non puoi governare chi ha freddo (pare naturale, ma ricordate che gli yankees sono diec’anni che provano a controllare l’Afghanistan).

L’autore poi parte in un rant su come lusso, decorazioni e arte in generale siano una forma di decadenza borghese e uno spreco di risorse. E osserva che l’avidità e l’ambizione sono per definizione senza limiti: se un uomo pensa che può avere di più, vorrà sempre di più e “il mare non basterà a calmare la sua sete”. Il che è vero, anche se l’idea di strizzare dal popolo ogni singola goccia di decadente frivolezza è un’antia agghiacciante.

I coniugi Ceausescu, anche loro strenui oppositori della decadenza borghese altrui

La parte tattica del Wei Liao-tzu segue molto da vicino quanto discusso nei precedenti classici: l’arte della guerra è l’arte dell’inganno, non lasciare al nemico l’iniziativa, circondati di uomini sinceri, preoccupati del morale, ecc. Non vale la pena ripeterlo, sono i fondamentali, li trovate anche negli altri 4 Classici precedenti.

Now, parlando di punizioni e ricompense, cosa dovresti fare a un comandante responsabile di mille uomini che si arrende, molla le truppe o abbandona la difesa?

Ma è logico: lo uccidi, stermini la sua famiglia, cancelli il suo nome da ogni registro, sfasci la tomba dei suoi antenati, esponi le sue ossa nel mercato e rendi schiavi i suoi figli! (E gli spari al cane e rubi la sua Bibbia, ri-cit.)

Se il tipo è solo a capo di una centuria, puoi limitarti alla sua esecuzione, lo sterminio della famiglia e l’asservimento dei marmocchi. Notate che l’envergure della punizione è direttamente proporzionale al rango e la mansione.

I marmittoni non sono immuni da punizioni definitive. Poniamo caso che una squadra vada in battaglia. Se catturano o uccidono dei nemici, devono essere ricompensati. Se perdono degli uomini senza compensare con la cattura o morte del nemico (in egual numero almeno), devono essere puniti e, secondo le circostanze, uccisi e le loro famiglie sterminate. I loro istruttori passano pure per la corte marziale, perché dopotutto la colpa è anche loro. Non so se si è capito, ma l’autore ha una grande fede nel potere di controllo esercitabile col terrore.

In breve, la tua gente deve aver più paura di te che del nemico. Un po’ come quando i francesi spararono sui propri disertori durante la battaglia di Ligny.

Ma veniamo ai dettagli pratici: l’organizzazione dell’esercito

L’unità base secondo il Wei Liao-tzu dovrebbe essere la squadra, composta da 5 uomini, ognuno responsabile dei propri compagni. Dieci squadre fanno un plotone e venti una compagnia, sempre secondo il principio della reciproca responsabilità. Se ad esempio qualcuno è a conoscenza di un crimine di un suo compagno ma non lo denuncia, l’intera squadra, plotone o centuria dovrà subire le conseguenze.

Questo modello di responsabilità reciproca e collettiva vale anche per gli ufficiali, a partire dai responsabili della doppia squadra di 10 su su fino ai generali. L’idea è di terrorizzare tutti al punto dallo spezzare ogni altro legame che non sia quello di obbedienza militare. Niente amici, niente fratelli, niente padri e figli o complicità: tutti devono seguire la legge e prestare fedeltà ad essa soltanto.

L’autore si sposta poi sul soggetto dell’organizzazione dell’accampamento e dei diversi Corpi. La preoccupazione principale è di evitare andirivieni non supervisionati e superflui contatti tra le varie unità. Non solo chiunque dovrebbe avere un lasciapassare ufficiale per spostarsi fuori dall’area assegnata alla sua squadra, plotone o compagnia, ma i posti di controllo dovrebbero essere ogni 120 passi lungo le strade del campo! E questo draconiano controllo si estende anche alla bassa manovalanza di cuochi, stallieri e quant’altro, che possono spostarsi sempre e solo in squadre, mai da soli o in coppie. L’autore arriva fino a dire che chi taglia attraverso una strada o calpesta le linee di demarcazione delle varie sezioni dovrebbe essere giustiziato. L’autore del Wei Liao-tzu è un po’ un maniaco della pena di morte.

Questa visione psicotica del campo deriva dal numero che i cinesi mobilitavano quando decidevano di fare la guerra a qualcuno, e dal fatto che buona parte dei soldati era costituita da coscritti analfabeti, spaventati e scontenti.

Per prevenire confusione, l’autore raccomanda di distinguere i diversi Corpi con colori diversi e i diversi reparti con specifici emblemi. Ovviamente, se perdi il tuo emblema sarai ucciso, che ci mancherebbe altro.

E’ ovvio a tutti tranne che ai produttori di Hollywood e ai romanzieri di ciarpame, che un soldato ha pochissime chances di sentire quello che il suo comandante dice. Ergo segnali sonori e visivi, come tamburi, gong o bandiere, sono vitali, e i soldati devono essere addestrati a rispondere ad essi. Questo significa che tamburini e colleghi non sono esenti dalla sete di sangue del sistema: impara a suonare, che alla prima stecca ti muoro!

Ora, per chi avesse avuto la sventura di leggere Best served cold di Abercrombie, vi ricorderete quella tristissima scena in cui i nostri schierano l’esercito in attesa del nemico. E quando questo arriva, al momento previsto e dalle vie previste (una botta di culo cosmica), il capoccia si volta verso la protagonista e chiede:

“Bello, ora che si fa?”

Ecco, parrà strano, ma NON FUNZIONA COSI’. Non schieri i tuoi uomini senza avere un piano, non assembli l’esercito senza avere degli obbiettivi e una strategia. Checché ne pensi l’inimitabile Pietro Aliprandi, un assedio non è lanciato con “bueno, domani partiamo ad attaccare Tizio”.

Come sottolinea l’autore (e francamente, ce n’era bisogno? A legger certi libri, par di sì), piani prima, azione dopo.

Non solo la strategia deve essere chiara e la tattica pianificata: deve esserci unità d’azione. Il generale supremo, investito dall’Imperatore, è uno. Non possono esserci due fonti ultime di autorità o di legittimità nell’esercito. E indovinate cosa succede a chi scavalca il generalissimo e dà un ordine contrastante?

Ovvio, lo muorono.

E’ anche importante tener conto del fatto che un esercito, specie un grande esercito, non si muove come una valanga, tutto unito tutto insieme e tutto verso la stessa destinazione. Tra un Corpo e l’altro possono correre chilometri, giorni di viaggio.

Non voglio perdermi in considerazioni sulla concentrazione di forze, sarebbe fuori tema, ma l’autore sottolinea l’importanza della coordinazione tra le varie parti e il tempismo. Per ottenere ciò, deve esserci una catena di comando capillare e precisa, per assicurare l’arrivo delle istruzioni giù per la gerarchia fino ai cinque tapiri della squadra di base.

Come Sun Zi, l’autore sottolinea che soldati disposti a morire per la vittoria tendono a vincere e di conseguenza a vivere. E, ovviamente, quando pensi di far guerra a qualcuno devi conoscere le tue forze e le tue debolezze, come anche le forze e le debolezze dell’avversario.

Se il territorio del nemico comporta piccole città e vaste terre, occupa le terre. Al contrario, se ha poche terre e grandi città, arrota i denti sulle grandi città.

Nel caso tu abbia ampi spazi poco abitati, concentrati su pochi punti strategici (a meno che tu non sia in Russia, nel cui caso lascia perdere e torna a casa).

In ogni caso, riduci al massimo distruzioni e saccheggio e mostrati magnanimo con la gente e con gli ufficiali che sceglieranno di unirsi a te. In altre parole, “questi non sono nemici, sono contribuenti!”. Again, a meno che non tratti dei russi, allora lascia perdere.

Ricorda che quando vuoi incastrare qualcuno, devi dargli almeno l’illusione di avere qualcosa di vincere o qualche possibilità. In quel modo, invece di pensare a una nuova tattica o combattere con ardore, si troverà a esaurire le sue risorse per tenere posizioni svantaggiose, minando il morale dei propri soldati.

Come altri Classici cinesi, l’autore sottolinea l’importanza della predominanza della sfera civile su quella militare. Gli affari militari non sono che il braccio armato del Buon Governo, e senza buone basi nella sfera civile ogni impresa è votata al disastro. O, per parafrasare l’autore, la sfera civile permette di distinguere pro e contro, la sfera militare serve a mettere in atto le decisioni prese, attaccare o difendere.

E’ importante che l’esercito sia in buon ordine e il generale capace di ispirare un terrore reverenziale, il tutto senza essere brutale o affrettato.

L’autore conclude con una piccola parentesi sulla corte marziale.

Ammazza disertori e ritardatari, e le loro famiglie anche, se sono complici in qualche maniera. E fin qui niente di strano.

A quanto però non basta: i soldati devono essere scapitozzati anche se il loro ufficiale viene fatto fuori, o se il loro ufficiale diserta. Odd. Suppongo sia per incoraggiare i soldati a impacchettare e consegnare un ufficiale traditore. Certo, i soldati possono sfuggire al boia se si sono distinti in servizio e sono passati subito sotto gli ordini di qualcun altro che ha assicurato la cattura e/o dipartita di detto traditore. In quel caso non sono uccisi. Sono solo schiaffati per tre anni di servizio alle frontiere. Fistia, fare il soldato in questo esercito faceva schifo.

Insomma, stringendo, è cosa buona e giusta massacrare anche la metà dei tuoi stessi uomini se è per distillare un’armata più disciplinata, più preparata e più obbediente. Può sembrare stupidamente crudele, ma ricordiamo il contesto: la Cina non ha mai avuto carenza di manodopera e capitale umano.

Infine, ricorda che perdere animo distrugge un esercito, ma piani sbagliati distruggono un Paese.

E si conclude così anche questa puntata dei Classici.

Non sono una lettura emozionante, ma restano la base della tattica e sono un buon capitale per chi vuole raccontare storie di guerra.

That’s all for now!

MUSICA!

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