Archeologia sperimentale e stupidaggini estemporanee

Bentornati in questo luogo di pena e tedio.

La Santa Pasqua si appropinqua e molti di voi si staranno preparando a grandi spanciate. Io, per festeggiare questo giorno di giubilo e rinascita, ho deciso di lamentarmi e pestare i piedi sul lavoro altrui. Perché le stagioni vanno e vengono, i Messia nascono e muoiono, ma la polemica è FOREVAH!

Per festeggiare, Jokke con orecchie da coniglietto rosa batuffolose

Vorrei parlare oggi di “archeologia sperimentale”.

So che non è un termine che garba a tutti. Nello specifico, si tratta di cercare di riprodurre e testare ipotesi archeologiche. In altre parole, si tratta di ricreare con mezzi d’epoca un dato artefatto per sottoporlo a varie prove.

Un esempio può essere l’esperienza che Timothy Dawson racconta nel suo interessante Armour never wearies: scale and lamellar armour in the West from the Bronze Age to the XIX° Century. Ricostruendo uno dei modelli, provò a seguire il disegno ufficiale ipotizzato dalla storiografia al momento, in cui le cinghie che passavano sopra le spalle erano perpendicolari all’armatura. Questo sistema si avverò doloroso e poco pratico. Dawson cambiò l’angolo delle cinghie ottenendo un risultato molto migliore.

Un altro esempio sono le varie spedizioni oceaniche di Thor Heyerdahl, un norvegese pazzo che per provare le sue bizzarre teorie era pronto a remare attraverso il Pacifico su zatteroni assurdi messi a punto dopo lunghi e complicati studi comparativi.

Il Kon-Tiki

Su un piano più prossimo all’hobby, l’idea di base è simile a quella dalla ricostituzione storica, e nei cassi migliori la ricostituzione seria e l’archeologia sperimentale possono sovrapporsi. Il problema è quando a pasticciare con esperienze del genere ci si mettono dilettanti e casinisti.

Reenacting, you’re doing it wrong

Sia chiaro, questo genere di “ricreazione e verifica” del passato NON otterrà MAI risultati scientificamente inoppugnabili. Nel migliore dei casi possibili, ci sarà sempre un margine aleatorio di speculazione.

Per certi versi questo dipende dalla scarsità dei reperti di base o di fonti precise. In altri casi, certe esperienze o certi oggetti non possono essere ripetuti. Certi materiali non si trovano più, o sono vietati.

Quando poi ci si avventura sul pericoloso terreno delle performances di armi o animali, allora lì la faccenda si complica ancora di più.

Alcuni conosceranno la serie Deadliest warrior. E’ molto divertente, ma spero sia superfluo dire che i risultati sono rilevanti come l’opinione dei Marcianò sui fenomeni atmosferici qualsiasi cosa. Senza entrare nel merito delle armi, il problema principale sono gli uomini: gli esseri umani non sono tutti uguali. Poniamo caso io voglia studiare il peso dell’equipaggiamento degli opliti tra il 480 e il 323 a.C. Chiamo un mazzo di atleti, gli faccio provare le varie ricostruzioni di armature e ne osservo le performances.

Il mio esperimento è falsato di partenza. Un atleta, anche qualcuno che pratica sport marziali, ha una resistenza al dolore e alla fatica risibili rispetto a un buon guerriero professionista del V° secolo a.C. Tanto per cominciare abbiamo perso la selezione naturale: nella mia famiglia, nessuno di noi sarebbe sopravvissuto alle Forche Caudine della vita senza vaccini e medicina moderna. Io in primis, se anche fossi sopravvissuta a nefrite e malnutrizione, senza osteopati e dentisti mi troverei a mangiare zuppa con la gobba, a 27 anni.

[EDIT: Come mi è stato fatto notare, in questo paragrafo mischio due cose, le prestazioni del militare professionista e del tapino medio (soggetto alla selezione). Ci tengo a correggere quindi il tiro.]

Spesso questo ragionamento attraversa la testa dello storiografo dilettante o del suo amico romanzaro. Costoro però ne traggono spesso le conclusioni sbagliate: se le cose stanno così, allora in altre epoche il numero di donne ventisettenni gobbe e senza denti doveva esser altissimo!

Non è affatto detto. Può essere che sì, ma è molto più facile che no, dato che chi è debole muore o comunque non si riproduce in una società preindustriale.

La classe sociale, il posto e il periodo storico poi contano moltissimo sulla salute e resistenza degli individui. In certi posti a certi momenti la denutrizione cronica può essere tanto grave da rendere interi gruppi rachitici, in altri casi ciò non avviene. I fattori in gioco sono moltissimi, tra cui variabili climatiche, sociali, ambientali, tecnologiche, demografiche, ecc.

E non mi addentro nemmeno troppo sulle diverse reazioni chimiche e fisiologiche. Un lottatore sul ring può avere l’adrenalina a 1000, ma non sarà mai come trovarsi nel fango fino al ginocchio, in mezzo ai corpi smembrati di quelli che erano i tuoi compagni, con i timpani esplosi e un crucco che fa capolino nella buca, baionetta in pugno.

In certi casi l’odierna necessità di non mettere a rischio (o non uccidere) i soggetti rende una rievocazione accurata impossibile. Quando a Rochefort hanno ricostruito l’Ermione, non hanno potuto rifarla identica alla nave di Lafayette pur sapendo al centimetro com’era costruita l’originale, e questo per ragioni di sicurezza. Problemi simili sono stati incontrati sul cantiere di Guédelon nella manipolazione di calce e nella costruzione di ponteggi et similia.

Guédelon, costruito da 0 con metodi d’epoca (nel limite del possibile)

Con gli animali è uguale se non peggio. In un esperimento del 1990 della rete giapponese NHK si caricò un cavallo col peso di un guerriero in armatura completa e si constatò che la bestia si stancava subito. E grazie al cazzo. Un cavallo da guerra, come il guerriero, è stato selezionato e da subito addestrato per una funzione specifica. Pretendere di misurare le performances di un destriero da battaglia con un ronzino da passeggio è come voler testare il rendimento del T-15 con un pandino.

Perché tutta questa lunga tirata?

Per colpa di questa gente qui.

Qualcuno a Vice ha pensato che sarebbe stata una buona idea scrivere un articolo sull’igiene medievale. E sono lieta che lo abbiano fatto, perché ci offre l’occasione di discutere su come NON si conducono certi studi.

Cominciamo con ordine.

Stando a quanto affermano Hollywood, i libri di storia, e le credenze comuni, il Medioevo è stato un periodo segnato dalla sporcizia, in cui si andava in giro coperti di pulci e melma e la classe sociale delle persone poteva essere definita dall’odore che emanavano.

Primo: “Hollywood” e “libri di storia” non dovrebbero mai essere usati nella stessa frase. MAI.

Secondo: “le credenze comuni”, ah, quelle idee corrette e accurate dacché frutto del nostro fenomenale sistema educativo. Le stesse credenza comuni che vogliono che prima di Cristoforo Colombo la gente credesse nella Terra Piatta o che le crociate siano state una guerra di civiltà tra Oriente e Occidente.

Se credete a una sola delle summenzionate, no, non sono corrette. Ma chi sono io per discutere.

Terzo: Medioevo. Non c’è niente di meglio per mandare a fanculo qualsiasi credibilità o verosimiglianza, “medioevo”.

Mi sanguina il cuore all’idea che sia ancora necessario specificarlo, nel 2015, ma visto che ci siamo: “medioevo” è un termine completamente privo di qualsivoglia sostanza, che ci trasciniamo dietro come scomoda eredità da un passato in cui studio e ricerca non erano sviluppati come oggigiorno.

“Medioevo”, cito dalla Treccani, è

Età intermedia tra l’antica e la moderna. Secondo l’accezione più diffusa è il periodo compreso fra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) e la scoperta dell’America (1492).

Sono 1016 anni. Imperi sono nati, paesi sono spariti, popoli interi si sono spostati, aggregati, sterminati a vicenda. Lingue sono scomparse, culti sono apparsi, dei sono stati dimenticati. Trattare questo lunghissimo e affollatissimo periodo come un’entità unica secondo la logica “scatolone dei calzini spaiati” è ridicolo.

Sono tutte stronzate. Lo so perché ho passato le ultime due settimane seguendo un regime igienico premoderno ea parte sgommate sulle mutande, piaghe inspiegabili, quintali di forfora e smegma, e un probabile Fuoco di Sant’Antonio, è andato tutto bene. Ora vi racconto.

Ma anche no, tientelo per te.

“Regime premoderno”. Mi ricorda quando mio fratello giurato se ne uscì con “Non ricordo che periodo era, ma c’avevino i cavalle e le spade, era i’mmedioevo”. E mio fratello giurato stava scherzando.

Quale regime premoderno? Di dove? Stiamo parlando dei Franchi di Carlo Magno, degli islandesi della fine del landnàm, degli infami bizantini sul cantiere di Haya Sofia? E di che classe sociale? In che contesto?

Bello anche come l’autore sembri ignorare del tutto le differenze di fisiologia o abitudini alimentari che corono tra un milanese di oggi e… oh, più o meno chiunque altro non viva ora in Europa Occidentale. Perché sì, quello che mangi cambia il tuo odore. Dove abiti cambia il tuo odore e la rapidità con cui ti sporchi.

Sì, mi rendo conto che accanto a perle come “regime premoderno” questi siano dettagli, ma sapete com’è, sono cagacazzi.

Thomas Morton ha contribuito a Vice con pezzi di reale interesse, tipo il documentario sui rapimenti di ragazze in Kirghizistan, che per quanto possa essere discutibile porta all’attenzione di tutti un problema reale. Il perché si sia buttato a scrivere ‘sta boiata infame proprio non lo so.

Ho indossato gli stessi vestiti per tutti e 14 i giorni. Ho optato per un completo totalmente bianco, in modo che la sporcizia potesse lasciare segni evidenti. Inoltre, pensavo che avrebbe dato all’impresa un taglio avventuriero alla Fitzcarraldo, ma solo ora che la cosa è finita sono in grado di confermarlo.

Bravo. In base a cosa abbiamo stabilito questi 14 giorni?

Il mistero si fa fitto, le ragioni e il senso di questo articolo sempre più fumosi, e siamo solo all’inizio.

Peraltro, fotte poco di che colore fosse l’abito: di che materiale è? Perché il materiale più usato per gli abiti di tutti i giorni presso il popolo minuto è spesso stato la lana. Ora, nella mia personale esperienza, laddove sintetico e cotone iniziano a puzzare alla svelta se a contatto col sudore, la lana ha un odore molto meno forte. Può darsi che questo dipenda dalla mia fisiologia personale, ma altri conoscenti dediti a lunghe passeggiate in montagna mi hanno confermato esperienze simili. E se “io e gli amici miei” vi sembra ridicolo come bacino di studi, well, siamo sempre più numerosi che “Thomas Morton” e basta.

Non sono esattamente un “maniaco” dell’igiene personale, quindi diciamo che per i primi tre giorni il vero cambiamento è avvenuto solo per ciò che ha a che vedere con l’urinare. All’inizio avevo pensato che avrei potuto fare i miei bisogni all’aperto, una cosa alla quale sono perfettamente allenato dopo le innumerevoli sbornie notturne. Ma poi mi sono reso conto che fare pipì in strada, sobrio, alle 10 di mattina, non sarebbe stato il massimo. Così ho optato per un vaso da camera.

Ah, allora stiamo parlando di città. No, perché il vaso da camera non è mai stato usato dalla popolazione rurale, che fino alla rivoluzione industriale costituiva la stragrande maggioranza della gente.

I vasi da camera sono un’invenzione geniale per pisciare, quasi come la vescica. Ci sono state un paio di cosette a cui ho dovuto abituarmi, come tenere il vaso vicino all’inguine invece di cercare di centrarlo, e non iniziare con un flusso continuo. Ma dopo aver asciugato per un paio di volte per terra con le maniche, praticamente l’intero appartamento è diventato il mio cesso.

“Con le maniche” perché l’intera faccenda non era abbastanza ridicola, e poi di certo farà un sacco ridere gli alunni della 3°E delle Scuole Medie Ugo Guidi.

L’unico problema era come svuotare la tazza. Rovesciarla direttamente dalla finestra non sarebbe stato accettabile, dato che vivo proprio sopra il mio padrone di casa (inoltre, la pratica è stata definita illegale fin dal 500 d.C., grazie al decreto romano su effusum vel deiectum). La maggior parte delle mattine quindi depositavo i liquidi in un tombino tra due macchine o, se mi sentivo un po’ più civile, in quello sul retro del caseggiato. Mi ci sono voluti tre giorni per capire come riuscirci senza schizzarmi i pantaloni.

Aha, quindi ci siamo documentati! O forse anche no, perché tutta questa baracconata non ha senso. Complimenti però per aver imparato a versare liquido in un tombino.

Dopo due giorni di trascuratezza, la placca sulle mie gengive ha iniziato a diventare da gialla a color ocra, e la quantità di resti di cibo incastonato tra i denti è aumentata in modo esponenziale. La mia ragazza ha decretato che il mio alito stava a metà tra puzzo di immondizia e feci umane.

Perché mai tu abbia dovuto trascurare i denti quando in diversi posti in diverse epoche sono stati elaborati diversi modi di pulirli, lo sai solo te. Peraltro, vista l’assoluta inutilità intellettuale di questo esperimento, io non capisco perché la tua ragazza abbia sopportato tutto ciò.

Il siwak è uno strano bastoncino che il Profeta Muhammad amava così tanto che avrebbe anche potuto sposarlo.
Non è altro che un semplicissimo antenato dello spazzolino, eppure negli Hadith viene citato ogni tre per due e gli esportatori continuano a descriverlo come uno strumento che “rinforza chi lo usa,” “allontana i cattivi pensieri” ed è “la cura per ogni male, eccetto la morte.”

Dopo averlo utilizzato un paio di volte ho imparato che il sapore del siwak si avvicina molto all’odore delle pastiglie per igienizzare il WC. Successivamente, seguendo un’antica ricetta egiziana, ho sminuzzato in una ciotola zoccoli di bue, pomice, gusci d’uovo, mirra e ho mischiato tutto insieme con un po’ di sputo fino ad ottenere un impasto granuloso. Sembrava di pulirsi i denti con la sabbia, ma indovinate un po’? È praticamente come un moderno dentifricio, solo senza il fluoro.

Stuzzicadenti, mele, erbe, risciacqui, tutta roba da sempre usata per l’igiene dentale in Europa. Ma sono troppo mainstream, andiamo a mangiare rami esotici. L’antica ricetta egiziana invece fa un sacco ridere il club di calcetto del Liceo Giosué Carducci, perché questo è un articolo per tutte le età!

Sono un po’ stitico, quindi per i primi tre giorni ho avuto un Medioevo piuttosto spensierato. Successivamente sono—ahimè—stato costretto a rompere il sigillo e lasciare un ricordino. Ed è stato terribile perché, come ho subito scoperto, liberarsi della puzza è praticamente impossibile.
Almeno, cagare nel vaso è stato molto più facile di quel che pensassi. L’unica cosa che bisogna essere certi di fare è rannicchiarsi nel punto giusto, liberarsi della propria dignità per un paio di secondi, e lasciare che cada lentamente. Vi sembrerà illogico, ma penso sia utile avere un po’ di pipì sul fondo del vaso—non così tanta che possa schizzare fuori, ma abbastanza perché non rimangano residui marroni sui bordi. Ho considerato questa scoperta alla pari dell’invenzione dei moderni impianti idraulici, visto che ha trasformato l’intero processo da un terrificante travaglio di cinque-dieci minuti in un banale pit stop.

La cacca è sempre un sacco buffa! Peraltro, il signor Morton affronta qui un problema che in altri contesti e in altri tempi non avrebbe avuto. In un mondo in cui la legna è il principale mezzo di riscaldamento e cottura, mettere della cenere sul fondo e sui bordi del cantero evita le fastidiose macchie marroni. Un cantero un po’ più grande che il vasino di Timmy il cuginetto può anche dimostrarsi più confortevole.

Quanto al lavare il tutto, il signore non ha a disposizione torrenti o pozzi, ma visto che chiaramente profitta del riscaldamento moderno, usare un po’ d’acqua corrente non mi pare uno strappo così terrificante alla regola. Dopotutto detta regola non ha né capo e né coda…

All’inizio di Gargantua e Pantagruel di Rabelais, il giovane Gargantua si ingegna per capire quale sia il “nettaculo” migliore al mondo, per poi scoprire che si tratta del collo di un papero ben piumato. La lista includeva lenzuola, un gatto marzolino, pelle di vitello,  una mascherina di velluto da damigella, diversi cuscini e un cappuccio da penitente.
Non ho potuto mettere le mani su nessuna di queste trovate, ma ho cercato di sostituire la maglietta con le lenzuola del letto. Passarsi tra le chiappe un tessuto soffice è una delle sensazioni più lussuoriose sulla terra, ma solo finché hai il culo pulito. Dopodiché si rimane bloccati, indecisi se buttare il panno incrostato di merda nel vaso da notte o cercare di ripulirlo pisciandoci sopra, come piaceva fare ai Romani. Avevo già svuotato la vescica e non mi andava di conservare la maglietta nella doccia per dopo, quindi ho spostato il mio stronzo caldo per farle un po’ di posto nel vaso. Non è stato divertente.

Avrebbe potuto regalare la maglietta alla Croce Verde, ma non faceva ridere.

Per pulirmi ho fatto ricorso alla vecchia tecnica della frutta. Come primo tentativo, ho utilizzato un paio di banane sbucciate. Il mio primo istinto è stato quello di tenere la buccia dall’esterno e usare la polpa interna per pulirmi. Pivello. La sensazione era simile a quella provocata da una salvietta rinfrescante, ma alla fine mi sono ritrovato con uno spesso strato di banana attaccato ai resti delle feci. Inizialmente soddisfatto del risultato mi sono tirato su i pantaloni, ma quando mi sono seduto, qualche ora dopo, sembrava che l’interno delle mie mutande fosse stato immerso in una glassa da pasticceria.
Con le bucce d’arancia è andata un po’ meglio, anche se dopo essere rimaste per un’intera notte in mezzo agli escrementi hanno impestato il vaso di un fetore insuperabile. Quello che ho imparato è che le dimensioni della frutta non hanno importanza. La buccia di un pompelmo, ad esempio, potrebbe farvi evitare di ritrovarvi le dita marrone cioccolata, ma in ogni caso, se non portate un’intera cesta di frutta, rischiate comunque di andare in giro coi tarzanelli tra le chiappe. Ma magari è una cosa che succede solo a me.

In città oggigiorno trovare materiali “storicamente passabili” per nettarsi la risegola è impossibile. Ma tenuto conto del fatto che ha usato le banane, a questo punto poteva anche fare un’eccezione per della banale carta da culo: non è tanto più impossibile. Ciò detto, magari sbaglio io e l’esperimento è da riferirsi esclusivamente al regno di Gerusalemme sotto il savio controllo di Baldovino IV°: loro le banane credo che le avessero. Ma da quelle parti avevano anche il sapone, figurati te!

Al quarto giorno puzzavo come una capra. Niente di incredibile, ma era un odore abbastanza forte da far esclamare a chiunque mi si sedesse vicino: “Chi sta fumando erba?”, ogni volta che l’aria del ventilatore sulla scrivania del mio collega girava verso la mia ascella. Mentre gli uomini del Medioevo non davano grande importanza alla puzza, nell’Antico Egitto ci si deodorava con palline di farina d’avena. Visto che a quei tempi costruivano piramidi e non orribili chiese, ho deciso di adottare il loro stesso metodo.
Ho cucinato un po’ di porridge, l’ho fatto raffreddare e me lo sono passato sotto l’ascella. Dopo un po’ di secondi la melma di avena si è solidificata in una patina simile a colla, che è riuscita a coprire l’odore per ben due giorni. Peccato che la stessa si sia fusa con la mia pelle come fosse cemento.

Io non so che dire. Tutto ciò sta diventando triste. Ha sempre meno senso e diventa sempre di più la commedia avvilente di chi si spiaccica da solo la torta in faccia. Cioè, perché?

Per chi fosse interessato, non ho idea di che diavolo combinassero gli egiziani col porridge, ma facendo grandi generalizzazioni, di solito anche i contadini si lavavano almeno una volta la settimana, per andare a messa (con acqua fredda). Ovviamente in città i poveri avevano molte più difficoltà nel restar puliti, ma esistevano i bagni pubblici. Aquisgrana era una città termale. Parigi non lo era, ma i bagni esistevano, a periodi ne annoverava diverse decine.

“Ok Tengi, ma oggigiorno non ci sono più e lui non voleva rompere il “regime preindustriale”, sai com’è…”

Sie, sticazzi, ha cucinato il porridge su un fornello moderno. Ma si sa, poi non faceva ridere.

Mentre stendevo il secondo strato di porridge, qualche giorno dopo, ho notato che la mia maglietta era ricoperta di piccole macchioline di sangue. Mentre cercavo di capirne la causa, ho anche intravisto un’enorme vescica piena di pus poco sopra il gomito. Quasi nessuno le ha apprezzate, eppure io le portavo fiero, considerandole un misto tra stigmate e un tipico segno di bellezza medievale.

Vai da un dermatologo. No sul serio. Un’enorme vescica piena di pus per un po’ di sudore rappreso non è normale.

Il metodo romano di pisciare sui vestiti per pulirli è sufficientemente folle da funzionare (specialmente sapendo che l’urina contiene tracce di ammoniaca). Ho provato questo metodo sulla manica della camicia, ma per quanto strofinassi e risciacquassi, non sono riuscito a levare l’odore di urina. Immagino che ai romani non dispiacesse granché.

O forse il metodo romano non si limitava a pisciare su qualcosa. Di nuovo: il materiale principe del bucato all’antica è la cenere, e lo è rimasto in certe zone rurali d’Europa e d’Italia fino a mica tanti decenni fa. Ma di nuovo, pisciarsi a dosso fa un sacco ridere!

Arrivata la seconda settimana, i miei capelli sembravano quelli di Ally Sheedy in The Breakfast Club (ma privati della sua grazia), quindi ho deciso di ricorrere a qualche vecchio stratagemma.
Anticipando di 3000 anni lo stile dei loro discendenti, gli israeliti inventarono un semplice gel volumizzante per capelli fatto di cenere e olio di pino. Dopo aver sfregato il prodotto in piccole quantità sul mio cuoio capelluto, sembrava che mi fosse esplosa una bomba in mano come in un cartone animato. Inoltre, emanavo un odore molto simile a quello del cibo per criceti. Poco dopo ho scoperto che le leccate di mucca che avevo dato ai miei capelli con quella roba erano permanenti.

Un vagoo lucore di senso, fategli ciao che non tornerà più. In effetti olio e cenere sono stati spesso usati per tener puliti i capelli, assieme all’uso diligente di pettini . I capelli oliati non saranno fashonable, ma sono poco vulnerabili ai parassiti.

Dopo avere passato una settimana cagando pochissimo, ho deciso che era l’ora, come direbbero in Inghilterra, di “prendermi cura del mio didietro”. Nell’Antica Roma si usava una spugna bagnata in acqua salata e posta sull’estremità di un bastoncino.
Ricordate di conservare una parte della spugna asciutta per la passata finale.

Ma no, perché, con le banane andavi benissimo.

Banane

All’ottavo giorno la frase “Chi sta fumando erba?” era diventata “Chi sta friggendo merda di cane?”. Stavo continuando a spalmare il porridge sotto le ascelle, ma alla seconda passata l’odore di avena aveva iniziato a mischiarsi a quello di sterco, anziché limitarsi a coprirlo.

Ma la puzza delle ascelle non era neppure lontanamente paragonabile allo strato di sego che ricopriva le mie palle e che aveva reso la zona all’attaccatura del pene di un bel colore grigio. Risultato, ogni volta che mi sedevo su una sedia, il mio naso si trovava ad aspirare una fetida nuvola di formaggio d’uccello.

Pur di scrivere un articolo storico interessante buffo un casino che fa tanto ridere, questo ed altro!
Io non so come i suoi coinquilini abbiano tollerato questa farsa. Spero che il signor Morton sia stato pagato bene e che abbia spartito il malloppo coi suoi compagni di sventura.

Dato che le pratiche in uso ai tempi delle piramidi erano risultate fallimentare, ho deciso di andare avanti di un centinaio d’anni, fino alla Grecia Antica. Ispirandomi liberamente alla ricetta di un farmacista del primo secolo, Pedanius Dioscorides, ho creato un profumo con mirra e radici di alcuni fiori uniti a olio d’oliva bollente. Dopo essermi cosparso l’unguento su tutto il corpo (eccetto le palle—a quel punto erano veramente troppo sudicie per poterci aggiungere anche quello) ero pronto per uscire. Non sono un esperto di profumi, ma sembravo uscito direttamente da una fumeria. Probabilmente, la sostanza conteneva il ferormone che quei furbacchioni dei greci utilizzavano per accalappiare gli altri uomini, dato che nessuna ragazza è riuscita a parlarmi per più di 20 secondi per volta.

Oibò, ma il farmacista in questione non era un tizio dell’Asia Minore che esercitava a Roma nel primo secolo d.C.? “Grecia Antica” ma di che? Dopo Meleagro è solo decadenza moderna!

Peraltro, tutti, nel Medioevo, seguivano le ricette di un farmacista romano morto 5 secoli prima.

Alla mezzanotte del quindicesimo giorno—a causa dell’insistenza di ogni persona che conosco—mi sono infilato nella vasca da bagno e ho osservato le due settimane di duro lavoro scivolare lentamente dal mio corpo in rivoli marroni. Tutto sommato, credo di aver completato la missione. Purtroppo, l’unico odore che non sono riuscito a combattere è stato quello penetrante e acido del pregiudizio. Magari un bel giorno anche il resto del mondo riscoprirà il piacere delle antiche usanze, ma per il momento credo sia meglio unirmi alla massa e tornare a pulirmi il culo con la carta igienica.

Non c’entra niente. Ma sarà l’unica cosa che ricorderete alla fine di questo articolo.

Io non ho parole.

Sul serio, la prima volta che ho letto ‘sta monnezza non sapevo cosa dire. Non fa ridere, non ha senso, non trasmette nessuna informazione degna di nota, il metodo è inesistente e alla fine si chiude con un glorioso “ahah, gli antichi erano sudici”.

Morton, ti sei occupato di storie vere, checcazzo. Che senso ha tutto ciò?

Basandoci su questo articolo, gli antichi potevano essere sudici, o puliti, o cloni biomeccanici costruiti dai Rettiliani: nulla di quanto scritto finora ha una qualsivoglia rilevanza o valore. Sono solo azioni senza particolare nesso o rigore, eseguite senza particolare scopo o metodo.

L’articolo ha un tono spiritoso, e va bene. Ma se voleva essere un pezzo umoristico, non si poteva scegliere qualcosa di veramente divertente? Perché qualcuno che non si lava per 15 giorni può essere buffo, ma perché non complicare la sfida a questo punto?

Signor Morton, se il suo scopo è farci ridere con cacca e puzza, perché non alza un po’ la posta? 15 giorni senza carta igienica chiuso in una stanza con due puzzole antipatiche! Oppure perché non trasportare direttamente il ring in una stalla: quindici giorni di convivenza con le mucche! Le mucche fanno un sacco di cacca, le occasioni comiche sono infinite!

Ovviamente se lo fa voglio una percentuale di eventuali guadagni.

Quanto a colui che ancora sta leggendo: è Pasqua, che ci fai ancora qui? Vai a rubare le uova ai vicini!

Io me ne torno nel mio antro di cattiveria inutile e antipatia.

MUSICA! (qualcosa un po’ più midi per l’occasione)
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EXAR

Archeologia sperimentale

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30 thoughts on “Archeologia sperimentale e stupidaggini estemporanee

  1. Parliamo di Vice Italia, portale di informazione mai tendenziosa che ci arricchisce cultrualmente con articoli del tenore di:

    “Elogio della ‘figa di legno’ italiana”
    http://www.vice.com/it/read/fighe-di-legno-italiane-perch-sono-perch-dovremmo-esserlo-305

    “Perché ho deciso di non fare più pompini”
    http://www.vice.com/it/read/perch-non-faccio-pompini-375

    “Ho mangiato solo Nutella per una settimana, e ho scoperto la mia oscurità interiore”
    http://www.vice.com/it/read/settimana-mangiare-solo-nutella-432

    “Ho chiesto alle persone con cui ho fatto sesso di compilare un questionario su quanto sono brava a letto”
    http://www.vice.com/it/read/questionario-persone-con-cui-ho-fatto-sesso-361

      • Mi ero perso questo commento… Preso com’ero a “noncapacitarmi” di quanto imbecille sia stata la prova del tipo… Che mischia tutto il peggio di 4.000 anni di storia umana, usando solo quello che fa male e ridere diciamo così.
        … ma provvederò andando a vedere sul discorso legno… 😀

  2. Ooooook!
    All’inizio era un articolo divertente e interessante sulle ricostruzioni, poi è diventato un articolo di denuncia sulla gente che si fa male da sola per niente!
    Non sono un esperto, ma per effettuare una simulazione del genere forse (forse, eh!) bisognerebbe prima isolare un luogo e un tempo, e magari uno specifico ceto sociale, vedere che dicono le varie correnti di studio e testare i metodi tramandati (dopo aver ragionato sulla loro plausibilità, per limitare il rischio di anacronismi) per vedere i risultati.

    A botte di pregiudizio di persona che non studia granché la storia e la cultura materiale, non mi aspetterei un’igiene paragonabile a quella moderna da un abitante – che so – del 1000 d.C., né una dentatura impeccabile che, ancora oggi, per qualcuno è un’utopia, ma uno schifo così esagerato avrebbe probabilmente ucciso chiunque per infezioni ben prima di una qualsiasi epidemia!

    Ma la cosa non è un problema, per il nostro scienziologo 😛 non ha definito un periodo, né un luogo o una cultura precise, non si è fatto una presunta casa dell’epoca in un luogo adatto, ha indossato tessuti misteriosi che presumo fatti in serie da macchine… di cosa si è nutrito? Ha coltivato qualcosa alla maniera “del medioevo”? Andava a caccia? Ha allevato bestiame da mungere, macellare e frollare in allegria?
    Boh, è un pasticcio meno credibile del tipico mischione medioevale Disney XD

    Comunque me lo immagino, ‘sto zuzzurellone, a grondare merda e con attorno un nugolo di insetti saprofagi convinti che fosse già morto, mentre twitta dallo smartphone “fuck yeah, troppo genuino, questo stile di vita” XD

    • No no, prego, rendersi conto: ‘sto tizio a vissuto da barbone mentecatto incontinente 15 giorni “tanto per”. Così ha fatto vedere che noi abbiamo la carta da culo e i medievali no. Wow.

  3. 1 – non vale: io mi ero immerso nei miei lavori e poi tu, mi svii con un articolo così!
    2 – la prima parte è imperdibile e andrebbe fatta leggere ad un nugolo di scrittori e a tutti quelli che “prima era meglio” e poi non sanno quanto gli salvano la vita: il nostro stile, il riscaldamento, l’osteopata…
    3 – che a morire è un attimo e in quei bei tempi ( ma direi fino al 1920! ) si moriva in un lampo

    E comunque non vale, ora mi devo leggere tutto e c’ho da lavorà! 😀

  4. @Gianni: il blog è licenza creative commons (mi pare, non c’ho sbatto di controllare)… fino a quando lo fai per scopi di ricerca e non ai fini dello sfruttamento commerciale e/o per trarne lucro e profitto, puoi liberamente citare il materiale messo online dalla nostra acida messia della “polemica forevah” [cit.]

    Ovviamente, dovrai riportare l’url di riferimento (con data di accesso, opzionale), e se riporti interi paragrafi dovrai inserirli virgolettati in corsivo all’interno del corpo del testo (*)
    Se intendi pubblicarli in un blog basato su .wordpress, suggerisco di mettere il paragrafo in parola all’interno del comando , così da agevolare l’identificazione delle parti riportate testulmente.

    Ovviamente, è cosa buona e giusta anche controllare che le immagini utilizzate (disinvoltamente) dalla leggiadra fanciulla non siano protette da copyright, anche perché in tal caso DOVRAI chiedere l’autorizzazione del detentore del copyright sulle stesse.
    Di nuovo, anche qui dipende dall’uso che vuoi farne: se è per “ricerca” o “fini didattici” dovresti (previo consenso) potertene avvalere. Se invece intendi inserirle sul tuo blog, lì la questione è un po’ più borderline: personalmente mi è dato di ritenere che non possa configurarsi uno sfruttamento commerciale (anche se mi riservo di verificare, qualora fossi interessato).

    (*) piccolo consiglio da leguleio “analfabeta del diritto” [cit.]: se riporti paragrafi particolarmente ficcanti ed incisivi, o comunque estremamente polemici e che esprimono posizioni tali da ledere, anche solo in maniera potenziale, “la dignità e l’onore” di specifici soggetti “es: Caio è un mentecatto” o “Caio è un analfabeta della scrittura/della ricerca storica”, ti suggerisco di inserirli nel virgolettato (e di prepararti uno screenshot della pagina di riferimento) perché sono potenzialmente passabili di diffamazione a mezzo stampa.
    .

  5. Molto bella la premessa sull’archeologia sperimentale – gli articoli del Duca sui test di penetrazione delle armature è ancora uno di quei pochi post che torno periodicamente a leggere. Spero che (posto che certi limiti della disciplina non si potranno mai superare) la cosa prenda più piede, anche in ambito accademico dove le risorse e la preparazione per fare le cose fatte bene dovrebbero essere ben superiori…

    Sono perplesso sul cazziatone a Vice invece.
    Voglio dire, è Vice… Sarebbe come analizzare pezzo per pezzo un video di Jackass perché non fa una ricostruzione attendibile di traumatologia o una puntata del Jersey Shore perché non è attendibile come studio sociale sulle vite di ragazzi tra i 20 e i 30.
    E’ un pezzo pensato per far sorridere gente a cui non frega niente delle abitudini sanitarie pre-industriali e che vuole continuare a non saperne niente, ma ha giusto bisogno di un articolo idiota per fare pausa studio o lavoro. Non si rivolge a chi ha già una preparazione sull’argomento o ne vorrebbe una (perché chiaramente andrebbero a cercarlo altrove); non ha intento didattico né chiaramente lo pretende.
    E’ una cazzatona, come del resto più o meno tutto Vice o quasi; onestamente trovo più accidentale che uno che scrive per Vice abbia fatto articoli di argomento serio (es. quello sulle spose in Kirghizistan) che non questo. Insomma: ti prendi il disturbo di smontare qualcosa che nessuno penso ha mai pensato di prendere sul serio (se non quelli che hanno tanto poco interesse per l’argomento che comunque non gli interessa sapere se sia attendibile o meno xD).

    In fondo, preferiamo tutti quando Vice parla delle cose per cui è nato (fenomenologia del pompino: meglio con o senza ingoio? Donne frontman di gruppi alternative/punk: anche loro si fanno i groupies nel camerino o è una cosa da uomini?)

    • Purtroppo (o meno male?) Vice fa anche articoli su argomenti degni, o addirittura buoni articoli. I documentari loro che ho visto erano buona divulgazione. Nella fattispecie non si parla di pompini o puttane, ma di un argomento serio: la storia e la ricerca storica. Dal mio punto di vista è altrettanto dannoso che fare un servizio sulla persecuzione degli omosessuali in Uganda e mandarla tutta in vacca. Lo scopo (e il risultato?) è lo stesso: rendere la gente più stupida e trasformare un argomento importante in una farsa da pizze de fango in faccia.
      Peraltro, il tipo ha consacrato 15 GIORNI a ‘sta boiata. E’ un esperimento quanto mai bizzarro. Per scrivere un articolo di cacca e caccole non bastava una settimana? Perché anche solo peritarsi di scrivere una roba del genere, o pubblicarla?
      E il “ma nessuno lo prende sul serio” non è un argomento. Sottovaluti un sacco la forza dei luoghi comuni, specie quelli legati alla Storia. Articoli come questo nel Vernacoliere vanno benissimo, su Vice pasciono stupidità e ignoranza, sono dannosi e sputtanarli non guasta.
      Peraltro, mi offriva un’ottima opportunità di parlare di cose serie ^_^ E sì, c’è ancora un sacco di potenziale da sfruttare nell’approccio sperimentale, pur con tutti i caveat necessari.

  6. Ho riso molto, è bello sparare sulla croce rossa, con una gomma a terra, da un elicottero.
    Una cosa però mi perplime, il fatto che non si possano considerare simili un’atleta moderno e un oplita.
    Ok, erano diversi, ma principalmente perchè oggi mangiamo meglio, quindi diventiamo più alti e più grossi, la selezione naturale opera su scale decisamente più lunghe dei 2000 anni che ci separano dal nostro amico alle Termopili.

    Il fatto che avessero più resistenza gli opliti (che poi è da vedersi, c’è gente normale che ha marciato per chilometri nella steppa congelato con i T34 russi dietro al culo) credo sia più legato all’addestramento che al fatto che fossero geneticamente selezionati.
    Secondo me puoi usare un uomo in forma per simulare certe situazioni, ovviamente cum grano salis.

    PS
    Uff trovo lo strakkino ovunque vada, dobbiamo iniziare a frequentare blog diversi 😀

    • Sull’Oplita e l’atleta e il fatto che mangiamo meglio, ni.
      E’ vero che mediamente oggi noi, nel Primo Mondo, siamo nutriti bene e spupazzati. Questo però ha anche il “downside” di prevenire la selezione naturale. Mi spiego meglio: io a ventisette anni ho dei denti che si guastano facile, sono spesso malata, ma ho una speranza di vita di 80 o più anni. Una 27enne fiorentina del 1450 aveva probabilmente denti migliori dei miei e una salute più robusta. In compenso, se si buscava una brutta infredddatura o se partoriva aveva più probabilità di restarci, mentre io sono in una botte di ferro. Il malanno cronico diffuso in buona parte della popolazione è moderno: senza vaccini e penicillina se ti ammali muori o guarisci. In altri termini, salvo epidemie, carestie o guerre (che erano più o meno frequenti a seconda il periodo e il posto, potevano essere croniche in certe fasce sociali in certi luoghi in certi periodi), la gente era più robusta, ma campava meno.
      Anche la storia del “ora siamo più grandi” è, per quanto mi risulta, un luogo comune. L’altezza non dipende solo dall’alimentazione, giocano molti altri fattori. Lo si vede bene tra due generazioni successive: una può essere molto più alta di quella che l’ha immediatamente preceduta, e l’alimentazione e lo stile di vita sono gli stessi. Sui secoli non è diverso, abbiamo solo meno esemplari da studiare.
      Ora, è chiaro che in periodo di carestia il rachitismo si diffonde e la gente cresce meno, ma dipende da dove ti trovi e cosa fai, la carestia può essere più o meno frequente e impatta le classi sociali in modo diverso.
      Per tornare all’oplita, ma più in generale del guerriero di professione, il discorso dell’alimentazione conta fino a un certo punto: i guerrieri professionisti sono di solito una classe alta della società (possono essere i dirigenti o meno). Il che vuol dire che LORO di solito mangiano anche in periodo di migragna.
      Poi conta anche quello che dici tu: avere i russi al culo. Non puoi prevedere l’effetto dell’adrenalina su una persona, e l’unico modo per sperimentarlo e mettere la persona nelle condizioni (ovvero in immediato pericolo di vita).
      Poni caso io ho una fonte che mi dice che l’oplita X ha percorso tot Km con tale equipaggiamento addosso, o che i contadini Y hanno scavato tot pietre dalla cava in tot giorni. Metto un mazzo di atleti a far lo stesso. Falliscono.
      Che conclusioni ne tiro?
      La fonte potrebbe essere errata (succede).
      Oppure gli atleti non hanno la “motivazione” necessaria (nemici alle calcagna/feudatario piromane al comando). Ma non puoi davvero dargli quella motivazione senza metterli in immediato pericolo di vita. In altre parole, l’esperimento sarà comunque falsato perché le condizioni non possono essere riprodotte, che siano l’abitudine a ptivazioni/dolore fisico, la fisiologia, l’addestramento o lo stato spirituale del soggetto.
      Questo non significa che l’esperimento non sia interessante, LO E’. Ma bisogna tener conto di tutti questi fattori e del fatto che ci sarà sempre un margine più o meno vasto. La tendenza per certi divulgatori è di prendere i risultati per buoni come se fossero prove scientifiche. Per definizione non lo sono, pur essendo una strada molto interessante da percorrere.

      • Quello che dici tu è assolutamente vero, io mi riferivo solo al concetto di selezione naturale, nel senso che la donna del 1450 sarebbe vissuta quanto noi se, banalmente, non si fosse ammalata.
        Al limite noi viviamo di più perchè scansiamo certe morti.

        Il mio unico dubbio è che nel 1450 (o nel 480 a.C.) il grosso della selezione naturale era bella che fatta.
        Poi come dici tu, magari io o te moriremmo giovani nel 1450 ma questo non avrebbe grossi effetti sul pool genetico a meno di non ripeterlo per qualche centiania di migliaia di anni.
        L’altezza è un buon esempio, in tutte le epoche c’erano popolazioni più alte o più basse ma in generale, in occidente, l’altezza media è cresciuta dall’inizio del secolo scorso (magari non è solo il cibo, sono anche le condizioni di vita ma se fossero fattori genetici l’impatto sarebbe scarso, nell’occidente moderno la selezione naturale era già fuori da giochi nonostante le belle utopie della “guerra che migliora la razza”).

      • Può essere che sia aumentata dal secolo scorso, ma non è un aumento progressivo da sempre (però sarebbe buffo, perché in senso inverso Cesare sarebbe stato un lillipuziano 😀 ). La genetica ha anche giocato un ruolo. Le popolazioni si spostano e si mischiano, e l’Europa in particolare è sempre stata una terra di grandi movimenti demografici, con buona pace della Marina e della sua passione per la francesitudine 😀 Peraltro, non per forza l’essere grandi e grossi è un vantaggio. Come il resto, dipende da numerosi fattori.
        Quanto alla guerra che migliora la razza, ciance l’unico effetto demografico sicuro che tutte le guerra hanno in comune è l’eliminazione di un certo numero di maschi giovani, di solito un “surplus demografico” rispetto al sistema produttivo. Con buona pace della pseudoscienza 😀

        BTW, rispoetto al “dove sarei io nel medioevo”, una perla di mia zia: “te saresti gobba e sdentata, ti avrebbero messa in monastero. Avresti passato la vita in reclusione, a studiare e senza scopare. Tipo, come fai ora.” X°°°D

      • Quanta saggezza…
        Senza contare che oggi devi pure procurarti il cibo, proccuparti per il futuro e nessuno ti tributa rispetto dovuto agli ecclesiastici.

  7. @Tenger:

    Purtroppo (o meno male?) Vice fa anche articoli su argomenti degni, o addirittura buoni articoli. I documentari loro che ho visto erano buona divulgazione.

    Ah sì?
    Si vede allora che a me arrivano solo quelli del primo tipo perché ormai Facebook mi ha profilato come un vecchio povco ^.^’

    Peraltro, mi offriva un’ottima opportunità di parlare di cose serie ^_^ E sì, c’è ancora un sacco di potenziale da sfruttare nell’approccio sperimentale, pur con tutti i caveat necessari.

    Infatti mi piacerebbe assai se futuri articoli fossero dedicati a esplorare di più questo mondo e le (parziali) evidenze raggiunte.

    @Nicholas:

    Tapiro è vivo!

    So it seems ^_^

    • Si vede allora che a me arrivano solo quelli del primo tipo perché ormai Facebook mi ha profilato come un vecchio povco ^.^’

      That’s not fair, te sei un GIOVINE povco ù_ù

  8. @nicholaswolfwood, @tennger
    Mi riattacco al vostro approfondimento direi interessante sulla questione della selezione naturale. Se davvero ha smesso di operare con l’arrivo di vaccini, frigoriferi e riscaldamento o se ha smesso prima.
    Da quel che ho letto l’evoluzione naturale è grossomodo ferma dall’ultima glaciazione, tredicimila anni fa, quando il grosso delle etnie umane si è costituito. Da allora il clima è stato sostanzialmente stabile sulla larga scala, così come il pool genetico umano.
    Allora come mai tanti problemi di salute nella nostra società moderna e così tanta gente che non sarebbe capace di provvedere a sé stessa viene al mondo e sopravvive?
    Proprio perché stiamo vivendo in un mondo stracolmo di cibo grasso e zuccherato che ci sbomballa il metabolismo, schermi LCD che ci sparano negli occhi la luce alla frequenza d’onda e intensità che ci fa rimanere svegli, sesso facile e pornografia a portata di clic. La maggioranza della gente passa la giornata seduta o in piedi in posizione statica quando saremmo fatti per scorrazzare per le savane e coprire 30km al giorno (siamo animali a elevata resistenza nella corsa, più dei lupi) e ingolliamo quotidianamente additivi chimici che Dio solo sa cosa combineranno dopo 30 o 40 anni di accumulo (di sicuro non vengono finanziate molte ricerche riguardo.) È la teoria dello
    stimolo supernormale

    Insomma, se al giorno d’oggi sembriamo tutti fatti di gelatina non è perché la società impedisce all’evoluzione di operare, ma perché siamo noi a risentire per primi della nostra inadeguatezza ecologica a questa società. Se fossi nata nel XIV secolo probabilmente non avresti accumulato la serie di fattori scatenanti (o tua madre che ti ha tenuto per nove mesi in ammollo nel suo grembo) che ti hanno causato i problemi di salute, anche se congeniti.
    Staresti con la schiena apposto e i denti pure ma staresti minacciando tuo marito con un mestolo perché non ti metta incinta un’altra volta che nell’ultima hai davvero rischiato di smandrapparti tutta.

    Riguardo all’uso degli atleti come testatori, beh non ha semplicemente senso. Alla base dello sport e di qualsiasi altra disciplina sta la specializzazione. Un giocatore di baseball fa ridere come tennista, un pattinatore su rotelle si cappotta sugli schettini, un culturista non riuscirebbe mai a mettersi in groppa una lavatrice come fanno gli energumeni panzuti de Lo Show dei Record, e un nuotatore specializzato in rana mangia le bolle in una gara di stile libero.
    E se è così con lo sport, figurarsi per discipline completamente diverse come la guerra.

    Ultimi due appunti sulla forma dell’articolo che non mi sono piaciuti malgrado l’articolo nel complesso sia stato gradevole.
    Uno: l’inizio dell’articolo non suggerisce in alcuno modo che vai a parare su un cretino del genere che si è divertito a rotolarsi nelle proprie evacuazioni per due settimane.
    Due: prima di linkare a un articolo dove si vede bella bella la foto di una salsiccia di cacca che galleggia in una ciotola di limonata AVVISA. Grazie.

    • Salve Riccardo, benvenuto 🙂
      Il mio discorso sulla selezione naturale non intendeva suggerire che il corredo genetico del fiorentino seicentesco fosse migliore del fiorentino attuale, ma che gli individui deboli e malati tendevano a sparire più alla svelta. Ergo mentre oggi la maggior parte della popolazione attiva soffre di un qualche malanno, all’epoca la gente era probabilmente più robusta, anche se campava di meno.
      Di certo il nostro stile di vita non aiuta e contribuisce in buona parte al nostro stato di non-salute. Comunque la pornografia riguarda solo i maschi sporcaccioni, tutti sanno che le ragazze non guardano porno (o sì?)

      Staresti con la schiena apposto e i denti pure ma staresti minacciando tuo marito con un mestolo perché non ti metta incinta un’altra volta che nell’ultima hai davvero rischiato di smandrapparti tutta.

      No fidati, se fossi nata sana (ipotesi non dimostrabile) mio padre mi avrebbe certamente venduta ai pirati berberi per non avermi tra le balle ^_^
      Per lo sport dipende, ci sono discipline più “specializzanti” di altre 😉 In ogni caso, sarebbe molto più interessante usare come campione gente che abbia avuto un addestramento militare. Si avvicina molto di più all’argomento studiato che non un pugile o un tizio di MMA.

      Uno: l’inizio dell’articolo non suggerisce in alcuno modo che vai a parare su un cretino del genere che si è divertito a rotolarsi nelle proprie evacuazioni per due settimane.

      Ovvio che no, altrimenti vi sareste evitati la parte trash, e lo scopo della mia vita e intristirvi la giornata ^_^

      Due: prima di linkare a un articolo dove si vede bella bella la foto di una salsiccia di cacca che galleggia in una ciotola di limonata AVVISA. Grazie.

      E perdere così l’effetto sorpresa? ^_^

      • Salve Riccardo, benvenuto 🙂

        Grazie ^_^

        Il mio discorso sulla selezione naturale non intendeva suggerire che il corredo genetico del fiorentino seicentesco fosse migliore del fiorentino attuale, ma che gli individui deboli e malati tendevano a sparire più alla svelta. Ergo mentre oggi la maggior parte della popolazione attiva soffre di un qualche malanno, all’epoca la gente era probabilmente più robusta, anche se campava di meno.

        Mi sa che stiamo parlando di due categorie di gente “debole e inadatta” diverse. C’è chi nasce con handicap congeniti che non lo avrebbero fatto arrivare al primo anno di vita in una società senza assistenza sanitaria. Anemia falciforme, deformazioni ossee varie eccetera. E qui okay, si tratta di difetti genetici recessivi che sopravvivono nel codice genetico umano perché sono relativamente pochi gli individui che vincono alla lotteria e li manifestano.
        Poi ci sono tutta una serie di malattie da “stile di vita” che nascono dal semplice fatto che non siamo adatti allo stesso ambiente che ci siamo creati. Diabete, carie, infarto. Fegato che a 35 anni è da buttare. Tumore per tutte gli additivi chimici che accumuliamo negli anni. Articolazioni delle gambe che cedono perché pesiamo troppo.
        Insomma, se facessimo uno scambio di culle con un fiorentino seicentesco a mio parere non vedremmo sostanziali differenze negli esiti. Stiamo giocando con le solite carte, ma sono cambiate le regole del gioco.

  9. Pingback: La Waterloo dell’Informazione: si può sempre contare su Repubblica! | Fortezza Nascosta

  10. Pingback: Archeologia sperimentale e ardimento: la Nave Drago di re Harald – Fortezza Nascosta

  11. “Visto che a quei tempi costruivano piramidi e non orribili chiese, ho deciso di adottare il loro stesso metodo.”

    *coff coff* cattedrali gotiche *coff coff* romanico *coff coff*

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