Nuovo Ordine Mondiale, il film che il tuo psichiatra non vuole farti vedere!

Esiste una maledizione.

Dice: possa tu vivere in tempi interessanti. (cit.)

E ci stiamo vivendo, in tempi interessanti. Trogloditi con i codici nucleari, Mussolini in parrucca, secessionismo aleatorio, regressione economica, Lilin che fa il politologo… è chiaro ormai che la Democrazia occidentale ha deciso di farla finita in un’ultima gargantuesca seduta di asfissia erotica.

In tutto questo caos, è così difficile avere un’opinione informata e critica. E’ così difficile trovare qualcuno che si raccapezzi, che riesca a tener conto di tutti i fattori in gioco…

E nel buio della confusione, una luce: i Fratelli Ferrara!

Se non puoi smettere di farti i film, DIVENTA IL FILM

Dalla rutilante Napoli, i nostri Mihcael Bay in erba ci offrono una chiave per interpretare questi tempi sì interessanti: la chiave complottista!

Nuovo Ordine Mondiale è un film di denuncia, un’opera indipendente che rivendica un budget di 5 MILIONI DI EURO e che ha preso ben CINQUE ANNI di lavoro indefesso. Altro che quelle cagate di Soylent green, Citizen Kane o A clockwork orange!

Ma di quali complotti parliamo?

Ebbene signori, potete disdire i vostri abbonamenti a Le Monde Diplomatique, dar fuoco alla vostra laurea, arrotolare i vostri Journal of applied meteorology and climatology e ficcarveli nel culo (cercando di non godere troppo)!

Tutto è falso, tutto è un complotto!

E i “Ferrara Brothers” (sic!) hanno ragione! Il complotto esiste, ma non nelle modalità che credono loro. Nonostante questi grandi artisti si siano svegliati, la Verità (il Noumeno oggettivo!) ancora li elude. Ma non temete: tutto sarà rivelato a fine articolo!

Andiamo con ordine. Chi sono i Ferrara Braders?

Stando a un’intervista rilasciata a Vice, i nostri amici Fabio e Marco avrebbero cominciato come ufologi, per poi avvicinarsi alle teorie di complotto. Un percorso accademico di tutto riguardo, direi.

Resisi conto della terribile situazione in cui versa l’Umanità, manovrata a tavolino da malvagi oligarchi rettiliani, i nostri avrebbero investito i fondi privati della loro non meglio definita azienda in una “crociata” informativa, in un film che “scriverá un nuovo capitolo della storia” (sic!).

In altre parole, i due ufologi hanno squarciato il Velo di Maya per rivelare le natiche fruncolose dei cattivi Illuminati!

La faccenda è seria, tanto è vero che all’uscita del film i nostri hanno dovuto (dovuto!) munirsi di una scorta! Futile precauzione: il rischio è reale, ma la scorta è futile. Le menti dietro l’Ordine Mondiale non saranno fermate da dei gorilla con gli occhiali da sole (ma di questo parleremo dopo).

I nostri hanno anche un’accademia di recitazione, la Ciack (sic!) Academy! Uno dei due, Fabio, ci ha anche studiato. Ovvero, se non ho capito male, hanno fondato un’accademia, ci hanno studiato e ci si sono diplomati. Altro che autarchia!

Online non sono riuscita a trovare NULLA né sull’accademia né sull’azienda che ha fornito i 5 milioni. Ma quale azienda poi? La Ciack? Macina così tanti milioni? COME? QUANTI CAZZO DI WANNABE TROPPO IN GRANA CI SONO, IN ITALIA?

L’unica cosa che sono riuscita a scovare è un trailer per una serie poliziesca del 2009 in cui i nostri sparano a macchine vuote, e un trailer promozionale dell’accademia in cui si incoraggiano wannabe ad iscriversi mentre la camera riprende una scena di funerale. Simbolico?

In ogni caso, a credere alle pagine Faceboook, il film avrebbe ricevuto perfino riconoscimenti ufficiali. In una foto vediamo i due fratelli brandire un riconoscimento della Città di Napoli, la “star of merit”. Non sono riuscita a trovare nulla su questa presunta onorificenza, e la Stella al Merito (che esiste ed ha un nome italiano!) viene di solito conferita a lavoratori anziani, non proprio a giovani artisti rampanti. Magia di photoshop? Licenza narrativa? Per citare una battuta del film, “non lo sapremo mai”.

So many misteri, so poche answers…

Un altro premio menzionato di sfuggita sarebbe un “premio Industria Cinematografica”. Di nuovo, non riesco a confermarne l’esistenza, ma è di certo un problema mio!

Insomma, abbiamo un film sul complottismo, premi misteriosi e un budget altrettanto inspiegato. Come dire, i Ferrara sono i The producers della situazione, solo che a loro il trucchetto sembra riuscito!

Ad ogni modo, ci stiamo perdendo in chiacchiere, veniamo alla trama!

Let the Jew flow through you!

Siate grati per questo film: non è stato facile realizzarlo! Come spiegano i nostri creativi a Vice, il mondo italiano semplicemente non era pronto al genio.

[…] in Italia non esiste una cultura cinematografica, tecnica e organizzativa. Si lavora in modo molto approssimativo, e quindi noi, volendo fare un film che potesse rispettare gli standard internazionali di un certo cinema americano—perché comunque loro hanno il dominio tecnico—abbiamo avuto molti problemi.

Senti Coso, l’Italia è la patria di Brancaleone, immortale gloria cinematografica! Porta rispetto, per Giove e Putifarre!

Ci siamo ispirati a gente come Michael Bay, il regista di Armageddon. Anche se ultimamente anche lui è diventato un po’ commerciale.

PERCHE’ ARMAGEDDON NON E’ COMMERCIALE!

Ma veniamo a noi!

Il film comincia con un pupazzo vestito da pupazzo che ci spoilera tutto il complotto, perché la suspense è roba da n00bz. Peraltro, se ripeti “Nuovo Ordine Mondiale” 3 volte davanti a uno specchio appare George Soros che ti spruzza di scie chimiche!

Passiamo poi in una sala riunioni. Un tizio fa qualche patetico tentativo di parlare inglese, mentre un Ebreo Malvagio lo scruta arcigno (ha anche una Stella di Davide addosso, nel caso non avessimo inteso). Il finto yankee introduce uno sbarbino di nome Dottor Moloch (“Mister von Destruction” era già preso?). Questo convincentissimo cattivo ci spiega che la crisi economica, il cancro, il Cambiamento Climatico, Barbara d’Urso, la tassa sugli assorbenti e tutto ciò che di male esiste al mondo, è tutto  pianificato a tavolino. Perché? Per spaventare la gente e renderla quindi più controllabile.

E come ciliegina, abbiamo anche una stretta di mano massonica!

Insomma, gli ebrei rettiliani creano un’ondata di crimine che sommerge l’Italia, tanto da giustificare l’intervento dell’esercito per le strade.

Ci viene FINALMENTE presentato il nostro protagonista, il Commissario Torre, recitato dal produttore Mario Ferrara per la gioia di grandi e piccini!

Il commissario Torre ha un vasto reperterio di 3 espressioni. Faccia numero 1.

Torre è un ometto sulla sessantina, il fisico di mio zio Epifanio, il carisma di una patata bollita e le doti interpretative di Tommy Wiseau.

Torre è anche UN EROE: al muro sono appesi articoli di giornali con lui che arresta mafiosi, salva bambine in pericolo, sventa invasioni aliene e apre barattoli col tappo troppo stretto. E’ così tosto che lettere di encomio nazionale si materializzano spontaneamente sul pavimento della sua cucina e lui le deve accumulare nei cassetti. Sì, perché il nostro è UN EROE UMILE, non gli importa di essere celebrato.

Salvo quando appende al muro di casa articoli che lo celebrano, ovvio…

Torre comanda un commissariato pieno delle reclute più bellocce che la Patria può offrire, tra cui una focosa bruna sulla trentina che proprio non sa resistere al suo fascino virile. In una scena la bruna procace gli salta letteralmente addosso. Che ci volete fare, quando uno è troppo sexy, è troppo sexy.

Questi due hanno così poco feeling e intesa che la mattina dopo la scopata:

  • si rendono conto che stanno per avere un bambino
  • decidono di essere genitori insieme
  • lui fa “ora che ti ho ingravidata, ti metti a passar carte come voglio io, vero?”
  • lei risponde “ma anche no”
  • lui la manda affanculo e si separano in pessimi termini.

Dalla passione, alla procreazione, al divorzio, IN MENO DI CINQUE MINUTI. E’ proprio vero che la gente oggi va sempre di fretta…

Non abbiamo però tempo da perdere, perché dei kattyvy guidati da un tizio con del pongo sulla faccia attaccano un supermercato e prendono Bruna Incinta come ostaggio. Uno sbirro viene gravemente ferito e lasciato a sanguinare fuori, ma nessuno chiama un’ambulanza o lo soccorre, perché è solo una comparsa.

Hai qualcosa sulla guancia… no, quell’altra…

Perché questi figuri al soldo dei rettiliani attaccano un supermercato?

Non verrà mai spiegato. Suppongo avessero finito l’estratto di vaniglia per i russian teacakes.

Ad ogni modo Torre è un eroe col cazzo durissimo e decide di entrare nel supermercato, che magari la sua Faccia Feroce da Grumpy Cat barbuto basta a sottomettere i tre criminali armati. Purtroppo per lui, Pongo in Faccia è il boss del penultimo livello, quindi non può ancora essere sconfitto. In modo del tutto imprevedibile, il geniale piano “entro e gli dico di abbozzarla” non funziona. Shocking!

Questa scena ci offre perle di alto cinema, tipo la cassiera con le tette di fuori o massime di saggezza del tipo:

“Sai cosa placa la voglia di uccidere? Uccidere.”

I tizi sparano a Bruna Incinta (ma non a Torre, perché sennò finisce il film) e scappano su un furgone. Come in ogni film di serie Z che si rispetti, gli altri comprimari aspettano pazientemente che Pongo in Faccia abbia guardato torto il commissario, sia rimontato in macchina e abbia messo in moto. Poi sparano, ma non subito. Perché di nuovo, sennò finiva il film.

Faccia numero 2 (“Oh nooooooes…”)

Il furgone viene comunque rintracciato alla svelta e si scopra che, dopo aver fatto un salto al super per l’estratto di vaniglia, Pongo In Faccia ha massacrato tutti i ricercatori di un non meglio specificato laboratorio (lo chiamano “biotech company spa”, perché “laboratorio segreto internéscional” era già preso).

Il capo ricercatore di questo posto ha scoperto una pozione magica per stimolare la GHIANDOLA PINEALE (sì amici miei, c’è anche quella!) e far quindi diventare la gente super-longeva e super-intelligente. Pongo in Faccia l’ha spacciato per conto degli Ebrei Rettiliani.

Una ricercatrice però si è salvata, perché è giovane e figa e quel giorno lì era dall’estetista. I nostri si precipitano a salvarla fermando bus a caso e la trovano, ostaggio di due agenti segreti.

Pausa un secondo:

  • il laboratorio supersegreto non è protetto da niente;
  • è passata una giornata, ma Ricercatrice Figa scopre che il suo boss e tutti gli altri sono stati massacrati sbirciandolo su un giornale sul bus;
  • sul bus c’è anche un investigatore privato ingaggiato dal capo scienziato per scoprire chi complotta contro di lui, il tizio a quanto pare sa tutto e sa che la ragazza è in pericolo, ma non fa nulla per salvarla e pare essere lì solo per lo spettacolo;
  • gli agenti segreti portano gli occhiali neri in piena notte, perché sennò il complottaro medio non capisce che sono agenti segreti;
  • la tizia si è iniettata il siero magico, dovrebbe essere quindi sotto costante osservazione in un istituto apposito ma no, è a giro su un bus con un portatile pieno di materiale sensibilissimo. Perché è così che lavorano gli scienziati.

A prima vista questa scena sembra una scemenza scritta da una classe di bambini di 6 anni durante l’ora di buco, ma certamente il problema è mio. Vado a prendere a testate uno spigolo, magari mi si aprirà il Terzo Occhio della Conoscenza Cinematografica.

Insomma, la tizia viene salvata solo per essere rapita di nuovo. Nella sparatoria che ne segue abbiamo altri fiori all’occhiello, come tizi che camminano lentamente allo scoperto sparando dritti davanti a loro (tipo papere al luna park), Pongo in Faccia che uccide la gente e si lecca le labbra soddisfatto, gente che urla frasi a effetto prima di sparare. Perché i Ferrara Braderz hanno assoldato un consulente tattico (!) ma non hanno visto Il buono, il brutto e il cattivo: quando si spara, si spara, non si parla!

Non tutto è perduto però! Dopo altre scene da morte cerebrale, Torre e il suo fidanzatino riescono a rintracciare (non si sa bene come) il detective fancazzista di cui sopra e scoprire l’intera storia!

Il fluoro ci rende docili!

La crisi è creata a tavolino!

Lo HAARP spara uragani!

Lo yogurt rende froci!

Insomma, tutto è calcolato per ridurre la popolazione.

Popolazione che sta aumentando e ha ampiamente superato la capacità di carico del Pianeta. Quindi o gli Illuminati sono una manica di rincoglioniti che si cagano in mano prima di giocare allo schiaffo del soldato, o ‘sta roba del “vogliono ridurre la popolazione” è una stronzata cosmica con propulsione a curvatura.

Faccia numero 3, chiara citazione cinematografica, omaggio alla morte del personaggio di Gastone Moschin in Uova fatali

 

La tragica dipartita del Professor Pérsikov

Per raggiungere (oppure no) il loro diabolico scopo, i rettiliani pianificano di impiantare tutti con (indovina indovinello, quale idiozia sarà nel cestello?) il bio-chip.

Il piano è quello di smollare bidoni di roba verde nell’acqua potabile, fare ammalare tutti e convincerli a infilarsi ‘sta roba in corpo. I nostri prodi partono quindi all’attacco per impedire questo blasfemo piano.

Well, questo suscita alcune domande:

  • Se i rettiliani sono così potenti e così dappertutto, perché non possono impiantarci già coi chip a nostra insaputa? Potrebbero farlo dalla nascita, chippando via via i bambini che nascono, o approfittare di un qualsiasi intervento medico.
  • Perché i rettiliani vorrebbero ridurre la popolazione? Non potrebbero lanciare un business di schiavi umani verso Yuggoth, o qualcosa del genere?
  • Se questo complotto è mondiale, come sembra, si suppone che lo scarico di roba verde avverrà in diversi punti del mondo o d’Italia: come fanno i nostri a trovare (perché ovviamente li trovano) i bidoni?
  • Che scopo ha andare in tre a cercare i bidoni, se l’operazione è nazionale? Diciamo che arrivi, uccidi tutti e recuperi i bidoni: a 100 chilometri da lì altri cattivi con altri bidoni staranno avvelenando altra gente! Non ha senso e non ha utilità!

Ma sono domande stupide, perché finalmente capiamo qual è lo scopo reale di questo film: Mario Ferrara vuole una ripresa molto figa del suo cosplay di Metal Gear Solid. Non scherzo: la fine del film è Torre vestito da Solid Snake che ricrea il gameplay in un tripudio di stupidaggini da macho, trucchetti da film d’azione Disney (tiro il sassolino per attirare la sentinella!), poracciate che farebbero facepalmare Licia Troisi, inquadrature traballanti per nascondere la ripetitività disarmante delle coreografie e musica a palla.

KAPOW!

Peraltro, il tutto non si svolge in un grande depuratore, né in un impianto importante, no: i soldati cattivi (alcuni con le maschere antigas altri no) stanno scaricando la zuppa di piselli in un rigagnolo tipo fiumicello ameno. Perché vogliamo avvelenare la popolazione, ma prima bisogna sterminare quelle dannate nutrie!

Pongo in Faccia è di nuovo sul posto, perché questa gigantesca organizzazione segreta ha u budget limitato e il povero cristo deve occuparsi di tutto: uccidere ricercatori, fare la spesa, avvelenare i fiumi, interrogare prigionieri, pulire la sabbietta del gatto, riempire la dichiarazione dei redditi…

Segue una scena d’azione così poco convincente che a tratti i segmenti sembrano messi in repeat. Uno rischierebbe di addormentarsi (colpa del fluoro!), non fosse per i momenti salienti, tipo il poliziotto professionista che spara di traverso come un gangster mentecatto in un film americano, o Pongo in Faccia che si erge sopra il nostro eroe, brandisce un coltellaccio sopra la testa e urla “TU UCCIDERO’ TORRE, AAAAAAAAAAAAH”. Arte!

Oscar subito!

Nel duello finale abbiamo Solid Torre, un commissario tappetto e tombolotto sulla sessantina, contro Pongo in Faccia, un agente speciale della più potente organizzazione terrestre che ha la metà dei suoi anni e il doppio dei centimetri in altezza.

Un po’ come organizzare un incontro tra un chihuahua neuroleso e un megalodonte affamato.

Ma Solid Torre è il produttore e il padre degli sceneggiatori, quindi pesta Pongo in Faccia e lo uccide trafiggendolo con un coltello, chiaro simbolo fallico.

La vera e propria fine della storia non ve la racconto perché bisogna vederla per crederci. Immaginate di ritrovare una storia che avete scritto a 6 anni, in cui siete il protagonista nei panni di Batman, e invece di dargli fuoco decideste di farci un film e scritturare il padre di Stannis La Rochelle vestito da Rambo.

Una rappresentazione scientifica della fine del mondo

I Ferraras sono molto contenti della loro immane fatica. Nell’intervista a Vice spiegano:

Allora: non sono state riportate nel film cose che non siano successe realmente.

MA CERTO.

Anche l’ultimo attentato in Francia è finto quanto una sceneggiatura di serie B [dissero gli esperti in sceneggiatura di serie Z, NdTenger]. Il terrorista che si dimentica la carta d’identità in macchina: neanche uno sceneggiatore di basso livello penserebbe ad una cosa del genere.

MA OVVIO!

Giusto per la cronaca, se io voglio arrivare nel posto X senza farmi notare ed eseguire quindi un attacco suicida, ECCOME CHE MI PORTO DIETRO IL DOCUMENTO! Perché? Perché se mi fermano per un controllo a caso lungo la via e io non ho un documento identificativo, posso essere portata in centrale per ulteriori accertamenti, posso attirare l’attenzione, posso destare sospetti.

Se invece faccio vedere il documento, non c’è problema. E non c’è bisogno di leggersi lo SOE Manual del ’43, basta accendere il cervello. Ma hey, forse chi ha la ghiandola pineale sbloccata ha più difficoltà a organizzare le informazioni…

Matrix non l’ha mai capito realmente nessuno, perché è stato fatto in modo molto fantascientifico.

Se trovi Matrix troppo complesso e intellettuale, non preoccuparti, Nuovo Ordine Mondiale fa al caso tuo!

Ma tornando a noi, tutti i buchi della teoria dei Ferrara potrebbero portare qualcuno a credere che in realtà si tratti solo di panzane. Alcuni potrebbero perfino chiedersi se il film non sia un qualche dubbio maneggio per ripulire 5 milioni di euro (ma sbagliate, sono certa che i 5 milioni sono andati a pagare le 3 scene di Iacchetti e la preziosa consulenza del “military advisor” Benito Noviello).

Sbagliate tutti. La verità è che i Ferraras hanno ragione: c’è un complotto planetario.

Purtroppo si sono lasciati fregare dalla false flag della teoria del New World Order, anch’essa creata ad arte dai veri shōgun dell’ombra!

E oggi, per chi è riuscito ad arrivare fino in fondo, io rivelerò la verità.

Tutto è controllato dagli ebrei, che sono in realtà dei rettiliani travestiti (sotto il nasone nascondiamo un’antenna per comunicare con la navicella). Tuttavia, non sono i rettiliani a comandare! I rettiliani sono solo impiegati, mercenari incaricati di controllare l’Esperimento Terra per conto di terzi.

Questi terzi sono i veri signori della galassia.

Sono tra noi, costantemente, attenti osservatori che sorvegliano le cavie umane. Sono nelle nostre case, sono nelle nostre strade, sono sui nostri computer, passando continuamente sotto i nostri occhi e i nostri cervelli instupiditi dal fluoro. Controllano le nostre vite, intervengono sfacciatamente nelle elezioni dei grandi paesi, controllano l’inernet globale.

Chi sono?

I gattini.

Non mi credete? Pensate sia un caso che al fianco di ogni più grande figura storica e politica salti sempre fuori un gattino? Pensate che sia un caso che gli egiziani li venerassero come dei? Non mi credete? Ecco qualche esempio!

Mark Twain

Lenin

Churchill

Don Vito Corleone

John “Rat Faced Bastard” Oliver

I gattini sono membri di un impero intergalattico capitanato dal grande Kittoh deh Destroyah.

Quando l’Esperimento Terra sarà concluso, il pianeta sarà polverizzato e con esso la totalità della razza umana (o meglio “oomana”). Solo chi riconosce la superiorità incontestata della specie felina sarà risparmiato, e gli sarà concesso di vivere sulle navicelle come schiavo dei suoi padroni pelosini.

 
Guardate in faccia il vero Armageddon

Questa è la verità, e non ho timore di rivelarvela, perché tanto non c’è niente che potete fare. I gattini sono invincibili. I gattini sono incorruttibili. I gattini sono inevitabili.

Hail Kittoh, Holy Emperor of Kittehs!

MUSICA!

[EDIT: se non si fosse capito, questo film è ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO! C’è un sacco di trash bellissimo che non ho potuto nominare per ragioni di spazio! Il mio nuovo sogno erotico è una joint venture tra i Ferrara e Pietro Aliprandi! Voglio Torre a cavallo di un gattino alato che vola a salvare Re Precisamente dagli ebrei cattivi!]


L’intervista a Vice

Un articolo su International Business Time

Un articolo dello Hollywood reporter

La pagina Facebook del produttore

Catastrofi epiche: Gods of Egypt

Vi è mai capitato di andare a vedere un film noto per essere pessimo e di ritrovarvi, con incredula sorpresa, davanti a un prodotto più che dignitoso?

A me non è mai capitato.

Abbiate paura. Abbiate molta paura.

Questo film è un capolavoro assoluto e chi non la pensa così ha torto. E’ il Nirvana dell’orrido, il Santo Graal del trash!

E il fatto che in un film intitolato Gods of Egypt non ci sia nemmeno un attore egiziano non è che lo zucchero a velo su questa fenomenalenale torta di che cazzo sto guardando!

Immaginate che qualcuno abbia preso Lory del Santo (regista della celeberrima serie The Lady), le abbia dato 170 milioni di dollari e le abbia chiesto di realizzare i filmatini in Computer Grafica di un videogioco del 2004. Aggiungete Leonida di 300 e Jamie Lannister nei panni di Jamie Lannister. Metteteci Aladdin della Disney, ma togliete la scimmietta, così che il ladruncolo acrobata si ritrovi a parlare da solo come uno psicotico. Aggiungete una spolverata di humor anni ’80 stile episodio ciofeca di Friends. Dategli la trama di una puntata mediocre di Xena principessa guerriera.

Mixate tutto e… avrete comunque qualcosa di meglio di questo film.

Ammirate! Pensavate che Foodfight fosse il fondo del barile quanto a CG? SBAGLIAVATE!

La trama è quella del re leone: il fratello del re ammazza quest’ultimo ed esilia il nipote (legittimo erede). Costui deve ritrovare la propria forza per salvare il regno dal folle usurpatore, ma durante il suo viaggio scoprirà che il vero potere non viene da fuori, ma dal Quore. Jaimie Lannister salva tutti grazie al Potere dell’AmiciziaTM.

No, non sto scherzando.

In ciò ci sono sottotrame che da sole stordirebbero un elefante. Tipo Seth Butler che prende il potere con la stessa strategia di Lillard in In the name of the king di Uwe Ball, ovvero spaccia il sovrano durante la benedizione urbi et orbi e dice “bon, il tipo è morto, io sono il nuovo capoccia”.

Il primo provvedimento di Seth Butler, peraltro, consta nell’alzare la tariffa per l’ingresso al Paradiso.

No, non è per dire. L’ingresso al Paradiso si paga. In oro o altri beni. C’è una scena nell’Oltretomba, con la bilancia e tutto, dove i ricchi pagano ed entrano, e i poveri vengono distrutti.

Io mi chiedo, che contano di farci, gli dei, con i quattrini? Li investono? Li accumulano? Qual è il piano di sviluppo economico sul lungo periodo?

Seth ad esempio accumula oro in una piramide. Magari ci nuota dentro come un muscolacciuto e depilato Paperone. O magari vuole investire tutto in un’astronave (why does God need a starship? cit.)

Si capisce che parte almeno del malloppo è usata per costruire un’armatura. Ok, ma è una sola armatura. Una massa di oro pari al Titanic, tutta magicamente pigiata nella carrozzeria di un pandino? E se davvero avevi bisogno di tutto ‘sto oro, non potevi confiscarlo e basta? C’era bisogno di far girare la filiera dell’Oltretomba?

Insomma, tornando alla trama (termine usato qui nel senso più lato possibile), Seth Butler prende il potere con la stessa facilità con cui io prendo l’autobus, schiavizza tutti, frega la ragazza a Jamie Lannister (Hator la dea Vacca) ed esilia quest’ultimo. Dopodiché chiama John Murdoc e gli fa costruire una torre alta altissima. Visto come se l’è cavata nella città deglli Strangers, direi che Johnny è l’uomo giusto.

Tornando alle astronavi, Butler decide di andare a trovare suo padre, il dio Rah. Costui sta su una nave spaziale e non scende mai. La scena del loro incontro è pregnante, la luce è drammatica, le espressioni tese, tutto urla “sviluppo personaggi angst trauma!”

-Mi hai schiaffato in un deserto di merda dove non c’era un cazzo da fare a parte crossfit!- Si lagna Butler –Non mi hai mai voluto bene!

-Ma no che ti volevo bene.- Replica Rah –Vieni, guarda.

Un vermone cosmico della Madonna emerge dal buio. Rah gli tira una forchettata e il vermone se ne va.

-Vedi, questo vermone viene tutti i giorni per mangiare il mondo.- Spiega Rah. –E io tutti i giorni devo star qui su a fiocinarlo. E’ una vita di merda. Allora mi son detto, “ci vuole qualcuno che venga su a fare ‘sta vita di merda al posto mio”. Ti ho schiaffato nel deserto perché TU sei quello che intendo inchiodare qui in eterno, mentre tuo fratello se la spassa nella valle dei fiorellini. Vedi come ti voglio bene?

Seth acchiappa una seggiola e sfascia il vecchio di legnate. E fa bene.

Solo che Seth non ha fatto i conti con Aladdin!

Su terra il nostro ha una fidanzata con due tette gigantesche.

-Dobbiamo trovare il modo di rimettere al potere Jamie Lannister.- Fa lei. –Dovresti rischiare la vita per restituirgli gli occhi magici e quindi i poteri!

-Come fai a sapere che ha degli occhi magici a cui sono vincolati i poteri? Siamo due morti di fame, da dove ti viene ‘sta conoscienza sulla fisiologia divina?

-Ho due tettone giganti.

-Ok, vero. Però Jamie Lannister è un pirla, perché dovrei rischiar la pelle per lui?

-Ho due tettone giganti.

-Ok, vero.

I due rubano i piani segreti della piramide in cui sono gli occhi di Jamie (una roba che a confronto le trappole di Indiana Jones sembrano fedeli ricostruzioni storiche) e ne recuperano uno. Per vendetta, John Murdoc ammazza una delle tette. Dramma!

Insomma, Jamie, Aladdin e Hator si ritrovano in un avventuroso viaggio alla ricerca dell’altro occhio. Sì, perché in questo universo tutti gli dei hanno un pezzo di corpo magico da cui traggono tutto il loro potere, e se smonti i pezzi magici puoi fare una superarmatura spakkaculi fortissima.

Suona stupido da morire, e lo è. Ma a parte ciò, è realizzato malissimo. La natura degli dei non è mai spiegata, il che lascia lo spettatore perplesso davanti all’idea che tu li possa smontare e rimontare come pupazzetti lego. Vi ricordate come nel film del Signore degli Anelli (che peraltro a me nemmeno garba ‘sto granché) erano riusciti a rendere il carattere diverso di elfi, nani, hobbit e uomini così che, al di là delle apparenze, dal loro modo di parlare e pensare fossero chiare le differenze di razza e longevità?

Bene. Qui non c’è niente del genere.

Gli dei di questo film sono usciti dritti dal Jersey shore. L’unica differenza con gli umani è che sono più alti, e tendenzialmente più stupidi.

A sinistra, un personaggio divertente; a Destra, Jamie Lannister sogna la pensione.

Questo film è un DISASTRO. Nonostante sia una visione divertentissima e trash in modo delizioso, non riesco a immaginare a chi possa genuinamente piacere.  E’ stato fatto a pezzi dalla critica, e a ragione. Tutto trasuda schifo a livelli epici. Il tono, le scene, i personaggi, i dialoghi…

La cosa triste è che il regista si è sentito in dovere di andare su Facebook a lagnarsi di come i critici non capiscano la vera arte.

Un bello scivolone per Proyas. Come? Il suo nome non vi dice nulla?

E’ il regista di The Crow, e di Dark city.

Yup. La mente malvagia dietro questo armageddon cinematografico ci ha regalato un grandissimo cult e quello che dovrebbe essere un cult, Dark city, uno dei miei film preferiti in assoluto.

Iste mundus furibundus falsa prestat gaudia

Il cast  
La Computer Grafica  
La storia  
Aladdin  
Rah redivivo  
Ogni singolo dettaglio di questa boiata colossale
Il vermone  

 

Questo film è ancora più assurdo di Dungeons & Dragons. Trascende l’assurdo e diventa spettacolare!

Consigliatissimo anche per i non amanti di trash: è così stupido che chiunque può trovarci roba di cui ridere. E mal che vada, la ragazza di Aladdin ha delle tette grandi così.

E’ un film del’Asylum che ha un budget di 170 milioni di dollari! Chi non lo guarda è complice!

MUSICA!

Star Wars, la Forza s’è appena svegliata e le ci vuole un caffé

Il 2015 è finito, finalmente. E’ stato un anno molto grumpy, e ho alte aspettative per il 2016.

Quindi, perché non inaugurare tutto con una recensione mainstream e coatta su un argomento tanto di moda?

Sono andata a vedere Star Wars, the Force awakens.

Mi è piaciuto?

Mettiamola così. Dopo averlo visto, sono tornata a casa, ho preso il cofanetto dei prequel (quella roba che nessuno guarda mai ma che dobbiamo avere in casa che sennò poi mi tolgono la tessera da nerd) e ho chiesto scusa alla facciona tonda di Anakin.

Sì, è così brutto. Perché i prequel avranno anche tutti i difetti del mondo (tra cui il fatto che se ne faceva anche a meno, che hanno più buchi di Jean Reno alla fine di Leon, che i dialoghi romantici facevano vomitare arcobaleni e che Jar Jar), ma la storia aveva un senso. E anche alcune idee buone, stringi stringi. L’idea che l’Impero fosse un parto della Repubblica stessa (c’è crisi, c’è bisogno di un uomo forte!) era bella, per esempio.

Questo qui è un pattume rimasticato.

Jar Jar Abrams ha chiaramente cercato di mettere le basi di una nuova saga legandola in modo solido all’originale, la più amata. E di per sé, era una buona cosa. Peccato che non abbiano saputo farlo.

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La trama è quasi la stessa dello Star Wars del ’77, solo che per metà abbiamo la vecchia gang e per metà la nuova, che mima quasi tutti gli stessi ruoli (Rey come la giovane Padawan, Poe come il giovane Solo, Kylo Ren –d’ora in poi noto come il Frignetta– come il giovane Vader) e che dovrebbe riprendere la fiaccola della storia.

Ora, i personaggi dello Star Wars originale non saranno stati la cosa più originale del mondo (il giovane prescelto, il contrabbandiere canaglia ma di buon cuore, la principessa idealista e arrogante, ecc.) ma erano scritti bene. Avevano un carattere, potevamo capire le loro ragioni e i loro scopi.

Con questi? Eh… Ma andiamo con ordine!

Specifico subito che ho visto questo film in italiano, con quello che è, a mia esperienza, il doppiaggio peggiore del decennio. Non sentivo roba del genere da quando, appena sedicenne, mi strafacevo di film di Kurosawa in italiano. Dopo anni che guardo solo film in lingua originale (che signorina snob sarei, altrimenti?), il doppiaggio mi dà sempre fastidio. Ma per Giove e Putifarre, ‘sta roba era dolorosa!

Insomma, comincia la storia con un testo da morte cerebrale in cui si dice grosso modo:

“I ribelli avevano vinto la guerra, ma siccome Leia e soci sono una manica di mentecatti coi pollici nel culo, dopo solo 30 anni la Repubblica è ridotta come la Somalia, l’Impero c’è di nuovo ed è anche più potente di prima, Luke ha ragequittato e i Jedi continuano ad essere estinti.”

Wow.

Tutti sono alla ricerca di Luke, che si è dimostrato il peggior mentore del secolo ma che hey, la profezia diceva che avrebbe portato equilibrio, quindi ciccia. Luke non ha lasciato indirizzo, ma ha seminato pezzettini di mappa da tutte le parti perché sennò non si riempiono due ore di film.

Il nipote di R2D2, d’ora in poi Monopalla, va con NonSolo su NonTatooine a prendere la USB con la mappa. Purtroppo, il Frignetta sbarca, cattura Poe e uccide tutti. Sembra finita per Poe, ma uno Stormtrooper decide a caso di disertare e lo libera.

Ok, STOP.

Esaminiamo i problemi qui.

Il guaio non è l’idea dello Stormtrooper disertore.

Il guaio è che il personaggio è scritto malissimo. Per capire un personaggio dobbiamo vederlo nel suo ambiente prima del suo grande Cambiamento. Pensate a un altro film a caso, per esempio Romancing the stone (Alla ricerca della pietra verde). Non cominciamo con Joan nell’autobus nella jungla, cominciamo con lei che vive sola col gatto e di lavoro scrive orridi romanzi romantici d’avventura. Siccome sappiamo che è una donna abitudinaria e sedentaria, siamo interessati quando la vediamo costretta dalle circostanze a intraprendere un rocambolesco viaggio in mezzo a liane, serpenti e narcotrafficanti.

Cosa sappiamo di questo tizio? Poco, e quel poco non ha senso. E’ un trooper, inquadrato fin dalla tenera infanzia. Il processo è così severo e disumanizzante che il tizio non ha nemmeno un nome. Una roba che a confronto la propaganda nazista è semolino.

Sarebbe un’ottima fonte di conflitto! Un personaggio che per tutto il film lotta per liberarsi dalle catene ideologiche e psicologiche di questo terribile sistema!

Invece no. Coso diserta. Perché? Non ce lo diranno mai. Capiamo che ha avuto paura alla prima battaglia, che ha avuto remore a spacciare dei civili. Sappiamo anche che, fino a questa piccola scaramuccia, Coso qui aveva sempre obbedito senza problemi.

Ok, quindi non si era mai trovato in una condizione rischiosa o davanti a una scelta morale che testasse la sua lealtà. Più tardi scopriremo che il tizio era addirittura un addetto ai cessi.

Perché un bidello la cui competenza e lealtà non è mai stata testata è stato scelto per una missione importante come la cattura di Poe? Non si tratta di una battaglia, si tratta di un’operazione di precisione con effettivi ridotti e (si presume) scelti. Quindi?

Se non conosco le ragioni e il background del personaggio, come faccio ad affezionarmi?

Una storia migliore, in 4 vignette.

Insomma, Finn, il trooper, decide di disertare perché la guerra è brutta o qualche stronzata del genere (complimenti al programma disumanizzante del Primo Ordine, che non lascerà nessuna traccia sul carattere di Finn). Potrebbe scappare nel parapiglia o fingersi morto, ma siccome c’è rischio che il Primo Ordine lo insegua, Finn decide di scappare col prigioniero importante, così invece di una squadra (o magari nulla) è sicuro di avere alle calcagna una bella fetta della flotta. Finn è stupido, da questo punto di vista, ma non temete, non è il solo.

Finn e Poe restano separati e Finn si ritrova solo su Jakku, dove per la legge delle Coincidenze che Levati e il corollario del Quanto è Piccolo il Mondo, dopo una passeggiatina incontra Rey, bella fanciulla del deserto.

Rey è la Donna che Tutto Può. E’ tipo Wonderwoman, Nuvolari, Richthofen e Gesù tutto in uno.

Dovrebbe essere una meccanica che campa recuperando pezzi da rottami stellari, un’orfana sfruttata e malnutrita in un pianeta desertico e crudele.

Essere malnutriti e sfruttati in Pakistan…

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…e su Jakku

Rey sa parlare con un droide mai visto prima (vi ricordate quando Luke non capiva niente dei bip bop bum di R2D2? Luke era una pippa), sa parlare svariate lingue aliene, sa parlare il wookie nonostante 30 anni prima il wookie fosse una lingua rarissima.

Rey viene aggredita da due goons cattivi e li mena entrambi senza nemmeno spettinarsi.

Rey non ha mai pilotato niente di significativo, ma una volta posato il suo grazioso didietro su una nave atipica (e modificata) non solo riesce a farla decollare, ma si scatena in acrobazie aereonautiche che le nostre Frecce gliela leccano.

E lo so cosa diranno alcuno. He, ma anche Luke!

No.

Intanto non è che siccome il primo Star Wars è ora un mostro sacro allora non ha difetti.

E poi no.

Luke viene presentato come il rampollo di una famiglia benestante, gente non ricca sfondata ma nemmeno povera, che vive e lavora presso un grande porto interstellare. Luke stesso non è un semplice rottamaio, ma è in grado di manipolare, riparare e modificare dei droidi. Non è un salto troppo grande supporre che gli sia capitato di pilotare roba più grossa del suo macinino.

In secondo luogo Luke non si mette alla guida del Millennium Falcon! Manovra il cannone, e la sola roba che guida è un piccolo X-wing dotato di copilota, R2D2. Alla resa dei conti quello che Luke fa è mirare bene e infilare due colpi ben piazzati. Non si scatena in acrobazie stellari a bordo di veicoli mai usati prima.

Ma torniamo a Rey. Han Solo le mette in mano una pistola che lei non ha mai usato. Non sa nemmeno come usarla. Ma dalle mezzo secondo e la tipa dà le pappine a Simo Haya.

Mai preso una spada laser in mano, ma tiene testa al Frignetta.

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Ho ho ho, chi ha avuto l’idea della guardia laser?

E la forza? Vi ricordate come Luke debba allenarsi per lungo tempo?

Rey, senza mai averci provato prima, spacca il culo al Frignetta, il pupillo del nuovo Imperatore e uno capace di sbatacchiare la gente in giro (ma solo quando serve alla trama) e bloccare un colpo di folgoratore a mezz’aria (qualcosa che non abbiamo mai visto fare a nessun Jedi figo prima).

Ora, so cosa qualcuno sta per dire:

-Ma Tengy, ti lamenti sempre che non ci sono personaggi femminili forti, e ora che te ne danno uno rompi?

Non vorrei apparire come la Donna Che Chiede Troppo, ma oltre a un personaggio “forte” non è che noi fanciulle potremmo averne anche uno scritto bene? ‘Sta tizia totalizza Mary Sue a mani basse (ma non frigna troppo, il che è un punto a favore).

La storia segue a grandi linee roba già vista. I Cattivi hanno un’altra superpalla spakkapianeti, solo che questa è del tutto diversa dalla Morte Nera I e II perché questa è ancora più grande. Ma ha un punto debole che se colpito abbastanza provocherà l’esplosione dell’intera baracca. E Finn sa dove e come arrivarci perché lui puliva i cessi.

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Lo Starkiller è grande come un pianeta, conterà al minimo una cinquantina di milioni di impiegati. Ma ognuno di loro deve imparare a menadito i piani dell’intera palla. Perché dai, è credibile. Boh.

Intanto il Frignetta cattura Rey, perché lei ha visto la mappa del robot e ne hanno bisogno per completare il puzzle. Perché il Primo Ordine ha ricostruito il resto della roba basandosi su vecchi archivi. Perché la Repubblica non sia riuscita a fare la stessa cosa sarebbe stupido da spiegare.

Il Frignetta capisce che Rey è potente nella Forza, e quindi lascia a farle la guardia un singolo stormtrooper facilmente impressionabile.

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Il Frignetta, uno dei cattivi più deludenti della storia del Cinema

Insomma, i nostri riescono a scoppiare la palla e scappare (sorpresona), Han Solo muore perché costava troppo metterlo in Star Wars VIIIOld ideas strike back, il Frignetta si scatena in un’inutile duello con Rey e Finn e perde (peraltro, ho apprezzato il cazzotto sulla ferita come metodo di cura), i buoni si salvano e i cattivi fuggono.

Di ritorno alla base, sorpresa! R2D2, che era rimasto tra i piedi in standby da quando Luke era sparito, si riattiva. E vedi un po’ te i casi della vita, ha il resto della mappa! Perché in 30 anni nessuno ha pensato a controllare l’hard-disk del computer personale dello scomparso. Cristo…

Voler fare un elenco di tutte le cose stupide di questo film sarebbe impossibile. Ce ne sono a bizzeffe, saturano ogni singolo minuto di film. L’intera storia sembra rivolgere intorno al tema: “Leia e Han Solo sono pippe in tutto ciò che fanno”.

Hanno vinto la guerra, e 30 anni dopo la Repubblica è a catafascio, la guerra va male, sono divorziati, loro figlio è un serial killer e Han è tornato a fare il contrabbandiere indebitato. Ha anche la faccia di parlare del suo piccolo business come “quello che so fare meglio”. Coso, abbiamo visto due bande di creditori armati fino ai denti entrare senza colpo ferire nella tua nave. Mi sa che è chiaramente stabilito ormai che sei una ciofeca anche in quello.

L’unica scena genuinamente divertente è quella in cui il Fringetta sta avendo l’ennesima crisi di bizze, due stotmtroopers voltano l’angolo, capiscono l’antifona, si scambiano un’occhiata e voltano sui tacchi facendo finta di niente.

Insomma, un film esilarante per quanto è tirato via.

Due stormtroopers che se la filano  
Storia rimasticata…  
… ma arricchita con gustosissimi buchi di trama  
Zero cura nella sceneggiatura e nella caratterizzazione  
Finn è un buco di trama vagante  
Rey sa fare tutto anche se non ci ha mai provato  
Lo Starkiller è un coacervo di buchi di trama tale da inghiottire il sole  
Nessuno aveva nemmeno pensato a controllare la memoria di R2D2  
Il Frignetta  
Il nuovo Imperatore  
Come in Interstellar, l’unico personaggio memorabile è il robot  
Hai preso Brienne per fare Phasma, e la metti in due scenette di merda  
Luke deve essere il peggior maestro del secolo  

 

Insomma, è un pessimo, pessimo film. Lo ha detto anche Lucas, che ha definito vendere Star Wars
alla Disney l’equivante che vendere i propri figli agli schiavisti. C’era un’alternativa, sai Giorgino. Non vendere. E ora sappiamo cos’hai fatto dei tuoi figli naturali, mostro!

Comunque nessuno si mette contro la Disney (il cui amministratore delegato compare nel film nei panni dell’Ologramma di Snoke) e Giorgino si è dovuto rimangiare tutto.

Film consigliato solo per chi conta di andarlo a vedere a un orario di bassa frequenza e con un gruppo di amici trashomani. Perché se non si può ridere e commentare non ne vale la pena. E’ un’accozzaglia di roba talmente disperante che mi ha fatto seriamente rivalutare Star Wars Holiday Special.

Questo è tutto e che la Forza sia con voi!

MUSICA!

(E’ un appello a Hollywood, don’t waste your time always searching for those wasted years! Fatela finita col nuovo Star Wars, il nuovo Ghost Busters, il nuovo Star Trek e tutta la corte dei film zombies, dateci roba nuova, storie mai raccontate prima porca puttana!)

Valhalla rising: roba troppo profonda

Ho un sogno. Il sogno di vedere, un giorno, un film di vichinghi ben fatto. Un film dove non ti strappi gli occhi per i costumi a cazzo, non piangi per la scelta delle locations, non ti senti male davanti a tattiche di battaglia troppo cretine.

Esistono film del genere per altri periodi storici. Perché tutto quello che va dalla fine dell’Impero Romano alla Guerra dei Trent’anni deve essere trattato così a cazzo di cane? Non c’è una ragione logica!

Un giorno voglio sedermi davanti a un film di scandinavi incazzati senza dovermi prendere a schiaffi dall’inizio alla fine. Insomma, sto aspettando che qualcuno realizzi questo film (peccato solo per le corna, il resto è tutto storico).

Qualcuno mi ha consigliato la visione di Valhalla rising. Non la solita americanata alla Hiastory Channel, mi ha detto. E’ un regista danese, Nicolas Winding Refn, è un figo, davvero! E dopotutto le recensioni per questo film sono quasi tutte positive. Quindi perché no? Questa potrebbe essere la risposta a quel vuoto nel mio cuore. Potrebbe essere il bel film sui vichinghi che ho cercato per tutta la vita!

O forse no…

Dai primi secondi già capisco che non è il caso. Di botto, compare un testo su come all’inizio c’era solo l’uomo e la natura, e poi sono arrivati i cristiani a guastare la festa. Che già mi fa imbizzarrire un pochettino, dato che la frase è semplicemente stupida. L’ultima volta che l’essere umano è stato in contatto diretto e solitario con la natura, senza tutte quelle brutte cose chiamate “cultura” e “religione” e “morale” eccetera, è stato… no, non è mai stato. Ogni singola civilizzazione di Homo sapiens conosciuta è caratterizzata da suddette brutture. L’Uomo non vive con la Natura, non ci ha mai vissuto, vive con la visione che ha della Natura. Siamo animali culturali, è una caratteristica intrinseca della nostra specie.

Quindi raccattate le vostre massime neopagane su come “più prima era più meglio” e andate a farvi una passeggiata. L’unica cosa che cambia e che è davvero discriminante è il livello tecnologico, ovvero gli strumenti che le società hanno per fottere il proprio futuro.

Ma torniamo al film. Apriamo con un paesaggio di montagne scozzesi, truci uomini barbuti e il nostro protagonista chiuso in gabbiotto di legno.

Stringo i denti. Sono davanti a uno di quei film. Avete presente, no? Quei film che vogliono comunicare l’atmosfera cruda e cupa che regnava in questo periodo crudele della Storia.

E lo fanno annerendo le facce e le mani degli attori perché sì, la gente d’i ‘mmedioevo e gio’ava coi carbone tutte le mattine!

Niente urla “storicamente accurato” come facce annerite a caso…

No, sul serio, questa cosa mi dà un nervoso matto! Come vedere i tizi che tagliano le corde dei prigionieri invece di slegarle.

Qualcuno starà già dicendo “Oh Tengy, ma come mai scassi le gonadi con questi particolari?”

Perché i particolari sono importanti! I dettagli pratici sono ciò che dà profondità a un’ambientazione! Quando leggi in Historia mongolorum che i mongoli spulciavano i loro bambini e mangiavano il parassita tipo scimmie, sai che si trattava di gente abituata a fare la fame e sopportare prove fisiche ed emotive terrificanti. Non hai bisogno che qualcuno te lo dica.

Quando metti un attore con la faccia annerita, la mia domanda è : Perché? A che scopo? Cos’ha fatto questo tizio per essere così sudicio? Perché non si lava?

Per chi ha risposto “perché nel Medioevo la gente non si lavava”, FILA IN CAMERA TUA! Sei in punizione finché non cambio idea!


Tornando al film, diventa presto chiaro che non ci sta nemmeno provando a essere storico. O a seguire un senso logico normale. C’è un capo scandinavo di non si sa dove e non si sa quando che si diverte a organizzare incontri di lotta tra energumeni e scommettere soldi con un altro tizio.

Va bene, mi dico, magari questo film non vuole essere davvero un film storico, ma più un’esperienza, un viaggio psicologico tipo Il settimo sigillo di Bergman. I due film sembrano affini anche come contenuto: la fede, lo scopo nella vita, la morte, ecc…

Insomma, posso apprezzare un film anche se questo non sta raccontando una storia come le altre. Basta che mi stia raccontando qualcosa!

Mi armo di apertura mentale e pazienza, e vado avanti.

E all’inizio l’atmosfera è anche bella. I paesaggi sono spettacolari, gli angoli interessanti, la fotografia è splendida.

Solo che dopo 20 minuti uno comincia a chiedersi se ci sia altro, oltre all’atmosfera. E quando il primo evento della storia si manifesta, uno rimpiange che il film non sia solo 1h30 di silenzio e riprese da National Geographic.

Il ritmo di questo film è lentissimo. E lo dice una a cui i film dal ritmo lento piacciono. Ma qui 2/3 del tempo è occupato da facce truci che fissano il vuoto con aria intensa. O paesaggi. E ok, gran parte dei paesaggi sono anche belli, ma insomma, dopo un po’ è come guardare le diapositive di vacanze di zia Ludmilla.

Il protagonista di questa roba è un lottatore orbo da un occhio (come Odino! Get it?! E’ simbolico e significa roba!!!111!), tenuto al guinzaglio e usato per scazzottate e scommesse. Wow. Era dai tempi di Conan il Barbaro che non vedevo tanta fantasia.

Insomma, il nostro amico è muto, ma ha visioni (come Odino 2 il ritorno! Figo no?!). Mentre all’inizio questo sembra un fattore intrigante e interessante, presto ci rendiamo conto che le visioni non servono nessun particolare scopo. Vede che farà il bagno in un certo posto, e wow, fa il bagno in un certo posto! Vede che partirà per mare, e wow, parte per mare!

Non c’è nessuna reazione a seguito della visione (“ah, accadrà, che bello!” o “Oh no, devo fare in modo che non succeda!”). Lui le vede e dopo un po’ capitano. Più che visioni sono mini-spoilers.

Un bel giorno One-eye fa il bagno in un posto, e trova una punta di freccia. Una punta affilatissima, come prova sulla propria pelle (ciao, sono il tetano, piacere di conoscerti!). Con questa cosina riesce a tagliare il grosso collare di cuoio che ha addosso, liberarsi e tranciare la pancia di un uomo adulto (ovvero attraverso pelle, grasso e addominali).

Ok, qualcuno mi spiega il simbolo della freccia? Perché deve essere simbolico. Fisicamente è una stronzata completa, quindi o ha un senso simbolico o non ha senso e basta.

Il nostro e il bimbetto che si occupava di lui incontrano poi un gruppo di cristiani e insieme decidono di partire per Gerusalemme a fare i crociati! Yay!

A partire da questo momento comincia un profondo viaggio interiore ed esteriore, al cui traguardo troveremo la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

Ovvero 42.

Cominciamo con ordine. Intanto One-eye uccide il suo padrone e tutti i suoi uomini. E lo fa fuori campo, perché di certo la sua vendetta non è importante per la storia.

Dopo che questo Terminator delle Highlands ha finito, capita su dei… tizi con delle croci tatuate, che hanno appena ucciso gente non meglio specificata (pagani, si suppone), bruciato i loro corpi (con del napalm immagino, dato che non c’è un solo albero in vista) e preso le loro donne prigioniere. Le signore sono mostrate un paio di volte, legate nude nell’erba. Non si sa che fine fanno né che scopo abbiano nella faccenda se non “la produzione voleva tot secondi di tette”.

I nostri decidono di imbarcare One-eye e il suo marmocchio in una crociata gerusalemmita perché dai, chi non vuole un pagano violento e dalla dubbia lealtà che ha appena sterminato un piccolo clan scozzese? Non portarselo dietro sarebbe come non portare spacciatori al compleanno del cuginetto dodicenne!

Insomma, i nostri montano su una barchetta da otto rematori e partono per Aurocastro, ma finiscono in una bonaccia infernale correlata da nebbione. Potrebbero remare, ma sia mai che si sciupi la manicure, meglio svaccarsi da una parte e morire lentamente di sete.

Il tempo passa, i minuti di film filano via lenti come la corrente dell’Ankh. I vichinghi crociati (sì, vabé, soffro) decidono che si tratta di una maledizione. Chi potrà essere quello che porta sculo?

Hum…

Potrebbe essere il sinistro pagano orbo e muto, miscredente e peccatore.

O il fanciullo indifeso. Sì, deve essere il fanciullo!

Cercano di farlo fuori, ma One-eye interviene e l’ammutinamento si placa.

Passa altro tempo, e a un certo momento One-eye decide di bere l’acqua fuoribordo. Tanto morto, per morto…

E cos’è cosa non è, ma i nostri non sono più in mare! Sono in mezzo a un fiume e non se ne erano nemmeno accorti!

E mica un fiume a caso! Un fiume di quella che si capisce essere l’America del Nord.

Ma porco Giuda impestato, FILM!

Va bene, con calma…

Questi, andando alla deriva a cazzo di cane, hanno attraversato l’Oceano. Boh, sì, anche io l’altra volta mi sono addormentata sul regionale e sono finita a Ulan Bator. Per tornare non vi dico, c’era anche lo sciopero dei cammellieri!

In secondo luogo, bada te la fortuna: non solo hanno attraversato l’Atlantico senza una sola bufera e un mare piatto come l’olio, non solo non hanno beccato nessuno scoglio, ma sono anche capitati su un estuario proprio il giorno di Opposite Day, quando la corrente va verso monte!

E lo so, i grandi fiumi hanno una risalita di marea, bla bla bla, no! Questo non è il Missisipi, santi numi!

Ma va bene, è simbolico. Simboleggia che nei momenti bui della tua vita, quando ti sembra di stagnare e morire lentamente, non dovresti uccidere bambini. Se nei tuoi momenti peggiori riesci a resistere alla tentazione di sgozzare fanciulli e buttarli a mare, allora arriverai in un mondo disabitato dove selvaggi assatanati ti uccideranno.

Forse il messaggio è che dovresti uccidere il bambino…

Per alcuni commentatori, il bambino simboleggia il Cristo, ma la cosa rende tutto ancora più confuso. Sono i cristiani che vogliono spacciarlo. Ok, quindi perdono la fede, o ne travisano il messaggio… E One-eye lo salva. Quindi Odino salva Gesù quando qualcuno travisa il Vangelo? O tipo, se sei in dubbio sull’interpretazione dell’omelia, chiediti “che vorrebbe Odino in questa situazione?”. E’ questa? Perché “stupra, brucia e saccheggia” sembra essere la soluzione più probabile…

Boh, in ogni caso arrivano a una specie di sito funerario indiano, e il capoccia dei crociati decide che questi selvaggi avranno un assaggio di ciò che possono fare gli Uomini di Dio!

Oibò, che sarà mai? Lo abbiamo visto massacrare, rapire, bruciare… Peraltro, questi fanno il culo a bande armate scandinave, di certo della gente rimasta al neolitico dovrà penare per venire a capo di tali baldi guerrieri!

O forse no.

La prima cosa che il capoccia fa è così tosta, ma così tosta, ma così tosta che nemmeno Lilin ha osato descrivere cotale tostaggine nel suo romanzo fantasy!

Fa una croce con due pezzi di legno e la pianta in un pantano. Aaaaaaah!

E grosso modo basta.

Uno della banda sparisce, un altro si prende una freccia, e i nostri continuano a pacciugare in tondo nella mota come un branco di ippopotami narcolettici. Ma lo fanno in modo molto maschio e intenso, eh!

Insomma, dopo una sfilarata di primi piani e facce truci che guatano nel vuoto, il capoccia decide che è ora di andare a fare il mazzo ai selvaggi.

-Senti coso.- fa uno -Non abbiamo mangiato nulla da giorni, siamo quattro stronzi e un marmocchio, e siamo anche armati ammerda.

(Nella miglior tradizione del filmaccio pseudostorico, tutti hanno spade, nessuno ha elmi, e solo il capo ha qualcosa che forse vuole essere un’armatura, ma che nei fatti pare la casacca metal che mettevi a diciotto anni per andare al concerto dei Blind Guardian)

-Non temere!- fa il capoccia -Con questa pozione magica resisteremo ancora e sempre all’invasore!

-Ma siamo noi l’invasore.

-Bevi!

-Potrebbe trasformarmi in rospo o in cul di monaca!

-Smetti con le citazioni nerd! Potremmo andare avanti giorni con le citazioni nerd e nessuno le chiappa mai!

Insomma, bevono. E parte un montaggio che mi ha fatto rivalutare l’arte di Lory del Santo e del suo inverecondo The Lady.

Cioé… Boh?!

Uno va a giocare col fango, One-eye fa pile di sassi, un altro s’ingroppa un tizio a caso… Ridono, pacciugano, salutano il corteo di elefanti rosa, sono tristi e disperati…

E poi la botta passa. E niente, hanno il down e sono tutti di cattivo umore.

Va bene, tolto il fatto che lo spezzone è molto maschio e intenso, a che cosa è servito?

Ok, sarò onesta. In realtà questo lungo segmento mi ha spinta a pormi delle gravi domande sulla mia esistenza. Tipo “cosa stai facendo della tua vita?” o “perché non ti cerchi un hobby serio?” e “la conqui l’avrà ricomprato lo zucchero? O toccava a me?”

Forse è simbolico per dire che quando sei davanti a qualcosa di sconosciuto e mortale, prenderti una ciucca non è una buona idea. Wow, ci voleva von Nicolas qua, da sola non ci avrei mai pensato.

Bon, dopo questo intermezzo utilissimo, il disperso ritorna. I selvaggi l’hanno coperto d’argilla e gli hanno fatto i disegnini addosso. Perché si annoiavano. E adesso riesce a sentire One-eye!

Non lo so gente. L’idea che One-eye stesse parlando e che fossero gli altri e non poterlo sentire era anche bella, ma non ha un impatto sulla trama e non si sa che fine fa ‘sto tizio imburrato, quindi prendetelo come aneddoto.

Uno dei cristiani decide che si è rotto le scatole di stare in questo film e attacca One-eye, che ammazza lui e altri due di cui non sappiamo il nome, così, per compagnia. Poi spiega, tramite il bimbetto (che adesso ha un legame telepatico con lui, perché sì) che il grande piano è: fanculo, torniamo a casa.

No, siamo precisi.

Il grande piano è: attraversare a piedi colline infestate di selvaggi, raggiungere il mare, costruire una nuova barca e tornare a casa!

A parte il fatto che per tornare da qualche parte devi sapere dove ti trovi per cominciare, ma perché costruire un’altra barca? Perché la passeggiata? Non potete rimettere in acqua la barca su cui siete venuti?

Si vede di no. E’ simbolico. Vuol dire che se ti trovi in un posto di merda, la soluzione più semplice ed evidente è da evitare.

Tipo, hai un problema di droga? Potresti andare in comunità a spurgare, oppure potresti spurgare facendoti paracadutare sull’Himalaya da un pilota con una gamba di legno alla guida di uno Zero della Seconda Guerra Mondiale dopo esserti dipinto di viola cantando l’inno nazionale inglese.

Insomma, One-eye, il bimbetto e altri due vanno via. Il capoccia dei crociati no, perché lui è pazzo e vuole costruire la Nuova Gerusalemme. A me non pare pazzo, mi pare stia facendo stupidaggini a caso come il resto del gruppo, ma tant’è. Il capoccia viene infrecciato e muore.

Il mio stato d’animo a questo punto del film. E’ simbolico.

Dei due che hanno seguito One-eye, uno è ferito, si siede su un sasso e stira le zampe; l’altro ci ripensa e torna indietro, uscendo dal film.

One-eye e il bimbetto arrivano alla costa (evviva?), ma One-eye riconosce le rocce. Grazie alla vedenza sa che morirà su queste rocce!

E infatti degli indiani arrivano e lui si fa ammazzare su quelle rocce, senza nemmeno regalarci un’ultima scena d’azione.

Il bimbetto viene abbandonato sulla costa brulla e deserta, dove suppongo morirà di fame e di sete.

Fine della storia.

Sentite, sarò anche capra io che non capisco il genio, ma questo film non ha né capo né coda ed è così pretenzioso da far passare Donnie Darko per un lavoro umile e autoironico. Io non sono per nulla contraria a film psicologici o astratti o simbolici. Ma di questa roba francamente non so che fare. Ogni interpretazione che ho trovato in giro può anche filare, finché non la applichi alla totalità delle scene.

Secondo alcuni, la scelta finale di One-eye è dettata dal suo desiderio di proteggere il marmocchio.

Ahem. Eh?!

Va bene, diciamo che sia così… cosa lascia supporre a One-eye che la sua azione convinca i nemici a risparmiare il bimbetto? Che, glielo ha suggerito il regista? E il marmocchio appare per ultimo solo su una costa desolata, tra rocce e oceano. In quale pianeta un’immagine simile si traduce con “andrà tutto bene, easy-peasy lemon-sqeezy, fa una barca e torna a casa”? Almeno il film Ran si chiude su un’immagine di Buddha, che può lasciar supporre una possibilità di salvezza per il personaggio. Valhalla rising? Boh.

Per altri il film è un esercizio di stile, e questo lo posso anche capire. E’ bello da vedere. Le immagini, la luce, gli angoli sono molto gradevoli per l’occhio, almeno fino all’ultimo terzo. Ma a parte ciò, boh.

Per altri ancora “tutti possono interpretarlo, ognuno deve vederci qualcosa di suo”. Sì vabé, io domani rovescio il caffé sul muro, poi sta all’inquilino interpretare la mia arte.

Per altri simboleggia la fine della religione pagana e l’inizio di quella cristiana (ma se i cristiani muoiono tutti?). O il sacrificio di One-eye sarebbe da ricollegarsi a quello di Cristo. Solo che, secondo la dottrina, Cristo si è sacrificato per una ragione (purificare l’umanità). One-eye si sacrifica per…? Per far finire il film? Apprezzo, ma non è un granché come idea.

Per altri ancora si tratta di una critica del colonialismo o un qualche invito a tornare alle origini. Ok, non so che abbiano visto, ma i neolitici di questo film sono altrettanto brutali e superstiziosi dei nostri amici cristiani.

Forse il film vuol dire che gli uomini sono bigotti e violenti dappertutto? Va bene, ma c’era bisogno di un sub-plot di capetti scandinavi in guerra coi cristiani, scommesse e poppute schiave norrene per stabilire ciò?

Per altri infine è un film che solo pochi possono capire. Non una roba da plebei.

Ok, eletti della cinepresa, parlatemi come parlereste a una bambinetta scema. Spiegatemi questo film. Perché il “se non lo capisci è perché sei scemo” ha anche un po’ rotto il cazzo, scusate il francesismo.

A me è piaciuto un sacco The Babadook. Ad altri ha fatto schifo. Io posso spiegare (vedi commenti) le mie ragioni con un’interpretazione che si confà a la totalità del film. Non è la sola interpretazione possibile, beninteso, ma è coerente per l’intera storia.

Le succitate spiegazioni non chiarificano un sacco di aspetti di Valhalla rising.

Ma hey, il limite deve essere mio. Dopotutto è noto che io sono una grande appassionata di film Hollywoodiani! Non vivo senza, guarda!

E parlando di film Hollywoodiani, in questa intervista Refn afferma che:

-non si tratta di un film di vichinghi (che sono brutti e da plebei).

-cito “è concepito come un viaggio nello spazio, come se foste sul tetto di casa vostra guardando il cielo, osservando le stelle, una sera d’estate.” Ok. No. Cioé… no. Vai via.

-Uno dei suoi film preferiti, che ci tiene a citare, è Avatar. Quello dei puffi alti 2 metri, in 3D. E con questo mando un bacino a tutti i commentatori che “voi plebei guardate troppi filmacci burini di Hollywood”.

Secondo la mia sentenziosa opinione, questo film non vuol dire niente. E’ un esercizio di stile punto e basta. Usa per ragioni estetiche dei concetti spesso impiegati in discussioni e ragionamenti, e li mette uno di fila all’altro. Guerriero, Odino, cristiani brutty&kattyvy, viaggio, America, trogloditi assassini, religione…

Tutti concetti usati per parlare di cose serie, e buttati qui con la pala. Ma siccome lo stile è figo e il tono pretenzioso abbelva, la gente cerca di leggerci dentro chissà che cosa. Un po’ come quando cerchi di vedere facce nelle macchie di umido.

Il settimo sigillo è una storia surreale con un chiaro contenuto simbolico. Ma quello che capita ha comunque senso all’interno della storia! Le ragioni e le azioni dei personaggi sono logiche anche se poste in un quadro simbolico. Il cavaliere sta giocando a scacchi con la Morte, ma lo fa con uno scopo, e quando rovescia i pezzi lo fa per una ragione logica e precisa.

Dove sta il senso in questo film? Sono pochi e devono combattere molti. Quindi bevono una droga che non serve a un cazzo. E sorpresa, non serve a un cazzo.

I tizi sono bloccati dalla bonaccia ma non usano i remi.

Il capo dell’inizio vuole combattere i cristiani, quindi gestisce una bisca in mezzo al nulla.

E via così!

Se i personaggi fossero stati memorabili e ben caratterizzati, forse sarebbe stato diverso. Ma a parte One-eye, il bimbetto e forse il capoccia dei crociati, nessuno di loro si distingue. Sono così intercambiabili che fino alla fine non ero nemmeno sicura di quanti fossero. Non hanno nemmeno un nome!

Un’altra cosa: l’unica cosa che potrebbe davvero farmi imbizzarrire nell’ambientazione del Settimo sigillo è la pandemia di Peste Nera. La storia si svolge dopo una crociata, quindi al più tardi nel XIII°, mentre la grande epidemia è di circa un secolo dopo. E’ un grosso anacronismo. Ma per il resto la faccenda fila abbastanza, e i personaggi sono tanto interessanti da catturare la tua attenzione fino alla fine. La morte, il cavaliere, la famigliola…

Valhalla rising quando si ambienta? Si parla di cristiani che vengono a menare pagani in Scandinavia, il che lascia presupporre forse il X° secolo. Ma poi si parla di crociate e Gerusalemme, quindi roba posteriore al Concilio di Clermont (1095), un’epoca in cui la Scandinavia può ritenersi cristianizzata (almeno proforma) e i pogrom anti-pagani pressoché conclusi. Allo stesso tempo si capisce che la Groenlandia e l’America del nord non sono ancora state scoperte. Peccato che Erik il Rosso approdò in Groenlandia nel 985 e suo figlio Leif arrivò in Vinland pochi anni dopo (Leif morì nel 1020).

Quindi quando si ambienta questa storia? Perché parlare di “vichinghi crociati” può far fisiologicamente male al cervello!

Paesaggi  
Atmosfera  
Gore iniziale  
Quadro storico del tutto inesistente  
Trama fantasma  
Lentezza abominevole  
Facce truci in luogo di trama e personaggi  
Scene inutili  
Completa assenza di logica nell’intera faccenda  
Droga  
Costumi da cavarsi gli occhi con un cucchiaino  
La punta di freccia in titanio!  
Morti a caso di personaggi a caso  
Il finale  
Snobismo intellettuale de noartri (Ask me what it means! Ask me what it means!)  

Al di là di tutte le cazzate, io lo so cos’è questo film. E’ il prequel di Pathfinder. Tre hurrà per Refn.

Conclusione?

Guardate questo film.

Perché?

Perché mi sentirò meglio sapendo che ho arrecato questa sofferenza a qualcun altro. E’ sbagliato e moralmente deprecabile, ma è la verità.

Scherzi a parte, se vi è piaciuto questo film, bene per voi. Ma bon, io ho sofferto. E non poco.

Un casto bacio sulla fronte a chi indovina tutte le citazioni!

MUSICA!

Educazione siberiana: scemo più scemo in Siberia

Tempo fa sono capitata per caso su un film. Pareva una cupa storia in seno alla mafia russa, e mi son detta “perché no?” I film di cattiveria e degrado mi piacciono, e Goodfellas m’era garbato un sacco.

Dopo dieci minuti, piangevo dal ridere. Cristo, era peggio de Le porte dell’abisso! Ho sempre detto che al cinema italiano mancava un Totò va in Siberia!

Ma chi era il genio del male dietro questo capolavoro del comico involontario?

Oh, privyet Lilin…

Le origini del male


Chi è Nicolai Lilin?

Se siete necrocoprofagi come la sottoscritta, lo avete già per sentito dire. Lilin è uno di quei fenomeni che uno non può trattenersi dal contemplare con un misto di fascinazione, ilarità e dolore per la Madre Patria. Ahi serva Italia, di dolore ostello…

Arrivatoci dritto dalla Transnistria, Lilin è la faccia dell’Italia provinciale e boccalona, quella che non sa nulla di ciò che c’è di là dal poggio ed è pronta a bersi qualsiasi favola. E’ la faccia del nostro panorama culturale, dove cosa dici è indifferente e il tuo personaggio è tutto (ricordiamo che lo stesso romanzo ha un feedback diverso a seconda se è stato scritto da un ingegnere quarantenne o da una diciassettenne cieca). E’ infine la faccia del nostro giornalismo, senza fonti, con poche informazioni romanzate in salsa harmony/cazzoduresca (a seconda se si rivolge agli uteri o agli scroti).

Non mi credete?

Provate a leggere che razza di interviste rilascia. Tipo questa, che si apre in modo trionfale:

Nicolai Lilin è un lupo. Non un lupo qualsiasi, ma simile, in tutto e per tutto, al giovane esemplare di cui si racconta nel film di Educazione Siberiana. A differenza di detto canide però, nei venti minuti di conversazione telefonica concessi, la sensazione ricevuta è che l’autore, nato a Bender, Transnistria, 33 anni fa, non si sia accucciato placidamente innanzi ai blandimenti del sistema, ma piuttosto continui a digrignare i denti quale testimone delle storture della nostra società, – per niente addomesticato, – nonostante si aggiri ormai da quasi dieci anni nel nostro Paese.

Sto morendo dentro.

Il film è tratto da un romanzo, Educazione siberiana. Un romanzo “autobiografico”!

Peccato che nel tempo qualche lettore un minimo scafato abbia fiutato la boiata, e da allora Lilin abbia cambiato registro: da “ok, magari non tutto è successo proprio a me personalmente” a “no, ma dai, è un romanzo inventato, su”.

Insomma, Lilin sarebbe un Urca, popolo siberiano di “criminali onesti” (BWHAHAHAHAHAHAH, i criminali onesti cristiddio!) discendenti a loro volta da tizi chiamati “Efei”.

Ovvio, gli Efei non esistono, e ancor meno gli Urca. Come confermato da Lilin stesso:

Premessa: i criminali onesti siberiani scarseggiavano già al momento della mia nascita (nel 1980, nda), ora sono praticamente scomparsi, seppur nella mia famiglia si sia tramandata la tradizione. Nel mio romanzo mi sono divertito a trasporli nella storia recente.

“Criminali onesti”. Certo. Vivono in una terra magica tra la Contea e Midian, e sono i più assidui scrittori di Guide Galattiche per Autostoppisti.
Che della gente adulta si sia bevuta ‘sta cosa del criminale onesto mi toglie speranza nel domani.

Ma tenuto conto del personaggio, cosa ne è del film?

Il film

Rai Cinema. O tempora…

Partiamo subito con le cose positive, che si finisce alla svelta: la musica è per la maggior parte bella, anche perché quando si scommette sul folk è difficile prendere troppe cantonate.

Alcuni attori fanno un lavoro passabile. Vilius Tumalavicius nei panni di Gagarin, o Eleanor Tomlinson nei panni di Xenia, fanno quello che possono con il copione che hanno. Poi bon, non si posson far miracoli.

John Malkovich. Oh Johnny, tu sei un vero attore, che cazzo ci fai in questo film?
No, sono felice che lo abbiano arruolato, perché Malkovich nei panni del nonno mentore è una pura delizia. Tra battute da morte cerebrale e momenti in cui deve fare smorfie e faccine (“vi ar vulvs, grrrr bbrah blblblblb!”), ogni sua scena è una perla!

Direi che con le cose positive abbiamo finito! Veniamo al sodo.

Il film racconta la storia di Kolyma, l’alter-ego di Lilin, che cresce nella Contea degli hobbit siberiani, tra gente che parla con falsissimo accento russo, zingari vestiti con la collezione Autunno/Inverno 1943, neve e frasi a effetto.

Il nonno gli insegna tutte le regole del buon siberiano (che sono una meno pratica dell’altra ma hey, dopotutto chi sono io per giudicare gli hobbit?) e i sani valori della sua gente: rubare va bene, ma non bisogna rubare alla gente comune, solo a poliziotti, usurai e banchieri.

Non per essere fiscale, ma i soldi nelle banche appartengono alla gente comune, eh.

Peraltro, un buon Hobbit Sovietico deve rispettare tutte le creature viventi, tranne poliziotti, soldati e gestori di negozi di sport. Perché i gestori di negozi di sport? Non lo so, ma in una scena del tutto inutile Kolyma e i suoi ne aggrediscono e mutilano uno, così, per sfizio. Magari era ebreo (su questo torneremo più avanti).

L’altare di famiglia con un’icona della Vergine. La Vergine brandisce pistoloni ed è coperta di tatuaggi. Giuro che mi sono piegata sulla sedia dalle risate. Pliiiiis!

Questo capolavoro si apre con una scena di cani che corrono nella neve e una scritta secondo cui, sotto Stalin, molte comunità delinquenti siberiane sarebbero state deportate in Transnistria. Ammiro l’accortezza di Lilin che, a questo giro, evita ogni riferimento agli anni ’30. Dopotutto negli anni ’30 la Transnistria era in Romania e Stalin non poteva deportarci nessuno.

Però, direte voi, Stalin deportava la gente in Siberia, non dalla Siberia. Magari è stata una di quelle decisioni da Casual Friday.

“Sai Berija, oggi ho voglia di fare qualcosa di diverso dal solito… Ma cosa? Ah… No, aspetta, ce l’ho! Invece di straportare gente in Siberia, posso straportare gente dalla Siberia! Haha, dai, ganzata!”

I siberiani in questione non vengono chiusi in gulag o campi di lavoro, no. Sono lasciati liberi e senza supervisione, perché alla fin fine Stalin non era così cattivo, era solo una pippa in PR.

La prima avventura di Kolyma è un trionfo di trash. Il piano è di sdraiarsi in mezzo alla strada di notte in inverno per costringere i camion russi e fermarsi e permettere agli amichetti di rubare tutto da dietro. Nel mondo reale il camionista sarebbe stanco, i freni ciofeca, i pneumatici mediocri e finirebbe subito in frittata di marmocchio. Nel mondo reale, peraltro, i teloni sarebbero chiusi e gli amichetti del marmocchio in questione resterebbero con un pugno di mosche e frattaglie in mano.

Ovviamente nel magico mondo di Lilin tutto va liscio.

Per il resto, l’infanzia di Kolyma è un rosario di scene a caso, una dietro l’altra, volte a mostrare che i siberiani ce l’hanno un sacco duro. Più che altro mostrano come i russi siano una manica di schizofrenici affetti da ADHD. Deporti un migliaio di delinquenti, ma poi non li sorvegli. Ti fai rubare un centinaio di stivali, e mandi gli swat. Gli swat sono sconfitti da una banda di zingari scappati dal 1938 (ma fanno le faccine!).

L’Armata Rossa contro i temibili Urca

La risposta delle autorità a questo atto di gravissima insubordinazione?

A Mosca, Yuri Andropov.

“Hanno aggredito i nostri soldati?- tuona –Ora li Cecoslovacchizzo a sangue!”

“Capo!- fa il suo segretario –Vi ricordo che oggi ricorre Soviet Casual Friday!”

“Diavolo, è vero. Hum. Non facciamo niente allora!”

“Molto casual, capo, molto”.

Poco dopo, durante una zuffa, l’amico ciliegia del protagonista, Gagarin, di anni 10, sgraffia la gamba di un soldato con un coltellino.

“Uno sgraffio da parte di un bambino…- a Mosca Andropov si acciglia –Mi prendi per il culo? Che bisogno c’era di venirmelo a raccontare?”

“Lasciami spiagere, capo!- fa Kryuchkov, capo del KGB –E’ di nuovo Soviet Casual Friday!”

“Ah, è vero! Bene, hum… direi che per il marmocchio possiamo fare 12 anni di lavori forzati.”

No, non sto scherzando. 12 anni di lavori forzati. Vabé.

Russi che giocano a pallavvolo con un mattone. Ha più senso di questo film.

Gli anni passano, Gagarin torna per trovare che il degrado regna al villaggio: spacciatori, bande rivali, ebrei, uno schifo insomma. (Di nuovo, non sto scherzando, due ebrei ortodossi coronano la sfilata del degrado).

Gagarin è cambiato. La prigione ha spezzato il suo cuore: ora non crede più in niente e non vuole più seguire le regole mentecatte degli hobbit sovietici!

E c’ha anche ragione.

Un bel giorno Kolyma si prende una coltellata e viene portato di fretta da un dottore. Il tipo è arrivato da poco e ha portato con sé la figlia Xenia, tanto carina quanto ritardata. Perché, se hai una figlia handicappata mentale, un pericoloso ghetto post-sovietico è il posto ideale dove occuparsene. E siccome il dottore è tanto protettivo, la lascia da sola nella stanza di Kolyma, noto delinquente figlio di boss mafioso locale. Che dire, padre dell’anno.

Kolyma e Xenia fanno amicizia e sviluppano un forte affetto l’uno per l’altra.

Vi dirò: questa è l’unica parte vagamente interessante del film e l’unica che si azzarda a trattare un argomento complesso. Puoi innamorarti di una persona affetta da grave handicap mentale? Può lei ricambiarti? E se succede, come devi reagire?

E’ l’unico momento in cui il protagonista si trova nell’impossibilità di risolvere il dilemma, ovvero l’unico momento di storia vera. Perché cos’è una storia, alla fine?

Una storia avviene quando X si trova davanti a un ostacolo che non può superare. X deve crescere, evolvere, acquisire strumenti che prima non aveva, o essere distrutto. Può trattarsi del vestito per la festa o della Seconda Guerra Mondiale, ma il punto è lo stesso: il personaggio deve trovarsi davanti qualcosa di insormontabile e pertanto essere obbligato a cambiare o fallire.

In tutto il film, Kolyma non ha mai davvero paura, non è mai davvero nei guai, non si trova mai in una situazione da cui non c’è apparente via d’uscita. Perché Kolyma è un duro così duro che niente lo scompone!

Peccato che in questo modo Kolyma non possa mai essere coraggioso né eroico, perché non è mai spinto fuori dalla sua zona di comfort. Non è mai costretto a superare i propri limiti perché è già uno tostissimo col cazzo durissimo. Non c’è coraggio senza paura, non c’è forza senza debolezza.

Purtroppo, quando per incidente Koyma si trova in una situazione che non sa gestire, è prontamente salvato dalla trama e non deve più giostrare con scelte difficili. Altre scene a caso vengono a seppellire e uccidere l’unico plot un minimo vitale della pellicola.

In una scena surreale, Kolyma, diventato tatuatore, deve “leggere” il corpo di un tizio assassinato. Perché i siberiani si scrivono la roba addosso coi disegnini. Kolyma legge e sbotta “questo tizio è un informatore della polizia!”.

Oibò, e se l’era scritto addosso? Peggior. Spia. Di sempre.

Il fratello e cugino del morto di cui sopra

In un’altra scena Kolyma viene arrestato e interrogato. Kolyma non risponde, né sbatte le palpebre quando lo sbirro gli avvicina la sigaretta all’occhio (ho già detto che ce l’ha duro durissimo?). Visto che la minaccia non funziona, il poliziotto passa all’azione e…

…sbatte Kolyma in una specie di campo vacanze a tema.

No, non scherzo. Niente botte, torture, pizzicotti. La “prigione” è un capannone con uomini, donne e bambini, dove i detenuti possono avere di che cucinare, strumenti musicali, oggetti contundenti…

E io che avevo sentito dir tanto del male delle carceri sovietiche. Invece no, ecco, erano solo un po’ vintage nel decoro!

Che poi non è che ci sia ‘sto gran cambiamento rispetto a fuori. L’intero film pare ambientato negli anni ’40, o ’50 al massimo, quando il grosso della vicenda dovrebbe svolgersi nel 1995. A tratti non mi sarei sorpresa di vedere lampioni a gas per le strade. In una scena i nostri si appostano accanto alla giostra dei calcinculo per poter ascoltare “musica occidentale”.

Nel 1995.

Non fate veder loro un mangiacassette, i loro cervelli sovietici potrebbero esplodere.

Salvatores, pliiiiiis

Questo film è una parodia, buono per occidentali senza rudimenti di storia. Ricorda tanto quelle giapponeserie kitch confezionate ad hoc con geishe e samurai, volte a soddisfare il gusto per l’esotico di orde di gaijin ignoranti e otaku immaturi.

Solo con più neve e Malkovich che fa le faccine.

Nel climax finale, Kolyma viene tirato fuori di galera perché hanno fatto del male a Xenia (chi avrebbe mai detto che lasciarla andare in giro con una banda di noti delinquenti l’avrebbe messa in pericolo!). Kolyma e soci devono scoprire chi è stato e punirlo!

Il caso viene risolto in 30 secondi in una maniera così cretina ma così cretina che non ve la racconto: dovete guardare questo film e soffrire come ho sofferto io!

Questo disastro cinematografico si conclude con la fine più anti-climatica della Storia del cinema.

“Perché hai zompato a Xenia?”

“Boh, sai com’è, rompo tutto ciò che tocco”.

Wow. Un po’ come gli indonesiani che definiscono un pogrom da due milioni di morti “incidente”.

L’ultima scena è pure sublime. Xenia è ridotta malissimo, ora come mai ha bisogno di sostegno, aiuto, cure, affetto. E Kolyma cosa fa? L’abbandona. Del tutto. No, sul serio, auto-stoppa un autobus per gli anni novanta e tanti saluti. Applausi.

Pare evidente che il personaggio di Gagarin è pensato come contraltare a quello di Kolyma: mentre il secondo segue le regolette degli hobbit e diventa un eroe, quell’altro ha avuto un’infanzia tragica e senza nonni senili che fanno faccine, e finisce in tragedia. Peccato che ogni tentativo di farci provare simpatia o tristezza si concluda in fallimento.

Sentite anche voi questi violini strazianti?

Questo film è brutto nei dettagli. In un’intervista Lilin spiega che i coltelli nel film sono stati fatti da dei coltellari sardi speciali che pregano sulle lame.

Ok, ma Kolyma ne tronca uno semplicemente piantandolo in terra e dando uno strattone. Cari sardi, la prossima volta più tempra e meno preghiere, per cortesia!

La scomoda amicizia tra Kolyma e Xenia è l’unica cosa interessante. E non perché mi piacciano le storie d’amore, ma perché è l’unica che Kolyma non sa come affrontare. Ma prima che Kolyma possa crescere, vincere o fallire, Lilin lo soccorre tirandolo fuori dall’azione e ficcandolo in un posto in cui niente di davvero terribile può succedergli. Quando alla fine Kolyma torna nell’arena, il conflitto che lo vessava ha cessato di essere. Guarda te le botte di culo.

Il cazzodurismo galoppante è condito con grandi frasi a effetto, tipo:

“Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare”.

Oh, non preoccuparti Rasputin, posso amare un sacco di cose!

“Alcuni uomini la vita se la godono, altri la tollerano. Ma noi siberiani, Kolima, noi la vita la combattiamo.”

Con tutto il rispetto, mi sembra una filosofia molto stupida. Mi sembra qualcosa che il ragazzino emo-edgy-anticonformista della IV ginnasio avrebbe potuto dire.

Questo film (e i suoi congeneri) è l’equivalente sotto steroidi della Pimpa.

La Pimpa non ha una vera storia, è solo un cane carino e buffo che fa cose carine e buffe per 20 minuti e poi basta. Ecco, qui è uguale. Ci sono uomini tosti e duri che fanno roba tosta e dura per 1h30 e poi basta. Niente arco di trasformazione, niente da imparare, niente da temere, una storia inutile come la lista del bucato.

In conclusione

Malkovich che fa le faccine
La sceneggiatura
Gli hobbit siberiani
Le icone sacre con scarabocchi e pistole
L’ambientazione anacronistica
L’assenza di un conflitto apprezzabile
Cazzodurismo de noartri
L’accento russo
Le frasi a effetto
Il finale

 

Potrei andare avanti per ore con tutta la roba sbagliata, con tutte le scene cretine, ma non finirei più!

Insomma, questo film è in sé un capolavoro. E’ uno di quei film che vanno visti più volte, perché è impossibile assorbire tutte le bischerate in una visione sola! Vi consiglio però di vederlo in compagnia e con dell’alcol forte a portata, perché certe scene sono semplicemente troppo assurde per subirle da sobri e da soli!

Consigliatissimo per tutti gli amanti di becero trash!

Per chi invece volesse guardarsi un film passabile ambientato nella Russia sovietica, guardatevi Child 44. Ha mille problemi, tra cui un inutile accento russo, una trama che manca di focus, e cento buone occasioni sprecate, ma è sempre diecimila volte meglio di Educazione Siberiana. E non è autobiografico, yay!

MUSICA!

La Waterloo dell’Informazione: si può sempre contare su Repubblica!

Ci sono cose che ti deluderanno sempre nella vita. Tipo il fatto che nessuno rileva le mie citazioni al melodramma italiano, o che nessuno ha visto la citazione a Pratchett nello scorso articolo.
Ci sono altre cose che non ti deluderanno mai. Tipo Repubblica. Repubblica è una garanzia!

Quindi allacciate le cinture per un secondo viaggio al bicentenario di Waterloo, con quelli che non celebrano la storia perché fa mainstream.

Giorni fa sono venuta a conoscenza di questo articolo del signor Merlo.

Il signor Merlo è andato al bicentenario di Waterloo, ma a quanto pare non gli è piaciuto. Sorpresa da questo fatto (come detto, le truppe napoleoniche sono tra le meglio preparate del settore), mi sono tuffata nella lettura con maschera e boccaglio, ma mi sono presto resa conto che la profondità del pezzo richiedeva un equipaggiamento da sommozzatore. Avvitate i vostri caschi e avviate le vostre pompe d’aria, signori, signore e signorine!

Waterloo (Belgio)– L’Europa, che a Ventimiglia subisce la sua “Waterloo” , qui a Waterloo esibisce la sua panza da birra.

Già son persa. Mi sembra di capire che il signor Merlo stia facendo riferimento a Renzi, migranti e accordi con la Francia, ma non vedo proprio cosa c’entri. Ergo ne deduco che si tratta di un dotto riferimento alla presa di Ventimiglia del 1797, perché la competenza storica è un’innegabile dote del giornalismo italiano!

Nel campo che fu di battaglia, nella periferia ricca di Bruxelles, 40 ettari di terra grassa sono stati trasformati in un enorme stadio. Più di duecentomila europei hanno comprato il biglietto e, ogni sera e per tre sere, in sessantottomila hanno assistito allo spettacolo di guerra e hanno celebrato “la più gloriosa delle disfatte”, come ha titolato in prima pagina ‘Le Monde’, nel disfacimento estetico di una carnevalata storica che è industria, e nel fumo e nel fuoco dei più assordanti fuochi d’artificio, bum bum bum alla napoletana ma con la pompa magna dell’Europa.

Con ordine: Waterloo è stata oggettivamente una gloriosa disfatta. Tutti hanno combattuto bene e con valore, nonostante gli innumerevoli sbagli tattici e strategici della campagna.

Ma prendiamo la “carnevalata”. E’ un’attitudine che ho incontrato spesso tra i non appassionati o semplicemente tra gli ignoranti di Storia, ed è un’attitudine che ho sempre trovato disarmante. Disarmante perché associata con un’arroganza che risulta impermeabile a ogni buonsenso.

Primo: la conoscenza e la buona comprensione della Storia sono strumenti indispensabili in una democrazia. L’insegnamento a cazzo di cane della Storia è, a mio modesto parere, una delle ragioni dell’instupidimento progressivo della popolazione (e non solo in Italia).

Perché?

Elaboro. Lo studio ben fatto della Storia, oltre che un’ottima ginnastica intellettuale, è utile dacché insegna a considerare un vasto numero di variabili e di conseguenze su medio e lungo periodo. Un fenomeno storico non dipende mai da un solo fattore e non ha mai un solo risultato.

Studiare la Storia non vuol dire sapere esattamente in che anno e giorno sia stato l’incontro di Teano. Vuol dire sapere perché c’è stato, che importanza ha avuto e in che ambito, quali conseguenze ci sono state.

Secondo: non solo studiare ammodo la Storia aiuta ad avere uno sguardo più critico sulla realtà, ma aiuta anche a rendersi conto di quanto tale realtà sia relativa. Aiuta a capire che altra gente in altri posti può vedere il mondo in modo completamente diverso e volere cose completamente diverse rispetto a noi. E questo è importante.

In parole povere, conoscere bene la Storia è un modo per imparare a conoscere l’Uomo, ed è importante. Almeno in principio, molti sono d’accordo su ciò.

Che c’entra la rievocazione?

La rievocazione ha un triplo interesse:

  • Permette, per l’appunto, di “rievocare”, di far tornare vivo. La rievocazione, unita con il recente sviluppo dell’Archeologia Sperimentale, ci sta permettendo di conoscere e capire meglio il nostro passato.
  • La rievocazione ci permette di far divulgazione in modo semplice e facilmente fruibile! Io posso studiare a scuola che a Waterloo Napoleone ha perso, ma magari non so che c’erano anche olandesi e scozzesi nelle truppe di Wellington. A una rievocazione non solo imparo una nozione nuova, ma me la ricorderò. Perché leggere il nome di un reggimento sulla carta o vedere un sergente in kilt che cazzia selvaggiamente una doppia fila di soldati cotti dal sole non hanno lo stesso impatto. La rievocazione fatta bene è un ottimo mezzo di divulgazione, educa il popolo divertendolo, lo incoraggia a studiare, a far domande, a imparare! Lo incoraggia a immaginare, a mettersi nei panni!
  • Infine, la rievocazione permette la sussistenza di un sacco di mestieri che andrebbero sennò perduti. Una volta che ci siamo dimenticati una tecnica, è finita, non la recupereremo più. Il giorno in cui non ricordiamo più come ottenere quel colore o come fabbricare quell’oggetto, abbiamo perso per sempre un pezzetto del nostro patrimonio che avrebbe potuto essere utile in futuro. La rievocazione preserva in parte da questo rischio.

Ora, la rievocazione non sempre è ben fatta. Nel settore vichingo si trovano mentecatti che prendono History Channel come fonte, o gente che sostiene che il peso storico di una spada era 4 Kg, o altre stupidaggini cosmiche del genere. In quel caso, convengo, il termine “carnevalata” è più che appropriato.

Peccato che la gente di Waterloo sappia il fatto suo. Ma forse sto reagendo male a sproposito, forse il signor Merlo ha conoscenze ragguardevoli in materia e ottime ragioni per definire Waterloo 2015 una “carnevalata”. Andiamo avanti e vediamo…

E mentra (sic) i finti plotoni fucilavano, i veri colbacchi con la fiamma sembravano alti pitali rovesciati.

Eh?

Il signor Merlo è familiare col pitale?

   

Boh?

Ad ogni modo c’è poco da fare, signor Merlo: i colbacchi potranno sembrarle anche sravanaculi chiodati a vapore, ma erano fatti così. O sta criticando i “carnevalari” per essere troppo storici e accurati?

E le tasche di cuoio ondeggiavano come le orecchie in controcanto dei cani bracchi.

Cito dalla Treccani, “disegno melodico secondario sovrapposto o sottoposto al disegno melodico principale: fare il controcanto.” Non sapevo che i cani bracchi avessero un controcanto alle orecchie (?), né ho visto tutte queste sacche di cuoio sbatacchianti in giro.

Sacche di cuoio che sventolano

Le buffetterie incrociate e le giberne da granata erano indecifrabili anticaglie.

Non so bene cosa ci sia da decifrare in un oggetto elementare come una buffetteria o una giberna, ma ancora, qual è il problema, è che sono “anticaglie”? Certo, che idea andare a vestirsi da napoleonici a una rievocazione napoleonica in cui la tua associazione napoleonica è pagata per presentarsi in veste napoleonica! Bah!

I dollman degli ussari somigliavano a tappezzerie di vecchie tende.

Strana grafia per il dolman. Ad ogni modo io non ho mai avuto tende di lana con alamari. Signor Merlo, le divise da lei viste erano precise al centimetro, che piaccia o meno. Se la rifaccia col sarto di Wellington.

In teatro si chiama ‘trovarobato’ tutta questa sartoria di scuciture, buchi e giacche che litigano con i pantaloni.

Aha, ho capito! Quello che urta è l’accostamento giacchetta/braghe/cappello! Ma è vero, santi numi! Mi rivolgo a voi, rievocatori napoleonici, non vedete che la vostra divisa è so 1815? Gawd! (No sul serio, che discorso è?)

BTW, carina la battutina sul “trovarobato”: vuole essere denigratoria? Trovarobe, gawd, mica un mestiere vero! Ah!

Ma al centro della patacca drammatizzata dalla musica dei Carmina burana e dagli effetti specialissimi dei botti tridimensionali, chiamati per megalomania scenica “Inferno”, c’era la più autentica di tutte le patacche, il finto Napoleone che da dieci anni recita il suo ruolo di Imperatore in tutti i campi di battaglia e in tutti i giornali del mondo, un avvocato di Orleans con studio a Parigi, piccolo calvo e con gli occhi blu e rotondi, sincero sino all’ identificazione mattoide che gli fa dire: “ahimè, misuro un metro e settantadue, tre lunghissimi centimetri in più “. Ieri sera, davanti alla casupola del comando, questo verissimo Napoleone, che nessuno chiama con il suo vero nome, ha forse raggiunto la perfezione quando ha dato l’ordine di attacco piegandosi leggermente su se stesso per simulare le imperiali emorroidi che in quel 18 giugno, secondo la storiografia del dettaglio, lo tormentarono e forse gli impedirono di vincere.

“Inferno”. Hahahahah, no, capite, lo hanno chiamato “Inferno”!

Felix Philippoteaux dipinge gente che sta avendo una giornata un po’ faticosa (ma niente di che)

Signor Merlo, quel giorno del 1815 l’Inferno era su terra ed era a Waterloo. Chiunque abbia letto un qualsiasi libro/articolo/depliant sulla guerra del periodo lo sa: le condizioni dei soldati erano terrificanti. Roba ai punti con la Prima Guerra Mondiale se non peggio. Leggere il dettaglio di una battaglia napoleonica è leggere una storia dell’orrore, con la differenza che si tratta di gente vera. “Inferno” non è una melodrammata, è un termine tecnico.

Non capisco se si tratti di ignoranza del periodo o di indifferenza, ma ho sempre trovato questa sufficienza nei confronti della Storia molto ipocrita. A quanto pare dobbiamo onorare i morti del ghetto di Varsavia e quelli dello sbarco in Normandia, i martiri di Katyn e quelli di Cefalonia, ma dopo un po’ i cadaveri scadono, e ci puoi pisciare sopra. Anzi devi, altrimenti sei un carnevalaro col cantero in testa.

Mi piace anche il tono paternalista sul tizio che faceva Napoleone. Cioè, rendetevi conto, non solo è uno che fa un mestiere al di là della ricostituzione, ma è anche uno che ha il senso dell’autoironia e recita bene il suo ruolo! Scandalo!

E a chiosa, vedo che il signor Merlo ha notato il Carmina burana introduttivo, ma non il pedissequo commento alla battaglia, fatto in tre lingue (inglese, francese e fiammingo) e a beneficio del pubblico. E’ bello avere occhio per le cose importanti.

Poi c’è stata la solita overdose di finti attacchi, la polvere, i colpi di cannone, la cavalleria e i cadaveri per terra che furono 20.000: “Io – mi aveva detto nel pomeriggio Patrick, idraulico a Nanterre – sono morto male una sola volta, a Jena, perché avevo mangiato troppo. Qui a Waterloo mi hanno ammazzato almeno otto volte. Ma è ad Austerlitz che quest’anno è stato più bello e difficile morire: avevo i piedi e la mani gelate per la neve di dicembre. E c’erano duecentomila spettatori, quattro volte lo Stade de France!”.

“I cadaveri per terra che furono 20.000”. Sembra strana come frase, no? Perché è assurda, i morti furono circa 57.000, come ho trovato in tre lunghissimi minuti di ricerca (Fuller, uno dei miei livres de chevet). Possibile che un giornalista si sia sbagliato così tanto?

Per capire, basta andare a vedere la prima versione dell’articolo, quella comparsa su Repubblica, in cui i morti sarebbero stati 200.000!

Fistia maiala, TUTTI! Un massacro totale, alla fine Napoleone, Wellington e Blucher si sono ammazzati a vicenda a baionettate!
No, dopo una meritatissima tirata d’orecchie da parte dei lettori dell’articolo, il signor Merlo ha pensato di apportare una discreta correzione non segnalata. Ovviamente, la correzione è altrettanto assurda del primo strafalcione. Non c’è che dire, questo offre tutta una nuova dfinizione all’espressione “andare a braccio”. Complimenti.

E vogliamo parlare di questo Patrick? Questo idraulico che osa avere una passione per la Storia, una passione tale da rischiare i geloni sul campo di Austerlitz? Vergogna Patrick, un idraulico deve leggere solo roba di donnine svestite e andare a vedere cinepanettoni. Se ora anche gli idraulici cominciano a coltivare passioni intellettuali dove andremo a finire?

Ieri sera dunque anche Wellintgon, the Duke, l’elegante gradasso asserragliato nella fattoria di Hougoumont, restaurata e inaugurata il giorno prima da Carlo e Camilla, sembrava un altro Napoleone, e pure il prussiano in fuga era Napoleone, qui diventano tutti Napoleone, persino Cambronne che, secondo i soliti scettici che non se la bevono mai, sarebbe il vero vincitore di Waterloo grazie a quella parolina abbagliante come un fulmine che, qualche rara volta , ci libera sia dall’ipocrita venerazione sia dall’oscuro biasimo trasformandosi in intelligenza critica.

A parte il fatto che mi par di ricordare che l’Iron Duke si sia piazzato a Hougoumont sul tardi, avendo altro da fare per gran parte del tempo… A parte che non mi risulta che a Waterloo i prussiani siano scappati… A parte ciò, non ho idea di cosa voglia dire questo paragrafo. In che senso sono “tutti Napoleone”?

E Cambronne, poi? In che senso dovrebbe essere il “vero vincitore”? Perché ci ricordiamo “le ultime parole famose”?

E poiché non esistono Napoleoni illegittimi si può andare avanti così, sino a comprendere nel mito ottocentesco dell’eroe romantico e poi del superman moderno, che vince anche quando perde, persino il testimonial del recentissimo rap della pubblicità, molto cliccata a Waterloo, quella che “i suoi nemici si misero d’accordo/ all’Elba lo esiliarono / ma lui era testardo/ sarebbe ritornato / in barba ai suoi rivali / perché, lui lo sapeva:/ Red Bull mette le ali”.

Perché se perdi fai schifo. Eroico nella sconfitta? Figurati. Con tanti saluti a tutti i martiri della guerra, con particolare riguardo per quei miserabili idioti come Witold Pilecki, Salvo d’Acquisto e i mille altri morti della guerra persa.

Se però è vero che c’era una canzone rap dedicata a Waterloo (io non l’ho sentita, ma io mica sono una giornalista), allora qui Merlo ha ragione: abominio agli occhi degli uomini e degli dei! Il solo genere degno di commemorare Waterloo è il metal!

Il festival napoleonico, che si chiude oggi, è dunque durato tre giorni, 8 milioni di finanziamento con un incasso record ancora da valutare, una specialissima patacca keynesiana che il Belgio voleva onorare con il conio di una moneta di due euro, bloccata con disprezzo dalla Banca di Francia. Ne hanno comunque fatta una di due euro e mezzo ma per collezionisti, un altro simulacro per i tantissimi maniaci di Napoleone sempre pronti all’eccitazione feticistica.

Il festival non è durato 3 giorni, ma 4. Bastava controllare l’affiche ufficiale, ma perché iniziare ora a fare un lavoro serio? Che schifo poi la gente che va ai festival culturali. Sono la feccia.

Peraltro, signor Merlo, mi sa che si è confuso con la storia della moneta: sono i feticisti di Napoleone che non l’hanno voluta. Sa, a Waterloo Napoleone ha perso, eh.

Ieri a Waterloo hanno sparato 300 cannoni e hanno combattuto seimila finti soldati, e ovviamente nessuno di loro riceve la paga, sono devoti penitenziali, con scarpacce scomode, letti da campo e niente telefoni.

Ho detto che chi andava ai festival culturali era feccia? Beh, sbagliavo, la vera feccia è chi fa rievocazione e divulgazione senza richiedere compenso! Lavorano pure aggratis, questi infami!

Bello anche i “finti soldati”. Forse fossero stati veri il signor Merlo avrebbe avuto un’opinione diversa. Forse il signor Merlo vuol doppiare il budget della difesa per permettere all’esercito di mantenere, armare ed addestrare truppe di rievocazione specializzate nei diversi periodi. Io approvo, ovviamente.

E’ invece tantissimo il cibo consumato nelle tendopoli bianche. Dominano patate e salsicce, all’Expo di Milano si mangia sicuramente meglio ma ci si stupisce di meno: stupore e stupidità appartengono allo stesso campo semantico.

Vero, ma dopotutto l’unico che si sta stupendo qua mi pare il signor Merlo. Stupirsi di che? Che all’Expo si mangia meglio? O che i ricostitutori mangiano? O che mangia il pubblico? O forse il signor Merlo era venuto a Waterloo per le specialità culinarie ed è rimasto deluso. Io domani andrò all’Expo per la grande rievocazione partica. Mi preparo ad essere stupidamente stupita.

Nel pomeriggio di mercoledì i generali ‘nemici’ si erano lasciati riprendere dalla Bbc attorno ad un cannone: “Consegniamo al ricordo di una guerra il sogno della pace”. Ed erano duemila le donne mascherate da vivandiere e cantiniere, lavandaie e cucitrici. Centinaia di bambini hanno suonato i tamburi e portato le bandiere.

Uno potrebbe esser contento di vedere decine di migliaia di uomini, donne e bambini provenienti da tutta Europa riunirsi per ricordare una guerra e festeggiare la pace su un campo di battaglia dove, appena 2 secoli fa, i loro antenati si scannavano nella pioggia e nel fango a botte di decine di migliaia di morti. Uno potrebbe pensare che sia una cosa bella e incoraggiante e che sia il giusto modo di commemorare chi è morto.

Non il signor Merlo, a quanto pare. Forse dovevamo riunirci per pisciare sugli scheletri e urlare SIAMO LAGGENTE!

Questi sbrindellati finti soldati dell’Europa degli imperi sono molto più che una metafora in questi tempi di rivolte populiste – dalla Grecia alla Danimarca – e di filo spinato, non solo in Ungheria ma dappertutto, a difesa della civiltà più stanca del pianeta.

BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Muoro!

“Sbrindellati”?

“Sbrindellati”? Ma sul serio?

Ci sono movimenti populisti e xenofobi (non solo in Ungheria, ma dappertutto!). Ergo fare ricostituzione napoleonica è sbagliato!

Logico, no?

Io mi dico, perché fermarsi qui! C’è la guerra in Crimea e il Riscaldamento Climatico, e una banda di scalzacani sbrindellati pagati milioni si riuniscono per giocare a calcio! Cioè, cazzo, ci rendiamo conto? Partite di calcio, con biglietti, merch e tutto, di questi tempi!

(Ma non si parla contro il calcio in Italia, siamo mica scemi, meglio parlar male di chi va a eventi storici in Belgio, così noi che non sappiamo neanche chi ha vinto a Waterloo possiamo sentirci intellettuali!)

Sul serio, non vedo proprio il nesso tra Waterloo e la xenofobia rampante in Europa. A meno che il signor Merlo non pensi che tutti quelli che fanno ricostituzione ottocentesca siano gente che si sega sul ritratto di Wellington e sogna di invadere la Russia in inverno.

Uno fa ricostituzione di un periodo per cui ha uno spiccato interesse. Avere uno spiccato interesse non vuol dire voler riportare detto periodo su terra. La maggior parte della gente che studia il Nazismo non vuole gasare ebrei. Noi del settore vichingo non stupriamo nessuno né condoniamo il massacro sportivo.

Confondere la ricostituzione con la visione del mondo del ricostitutore è altrettanto stupido che confondere il punto di vista di un personaggio con la visione del mondo di uno scrittore.

Si sa che l’industria del feticcio storico distrae dalla storia, la nasconde invece di mostrarla nella sua semplicità: a Waterloo, che è il seguito di Trafalgar, furono sconfitti l’europeismo visionario di Napoleone e la Grande Nazione francese, ma in nome della Restaurazione, delle monarchie per grazia divina, dell’ Europa antimoderna del Congresso di Vienna. Poi la parola Waterloo ha cominciato ad acquistare migliaia di nuovi significati sino a perdere ogni significato.

Giuro, mi sono capottata sulla seggiola!

Decine di tomi di generali, storici e sociologhi di commento alle guerre Napoleoniche possono andare a travesti a Migliarino, Repubblica ha risolto tutto il dibattito con una riga! Possiamo anche chiudere baracca!

Bellissima anche l’idea che gli stati del Congresso di Vienna fossero in qualche modo “più peggio” dell’impero sconfinato sognato da un megalomane senza scrupoli che trattava i propri soldati come carne da cannone. Bello anche il giudizio morale, marchio di un vero storico.

Dunque mi perdo nell’incredibile folla di questi travestiti, tutti con i basettoni lunghi sino al mento. Un tenente sudatissimo grida “Vive l’Empereur” e mostra i denti guasti. Ci sono i tedeschi che lucidano le baionette mangiando hamburger che portano i nomi dei generali, senza distinzioni tra vinti e vincitori, “Grouchy alla cipolla” e “Blücher con la senape”.

Tutti coi basettoni lunghi, specie le ragazze. Sì, ce n’erano tante, anche nei reparti combattenti. Forse uno spettatore si divertirebbe di più se non avesse quest’attitudine di superiorità e se prendesse una manifestazione per quel che è (la commemorazione di un’importantissima battaglia) senza volerci leggere dietro chissà quali alambiccherie (un complotto dei reenactors ottocentisti per riportare il filo spinato in Ungheria –ma non solo!).

Gli espositori di cimeli e ‘antichi cappelli preziosi’ sono professionisti dell’antiquariato, gli stessi che stanno nei mercatini. C’è, in vendita, un cilindro forato con un biglietto che racconta la storia del generale Picton “ucciso a Waterloo da un colpo di moschetto che lo colpì in testa”. Davvero, chiedo, è il cilindro di Picton? Il venditore è un francese. Mi guarda infastidito: “Maybe” mormora in inglese

Già. Dopotutto era una domanda stupida naive.

E chissà perché i russi sono quelli che meno resistono alla modernità e urlano al telefonino.

Volete sapere una cosa molto divertente? Questa frase è stata corretta nel blog di Merlo dopo le pesciate nel viso di un lettore. Su Repubblica però è ancora originale:

E chissà perché i cosacchi sono quelli che meno resistono alla modernità e urlano al telefonino.


Sì, avete letto bene. Avete presente quando i cosacchi salvarono Wellington a Waterloo, no? Dai, arrivarono con i biplani e folgorarono i francesi a botte di raggi laser (perché no, visto che stiamo ad inventare).

Fa piacere vedere che qualcuno che si confonde i cosacchi con gli ussari, che non perde tempo a controllare i caduti della più celebre battaglia della Storia europea, fa piacere vedere che questo qualcuno si sente abbastanza sicuro da insultare 6.000 appassionati del periodo.

Ho invece già visto negli stadi, come tifosi al seguito, questi scozzesi che oggi rivedo nel ruolo di soldati della Brigata Pack. Hanno il plaid a scacchi e impugnano il bicchiere sempre pieno di ‘beer of bravery’: “due milioni di bottiglie in tre giorni” si vanta Monsieur Martin, il belga che l’ha inventata: “E’ tale e quale alla birra che bevevano duecento anni fa”.

Di nuovo, non capisco quale sia l’affronto alla pubblica morale, se gli scozzesi o la birra. Bada che era buona, la birra. Niente di che strapparsi le mutande dall’entusiasmo, ma più che sufficiente, a gusto mio.

Incontro pure un soldatino italiano che non vuole dirmi il nome, anche i baffi lunghi e a virgola sarebbero d’epoca. Dice di indossare l’uniforme rossa della fanteria, “ grado di sergente”, e mi racconta del reggimento toscano che si chiamava Etruria e fu sterminato a Waterloo.

“Non vuole dirmi il nome”, manco stesse spacciando droga. Forse non vuole dirti il nome perché ti ha fiutato lontano un miglio e non gli piaci. Dopotutto pare tu sia andato in Belgio solo per insultare a tappeto una categoria, senza particolare ragione a parte “volevo andare all’Expo e quelle giacchette non fanno pendant con le scarpe”.

Tutti insieme questi mattoidi rabberciano una stanca coralità da continente pacificato. E’ un’Europa tutta bianca che si autocompiace nel più fatuo dibattito storico.

Non condivido la loro passione né m’interessa il loro punto di vista, ergo sono mattoidi. Dimostro di avere una conoscenza pressoché inesistente dell’argomento, ma so per ispirazione divina che si tratta di roba fatua. Il giornalismo del nuovo millennio, signore e signori! Un applauso per l’apertura mentale.

In tv e sui giornali filosofi e intellettuali di ogni genere discutono attorno al seguente quesito: “Et si Napoléon avait gagné à Waterloo…? E se Napoleone avesse vinto a Waterloo?”.

In bilingue, perché solo pochi eletti parlano francese (a parte milioni di persone). Peraltro, che c’è di male nel domandarsi ciò? Non è interessante come idea?

E allora meglio dei pensatori sono forse i finti soldati che tra loro parlano la solita lingua del turismo, basica e fisiologica, fonemi e sorrisi.

Ok, si accettano traduzioni. Perché io ho sentito parlare inglese, francese, polacco, italiano e spagnolo. Non so che cazzo sia la “lingua del turismo”, ma so cosa sono i fonemi. E si trovano in tutte le lingue che l’Homo sapiens ha elaborato, passate, presenti e future.

Un fante della guardia imperiale, che si presenta dicendo “granatiere”, è molto invidioso dell’uniforme bianca di una guardia olandese. Osservando la loro disputa chiedo mentalmente perdono ai finti centurioni che presidiano il Colosseo con loro naïveté perché in fondo come tableaux vivants sono un po’ più vivants dei granatieri di Waterloo: l’arte di arrangiarsi è meglio del fanatismo esausto.

Insomma, se avete una divisa storicamente impeccabile e una preparazione storica coi controcoglioni siete delle merde. Se avete il costumino di carnevale e avete studiato su Topolino siete più meglio. Perché se fate buona divulgazione siete morti, sennò siete vivi. O qualcosa del genere. Insomma, se volete insegnare qualcosa al popolo, no, davvero, fate ca’are, datevi fo’o, le sole cose morali sono le proteste contro il filo spinato in Ungheria (ma non solo!).

E i poveracci di Pompei si limitano a vendere sacertà pagana e sacralità cristiana, ma senza travestirsi da Madonne dei miracoli e da guerrieri sibariti.

Che è un po’ come dire “i pompieri sono meglio dei paracadutisti perché si vestono in modo diverso”. Il fatto che svolgano attività completamente differenti è un dettaglio.

Qui invece i camping hanno sostituito gli accampamenti e nelle tende si fa finta di vivere come nell’ottocento, qualcuno spacca la legna, si beve in boccali di metallo, una vecchia in costume rammenda l’uniforme nera da ‘ussaro testa di morto’, con il teschio e le sciabole incrociate. Un gruppo di fanatici dell’Essex mi spiega che a Chelmsford c’è una sartoria specializzata in bottoni dell’ottocento, “pare – dicono – che fornisca anche Napoleone”.

Come osano questi individui far bene il lavoro che sono pagati per fare? Come osano vivere una passione che non ha un cazzo a che vedere con Renzi e tutto a che fare con la cultura generale? Schifo, schifo. Schifo!

Ragazzi, siete al corrente che è possibile fare multitasking, vero? Io posso fare rievocazione E preoccuparmi della xenofobia in Ungheria (ma non solo!). Lo so, sono una ragazza speciale!

E infatti l’imperatore è quasi perfetto nel suo costume e con le sue medaglie. Era vestito da Napoleone quando, giovedì pomeriggio, la polizia belga lo ha beccato in sosta vietata accanto al campo di battaglia. Se l’è cavata con il classico “lei non sa chi sono io”.

Haha, troppo buffo. O forse i vigili sono concilianti nei 4 giorni (non 3) del bicentenario, specie con reenactors che non sono del posto e che aiutano a portare milioni alla comunità locale. Oppure è un complotto sugli orridi privilegi di cui gode il tizio che interpreta Napoleone. Insomma, c’è chi viaggia per l’Europa e ha uno stipendio per contar lagne superficiali, e chi fa lavoro divulgativo. Evidentemente uno dei due è uno scandalo che cammina.

A Waterloo infatti questo napoleone dei surrogati di Napoleone è più amato della stessa sindaca, un’allegra e bionda giornalista televisiva, Florence Reuter, con cui in tutta fretta il partito liberale (Mr), che governa il Paese, il 28 febbraio scorso ha dovuto sostituire Serge Kubla che, sindaco dal 1983, era stato arrestato per le tangenti (italiane) in Congo : “la Waterloo di Kubla” fu il titolo a doppio senso di Le Soir.

Un coacervo di informazioni irrilevanti. Tanto per gradire. Magari l’ex-sindaco faceva anche le corna alla moglie e la bionda sindachessa non differenzia bene la spazzatura. Com’è che non se ne parla? Eh?!

E si capisce che Waterloo, con i suoi tre paesini che si disputano la sovranità del campo di battaglia, e con le bellissime e lussuose case dei ricchi in mezzo ai boschi, è il luogo storico dove è stata abolita la differenza tra la luna nel pozzo e la luna nel cielo, tra la copia e l’originale. Al punto che ieri, quando un malore improvviso si è portato via, proprio sul campo, uno dei finti soldati, un povero canadese, quelli del suo finto reggimento avrebbero voluto salutarlo con gli onori militari, veri.

Quando invece avrebbero dovuto pisciargli addosso. Dopotutto perché aver rispetto per un uomo che ha investito in una passione ed è morto perseguendola? (E no, non mi risulta che nessuno abbia parlato di onori militari veri).

Accendo la televisione: “ah se il sole, che protegge l’artiglieria, avesse brillato in quel 17 e 18 giugno, invece di quella pioggia torrenziale!”. Nel diluvio di citazioni si va dal momento fatale di Stefan Zweig al Dio dell’enigma di Victor Hugo. Per gli inglesi l’epica di Waterloo è ancora quella di Walter Scott, per i tedeschi il testo sacro è von Klausewitz, e poi ci sono Stendhal e Joseph Roth e ovviamente Goethe ed Hegel, sino alla coppia Sergio Endrigo – Gianni Rodari: “Napoleone era fatto così /se diceva di no/ non diceva di sì/ se faceva pupù / non faceva pipì”.

Insomma, il signor Merlo vi disprezza. Per ragioni che mi sfuggono, dato che anche con le buone non ho capito cosa non gli vada bene. Ad ogni modo vi disprezza. Vi disprezzava prima di partire, vi disprezzava prima di incontrarvi e vi disprezza ora. E non si sa perché Repubblica non abbia mandato qualcuno con almeno un blando interesse per la Storia. Mah.

Secondo un sondaggio citato da ‘Le Monde’ di giovedì il 54 per cento dei giovani inglesi da 18 a 24 anni non sa che Waterloo è la battaglia dove fu sconfitto Napoleone. Per loro non è neppure una metafora: “è nient’altro che una stazione di Londra”. Ma prima o poi anche loro si imbatteranno in uno dei tanti significati nascosti nel nome Waterloo: disfatta, patacca, caduta…

No signor Merlo. Magari un giorno loro capiteranno a una rievocazione e impareranno qualcosa della loro Storia. Torneranno a casa un po’ meno scemi di quando sono arrivati. Perché la “patacca”, caro signor Merlo, ce l’ha vista solo lei. A chiosa, parte del materiale usato sul campo era autentico. Se ne sarebbe accorto se avesse speso più tempo a osservare e meno a giudicare.

Ho letto quest’articolo diverse volte per capire cosa non andasse secondo il signor Merlo. Per sua stessa ammissione i costumi sono precisi e i partecipanti sono entusiasti. La gente è curiosa e tutto pare bello. Ma no. Perché alla fine “è finto”. Anche le fotocopie dei documenti antichi sono finte, sono fatte per facilitare la fruizione di una fonte. Magari anche quelle fanno schifo. E già che ci siamo, perché non chiudiamo proprio le facoltà di Storia? Non servono a niente, non parlano del filo spinato in Ungheria (ma non solo!).

Come loro anche l’Europa si illude, e non solo nel Canale di Sicilia, di conservare il nome e perdere il nume.

C’est bon, je m’en vais!

E finale in bellezza con gioco di parole completamente vuoto di significato, in gloria al giornalismo contemporaneo. Perché uno dovrebbe illudersi di perdere il nume? Che vuol dire?

Questo articolo è un capolavoro. A leggerlo si direbbe quasi che dal bicentenario di Waterloo le truppe di Napoleone abbiano marciato baionette spianate per ributtare tutti i sudanesi in mare. E io mi chiedo: ma perché, che minchia c’entra?

Sul serio la gente pensa che se faccio ricostituzione napoleonica mi garberebbe vivere in quel periodo?

Waterloo non è il corteo nostalgico di Predappio. Suppongo possa essere complicato da capire per chi non sa distinguere rievocazione storica e nostalgici mentecatti. Di solito questi ultimi li si riconosce dagli strafalcioni nelle tenute e nella diffusissima ignoranza storica. Certo, se tale ignoranza è condivisa…

Ad ogni modo Repubblica si fa riconoscere di nuovo. Come quel bellissimo articolo in cui buttarono insieme a muzzo metal, Tolkien, neopagani e fondamentalisti cristiani. Perché hey, chi non si ricorda il Prof che pogava al concerto degli Iron inneggiando a Odino?

Complimenti, signori, continuate a scrivere di roba di cui non vi importa nulla e a far collegamenti senza fondamento. Non vogliamo nessuna informazione genuina filtrare verso la capoccia dei lettori, dico bene?

MUSICA!

E per chi vuole, un documentario sul bicentenario

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Una necessaria precisazione:

Questo articolo è l’unico che conosco del signor Merlo. Magari è competente abbestia su un sacco d’altra roba, non lo so e non me ne importa niente. Il soggetto con cui ce l’ho in particolare è Repubblica, che pubblica articoli zeppi di imprecisioni e fuffa. Quanto al signor Merlo in quanto tale, mi spiace che non si sia divertito. Non sia di cattivo umore, signor Merlo, andrà meglio a Wolin!
Qua, una canzoncina per tutti quelli di cattivo umore!

C’è chi lavora per vivere, chi vive per lavorare, e chi stava solo passando di là per caso

E’ un periodo molto faticoso e faccio fatica a star dietro a tutto. Tra tesi e rotture di cosiddetti, mi sto perdendo un sacco di polemiche interessanti. E ciò è male.

Oggi pertanto ho deciso di recuperare! Ci tenevo a portare il mio indispensabile contributo a due dibattiti, anzi tre. Il primo, questo sabato, è tanto triviale da essere ridicolo. Ma hey, questa gente viene pagata per scrivere, quindi perché lasciar correre?

In attesa che l’Espresso ci offra di nuovo un articolo troppo bellissimo, Vice è lì per tenerci occupati!

[P.S., mentre leggete voglio che nel retrotesta pensiate a tutti quelli che hanno il sogno di diventare giornalisti e che sono a smistare insulti in un callcenter.]

Alcuni di voi avranno letto questo articolo: Un inutile ma obbligatorio dibattito su Game of Thrones

Paura? Ne avete ben donde.

Per qualche ragione, Game of Thrones è una serie che le persone mi hanno sempre descritto paragonandola ad altre serie HBO: “The Wire con i maghi,” “I Soprano con le spade,” e così via. Non l’ho ancora guardato e, ad essere onesto, non penso che lo farò mai.

Partenza tranquilla ma promettente per Clive Martin, che vuole aprire un dibattito su qualcosa di cui, per sua stessa ammissione, non sa un tubo. Che dire, giornalismo del ventunesimo secolo at its best! Presente quando Cinzia Leone faceva finta di saperne di fantasy? Beh, fanculo, possiamo anche risparmiarci la finzione e andare dritti alla polemica inutile!

Tutti conosciamo gli stereotipi sul tipico fan del fantasy: l’impiegato di Games Workshop che si irrita e di dispera quando i bambini non sanno giocare bene. Il genere di persona che ha trovato il proprio Giardino dell’Eden culturale nella sezione graphic-novel di Borders negli anni Novanta. La loro traiettoria culturale li ha portati da Redwall a Red Dwarf a Reddit, e ora discutono ad alta voce della morte di Bruce Lee in bar di provincia. Odiano la moda in tutte le sue forme, eppure cercano di distinguersi. Per aggirare questo paradosso, tutti i loro vestiti devono riferirsi a qualcos’altro. Che sia un talismano in stile Alan Moore o una di quelle magliette con scritto “Afraid of the dark, Lagerboy?”

Mi ritengo, se non un’appassionata, una frequente consumatrice e amante di fantasy e fantascienza, e tra tutti i miei conoscenti nemmeno uno corrisponde a questa descrizione. Ma gli stereotipi fanno sempre audience!

In realtà, non mi interessa se Game of Thrones sia davvero più simile a “Mad Men con i maghi” che non a Dungeons & Dragons. Il mio problema è strutturale; è la ragione per cui mi sono addormentato durante il primo film del Signore degli Anelli, me ne sono andato a metà del secondo e ho ignorato completamente il terzo (per non parlare di Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, che non è piaciuto nemmeno a quelli che amano Il Signore degli Anelli).

Perché tutti i fantasy sono come Il Signore degli Anelli, e i film sono un’adattazione perfetta del libro! Cioè, il fantasy sono draghi ed elfi, elfi e draghi! Cioè! No? Cioè!

Ma non penso che sia questo il problema, perché non ho mai avuto scarse capacità di immaginazione; da bambino adoravo Ghostbusters – Acchiappafantasmi e sono stato una delle poche persone di mia conoscenza che all’epoca ha apprezzato davvero Le avventure del barone di Münchhausen. Non ho passato la mia adolescenza a chiedermi quante uccisioni ci fossero in un film prima di decidere se guardarlo o meno. Non ho mai ripensato al bacio saffico di American Pie 2, e le mie letture sono andate oltre il passaggio obbligato rappresentato dai libri di Kerouac, Salinger, Ballard, Philip K. Dick e via dicendo.

Sì, bello. Niente di quanto detto sopra denota particolare immaginazione o eccezionalità però, eh. Diciamo che hai fatto quello che milioni di ragazzini facevano. Peraltro, solo per aver guardato American Pie 2 dovresti cospargerti il capo di cenere.

Anche se poi sono cresciuto e ho scoperto l’alcol, le ragazze e il nu-metal, mi sono ritrovato in mezzo a un sacco di cose che di solito piacciono alle persone a cui piace il fantasy; che stessi cercando di decifrare il discorso dell’Architetto in Matrix: Revolution o qualsiasi cosa in Twin Peaks. Non ho alcun problema con nessuna attività paranormale, occulta o demoniaca—va bene tutto, basta che non compaia la parola “orco”.

Questa non l’ho capita. A parte la tristissima battuta su ragazzeVSfantasy, che è degna di un fratboy[1], complimentoni per la citazione da Matrix: Revolutions, uno dei film di fantascienza più brutti e cretini del secolo (consiglio la visione di questo commento). Peraltro, wow, orchi, in ASoIaF PULLULANO! Ma che sto a criticare, ‘sto tizio non sa n’asega della storia, per sua stessa ammissione.

Ma il fantasy di ascendenza inglese è una cosa che non sono mai stato in grado di sopportare. È una ascendenza che racchiude tutto dalla musica dei Pink Floyd e da quei libri in cui servono i dadi per leggerli. L’ho sempre vista come una cultura che di solito è oggetto di venerazione da parte di persone che non sono in grado di rapportarsi con il caos del mondo reale: i suoi genocidi, il suo dolore, le sue schifezze, le sue mode in continua evoluzione, i suoi fanatismi religiosi.


BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAahhhhahahhhhhhrgh*soffoca*

“Fantasy di ascendenza inglese” che cazzo vuol dire? Rowling, Pratchett, Tolkien, STESSA ROBA, guarda, identica!

Per carità, io non ho nulla contro la gente a cui non piace il fantasy. A me non piace la letteratura rosa. Sono sicura che da qualche parte ci sono dei libri tutti incentrati su storie d’amore che sono scritti benissimo, con personaggi ottimi e quant’altro. E magari mi piacerebbero. Ma non è un genere che di solito mi garba e lo evito, preferisco buttarmi su roba che so mi piacerà quasi di sicuro (o che mi farà fare delle matte risate, ciao Vanni Santoni!).

Ma prego contemplare la crassa ignoranza del genere (di cui non sai niente ma su cui stai scrivendo un articolo) e la condiscendenza per tutti quei poveri gonzi che si rifugiano in romanzetti di elfi e nani perché non sono in grado di fare i conti con la dura, crudele realtà *violini strazianti in sottofondo*.

Perché mai fantasy e fantascienza si sono occupati di temi reali e crudeli (Soylent green? Che cazzo è Soylent green? Brave new world? Eh? 1984? La prigione della libertà? Che? E non cito tutti i libri di Bacigalupi ambientati nel raccapricciante mondo del Post-Global Warming…). Inoltre è chiaro che se leggi fantasy non ti occupi mai di problemi reali. Per definizione! Che è un po’ come dire che tutte le donne che guardano Sex and the city sono rincretinite romanticone che leggono solo Vogue e Donna moderna, e che tutti quelli che guardano History channel sono dei ritardati mentali sol cappellino di stagnola e il tatuaggio WeLoveRagnar.

Qualcuno mi darà del luddista per questa mia incapacità di sopportare il fantasy.

No, ti diamo dell’ignorante, dello sputasentenze, del superficiale, non del luddista. Non vedo proprio che cazzo c’entri il luddismo con questo articolo, ma forse non sono abbastanza ubriaca. O Clive Martin non sa cosa vuol dire Luddismo. Insomma, è una delle due.

Credo che il mio vero problema sia che molte delle caratteristiche del fantasy sembrano derivare da una visione del mondo molto antiquata e conservatrice.

E’ normale che ti sembri così, dopotutto non sai una sega del genere per tua stessa ammissione. E siamo d’accordo, potrebbe davvero essere un problema strutturale.

Forse se Game of Thrones fosse ambientato in terre davvero immaginarie o futuristiche potrei guardarlo in uno stato di sospensione dell’incredulità. Non ho avuto alcun problema a credere a Blade Runner, ma GoT e gran parte delle opere di genere fantasy sembrano rappresentare soltanto una versione imbastardita dell’Inghilterra del 1930.


RAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHRGAHAHAHAHAHAHAHAhhhhhlapanciamioDio!

Che vuol dire? “Terre davvero immaginarie”? Guarda, non voglio sembrare snob, ma GoT non si ambienta nel mondo reale. Si tratta proprio di terre immaginarie. Sai, non so se hai notato, ma sul nostro pianeta le stagioni non durano anni, gli zombie non esistono e i draghi sono tutti celiaci e amanti degli Abba (in-joke per aficionados).

Quanto alla versione imbastardita del 1930, io ero rimasta che l’ispirazione era, tra le altre, la Guerra delle due Rose, un po’ prima del 1930.

Poi c’è il problema del sesso. Il Signore degli Anelli—anche se c’erano Viggo Mortensen, Orlando Bloom e Liv Tyler—è riuscito ad evitare brillantemente qualsiasi cosa fosse anche solo vagamente sessuale, fatto salvo per un po’ di scollature e qualche fugace bacio verso la fine. Per quel che ne so, in tutta la loro carriera i Pink Floyd hanno finto che il sesso non esistesse, e sono abbastanza certo che non ci siano pompini nel Mondo Disco. Invece in Game of Thrones ce ne sono tantissimi, stando a quanto dicono tutti ogni volta che se ne parla. Ottimo lavoro—individuare il problema e aggiungerci tette e cazzi

A parte il fatto che i riferimenti al sesso, nelle storie di Pratchett, ci sono e non sono nemmeno tanto rari (ma per saperlo avresti dovuto leggere i romanzi, che sbattimento!), ma decidi: sesso sì o sesso no? Peraltro Il Signore degli Anelli (romanzo) è scritto sul modello del poema cavalleresco. E non so se ti è mai capitato di leggere la Chanson de Roland o il Mabinogi, ma di scene di sesso descritte in dettaglio ce ne son pochine. Il signor Clive è uno di quelli che hanno sempre ragione:

-Che cagata ‘sti libri, sono così inverosimili, nessuno scopa mai!

-Beh, in questo romanzo scopano.

-Sì, vabbé, hanno individuato il problema e c’hanno messo tette e cazzi [Che suppongo voglia essere un commento denigratorio o una critica, ma non lo capisco. Qualcuno più intelligente di me può spiegarmi che minchia significa?]

A me sembra che questi libri, questi film, queste canzoni e queste serie tv su persone con strane orecchie che corrono per le montagne trafiggendosi l’un l’altra per mezzo di spade siano creati per persone che hanno problemi a capire gli altri esseri umani.

Disse colui che sta giudicando qualcosa che non conosce e che non gli interessa. Ovvio che ti sembri così, sei come Jon Snow.

Peraltro, ancora, pare che per costui “fantasy” si riduca a “high-fantasy con elfi”. Non solo è una visione caprina del genere, ma la cosa esilarante è che i libri di Martin non si accomunano nemmeno da lontano a quel genere! E’ un po’ come se io criticassi Don Quijote perché non c’è Magia.

E già che ci siamo, dove sono tutte le minoranze etniche nel Signore degli Anelli? È un’accusa comune mossa a un sacco di opere fantasy e probabilmente un appunto fatto da migliaia di cattivi comici. Ma questo non significa che dobbiamo ignorarla. Da una breve ricerca su Google, la giustificazione sembra essere che queste storie sono scritte come se facessero parte del folklore inglese. Ma, ragazzi, un momento. Non doveva essere fantasy? Quindi vanno bene gli orchi, i draghi, i nani ma niente neri? A me la cosa sembra un problema.

Sapevate che stava arrivando, ed eccola qui! Come nel bllximo articolo della Leone, non poteva mancare il bocchino pseudosociologico-psico-impegnato-FreeGaza-NoTav! La ciliegina sulla torta di cacca, pancia mia fatti capanna! (E non guardatemi male, so che ci sono altri coprofagi in sala!)

Potrà sembrare impensabile, ma i neri NON fanno parte del folklore inglese. E ad ogni modo il mondo di Tolkien è fortemente ispirato all’Europa Medievale. Hai presente, pochi traffici, pochi scambi, poca gente su tanto posto… Nel background geografico, tecnologico, culturale, economico e politico de Lord of the Rings, è normale che la gente si mischi poco. Sarebbe anzi molto poco verosimile avere gente esotica così a muzzo in villaggetti remoti. E ad ogni modo i neri nel Mondo di Tolkien ci sono eccome (Haradrim ed Easterlings). Sai, Tolkien ha i suoi difetti, piace o non piace, ma sul worldbuilding c’è veramente poco da dire. Lo sapresti se avessi letto il libro, ma dopotutto scrivere un articolo di roba che non conosci e che non ti interessa è il marchio dell’odierno giornalista.

Certo, mi dirai, i neri ci sono ma sono cattivi!

No, sono nemici. Non necessariamente cattivi. Anzi, l’unica scena in cui uno di loro è visto da vicino, sono trattati con notevole empatia:

[Un sudrone è appena caduto nella buca dove si acquatta Sam]

«…improvvisamente un Uomo cadde proprio dall’orlo della loro conca, quasi sulle loro teste, piombando fra gli esili arbusti. Giacque immobile nelle felci a pochi passi di distanza, bocconi, con frecce dalle verdi piume che gli trafiggevano il collo appena più in basso del collare d’oro. I suoi abiti rossi erano laceri, la cotta di piastrine d’ottone strappata e deforme, le nere trecce adorne d’oro fradice di sangue. La bruna mano stringeva ancora l’elsa di una spada rotta.
Era per Sam la prima immagine di una battaglia di Uomini contro Uomini, e non gli piacque. Era contento di non poter vedere il viso del morto. Avrebbe voluto sapere da dove veniva e come si chiamava quell’Uomo, se era davvero di animo malvagio, o se non erano state piuttosto menzogne e minacce a costringerlo ad una lunga marcia lontano da casa; se non avrebbe invece preferito restarsene lì in pace… »

Il Signore degli Anelli, ed. Rusconi, 1989, p. 799

Come ho detto, non ho mai guardato Game of Thrones. E chissà—magari è bellissimo. Magari un giorno sarò in grado di mettere da parte tutti i miei pregiudizi. Ma per ora non riesco ad andare oltre quei cazzo di orchi.

Orchi che non esistono nell’Universo di Martin, stai sereno. Caro Clive, non gliene frega un cazzo a nessuno se un giorno guarderai GoT. Quello che fraga, è che te hai la fortuna di scrivere su Vice. A meno che tu non stia lavorando aggratis per “far curriculum”, per favore, abbi rispetto per tutti quelli che si trovano a far gli sguatteri e almeno provaci a fare un lavoro decente. Perché la “lagna su una roba di cui non so niente né mi frega niente” non è un lavoro decente.

Ma non sono l’unica a pensarla così: un collega di Clive Martin, Harry Cheadle, ha risposto con un articolo gemello! Come se l’è cavata costui?

H o sentito che non ti piace una serie tv che non hai mai visto. Scrivere di quanto odi Game of Thrones pur rifiutandoti di guardarlo è stato un modo utile e costruttivo di passare il tuo tempo, ma dopo aver letto della tua “innata avversione per tutto ciò che può essere definito fantasy” ho pensato di dover dedicare qualche minuto a rispondere alle tue critiche a un genere e a una sottocultura di cui dichiari fieramente di non sapere nulla. Considera questo pezzo un amichevole “Taci!” da parte di un collega dall’altro lato dell’Atlantico

Promette bene!

Quello che mi infastidisce è che il tuo disprezzo per il fantasy sia basato su stereotipi datati e sul Signore degli Anelli, che è come se io mi immaginassi l’Inghilterra come un posto pieno di tizi che somigliano a Winston Churchill e bevono birra calda.

Amen. Harry se la cava molto meglio. Purtroppo non può durare.

Ok, qui hai ragione—gran parte delle opere fantasy sono scritte da bianchi appassionati di cose da bianchi come la storia militare europea e la mitologia celtica. Alcuni di loro sono anche abbastanza conservatori e il genere non è famoso per la sua apertura nei confronti dei personaggi femminili.

Scrittori bianchi. Scrittori bianchi! Del cielo numi!
Sul serio, un bel romanzo è un bel romanzo, fregancazzo il colore della mano che lo scrive. Se poi l’”Ecumene europea” ha offerto più spunti di altra roba per il fantasy anglosassone, perdonami un goliardico ma grazie al cazzo. Figurati che il fantasy giapponese si ispira un sacco spesso al folklore e agli elementi di cultura nipponica. Incredibile eh? Sì, esiste il fantasy anche in Giappone. Esiste in India. E non è né bizzarro né problematico che gli scrittori traggano ispirazione da elementi della loro cultura. Il punto è: i libri che scrivono sono belli oppure no? Sono ben scritti oppure no?

Peraltro sottintendere che ai non-bianchi non interessi la cultura celtica o altra “roba da bianchi” è ridicolo. Quanti manga esistono ispirati a storia/folklore/mitologia europea?

Per i personaggi femminili, ci sono chiari esempi di personaggi di primo piano. Senza citare le numerose donne di Martin, abbiamo le numerose donne di Pratchett (la piccola Tiffany, la sepolcrale Susan, o la cazzuta Adore Belle Dearheart, o la mia preferita in assoluto, Angua, e solo per citarne 4), abbiamo Paksenarrion (che debutta in un romanzo scritto di merda ma è pur sempre una donna soldato competente nel ruolo di protagonista), abbiamo Pima e Nita, Emiko e Kanya dall’universo di Bacigalupi, anche in Tolkien, dove le donne sono poche, abbiamo Galadriel ed Eowin, due personaggi importantissimi (nel libro) e trattati con rispetto. Sto citando a braccio, eh.

Ora, non voglio dire che i personaggi femminili ben costruiti abbondino nella letteratura fantastica. Come avrete notato, quasi tutti i personaggi citati vengono da BUONI libri. Più in generale le donne sono spesso dei cliché che camminano, e ancora di più da quando c’è stato il boom del Paranormal Romance (la Meyer ha avuto l’effetto di una bomba a neutroni su tanti cervelli femminili…). Ma non riguarda solo il fantasy: in generale le donne sono spesso rese in modo stereotipato. Come anche gli uomini. Perché in generale si scrive un sacco di merda.

Sul fatto poi che gli scrittori “bianchi” si scorpaccino di storia militare europea, ti prego Harry, prendimi per mano e lasciami vivere nel tuo mondo immaginario per un quarto d’ora!

Ci sono più cazzate tattiche in 10 pagine di un romanzo a caso che nell’intera Campagna di Russia. Trovare libri in cui lo scrittore parla di guerra E ha le basi minime per farlo è come cercare un filo di paglia in un mucchio di aghi.

Di nuovo, sì, il fantasy è un genere da bianchi, anche se qua e là si possono trovare sprazzi di diversità. Ma non è un problema specifico del fantasy—anche alcuni degli autori che dici di aver letto, Kerouac e Salinger, non hanno mai affrontato il tema della razza, e probabilmente loro hanno anche meno scuse.

Ma è un problema?

Intendiamoci, in un articolo di Vice fatto ammodo, uno sceneggiatore affermava che nelle serie italiane non ci sono personaggi omosessuali perché dall’alto viene chiaramente vietato di scriverne. QUESTO è un problema, perché si sta operando una censura bigotta. Non mi pare che ci sia lo stesso guaio nella storia fantastica. La maggior parte dei personaggi sono bianchi, ok. Quindi? E’ verosimile nella trama? E’ problematico?

Perché se giochiamo al “questo libro non è serio perché non è socialmente impegnato”, allora nessun libro è bello, perché nessun libro parla di TUTTE le minoranze.

Te ti lamenti che non ci sono neri? Ah, e io voglio vedere più personaggi gay! Anzi, voglio vedere personaggi che fanno la raccolta differenziata. Perché non c’è mai un personaggio con la scoliosi? Per una che avrà una gobba come Igor, mi sento molto offesa da questa mancanza! Che, ce l’avete con gli handicappati?

Se a molti lettori di fantasy piace evadere dalla realtà leggendo storie di terre misteriose e di persone comuni che diventano eroi è perché questi lettori sono stati bullizzati e emarginati dagli altri e, be’, come si può biasimarli?

Grazie Madre Teresa, ma anche no, eh ? Il fantasy ben fatto piace perché dà sense of wonder, è come fare un viaggio in una terra lontana. Fine. Lo psicodramma dei poveri ve lo potete anche tenere. C’è che è stato bullizzato, chi no, chi a volte sì e a volte no, evitiamo le bischerate eh. Che sennò è un po’ come dire che tutti quelli che leggono thriller hanno vite vuote e monotone, e tutti quelli che leggono storie di guerra sono fascistoni assetati di sangue che sognano di sterminare popoli interi.

In conclusione, il signor Harry conosce il genere certamente meglio del signor Clive, ma la sua risposta lascia comunque a desiderare. Mi aspettavo qualcosa di più, specie quando l’articolo da criticare offriva bersagli così facili. Ma pazienza.

Stretta è la foglia, larga è la via,

Facciamo che ci beviamo sopra anche se non fa rima ?

MUSICA ! (Chi altri giocava a Prince of Persia warrior within? Una delle tamarrate che mi resteranno sempre nel cuore!)


 

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO : sto finendo di scrivere la tesi e sono nello stallatico fino agli occhi (o anche « sono nei romanzi di Altieri fino agli occhi ». Gli articoli « seri » e « impegnati » riprenderanno non appena mi sono liberata di questa triviale incombenza che si chiama Laurea Specialistica. Chuss !

[1] Fratboy, creatura tristissima da tutti i punti di vista. Sì, sto generalizzando. Ma almeno io ne sono cosciente.