Recensione: Magdeburg-L’Eretico, parte III

Bentornati in questo luogo di sconforto e perdizione. Questa sarà l’ultima puntata dedicata all’Opera Stallatica! Con questo post si conclude il resoconto sulle PRINCIPALI CAUSE che fanno di questo libro un concentrato di pattume. Ho tagliato moltissimo, anche tra gli errori più gravi, dacché il bello di questa roba è che deforma lo spazio tempo: se si dovesse fare una lista delle crasse idiozie, ne verrebbe un documento più lungo del libro. Go figure.

P.S. SPOILERS, ma un vi perdete nulla!

In omaggio alla bellissima daikatana (ugh!) di Wulf, la daibanana, grande arma samurai! (si ringraziano Sirio Signorelli e il buon Dago per l’immagine!)

Avevamo lasciato il party protagonista (Wulf e due pupazzi imbalsamati di rincalzo) in fuga, e Dekken sulla strada di casa. Ci sarebbero anche dei fili narrativi legati ad Alessandro Colonna e Nauhaus, ma sono di un’inutilità tale che a leggerla mi son cascate le palle in terra tanto forte da sfondare il pavimento, e ora sono in causa con la gattara del piano di sotto.

Dekken e il suo amichetto Auerbach erano ripartiti insieme dopo aver spedito Caleb a Bad-Hoch. Mentre laggiù si consuma un’orrida scena d’azione, i nostri concludono una tappa e si accampano in mezzo ai rovi. Perché la sottile linea tra grim fantasy e personaggi affetti da ritardo mentale è difficile da azzeccare.

I nostri sono a una barriera che delimita le terre di Dekken. Barriera che è

[…] ambigua. Come tutte le barriere.

Sul serio? Sarò strana io, o sarà una deformazione professionale vichinga, ma a me pare che il solo messaggio più chiaro di una barriera sia un muro di scudi di gente incazzata.

Ai tempi, Licia Troisi fu sbeffeggiata senza quartiere per le misure assurde e la fisica balorda dei suoi libri. Ma stuprare l’ottica e il buonsenso sono, pare, caratteristiche imprescindibili del fantasy nostrano. Difatti, dietro il muretto di cui sopra, dal nulla si materializza un cavaliere con “armatura toracica” (corazza, Altieri, si chiama corazza!) e immancabile picca (sob).

Non solo, subito dopo si manifesta pure un esercito vero e proprio. Nessuno li ha visti o sentiti arrivare, perché è noto che le armature non fanno assolutamente rumore se sciaguattate in sella a un cavallo! O forse sono tutti sordi e con 2 diottrie per occhio.

A poche centinaia di metri da questa barriera dei miracoli, Dekken dà la sua benedizione a un gruppo di miserabili che vuole rifugiarsi nelle sue terre. Mentre io mi chiedo perché uno dovrebbe accamparsi nei rovi sulla soglia di casa invece che, non so, entrare, Dekken lancia la scansione, e dopo un retrolampo in cui litiga coi suoi e insulta i luterani, riveniamo…

Al tramonto! Dekken e i suoi guardano le ombre dei derelitti sparire dietro la barriera. Sì, gli stessi che stavano per attraversarla la mattina e che solo alla sera riescono a scavalcarla. Forse anche loro, come il 98% delle comparse in questo disastro di libro, sono afflitti da un qualche handicap grave. Resta che Dekken e i suoi sono rimasti come belle statuine per un giorno intero.Guardare dei paraplegici coprire i cinquanta metri piani coi denti è davvero così interessante?

Tra l’altro siamo ancora deliziati con l’ennesimo flashback di Dekken, in cui c’è una scena tra suo fratello Karl e la futura sposa Rowena, una roba così noiosa che alla fine mi hanno dovuta rianimare con un defibrillatore.

Vi ricordate quando ho detto che Mikla era un personaggio inutile? Beh, sono stata troppo severa. Certo, è inutile, ma per lo meno sta zitta. Rowena, oltre a essere inutile, è Buona, Bella e Profonda. Il che significa che non fa nulla a parte sotterrarci sotto una marea verbale che varia da “non vuol dire un cazzo” a “chissenefrega”.

«Non pensare al metallo, Rowena. Non pensare al sangue. È soltanto un sogno.»

«Ma continua a tornare da me, quasi ogni notte. Tu sogni, Karl?»

«Tenebre.»

[…]

«I sogni vengono dalle tenebre?» La voce di lei è un sussurro. «Sei sicuro di questo?»

 

[…]«Non lo sono.»

«Allora di che cosa sei sicuro?»

[…]«Di amarti»

«Come puoi amarmi?»

Fate finire questo inutile strazio! Giuro, questa scena romantica se la vede ad armi pari con quella troiata diseducativa di Twilight!

«Contraddizione, pericolo…» Karl serra le labbra. «Eresia.»

«Parola di fuoco.»

«E di metallo.» C’è un’espressione indefinibile sul volto di Kart von Dekken. «Non sei turbata?»

 

Ad ogni modo, lei lo vuole sposare, perché glielo dicono delle “voci da dentro”. Io chiamerei un esorcista, lui se la pomicia. Karl, guarda che saranno almeno in due lì dentro, non vorrai rischiare il sovraffollamento!

Intanto, tra le frasche, Dekken li spia e si masturba “a sangue”. Sticazzi, dico io.

Saltiamo a Leopold Klein, che spara a sua volta il centottesimo flashback superfluo (sul serio, se togliessimo quelli il libro sarebbe un opuscolo!). Sappiamo anche che Leopold Klein ha una biblioteca di “centinaia di volumi”. Evidentemente nella Germania del 1630 i libri costavano meno di oggi. O forse è solo un modo maldestro per far capire al lettore che Leopold è un uomo di cultura.

Dopo un’indispensabile parentesi sulle ricerche astronomiche del periodo (il sussidiario del nipotino torna utile ancora una volta!), ci viene detto che dei mercenari ubriachi stanno facendo un rogo di libri nella piazza. Il sergente e il galoppino della porta ricompaiono (quelli che volevano aggredire un inviato con lettere ufficiali), fanno irruzione nel laboratorio di Leopold, pestano lui e cercano di stuprare la moglie. Da notare che i mercenari di Altieri sono sempre in armatura, anche quando non sono in servizio e soprattutto quando progettano di scoparsi qualcuno (Excalibur ha fatto scuola).

Quando le cose stanno per mettersi male, Deveraux interviene. Se non ce ne fossimo già accorti, anche lui è uno trp fygo, e dice cose inutili mentre combatte (combatte annoiato, perché tutti sono troppo sfigati rispetto a lui, e perché il suo personaggio non era abbastanza ridicolo e cliché).

Sistemati i due sacrificabili, Deveraux e Leopold trovano che il momento è perfetto per una discussione sulle filosofie orientali. Sì, con i cadaveri in casa, un rogo fuori dell’uscio e un linciaggio in sospeso che può riprendere da un momento all’altro.

Deveraux spiega a Leopold il concetto dei cinque elementi presenti nello Zen (sarebbe meglio definirli “cinque agenti”, ma non siamo fiscali), l’haragei (in questo universo, una specie di potere magico proporzionale alla figaggine) e la ninjitudine di Wulf. Se ve lo stesse chiedendo, sì, queste sono tra le righe più retard del libro.

Leo è convinto che Wulf sia buono perché

«I bambini sentono il pericolo» non cedette Leopold. «I bambini percepiscono il male. La piccola Sarah lo adorava.

Ma certo, i bambini sentono il pericolo, è per quello che pedofili e predatori hanno una vita tanto difficile. Ma forse questa è la spiegazione degli “occhi intelligenti”. I personaggi di Altieri hanno l’età mentale di mocciosi di sei anni. Sì, ci sta.

Leo finisce per cedere e parla a Deveraux della Lutherweg, la via che porta al Monastero del Capibara. Deveraux, grande emissario e osservatore di Richelieu, quello che deve sapere tutto su tutti, non lo conosce. Un professionista, quoi!

Leo lo avverte anche che Wulf gli ha parlato di un tunnel segreto per andarsene dalla città.

«Nessuno sa chi l’ha scavato. Né quando. Forse nessuno sa che esiste.»

Pensa che culo, eh? Meno male che Wulf sa tutto, sempre e comunque. Merito dell’haragei, che ormai può giustificare virtualmente qualsiasi cosa (o forse Wulf ha letto il copione).

Frattanto Pecoraro, il mercenario sopravvissuto di Bad-Hoch, ritorna a Wolfengrad come “uomo demente”. Così demente che ha medicato alla menopeggio il garretto del cavallo e si è liberato dell’armatura per correre più leggero. L’”uomo demente” è l’unico a dar prova di gnegnero in questa festa dell’idiozia.

Parlando di idiozia, tutti si sorprendono che la missione sia finita male.

Undici di loro rappresentavano il vertice dei tagliagole della Turingia.

Wait, prima hai detto che gli undici erano stati scelti a caso tra quelli che avevano stuprato la strega, poi salta fuori che tutti loro, per caso, hanno combattuto a Bad-Hoch, e ora mi dici che erano undici assassini scelti? Qualcuno ha riletto questa chiavica, prima di mandarla alle stampe?

Veniamo anche a sapere che i soldati della “mai sconfitta” falange di Arnehm “non vengono pagati da settimane”. Genius! Perché un uomo come Van der Kaal, il capoccia, che fa il mercenario da sempre, dovrebbe fare una cosa così stupida come non pagare i suoi? Mistero. Scopriamo anche che Bolanos non sa della strage di Bad-Hoch. Come? Bolanos dovrebbe essere moribondo di cancrena? La divina provvidenza ci avrà messo una mano, non l’avete letto il Manzoni?

Parlando di Bad-Hoch… Caleb e Dale decidono di andare a parlare con l’Eretico e dopo aver fabbricato una torcia con un elastico e una caccola, scendono nel chiostro. C’è una torcia accesa accanto alla fontana calda (Bad-Hoch è costruito su una fonte termale, che viene fatta sgorgare in una piscina nel chiostro, perché i fratacchioni si divertivano a organizzare schiuma-party in cortile).

Nessuna traccia del viandante in nero.

Eccetto la torcia di cui ci hai appena parlato. O forse s’è accesa da sola.

Wulf è lì a farsi i fanghi.

Il viandante in nero sedeva a gambe incrociate sull’anello di pietre della sorgente sotterranea. Una figura remota, vagamente sacrale. Ma questo non poteva avere senso. Non per un eretico.

Perché si sa che “eretico” vuol dire precisamente “blasfemo iconoclasta ateo”. Notare poi che Wulf sa rendersi invisibile quando vuole, pur essendo un mozzarellone tedesco seduto ai raggi della luna accanto a una torcia accesa. Poteri dei ninja.

Caleb chiede a Wulf perché fa quello che fa e Wulf, mine de rien, non gli risponde e gli rifila qualche bischerata new age. Wulf è troppo figo, o troppo scemo, per esprimersi.

Poco dopo la partenza del party protgonista, i cattivi arrivano e trovano corpi smembrati impilati davanti all’ingresso.

Parecchi altri dragoni vomitarono.

Mercenari navigati, everybody! Ad ogni modo, per restare logici, la maggior parte di loro scarica le pistole sparando a dei corvi.

 

Dire che sono deficienti sarebbe un insulto ai deficienti.

Ma che cosa fa intanto Dekken? Cavalca nella sua bella terra, dove si fanno almeno due racolti l’anno (non credo sia umanamente possibile farne di più, con mezzi tradizionali!), in particolare patate. Strano, pensavo che i nobili tedeschi avessero investito nella patata solo nel 1750, ma Dekken è sempre un secolo e mezzo avanti a tutti!

E riparte il flashback su tutta la genealogia Dekken!

Manfred von Dekken salpa al fianco di un visionario, temerario navigatore italiano, Cristoforo Colombo, alla scoperta di un nuovo mondo.

Perché Colombo si sa era partito per scoprire un nuovo mondo. No, non per raggiungere le Indie. Leif Erikson gli era apparso in sogno.

Documenti che dimostrano una verità immane: la sfericità del mondo stesso.

SANS BLAGUE!

Ok, finiamola una volta per tutte: la faccenda dei medievalii che credevano nella Terra piatta è una BUFALA. La faccenda fu regolata nientemeno che nel III secolo avanti Cristo al più tardi.

E se vogliamo dire che ce n’eravamo scordati nel frattempo, sottolineo che: i vichinghi andavano e venivano dalla Virginia e dalla Groenlandia intorno al 1000; in opere underground poco conosciute come la Divina Commedia la Terra è tonda come una palla.

Ora, se vogliamo dire che ancora all’epoca di Colombo (e dopo, se è per questo) anche i più grandi ingegni avessero un’idea molto bizzarra della geografia terrestre e delle cose che vivevano in contrade lontane, siamo d’accordo. Per conferma basta leggersi Piano Carpini o perfino un viaggiatore più smaliziato come Marco Polo.

Ma no, gli istruiti non credevano che la Terra fosse piatta, e i non istruiti nemmeno si ponevano la questione.

 

Tornando a Dekken e alla sua genealogia, il nostro non ricorda il titolo nobiliare di sua madre.

Una contessa norvegese. O forse una duchessa. Reinhardt neppure lo ricordava

Perché si sa, l’araldica non è per niente il centro d’interesse di nobili rampanti.

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*Jingle*

Abbiamo accennato la puntata scorsa alla fanteria di Gustavo Adolfo, mi pare coretto concludere con la cavalleria.

Cominciamo col dire che gli Svedesi erano per tradizione più navigatori che cavalieri. I loro ronzini erano bestie ticce e robuste, tra i 110 e 140 cm al garrese. Un po’ piccini. Ma i cavalli non erano il solo problema: le armi tecnologiche (pistole, carabine, moschetti) erano di solito comprate all’estero (dacché gli svedesi non cominciarono a farne di decenti che negli anni ’40 del XVII° secolo). Anche le armature, fino agli anni ’20, erano spesso procacciate all’estero.

La cavalleria nativa era organizzata su base regionale, e riunita, nel 1627, in 5 reggimenti. In principio ogni reggimento contava 4 compagnie, che furono portate a 8 nel 1631, ognuna costituita da 125 cavalieri.

Nel 1621, dopo aver messo le mani su Riga e la Livonia, Gustavo riuscì a rimpolpare un po’ le sue file con combattenti qualificati, ma non abbastanza da fare le scarpe ai Polacchi, che come cavalieri spakkavano abbestia. Finalmente, nel 1628 gli svedesi imbarcarono 3 reggimenti interi di archibugieri ai saldi di Cristiano IV di Danimarca.

Fino agli anni ’30 del XVII° secolo, la proporzione cavalieri/fanti dell’esercito svedese era di 1 a 2, ma l’altissima mortalità nella pietaglia cambiò l’equilibrio a 1 a 1 e infine 5 a 4 nel 1636 alla battaglia di Wittstock.

 

I corazzieri

Costituivano la cavalleria d’élite, protetti da un carapace pesante. Erano armati di due pistole (per caricare a caracollo) e spada.

Quando Gustavo prese le cosa in mano, nel 1620, la Svezia aveva un numero ristretto di corazzieri (riuniti nell’Adelsfana), per lo più nobili che dovevano servire il re come dovere feudale e che di rado venivano impiegati in battaglia.

Le loro armature erano un problema. Pare che ancora alla battaglia di Breitenfeld fosse solo una minoranza, tra cavalieri ed alti ufficiali, a poter sfoggiare un equipaggiamento completo.

D’altro canto Breitenfeld mostrò che a vincere non era più tanto la cavalleria, quanto l’artiglieria e l’impiego della fanteria, e investire in grandi armature per i cavalieri divenne sempre meno interessante. La Fase Svedese (1630-1635) segnerebbe l’inizio del declino delle corazze pesanti.

 Corazziere. Le pistole erano infilate davanti all’arcione

 Gli archibugieri.

Impiegati in schermaglie di portata relativamente minore, erano armati d’archibugio (o carabina). Erano protetti in modo più leggero e anche loro dotati di pistole. In battaglia il loro ruolo era di solito la difesa dei fianchi dello schieramento di corazzieri.

Nel 1621 Gustavo li riformò e stabilì l’armamento base: corazza, elmo aperto, spada e pistole al posto dell’archibugio. In pratica soppresse gli archibugieri propriamente detti per una cavalleria leggerea bonne à tout faire, da impiegare in diverse situazioni, in supporto alla cavalleria pesante. Non sapendo bene come definirli, questi “archibugieri senza archibugio” venivano spesso chiamati semplicemente “cavalieri” (reiter).

Col maturare della Fase Svedese, i reiter di Gustavo come anche quelli cattolici furono sempre meno protetti.

Arcibugiere con archibugio, da non confondere col moschettiere!

Gli Hackapeliter, i reggimenti finlandesi.

Il nome gli veniva dal simpatico grido di battaglia (traducibile con “hack ‘em down!”): la loro ferocia selvaggia era leggendaria. Nel 1628 erano organizzati in 24 compagnie, gran parte sotto il comando di un Colonnello della Cavalleria Finlandese.

 

I dragoni.

Si trattava di fanteria montata, l’antenato della fanteria motorizzata. Si spostavano a cavallo ma combattevano di preferenza a piedi (come moschettieri). All’inizio non erano troppo presenti: Gustavo mise insieme il primo vero reggimento alla fine del 1630.

Nonostante fossero pochi (raggiunsero lo zenit nel 1632, con 1200 membri), erano un elemento indispensabile, dato che, alla differenza di quelle piaghe ambulanti dei cavalieri, erano più disponibili a smontare e svolgere incarichi poco “dashing” ma necessari. Erano il grasso del motore dell’esercito. Di solito venivano impiegati come esploratori, nel tenere passaggi pericolosi o in altri compiti ausiliari.

I dragoni erano di solito armati come moschettieri. Avevano moschetti a miccia (per quelli a percussione dovettero aspettare il 1635), di solito più leggeri di quelli della fanteria, tanto che potevano essere usati anche senza trespolo.

 

I djurskyttar, i cacciatori.

Presi tra forestali e guardiacaccia. Si suppone si occupassero di azioni di disturbo in piccole unità molto rapide. Non abbiamo molte notizie su di loro, as far as I know, se non che erano una piccola minoranza e di solito compaiono in poche decine.

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Torniamo a Wulf e soci, che intanto sono arrivati a Bad-Achen.

«Un mastio?»

«Un monastero.»

E una caramella al soldato Caleb, che non sa distinguere un monastero da un mastio. I nostri bussano.

«Chi postula?»

«Nessuno.»

Wulfgar, va’ a cagare.

Questo è quello che io chiamo un imbecille. Che razza di risposte dà? No, no, NO signor Altieri! Non venga a dirmi che è per far comprendere che la logica di questo personaggio è aliena a quella dei suoi contemporanei, perché la sua “logica” è aliena agli ominidi tutti: non è logica! E’ trolleggio idiota. E’ il ragazzino di dodici anni che si fa la foto gangsta per metterla su facebook. E’ la mocciosetta che si taglia perché fa figo. E’ fottuta stupidità e bisogno d’attenzione!

I giapponesi della stessa epoca hanno una logica molto aliena alla nostra, ma loro una logica ce l’hanno. E, a chiosa, Wulf, il più letale degli shinobi, non solo si fa notare come una ditata nell’occhio, ma è anche così gegno da dire al frate guardiano di essere un eretico.

“Un coglione scemo che si crede un coglione furbo”. Mernau, perché ci hai abbandonati?

Il frate sta, giustamente, per sbatterli fuori, quando l’abate Benno interviene.

“Come osi mandarli via?

“Ma, padre, quest’uomo è armato, insolente e si professa eretico…

“E allora? E’ un Buono!

“Ma signore, costoro sono probabilmente ricercati, magari a ragione, e…

“Fottiti, prete! Vuoi mandare a puttane la trama?

Sì, immagino sia andata più o meno così.

Willy-nilly, li fanno entrare e accomodare in refettorio per la cena.

Francescani, benedettini, trappisti, Mikla non aveva idea a quale ordine monastico

Dale, abbiamo capito che sei un po’ scema, ma per esser trappisti mi sembrano un po’ troppo chiacchieroni! A meno che in questa versione del seicento gli ordini non abbiano giocato a scambiarsi nomi e fondatori (ricordiamo, “i domenicani di Loyola”).

Dale e Caleb sono in fondo alla tavolata, in un refettorio semibuio, e stanno mangiando. Dale, che deve ricordarci di essere una povera impedita, si scopre per errore la testa (rasata a zero, il che la indica come una criminale in fuga).

Gli sguardi tornarono su di lei. Questa volta, tutti gli sguardi.

Come fanno a vederla tutti in una situazione simile? Non chiediamo. Il frate guardiano, tale Gerd, si alza e pretende di sapere perché le hanno rasato il cranio.

Ora, lasciamo perdere la realtà storica: ricordiamo che nell’universo di Altieri è considerato normale che un inquisitore stermini un convento di francescani perché hanno ospitato dei luterani e perché i loro sorci scombinano gli archivi della biblioteca! Altro che criminali in fuga.

Gerd fa prova di buonsenso, ma siccome sta trattando i Buoni con qualcosa di meno dolce che guanti di peluche morbidoso profumato alla lavanda, si attira prima il vaffanculo di Caleb (sempre sputare in faccia a chi ti accoglie e ti nutre!) e poi si fa richiamare dall’abate. Ma Gerd tiene duro. Anche Wulfgar appare, e per una volta la sua semplice presenza non basta a far crollare in terra l’avversario.

Fu l’abate Benno Frenkel ad alzarsi. «Può bastare così.»

L’abate passava Gerd di tutta la testa.

Eh già, perché il più grosso ha ragione. Bullo è bello, ricordatevelo!

La celebrazione della tirannia e della prepotenza vigliacca come cose fighe è così ricorrente in questo libro che ho arrotondato tutti gli spigoli di casa a testate.

Frattanto, Bolanos e falange sono arrivati a Bad-Hoc, dove il frate (l’unico a non sapere chi e perché ha distrutto il monastero) trova, sull’altare, un libro:

Della completa dipartita da questo mondo della Nobile Famiglia Germanica Sonderheim

anno Domini 1611

Fatemi capire, questi sono andati lì apposta per distruggere le prove e lasciano il libro lì, ancora parzialmente leggibile? Vabé, è la “mai sconfitta” falange del Cottolengo, ricordiamocelo.

Mentre Bolanos è lì, arriva Jan van der Kaal.

Comepregochi?

Ricapitoliamo: Bolanos sta a Wolfengrad, a mezza giornata da Bad-Hoch. Van der Kaal ha accompagnato Auberach ai confini delle terre Dekken, a un’altra giornata buona di viaggio (almeno). Al ritorno di Pecoraro a Wolfengrd, un messo viene mandato a Van der Kaal e Bolanos parte illico per Bad-Hoch. Come diavolo fanno ad arrivare praticamente insieme? Forse Van der Kaal ha imparato a manipolare lo spazio-tempo, come Dekken?

Ma torniamo a Leo.

Leopold guida la famiglia e Deveraux attraverso il vento di novembre, verso il cimitero. Un cimitero molto antico.

«Forse è qui da prima, molto prima di Magdeburg.» Lentamente, Leopold s’inoltrò in mezzo ai rovi, tra statue dai lineamenti indefiniti. «Quando il mondo era vuoto.»

“Questo mondo è del tutto spopolato, sai cosa gli ci vorrebbe? Un cazzo di cimitero!”

La stupidità di queste battue mi provoca dolore fisico.

Trovano il mausoleo indicato da Wulf, ma pare non esserci altro che due grossi sarcofagi, niente tunnel. Stanno per uscire quando…

«Vento…»

Heu, Leo, tira un forte vento da almeno tre pagine…

La fiamma era piegata. Come se le ombre e la pietra stessero cercando di risucchiarla.

Nella mia esperienza le bocche delle grotte soffiano aria fuori, e non viceversa, but, hey! This is Magdeburg! E un capitolo dopo l’aria soffia nel verso giusto. Una botta al cerchio e una alla botte, e siamo tutti felici!

Leo e soci scendono nel tunnel, dove trovano…

«Pipistrelli…»

And we jumped the shark!

Ogni volta che penso di aver toccato il fondo del retard, questo libro mi sorprende di nuovo. Adesso uno scienziato e un feroce guerriero sono convinti che i pipistrelli siano non so che strana razza di tritacarne volante o qualcosa del genere. Fatto sta che per poco non si cagano addosso. O forse ho male interpretato io. Forse sono atterriti dalla prospettiva di disturbare l’ibernazione del Rinolophus ferrumequinum.

Una dopo l’altra, anche le altre ali tornarono a richiudersi.

Il popolo delle tenebre di Magdeburg non aveva fretta, nessuna fretta.

Leopold? Grande sapiente e scienziato? Lettore di centinaia di libri? Siete in novembre, grazie al cazzo che non hanno fretta! Hai mai visto un pipistrello andare in giro a novembre? In Turingia?

I nostri telano, chiedendosi perché mei i pipistrelli non li abbiano mangiati. Giuro, non ho mai letto niente di così idiota in un romanzo.

Torniamo a Bad-Achen che è meglio, va’.
Dale, che poche ore prima stava morendo di polmonite, non ha più male al petto e ha quasi smesso di tossire. In meno di una serata. Miracoli della Turingia. Abbiamo anche un delizioso siparietto zuccheroso con lei e Caleb che si baciano. E perché no? Dopotutto lei ha subito torture, stupri di gruppo e due tentati omicidi solo due giorni prima.

Caleb esce, e trova Wulf che smartella allegramente in piena notte, magari sotto la finestra della cella di Gerd. Giusto per farsi amare. Eh, ma lui non può aspettare: deve fabbricare un bokken (che viene forgiato a martellate… wait, what?).

Il giorno dopo ripartono alla volte del fiume Lete. Ora, vi ricordate che per tutto il libro Wolf cerca di confondere le proprie tracce e fa percorsi assurdi perdendo un sacco di tempo ad minchiam? Ecco: è stato così furbo che non solo Van der Kaal ha indovinato che vuol passare il fiume, ma ha anche chiappato il guado giusto! Ma fidatevi, era tutto calcolato (stacce).

Il guado è a Lohrbeck, una cittadina di modeste dimensioni senza mura, senza ronda, senza portali d’ingresso, senza soffito, senza cucina, in via de’ matti numero zero. Dopotutto non c’è mica una guerra, nei paraggi.

Mentre Wulf va a intimidire i mercenari di guardia al ponte, Caleb e Dale vanno a fare la spesa (la gita dei bimbi speciali prevede pranzo al sacco). Sul luogo infuria una tormenta che acceca, ma nonostante tutto è giorno di mercato. O forse la neve acceca solo i cattivi che, SPOILER, stanno per arrivare.

Mentre Dale fruga sul banco dei pret-à-porter (no, non sto scherzando), Caleb viene aggredito da quattro dei suoi ex-compagni, giustamente incazzati. E io noto che questi rozzi mercenari riescono a intrufolarsi alle spalle delle loro vittime con molto più successo di Wulf. Forse i ninja dovevano prendere loro come allievi.

Wulf interviene, ma sulla collina appare la Falange di Arnhem. I nostri montano una trappola sul ponte e si preparano allo scontro finale, il più retard del romanzo.

Mettetevi comodi, servitevi una birra, preparate un cuscino per attutire il tonfo dei testicoli. Questo pezzo è GENIALE!

I Cattivi, accecati dalla bufera, caricano a spada tratta. Niente pistole, carabine, balestre, maiala di su’ ma in carrozza. Si fotta la distanza.

Van der Kaal spinse all’indietro la visiera dell’elmo, cercò di distinguere qualcosa al di là del fumo degli incendi

Quali incendi? O sarà la sempiterna cenere che Altieri ama spolverare su qualsiasi scenario? Dopotutto se fa figo in Silent Hill farà figo anche qui!

La situazione è così grumosa che i cattivi riescono a malapena a distinguere Wulf che, ricordiamolo, è un omone vestito di nero in un paesaggio innevato. Una parte di loro carica. E quando ormai sono a dieci yarde (circa nove metri?), vedono la trappola:

Grossa come il braccio di un uomo. All’altezza sbagliata, nel posto sbagliato.

Ancorata a U ai pilastri nord.

Ok, ok, frena un istante.

  1. Come ha fatto Wulfie a trovare una catena così grossa?
  2. Come ha fatto a sistemarla “a U tra i pilastri nord” senza una gru?
  3. Con che razza di tormenta apocalittica fanno il mercato, da quelle parti?
  4. Quattro.
  5. Botta di culo che chi costruì il ponte lì lo premunì di pilastri stile ponte di Brooklin, nell’evenienza che un giorno un ninja tedesco volesse sospendere una catena da nave per stecchire dei mercenari cattivi (gli architetti del seicento erano gente previdente).

Ma ora il pezzo forte!

Schatz strappò indietro le redini. Sentì la barra di ferro del morso squarciare, letteralmente squarciare, la bocca del cavallo. Forse Schatz urlò. O forse l’urlo fu solamente dentro la sua testa.
Il tenente Helmut Schatz pestò contro la catena con la stessa forza di un maglio su uno steccato di legno marcio. Entrambe le zampe anteriori del cavallo da guerra si spaccarono come giunchi nella tormenta. L’animale si attorcigliò sulla catena, crollò in avanti. Anche Schatz crollò in avanti. All’urto contro le travi coperte di neve congelata la sua colonna vertebrale si spezzò in tre punti.

E NON FINISCE QUI! L‘intero contingente di cavalleria riesce a ingolfarsi a tutta birra contro la catena e produrre un mucchio di carne macinata!

Corpi. Uomini, animali. Mescolati in un unico condotto di annientamento. I dragoni vennero a schiantarsi contro la catena a ondata. Un groviglio di arti, zampe, corazze, teste, viscere. Tre dragoni volarono oltre il ponte, guitti da incubo contro il cielo torbido. Picchiarono sulle rocce del Lete. Grosse eruzioni rosse si gonfiarono nelle rapide. I corpi vennero portati via dalla corrente tracciando altre scie rosse.
Il resto del gruppo d’assalto formò un covone purpureo a un terzo del ponte delle catene. Un tumulo di articolazioni sradicate, ossa spezzate, carni macellate. Correnti di sangue sciolsero lo strato di neve, filtrarono tra le fessure, grondarono nel fiume.

Mi sanguina il naso. Tutto ciò è troppo idiota per essere vero.

QUESTO E’ GENIO ALL’OPERA!

GENIO!


«Noooooo!» Jan van der Kaal perse bava e muco. «Maledetto! Noooooo!…»

Ossantidei! Ci manca solo Bolanos che si lascia sfuggire un “Gasp!”

In questo gran finale abbiamo il sunto glorioso di questa epica boiata: una base di solida stupidità impastata con nozioni inutili, tecnica fallace e sfondoni storici canditi. Il tutto glassato con gore a sconto semi-scaduto e infine una spolverata di sopraffino surrealismo.

Se Altieri avesse scritto un romanzo comico e autoironico, sarebbe forse stato un capolavoro assoluto. E non sto scherzando. C’è la creatività cialtrona, lo stile coatto, il sangue a secchiate. Come libro comico sarebbe un gioiellino imperdibile (e ripeto, sono serissima).

Ma no. Martelliamoci le balle tutti insieme e preghiamo Loyola, fondatore dei domenicani trappisti.

E ora il giudizio del GRUMPY.

Totale ignoranza della Storia sia Europea che Giapponese  
Scene d’azione inverosimili e balorde  
Descrizione inverosimile ed errata del funzionamento di armi e armature  
Descrizione della razza umana che definire superficiale sarebbe farle un complimento  
Comparse dal comportamento ridicolo, finalizzato solo a mandare avanti la trama a pedate o far risaltare la figaggine del protagonista  
Comprimari privi di motivazioni o spessore psicologico  
Protagonista affetto da ritardo mentale nei passaggi migliori, detestabile Gary Stu nella maggior parte del libro  
Deveraux che combatte “annoiato”  
Personaggi con “occhi intelligenti” che concorrono al Darwin Awards  
Glorificazione di prepotenza, stupidità e tirannia  
Totale mancanza di rispetto per uno dei periodi più tragici della nostra Storia  
Italiano aleatorio  
I dialoghi inutili e dolorosamente stupidi  
I riassuntini gonzo-storici  
La totale assenza di ogni seria documentazione  
Capibara of Doom!  
Voglio sapere chi è andato a piantare edera velenosa in Turingia!  
I pret-à-porter venduti per strada sotto una bufera di neve  
Le coincidenze idiote (tipo una catena da nave presente per caso in un paesello della campagna tedesca)  
I flashbacks improponibili  
I cattivi mentecatti  
I personaggi che fanno la scansione per interi capitoli  
Le coincidenze che guarda i casi della vita, non ci crederai mai, ma è andata proprio così, giurin giurello, credicelo  
Kolstadt  
Il Rinolophus ferrumequinum  
Un romanzo sul 1630, e niente Hackapeliter!  
Mernau

Ridateci Mernau. Non sarà stato un granché come personaggio, sed in terra caecorum…

Ma ormai è fatta! Festeggiamo! Musica e mazzate!

Parte I

Parte II

——————————————————————————————————————————————-

Bibliografia (che non si dica che le note storiche me le sono tirate di testa)

BRZEZINSKI Richard, HOOK Richard, The army of Gustavus Adolphus 1, Infantry, Osprey Publishing, Oxford, 2000

Ibidem, The army of Gustavus Adolphus 2, Cavalry, Osprey Publishing, Oxford, 1999

TURNBULL Stephen, REYNOLDS Wayne, Ninja AD 1460-1650, Osprey Publishing, Oxford, 2012

Ibidem, Mongol Warrior 1200-1350, Osprey Publishing, Oxford, 2003

NATORI Masazumi, BORDAS Bernard, MAZUER Axel, Shōninki, Albin Michel, 2009

MUSASHI Miyamoto, Traité des Cinq Rues : Gorin no Shō, Albin Michel, 1983

YAGYUU Munenori, Le sabre de vie : Heihō Kadensho, Budo Editions, 2005

 

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53 thoughts on “Recensione: Magdeburg-L’Eretico, parte III

  1. *arrivata a “la piccola Sarah lo adorava*

    Gesù onnipotente, salvami tu. E questo sarebbe il GrandeAutore del fantastico italiano? Neanche, perché si sa che “fantastico” è offensivo, Grande Autore proprio?
    Ora, so che suonerà eccessivo, ma si abbia la bontà di credermi: ho letto fanfiction, sia inglesi che italiane, che erano decisamente, decisamente meglio di quanto salta fuori da queste recensioni. Sono pochissime, perse nella mediocrità e nella melma, ma ci sono.

    Sto sviluppando dell’odio per quest’uomo. Più di quanto non ne avessi dopo “ah, sì, ho cambiato il testo dell’autore perché secondo me era più fico come volevo io”.

    • Se ti va bene nel contesto storico che precede la Guerra dei Trent’anni ti posso consigliare:
      “Q”, bel romanzo di Luther Blisset (quando ancora non si chiamavano Wu Ming e mantenevano il livello di boiate a condizioni accettabili)
      “L’Opera al nero” di Marguerite Yourcenar, semplicemente stupendo!

    • Ma se Altieri avesse scritto un romanzo volutamente cazzaro e divertente, sarebbe venuto un capolavoro! Lo ha rovinato col tono serissimo e con i riassuntini gonzo-storici che gridano “o’ bimbi, unn’è na bischerata, l’è un romanzo STORICO, credetece!”

  2. Che finale (libresco, of course) del quarzo ._. Ma c’è da apprezzare questo dubbio gusto per la truculenza che ruscella (cit.) dalla prosa di Altieri, che spesso e volentieri si è infiltrata anche nei suoi lavori di traduzione.
    All in all, concordo con Tenger circa il:

    Come libro comico sarebbe un gioiellino imperdibile

    peccato che l’autore si prenda tanto sul serio…

    Anacroma, stiamo aspettando le tue considerazioni sulle recensioni negative a somma non-zero o quel che era ^^ non fare il ritroso come una qualunque donnetta del secolo scorso (adesso il Duca viene e mi cazzia)…

  3. Terra, io non volevo commentare. Non volevo farlo, e la “dolce fanciulla (TM) lo può confermare. Io davvero non volevo aggiungere altro a quanto già abbondantemente dissertato. Davvero, NON volevo farlo .
    Ma se mi ci tiri per i piedi, a questo punto non posso esimermi. 😛

    Non subito però. Ora scrivo da lavoro, e devo schizzare verso un appuntamento, e passerò il ponte del primo a scrivere una comparsa di risposta per opposizione a D.I., quindi ho la testa “un po’ da un’altra parte”, per essere eufemistici.

    Per cui avrai la mia mirabolante risposta non prima di lunedì. Nel frattempo… musica (questa è dedicata a Dago e alla sua stigia ignoranza).

    • Non ti sto tirando per i piedi, virtuosamente pudebonda fanciulla 😛 è solo che avevo in mente questo tuo passaggio:

      mi piacerebbe rispondere in maniera più articolata sia al tuo commento che a quello di Terra Nova (e, nella fattispecie, spiegare perché per me le reccy di fantatrash alla fine sono sempre a SOMMA NEGATIVA),(..) tornerò sul punto (a partire da giovedì). Brace yourselves 😛

      Non dico di re-iniziare un dibattito, soltanto di esprimere compiutamente il tuo pensiero ^^

  4. Tennger sei MERAVIGLIOSA! Finalmente trovo qualcuno che la pensa come me su ogni punto nei riguardi dell’orrore di altieri – se non fossi già sposato chiederei subito la tua mano!
    Peraltro…posso aggiungere velocemente qualcosa?

    – Gustavo II Adolfo, re di Svezia, viene chiamato “il re d’oro”…da dove è stato pescato questo titolo, che non ebbe mai?
    – i Corazzieri di Livonia usano come parola “NO PASARAN”…notoriamente, sulle rive del Baltico si parla spagnolo!
    – Dekken assolda una compagnia di Highlander dal kilt nero come artiglieri….i molti Scozzesi presenti in tutte le armi d’Europa dell’epoca vi giungevano singolarmente o a piccoli gruppi, non come “compagnie”, e non erano praticamente MAI artiglieri. Il gruppo più grosso, all’epoca, combatteva proprio per Gustavo II Adolfo
    – Dekken parla con Auerbach, Wallenstein et altri di “un’unica Germania”…nel XVII seclo, quando questo sarebbe apparsa un’eresia a tutti i principi tedeschi! Per di più enuncia visioni filosofico-politiche appartenenti a Kant, Fichte ed Hegel…con circa duecentocinquant’anni di anticipo!
    – In un’Europa devastata dalla guerra, con le strade dell’epoca, c’è gente che impiega neanche un mese a percorrere tutta la strada da Roma alla Turingia, viaggando da solo in zone notoriamente pericolose…
    – Wulfgar rice ai suoi cinque accoliti che ognuno di loro deve capire la forma di un elemento…ossia li educa ad una teoria messa per iscritto nel Libro dei Cinque Anelli scritto da Miyamoto Musashi e datato al 1645…peccato che la cinquista e la strage di Magdeburg risalgano al 1631!!

    E c’erano molte altre cose che ho fortunatamente rimosso….ma ho avuto l’astuzia di non comprare i libri, ma di prenderli in biblioteca

    • Visto come parlano i mercenari francesi, forse “no pasaran” dovrebbe stare per qualche dialetto del Vilnia. E Dekken… abbiamo visto che è sempre più di un secolo in anticipo su tutto, viene col pacchetto Evil Overlord. Quella di Musashi me l’ero persa (non mi era nemmeno venuto in mente che volesse andare a parare lì!).

      Se si volesse fare una lista di tutti gli sfondoni, uscirebbe un papello più lungo del romanzo stesso. E siccome abbiamo a che fare con ARTE, storia e personaggi non funzionano nemmeno facendo totale astrazione dalle bischerate storiche. Ogni pagina di questa roba ha dei problemi, OGNI PAGINA. E’ peggio di una fanfiction. Come tanti lo prendano sul serio resta un mistero.

      • Guarda…dovrei ritrovare una recensione che era stata fatta, e che spiegava come l’italiano da bocciatura di altieri e gli “adattamenti” delle vicende storiche (!!!!!!!!!!!!) diano fastidio all’inizio, ma poi si inseriscano nel loro preciso contesto e quindi vadano letti in altro modo (sì, quello di un emerito ignorante che si spaccia per conoscitore del periodo, dico io). In fondo, “non è un romanzo storico, solo ispirato a fatti storici” (!!!!!!!!!!! ditemi da dove esce questa perla…), e concludeva “se non ti piace, non leggerlo”…..ma si può????

      • Danno fastidio all’inizio ma poi non più tanto? Che discorso X°°°D Lo smog parigino è un po’ canceroso all’inizio, ma poi vedi che ci si fa l’abitudine e non ci fai più caso. Ah beh, grande pubblicità X°°°D
        E il “se non ti piace non leggere” fa anche tenerezza. Perché non hai diritto di segnalare le fregature e pretendere buoni prodotti, ti pare. E Magdeburg è ispirato a fatti storici quanto Gesù contro i vampiri è ispirato al Nuovo Testamento. Comunque alla fine un po’ di verità quella recensione ce l’ha: se non vi piacciono i polpettoni pseudostorici farciti di sfondoni con spiegoni assurdi e personaggi di cartoncino pilotati a distanza per una storia priva di interesse, allora forse questo libro non fa per voi. Se invece volete vedere come il figo tiranneggi i deboli, gli indifesi e i subalterni, allora dateci un’occhiata.

        Mi segno i romanzi, grazie per il consiglio 😉

  5. Pur essendo un appassionato di Storia (o forse proprio per questo), nutro una fortissima diffidenza per i romanzi storici moderni. Le rare volte che mi ci sono accostato, l’ho fatto avendo letto qualche recensione, con la massima cautela e in rari guizzi da spese eroiche (visti i prezzi). Mi è sempre andato tutto bene fino a Magdeburg. Attirato dal contesto storico e da alcune recensioni positive, mi forzai a comprare il primo volume…abominevole.
    Tutto quello che temevo di trovare di brutto in un romanzo storico c’è e anche di più. Il fatto che l’ispirazione venga (in buona parte) da Berserk (il manga di Miura), che è parecchio, ma parecchio derivativo, la dice davvero lunghissima.
    Sono pienamente d’accordo con tutte e tre le recensioni (che ho letto con molto più gusto dei libri). Tra l’altro, questo famoso sacco di Magdeburgo (che dovrebbe essere il punto) dov’è? Viene concesso di assistervi o no?

    Comunque, per dare un’utilità a questo commento lascio, a chiunque fosse interessato, i titoli di alcuni romanzi storici ambientati intorno alla Guerra dei Trent’anni (un periodo molto interessante ma anche molto sottovalutato fuori dalla Germania, la Boemia o la Svezia).

    Di facile lettura (e disponibilità) i vari libri della saga di Alatriste, dello spagnolo Arturo Perez-Reverte, dai quali è stato tratto il film “Il Destino di un Guerriero”. Ben ricercati e credibili nella ricostruzione storica, scorrevoli e tutto sommato ben scritti. Sono ambientati quasi tutti nella Spagna di quegli anni, ma il terzo libro (Il Sole di Breda) è ambientato durante il mastodontico assedio di Breda (1624-25) e ne descrive diversi episodi con una certa accuratezza.

    Più difficili da trovare (o mercatini dell’usato o internet) e decisamente antiquati, “L’avventuroso Simplicissimus” di Jacob Christoffel von Grimmelshausen e “Memorie di un cavaliere” di William Defoe.

    Il primo è un romanzo picaresco tedesco del seicento (forse il primo in quella lingua), penso fondamentale per gli studenti tedeschi, ma quasi sconosciuto da noi. Più che su particolari avvenimenti, dice molto sulla vita (militare e non) durante la guerra, dal momento che l’autore quegli anni li ha vissuti personalmente (anche se forse non proprio da soldato). Anche Brzezinski lo cita un paio di volte, se non sbaglio. 🙂
    Il secondo è invece del 1720, e segue le avventure di un “cavalier” inglese a partire da un diario (fittizio). Nella prima parte, il protagonista partecipa alla vicende del 1629 in Nord Italia per poi seguire la campagna di Gustavo Adolfo in Germania fino a poco di prima di Luetzen, nella seconda il cavalier si schiera con i realisti nella guerra civile inglese. Ottima ricostruzione storica, specialmente per un romanzo così vecchio: su più di duecento personaggi, solo sette non sarebbero stati storicamente identificati.

    Uscendo dal romanzo, ci sarebbe anche la famosa piece teatrale di Brecht, “Madre Coraggio e i suoi figli”, che tra l’altro è tratta da un altro romanzo di Grimmelshausen, splendida anche solo da leggere.

    Per concludere, l’intramontabile classico manzoniano, “I Promessi Sposi”, che acquista parecchio valore quando (ri)letto fuori dai banchi di scuola. Sulla ricostruzione storica, tra l’altro, credo ci sia davvero poco da dire. 🙂

    Mi scuso per il papiro (che spero possa ripagare la terribile lettura di Altieri) e complimenti per il blog!

    • Grazie per i consigli sui romanzi 🙂
      I promessi sposi secondo me avrebbe un sacco più di estimatori se smettessero di martellartelo sul cranio al liceo. Peraltro, esperienza mia, te lo impongono per un anno intero senza sottolineare quella che è la più grande forza del romanzo: non tanto la prosa o lo stile, quanto la DOCUMENTAZIONE (che è, specie per l’epoca, inappuntabile). Meno chiacchiere sulla Provvidenza e su quella piaga della Mondella, e più chiacchiere su come si spulcia un archivio!
      BTW

  6. Carini i romanzi di Perez-Reverte su Alatriste. Dei bei cappa e spada con un pregevole contorno storico. Li lessi eoni or sono quando ero in erasmus, per impratichirmi con l’idioma di Cervantes. Ricordo ancora l’incipit di “El Capitan Alatriste”:

    «No era el hombre más honesto ni el más piadoso, pero era un hombre valiente».

    a posteriori sembra quasi che Perez mi stesse dicendo: “Non è Dostoevsky eh, però per lo meno non è un personaggio immondo come quelli di Altieri!”

    >> I promessi sposi secondo me avrebbe un sacco più di estimatori

    NO

  7. Dio che roba che mi è tornata alla memoria $__$
    “¡No queda sino batirnos!” [trad. Non resta che batterci!] era la sentenza-tormentone, se così si può dire, del personaggio di Don Francisco de Quevedo, amico fraterno di Alatriste, poeta spadaccino invecchiato e in disarmo che di fronte alla ineluttabile decadenza propria e della Spagna non faceva che ripetere amareggiato, dopo il quarto o quinto boccale di rosso. “¡No queda sino batirnos, Altatriste, no queda sino batirnos!”.
    Per carità, di sicuro non era il personaggio più originale della storia della letteratura, e forse era anche una stereotipizzazione dell’anima spagnola, ma ciò imho non gli levava un’oncia di romanticismo.

    ” «Non resta che batterci» aggiunse il poeta dopo pochi istanti. Aveva parlato soprappensiero, come tra sé e sé, con un occhio che ancora nuotava nel vino e l’altro che vi era già annegato. Tenendogli sempre la mano sul braccio, chino sul tavolo, Alatriste sorrise con affettuosa malinconia.
    «Batterci contro chi, don Francisco?» Aveva l’espressione assente, come se non si aspettasse una risposta in partenza. L’altro puntò un dito nell’aria. Gli occhiali gli erano scivolati dal naso e penzolavano all’estremità del cordone, due dita sopra la brocca.
    «Contro la stupidità, la cattiveria, la superstizione, l’invidia e l’ignoranza» disse lentamente, e nel farlo sembrava guardare la propria immagine riflessa nel vino «Che è come dire contro la Spagna e contro tutto» ”

    Bene, i Mago de Oz, band folk metal molto in auge all’epoca in Spagna, ne avevan tratto una cazone che durante la mia gioventù kkontro non mancava mai dalla mia playlist, specie nella versione degli Ars Amandi, altra band iberica.

    A seguire il brano. Anal-croma ¡no me toques lo huevos! con riffing, metriche e cazzi austroungarici. Questo è un pezzo della mia giovinezza romantica che NON tornerà $__$

    Hay miedos que se acurrucan
    entre uno y otro escalón
    de la escalera que sube
    de tus sueños hacia el sol.

    Y te acechan, y no dejan
    que tu elijas tu lugar
    no queda sino batirnos
    no queda sino luchar.

    Hay dudas que nos mutilan
    hay deudas del corazón
    hay días que nos estorban
    hay dioses que van de dios.
    Pero hay voces que no callan
    si las sabes escuchar
    son los gritos de tu gente
    que te animan a luchar.

    Y verás que en la vida hay que sufrir
    y verás que en la vida hay que luchar
    y al final si eres fuerte ganarás
    no queda sino batirnos,
    no queda sino luchar.

    Ten cerca a un amigo
    y al enemigo a tu lao
    para aprender como piensa
    y cuando actúe estar preparao.

    Las traiciones que bien matan
    son las hechas con “amor”
    y no hay estocada más grave
    que el acero de una voz.

    Y el sudor de tu frente saciará
    tu sed de tener sueños y vivir
    y la vida será tu mayor rival
    no queda sino batirnos, no queda sino luchar.

    Hay miedos que se acurrucan
    si les cobija tu voz…

  8. Dago, no es question de toquerte los huevos, sono i tuoi gusti musicali ad essere peggio che inqualificabili. E della tua giovinezza non frega un emerita mazza ad alcuno. Potevi drogarti/scopare (o entrambi assieme) di più prima, invece di smarronare e lagnarti adesso che è oramai troppo tardi e sei fuori tempo massimo 😛

    P.S. “Anal-croma” tua nonna. Per te sono “L’ Avvocato” o “Dominus”, intesi? o.0′

  9. @Dago: Tel’ho detto mille volte di non dire niente in pubblico di quello che facciamo in privato. Cmq, visto che (di solito) ti piace che lo lubrifichi con la ghiaia, le tue emorroidi (a quanto ricordo) sono peggiori delle mie… o ultimamente usi qualche lenitivo nuovo di cui hai dimenticato di parlarmi? o.0′? Guarda che se fai così il bricconcello la prossima volta aumento il numero di frustate prima 😛

    @Coso: … se ti accontenti di così poco 😛 ^_^

    @Tengy:

    Kawaii

    perché non sai cosa succede quando si spegne la luce… E non dico altro, perché Daghino in fondo è un timidone, e non gli piace che si parli delle sue prestazioni.

    • Da un mio commento sul blog del prode Zwei:

      @Anacroma
      Oh, sei ben informato sul suo conto, mi ero persa il passaggio in cui tu e Dago siete andati a convivere assieme travolti da un’ardente passione omoerotica

      Zomg, LO SAPEVO!!one!!

  10. Sono tornato dalle urne mezzora fa, e già mi pento di non aver votato Giovanardi.

    Non posso mio malgrado dirmi in disaccordo sullo spirito (se non sulla lettera) del commento. Sono appena tornato dal seggio, ed oggettivamente beh… a scorrere i nomi che i vari partiti hanno deciso di infilare sulla scheda non ho potuto trattenere un brivido di disagio/imbarazzo. Onestamente non cel’ho fatta a mettere una preferenza. Non ci sono riuscito proprio.

  11. >> travolti da un’ardente passione omoerotica

    è talmente ardente che infatti a casa sua non ti lascia accendere il riscaldamento manco a gennaio. TRUE STORY!

  12. è talmente ardente che infatti a casa sua non ti lascia accendere il riscaldamento manco a gennaio. TRUE STORY!

    A che serve il riscaldamento, infida trappola capitalista e borghese, quando a scaldare i cu…ori c’è la fiamma ardente della passione? 😛 😛 😛 O vuoi forse dire che… che era tutto finzione? o.0′ ?

    (e cmq, baideuei, il riscaldamento a gennaio era acceso: ho le bollette che lo provano, e anzi, quando le ho viste ho avuto un momentaneo mancamento, accompagnato da una scarica di Germanomosconite acuta, che m’ha fatto discendere numerosi scalini della scala verso il paradiso , ed anzi, m’ha quasi portato dritto alla strada per l’inferno … ).

    • Il riscaldamento è anti-ecologico, dispendioso e fiacca il carattere. Ricordo che quando ero bambina e in camera mia si addensava il fiato, mio padre soleva dirmi “Hai freddo? Salta che ti scaldi” (true story). Il termosifone è un anello del complotto rettiliano, spengetelo!

  13. La trilogia di Magdeburg non è la prova migliore di Altieri. I romanzi precedenti, ambientati in un mondo contemporaneo sono assai migliori, anche dal punto di vista oplologico, e sicuramente per la trama l*intreccio. i personaggi e le tematiche. Ho avuto la possibilità di conoscere di persona l’autore e gli ho espresso queste stesse perplessità.
    L’errore peggiore è vendere e vedere il Magdeburg come romanzo storico . Che non è affatto, e va letto sicuramente con una sospensione dell’incredlità assai robusta.
    Come d’altra parte bisogna fare con intensità variabile ma sempre necessaria ogni volta che ci si accinge a leggere un opera di narrativa che è ‘fantastia’ per definizione.
    Gli errori grossolani ( i domenicani di loyola per tutti) ci sono e sono da brivido. Gli strafalcioni in italiano ci sono e non si possono nascondere dietro un ditino. e per finire sono fastidiose o lasciano quantomeno perplessi le scelte compeltamente volute per rendere tutto più cinematografico (tipo la scelta del termine daikatana, degno di un videogame più che del kenjutsu o dello iai-do). Altieri è un buon conoscitore delle arte marziali e so per certo che alcuni ‘maestri d’arme’ e marzialisti anche di fama hanno prestato una consulenza.
    Penso poi che i personaggi di un opera narrativa sono per definizione ‘pilotati’ dal narratore. Altrimenti dovremmo imamginare che il narratore sia un veicolo per una storia già scritta altrove. Idea Neoplatonica, ma che non seguo.
    Ma è una mia opinione, se ne può parlare, se ne parlerà in dettaglio.
    Magdeburgo resta tuttavia un opera di finzione come tutte le opere di finzione (che ha avuto anche un certo, direi immeritato, successo di pubblico).
    Per tutto il resto c’è il saggio storico. E non sono molti che hanno SCOPERTO una tragedia sorica come la Guerra dei Trent’anni proprio leggendo Altieri.
    Credo che il tormento della vichinga oplologa (nel seguito VO) e di molti lettori/lettrici di questo posto dove c’è pianto e stridore di denti nasca da una soglia della sospensione dell incredulità (ie tolleranza alla cazzata) molto molto bassa.
    E nello specifico della VO, leggendo il blog, per una specie di personale crociata volta allo sterminio di quanti diffondano un immagine dell ‘arte della guerra’ che non sia quella, peraltro vera di storia e lacrime di uomini e sangue e di sanguinoso realismo.
    It is blood n guts, baby. But hey woman, we made war a romantic story

    Nota finale 1 : Magdeburg è una trilogia. Suggerisco fortmente di stare lontano dai due volumi seguenti agli utenti del blog. Il mistero finale viene telefonato ed avvisato via email, fax, wazzup, status su FB, segnali di fumo, ed irradiato sulle frequenze ELF
    Nota finale 2 : Dalla lettura del blog, e conoscendo i romanzi Altieriani, la VO sarebbe un perfetto personaggio alteriano . Ed anche lo stile ed una certa ironia è simile.
    Conscio della gravità della mia affermazione e pienamente responsabile, aspetto pronto ad un estrazione Iai-do. Con la Dai-Katana , of course

    • Risposta veloce perche’ sto scroccando un computer e devo scapppare all’areoporto:
      Altieri conoscitore di arti marzıiali: dı certo non emerge da questo lıbro XD
      Personaggı pılotatı: nope. La narratıva e’ ıllusıone. Il lettore deve credere che ıl personaggıo sıa reale. Se ıl personaggıo agısce perche’ chıaramente glıelo ımpone ıl copıone, non e’ credıbıle (e questo ıntendo con “pılotato”). L’autore dovrebbe predısporre carattere, contıngenze e motıvazıonı ın modo che sıa credıbıle che ıl personaggıo faccıa quella scellta.
      Caleb non ha nessuna buona ragıone per attaccare Mernau: un mostro sconoscıuto sta macellando ı suoı uomını, e tecnıcamente Caleb nemmeno sa che Mernau sta tenendo ostaggıo la ragazza (ragazza che peraltro e’ consıderata una strega).
      C’erano dıversı modı dı sıstemare la faccenda. Magarı Caleb aveva un rancore partıcolare per Mernau. Magarı era stato Mernau a uccıdere sua sorella, e rıvedendo la scena Caleb non cı vede pıu’. Magarı ın una scena precedente Caleb parla con la prıgıonıera, e capıamo che luı non cı crede alle streghe, che trova l’esecuzıone ıngıusta e crudele…
      Nope, Caleb salta addosso a Mernau e poı segue un plurıomıcıda. Perche2? Perche’ lo vuole la trama. Lazy.
      Crocıata: kınd of. Non sono una talebana. Come ho detto nella recensıone, se ıl romanzo dı Altıerı fosse stato da rıdere, sarebbe stato un CAPOLAVORO (e lo dıco senza scherzare). Scrıtto sul serıo e’ solo stupıdo e offensıvo.
      E non ho nulla ın contrarıo a una storıa “romantıca” della guerra. La guerra VERA offre gıa’ dı per se’ un sacco dı epısodı romantıcı 100% autentıcı (rımando alla vıcenda dı Stıgler nel mıo artıcolo su Heroes, o alla lotta senza speranza dı Pıleckı).
      Il punto e’: per scrıvere bısogna documentarsı. Se non saı nulla dı guerra ne’ tı ınteressa l’argomento, scrıvı dı altro. Voler parlare dı roba senza averne nemmeno ı mınımı rudımentı e’ una garanzıa dı dısastro (e questo romanzo, a prescındere daı gustı, e’ pessımo).
      Anyway, e’ ovvıamente benvenuto un parere dıfferente 😉

      • Hey baby, mica ho detto che mi è piaciuto. Anzi all’autore in persona ho rifilato molte delle mie perplessità che condivido con te, o VO. E che sinceramente mi hanno lasciato stupito, perchè ho trovato gli altri romanzi di Altieri assai migliori. Il fatto è che vednerlo come romanzo storico grida davvero vendetta. E non hai letto gli altri due libri..you have no idea baby : )

      • Vorrei rispondere “don’t call me baby”, ma ho paura che sia presa come dotta citazione da Barb wire, e non voglio contaminare il blog 😀
        Quanto agli altri romanzi di Altieri, può darsi che un giorno ci dia un’occhiata. Come ho detto, il ragazzo ha potenziale, deve solo accettare la propria natura trash e smettere di prendersi sul serio 😀

  14. Qualcuno mi spiega la scena del ponte delle catene? L’ho letta 16 volte ma, a parte le stronzate ovvie, non riesco proprio a capire la dinamica. Altieri dice che “ancora la catena ad u” ai pilastri nord, quindi all’estremità nord del ponte, ma Wulfgar si mette a mitragliare frecce dal centro del ponte, mentre la trappola scatta ad un terzo dello stesso. Come cazzo sono messe ste catene? Se wulfgar sta in mezzo i pilastri sono forse in mezzo all’acqua? Fatemi un disegnino, non capisco

      • L’unica è davvero che i pilastri sono in acqua e le “estremità del ponte” sono le ringhiere (o quello che sono, i limiti che se superi cadi in acqua). Vi giuro, sono rimasto giorni a cercare di capire. L’idea della catena è usata in ambito navale e, penso, potrebbe funzionare, ma come la scrive lui non si capisce una sega.

      • Perché non c’è niente da capire 😀 In questo tipo di narrativa cazzodurista, non è importante cosa succede, l’importante è che succeda in modo molto virile maddafaka!
        Che poi io posso anche capire il perché questo tipo di roba possa piacere (a me piace un sacco di trash), il fatto è che molti non si rendono conto che si tratta, per l’appunto, di trash. E’ scientificamente affasciante: centinaia di italiani leggono scene come questa, o quella dove il tizio marcia sia in prima che in seconda linea, e non ci trova niente di bizzarro. Mah.

  15. Io l’ho apprezzato per la treshosità. Sembra un manuale per “scrivere figo”. E se c’è qualcosa che amo sono i crossover malati. Storie in cui infili tutto quello che puoi perchè fa figo.
    https://www.goodreads.com/book/show/17283046-gonji
    Cito:
    The series concerns a legendary halfbreed samurai-Viking named Gonji Sabatake, who is impelled by Destiny itself to quest after an ageless mystery and confound a timeless supernatural tyranny which takes him from medieval Japan, through Europe, and on into worlds unknown. Monsters, magic, and—above all—rich, lived-in characters abound, in a series teeming with resounding action and dynamic human interaction.

    Pagherei oro per avere in italiano una robaccia simile. Si, sono pigro.

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