Classici militari (2) : il Sseu-ma fa

Bentornati in questo posto di frustrazione e inutilità molesta. Oggi è (era?) shabbath, giorno di riconciliazione col Creato, e quindi ho pensato bene di festeggiarlo col secondo articolo dedicato ai classici militari, ovvero come schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono e ascoltare i lamenti delle femmine.

Oggi parleremo del Metodo di Ssu-ma, un testo del quarto secolo a.C., il cui contenuto risale probabilmente a molto prima. Ma non perdiamoci in troppe introduzioni. Il punto dell’articolo è il manuale. Per chi volesse più insight nel contesto e nell’opera, non ha che da contattarmi o leggersi il libro di Sawyer.

 Sseu-ma, no non sono sicura del costume, leave me alone!

Come anche il Taigong, l’autore del Metodo comincia con l’inquadrare le basi di un potere solido: anche qui, il vero leader controlla lo Stato tramite Benevolenza e Rettitudine. Se queste mancano, il regno può essere mantenuto grazie all’Autorità, il che tuttavia non è auspicabile, in quanto frutto di conflitto e non di armonia.

Chi conosce il mio penchant legista sa che nutro poca simpatia per questo approccio, ma il Metodo non si limita a un banale “l’armonia è Bella, la guerra è Blutta”. Specifica. Guerra e coercizione sono sì blutte&kattyve, ma possono avverarsi necessarie. Se uccidendo un uomo garantisci la pace per tutti gli altri, fallo fuori senza remore (Yagyuu Munenori approva). Se attaccando uno stato proteggi i tuoi, spianalo. Ovvero, un approccio molto pragmatico: non ci sono guerre giuste o sbagliate, ci sono guerre utili o deleteree.

E’ un atteggiamento forse più aggressivo di altri Classici, e farebbe inorridire certi pacifisti di mia conoscenza (ma dubito che ci siano molti pacifisti di quel tipo a leggere i miei articoli). Tuttavia il Metodo non è un invito all’olocausto per il puro profitto, bensì alla misura: chi ripudia la guerra si troverà in pericolo, ma allo stesso tempo chi si mostra troppo aggressivo finirà per essere distrutto. Quindi, in linea di massima, non perturbare l’armonia se non è inevitabile, ma non privarti mai della tua forza militare. As always, si vis pacem, para bellum.

Un sovrano deve quindi farsi amare all’interno e farsi temere all’esterno.

Partendo da questo assunto, le prime cose di cui bisogna tener conto nella guerra sono quelle che più faranno soffrire il popolo, sia il tuo che quello nemico: combattere in inverno o a spregio della stagione e dei raccolti, attaccare approfittando di disastri naturali, ecc.

Segue uno strano elogio all’antichità che sputa in un occhio alla strategia più basilare. Comincia con un molto ragionevole “non inseguire un nemico in rotta più di tot chilometri”, e sfocia in cose bizzarre come “aspetta che si siano schierati prima di attaccare” o “combatti per la giustizia, non per il profitto”. Nonostante l’invito alla misura, il Metodo ha un messaggio morale: noi uomini civilizzati abbiamo il dovere di pestare in testa agli stati immorali (molto Repubblican tutto ciò).

Il tutto è comprensibile in un certo contesto, ma non saprei davvero se consigliarlo. La morale dell’Arte della Guerra mi piace molto di più: cogli l’occasione, vinci presto, usura il meno possibile le tue e le loro risorse.

Vi risparmio pertanto l’elegia al passato (I Primi Sovrani facevano così, i Saggi sovrani poi hanno fatto cosà). E’ una cosa che diventerà popolare nella letteratura confuciana, e che pur presentando un certo interesse, esula dallo scopo di questo articolo. Vi basti sapere che ci si comporta bene con i civili del nemico e le sue risorse, che si stava meglio quando si stava peggio e che non esistono più le mezze stagioni.

Mi limito a darvi i nove punti che chiudono il capitolo. Potranno sembrarvi ipocriti. Forse lo sono. Ma c’è qanche probabilità che chiunque abbia scritto il Metodo fosse così convinto di essere il centro dell’Universo, da essere in buona fede.

  1. Mangiati i territori di coloro che si pappano e sottomettono paesi deboli e scarsamente popolati;
  2. Attacca quelli che uccidono l’Uomo di Valore (la donna no, perché ovviamente non ha valore) o fanno del male al popolo;
  3. Elimina quelli brutali nei loro stati e nocivi presso i loro vicini;
  4. prendi quelli che non coltivano bene i loro campi;
  5. Invadi quelli che sperano di poter usare vantaggi naturali per disobbedirti;
  6. Rettifica quelli che uccidono i parenti;
  7. Stermina chi ha il nervo di deporre il proprio capo;
  8. Isola chi resiste ai tuoi ordini;
  9. Stermina fino all’ultimo individuo i popoli barbari caotici nei loro territori e in casa d’altri (i mongoli, suppongo, ma potrebbe applicarsi anche ai Rom… SPOILER, quest’ultima non ha mai funzionato!).

Da parte sua, il sovrano dovrà essere virtuoso, scegliersi buoni collaboratori ed ufficiali (ovvero gente di talento devota al bene comune e non al proprio vantaggio).

Ma parliamo dell’esercito e di quanto sia importante la sua imponenza. Sappiate che ci sono delle cose che gli portano pregiudizio: impiegare gente malvagia (EVIL!), assecondare comportamenti temerari anche a scapito del rispetto degli ordini, mettere il coraggio al di sopra di disciplina e rispetto. Come sottolineano Henninger e Widemann nel loro libro Comprendre la guerre, il coraggio non sempre è stata considerata la virtù principale del guerriero, e difatti non lo era per il signor Sseu-ma.

Non bisogna nemmeno esagerare però!

Tornando all’esercito, c’è un altro rischio: gli ufficiali buoni per la sfera militare non sono da impiegarsi in quella civile e i due campi devono essere tenuti ben separati. Questa non è una cosa strana in Cina, e sarà portata anche in Giappone (rimando al mio articolo sul sistema militare del Codici). Insomma, non mettere un militare nella sfera civile e non mettere un civile alla testa di un esercito. Questo perché nella sfera civile si impara etichetta, rispetto, gentilezza, è difficile avanzare e facile ritirarsi. In guerra… well, il conrario, pretty much. In guerra non ci sono inchini, etichetta o salamelecchi: bisogna poter scavalcae l’idea di “appropriato” se la situazione lo richiede.

Ma come evitare allora che la gente diventi arrogante? Il Metodo da un bizzarro consiglio. In caso di grande vittoria, non ricompensare nessuno, perché così nessuno diventerà arrogante e temerario. Parimenti, in caso di grande sconfitta, non punire nessuno, e ognuno assumerà che la responsabilità è sua.

Mah, agree to disagree, in questo caso io preferisco di gran lunga i consigli del buon Sun Zi.

Quando si viene allo specifico di come fare la guerra, il Metodo è piuttosto vago. Appunta la gente giusta ai posti giusti, procurati i buoni artigiani, ecc. Ma ci sono due note interessanti per chiunque avesse a che fare con un esercito di leva: tasta il terreno col popolo e trova delle buone giustificazioni per mandarli in guerra. Fagli odiare i nemici. Convincili che è inevitabile e che è per il loro stesso bene.

Sì, il crudele cinismo che salta fuori nella più benpensante delle opere cinesi è rinfrescante.

Per il resto, il Metodo dà i consigli base minimi per una campagna: analizza situazione e terreno; unisci i tuoi; punisci con rapidità e ineluttabilità per prevenire problemi gravi; fomenta un senso di vergogna. Accordati con le stagioni, rifornisciti a spese del nemico, coordina l’esercito.

Avete presente come nei romanzetti da due soldi l’ecercito dei Buoni spesso porta soccorso ai Boveri Neg popolani schiacciati dai grassi Padroni, araldo di progresso, diritti umani e animalismo? Se ci tenete a scrivere roba del genere, vi consiglio di porre mente locale sui vostri convogli di rifornimento e su quanto sono vulnerabili. Un esercitoin campagnia mangia la groppa dell’invaso, altro che soccorso.

Tornando al valor guerriero, come altri classici, il Metodo sottolinea l’ovvio: il coraggio vince un combattimento, una strategia equilibrata vince la guerra. La guerra, per citare quel simpaticone di Grenfell, è un gigantesco pic-nic. Nello specifico: servono il Cielo, il materiale e l’eccellenza, ovvero la cosa giusta al momento giusto nel modo giusto. Addestra ed equipaggia i tuoi, fai in modo che i talenti di ognuno siano sfrutati, maniteniti segreto, e preservati sempre la possibilità di manovrare. Quest’ultima è l’economia di forze: non schieri i tuoi su tutto il fottuto confine nemico (come accade in un celeberrimo romanzo italiota), o quando il nemico di attaccherà in un punto preciso metà dei tuoi saranno troppo lontani per venirsi in aiuto a vicenda. Tenere un confine non vuol dire disseminarlo uniformemente di omini. Vuol dire studiare il dispositivo nemico e concentrarre le forze nei punti più vulnerabili cercando di mantenere abbastanza libertà di movimento da cambiare la disposizione.

A volte bisogna cambiare disposizione, a volte bisogna ritirarsi con decoro

Ovviamente, perché tutto funzioni, i soldati devono essere obbedienti e devono fidarsi dei loro ufficiali. Se sono stanchi, spavntati, se rifuggono dalle responsabilità, rischi il disastro.

Non essere crudele coi tuoi soldati: pensa a loro quando sei in campagna. Sii magnanimo, ma non permettere infrazioni alle regole. Ordine e calma degli atout indispensabili.

 

Il Metodo raggiunge il Taigong in due consigli: esaspera gli eccessi del nemico, e prendi ciò che ama. Per il resto, tratta gli uomini come uomini, i retti con rettitudine, usa il linguaggio appropriato e non abusare del fuoco (non dar fuoco a una città per poi entrarci e arrostire, come accade in un altro romanzo italiota). Devi boostare il morale dei tuoi uomini e guidarli con le parole. Fai leva sulle loro paure e sui loro desideri, sono le due leve con cui puoi controllarli.

I vincoli sono la cosa più importante in guerra. I limiti. Definiscono, uniscono, regolano. Limiti e severità. Sii severo coi tuoi soldati. Falli strisciare e stancare. Poi sii magnanimo e permettigli di riposarsi. Uccidi i disertori subito e fanne degli esempi. D’altro canto, devi trovare il modo di convincere i tuoi che combattere è la cosa giusta da fare, mandarli al fronte a calci nel culo non basta ad aver buone prestazioni.

Quanto al rigore, abbi misura. Non mettere qualcuno in punizione per più di mezza giornata, non ridurre la sua razione di più di metà, e non rinchiudere a lungo qualcuno. Insomma, uccidili se lo sgarro è grave, puniscili con misura se non lo è.

Ci sono manovre appropriate per reagire all’umore dei tuoi uomini. Se sono staventati, serra i ranghi. Il Metodo consiglia anche di farli sedere se sono in pericolo. Mah, per tenerli riposati e fermi?

Ad ogni modo, in battaglia si resiste con la forza e si vince col morale. Ovvero, puoi difenderti quanto vuoi, ma non potrai sfondare senza correre dei rischi. Il morale è decisivo. Dei soldati spaventati non vedono il nemico, vedono solo la loro paura. In generale, se sarai rispettoso, la truppa sarà soddisfatta. Se li condurrai di persona, ti seguiranno. Se i tuoi ordini saranno ragionevoli, li eseguiranno. E considera il boosting che dà al morale un’uniforme prestigiosa: fama e buona reputazione danno coraggio e spirito di corpo.

Tutto molto bello, ma puta caso che facciamo un mazzo tanto al nemico, cosa si fa poi? Come approcciarsi al territorio ostile?

Il Metodo sconsiglia di penetrare poco con forze leggere (compicci poco) o a fondo con forze pesanti. Sconsiglia in particolare di penetrare a fondo con forze leggere (a meno di non avere uno schiacciante vantaggio). Il meglio è penetrare con forze persanti, ma non troppo (si noti il diverso punto di vistarispetto al Taigong).

Se hai stabilito equità, ognuno combatterà al suo massimo. Se non hai paura di prenderti la responsabilità del casino, gli uomini moriranno per la causa. Preoccuparsi della vita e idolatrare la morte, per contro, sono due modi per creare dubbi o prepararsi a una sconfitta.

Ci sono certe cose per cui gli uomini moriranno: amore, rabbia, paura, giustizia e profitto. Il meglio sarebbe farli morire per la giustizia. Ma in mancanza, rabbia e paura vanno bene lo stesso…

Istruisci i tuoi e consentigli il giusto riposo. Tenere tutti sul chi vive per più di due o tre giorni può essere disastroso per il morale. Organizzati in modo che ognuno possa dormire il giusto (non troppo da impoltronire, non troppo poco da deperire). Ricorda che se si posano troppo a lungo, comincieranno a perdere mordente e ad aver paura. E sempre per il coordinare l’esercito, fai in modo che i segnali sonori per le diverse operazioni e i diversi corpi siano conosciuti e distinguibili.

In generale, il difficile non è stabilire una formazione, ma addestrare gli uomini in modo che siano dirigibili in una formazione, impiegarli. Il guaio non è sapere cosa fare, ma farglielo fare! Ed è meno banale di quanto sembri. Tra quelli che son sicuri di saperne più di te e quelli troppo stupidi per capire un ordine, puoi contare su un congruo numero di bugs nel sistema, almeno che tu non ci abbia messo una pezza prima con un addestramento con i controcazzi.

Tornando alle manovre, par banale, ma è sempre bene ricordarlo: non spingere tutti i tuo uomini nell’avanzata, ricordati di proteggere la retroguardia. E qualsiasi cosa tu faccia, non essere mai ripetitivo.

Per quanto riguarda il dopo di uno scontro: se vinci, dividi la vittoria con la truppa. Se vuoi ingaggiarli di nuovo, ricompensali con particolare generosità, e punisci i colpevoli in modo molto più severo. Al contrario, se hai perso, prenditi l’intera colpa, e se vuoi ingaggiarli di nuovo, dovrai prendere tu stesso l’avanguardia.

Attacca il debole e calmo. Uno forte e calmo invece evitalo, non è aria. Attacca lo stanco, evita quello pimpante. Attacca chi ha paura (magari non corrergi dietro per chilometri, sia mai fosse un trappolone).

 

Ma parlando di come impiegare le masse, cosa fare?

Se hai pochi uomini, fai in modo che siano compatti. Con una piccola forza il meglio è assillare il nemico, evitando scrontri in campo aperto. Sii mobile, avanza e ritirati alla svelta.

Se hai una grande massa, fai in modo che siano ordinati. Se siete in tanti, tattiche più ortodosse possono essere appropriate. Non avanzare per poi ritirarti: avanza e fermati, hold your ground.

Se sei in numero superiore, circonda il nemico, ma non lo strozzare a cappio: lasciagli una via di fuga aperta. Non conviene sempre annientarlo. Se i suoi sono pochi e spaventati, potrebbe essere più conveniente lasciarli scappare dalla via di fuga e addio. Che vadano a raccontare ai loro commilitoni quanto i tuoi sono feroci! Un’altra cosa che puoi fare quando hai un grande esercito, è dividerlo in unità più piccole e attaccare a turni per non lasciare spazio al nemico.

Al contrario, potresti lasciare al nemico la possibilità di circondarti. E’ una grossa scommessa che si basa sul fatto che se i tuoi non hanno una via di fuga combatteranno a pieno regime, molto meglio che se la ritirata è possibile. Il problema è che può andarti bene, o il tuo esercito può sgretolarsi nel panico generale. Sta al comandante decidere se può giocarsiil rischio oppure no.

Fingere una fuga disordinata anche è una possibilità, lasciando cadere le tue insegne, e quando il nemico abbocca, fare voltafaccia e ingaggiarlo.

Riassiumiamo con il vademecum del perfetto invasore (sono sicura che vi sarà molto utile): tieni il vento alle spalle, e anche le montagne, picchi sulla destra, catene sulla sinistra. Non soffermarti in terreni pantanosi. Prima di fissare un campo, copri il doppio del percorso giornaliero abituale, e prediligi alture tondeggianti. Decidi delle tattiche da applicare dopo aver osservato i movimenti de nemico e aver capito cosa vuol fare. Se ti attacca per primo, assestati sulla difesa per poterlo studiare. Piccoli gruppi leggeri potrebbero essere un modo di provocarlo. In generale, ad agire per primo rischi di stancarti.

Infine, preparati a morire, portati solo lo stretto indispensabile, e costituisciti un corpo d’élite.

E’ tutto folks. Il Sseu-ma fa è uno dei classici più brevi. Non ringraziatemi e citatemi nei ringraziamenti quando vincerete la guerra contro gli Stati Uniti.

E siccome sono d’umore sentimentale, musica, e un brindisi a tutti i coscritti mandati al fronte a calci in culo.

 

 

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25 thoughts on “Classici militari (2) : il Sseu-ma fa

  1. >> Fingere una fuga disordinata anche è una possibilità, lasciando cadere le tue insegne, e quando il nemico abbocca, fare voltafaccia e ingaggiarlo.

    Che Gengis e Gugliemo si fossero procurati una copia su amazon?

  2. Un’altra cosa che puoi fare quando hai un grande esercito, è dividerlo in unità più piccole e attaccare a turni per non lasciare spazio al nemico.

    Uno dei tanti motivi per cui i crucchi menavano meglio nella WWI era il loro ottimo sistema di rotazioni, i soldati stavano in trincea 2 giorni ogni 14 mentre i francesi ci passavano le settimane.

    Non mettere qualcuno in punizione per più di mezza giornata, non ridurre la sua razione di più di metà, e non rinchiudere a lungo qualcuno.

    Sono le stesse regole dei Larp! 😀

  3. Io non devo far muovere eserciti (consapevole dei miei limiti e delle mie non-conoscenze, ho evitato in partenza di averci a che fare 😛 ), ma trovo il tutto affascinante, sia in sé sia in “utilità per racconti/romanzi”, le parti .
    Per curiosità, Tenger, ci sono anche dei classici che si occupano di come organizzare e far combattere/vivere un’unità piccola?
    Tra parentesi, ho cercato un po’ in giro e sembra che la più piccola unità (squadra, go etc) fosse/sia sempre composta da 5 persone, ma se uno è il capo e gli altri seguono, nel caso dovessero dividersi a coppie non sarebbe uno svantaggio essere dispari?
    Forse ragiono troppo per coppie di poliziotti/militari moderni…

    • Nel Budou Shoushinshu mi pare dia qualche consiglio di economia domestica applicabile a una piccola banda (come riciclare le lame rotte delle spade, ecc). Se ti interessa di preciso la guerriglia, c’è il libro di Niceforo Focas (tradotto in francese come Traité sur la guérilla) che parla nello specifico di coordinare bande di taglia ridotta (ma sempre più grandi di una squadra). Una lettura interessante da questo punto di vista è anche La guerre en montagne del colonnello Le Nen.
      QUanto al go, era previsto come unità base, così in generale non vedo ragione per il gruppo di mettersi a coppie 😉

      • Purtroppo non conosco il francese, ma grazie lo stesso per i titoli, spero siano stati tradotti anche in inglese.
        La guerriglia è la situazione che si avvicina di più al mio caso, almeno nei paesi/zone scarsamente popolate, altrimenti, visto che ho un’ambientazione -prevalentemente- contemporanea, è molto simile alle “ronde” di poliziotti/membri delle forze armate in città (e quelli son sicura si muovano sempre in coppia).

  4. Epperò. Sono finito qui in un pomeriggio noioso e bollente ad Alicarnasso, rincorrendo chiacchere sul Game of Thrones e trovando una schfo-recensione del Magdeburg Altieriano. Sei una colossale incredibile “precisina della fungia” (Diritti riservati blog del Dr Manhattan. Ma gli argomenti di cui tratti, di cui ho una mezza idea dilettantesca ahime’ e non professionale, (e già questo mi spedirà diretto in un limbo di inutilità) sono interessantissimi e rigorosamente descritti. Ti seguirò con attenzione ed interesse e grazie per il tempo che spendi per illuminarci con questo rigore energia e per le vigorose frustrate con cui sferzi tutto quanto suoni come illogico, non pratico e degno di essere sfottuto fino alla notte dei tempi . Giuro che non sto facendo sarcasmo, dico davvero : )

  5. A proposito come hai trovato Istanbul? avrai sicuramente visitato il museo di storia navale e omaggiato le tombe di Uluc Ali Pasha e del Barbarossa. A quanto un post sulla guerra navale nel Mediterreaneo nell ambito del comfronto tra la potenza ottomana e le coalizioni cristiane?

  6. Devi sapere oTennger che ci sono 5 (anzi 5 +1 ) battaglie navali nella storia da cui tutto si origina e tutto hanno cambiato, per i loro effetti politici e miitari.
    Chi non domina il mare è destinato a perire (cit.)
    (Per unirsi al gruppo di supporto contattare Hitler o Napoleone)

    1 Salamina . Persian Vs Greek. Botte da orbi che hanno cambiato la storia del mondo occidentale. Guest Star: la più tosta ed arrapantissima ammiraglio-piratessa della storia
    LA grecia classica sopravvive alla egemonia persiana e sviluppa le basi del pensioro occidentale. Scusate se è poco.

    2 Lepanto . Cristiani contro Ottomani. Una tecnologia marginalmente superiore ha ragione della incapacità comica di entrambi gli schieramenti. Guest Stars. Un gruppo di simpaticissime canaglie italiane rinnegate. Gli equilibri nel Mediterraneo non saranno gli stessi l’impero ottomano inizia la sua fine e gli stati europei preparano lo scannatoio del secolo a venire.

    3 La disfatta dell’invincibile armada. Tecnologia ed addestramento, e un certo culo, prendono a pedate pesanti il fanatismo religioso spagnolo. Guest Stars. Tutti i capitani inglesi un pò pirati un pò gentiluomini dei tuoi sogni bagnati: L’inghilterra emerge come potenza marina mondiale dominante e questo spiana la strada alla inglesizazzione del nuovo mondo.

    4 Trafalgar. L’ultima grande battaglia dei grandi velieri, vinta dal genio tattico ed innovativo degli inglesi contro il casinismo franco-spagnolo. Guest Star Ovviamente l’antipaticissimo ammiraglio inglese euno sfigato ammiraglio italiano. La fine definitiva (tutto il resto è oblio) dei sogni napoleonici e francesi, lo spazio lasciato ai crucchi per innescare l’allegro carnaio della prima guerra.

    5 Jutland. Ferraglie gigantesche si squartano a cannonate per un giorno e notte di massacro dal sapore vagamente cyberpunk, tra arroganza inglese e testardaggine crucca. Guest Stars . Antipaticissimi ammiragli inglesi ed un coraggioso ammiraglio crucco. La mutua distruzione delle forze navali europee e la consenga del dominio del mare agli USA.

    ed infatti la quinta.. ma è un altra storia

    Full speed astern..
    [video:youtube]http://www.youtube.com/watch?v=OSb-9Pe96NE[/video]

    • Condivido la lista, ma dedicherò loro articoli quando sarò un minimo più ferrata in tattica marittima 😀 Al momento la mia cultura in materia si riassume a “si sono trovati lì per darsene tante” e qualche schemino visto in vari musei della marina XD

    • L’invincibile armada si è praticamente sconfitta da sola a causa di un sovrano ignorante di come vanno le cse di mare (“allora vai qua, poi torni indietro, poi carichi questi, poi ti giri e vai la”), un fun fact è che alcune navi spagnole sonoa rrivate fino in Irlanda dopo aver fato il periplo della Scozia e alcuni spagnoli si siano trovati bene li e abbiano inziiato a fare i mercenari.

      Lo Jutland è la classica battaglia fracassona e inutile, i tedeschi non potevano vincere la guerra, gli inglesi avevano semplicemente troppe barche.

      Io ci vedo di più la battaglia di Tsushimavisto che a Tenger piacciono i musi gialli: per la prima volta un paese Europeo (e quindi meglio) viene menato da un paese orientale.
      Gli unici a non capire che i giapponesi non erano più scimmie con le katane sono stati gli inglesi che due guerre dopo se la ridevano nelle loro colonie sicuri che i jappi non potevano sconfiggerli e invece l’esercito imperiale gli ha portato via pure gli occhi per piangere.

      Cmq articoli ben fatt sul menare con le barche si leggono sempre volentieri.

      • Si Nicholas vero. Ovviamente di scontri navali interessanti ce ne sono molti. La lista è fatta in base a quelli grossi e sostanziosi che avrebbero poi lasciato una ricca scia di sangue per le future mazzate. Per esempio nella battaglia di Tsushima i giappi con un magistrale ‘taglio di T’ spediscono i russi ai pesci, nel 1905. Però lo jutland è molto più significativo in quanto finisce un era.
        Si si conosco anche io la storia pazzesca dei resti dell invincibile armada. Mi chiedo quale comandante idiota ha la bella idea di circumnavigare TUTTA l’inghilterra pwe provare a scappare. Oltre alla sua incapacità, questo dimostra come i velieri antichi andassero davvero dove voleva il vento.. e le battaglie navali erano una specie di allegro casino. La skill marinare esibita a trafalgar era ancora da venire
        ..PerTennger. baby certo che se (SE) scrivo schiatto ove dovuto la giusta bibliografia

    • Oh, ok 🙂 Basta che ci sia la bibliografia 😉
      Puoi postarla nei commenti o mandarmela via mail e la inserisco in un articolo speciale, come preferisci. Nel secondo caso, non garantisco una pubblicazione rapida perché oggi pomeriggio siamo a giro e domani mattina partiamo per Almaty, quindi non so se avrò l’agio e la possibilità di occuparmi del blog.

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