La favola della botte

Bentornati in questo luogo di acredine e antipatia.

Il libro che vorrei segnalare oggi rientra nella categoria dei Buoni libri, tanto per dare una boccata d’aria prima dell’ultima puntata di Altieri. Non è proprio narrativa, quanto 170 pagine di trolleggio raffinato ed estemporaneo.

 

Diciamo subito che chiunque affermi di aver scritto per l’universale progresso dell’umanità è un genio del male.

In questo libriccino Swift si sbizzarrisce prendendosela con tutti a tappeto, a cominciare dagli scrittori suoi contemporanei. Difatti per tutto il libro, si finge un imbrattacarte moderno e ne scimmiotta lo stile ampolloso, le digressioni inutili e l’ego spropositato.

L’opera si apre infatti con una serie di scritti dello stesso autore, titoli imperdibili come Panegirico sul numero TRE, Storia generale delle orecchie o il mio preferito in assoluto, Modesta difesa delle azioni della plebaglia nei secoli.

Segue poi una pomposa quanto autocelebrativa lettera a nientemeno che il Principe Posterità, in cui l’autore lo mette in guardia contro un infame individuo che frequenta la sua corte e che è nemico per principio di tutte le ottime opere che gli artisti contemporanei mettono al mondo. E qui un assaggio.

Ma perché non ci siano altri dubbi per Vostra Altezza su chi fu l’autore di così grande rovina, Vi supplico di notare quella grande e orribile falce che il vostro governatore ostenta, portandosela sempre appresso. Abbiate la compiacenza, Vostra Altezza, di osservare la lunghezza, la forza, l’affilatura e la durezza delle sue unghie e dei suoi denti; considerate il suo velenoso e abominevole alito, infetto e corrosivo, nemico di ogni cosa viva, e quindi riflettete, se mai, a qualsiasi prodotto deperibile, di carta e inchiostro, della nostra generazione, sia possibile opporre adeguata resistenza.

Eh, si sa, il Tempo è una brutta bestia. Ma la colpa non è di chi forgia opere mediocri e dimenticabili. La colpa è del Tempo, e Swift è un Troll.

Leggere questo libro non è solo divertente: dà anche una misura di quanto certe bischerate non siano una decadenza nostrana, ma abbiano eccellenti precedenti. Parlando di una futura opera tutta dedicata a “lodi imparziali” sui suoi colleghi contemporanei, l’Autore afferma:

Descriverò le loro persone a lungo e nei minimi particolari, mentre ne descriverò il genio e l’intelletto in modo più succinto.

Dopo aver assistito al tipo di marketing mentecatto del baby-boom fantasy (chissenefrega se il libro fa schifo, l’ha scritto un quattordicenne lebbroso amante degli Abba, o chisssenefrega di che genere è, l’ha scritto una diciassettenne cieca), e dopo aver letto questo articolo su Masterpiece, questa frase mi ha fatto ribaltare dal ridere. Jon, Jon, se solo tu sapessi…

E sempre sullo stesso tema, l’Autore auspica la creazione di un’Accademia fatta apposta per begli ingegni, che li formi per l’universale progresso, e che dovrebbe esere strutturata con diverse scuole (Bestemmia, Salivazione, Idea Fissa, Noia… e Pederastia, che non so perché dovrebbe avere professori francesi e italiani!).

Il libro conta una lettera, una prefazione e un’introduzione prima di venire al dunque… e anche quando viene al dunque, l’Autore infila digressioni a destra e a sinistra. Ora, forse fa meno ridere oggi, ma abituata agli infodump estemporanei di buona parte dei nostri imbrattacarte fantasy o Sci-Fi, io l’ho trovato ancora attuale, amaro e divertente insieme.

Per darvi un’idea

Avendo così reso il dovuto omaggio di deferenza e riconoscimento a una consuetudine consolidata tra i nostri nuovi autori con una lunga digressione non richiesta, e un’universale critica, non necessaria, ponendo in luce, con molta fatica e grande abilità, i miei pregi e gli altrui difetti [Swift è un figo, c’è poco da fare], con integerrima giustizia verso me stesso e franchezza verso di lo so, posso ora riprendere con piacere il mio discorso, per somma soddisfazione sia del lettore che dell’autore.

La cosa doveva stuzzicarlo al punto che a metà strada infila una “digressione in lode delle digressioni”!

L’Autore fantoccio di Swift si dilunga in roba che non c’entra niente (la balorda spiegazione fisica sull’oratoria e il peso del suono) e in lamentele. Perché allora come oggi, chiaramente, qualsiasi problema l’Arte incontri non è mai da imputare al mentecatto che tiene la penna o al truffatore che vende la sua robaccia, ma ai ladri di idee, il Tempo infame o i lettori!

Ma il danno maggiore subito dalla ricezione generale degli scritti della nostra confraternita (come succede allo stato sublunare di tutte le cose passeggere) è derivato dalla vena superficiale di molti lettori del nostro tempo, i quali in nessun modo potranno essere persuasi a spingersi oltre la superficie e la scorza delle cose.

D’altro canto l’autore è anche cosciente che certe Brutte Persone disapprovano queste parentesi inconcludenti. E ribatte

Ma, dopo tutte le obiezioni di questi arroganti censori, è evidente che la società degli scrittori ben presto si ridurrebbe a un numero molto trascurabile di uomini se gli autori fossero costretti a scrivere libri con l’obbligo fatale di non offrire nulla al di là di ciò che ne è l’argomento.

Quando finalmente l’Autore si decide a venire al punto, ovvero alla Favola della Botte, capiamo che in questa parte i suoi bersagli non sono tanto critici e scrittori, quanto tre grandi sette cristiane: Cattolicesimo (impersonato dal fratello Peter), Anglicanesimo (Martin) e Protestanti (Jack, che ci fa in assoluto la figura peggiore). I tre fratelli hanno ricevuto degli abiti magici dal Padre, che crescono con loro e porteranno loro ogni bene finché rispetteranno le qualche regole che il Padre lascia loro nel testamento.

Tutto fila liscio all’inizio, finché i nostri non si innamorano delle dame Argent, Grand Titres e Orgueil. Per poter far breccia nel loro cuore, i nostri devono prima ritagliarsi un posto nell’alta società che, tutta seguace di un culto che fa dell’abito l’essenza dell’uomo, basa il proprio giudizio solo sul vestiario. I nostri sono impicciati dal testamento paterno, ma Peter, facendo leva sulla sua grande erudizione, dà il via a una serie di interpretazioni, aggiustamenti e riletture che alla fin fine si risolvono in “facciamo un po’ come ci pare”.

Peter è caratterizzato dalla vastità della cultura che impiega a proprio profitto e dalle numerose invenzioni per il bene dell’umanità, del tipo

Un altro progetto di Lord PETER su l’istituzione di un ufficio di assicurazione [le indulgenze] per le pipe, i martiri dello zelo moderno, i volumi di poesia… e i fiumi (ovvero contro i danni che questi ultimi potevano subire a causa degli incendi).

E la salamoia universale o la follia di PETER non ve le racconto, perché sono geniale e non voglio spoilerarvele.

Dopo aver rotto i piatti con Peter (spoiler…?), i due fratelli rimasti decidono di disfarsi dei fronzoli eretici, ma mentre Martin ci va coi piedi di piombo, Jack è così furioso e disgustato che dà di matto e inizia a fare a pezzi il proprio abito.

Nella sua follia, Jack fonda due nuove sette. La prima, gli Eolisti, venerano il vento e vaticinano a suon di rutti e scorregge.

Le parole non sono altro che aria, e il sapere non è altro che parole, ergo il sapere non è altro che aria.

La seconda setta fondata da Jack è chiaramente quella calvinista, che viene trattata a pesci in faccia senza alcun ritegno.

E l’Autore non si risparmia l’ennesima digressione sulla follia, in cui si permette una piccola parentesi su Luigi XIV, con mia grande gioia:

L’altro esempio è quello che lessi da qualche parte nell’opera di un autore molto antico, riguardante un potente Re, il quale in un periodo di tempo lungo trent’anni, si divertì a conquistare e perdere città, a sconfiggere eserciti e ad essere sconfitto, a cacciare principi dai loro domini, a spaventare i bambini fino a privarli dei loro mezzi di sussistenza, e a bruciare, devastare, saccheggiare, mettere a ferro e fuoco, fare crociate contro eretici, massacrare sudditi e forestieri, amici e nemici, uomini e donne. Si dice che i filosofi di ogni paese avessero in corso un grande dibattito per accertare le cause naturali, morali e politiche, per trovare una soluzione originale a tale fenomeno.

E’ sempre un piacere vedere descritto in poche righe uno dei miti della cultura francese contemporanea.

Swift non si lascia neppure sfuggire l’occasione per qualche frecciata di gratuito cinismo, tipo quando parla della felicità,

la predisposizione perpetua a essere ingannati.

Infine, concludo con un affondo ai critici, perché ovviamente Swift non perde occasione di perculare anche loro. Ed essendo io una fiskalista del caxo snz vita sxale (cit.), ho apprezzato in modo particolare la cosa. E’ come se dal passato Swift mi avesse lanciato una ciabatta!

Pausania scrive infatti che costoro erano una razza d’uomini che si dilettavano a mordicchiare il superfluo e le escrescenze dai libri: così, dopo averli a lungo osservati, i più saggi decisero di sfrondare dalle proprie opere quanto fosse in eccesso, o marcio, o morto, o avvizzito, e i rami troppo invadenti. Però, tutto questo, egli ingegnosamente nasconde sotto la seguente allegoria: che i Nopli di Argia appresero l’arte della potatura delle vigne osservando che quando un ASINO le aveva brucate esse poi crescevano più rigogliose e producevano grappoli migliori.

In definitiva, è un libro spassosissimo, ma non credo sia adatto a tutti. E’ spiritoso, arguto e trollesco, ma potrebbe risultare noioso a chi non si interessa dei soggetti sbeffeggiati. E’ scritto in modo volutamente balordo, e questo può divertire alcuni e tediare altri.

Quindi, in conclusione, caldamente consigliato a chi “bazzica” il settore della narrativa o si interessa di religione! Per gli altri, a vostro rischio. Alla peggio, vista la taglia smilza, non ci avrete investito né troppo tempo né troppi soldi.

———————————————————————————————————————————————

P.S. Il libro mi è stato regalato in italiano, quindi non ho idea del livello di difficoltà che pone la lingua originale.

Buona Pasqua a Tutti, Eolisti o meno! Festeggiamo con un’immagine di Brodèn vestito da coniglio

 

Annunci

6 thoughts on “La favola della botte

  1. L’ho appena scaricato da Project Gutemberg (tanto i diritto sono scaduti da un paio di secoli e mezzo), quando l’ho letto ti dico com’è in lingua originale.

  2. A leggere questo e i Viaggi di Gulliver uno si convince che Swift sia stato il più grande trollone della letteratura occidentale. Al suo livello forse solo Twain.
    Subito a seguire quel matto di Hasek.

  3. Pingback: Terzo anniversario: tre anni di pedanteria e percosse – Fortezza Nascosta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...