The Babadook

Sulla strada dell’ospedale per avere il suo primo bambino, Amelia e suo marito Oskar sono coinvolti in un incidente stradale. Oskar muore, ma il marmocchio si salva. Sette anni dopo, Amelia è una vedova solitaria, che lavora a una casa di riposo e cerca di allevare Samuel, un mostriciattolo appiccicoso e problematico.

Samuel è ossessionato dai mostri (possono annidarsi dappertutto!), fa spesso incubi e passa il suo tempo ad architettare armi e trappole. Incapace di dormire e di avere una vita sociale normale, Amelia è incastrata col marmocchio in una grande casa vuota di periferia, rosicchiata dallo stress e dalla mancanza di sonno.

Un giorno, Samuel chiede ad Amelia di leggergli una storia. Il libro, che lei non ha mai visto prima, è intitolato Mister Babadook, e racconta di un essere mostruoso che bussa alla tua porta. Se lasci entrare il Babadook, non te ne libererai mai più.

Samuel, spaventatissimo, si fissa sul Babadook, rendendo la vita di sua madre ancora più complicata e faticosa, finché strani fatti non cominciano a verificarsi.

Vetri rotti nel cibo, incubi, e il libro, che non può essere distrutto o buttato via.

Sola nella sua casa di suburbio, tormentata dall’insonnia, abbandonata da amici e parenti, Amelia si trova del tutto isolata, incastrata col mostro. E come nella vita reale, i demoni peggiori sono quelli che vivono nella tua testa.

The Babadook è un horror australiano del 2014, della regista Jennifer Kent. E’ il suo primo lungometraggio per il cinema. Kent cominciò a scrivere il copione nel 2009, ma dovette rimaneggiarlo in modo radicale almeno quattro volte prima di essere soddisfatta. Il film ha un budget relativamente basso e fu in parte finanziato don Kickstarter. Uscito nei cinema, ha incassato per ora circa il doppio del proprio budget originale.

Quando Jennifer Kent decise di scrivere questa storia, il suo scopo principale era di esplorare “le tenebre che si celano in noi”.

So cosa state pensando. “OssanBelenos cheppalle!”

Sbagliate. Babadook è un eccellente film. Ma andiamo con ordine.

La storia ruota intorno ad Amelia e Samuel, e una grande attenzione è messa sui personaggi. Amelia è la protagonista, interpretata da Essie Davis, che è bravissima. C’è chi ha paragonato la sua performance in questo film a quella di Jack Nocholson in The Shining o di Anthony Perkins come Norman Bates in Psycho. Concordo. Davis è superlativa, anche perché il personaggio che deve interpretare è tutto fuorché semplice.

Una madre scoppiata

Amelia non è mai riuscita a superare la morte di suo marito. Ama suo figlio Samuel, ma allo stesso tempo il marmocchio è Problematico con la P e lei non può che provare risentimento per qualcuno che, ogni volta che compare, le ricorda del peggior giorno della sua vita.

Man mano che la storia procede cominciamo a capire perché Samuel è un bimbetto così incasinato e dannoso. L’attore che lo interpreta è Noah Wiseman, forse il miglio attore-bambino che abbia mai visto sullo schermo. Samuel è appiccicoso e petulante, adora sua madre ma la mette sempre in imbarazzo con le sue manie sui mostri e la sua fame di attenzioni. Ogni suo sforzo per legare con sua madre è controproducente, e più si sforza, più Amelia lo allontana, più lei lo allontana più i suoi sforzi diventano accaniti.

La dinamica malsana tra madre è figlio è ciò che permette al Babadook di entrare. Amelia è una professionista nell’ignorare i problemi. Nei sei anni e passa di lutto, l’unica strategia che ha adottato rispetto alla disgrazia, alla perdita e alla difficoltà di crescere un figlio da sola è stata “fai finta che non sia successo niente e te ne dimenticherai”, al punto che Samuel non ha mai festeggiato il proprio compleanno nel giorno giusto (ovvero l’anniversario della morte del padre), ma sempre insieme alla cuginetta, come se la data del suo compleanno nemmeno esistesse. Non gli viene permesso di abbordare il soggetto del padre morto, né di entrare nella stanza dove si trovano gli scatoloni del defunto. Il lutto è stato un aspetto importante nella vita di Samuel e nel suo rapporto con la madre, ma gli viene impedito di riconoscerlo. Negando il problema, Amelia sta negando Samuel. E col procedere del film si capisce che quelli che sembrano gli spasmi di un marmocchio capriccioso e petulante sono tentativi disperati di connettere davvero con sua madre.

E sua madre non ne vuole sapere. Il tema del rifiuto è ricorrente. Quando la sorella di Amelia le dice che dopo sette anni dovrebbe aver superato la faccenda, l’unica cosa che lei riesce ha rispondere è “l’ho superata, non parlo più di lui!” (I have moved on! I don’t mention him. I don’t talk about him.)

Solo Che, come dice il Babadook nel suo libretto, “I’ll make you a bet, the more you deny, the stronger I get.”

The Babadook è un ottimo film sulla maternità.

Partendo dalle premesse dell’incidente, uno potrebbe immaginare che la nascita di un bel bimbo sano sia fonte di gioia e forza per Amelia. Non lo è. E’ fonte di rancore, rimpianto e senso di colpa.

E’ raro che il cinema affronti ammodo storie di “maternità difficile”. In molti film l’esperienza pare essere avvolta da una specie di bozzolo di positività. Sì, possono esserci dei momenti terribili, guerre, kattyvy, alieni, ma è rarissimo che il rapporto madre-bambino sia il vero nido di mostri.

Quando l’argomento viene abbordato, è di solito come parte del background del protagonista. Sua mamma era alcolizzata, o drogata, o kattyva e basta, e lo picchiava/rinchiudeva/trascurava. Su quanto sia feroce la majala di to’ mae’ e di come sia colpa sua se sei diventato un serial killer, il cinema abbonda.

Un film in cui la madre non è una carogna o una psicolabile, ma una donna infelice che non riesce ad avere un rapporto sano col proprio bambino, questo è molto più raro.

Nella realtà, purtroppo, è molto più frequente. Gravidanza e maternità possono avere un impatto psicologico grave sulla vita di una donna. E’ il momento in cui tutti i problemi che non hai risolto dalla tua infanzia in poi risaltano fuori, in cui tutti i nodi vengono al pettine. E’ uno di quei momenti in cui il Karma decide di tirar fuori l’artiglieria pesante. E se per caso ti buschi una solida depressione, allegra, ci sono pletore di nonne, zie, amiche, cugine, tutte pronte a dirti che i figli non si allevano così, che non dovresti far questo o quello, che hai solo bisogno di una buona nottata di sonno, quando il tuo infante urla senza interruzione da 8 ore consecutive sena nessuna buona ragione.

Diventare madre vuol dire farsi nove mesi di nausee, zero alcolici, zero caffè, mettere al mondo con sangue e dolore, e poi passare i seguenti 18 anni in un lavoro a tempo pieno solo per sentirti rinfacciare in seguito tutti gli orribili sbagli che hai commesso e la pena indicibile che hai inflitto alla tua progenie senza nemmeno rendertene conto. Insomma, io non ho ancora capito com’è che ci sono signore là fuori pronte ad affrontare una roba del genere.

Io se mai vorrò eredi li adotterò. Così non appena mi rompono le scatole posso ricattarli moralmente, che se non era per me sarebbero a morire di fame in Bangladesh. Ovvio, soffriranno orridi traumi psicologici per via di ciò, ma… sarebbero potuti morire di fame in Bangladesh! Che è comunque peggio, no?

Tornando a noi, i personaggi di Kent sono eccellenti. Sia Amelia che Samuel sono buone persone, ma sono persi in un ginepraio e non sanno come cavarsene. Con l’aggravante, per Amelia, che lei nemmeno ci prova a cavarsene, dacché affrontare i propri demoni sarebbe troppo doloroso. Il conflitto è aumentato dall’isolamento in cui si trovano, anche se a poco a poco capiamo che è Amelia stessa a crearsi il vuoto intorno senza rendersene conto.

Amelia non è una donna cattiva e non odia suo figlio, ma è una donna disperata, e la disperazione è la madre di tutti i mostri.

Samuel non è solo un bimbetto pestifero, ci sono delle solide ragioni se si comporta come si comporta, ed è molto verosimile come personaggio.

In un film all’apparenza simile, come Sinister, i due marmocchi erano assolutamente insopportabili! Erano verosimili, in quanto i mocciosi pre-adolescenti sarebbero da chiudere in un campo di rieducazione nordcoreano fino a conseguimento della maturità, ma non hanno nessun lato davvero positivo o ragione speciale per essere insopportabili: solo solo due rompicoglioni che battibeccano in continuazione. Sono bimbetti 100% normali, 100% bravi, 100% fastidiosi. I soli elementi di conflitto che li riguardano (“oh no, traslochiamo di nuovo, devo cambiare scuola!”) sono visti e rivisti mille volte, e finché l’elemento soprannaturale non interviene non hanno niente di interessante! I genitori sono anche peggio, con una madre appena abbozzata e un padre che è una persona ripugnante a prescindere.

Samuel e Amelia sono molto più studiati e meglio tratteggiati. Prima ancora che il Babadook entri in scena, la storia e la dinamica tra i due è già interessante, e il mostro s’inserisce in modo molto spontaneo e naturale in questo gioco al massacro.

BWAAAAAAARGH!

Parliamo del Mostro! Il Babadook è stato pensato come una specie di “mostro bon à tout faire“, un boogie man, un bau bau. Il design ricorda molto il Nosferatu, ma nella maggior parte del film lo si vede appena. Come negli incubi, si intravede la sua ombra, i le sue mani artigliate, o il suo cappello cade dalla cappa del camino nella stanza in cui sei rinchiusa…

L’atmosfera di questo film è ottima, come anche l’uso della luce e dei colori. Il senso di solitudine, vacuità e angoscia arrivano come una martellata. Tutto nella vita di questa donna è deprimente e faticoso, senza essere caricato o esagerato.

The Babadook mi ha ricordato di certi classici horror degli anni ’60 o ’70, tutti giocati sull’atmosfera e il sottinteso, come The Haunting (1963), The legend of Hellhouse (1973) o anche The changeling (1980).

Questo film non è una qualunque storia di fantasmi o di possessione demoniaca, come gli infiniti Amityville (quanti cazzo che ne sono di quelli?), Sinister o il più recente The conjuring.

L’elemento soprannaturale, anche quando ben integrato (come in The conjuring) è una presenza prepotente. E’ una calamità che capita a qualcuno, non lo sviluppo inevitabile di dinamiche malate. In questo film, il tarlo viene da dentro, non da fuori. E le scene sono più realistiche e più efficaci.

Infine, una nota di merito va al finale. Io ho amato il finale. Non voglio spoilerare, dico solo che la conclusione agrodolce segue molto bene il tema del film. Niente chiusura con musichetta allegra come negli anni ’80, niente twist drammatico come in Insidious.

You can’t get rid of the Babadook. Certe cose non andranno mai via, ma si può almeno provare a farci pace.

Il soggetto

 

La storia

 

Il Babadook

 

Gli attori

 

I personaggi

 

Luce e atmosfera

 

Finale

 

Essie Davis è spettacolare, come anche il ragazzino. La storia è solida, la caratterizzazione dei personaggi magistrale.

So che a qualcuno questo film non è piaciuto affatto. Una delle critiche è che “è la solita storia di tizia posseduta in una casa sinistra”. Non lo è. The congjuring è una storia di possessione. La madre è una donna sana e contenta che viene attaccata da un parassita estraneo. Stesso si dica per Insidious.
The Babadook è un horror psicologico. Non c’è nessun essere demoniaco, nessun alieno, nessun cimitero su cui è costruita la casa.

Un’altra critica che gli viene fatta, è che non fa paura. Non saprei. Io l’ho trovato inquietante, ma non mi ha fatto paura. C’è da dire che io mi spavento molto difficilmente. Come il succitato The changeling, è un film di atmosfera più che non un film di tensione come può esserlo Ghastly o quella bischerata astronomica di The ring. Si accomuna più a The shining, ma senza tutto il cappello di “ah, non hai idea del casino che è successo qui negli anni scorsi!”. Non è la casa ad avere un problema, è Amelia stessa.

A me è piaciuto molto. Non sarà un film da strapparsi le mutande dall’entusiasmo, ma è caldamente consigliato. E’ uno dei migliori horror che abbia visto di recente.

MUSICA!

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17 thoughts on “The Babadook

  1. Ottima recensione. A parte le solite cazzate made in grumpy-Tenger (“uh ah hi tutti i figli odiano le proprie madri!!”), concordo riguardo alla strepitosa interpretazione di entrambi gli attori. Idem riguardo al fatto che il film, più che paura, trasmetta angoscia, inquietudine, claustrofobia. E per me personalmente (ma immagino anche per Miss Ovaie Spente) questo non è affatto un demerito, visto che di norma lo spavento dura l’attimo necessario a fare un BUH! da zompo sul divano, mentre l’angoscia è un sentimento di oppressione che ci si porta dietro lungo tutto il film e magari anche oltre.

    Altro elemento importante, che la rece non ignora ma imho forse non esalta bene: l’importanza nel film dell’elemento onirico, o meglio dell’insonnia e dell’alterazione dei cicli di sonno, che aumentano esponenzialmente la claustrofobia e la surrealità di molte scene (bellissima ad esempio la scena di lei insonne davanti alla TV e ai suoi vari Babadook d’antan).

    Tra l’altro, in rete c’è molta gente che continua a sostenere l’ambiguità riguardo la reale esistenza del mostro. In realtà bastano massimo due visioni per mettere insieme quel paio di indizi che portano alla certezza assoluta sulla questione.

    Non mi sono invece ben spiegato il finale, ma effettivamente non c’ho perso molto tempo.

    • Non ho detto che i figli odiano le madri, ho detto che recriminano ù_ù

      Per il finale, my 2 cents:
      [Spoiler]
      Il dolore, il lutto, la perdita ecc. restano. A volte le cose nella tua vita vanno talmente per il verso sbagliato che la ferita non può essere sanata del tutto. Riconoscere questo fatto e fare pace coi propri “fantasmi” è l’unico modo per non restarne schiavi. Non andranno mai via, ma puoi fare in modo che non ti tormentino, che restino quieti nella tua cantina. E’ un compromesso, ma alle volte è la soluzione migliore.
      Difatti finché Amelia persevera nell’ignorare il Babadook, questo diventa sempre più aggressivo, proprio come il bambino. Una volta che Amelia riconosce il mostro e accetta di guardarlo in faccia, questo diventa meno pericoloso e accetta di ritirarsi e lasciarsi consolare. E’ l’amore materno che spinge Amelia a far fronte al proprio demone, che a furia di “non parlarne, non pensarci” si trova davanti a un bivio: morire o affrontare LA cosa che le fa paura. E se non fosse per il marmocchio, lei si farebbe completamente cannibalizzare dal Babadook.
      [Fine Spoiler]

      • Direi che fila.

        Anche se, alla lunga, e una volta superato lo stato di psicosi e insonnia di lei, trovo un po’ improbabile che mamma e figlio, per quanto legati, continuino a condividere la stessa identica allucinazione. Non inverosimile, ma improbabile.

      • [SPOILER]
        Probabilmente il figlio smette del tutto di esserne soggetto. Difatti non nomina i mostri una sola volta né insiste per scendere in cantina (quando prima nel film lo fa pur non avendo il permesso). Dal canto suo, sua madre ha accettato il Babadook e quindi è più capace di gestirlo e proteggere il bambino da lui. Si sottintende che magari ne riparleranno più avanti, quando Samuel sarà abbastanza grande e forte.
        [/SPOILER]

  2. sembra molto molto interessante, l’avevo evitato per le innumerevoli critiche negative, ma finalmente leggo una voce fuori dal coro! parecchie volte in effetti mi sono trovata in disaccordo con la massa sui giudizi di film e libri, perciò credo che lo guarderò. mi hai incuriosita parecchio.
    e complimenti per la scelta musicale, come al solito.

    • o_O Io per torvarle sono dovuta andarmele a cercare, la maggior parte dei commentatori anglosassoni che seguo erano tutti in sullucchero per questo film. Che critiche gli vengono fatte a parte le due da me citate?
      Ad ogni modo mi dirai cosa ne pensi 😉

      E i Lordi ruleggiano ù_ù Unica band metal ad aver mai vinto l’Eurovision, che io sappia 😀

      • non ricordo da che sito avevo trovato la review, ma mi pare fosse in italico idioma. lo indicavano come banale, la solita storia di fantasmi ecc ecc. (vabbè forse innumerevoli critiche negative è un po’ esagerato, ma almeno un paio le avevo trovate ;P)
        poi ieri dopo la tua recensione ho spulciato un altro blog che seguo e ho trovato una recensione decisamente allineata alla tua, cosa che mi ha convinta ancor di più a vedere al più presto la pellicola.
        i lordi spaccano!! dovrebbero partecipare sempre all’eurovision per portare un po’ di metallo nel mondo!

    • Forse, il mostro era “troppo mostro”. Nel caso, come fai a costruirci sopra delle fanfiction in stile paranormal romance? 😛

      Seriamente: magari è solo una questione di aspettative. Se uno cerca gli horror pieni di bubu7te (come, mi sembra, dicono sui 400 calci) e si ritrova con un horror intimista e presumo senza le appropriate quote europee di splatter, si ritrova deluso. E non sempre si riesce a distinguere tra delusione e difetti reali, quando si recensisce qualcosa…

  3. Finito di vedere poco fa.
    Davvero molto bello, ringrazio sia te che Zwe che Dago per avermelo consigliato.

    Posto che sono d’accordo con la vostra interpretazione (che mi sembra l’unica possibile), devo dire che il film, che pure è molto incalzante e immersivo per tutta la sua durata, negli ultimi venti minuti mi sembra ammosciarsi un po’ (finale a parte).
    Finché i due protagonisti vivono in questo crescendo di allucinazioni, il senso di alienazione e paranoia che prova lo spettatore è fantastico; ma poi il Babadook si oggettivizza (nel senso che prende una forma più o meno determinata e ‘affrontabile’, non nel senso che diventi reale) e tutto diventa meno pauroso. Forse era una scelta obbligata per permettere a madre e figlio di ritrovare l’unità e riuscire a combatterlo, però toglie all’atmosfera del film quella sensazione un po’ dickiana da ‘il pericolo è ovunque, non posso più fidarmi di niente, non riesco più a distinguere cosa è reale da cosa non lo è’. Magari c’era un modo più interessante per gestire lo scontro finale e arrivare allo stesso epilogo?
    Ciò comunque non toglie che mi sia piaciuto.

    • Non so, a me la “realizzazione” del Babadook è piaciuta. Mi piace vedere il mostro. L’unica scena in cui l’ho trovato un minimo “in your face” è quella in cui è sul soffitto, ma alla fin fine dura pochissimo.
      Lieta che ti sia piaciuto 🙂

  4. Pingback: Valhalla rising: roba troppo profonda | Fortezza Nascosta

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