C’è chi lavora per vivere, chi vive per lavorare, e chi stava solo passando di là per caso

E’ un periodo molto faticoso e faccio fatica a star dietro a tutto. Tra tesi e rotture di cosiddetti, mi sto perdendo un sacco di polemiche interessanti. E ciò è male.

Oggi pertanto ho deciso di recuperare! Ci tenevo a portare il mio indispensabile contributo a due dibattiti, anzi tre. Il primo, questo sabato, è tanto triviale da essere ridicolo. Ma hey, questa gente viene pagata per scrivere, quindi perché lasciar correre?

In attesa che l’Espresso ci offra di nuovo un articolo troppo bellissimo, Vice è lì per tenerci occupati!

[P.S., mentre leggete voglio che nel retrotesta pensiate a tutti quelli che hanno il sogno di diventare giornalisti e che sono a smistare insulti in un callcenter.]

Alcuni di voi avranno letto questo articolo: Un inutile ma obbligatorio dibattito su Game of Thrones

Paura? Ne avete ben donde.

Per qualche ragione, Game of Thrones è una serie che le persone mi hanno sempre descritto paragonandola ad altre serie HBO: “The Wire con i maghi,” “I Soprano con le spade,” e così via. Non l’ho ancora guardato e, ad essere onesto, non penso che lo farò mai.

Partenza tranquilla ma promettente per Clive Martin, che vuole aprire un dibattito su qualcosa di cui, per sua stessa ammissione, non sa un tubo. Che dire, giornalismo del ventunesimo secolo at its best! Presente quando Cinzia Leone faceva finta di saperne di fantasy? Beh, fanculo, possiamo anche risparmiarci la finzione e andare dritti alla polemica inutile!

Tutti conosciamo gli stereotipi sul tipico fan del fantasy: l’impiegato di Games Workshop che si irrita e di dispera quando i bambini non sanno giocare bene. Il genere di persona che ha trovato il proprio Giardino dell’Eden culturale nella sezione graphic-novel di Borders negli anni Novanta. La loro traiettoria culturale li ha portati da Redwall a Red Dwarf a Reddit, e ora discutono ad alta voce della morte di Bruce Lee in bar di provincia. Odiano la moda in tutte le sue forme, eppure cercano di distinguersi. Per aggirare questo paradosso, tutti i loro vestiti devono riferirsi a qualcos’altro. Che sia un talismano in stile Alan Moore o una di quelle magliette con scritto “Afraid of the dark, Lagerboy?”

Mi ritengo, se non un’appassionata, una frequente consumatrice e amante di fantasy e fantascienza, e tra tutti i miei conoscenti nemmeno uno corrisponde a questa descrizione. Ma gli stereotipi fanno sempre audience!

In realtà, non mi interessa se Game of Thrones sia davvero più simile a “Mad Men con i maghi” che non a Dungeons & Dragons. Il mio problema è strutturale; è la ragione per cui mi sono addormentato durante il primo film del Signore degli Anelli, me ne sono andato a metà del secondo e ho ignorato completamente il terzo (per non parlare di Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, che non è piaciuto nemmeno a quelli che amano Il Signore degli Anelli).

Perché tutti i fantasy sono come Il Signore degli Anelli, e i film sono un’adattazione perfetta del libro! Cioè, il fantasy sono draghi ed elfi, elfi e draghi! Cioè! No? Cioè!

Ma non penso che sia questo il problema, perché non ho mai avuto scarse capacità di immaginazione; da bambino adoravo Ghostbusters – Acchiappafantasmi e sono stato una delle poche persone di mia conoscenza che all’epoca ha apprezzato davvero Le avventure del barone di Münchhausen. Non ho passato la mia adolescenza a chiedermi quante uccisioni ci fossero in un film prima di decidere se guardarlo o meno. Non ho mai ripensato al bacio saffico di American Pie 2, e le mie letture sono andate oltre il passaggio obbligato rappresentato dai libri di Kerouac, Salinger, Ballard, Philip K. Dick e via dicendo.

Sì, bello. Niente di quanto detto sopra denota particolare immaginazione o eccezionalità però, eh. Diciamo che hai fatto quello che milioni di ragazzini facevano. Peraltro, solo per aver guardato American Pie 2 dovresti cospargerti il capo di cenere.

Anche se poi sono cresciuto e ho scoperto l’alcol, le ragazze e il nu-metal, mi sono ritrovato in mezzo a un sacco di cose che di solito piacciono alle persone a cui piace il fantasy; che stessi cercando di decifrare il discorso dell’Architetto in Matrix: Revolution o qualsiasi cosa in Twin Peaks. Non ho alcun problema con nessuna attività paranormale, occulta o demoniaca—va bene tutto, basta che non compaia la parola “orco”.

Questa non l’ho capita. A parte la tristissima battuta su ragazzeVSfantasy, che è degna di un fratboy[1], complimentoni per la citazione da Matrix: Revolutions, uno dei film di fantascienza più brutti e cretini del secolo (consiglio la visione di questo commento). Peraltro, wow, orchi, in ASoIaF PULLULANO! Ma che sto a criticare, ‘sto tizio non sa n’asega della storia, per sua stessa ammissione.

Ma il fantasy di ascendenza inglese è una cosa che non sono mai stato in grado di sopportare. È una ascendenza che racchiude tutto dalla musica dei Pink Floyd e da quei libri in cui servono i dadi per leggerli. L’ho sempre vista come una cultura che di solito è oggetto di venerazione da parte di persone che non sono in grado di rapportarsi con il caos del mondo reale: i suoi genocidi, il suo dolore, le sue schifezze, le sue mode in continua evoluzione, i suoi fanatismi religiosi.


BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAahhhhahahhhhhhrgh*soffoca*

“Fantasy di ascendenza inglese” che cazzo vuol dire? Rowling, Pratchett, Tolkien, STESSA ROBA, guarda, identica!

Per carità, io non ho nulla contro la gente a cui non piace il fantasy. A me non piace la letteratura rosa. Sono sicura che da qualche parte ci sono dei libri tutti incentrati su storie d’amore che sono scritti benissimo, con personaggi ottimi e quant’altro. E magari mi piacerebbero. Ma non è un genere che di solito mi garba e lo evito, preferisco buttarmi su roba che so mi piacerà quasi di sicuro (o che mi farà fare delle matte risate, ciao Vanni Santoni!).

Ma prego contemplare la crassa ignoranza del genere (di cui non sai niente ma su cui stai scrivendo un articolo) e la condiscendenza per tutti quei poveri gonzi che si rifugiano in romanzetti di elfi e nani perché non sono in grado di fare i conti con la dura, crudele realtà *violini strazianti in sottofondo*.

Perché mai fantasy e fantascienza si sono occupati di temi reali e crudeli (Soylent green? Che cazzo è Soylent green? Brave new world? Eh? 1984? La prigione della libertà? Che? E non cito tutti i libri di Bacigalupi ambientati nel raccapricciante mondo del Post-Global Warming…). Inoltre è chiaro che se leggi fantasy non ti occupi mai di problemi reali. Per definizione! Che è un po’ come dire che tutte le donne che guardano Sex and the city sono rincretinite romanticone che leggono solo Vogue e Donna moderna, e che tutti quelli che guardano History channel sono dei ritardati mentali sol cappellino di stagnola e il tatuaggio WeLoveRagnar.

Qualcuno mi darà del luddista per questa mia incapacità di sopportare il fantasy.

No, ti diamo dell’ignorante, dello sputasentenze, del superficiale, non del luddista. Non vedo proprio che cazzo c’entri il luddismo con questo articolo, ma forse non sono abbastanza ubriaca. O Clive Martin non sa cosa vuol dire Luddismo. Insomma, è una delle due.

Credo che il mio vero problema sia che molte delle caratteristiche del fantasy sembrano derivare da una visione del mondo molto antiquata e conservatrice.

E’ normale che ti sembri così, dopotutto non sai una sega del genere per tua stessa ammissione. E siamo d’accordo, potrebbe davvero essere un problema strutturale.

Forse se Game of Thrones fosse ambientato in terre davvero immaginarie o futuristiche potrei guardarlo in uno stato di sospensione dell’incredulità. Non ho avuto alcun problema a credere a Blade Runner, ma GoT e gran parte delle opere di genere fantasy sembrano rappresentare soltanto una versione imbastardita dell’Inghilterra del 1930.


RAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHRGAHAHAHAHAHAHAHAhhhhhlapanciamioDio!

Che vuol dire? “Terre davvero immaginarie”? Guarda, non voglio sembrare snob, ma GoT non si ambienta nel mondo reale. Si tratta proprio di terre immaginarie. Sai, non so se hai notato, ma sul nostro pianeta le stagioni non durano anni, gli zombie non esistono e i draghi sono tutti celiaci e amanti degli Abba (in-joke per aficionados).

Quanto alla versione imbastardita del 1930, io ero rimasta che l’ispirazione era, tra le altre, la Guerra delle due Rose, un po’ prima del 1930.

Poi c’è il problema del sesso. Il Signore degli Anelli—anche se c’erano Viggo Mortensen, Orlando Bloom e Liv Tyler—è riuscito ad evitare brillantemente qualsiasi cosa fosse anche solo vagamente sessuale, fatto salvo per un po’ di scollature e qualche fugace bacio verso la fine. Per quel che ne so, in tutta la loro carriera i Pink Floyd hanno finto che il sesso non esistesse, e sono abbastanza certo che non ci siano pompini nel Mondo Disco. Invece in Game of Thrones ce ne sono tantissimi, stando a quanto dicono tutti ogni volta che se ne parla. Ottimo lavoro—individuare il problema e aggiungerci tette e cazzi

A parte il fatto che i riferimenti al sesso, nelle storie di Pratchett, ci sono e non sono nemmeno tanto rari (ma per saperlo avresti dovuto leggere i romanzi, che sbattimento!), ma decidi: sesso sì o sesso no? Peraltro Il Signore degli Anelli (romanzo) è scritto sul modello del poema cavalleresco. E non so se ti è mai capitato di leggere la Chanson de Roland o il Mabinogi, ma di scene di sesso descritte in dettaglio ce ne son pochine. Il signor Clive è uno di quelli che hanno sempre ragione:

-Che cagata ‘sti libri, sono così inverosimili, nessuno scopa mai!

-Beh, in questo romanzo scopano.

-Sì, vabbé, hanno individuato il problema e c’hanno messo tette e cazzi [Che suppongo voglia essere un commento denigratorio o una critica, ma non lo capisco. Qualcuno più intelligente di me può spiegarmi che minchia significa?]

A me sembra che questi libri, questi film, queste canzoni e queste serie tv su persone con strane orecchie che corrono per le montagne trafiggendosi l’un l’altra per mezzo di spade siano creati per persone che hanno problemi a capire gli altri esseri umani.

Disse colui che sta giudicando qualcosa che non conosce e che non gli interessa. Ovvio che ti sembri così, sei come Jon Snow.

Peraltro, ancora, pare che per costui “fantasy” si riduca a “high-fantasy con elfi”. Non solo è una visione caprina del genere, ma la cosa esilarante è che i libri di Martin non si accomunano nemmeno da lontano a quel genere! E’ un po’ come se io criticassi Don Quijote perché non c’è Magia.

E già che ci siamo, dove sono tutte le minoranze etniche nel Signore degli Anelli? È un’accusa comune mossa a un sacco di opere fantasy e probabilmente un appunto fatto da migliaia di cattivi comici. Ma questo non significa che dobbiamo ignorarla. Da una breve ricerca su Google, la giustificazione sembra essere che queste storie sono scritte come se facessero parte del folklore inglese. Ma, ragazzi, un momento. Non doveva essere fantasy? Quindi vanno bene gli orchi, i draghi, i nani ma niente neri? A me la cosa sembra un problema.

Sapevate che stava arrivando, ed eccola qui! Come nel bllximo articolo della Leone, non poteva mancare il bocchino pseudosociologico-psico-impegnato-FreeGaza-NoTav! La ciliegina sulla torta di cacca, pancia mia fatti capanna! (E non guardatemi male, so che ci sono altri coprofagi in sala!)

Potrà sembrare impensabile, ma i neri NON fanno parte del folklore inglese. E ad ogni modo il mondo di Tolkien è fortemente ispirato all’Europa Medievale. Hai presente, pochi traffici, pochi scambi, poca gente su tanto posto… Nel background geografico, tecnologico, culturale, economico e politico de Lord of the Rings, è normale che la gente si mischi poco. Sarebbe anzi molto poco verosimile avere gente esotica così a muzzo in villaggetti remoti. E ad ogni modo i neri nel Mondo di Tolkien ci sono eccome (Haradrim ed Easterlings). Sai, Tolkien ha i suoi difetti, piace o non piace, ma sul worldbuilding c’è veramente poco da dire. Lo sapresti se avessi letto il libro, ma dopotutto scrivere un articolo di roba che non conosci e che non ti interessa è il marchio dell’odierno giornalista.

Certo, mi dirai, i neri ci sono ma sono cattivi!

No, sono nemici. Non necessariamente cattivi. Anzi, l’unica scena in cui uno di loro è visto da vicino, sono trattati con notevole empatia:

[Un sudrone è appena caduto nella buca dove si acquatta Sam]

«…improvvisamente un Uomo cadde proprio dall’orlo della loro conca, quasi sulle loro teste, piombando fra gli esili arbusti. Giacque immobile nelle felci a pochi passi di distanza, bocconi, con frecce dalle verdi piume che gli trafiggevano il collo appena più in basso del collare d’oro. I suoi abiti rossi erano laceri, la cotta di piastrine d’ottone strappata e deforme, le nere trecce adorne d’oro fradice di sangue. La bruna mano stringeva ancora l’elsa di una spada rotta.
Era per Sam la prima immagine di una battaglia di Uomini contro Uomini, e non gli piacque. Era contento di non poter vedere il viso del morto. Avrebbe voluto sapere da dove veniva e come si chiamava quell’Uomo, se era davvero di animo malvagio, o se non erano state piuttosto menzogne e minacce a costringerlo ad una lunga marcia lontano da casa; se non avrebbe invece preferito restarsene lì in pace… »

Il Signore degli Anelli, ed. Rusconi, 1989, p. 799

Come ho detto, non ho mai guardato Game of Thrones. E chissà—magari è bellissimo. Magari un giorno sarò in grado di mettere da parte tutti i miei pregiudizi. Ma per ora non riesco ad andare oltre quei cazzo di orchi.

Orchi che non esistono nell’Universo di Martin, stai sereno. Caro Clive, non gliene frega un cazzo a nessuno se un giorno guarderai GoT. Quello che fraga, è che te hai la fortuna di scrivere su Vice. A meno che tu non stia lavorando aggratis per “far curriculum”, per favore, abbi rispetto per tutti quelli che si trovano a far gli sguatteri e almeno provaci a fare un lavoro decente. Perché la “lagna su una roba di cui non so niente né mi frega niente” non è un lavoro decente.

Ma non sono l’unica a pensarla così: un collega di Clive Martin, Harry Cheadle, ha risposto con un articolo gemello! Come se l’è cavata costui?

H o sentito che non ti piace una serie tv che non hai mai visto. Scrivere di quanto odi Game of Thrones pur rifiutandoti di guardarlo è stato un modo utile e costruttivo di passare il tuo tempo, ma dopo aver letto della tua “innata avversione per tutto ciò che può essere definito fantasy” ho pensato di dover dedicare qualche minuto a rispondere alle tue critiche a un genere e a una sottocultura di cui dichiari fieramente di non sapere nulla. Considera questo pezzo un amichevole “Taci!” da parte di un collega dall’altro lato dell’Atlantico

Promette bene!

Quello che mi infastidisce è che il tuo disprezzo per il fantasy sia basato su stereotipi datati e sul Signore degli Anelli, che è come se io mi immaginassi l’Inghilterra come un posto pieno di tizi che somigliano a Winston Churchill e bevono birra calda.

Amen. Harry se la cava molto meglio. Purtroppo non può durare.

Ok, qui hai ragione—gran parte delle opere fantasy sono scritte da bianchi appassionati di cose da bianchi come la storia militare europea e la mitologia celtica. Alcuni di loro sono anche abbastanza conservatori e il genere non è famoso per la sua apertura nei confronti dei personaggi femminili.

Scrittori bianchi. Scrittori bianchi! Del cielo numi!
Sul serio, un bel romanzo è un bel romanzo, fregancazzo il colore della mano che lo scrive. Se poi l’”Ecumene europea” ha offerto più spunti di altra roba per il fantasy anglosassone, perdonami un goliardico ma grazie al cazzo. Figurati che il fantasy giapponese si ispira un sacco spesso al folklore e agli elementi di cultura nipponica. Incredibile eh? Sì, esiste il fantasy anche in Giappone. Esiste in India. E non è né bizzarro né problematico che gli scrittori traggano ispirazione da elementi della loro cultura. Il punto è: i libri che scrivono sono belli oppure no? Sono ben scritti oppure no?

Peraltro sottintendere che ai non-bianchi non interessi la cultura celtica o altra “roba da bianchi” è ridicolo. Quanti manga esistono ispirati a storia/folklore/mitologia europea?

Per i personaggi femminili, ci sono chiari esempi di personaggi di primo piano. Senza citare le numerose donne di Martin, abbiamo le numerose donne di Pratchett (la piccola Tiffany, la sepolcrale Susan, o la cazzuta Adore Belle Dearheart, o la mia preferita in assoluto, Angua, e solo per citarne 4), abbiamo Paksenarrion (che debutta in un romanzo scritto di merda ma è pur sempre una donna soldato competente nel ruolo di protagonista), abbiamo Pima e Nita, Emiko e Kanya dall’universo di Bacigalupi, anche in Tolkien, dove le donne sono poche, abbiamo Galadriel ed Eowin, due personaggi importantissimi (nel libro) e trattati con rispetto. Sto citando a braccio, eh.

Ora, non voglio dire che i personaggi femminili ben costruiti abbondino nella letteratura fantastica. Come avrete notato, quasi tutti i personaggi citati vengono da BUONI libri. Più in generale le donne sono spesso dei cliché che camminano, e ancora di più da quando c’è stato il boom del Paranormal Romance (la Meyer ha avuto l’effetto di una bomba a neutroni su tanti cervelli femminili…). Ma non riguarda solo il fantasy: in generale le donne sono spesso rese in modo stereotipato. Come anche gli uomini. Perché in generale si scrive un sacco di merda.

Sul fatto poi che gli scrittori “bianchi” si scorpaccino di storia militare europea, ti prego Harry, prendimi per mano e lasciami vivere nel tuo mondo immaginario per un quarto d’ora!

Ci sono più cazzate tattiche in 10 pagine di un romanzo a caso che nell’intera Campagna di Russia. Trovare libri in cui lo scrittore parla di guerra E ha le basi minime per farlo è come cercare un filo di paglia in un mucchio di aghi.

Di nuovo, sì, il fantasy è un genere da bianchi, anche se qua e là si possono trovare sprazzi di diversità. Ma non è un problema specifico del fantasy—anche alcuni degli autori che dici di aver letto, Kerouac e Salinger, non hanno mai affrontato il tema della razza, e probabilmente loro hanno anche meno scuse.

Ma è un problema?

Intendiamoci, in un articolo di Vice fatto ammodo, uno sceneggiatore affermava che nelle serie italiane non ci sono personaggi omosessuali perché dall’alto viene chiaramente vietato di scriverne. QUESTO è un problema, perché si sta operando una censura bigotta. Non mi pare che ci sia lo stesso guaio nella storia fantastica. La maggior parte dei personaggi sono bianchi, ok. Quindi? E’ verosimile nella trama? E’ problematico?

Perché se giochiamo al “questo libro non è serio perché non è socialmente impegnato”, allora nessun libro è bello, perché nessun libro parla di TUTTE le minoranze.

Te ti lamenti che non ci sono neri? Ah, e io voglio vedere più personaggi gay! Anzi, voglio vedere personaggi che fanno la raccolta differenziata. Perché non c’è mai un personaggio con la scoliosi? Per una che avrà una gobba come Igor, mi sento molto offesa da questa mancanza! Che, ce l’avete con gli handicappati?

Se a molti lettori di fantasy piace evadere dalla realtà leggendo storie di terre misteriose e di persone comuni che diventano eroi è perché questi lettori sono stati bullizzati e emarginati dagli altri e, be’, come si può biasimarli?

Grazie Madre Teresa, ma anche no, eh ? Il fantasy ben fatto piace perché dà sense of wonder, è come fare un viaggio in una terra lontana. Fine. Lo psicodramma dei poveri ve lo potete anche tenere. C’è che è stato bullizzato, chi no, chi a volte sì e a volte no, evitiamo le bischerate eh. Che sennò è un po’ come dire che tutti quelli che leggono thriller hanno vite vuote e monotone, e tutti quelli che leggono storie di guerra sono fascistoni assetati di sangue che sognano di sterminare popoli interi.

In conclusione, il signor Harry conosce il genere certamente meglio del signor Clive, ma la sua risposta lascia comunque a desiderare. Mi aspettavo qualcosa di più, specie quando l’articolo da criticare offriva bersagli così facili. Ma pazienza.

Stretta è la foglia, larga è la via,

Facciamo che ci beviamo sopra anche se non fa rima ?

MUSICA ! (Chi altri giocava a Prince of Persia warrior within? Una delle tamarrate che mi resteranno sempre nel cuore!)


 

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO : sto finendo di scrivere la tesi e sono nello stallatico fino agli occhi (o anche « sono nei romanzi di Altieri fino agli occhi ». Gli articoli « seri » e « impegnati » riprenderanno non appena mi sono liberata di questa triviale incombenza che si chiama Laurea Specialistica. Chuss !

[1] Fratboy, creatura tristissima da tutti i punti di vista. Sì, sto generalizzando. Ma almeno io ne sono cosciente.

The Colour of Magic

Come saprete, il 12 di questo mese è venuto a mancare Terry Pratchett. Vi direte che la sto menando. Pace. Se mai uno scrittore ha meritato onori postumi, quello è Pratchett.

Non è ancora detta l’ultima parola però! Alcuni fan hanno lanciato una petizione su Change-org indirizzata al Sg. Morte in persona, perché ci renda il nostro autore preferito. La petizione è online da poco più di 24 ore, si aggira già sulle 20.000 firme.

Inutile, dite voi?

Le probabilità che funzioni sono una su un milione, quindi non si può sbagliare. E chi non coglie la citazione è incoraggiato a leggere la bellissima trilogia della Guardia, nella fattispecie Guards! Guards!.

Suvvia, Sg. Morte, sia ragionevole!

Oggi però non voglio parlare delle guardie.

Oggi voglio parlare del primo grande capitolo.

Era un natale di tanti anni fa quando mi regalarono Il colore della magia. Avevo già avuto Pratchett tra le mani con la traduzione francese di The Carpet People, ovvero Le peuple du tapis, e non lo avevo finito. Avevo una dozzina d’anni e leggere il francese mi stancava.

Il colore della magia mi spalancò un mondo. Era un mazzo rilegato di puro sense of wonder. Trasudava inventiva, fantasia e umorismo. Ho sempre avuto un debole per lo humour inglese, e Pratchett sta alla narrativa come i Monty Python stanno alla televisione.

Dopo una venticinquina di libri, mi dico che Te Colour of Magic non è il migliore dei romanzi del Disco. Ma è il primo, ed è un ottimo libro.

Libro che è stato adattato a film nel 2008!

Il lungometraggio The Colour of Magic è un film per televisione, diretto da Vadim Jean, che nel 2006 aveva diretto un altro adattamento da un romanzo di Pratchett, Hogfather.

La storia si apre con una dotta discussione tra astrozoologi. Hanno assodato ormai che il mondo è un disco piatto posato su quattro elefanti a loro volta posati su una titanica testuggine siderale, la grande Atuin. Il problema ora è stabilire il sesso di Atuin. Notate che tra gli astrozoologi presi in questa discussione compare anche Pratchett in persona!

Ci spostiamo ad Ankh-Morpork, la più grande e antica città del Mondo Disco, in cui il mago Rincewind (Scuotivento in italiano) viene cacciato a pedate dall’Università Invisibile, l’accademia di magia. Dopo 40 lunghi anni il nostro non è riuscito nemmeno a completare il primo ciclo di studi. Parli di un fuoricorso!

Scacciato dall’unico posto che conosce, Rincewind contempla perfino il suicidio, non fosse che qualcuno di nuovo arriva in città.

E’ un ometto occhialuto con un camicia a fiori che se ne va in giro con un baule. Tale baule ha due caratteristiche straordinarie: è pieno di monete d’oro da scoppiare ed è costruito col legno di Pero Sapiente. Eh già, il baule non solo trotterella dietro al suo padrone con un numero imprecisato di piedini, ma è senziente, e non ha un bel carattere.

Lo straniero, Twoflower, viene dal Continente Contrappeso, una terra lontanissima che mantiene in equilibrio il Disco. Una terra dove l’oro è un metallo molto corrente. Twoflower non lo a, ma ognuna delle sue monete, poca roba per lui, valgono l’iradiddio ad Ankh-Morpork.

E quello è il primo problema.

Twoflower è un piccolo impiegato che ha deciso di investire i risparmi di una vita quieta e laboriosa in un viaggio memorabile di scoperta e avventura. Il suo ottimismo, il suo buon cuore e la sua curiosità senza limiti sono eguagliati solo da un candore che rasenta la dabbenaggine.

Rincewind si offre di far da guida allo sprovveduto straniero, ma ha chiaramente sottovalutato l’impatto devastante che può avere il Primo Turista nella storia di Ankh-Morpork!.

I pasticci cominciano subito e subito si gonfiano in guai, disastri, catastrofi, fino a tirare in ballo la struttura stessa del Mondo Disco!

“Non voglio questa tabaccheria, è graffiata.” (cit. da un’altra banda di comici albionesi, chi indovina?)

Non voglio dirvene di più. Il film è fedele al romanzo, e anche se vaste sezioni sono tagliate, l’adattamento è fatto con cura e dedizione. Durante la proiezione, si sente un sincero amore per il soggetto e una cura nel fare del proprio meglio.

La regia è buona, le musiche calzano a pennello, e la recitazione è ottima.

Rincewind è interpretato da David Jason, che riesce a rendere alla perfezione il carattere tragicomico del mago.

La tragi-commedia è un sine qua non umorismo inglese 8non solo, ma è di quello inglese che stiamo parlando). Come spiega Stephen Fry, in Animal house Belushi sfascia la chitarra di un tizio. L’eroe comico americano è Belushi, l’eroe comico inglese è il tizio a cui sfasciano la chitarra. E’ un cantante mediocre che canta cazzate e che viene calpestato senza ritegno. Il fiore della commedia inglese è costruita sulla miseria umana: la sfortuna, l’avidità, la vigliaccheria, la tristezza…

La scena in cui Rincewind deve riconsegnare il cappello è magistrale. E’ buffa, ed è ridicola. Stiamo sempre parlando di uomini panzuti vestiti di rosso con cappelli a punta decorati da paillettes. E uno di loro è Tim Curry! Ma David Jason riesce a trasmettere un vero senso di abbandono e rabbia. Senza perdere il quadro ridicolo, la tragedia di un uomo che sta perdendo in un attimo la sua casa, il suo posto nella società e il suo ruolo nella vita sono pur sempre lì. E fanno ridere.

Twoflower è interpretato da Sean Astin. Oh sì, Twoflower è Samvise Gamgee! Per certi versi i due personaggi si somigliano: entrambi sono uomini non troppo svegli, ma non stupidi, con una visione innocente del mondo e un carattere gentile, sono entrambi pieni di buona volontà. Rispetto a Sam, Twoflower è una bomba di energia. Adora il suo viaggio, adora scoprire posti nuovi ed è aperto a qualsiasi meraviglia (sia essa un paesaggio, una rissa o la fine del mondo!).

Mentre Rincewind e il turista precipitano da una disavventura all’altra, un giovane mago promettente sta facendo una rapida carriera nell’Università. Ho adorato questa parte perché è un’ottima parodia del mondo universitario reale. Ricordo una conversazione avuta col mio Direttore di Ricerca, che mi spiegava che se volevo diventare professoressa dovevo aspettare che uno degli anziani andasse in pensione.

-O che gli succeda qualcosa.- ha aggiunto, guardandomi negli occhi. Ovviamente, era proprio quello che io stavo pensando.

Oltre che essere una satira deliziosa, questa parte ha un altro merito: il rampante antagonista è interpretato da Tim Curry, ed è uno spasso!

Anche Jeremy Irons, compare, nel ruolo di Patrizio. Calca un po’ troppo l’accento a parer mio, ma se c’è mai stato un uomo che aveva il fisico e lo stile del Patrizio, quello è Jeremy Irons. E’ incredibile come lo stesso attore possa essere Vetinari in un bel film e Profion lo Stregone YATHAHTAHTAHTAH in una cagata abissale come Dungeons & Dragons.

Infine, una menzione a Morte, che ha poca parte (come nel romanzo) ma che è doppiato da Christopher Lee. Yup, Saruman è Morte.

YOU DON’T REALLY BELIEVE IN DRAGONS…

Con questa cinquina, il film si aggiudica, a mio modesto parere, una standing ovation per il miglior cast di sempre. Non era umanamente possibile scegliere attori più adatti alla parte!

L’unico neo è Karen David, nel ruolo della Signora dei Draghi Liessa. Non è all’altezza degli altri attori, e si vede. Mentre tutti riescono a rendere alla perfezione i loro personaggi, lei scade nel cliché Figona in Cuoio. Per certi versi è voluto, ma resta banale.

Per quanto riguarda l’adattamento più in generale, ha qualche magagna. Certe cose sono inconsistenti (tipo, perché l’Incantesimo si attiva mentre Rincewind precipita sulle pietre, e non quando, poco dopo, precipita sull’oceano?), altre sono spiegate nel libro ma lasciate nel dubbio nel film.

La Computer Grafica è a tratti ok, a tratti troppo a buon mercato. Per contro, costumi e ambientazioni sono ottimi.

Riassumiamo:

 

La storia

 

Il cast: Irons fa Vetinari, Curry fa il cattivo, Sam Gamgee è un turista nel Mondo Disco e Morte è recitato da Saruman!

 

La musica

 

Certi tagli lasciano un po’ di confusione

 

La computer grafica è un po’ triste in certi passaggi

 

La sceneggiatura

 

Le scenografie

 

E’ un film sul Mondo Disco!

 

La seconda parte della storia, The light fantasti, è altrettanto divertente della prima. La grande Atuin (che ora sappiamo essere femmina!) sta filando dritta verso una stella. L’unico modo per salvare il mondo è recitare le 8 incantazioni del più potente libro dell’Università Invisibile, l’Octavo, il giorno del solstizio.

L’Octavo in catene. No, la trovata dei libri magici con la museruola non l’ha inventata la Rowling

E’ quindi una corsa contro il tempo tra Rincewind e quel pescecane di Trymon, corroborata da comprimari indimenticabili come l’eccellente Cohen il Barbaro, che da “become a legend in his own lifetime” con gli anni è diventato “a lifetime in my own legend“.

In più, in questa puntata possiamo finalmente vedere la magione della Morte, e non c’è mai abbastanza Morte in una storia di Pratchett!

Cohen il Barbaro e Bethan

 

Tutto quello che c’era di buono nella puntata precedente

 

Qualche inconsistenza (perché Trymon non stecchisce subito Twoflower?)

 

AshkEnte!

 

Come nel primo, certe cose si perdono nell’adattamento, il che può rendere alcuni passaggi poco chiari.

 

La schiusa delle uova cosmiche

 

Il finale

 

Oooook!

 

Insomma, straconsigliati entrambi! Non saranno un capolavoro assoluto e Pratchett ha scritto libri migliori (quando farete un colossal su Carota? Eddai!), ma sono molto divertenti, recitati bene e fantasiosi. I libri sono altrettanto consigliati.

La spada somiglia a quella di Nihal. Peccato che questo sia un romanzo comico.

Buona visione!

MUSICA!

P.S. Andate a firmare la petizione o vengo a scapocciarvi la faccia di persona. O, per citare l’avvo-rospo dei Nac Mac Feegle, Vis-ne faciem capite repleta? (Vuoi una faccia piena di testa?)

Noli timere messorem

Oggi è morto Terry Pratchett.

Pratchett è stato uno dei migliori e più prolifici scrittori dei nostri anni. Ho letto più di una venticinquina dei suoi libri, e non ho mai trovato una trama ripetitiva o un messaggio cacciato in gola a martellate o un personaggio mal costruito. Non tutti i suoi romanzi erano della stessa qualità, ma il peggiore che abbia mai scritto era divertente, i migliori sono perle di genialità.

Pratchett ha scritto una quarantina di romanzi sul Mondo Disco, più storie brevi, saggi, racconti… Era una fonte inesauribile di umorismo e fantasia, e adesso il mondo è un po’ meno interessante.

So che c’era da aspettarselo (era malato da tanto tempo), ma per il momento non riesco ad agguantare davvero l’idea che non scriverà più. Lo so che non scriverà più, ma non ci credo ancora. Quest’uomo è riuscito a farmi ridere e divertirmi mentre ero inchiodata a letto con ustioni di secondo grado su tutto il corpo. Mi ha strappato un sorriso durante il lutto per il mio migliore amico. Avrei voluto che fosse immortale per poter raccontare storie all’infinito.

Anche la sua clessidra è finita. Mi sembra che con lui siano morti tutti i personaggi che ho amato così tanto. Carota, Scuotivento, Cohen il Barbaro, il Professor Ridcully… anche MORTE, uno dei personaggi migliori di sempre.
Per celebrarlo, eccovi una storia breve di sua mano. E’ bella, è divertente, è tipicamente Pratchett: Death and What Comes Next.

Se non avete mai letto nulla di lui, fatelo. Un libro a caso, sono tutti carini o belli o bellissimi, sono tutti divertenti o geniali, sono tutti fantasiosi. Molti sono tradotti in italiano, ma consiglio la lettura in inglese: rendere fino in fondo lo stile e l’umorismo di Pratchett è impossibile.
Per chi non lo conosce, consiglio:

The colour of Magic, il primo libro della saga del Mondo Disco.

Mort, la storia dell’assistente di MORTE.

Pyramids, una storia di Assassini, Dei, piramidi e paradossi geometrici. Uno dei suoi romanzi migliori a parer mio.

La Trilogia delle Guardie Cittadine: Guards! Guards!Men at armsFeet of clay. Sono tre dei romanzi più belli che abbia mai letto.

Moving Pictures, con 1000 elefanti!

 

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