Genpei 2.1: Agiremo con Buonsenso solo dopo aver esaurito ogni altra possibilità

Abbiamo lasciato i Taira alle prese con ribellioni diffuse in tutto il Paese, Yoritomo ancora saldamente basato a Kamakura ma pesto dopo un rovescio di fortuna, i monaci in rivolta e l’Imperatore Goshirakawa alla Capitale col cerino in mano.

Molti di questi disordini non dipendono direttamente dalla guerra tra Taira e Minamoto: piuttosto, la situazione difficile e la debolezza del governo esacerbano rivalità locali e familiari. Insomma, se gli aristocraticoni imperiali si sgozzano tra cugini, perché la stessa simpatica usanza non dovrebbe essere praticata in provincia? E’ importante tenersi al passo con le ultime tendenze!

E’ vero però che buona parte di questi conflitti sono polarizzati dai due galli del pollaio. Un esempio sono i Kōno, che si ribellano in Iyo nell’isola di Shikoku. Il movente iniziale è una rivalità con un’altra famiglia di notabili locali, ma dopo l’arrivo di un Castigatore Taira incazzato, i nostri baldi guerrieri son lesti a precipitarsi da Yoritomo, che per conto suo è ben lieto di allungare i tentacoli anche nel Mare Interno.

Kiso Yoshinaka attacca la residenza dei Jō in Echigo, dal pennello di Utagawa Yoshitora

I Taira possono dirsi soddisfatti di aver vinto almeno una battaglia contro di lui, ma non hanno tempo di riposare: in Shinano si trova ancora Kiso Yoshinaka, e il giovane comandante è carismatico, abile e ambizioso. Tre grossi difetti.

I Taira si riuniscono alla Capitale.

-E’ necessaria una spedizione punitiva.- Decreta il Capo del Clan, Munemori, secondo figlio di Kiyomori. -Come stiamo a fantaccini?

-Sono morti di fame sulla via del ritorno.

-E i cavalieri?

-Si sono mangiati i cavalli sulla via del ritorno.

-Tutti?

-No, il resto delle bestie si è azzoppato inciampando sui cadaveri dei morti di fame.

-Ottimo…

-Abbiamo dei vassalli in Echigo, i Jō, magari bastano loro a scapitozzare Yoshinaka.

-Massì, dai, basteranno. Cosa può andare storto?

I Jō sono incaricati di scapitozzare Yoshinaka. Sequestrano beni e cibo, radunano i guerrieri di Dewa, Echigo e dintorni a calci nel culo e si dirigono in tromba in Shinano. Il loro esercito conterebbe 40.000 o 60.000 uomini secondo le fonti, ma sappiamo che i numeri sono sempre da prendere cum grano salis. Quello che però è certo, è che si tratta di un’accozzaglia male assortita di bande diverse, poco uniformi e disunite (nonché spesso nemiche tra loro). Questa gente viene tirata al fronte a combattere per gente che non conosce contro altra gente che non conosce, quando potrebbe restare a casa ad allevare cavalli e sbudellare cugini. La maggior parte di questi guerrieri ha tanto da perdere e poco da vincere.

Nel mentre, Yoshinaka sta preparando i suoi uomini. Secondo le fonti, si tratterebbe di 2.000 truppe montate, divise in 3 bande principali di cui una (la Kiso) sotto il suo diretto controllo.

Tra le sue truppe troviamo anche nominati i Takeda di Kai, ma pare strano, visto che questi combattevano per Yoritomo (cugino e rivale di Yoshinaka). Secondo Uesugi è più probabile che le truppe di rincalzo venissero da Kōzuke, provincia in cui Yoshinaka aveva discreta influenza.

I due partiti si incontrano sulla piana alluvionale della Yokota.

La regione dei Circuiti di Hokuriku e Tōsan

Yoshinaka ha gente convinta, ma meno numerosa. Promette male. Al consiglio di guerra, i nervi sono tesi.

-Potremmo scatenare delle papere.- Propone qualcuno. -Ho sentito dire che sulla Fuji hanno fatto una macello.

-Le papere?

-Pare.

-Chi l’avrebbe mai detto…

-Dei rinforzi del clan Inoue dovrebbero arrivare.- Interviene un altro. -Dice che son qualche migliaio, sempre pochi ma magari fanno più danni delle papere.

Nessuno fa più danni delle papere!

-Però-

-E poi non cambia, sono sempre troppo pochi, quando i Jō li vedranno arrivare, faranno salsicce di loro e dei loro cavalli.

-Vero.- Conviene Yoshinaka. -Potrebbero non vederli arrivare.- Sorride. -Viviamo in tempi molto confusi, dopotutto.

E’ una mattina del sesto mese, il campo dei Jō è un casino bestiale in potenza. Jō Nagashige pretende un rapporto sullo stato delle truppe.

-A parte coltellate tra le scapole, risse tra ubriachi e minacce, va benone.- Attacca l’aide-de-camp. -La banda dei Tali ha cercato di dar fuoco alla banda dei Tizi per una storia di corna.

-Furto di donne o furto di arieti?

-Non credo faccia davvero differenza, dalle loro parti.

-E quindi?

-Sono stati interrotti dalla banda dei Semproni che inseguiva Un’Altra Banda A Caso.

-Sempre corna?

-No, sono cugini, quindi devono uccidersi tra loro.

-E’ naturale.

-Sì, mio signore.

-Tifo? Peste?

-Non ancora, se diamo battaglia oggi riusciamo a fare più morti di spada che di malanni!

-Sarebbe bello.

-Secondo i nostri calcoli, abbiamo ancora quindici ore prima che quest’accozzaglia di facinorosi esaltati inizi ad autodigerirsi.

Un messaggero arriva di corsa nella tenda di Nagashige. -Capo, sta arrivando una banda di qualche migliaio di cavalieri!

-Chi diavolo sono?

-Non si capisce molto bene, ma hanno le bandiere dei Taira.

Nagashige guarda l’aide-de-camp. -Stiamo aspettando rinforzi?

L’aide-de-camp si stringe nelle spalle. -Poesse. Alcune delle bande se ne sono già andate, alcune stanno dando la caccia ai paraculi che non si sono ancora mossi di casa loro, altra gente ancora è in ritardo…

-Bon, a caval donato non si guarda in bocca, date il benvenuto ai nostri amici!

Spoiler

Per citare lo Heike monogatari:

“Ah, quindi anche in questa provincia c’erano partigiani degli Heike! Ciò è incoraggiante!- esclamò, ringagliardito.

Ma i sette distaccamenti [dei nuovi arrivati], che nel frattempo si erano avvicinati, fecero giunzione a un segnale convenuto e tutti insieme lanciarono l’urlo di guerra. Gli stendardi bianchi [Genji] che tenevano pronti si levarono all’improvviso. E la gente di Echigo, a questa vista:

“I nemici sono senza dubbio decine di migliaia! Che ne sarà di noi!- si dissero, impallidendo.

Nella fretta e la precipitazione, gli uni spinti nel fiume, gli altri gettati nei dirupi, ben pochi scamparono e molti furono colpiti.

Le bande sopravvissute e quelle rimaste a Echigo si rendono conto che i Jō sono pestimale. Quando il gatto non c’è, i topi ammazzano il cugino: scoppiano rivolte ovunque, fuoco e massacro si diffondono attraverso la provincia come un’epidemia. Fino a quel giorno i Jō hanno comandato grazie alla protezione dei Taira. Yoshinaka ha mostrato ai guerrieri che le braccia dei Taira sono più corte di quanto si pensasse.

Salve, mi serve il raccolto per far la guerra a mio cugino. Come sarebbe non c’è raccolto?

La notizia della battaglia della Yokota non tarda ad arrivare a Yoritomo.

Yoritomo non è stupido, sa che queste sono brutte notizie.

-Se continua così, tuo cugino potrebbe perfino marciare sulla Capitale.- Gli fanno notare.

-Lo so.

-E’ discendente di Yoshiie come te, potrebbe rivendicare una posizione dominante nel clan.

-LO SO.

-Potremmo attaccarlo.

-Noi abbiamo appena perso, lui ha appena vinto, cerchiamo di non fare stronzate troppo grosse.

-Potremmo allearci con lui…

-Piuttosto mi faccio sbranare dai chihuahua.

-E allora che facciamo?

Yoritomo sospira. -So che sto per dire qualcosa che vi parrà rivoluzionario, impensabile e perfino immorale.

I guerrieri impallidiscono. -Oh no.

-Sì. Dobbiamo dar prova di buonsenso.

Svenimenti e nausea.

-E’ contro la tradizione!

-L’ultimo notabile di buonsenso è stato Masakado, e tutti sappiamo com’è andata a finire!

-E i bambini? Che esempio daremo ai bambini?

Yoritomo li silenzia con un gesto. -Mi duole tantissimo, ma a mali estremi, estremi rimedi. Chiamatemi uno scrivano.

Yoritomo è un politico accorto e un fine conoscitore dell’essere umano. Non scrive direttamente al capo dei Taira Munemori, contatta surrettiziamente l’Imperatore Ritirato Goshirakawa e gli chiede di passare il messaggio. Magari se Sua Maestà Frate ci mette una buona parola, i Taira saranno più inclini a dargli retta.

Il messaggio recita qualcosa del genere: “sentite, al di là di tutto, tutti noi vogliamo solo difendere l’Imperatore, giusto? Insomma, senza Imperatore è la guerra civile fino all’ultimo uomo e nessuno vuole questo. Quindi facciamo così: voi vi tenete l’Ovest e i vostri porti per commerciare con la Cina, noi l’Est e i pascoli dei cavalli. Non è niente di drammaticamente diverso da quello che abbiamo fatto per 300 anni, ovvia! Mettiamoci una bella pietra sopra e volemosebbene.”

Munemori e soci considerano la proposta.

-Ha senso.- Osserva uno. -E ci caverebbe da una brutta impasse. I Kikuchi di Kyūshū sono ancora in rivolta, la fame falcia centinaia di plebei al giorno, in Shikoku stanno corteggiando la causa Geniji e il nostro nuovo imperatore ha cinque anni appena.

-Potremmo in effetti lasciar perdere.- Conviene un secondo. -Lasciamo che sia Yoritomo ad occuparsi di suo cugino Yoshinaka, noi ci teniamo il boccone grasso della regione centro-occidentale e loro possono tornare a scopare arieti ed allevare cavalli. O era il contrario?

-Tutto questo ha molto senso e solo un pazzo rifiuterebbe una proposta simile.- Munemori annuisce. -Ma mio padre Kiyomori mi ha fatto giurare di non far mai la pace con i Minamoto, quindi ciccia.

Non sto scherzando.

Ah, le colpe dei padri…

I Taira tentano di riportare l’ordine in Hokuriku, ma le rivolte continuano: Noto e Kaga si ribellano, gli intendenti fedeli ai Taira sono cacciati o uccisi a colpi d’accetta.

Taira Michimori viene spedito con un esercito di pacificazione e arriva senza ingombro al governo provinciale di Echigo.

-Oh, non è così male, dopotutto.- Commenta. -Yoshinaka non si è nemmeno fatto vedere. Magari la gente è stanca di sangue e pronta a tornare in riga.

-Magari, mio signore.

-E questi bei riverberi che si vedono, cosa sono? Festeggiamenti?

-E’ il benvenuto dei Kaga-Genji?

-Oh, vedi che ci festeggiano perfino loro? Cosa stanno bruciando?

-Villaggi.

Michimori è partito per pacificare l’intero Circuito, ma ridimensiona presto le sue ambizioni alla provincia di Echigo. E anche in quel caso, calmare i guerrieri locali è un po’ come voler ragionare coi calabroni dopo avergli scorreggiato nel nido. Notabili, frati, intendenti di santuari, tutti sono armati e tutti sono affamati. Chi ha fame uccide.

Perfino i vassalli Taira capiscono l’antifona: ci vuole un capo carismatico e in cui la gente creda. Michimori non risponde alla descrizione, Yoshinaka sì. Molti cambiano campo in meno di un mese.

Dopo aver perso più di 80 vassalli personali, Michimori si rassegna e abbandona Echigo. Si asserraglia nella fortezza di Tsuruga, ma prima ancora che i suoi possano mandargli rinforzi è costretto a mollare tutto e fuggire in montagna. Il circuito dell’Hokuriku è un vespaio senza compassione, e dal casino Yoshinaka emerge con una banda temibile e compatta.

Dal canto suo, Yoritomo cerca di lanciare un attacco decisivo sulla Capitale, ma viene bloccato dalle truppe di Koremori, autore del disastro sull Fuji e della vittoria sulla Sonomata.

Nell’undicesimo mese, il Paese è un disastro e i tre contendenti principali (Yoritomo, Yoshinaka, Taira) si trovano in un’impasse militare. Nessuno di loro può muoversi senza esporre il fianco, e nessuno di loro ha le risorse di attaccare e difendersi allo stesso tempo.

Intanto, la carestia infuria. Miserabili muoiono gli uni sugli altri per le strade della Capitale. I campi vengono abbandonati. Ispettori delle tasse brutalizzano plebei e notabili per strizzar loro riso e bestie per la guerra. La gente fugge, la gente si ribella, l’economia collassa.

Il macello di Genpei non è finito, ma entra in una fase di gelo. E’ il 1182, e tutto è allo stesso tempo in subbuglio e cristallizzato.

Quindi cosa abbiamo imparato oggi, bambini?

Uccidete vostro cugino prima che lui uccida voi. Nella miglior tradizione tragica, il sangue del proprio sangue è il più dolce da spargere.

MUSICA!

Puntate precedenti:

Genpei 0.1

Genpei 0.2

Genpei 1.0

Genpei 1.1

Genpei 1.2

Genpei 1.3

Genpei 2.0


Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

FRIDAY Karl, Samurai, warfare and the state, Routledge, 2004, New York

ROYALL Tyler, The tale of the Heike, Viking, 2013, New York

SOUYRI Pierre-François, Histoire du Japon Médiéval – Le monde à l’envers, Tempus, 2013, Paris

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

Genpei 2.0: La morte di Kiyomori e l’alba della Seconda Fase

Bentornati in questi lidi di sconforto e mazzate nei denti. E’ ora di riprendere il nostro lungo e deprimente viaggio attraverso i terribili anni della Guerra di Genpei! Yay!

La volta scorsa avevamo lasciato i Taira in controllo della Capitale, i templi bruciati, e Yoritomo alla testa del neonato Bakufu di Kamakura.

Ma riprendiamo le fila ammodo.

Taira no Kiyomori tormentato dagli spettri del proprio passato, opera di Tsukioka Yoshitoshi

A cavallo tra il 1180 e il 1181, Taira no Kiyomori, Religioso Ministro e capo del clan, comincia a dar segni di ranticosa vecchiaia. Non gli resta tantissimo da campare, il clan sta per perdere la sua chiave di volta.

-Bon.- Fa Kiyomori. -Almeno ho stabilito la mia famiglia alla guida del Paese e dell’Impero.

-Sì, circa.- Nota la moglie. -Le regioni orientali sono in mano ai Minamoto e il Nord-Est è in mano ai Fujiwara di provincia, ma a parte questo siamo a cavallo.

-Ah, ma sono sicuro che le cose si aggiusteranno! Dopotutto abbiamo la Capitale, io sono nonno del nuovo imperatore, stiamo tranquilli. Yoritomo è solo un uomo dopotutto.

-A dire il vero si sono ribellati anche Takeda Nobuyoshi in Kai e Kiso Yoshinaka in Shinano.

-Ma sono parenti di Yoritomo. Una volta che incantoniamo Yoritomo-

-Si sono ribellati per cazzi loro. E poi Yoshinaka e Yoritomo si odiano. E Yoshinaka è un guerriero tostissimo.

-Vabé, ma intanto teniamo la regione centrale del Kinai, che è l’importante…

-Famiglie del clan Minamoto si sono ribellate anche in Mino e Owari. E Ōmi. Ōmi è così vicina che confina con Yamato.

-Boia come sei negativa! Almeno abbiamo la Capitale! Ora che abbiamo sbolognato tutti quei frati mentecatti la nostra posizione-

-Abbiamo bruciato i templi e ora l’aristocrazia ci odia più di prima, mentre il popolo pensa che ci siamo tirati addosso la sfiga degli dei. Ah, e i frati di Kumano nella provincia di Kii si sono messi a far casino a loro volta perché siamo degli indegni peccatori. E anche Kii confina con noi. Ōmi a nord e Kii a sud, siamo un sandwich di grane.

-Ōmi confina proprio per poco però, dai…

-Oh, hai ragione, parliamo del confine Ovest! I Genji di Kawachi si stanno agitando.

-A vabé, sai che c’è? Chi ha risorse ha armi e chi ha le armi vince. Visto che controlliamo i traffici via nave nel mare interno e col Continente non abbiamo di che preoccuparci, finché c’è commercio c’è speranza!

-Ah, non hai sentito le novità da Kyūshū? I Kikuchi si sono ribellati in Higo e hanno attaccato il Governo Militare.

-Occristo, dimmi che almeno in Shikoku si tengono calmi e non fanno danni…

-I Kōno si sono ribellati nella provincia di Iyo. Ah, e ti dice niente il nome Mareyoshi?

-Uh, fammi pensare…

-E’ il fratello minore di Yoritomo, in Tosa.

-Vabé, ammazziamolo a prescindere almeno quello è una preoccupazione in meno.

-Già fatto.

-Oh, bene!

-Male. I suoi vassalli sono scappati in Izu, da Yoritomo.

-Hai finito?

-Ci sarebbero voci sulle provincie di Settsu e Wakasa…

-Ma quanti cazzo di Genji ci sono in giro per il Paese?

-Escono dalle fottute pareti.

-Possano morire tutti ammazzati…

-Forse dovremmo cercare di ragionare da adulti invece di partire in quarta con fuoco, acciaio e sangue-

-GIAMMAI E MAIPOI, se la violenza non risolve un problema è perché non ne stai usando abbastanza!

In blu lo Yamato, in violetto le provincie principalmente toccate da infide attività sovversive

Insomma, i Taira hanno una mandria di gatte da pelare, e la priorità è mettere sotto controllo la Capitale e il Kinai.

Il settimo mese del quinto anno dell’era Jijō, i Taira mettono a punto un nuovo sistema militare capace di mantenere il controllo e la protezione della Capitale: lo Shōkanshoku.

Il capo dello Shōkanshoku è, de facto, un comandante militare avente autorità su tutti i guerrieri della zona e sulle istituzioni legate alla logistica. Alla testa del nuovo sistema viene messo Taira Munemori.

Munemori è figlio di Kiyomori. Suo fratello maggiore Shigemori era erede e figlio prediletto, ma un malanno provvidenziale lo stende nel ’79. Secondo alcune malelingue, Shigemori sarebbe morto di esaurimento nervoso dopo gli innumerevoli contrasti col padre sul come gestire la crisi. Pare che Shigemori avesse questa stupida idea di evitare una guerra civile. Bah.

Ad ogni modo, morto il noioso fratello maggiore, Munemori si ritrova erede del capofamiglia, e ora comandante in capo della forza militare del Kinai.

Questo bell’uomo è Taira no Munemori, dal pennello di Fujiwara Gōshin

E’ interessante notare come questo nuovo Shōkanshoku sia in rottura drastica con la realtà precedente del Kinai e si avvicini a ciò che sarà, di lì a pochi anni, il sistema shogunale. Secondo Uesugi, non è da escludere che Yoritomo stesso abbia preso ispirazione dallo Shōkanshoku per completare e perfezionare il Bakufu di Kamakura. In altre parole, lo Shōkan diventa per il Kinai ciò che lo shogunato sarebbe stato per il Giappone intero.

E’ interessante notare come forme di controllo simili siano state concepite allo stesso tempo da uomini nemici. Si può dire che Yoritomo sia stato il primo a comprendere la necessità rivoluzionaria di nuovi strumenti per la conservazione e l’esercizio del potere, e spesso viene detto che una delle ragioni del tracollo Taira è proprio la loro incapacità di immaginare strutture nuove. I Taira, a differenza dei Minamoto, si sarebbero inseriti nelle istituzioni di Corte, soppiantando l’antica aristocrazia civile, invece di creare qualcosa di originale adattato ai tempi e ai bisogni della classe guerriera. Questa critica è senza dubbio corretta. Ma è anche vero che i Taira non erano del tutto ciechi in questo settore, come lo dimostra lo Shōkanshoku.

Guerriero in armatura pesante parziale, con pugnale e due capocce negli appositi retini (sono trendy, smart, ecofriendly e prodotti da cooperativa equosolidale!)

Ultimata la riforma, i Taira si preparano a una nuova spedizione punitiva nel Bandō, sotto il comando diretto di Munemori. Poco prima della partenza, però, Kiyomori si ammala.

E’ l’inizio della primavera e Kiyomori, il primo guerriero a riuscire a scalare la piramide del potere e stabilirsi come uomo più potente del paese, è roso dalla febbre. Secondo lo Heike monogatari, il vecchio è incapace di inghiottire una goccia d’acqua e il suo corpo sprigiona il calore di un falò, al punto che la semplice vicinanza del malato è insopportabile per i comuni mortali.

Andarono ad attingere l’acqua della fonte di Senju sul monte Hiei e la versarono in un recipiente di pietra che gli fu posto sulla fronte per rinfrescarlo L’acqua si mise a fremere e in un istante bolliva. Sperando di dargli sollievo, dell’acqua fu versata su di lui. Quasi fosse stato di pietra o di ferro incandescente, l’acqua sfrigolava senza sfiorarlo. Quando per miracolo l’acqua riusciva a raggiungerlo, s’incendiava, e un fumo nero invadeva la residenza e si levava in volute di fiamme.

Secondo i redattori dello Heike monogatari (e senza dubbio secondo molti contemporanei), la maledizione sarebbe stata una conseguenza della blasfemia mostrata da Kiyomori nel bruciare i templi di Nara e nel distruggere il Brande Buddha.

Il 2 duel secondo mese, Kiyomori trovò il fiato di confidare alla moglie le sue ultime volontà.

Il solo rimpianto che ho, è di non aver visto la testa mozzata del condannato di Izu, del Luogotenente della Guardia Yoritomo. Quando sarà finita per me, che non sia costruito né santuario né torre, che non sia celebrato un servizio funebre! Che sia subito inviata una spedizione laggiù, che la testa di Yoritomo sia spiccata e che sia piantata davanti alla mia tomba! Ecco il servizio funebre che desidero!

Ah, mi ricorda mia nonna. Quella che morì dicendo alla nuora “sparisci di qui, brutta puttana”…

Kiyomori morì il 4, dopo una crisi convulsiva, a 64 anni.

Non si può dire che fosse morto di vecchiaia, piuttosto che il suo destino si era compiuto d’un tratto, di modo che i grandi scongiuri e gli scongiuri segreti rimasero vani, che la luce dei Buddha e degli Dei gli venne meno e che i Guardiani Celesti gli negarono protezione. Che potevano allora le forze umane? Miriadi di guerrieri che per fedeltà avrebbero sacrificato la loro vita per la sua sedevano in ranghi serrati vicini e lontani, ma non potevano respingere di un solo istante i demoni assassini dell’Impermanenza, invisibili ai loro occhi, contro i quali nessuna forza prevale.

[…]

Di quest’uomo, che aveva diffuso la propria gloria e il proprio nome su tutto l’Impero e imposto il proprio potere, il corpo, ridotto in fumo effimero, si era dissipato nel cielo della Capitale, e i suoi resti, appena più duraturi, erano tornati alla terra mischiati alla sabbia della spiaggia.

E’ la fine di un’era per i Taira, ma non hanno tempo di osservare il lutto: senza por tempo in mezzo, lanciano una spedizione punitiva contro i ribelli di Mino.

La spedizione comincia bene, con la rapida capitolazione della base di Gamakura, ma informatori avvertono della presenza di ribelli nella vicina provincia di Owari.

I Taira avanzano verso il confine di Owari, sul guado Sonomata, sul fiume Nagara. Questo fiume segna il confine tra Mino, Owari e Ise. E’ l punto di contatto tra l’Ovest e l’Est del paese, un nodo logistico fondamentale.

Il secondo mese, i due eserciti si avvicinano da una parte all’altra del Sonomata. Da un lato Shigemori e Koremori, dall’altro Minamoto Yukiie e Gien.

E’ il 10 del terzo mese, la notte cala sul fiume.

Secondo lo Engyōbon Heike monogatari, i Taira avrebbero avuto 30.000 cavalieri, contro 6.000 dei Minamoto. I Gyokuyō modera i termini specificando che i Minamoto non erano 6.00 (figuriamoci!), ma 5.000.

Ora, è chiaro che questi numeri son fuori d’ogni grazia (anche perché se ci fidiamo della struttura classica di una banda di guerra, 30.000 cavalieri significherebbero almeno 60.000 uomini in tutto, probabilmente molti di più, roba che nemmeno i cinesi). Quello che bisogna trarne è che i Taira sono in schiacciante superiorità numerica.

Come sa chi legge i Classici Militari, quando un uomo con Schiacciante Superiorità Numerica incontro un uomo senza Schiacciante Superiorità Numerica, il secondo (salvo eccezioni di cui parleremo) è un uomo morto. Oh, spoilers.

I Minamoto lo sanno. Cercano di ovviare con un attacco notturno a sorpresa, ma i Taira mangiano la foglia e li tritano.

Al di là dello svantaggio numerico, diversi fattori giocano contro i Genji.

Per cominciare, combattere a cavallo di un fiume non è una cosa agevole, né lo sarà mai (ricordiamo cosa successe ai Francesi, che pure avevano una tecnologia abissalmente superiore).

Inoltre pare che i due comandanti Minamoto fossero in competizione tra loro per chi fosse il duro più duro del contado, sputtanando del tutto coordinamento e catena di comando.

I Taira vincono a mani basse, raccattando quasi 400 teste trofeo.

I ribelli sono costretti a ripiegare, ritirandosi quietamente da Mikawa e Tōtōmi. I Taira vorrebbero braccarli, ma non hanno i mezzi di farlo: ridendo e scherzando, il raccolto si annuncia ‘nammerda per via del tempo di merda, e si prepara una delle carestie più tremende della Storia del Giappone. A malincuore, i Taira sono costretti a ritirarsi, lasciando l’Est in mano ai ribelli.

Anche perché l’Est non è l’unico problema: disordine e scontri stanno scoppiando ovunque, sempre più grandi, sempre più numerosi.

Bisogna rendersi conto che i guerrieri giapponesi hanno una spiccata tendenza all’odiarsi tra loro. Il timore della condanna della Corte è grosso modo l’unica cosa che trattiene le propensioni stragiste nei nostri emici.

Ovvio, con Kiyomori al Creatore e il potere dei Taira traballante, dispute private tra vicini e cugini divampano nell’intero Paese. La lotta per il potere di due grandi clan polarizza gli scazzi locali, precipitando l’Impero in uno stato di fermento quasi totale.

Tra la carestia incombente, i danni materiali, i dissapori politici e la scarsità di uomini e mezzo, la Guerra di Genpei entra in quella che Farris definisce la “seconda fase”: un braccio di ferro logorante in cui nessuno dei contendenti ha il fiato sufficiente a vincere, né il buonsenso necessario ad abbozzare.

Con tre anni e passa di guerra ancora da incignare, i guerrieri del Paese si preparano a dare il peggio di loro!

MUSICA!


Puntate precedenti:

Genpei 0.1

Genpei 0.2

Genpei 1.0

Genpei 1.1

Genpei 1.2

Genpei 1.3

Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

FRIDAY Karl, Samurai, warfare and the state, Routledge, 2004, New York

ROYALL Tyler, The tale of the Heike, Viking, 2013, New York

SOUYRI Pierre-François, Histoire du Japon Médiéval – Le monde à l’envers, Tempus, 2013, Paris

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

Genpei 1.3: Interludio

Continua la lungagnata infinita sulla Guerra di Genpei, uno dei conflitti più importanti della Storia del Giappone, nonché il glorioso bagno di sangue che apre la via al governo dei guerrieri.

Vi pare una lungagnata? Allegri: s’è appena iniziato!

La scorsa puntata avevamo lasciato Yoritomo e i suoi vincitori a tavolino dopo che la grande armata Taira è fuggita inseguita da temibili papere (true story).

Ora, Yoritomo non è il primo capetto capace di raccattare esagitati orientali e fare un mazzo gigantesco alle truppe governative. Ma cosa rende il nostro diverso dai precedenti ribelli?

Yoritomo è uno stratega prima di essere un tattico. Vincere sul campo è un buon inizio, ma non basta a tenerti in sella. Un capo deve consolidare le proprie basi.

Come prima cosa, il nostro prende cura di compensare i suoi alleati Miura e gli Shimokōbe confermando i loro diritti sui loro territori.

Ma accontentare i suoi sostenitori non è la sola incombenza: se Yoritomo ha una qualche voglia di campare vecchio, deve sottomettere il resto delle bande della regione orientale. Sarebbe antipatico se mentre assedi la Capitale qualche ambizioso bastardo ti mangiasse la groppa, nevvero?

Tra i vari problemi, abbiamo la provincia di Kōzuke: il governo provinciale è stato dato alle fiamme da dei partigiani Taira e tale Nitta Yoshishige, notabile locale della stessa linea dei Seiwa-Genji a cui appartiene Yoritomo, ha deciso bene di dichiarare la propria indipendenza, trincerandosi nella fortezza di Terao.

Altri guai fermentano nella provincia di Hitachi, dove altri lontani parenti, i Satake, sono in rivolta contro Yoritomo. Il loro capo, figlio di una donna dei Fujiwara di Hiraizumi (potente famiglia del Nord-est), tiene per i Taira. Il che è un problema, dato che i Satake sono una banda di tutto riguardo. Le fonti le attribuiscono 20.000 guerrieri, anche se è ovviamente un’esagerazione. Non solo: i Satake sono anche in lite per dei territori del nord di Shimōsa, e i loro contendenti sono i Chiba, alleati di Yoritomo.

Carta riassuntiva delle grane di Yoritomo. Sagami è la sua base.

Yoritomo riunisce il consiglio di guerra.

-Da che parte si comincia, capo? Tuo cugino in Kōzuke o tuo cugino in Hitachi?

-A volte penso di avere troppi cugini…

-Se può consolarti, non sono di primo grado.

-Oh guarda, questo cambia tutto!

-Intanto ringrazia che non abbiamo notizie di quello in Shinano, coso lì, Yoshinaka.

-Tanto meglio. Anzi, sai che ti dico? Siccome non voglio rischiare di vedermelo davanti, cominciamo con Hitachi.

Il 27 del decimo mese Yoritomo scende in campo per estirpare i Satake.

-E’ un giorno sfigato.- fa l’astrologo. -Dovresti restare a letto.

-Ma che, ancora? Non avevamo superato ‘sta manfrina l’ultima puntata?

-Oh uomo di poca fede!

-Sì sì, come no, IN MARCIA!

Hitachi è la provincia dei Satake. Avendo saputo dell’arrivo del nostro, uno dei figli del capo, Hideyoshi, si asserraglia nella fortezza di Kanasa. L’equivalente tattico di “ah, vuoi fare a botte? VUOI FARE A BOTTE?”

Prima di attaccarli, Yoritomo s’installa nel governo provinciale.

-Kanasa è una noce dura da rodere.- osservano i suoi. -Come conti di prenderlo?

-Intanto ci vuole un parente per fottere un parente. Kazusa Hirotsune! Qualche idea?

-Hai presente il tizio asserragliato in Kanasa? Suo fratello maggiore ha accettato un mio invito!

-Quale fortunata coincidenza! Uccidilo.

Il disgraziato viene prontamente acciuffato e scapitozzato. Questo scatena un gran casino nella famiglia, che inizia a disfarsi, ma Hideyoshi non molla. Kanasa è ben piazzato, chiunque voglia prenderlo dovrà sanguinare.

Il castello di Kanasa (fonte nella Bibliografia)

I vassalli ponderano.

-Arrampicarsi lì sarà una merda.

Yoritomo non si scompone. -Ho già detto che ci vuole un parente per fottere un parente?

Hideyoshi ha un caro zio di cui si fida. Il caro zio di cui si fida è un traditore. Grazie a lui, gli uomini di Yoritomo arrivano al castello, l’attacco colpisce Kanasa come un maglio. Tradito dal proprio sangue (come da antica e consolidata tradizione), Hideyoshi deve ritirarsi precipitosamente e abbandonare le proprie terre. A Yoritomo non resta che raccattare quello che il fuggiasco ha abbandonato e distribuirlo tra i suoi per compensare il loro sudore e la loro lealtà.

In pratica, con la propria rivolta mancata, Hideyoshi ha fornito a Yoritomo un cospicuo bottino con cui controllare i propri vassalli.

Ricordiamo, tutta questa gente è tutta della stessa grande famiglia. Giusto per rimettere le cose in prospettiva: quando siete inchiodati al cenone di Natale con gente che sopportate appena, pensate che c’è chi è stato peggio.

-Bene.- fa Yoritomo. -Il grosso è fatto, alla faccia dell’astrologo. Ora possiamo anche tornare a Kamakura per-

-Sire! Haha, eh… vi ricordate quando si diceva di Yoshinaka, che non avevamo notizie…

-Oh no.

-Come dire…

Dove?

-Nel nord di Kōzuke.

Per Yoritomo i parenti sono un po’ come giocare a Wac-a-mole, hai appena tirato una martellata in testa a un cugino, che ne salta fuori un altro!

Cavaliere in armatura pesante

Yoshinaka è un tipo pericoloso: è un buon comandante e la sua banda è di tutto riguardo. Kōzuke è una provincia su cui la presa di Yoritomo non è solida, e su cui Yoshinaka ha saldi appoggi da parte di diversi distretti e molte famiglie guerriere.

La situazione è tesa. Non c’è molto affetto tra i due cugini, e entrambi hanno un ego di proporzioni astronomiche. L’ostilità sfrigola. Cosa farà il nuovo arrivato? Attaccherà? Si sottometterà?

I due potrebbero scatenare un nuovo bagno di sangue. Potrebbero spaccare il clan una volta per tutte e regalare la guerra ai Taira.

Destino vuole che né Yoritomo né Yoshinaka siano così cretini. Dopo essersi guardati in cagnesco, i due si rendono conto che nessuno dei due trarrebbe vantaggio a scatenare uno scontro: le loro basi non sono ancora abbastanza solide, e i loro nemici alla Capitale non aspettano altro.

Finiscono per ritirarsi in un raro esempio di buonsenso.

E non sono i soli. Il succitato Nitta Yoshishige, il ribelle di Kōzuke, calcola che lui e i suoi sono pesci troppo piccoli in un oceano con sempre più squali. E’ il momento di ripararsi sotto l’ala di un capo: si sottomette a Yoritomo nel dodicesimo mese. E’ la fine del 1180, il grosso del Kantō è ormai nelle sue mani.

Yoritomo riesce finalmente a tornare a casa. Ed è ora. A Kamakura, nasce il primo embrione di un nuovo organo di governo.

Alla differenza dei ribelli che lo hanno preceduto, come Taira no Masakado, o degli arrampicatori professionisti, come Taira no Kiyomori, Yoritomo ha le idee chiare. Una nuova era richiede nuove idee e nuove priorità.

E la priorità principale è trovare un modo per controllare i guerrieri. Tanti guerrieri. Qualcosa che permetta di gestire e amministrare la più grande banda che il Giappone abbia mai visto.

Se la legittimità irradia dall’Imperatore, Yoritomo ha un solo modo per riuscire: diventare un anello obbligatorio tra i capi militari e la Fonte di legittimità.

Yoritomo crea il samuraidokoro, l’Ufficio dei Guerrieri. Lo scopo dell’Ufficio è controllare le attività dei vassalli principali (i gokenin). Non è più la Corte (in quanto meccanismo di leggi e funzioni) a garantire i diritti dei guerrieri: è Yoritomo.

E’ il primo embrione di quello che sarà a breve il Bakufu, il Governo dei Guerrieri.

Mentre una nuova forma di governo nasce nella provincia di Sagami, i Taira della Capitale sono occupati con altre gatte da pelare. La minaccia dell’Est non basta a far loro dimenticare che pochi mesi prima i monaci di Nara hanno preso le parti del Principe Imperiale Mochihito, provocando la Battaglia di Uji. A Taira no Kiyomori prudono le mani per un po’ di sana retribuzione. Suo figlio prediletto Shigemori, quello che secondo lo Heike monogatari metteva un freno al temperamento esplosivo di Kiyomori, è morto da poco. Nessun moderato baciapile si erge più tra il grande Ministro e i suoi nemici.

La faccenda è delicata: Nara è il centro spirituale del Paese, la Città dei Templi, prendersela con lei potrebbe attirare cattivo karma, oltre che essere un disastro apocalittico da un punto di vista propagandistico. L’Imperatore Takakura vuole a ogni costo evitare danni troppo grandi.

Non aiuta il fatto che i monaci siano sul piede di guerra e feroci oppositori dei Taira.

Uno potrebbe pensare che non sia savio stuzzicare i Taira, specie quando non hai i numeri né i mezzi di difenderti a dovere. Ma come dice il grande principio militare esemplificato dal Gen. Melchett: “If nothing else works, a total pig-headed unwillingness to look facts in the face will see us through.

A due riprese la Corte prova a spedire dei funzionari civili per convincere i monaci a darsi una calmata.

Il primo temerario è il Direttore del Collegio per l’incoraggiamento agli studi. La sua missione va benissimo.

-Un palanchino!- Urlano i frati -C’è dentro un burocrate! Chiappalo e tagliagli il ciuffetto di testa!

Il secondo a tentare la fortuna è un ufficiale della Guarda delle Porte, sezione sinistra.

-Daje un altro, vai di forbici!

Anche il secondo riesce a scappare. Non così due dei suoi accompagnatori, che sono mollati dopo un rapido passaggio sotto il rasoio. Kiyomori comincia a perdere la pazienza. Anche perché i frati non hanno intenzione di abbozzare: il nuovo gioco a Nara è una versione del calcio, solo che la palla si chiama “Kiyomori”. Non sto scherzando. L’umorismo da scuola elementare scorre potente nei monasteri.

-Forse i burocrati non bastano a spaventarli.- Ragionano i Taira. -Proviamo a mandargli un ufficiale della polizia provinciale con cinquecento uomini.

Non si tratta di una missione offensiva (i tizi non sono armati), quanto di una dimostrazione di muscolo.

Non funziona un granché.

I monaci mettono le mani su una sessantina di guerrieri, e questa volta non tagliano i loro capelli: li scapitozzano direttamente. Perché fanculo la non-azione e la pace di spirito, se non li decapiti quando sono disarmati sei un fesso!

Solo che pestare la coda di Kiyomori è uno sport pericoloso. Il nostro ha una filosofia di vita riassumibile in due precetti: “la mia famiglia prima della tua” e “se vuoi la rissa, ti do la rissa”. L’ordine viene dato, i cavalieri Taira partono per Nara. Ce ne è voluta, ma finalmente i monaci hanno la loro bella guerra.

Secondo lo Heike monogatari, le forze in campo contano 40.000 cavalieri per i Taira, contro 7.000 monaci. Ancora, si tratta senza dubbio di esagerazione, ma dà un’idea della proporzione della spedizione.

I monaci si asserragliano sulla collina Narazaka e nello Hannyaji, fanno un bel fossato di traverso alla strada, tirano su i loro mantelletti, e aspettano. I Taira non si fanno pregare. Verso le sei di mattina l’armata governativa investe le due posizioni.

I monaci combattono con tutto l’ardore che hanno, ma non c’è partita: morte piove dal cielo, le frecce grandinano sulle teste pelate, le trasformano in puntaspilli.

Il sole cala, e il massacro non è ancora finito. Uno potrebbe quasi pensare che andare a stuzzicare i calabroni della Capitale fosse una cattiva idea dal principio.

Il buio s’infittisce, senza luna e senza stelle. Diventa difficile vedere a un palmo, ma il comandante dei Taira è un uomo pratico. Se non puoi vedere il tuo nemico, dagli fuoco.

Le casupole dei dintorni s’infiammano come torce, il vento gonfia le fiamme e presto altre case bruciano, e magazzini, e templi. Il Tōdaiji e il Kōfukuji, due tra i templi più grandi e più antichi, vanno in fumo come cerini.

Vecchi monaci incapaci di camminare, grandi studiosi, amati accoliti, donne e bambini erano scappati nel caos sul terreno del Kōfukuji. Al Tōdaiji più di mille persone si arrampicarono sul secondo piano del tempio del Grande Buddha e ritirarono le scale per impedire al nemico di inseguirli. Le fiamme fameliche ingolfarono la massa accalcata di gente. Peccatori che ardono nell’Inferno senza fondo non hanno mai cacciato grida sì orribili.

Heike monogatari

Si tratta del rogo che distrusse la prima statua del Grande Buddha (quella attuale non è l’originale). Icone, pitture, archivi, libri, uomini, donne, tutto viene incenerito dalla vendetta dei Taira. In una sola notte, due dei templi più prestigiosi del Giappone sono un mucchio di cenere e corpi carbonizzati. Dal portale dello Hannyaji dondolano teste mozzate. Altre capocce sono portate alla Capitale come souvenir.

L’idea sarebbe do passeggiarle per le strade e poi appenderle agli alberi degli incroci. Sia mai, magari la gente smetterà di sghignazzare per quella faccenda del fiume Fuji!

Alto una quindicina di metri, il Daibutsu attuale è una statua del Periodo Edo. In particolare la testa era stata del tutto distrutta dal rogo.

Tuttavia l’Imperatore è un pochettino scosso, come il resto della Corte. A quanto pare la missione è stata troppo distruttiva per i loro delicati gusti aristocratici. Kiyomori decide che è meglio soprassedere, per una volta.

-Niente sfilata delle capocce?- Fanno i suoi. -I ragazzi saranno delusi.

-Oh, sai com’è, se la gente non si diverte diventa di cattivo gusto. Meglio lasciar perdere.

-E con le teste pelate che ci facciamo?

-Boh, quello che vi pare.

Le teste finiscono buttate in fossi e rigagnoli di scolo.

Tirando le somme, mentre la regione centrale brucia, il primo Piccolo Governo di Kamakura è nato nella provincia di Sagami. Ci vorranno altri 4 anni di guerra per poter stabilire la supremazia Minamoto.

E Yoritomo non ha ancora finito di fare i conti con i suoi troppo numerosi parenti.

MUSICA


Puntate precedenti:

Genpei 0.1

Genpei 0.2

Genpei 1.0

Genpei 1.1

Genpei 1.2

Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

FRIDAY Karl, Samurai, warfare and the state, Routledge, 2004, New York

ROYALL Tyler, The tale of the Heike, Viking, 2013, New York

SOUYRI Pierre-François, Histoire du Japon Médiéval – Le monde à l’envers, Tempus, 2013, Paris

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

Fonte dell’immagine del castello di Kanasa