Nuovo Ordine Mondiale, il film che il tuo psichiatra non vuole farti vedere!

Esiste una maledizione.

Dice: possa tu vivere in tempi interessanti. (cit.)

E ci stiamo vivendo, in tempi interessanti. Trogloditi con i codici nucleari, Mussolini in parrucca, secessionismo aleatorio, regressione economica, Lilin che fa il politologo… è chiaro ormai che la Democrazia occidentale ha deciso di farla finita in un’ultima gargantuesca seduta di asfissia erotica.

In tutto questo caos, è così difficile avere un’opinione informata e critica. E’ così difficile trovare qualcuno che si raccapezzi, che riesca a tener conto di tutti i fattori in gioco…

E nel buio della confusione, una luce: i Fratelli Ferrara!

Se non puoi smettere di farti i film, DIVENTA IL FILM

Dalla rutilante Napoli, i nostri Mihcael Bay in erba ci offrono una chiave per interpretare questi tempi sì interessanti: la chiave complottista!

Nuovo Ordine Mondiale è un film di denuncia, un’opera indipendente che rivendica un budget di 5 MILIONI DI EURO e che ha preso ben CINQUE ANNI di lavoro indefesso. Altro che quelle cagate di Soylent green, Citizen Kane o A clockwork orange!

Ma di quali complotti parliamo?

Ebbene signori, potete disdire i vostri abbonamenti a Le Monde Diplomatique, dar fuoco alla vostra laurea, arrotolare i vostri Journal of applied meteorology and climatology e ficcarveli nel culo (cercando di non godere troppo)!

Tutto è falso, tutto è un complotto!

E i “Ferrara Brothers” (sic!) hanno ragione! Il complotto esiste, ma non nelle modalità che credono loro. Nonostante questi grandi artisti si siano svegliati, la Verità (il Noumeno oggettivo!) ancora li elude. Ma non temete: tutto sarà rivelato a fine articolo!

Andiamo con ordine. Chi sono i Ferrara Braders?

Stando a un’intervista rilasciata a Vice, i nostri amici Fabio e Marco avrebbero cominciato come ufologi, per poi avvicinarsi alle teorie di complotto. Un percorso accademico di tutto riguardo, direi.

Resisi conto della terribile situazione in cui versa l’Umanità, manovrata a tavolino da malvagi oligarchi rettiliani, i nostri avrebbero investito i fondi privati della loro non meglio definita azienda in una “crociata” informativa, in un film che “scriverá un nuovo capitolo della storia” (sic!).

In altre parole, i due ufologi hanno squarciato il Velo di Maya per rivelare le natiche fruncolose dei cattivi Illuminati!

La faccenda è seria, tanto è vero che all’uscita del film i nostri hanno dovuto (dovuto!) munirsi di una scorta! Futile precauzione: il rischio è reale, ma la scorta è futile. Le menti dietro l’Ordine Mondiale non saranno fermate da dei gorilla con gli occhiali da sole (ma di questo parleremo dopo).

I nostri hanno anche un’accademia di recitazione, la Ciack (sic!) Academy! Uno dei due, Fabio, ci ha anche studiato. Ovvero, se non ho capito male, hanno fondato un’accademia, ci hanno studiato e ci si sono diplomati. Altro che autarchia!

Online non sono riuscita a trovare NULLA né sull’accademia né sull’azienda che ha fornito i 5 milioni. Ma quale azienda poi? La Ciack? Macina così tanti milioni? COME? QUANTI CAZZO DI WANNABE TROPPO IN GRANA CI SONO, IN ITALIA?

L’unica cosa che sono riuscita a scovare è un trailer per una serie poliziesca del 2009 in cui i nostri sparano a macchine vuote, e un trailer promozionale dell’accademia in cui si incoraggiano wannabe ad iscriversi mentre la camera riprende una scena di funerale. Simbolico?

In ogni caso, a credere alle pagine Faceboook, il film avrebbe ricevuto perfino riconoscimenti ufficiali. In una foto vediamo i due fratelli brandire un riconoscimento della Città di Napoli, la “star of merit”. Non sono riuscita a trovare nulla su questa presunta onorificenza, e la Stella al Merito (che esiste ed ha un nome italiano!) viene di solito conferita a lavoratori anziani, non proprio a giovani artisti rampanti. Magia di photoshop? Licenza narrativa? Per citare una battuta del film, “non lo sapremo mai”.

So many misteri, so poche answers…

Un altro premio menzionato di sfuggita sarebbe un “premio Industria Cinematografica”. Di nuovo, non riesco a confermarne l’esistenza, ma è di certo un problema mio!

Insomma, abbiamo un film sul complottismo, premi misteriosi e un budget altrettanto inspiegato. Come dire, i Ferrara sono i The producers della situazione, solo che a loro il trucchetto sembra riuscito!

Ad ogni modo, ci stiamo perdendo in chiacchiere, veniamo alla trama!

Let the Jew flow through you!

Siate grati per questo film: non è stato facile realizzarlo! Come spiegano i nostri creativi a Vice, il mondo italiano semplicemente non era pronto al genio.

[…] in Italia non esiste una cultura cinematografica, tecnica e organizzativa. Si lavora in modo molto approssimativo, e quindi noi, volendo fare un film che potesse rispettare gli standard internazionali di un certo cinema americano—perché comunque loro hanno il dominio tecnico—abbiamo avuto molti problemi.

Senti Coso, l’Italia è la patria di Brancaleone, immortale gloria cinematografica! Porta rispetto, per Giove e Putifarre!

Ci siamo ispirati a gente come Michael Bay, il regista di Armageddon. Anche se ultimamente anche lui è diventato un po’ commerciale.

PERCHE’ ARMAGEDDON NON E’ COMMERCIALE!

Ma veniamo a noi!

Il film comincia con un pupazzo vestito da pupazzo che ci spoilera tutto il complotto, perché la suspense è roba da n00bz. Peraltro, se ripeti “Nuovo Ordine Mondiale” 3 volte davanti a uno specchio appare George Soros che ti spruzza di scie chimiche!

Passiamo poi in una sala riunioni. Un tizio fa qualche patetico tentativo di parlare inglese, mentre un Ebreo Malvagio lo scruta arcigno (ha anche una Stella di Davide addosso, nel caso non avessimo inteso). Il finto yankee introduce uno sbarbino di nome Dottor Moloch (“Mister von Destruction” era già preso?). Questo convincentissimo cattivo ci spiega che la crisi economica, il cancro, il Cambiamento Climatico, Barbara d’Urso, la tassa sugli assorbenti e tutto ciò che di male esiste al mondo, è tutto  pianificato a tavolino. Perché? Per spaventare la gente e renderla quindi più controllabile.

E come ciliegina, abbiamo anche una stretta di mano massonica!

Insomma, gli ebrei rettiliani creano un’ondata di crimine che sommerge l’Italia, tanto da giustificare l’intervento dell’esercito per le strade.

Ci viene FINALMENTE presentato il nostro protagonista, il Commissario Torre, recitato dal produttore Mario Ferrara per la gioia di grandi e piccini!

Il commissario Torre ha un vasto reperterio di 3 espressioni. Faccia numero 1.

Torre è un ometto sulla sessantina, il fisico di mio zio Epifanio, il carisma di una patata bollita e le doti interpretative di Tommy Wiseau.

Torre è anche UN EROE: al muro sono appesi articoli di giornali con lui che arresta mafiosi, salva bambine in pericolo, sventa invasioni aliene e apre barattoli col tappo troppo stretto. E’ così tosto che lettere di encomio nazionale si materializzano spontaneamente sul pavimento della sua cucina e lui le deve accumulare nei cassetti. Sì, perché il nostro è UN EROE UMILE, non gli importa di essere celebrato.

Salvo quando appende al muro di casa articoli che lo celebrano, ovvio…

Torre comanda un commissariato pieno delle reclute più bellocce che la Patria può offrire, tra cui una focosa bruna sulla trentina che proprio non sa resistere al suo fascino virile. In una scena la bruna procace gli salta letteralmente addosso. Che ci volete fare, quando uno è troppo sexy, è troppo sexy.

Questi due hanno così poco feeling e intesa che la mattina dopo la scopata:

  • si rendono conto che stanno per avere un bambino
  • decidono di essere genitori insieme
  • lui fa “ora che ti ho ingravidata, ti metti a passar carte come voglio io, vero?”
  • lei risponde “ma anche no”
  • lui la manda affanculo e si separano in pessimi termini.

Dalla passione, alla procreazione, al divorzio, IN MENO DI CINQUE MINUTI. E’ proprio vero che la gente oggi va sempre di fretta…

Non abbiamo però tempo da perdere, perché dei kattyvy guidati da un tizio con del pongo sulla faccia attaccano un supermercato e prendono Bruna Incinta come ostaggio. Uno sbirro viene gravemente ferito e lasciato a sanguinare fuori, ma nessuno chiama un’ambulanza o lo soccorre, perché è solo una comparsa.

Hai qualcosa sulla guancia… no, quell’altra…

Perché questi figuri al soldo dei rettiliani attaccano un supermercato?

Non verrà mai spiegato. Suppongo avessero finito l’estratto di vaniglia per i russian teacakes.

Ad ogni modo Torre è un eroe col cazzo durissimo e decide di entrare nel supermercato, che magari la sua Faccia Feroce da Grumpy Cat barbuto basta a sottomettere i tre criminali armati. Purtroppo per lui, Pongo in Faccia è il boss del penultimo livello, quindi non può ancora essere sconfitto. In modo del tutto imprevedibile, il geniale piano “entro e gli dico di abbozzarla” non funziona. Shocking!

Questa scena ci offre perle di alto cinema, tipo la cassiera con le tette di fuori o massime di saggezza del tipo:

“Sai cosa placa la voglia di uccidere? Uccidere.”

I tizi sparano a Bruna Incinta (ma non a Torre, perché sennò finisce il film) e scappano su un furgone. Come in ogni film di serie Z che si rispetti, gli altri comprimari aspettano pazientemente che Pongo in Faccia abbia guardato torto il commissario, sia rimontato in macchina e abbia messo in moto. Poi sparano, ma non subito. Perché di nuovo, sennò finiva il film.

Faccia numero 2 (“Oh nooooooes…”)

Il furgone viene comunque rintracciato alla svelta e si scopra che, dopo aver fatto un salto al super per l’estratto di vaniglia, Pongo In Faccia ha massacrato tutti i ricercatori di un non meglio specificato laboratorio (lo chiamano “biotech company spa”, perché “laboratorio segreto internéscional” era già preso).

Il capo ricercatore di questo posto ha scoperto una pozione magica per stimolare la GHIANDOLA PINEALE (sì amici miei, c’è anche quella!) e far quindi diventare la gente super-longeva e super-intelligente. Pongo in Faccia l’ha spacciato per conto degli Ebrei Rettiliani.

Una ricercatrice però si è salvata, perché è giovane e figa e quel giorno lì era dall’estetista. I nostri si precipitano a salvarla fermando bus a caso e la trovano, ostaggio di due agenti segreti.

Pausa un secondo:

  • il laboratorio supersegreto non è protetto da niente;
  • è passata una giornata, ma Ricercatrice Figa scopre che il suo boss e tutti gli altri sono stati massacrati sbirciandolo su un giornale sul bus;
  • sul bus c’è anche un investigatore privato ingaggiato dal capo scienziato per scoprire chi complotta contro di lui, il tizio a quanto pare sa tutto e sa che la ragazza è in pericolo, ma non fa nulla per salvarla e pare essere lì solo per lo spettacolo;
  • gli agenti segreti portano gli occhiali neri in piena notte, perché sennò il complottaro medio non capisce che sono agenti segreti;
  • la tizia si è iniettata il siero magico, dovrebbe essere quindi sotto costante osservazione in un istituto apposito ma no, è a giro su un bus con un portatile pieno di materiale sensibilissimo. Perché è così che lavorano gli scienziati.

A prima vista questa scena sembra una scemenza scritta da una classe di bambini di 6 anni durante l’ora di buco, ma certamente il problema è mio. Vado a prendere a testate uno spigolo, magari mi si aprirà il Terzo Occhio della Conoscenza Cinematografica.

Insomma, la tizia viene salvata solo per essere rapita di nuovo. Nella sparatoria che ne segue abbiamo altri fiori all’occhiello, come tizi che camminano lentamente allo scoperto sparando dritti davanti a loro (tipo papere al luna park), Pongo in Faccia che uccide la gente e si lecca le labbra soddisfatto, gente che urla frasi a effetto prima di sparare. Perché i Ferrara Braderz hanno assoldato un consulente tattico (!) ma non hanno visto Il buono, il brutto e il cattivo: quando si spara, si spara, non si parla!

Non tutto è perduto però! Dopo altre scene da morte cerebrale, Torre e il suo fidanzatino riescono a rintracciare (non si sa bene come) il detective fancazzista di cui sopra e scoprire l’intera storia!

Il fluoro ci rende docili!

La crisi è creata a tavolino!

Lo HAARP spara uragani!

Lo yogurt rende froci!

Insomma, tutto è calcolato per ridurre la popolazione.

Popolazione che sta aumentando e ha ampiamente superato la capacità di carico del Pianeta. Quindi o gli Illuminati sono una manica di rincoglioniti che si cagano in mano prima di giocare allo schiaffo del soldato, o ‘sta roba del “vogliono ridurre la popolazione” è una stronzata cosmica con propulsione a curvatura.

Faccia numero 3, chiara citazione cinematografica, omaggio alla morte del personaggio di Gastone Moschin in Uova fatali

 

La tragica dipartita del Professor Pérsikov

Per raggiungere (oppure no) il loro diabolico scopo, i rettiliani pianificano di impiantare tutti con (indovina indovinello, quale idiozia sarà nel cestello?) il bio-chip.

Il piano è quello di smollare bidoni di roba verde nell’acqua potabile, fare ammalare tutti e convincerli a infilarsi ‘sta roba in corpo. I nostri prodi partono quindi all’attacco per impedire questo blasfemo piano.

Well, questo suscita alcune domande:

  • Se i rettiliani sono così potenti e così dappertutto, perché non possono impiantarci già coi chip a nostra insaputa? Potrebbero farlo dalla nascita, chippando via via i bambini che nascono, o approfittare di un qualsiasi intervento medico.
  • Perché i rettiliani vorrebbero ridurre la popolazione? Non potrebbero lanciare un business di schiavi umani verso Yuggoth, o qualcosa del genere?
  • Se questo complotto è mondiale, come sembra, si suppone che lo scarico di roba verde avverrà in diversi punti del mondo o d’Italia: come fanno i nostri a trovare (perché ovviamente li trovano) i bidoni?
  • Che scopo ha andare in tre a cercare i bidoni, se l’operazione è nazionale? Diciamo che arrivi, uccidi tutti e recuperi i bidoni: a 100 chilometri da lì altri cattivi con altri bidoni staranno avvelenando altra gente! Non ha senso e non ha utilità!

Ma sono domande stupide, perché finalmente capiamo qual è lo scopo reale di questo film: Mario Ferrara vuole una ripresa molto figa del suo cosplay di Metal Gear Solid. Non scherzo: la fine del film è Torre vestito da Solid Snake che ricrea il gameplay in un tripudio di stupidaggini da macho, trucchetti da film d’azione Disney (tiro il sassolino per attirare la sentinella!), poracciate che farebbero facepalmare Licia Troisi, inquadrature traballanti per nascondere la ripetitività disarmante delle coreografie e musica a palla.

KAPOW!

Peraltro, il tutto non si svolge in un grande depuratore, né in un impianto importante, no: i soldati cattivi (alcuni con le maschere antigas altri no) stanno scaricando la zuppa di piselli in un rigagnolo tipo fiumicello ameno. Perché vogliamo avvelenare la popolazione, ma prima bisogna sterminare quelle dannate nutrie!

Pongo in Faccia è di nuovo sul posto, perché questa gigantesca organizzazione segreta ha u budget limitato e il povero cristo deve occuparsi di tutto: uccidere ricercatori, fare la spesa, avvelenare i fiumi, interrogare prigionieri, pulire la sabbietta del gatto, riempire la dichiarazione dei redditi…

Segue una scena d’azione così poco convincente che a tratti i segmenti sembrano messi in repeat. Uno rischierebbe di addormentarsi (colpa del fluoro!), non fosse per i momenti salienti, tipo il poliziotto professionista che spara di traverso come un gangster mentecatto in un film americano, o Pongo in Faccia che si erge sopra il nostro eroe, brandisce un coltellaccio sopra la testa e urla “TU UCCIDERO’ TORRE, AAAAAAAAAAAAH”. Arte!

Oscar subito!

Nel duello finale abbiamo Solid Torre, un commissario tappetto e tombolotto sulla sessantina, contro Pongo in Faccia, un agente speciale della più potente organizzazione terrestre che ha la metà dei suoi anni e il doppio dei centimetri in altezza.

Un po’ come organizzare un incontro tra un chihuahua neuroleso e un megalodonte affamato.

Ma Solid Torre è il produttore e il padre degli sceneggiatori, quindi pesta Pongo in Faccia e lo uccide trafiggendolo con un coltello, chiaro simbolo fallico.

La vera e propria fine della storia non ve la racconto perché bisogna vederla per crederci. Immaginate di ritrovare una storia che avete scritto a 6 anni, in cui siete il protagonista nei panni di Batman, e invece di dargli fuoco decideste di farci un film e scritturare il padre di Stannis La Rochelle vestito da Rambo.

Una rappresentazione scientifica della fine del mondo

I Ferraras sono molto contenti della loro immane fatica. Nell’intervista a Vice spiegano:

Allora: non sono state riportate nel film cose che non siano successe realmente.

MA CERTO.

Anche l’ultimo attentato in Francia è finto quanto una sceneggiatura di serie B [dissero gli esperti in sceneggiatura di serie Z, NdTenger]. Il terrorista che si dimentica la carta d’identità in macchina: neanche uno sceneggiatore di basso livello penserebbe ad una cosa del genere.

MA OVVIO!

Giusto per la cronaca, se io voglio arrivare nel posto X senza farmi notare ed eseguire quindi un attacco suicida, ECCOME CHE MI PORTO DIETRO IL DOCUMENTO! Perché? Perché se mi fermano per un controllo a caso lungo la via e io non ho un documento identificativo, posso essere portata in centrale per ulteriori accertamenti, posso attirare l’attenzione, posso destare sospetti.

Se invece faccio vedere il documento, non c’è problema. E non c’è bisogno di leggersi lo SOE Manual del ’43, basta accendere il cervello. Ma hey, forse chi ha la ghiandola pineale sbloccata ha più difficoltà a organizzare le informazioni…

Matrix non l’ha mai capito realmente nessuno, perché è stato fatto in modo molto fantascientifico.

Se trovi Matrix troppo complesso e intellettuale, non preoccuparti, Nuovo Ordine Mondiale fa al caso tuo!

Ma tornando a noi, tutti i buchi della teoria dei Ferrara potrebbero portare qualcuno a credere che in realtà si tratti solo di panzane. Alcuni potrebbero perfino chiedersi se il film non sia un qualche dubbio maneggio per ripulire 5 milioni di euro (ma sbagliate, sono certa che i 5 milioni sono andati a pagare le 3 scene di Iacchetti e la preziosa consulenza del “military advisor” Benito Noviello).

Sbagliate tutti. La verità è che i Ferraras hanno ragione: c’è un complotto planetario.

Purtroppo si sono lasciati fregare dalla false flag della teoria del New World Order, anch’essa creata ad arte dai veri shōgun dell’ombra!

E oggi, per chi è riuscito ad arrivare fino in fondo, io rivelerò la verità.

Tutto è controllato dagli ebrei, che sono in realtà dei rettiliani travestiti (sotto il nasone nascondiamo un’antenna per comunicare con la navicella). Tuttavia, non sono i rettiliani a comandare! I rettiliani sono solo impiegati, mercenari incaricati di controllare l’Esperimento Terra per conto di terzi.

Questi terzi sono i veri signori della galassia.

Sono tra noi, costantemente, attenti osservatori che sorvegliano le cavie umane. Sono nelle nostre case, sono nelle nostre strade, sono sui nostri computer, passando continuamente sotto i nostri occhi e i nostri cervelli instupiditi dal fluoro. Controllano le nostre vite, intervengono sfacciatamente nelle elezioni dei grandi paesi, controllano l’inernet globale.

Chi sono?

I gattini.

Non mi credete? Pensate sia un caso che al fianco di ogni più grande figura storica e politica salti sempre fuori un gattino? Pensate che sia un caso che gli egiziani li venerassero come dei? Non mi credete? Ecco qualche esempio!

Mark Twain

Lenin

Churchill

Don Vito Corleone

John “Rat Faced Bastard” Oliver

I gattini sono membri di un impero intergalattico capitanato dal grande Kittoh deh Destroyah.

Quando l’Esperimento Terra sarà concluso, il pianeta sarà polverizzato e con esso la totalità della razza umana (o meglio “oomana”). Solo chi riconosce la superiorità incontestata della specie felina sarà risparmiato, e gli sarà concesso di vivere sulle navicelle come schiavo dei suoi padroni pelosini.

 
Guardate in faccia il vero Armageddon

Questa è la verità, e non ho timore di rivelarvela, perché tanto non c’è niente che potete fare. I gattini sono invincibili. I gattini sono incorruttibili. I gattini sono inevitabili.

Hail Kittoh, Holy Emperor of Kittehs!

MUSICA!

[EDIT: se non si fosse capito, questo film è ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO! C’è un sacco di trash bellissimo che non ho potuto nominare per ragioni di spazio! Il mio nuovo sogno erotico è una joint venture tra i Ferrara e Pietro Aliprandi! Voglio Torre a cavallo di un gattino alato che vola a salvare Re Precisamente dagli ebrei cattivi!]


L’intervista a Vice

Un articolo su International Business Time

Un articolo dello Hollywood reporter

La pagina Facebook del produttore

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Come non si fa (2): la Battaglia dei Bastardi (Game of Thrones)

Prima che a qualcuno parta un embolo, lasciate che ve lo dica: a me Game of thrones piace, e l’ultima serie in particolare mi piace pure. Non solo, trovo che mediamente la serie sia migliore dei libri. Ad esempio, sono stata molto grata del fatto che gli sceneggiatori abbiano dato un senso alla gita campestre di Brienne e Pod, o che abbiano scorciato di brutto tutta la menata su quei mongoli a rotelle degli Ironborns.

Oggi però non voglio parlare della storia nel suo insieme, bensì voglio concentrarmi su una scena in particolare, la scena clou dell’ultima serie, la Battaglia dei Bastardi.

Trattandosi di un post puramente tecnico, cercherò di fare meno spoilers possibili, ma qualcuno ci potrebbe sempre scappare. Ergo siete avvisati.

Cominciamo con gli aspetti positivi di questa scena:

-Sul lato visivo, c’è poco da dire. La fotografia è bella, il ritmo è buono, la musica anche. E’ una scena divertente da vedere, a differenza di quell’altra merda stellare in Vikings.

-Certi spunti erano ben trovati. Mi fa piacere che finalmente si comincino a vedere degli sforzi per far apparire le battaglie più verosimili (manovre, trucchi, movimenti coordinati, etc.) e meno burine.

Cosa intendo per “burine”? Intendo quando due gruppi incasinati si corrono addosso a cazzo di cane con musica epica e scatenano un mischione molto virile di gente che mena a caso facendo facce molto maschie e scuotendo le villose barbe. L’ultima battaglia del film del Signore degli Anelli, per intendersi. Le scene così le odio.

Nel caso in esame c’è chiaramente il tentativo di mostrare dei professionisti coordinati, e ciò è bene.

Purtroppo però restano dei problemi.

Partiamo dalla situazione: Gianni Neve deve scannarsi con Ramsay. Ramsay è spalleggiato dagli Umbers e di Karstarks, due delle maggiori case del Nord, e vanta più del doppio degli effettivi rispetto a Gianni.

La notte prima dello scontro, Gianni e Capitan Cipolla convengono che devono indurre Ramsay a inseguirli e scavare trincee laterali per proteggere i fianchi.

Primo problema: scavare una trincea è un lungo lavoro, e un lavoro faticoso. Gianni SA da giorni che la lotta sarà impari, avrebbe dovuto adoperarsi almeno dalla mattina prima a scavare delle difese.

Secondo: le trincee sono, appunto, faticose e lunghe da fare. Probabilmente Gianni e i suoi farebbero prima e meglio a piantare in terra pali appuntiti, o legare legni aguzzi tra loro per creare dei proto-cavalli di frisia. E’ più rapido, il legno non manca, e probabilmente costa molta meno fatica.

Ad ogni modo tutto ciò si risolve in nulla perché troviamo subito il problema numero tre.

Dove sono ‘ste trincee?

Peraltro, visto che il grosso dell’esercito di Gianni è fatto di wildlings, forse sarebbe stato meglio tentare di attirare Ramsay in una zona boscosa, più che non sfidarsi su un pratino più o meno pianeggiante. Questo però non è un difetto stricto sensu, in quanto nessuno dei tizi coinvolti è un tattico collaudato. Plus, esigenze di tempo, e ok.

Veniamo a quello che però è un problema: l’equipaggiamento.

Pochissimi portano l’elmo. E non dico i wildlings, ma anche i cattivi. L’elmo è il pezzo di armatura che qualcuno si procura prima di tutto. Perché in tv la gente deve sempre andare in giro a pera con la capoccia scoperta?

Plus, com’è che nell’esercito di Gianni quasi nessuno porta uno scudo? Uno scudo non è roba particolarmente complicata da fare, è utilissima, e richiede poco o punto metallo.

E parlando di pochissimo sforzo e metallo: qualcuno poteva dare una cazzo di clava al gigante?

E’ una bestia di quindici metri che spacca la gente in due e spappola cavalli a cazzotti, e non serve quasi a nulla! Non ha nemmeno un effetto psicologico sui nemici!

Nel cerchio rosso, il personaggio più sprecato della serie

Ci voleva tanto a tirare giù un abete e metterglielo in mano? E’ come andare in battaglia con un Merkava senza munizioni! Ok, va bene, puoi spiaccicarci qualcuno passandoci sopra coi cingoli, ma non stai davvero approfittando delle potenzialità di questo gioiellino!

Ma torniamo alla tattica.

I nostri sono schierati. Da una parte Gianni, che ha soprattutto fanteria, un po’ di arcieri e un po’ di cavalieri, dall’atra Bolton, che ha il doppio della gente. Entrambi hanno piazzato gli arcieri in prima fila.

Ok, è una scelta difendibile. Io li avrei messi dietro, ma hey, va bene anche così.

Storia a parte, ci troviamo all’inizio con un Gianni Neve da solo, al centro del campo di battaglia, a tiro delle frecce Bolton. Siccome ormai è lì, Gianni decidere di caricare i Boltons da solo.

Ora, vi parrà strano, ma questa scena non mi pare del tutto folle. Gli arcieri Bolton stanno tirando a campana, e Gianni è esposto. Ha due scelte: ritirarsi, o avanzare, dacché le due scelte lo tolgono dalla “fascia bersaglio” dei dardi.

Peraltro, è realistico il fatto che la carica duri poco, ed è verosimile che Gianni riesca a saltare di sella prima di restare incastrato sotto il cavallo.

Il problema in questo frangente non è tanto Gianni, quanto la sua cavalleria.

In primis, prima lo lasciano correre avanti allo scoperto e solo dopo si svegliano “oh cazzo, già, è il comandante, ‘ndiamo a ripigliaccelo!”. Meh.

Quello che però ha di buono questo passaggio è che i cavalieri cavalcano lancia in resta e “lunghi”, con staffe basse, come facevano, con ogni probabilità, i catafratti europei. Un bel dettaglio. Anche contando che, nell’urto della lancia, il cavaliere deve spingere avanti il bacino stendendo le gambe, per scaricare la botta sulle spalle del cavallo e non sui suoi lombi (le zampe anteriori del cavallo sono quelle che portano meglio il peso e le botte).

A sinistra, un fotogramma del film. A destra, miniatura sul romanzo di Yvain o Il cavaliere del leone, Chrétien de Troyes (XIII° secolo). Notare, a destra, i piedi spinti avanti rispetto al centro di gravità del cavaliere.

Tornando a noi, la cavalleria Bolton carica.

Perché?

La cavalleria Snow sta entrando nella portata degli arcieri. A meno che la portata dei tuoi archi non sia 20m scarsi, non sarebbe meglio scompaginarli un po’ prima di buttare le tue truppe d’élite nel gioco?

Nevermind, le due cavallerie si schiantano l’una contro l’altra, e Gianni Neve nel mezzo sblocca la Modalità Eroe e diventa invulnerabile.

No, sul serio, la battaglia è figa e tutto, ma Giovanni Neve che passeggia in giro mentre il resto del mondo lo schiva in automatico proprio non si può vedere. C’è perfino un momento in cui si ferma per diversi secondi di sguardo intenso!

Comunque, mentre Gianni se ne va in giro invulnerabile a cavalli e tizi, i Boltons decidono di tirare altre frecce.

Su un mischione?

Perché?

Ok che Ramsay è tanto kattyvo, ma falciare i propri cavalieri è da fessi e basta!

Un cavaliere è un guerriero d’élite. E’ estremamente costoso, al punto che interi sistemi politico-economici sono stati costruiti attorno ad esso, per rendere possibile il suo addestramento ed equipaggiamento. Basti pensare che in epoca feudale l’indennizzo da versare al signore per la morte di un suo féal era moltiplicato nel caso il tizio fosse stato un guerriero montato.

Non solo: Gianni Neve ha, bene o male, lasciato entrare un putiferio di wildlings. I Boltons avranno bisogno di uomini per dar loro la caccia e controllare il Nord. Perché dovrebbero sterminarsi la cavalleria da soli?

Dico sterminarsi perché, a un certo punto, i cavalli spariscono. Quindi i fatti sono due: o i cavalieri di Gianni e di Ramsay si sono annientati vicendevolmente (nonostante quelli di Ramsay fossero il doppio in numero e, si suppone, meglio nutriti e riposati), o Ramsay è riuscito a spacciare tutti i suoi guerrieri migliori a botte di “esigenza di trama”.

E parlando del campo, questa è la situazione:

Il cavaliere sulla sinistra funge da riferimento: ‘sti mucchi sono alti il doppio di un uomo a cavallo!

Ora, ok che avete tritato mille cavalieri e spicci, ma ‘sti mucchi da dove escono?

I mucchi di cadaveri hanno di solito 2 origini: gente che muore contro un ostacolo architettonico; qualcuno che sposta i cadaveri. Non è la prima, visto che siamo in pianura, e non è la seconda visto che nessuno ha l’agio di farlo.

Ne deduco che sia andata così.

Anyway, Ramsay, tutto felice del fatto che ora l’intero Nord non ha più un solo cavaliere nell’esercito, manda la fanteria: i suoi e gli Umbers, che dovrebbero essere a cavallo ma sono a piedi perché boh, sticazzi.

Gli Umbers caricano e spariscono. No, davvero.

Con Umbers…

Senza Umbers…

Errore di editing, son sicura, ma comunque…

Quando ricompaiono, scalano i mucchi di morti e scendono nella fossa insieme ai wildlings. Buonsenso vorrebbe restassero sulla cresta per ributtare sotto chiunque cerchi di scappare. Ma no, il capoccia degli Umbers deve scendere nel merdaio e ritrovarsi così pigiato che tra lui e Thormund parte un match di testata nel muso.

Frattanto, i fanti dei Boltons accerchiano per benino Gianni e i suoi, che li lasciano fare perché…

Boh. Perché dargli fastidio sarebbe stato scortese.

Accerchiati i dodo, i Boltons iniziano la fiera dello spiedino. E niente da dire qui, la manovra è bella e fatta bene, e visualmente è molto carina. Però, giusto per fiscaleggiare, direi che le lance sono tenute troppo in avanti.

Niente impedirebbe ai wildcosi di agguantarle e sfasciare la linea. Niente a parte la buona creanza, ovviamente.

Devo dire però che la prima linea con la spada è molto caruccia, offre scenette memorabili.

Knock knock… oh shit…

Ho sinceramente apprezzato la parte in cui Gianni Neve viene pesticciato nella merda e nel sangue. E’ realistica e ben fatta. Un po’ lunghetta, magari, e la musica struggente stona con il realismo crudo del momento, ma hey, bella comunque.

Quello che invece mi ha fatto cascare le braccia è l’arrivo dei rinforzi.

Tre osservazioni e poi giuro smetto di scassare le palle:

  • Per arrivare a Winterfell, i cavalieri del Vale devono aver attraversato un territorio molto vasto. Vista la celerità con cui arrivano dopo l’appello di Sansa, si suppone che abbiano usato la King’s Road, che se s’impelagavano per bozzi e grottoni ciao. Insomma, c’è un esercito di diverse centinaia di cavalieri in armi che avanza sulla via maestra, com’è che non c’è stato un solo fesso che li ha visti ed ha avvertito Ramsay?
  • I cavalieri del Vale arrivano a battaglia iniziata (quasi finita) e attaccano subito. Si suppone che siano arrivati in un rush di marce forzate per fare in tempo. I loro cavalli dovrebbero essere esausti, i loro uomini stanchi. Sembra poco probabile che possano passare sopra una fanteria perfettamente organizzata (e notevolmente lenta di reazione! Secondo me Ramsay ha pochi sergenti…) manco fossero una schiacciasassi sui marshmellows. Sarebbe stato meglio, a parer mio, se la vittoria dei rinforzi fosse da attribuire più a un effetto psicologico (panico e fuga della fanteria), ma tant’è…
  • Tanti complimenti a Sansa che prima sfrangia la minchia a Gianni “non hai chiesto il mio parere per i piani di battaglia”, e poi se ne esce “oh sì, avevo 1000 cavalieri di scorta nascosti nel culo, non te l’ho detto perché ci tenevo a farti una sorpresa!”. Se Gianni avesse saputo che i rinforzi stavano per arrivare, forse, forse avrebbe potuto organizzarsi diversamente. E forse quella piaga di tuo fratello Rikon sarebbe ancora in vita. Ma bon, era un personaggio marginale in ogni caso.

 

E poi well, c’è la fine, con Ramsay rimasto praticamente solo dopo aver tirato il suo intero esercito nel tritacarne. Non che non sia mai successo nella Storia, ma bon, m’è parso un pochettino cliché.

E questo è quanto. Sì, la battaglia è uno spasso da guardare! Sì, rispetto alla media delle battaglie in tv è comunque buona. Però ecco… secondo me c’è ancora del margine.

Parlando di clichés, m’importa ‘n cazzo se l’ha già detto in diecimila, ma Lyanna Mormont spakka!

MUSICA!

Catastrofi epiche: Gods of Egypt

Vi è mai capitato di andare a vedere un film noto per essere pessimo e di ritrovarvi, con incredula sorpresa, davanti a un prodotto più che dignitoso?

A me non è mai capitato.

Abbiate paura. Abbiate molta paura.

Questo film è un capolavoro assoluto e chi non la pensa così ha torto. E’ il Nirvana dell’orrido, il Santo Graal del trash!

E il fatto che in un film intitolato Gods of Egypt non ci sia nemmeno un attore egiziano non è che lo zucchero a velo su questa fenomenalenale torta di che cazzo sto guardando!

Immaginate che qualcuno abbia preso Lory del Santo (regista della celeberrima serie The Lady), le abbia dato 170 milioni di dollari e le abbia chiesto di realizzare i filmatini in Computer Grafica di un videogioco del 2004. Aggiungete Leonida di 300 e Jamie Lannister nei panni di Jamie Lannister. Metteteci Aladdin della Disney, ma togliete la scimmietta, così che il ladruncolo acrobata si ritrovi a parlare da solo come uno psicotico. Aggiungete una spolverata di humor anni ’80 stile episodio ciofeca di Friends. Dategli la trama di una puntata mediocre di Xena principessa guerriera.

Mixate tutto e… avrete comunque qualcosa di meglio di questo film.

Ammirate! Pensavate che Foodfight fosse il fondo del barile quanto a CG? SBAGLIAVATE!

La trama è quella del re leone: il fratello del re ammazza quest’ultimo ed esilia il nipote (legittimo erede). Costui deve ritrovare la propria forza per salvare il regno dal folle usurpatore, ma durante il suo viaggio scoprirà che il vero potere non viene da fuori, ma dal Quore. Jaimie Lannister salva tutti grazie al Potere dell’AmiciziaTM.

No, non sto scherzando.

In ciò ci sono sottotrame che da sole stordirebbero un elefante. Tipo Seth Butler che prende il potere con la stessa strategia di Lillard in In the name of the king di Uwe Ball, ovvero spaccia il sovrano durante la benedizione urbi et orbi e dice “bon, il tipo è morto, io sono il nuovo capoccia”.

Il primo provvedimento di Seth Butler, peraltro, consta nell’alzare la tariffa per l’ingresso al Paradiso.

No, non è per dire. L’ingresso al Paradiso si paga. In oro o altri beni. C’è una scena nell’Oltretomba, con la bilancia e tutto, dove i ricchi pagano ed entrano, e i poveri vengono distrutti.

Io mi chiedo, che contano di farci, gli dei, con i quattrini? Li investono? Li accumulano? Qual è il piano di sviluppo economico sul lungo periodo?

Seth ad esempio accumula oro in una piramide. Magari ci nuota dentro come un muscolacciuto e depilato Paperone. O magari vuole investire tutto in un’astronave (why does God need a starship? cit.)

Si capisce che parte almeno del malloppo è usata per costruire un’armatura. Ok, ma è una sola armatura. Una massa di oro pari al Titanic, tutta magicamente pigiata nella carrozzeria di un pandino? E se davvero avevi bisogno di tutto ‘sto oro, non potevi confiscarlo e basta? C’era bisogno di far girare la filiera dell’Oltretomba?

Insomma, tornando alla trama (termine usato qui nel senso più lato possibile), Seth Butler prende il potere con la stessa facilità con cui io prendo l’autobus, schiavizza tutti, frega la ragazza a Jamie Lannister (Hator la dea Vacca) ed esilia quest’ultimo. Dopodiché chiama John Murdoc e gli fa costruire una torre alta altissima. Visto come se l’è cavata nella città deglli Strangers, direi che Johnny è l’uomo giusto.

Tornando alle astronavi, Butler decide di andare a trovare suo padre, il dio Rah. Costui sta su una nave spaziale e non scende mai. La scena del loro incontro è pregnante, la luce è drammatica, le espressioni tese, tutto urla “sviluppo personaggi angst trauma!”

-Mi hai schiaffato in un deserto di merda dove non c’era un cazzo da fare a parte crossfit!- Si lagna Butler –Non mi hai mai voluto bene!

-Ma no che ti volevo bene.- Replica Rah –Vieni, guarda.

Un vermone cosmico della Madonna emerge dal buio. Rah gli tira una forchettata e il vermone se ne va.

-Vedi, questo vermone viene tutti i giorni per mangiare il mondo.- Spiega Rah. –E io tutti i giorni devo star qui su a fiocinarlo. E’ una vita di merda. Allora mi son detto, “ci vuole qualcuno che venga su a fare ‘sta vita di merda al posto mio”. Ti ho schiaffato nel deserto perché TU sei quello che intendo inchiodare qui in eterno, mentre tuo fratello se la spassa nella valle dei fiorellini. Vedi come ti voglio bene?

Seth acchiappa una seggiola e sfascia il vecchio di legnate. E fa bene.

Solo che Seth non ha fatto i conti con Aladdin!

Su terra il nostro ha una fidanzata con due tette gigantesche.

-Dobbiamo trovare il modo di rimettere al potere Jamie Lannister.- Fa lei. –Dovresti rischiare la vita per restituirgli gli occhi magici e quindi i poteri!

-Come fai a sapere che ha degli occhi magici a cui sono vincolati i poteri? Siamo due morti di fame, da dove ti viene ‘sta conoscienza sulla fisiologia divina?

-Ho due tettone giganti.

-Ok, vero. Però Jamie Lannister è un pirla, perché dovrei rischiar la pelle per lui?

-Ho due tettone giganti.

-Ok, vero.

I due rubano i piani segreti della piramide in cui sono gli occhi di Jamie (una roba che a confronto le trappole di Indiana Jones sembrano fedeli ricostruzioni storiche) e ne recuperano uno. Per vendetta, John Murdoc ammazza una delle tette. Dramma!

Insomma, Jamie, Aladdin e Hator si ritrovano in un avventuroso viaggio alla ricerca dell’altro occhio. Sì, perché in questo universo tutti gli dei hanno un pezzo di corpo magico da cui traggono tutto il loro potere, e se smonti i pezzi magici puoi fare una superarmatura spakkaculi fortissima.

Suona stupido da morire, e lo è. Ma a parte ciò, è realizzato malissimo. La natura degli dei non è mai spiegata, il che lascia lo spettatore perplesso davanti all’idea che tu li possa smontare e rimontare come pupazzetti lego. Vi ricordate come nel film del Signore degli Anelli (che peraltro a me nemmeno garba ‘sto granché) erano riusciti a rendere il carattere diverso di elfi, nani, hobbit e uomini così che, al di là delle apparenze, dal loro modo di parlare e pensare fossero chiare le differenze di razza e longevità?

Bene. Qui non c’è niente del genere.

Gli dei di questo film sono usciti dritti dal Jersey shore. L’unica differenza con gli umani è che sono più alti, e tendenzialmente più stupidi.

A sinistra, un personaggio divertente; a Destra, Jamie Lannister sogna la pensione.

Questo film è un DISASTRO. Nonostante sia una visione divertentissima e trash in modo delizioso, non riesco a immaginare a chi possa genuinamente piacere.  E’ stato fatto a pezzi dalla critica, e a ragione. Tutto trasuda schifo a livelli epici. Il tono, le scene, i personaggi, i dialoghi…

La cosa triste è che il regista si è sentito in dovere di andare su Facebook a lagnarsi di come i critici non capiscano la vera arte.

Un bello scivolone per Proyas. Come? Il suo nome non vi dice nulla?

E’ il regista di The Crow, e di Dark city.

Yup. La mente malvagia dietro questo armageddon cinematografico ci ha regalato un grandissimo cult e quello che dovrebbe essere un cult, Dark city, uno dei miei film preferiti in assoluto.

Iste mundus furibundus falsa prestat gaudia

Il cast  
La Computer Grafica  
La storia  
Aladdin  
Rah redivivo  
Ogni singolo dettaglio di questa boiata colossale
Il vermone  

 

Questo film è ancora più assurdo di Dungeons & Dragons. Trascende l’assurdo e diventa spettacolare!

Consigliatissimo anche per i non amanti di trash: è così stupido che chiunque può trovarci roba di cui ridere. E mal che vada, la ragazza di Aladdin ha delle tette grandi così.

E’ un film del’Asylum che ha un budget di 170 milioni di dollari! Chi non lo guarda è complice!

MUSICA!

Serio e faceto: The revenant & Deadpool

Pasqua è trascorsa e io ho sempre meno fede negli esseri umani. Ergo questa settimana, invece di parlare di sanguinosi scontri che i protagonisti potevano probabilmente evitare con un minimo di pianificazione e buonsenso, mi butterò su un argomento più leggero: il cinema!

The revenant

 

Hugh Glass è una guida per un gruppo di cacciatori di pelli. Quando dei nativi li attaccano, è Glass che deve portare i suoi in salvo attraverso le montagne, lontani dal fiume Missouri e verso lo Yellowstone.

Purtroppo per tutti, Glass è aggredito da un orso e malamente masticato, tanto da non essere più in grado di camminare. Non potendo portarsi dietro un ferito in barella, il capo della spedizione decide a malincuore di lasciarlo indietro, insieme a un paio di compagni. La loro missione è accudire Glass fino a che non sarà defunto (nessuno crede troppo in una guarigione) per poi seppellirlo. Si offrono tale Fitzgerald, il giovane Bridger e il figlio di Glass, Hawke.

Restare fermi in un posto solo, però, è pericoloso, e Fitzgerald non ha nessuna intenzione di rischiare la pelle per un moribondo. Dopo aver assassinato il figlio di Glass, il tipo convince Bridger che un gruppo di indiani si sta dirigendo verso di loro, e i due abbandonano il ferito nella sua stessa fossa, senza armi e senza aiuto.

Solo con le proprie ossa rotte, in mezzo alla foresta innevata, Glass deve trovare il modo di sopravvivere, tornare dai suoi e vendicarsi.

Il film si ispira a una storia vera. Hugh Glass è esistito davvero, era davvero un cacciatore nella lontana terra di frontiera e prese parte alla spedizione di Ashley lungo il fiume Missouri. Nel 1823 lui e gli altri degli Ashley’s hundreds furono davvero attaccati da degli indiani Arikara e poso dopo Glass fu davvero aggredito da un orso e masticato così male da lasciar le costole esposte.

La storia non è verificabile al di là di ogni dubbio, ma pare che in effetti Glass sia stato lasciato con un tale Fitzgerald e un ragazzo (probabilmente Bridger), incaricati di accudirlo. Davvero questo Fitzgerald avrebbe convinto il ragazzo ad abbandonare il ferito e avrebbe lasciato Glass ai corvi dopo avergli fregato il fucile.

Dopo 6 settimane nella foresta, Glass riuscì a trascinarsi fino a un avamposto. Rimessosi in piedi, il nostro partì alla ricerca dei suoi ex-compagni per esporre loro i suoi sentimenti riguardo all’intera vicenda. O per staccar loro la testa, una delle due.

Nella realtà, Glass dovette rinunciare alla vendetta. Bridger era un ragazzino ai tempi e il nostro decise di perdonarlo. Quanto a Fitzgerald, quando lo trovò questo si era arruolato nell’esercito statunitense, e uccidere un soldato era una faccenda poco igienica.

Il film non segue la storia vera alla lettera, aggiungendo sottotrame come quella del figlio di Glass o la ricerca del capo indiano. Rispetto ad altri film del tipo “ispirato a una storia vera” resta comunque molto vicino alla fonte.

“Ricapitoliamo: lo mangia un orso, precipita da un perrupo, atterra su un formicaio, mentre cerca di trascinarsi via una freccia lo centra senza ucciderlo, e alla freccia ci trova legata una bolletta del gas…”

La trama è molto semplice, come semplice è la vicenda a cui si ispira. Iñárritu non risparmia nulla al suo protagonista, che appare minuscolo in una Natura sterminata e indifferente. Il paesaggio ha un ruolo centrale, con lunghe riprese e momenti di apparente immobilità. Più il film procede, più si ha l’impressione che le vere protagoniste siano le montagne, un regno di neve e lento ritmo stagionale in cui gli uomini si agitano e si scannano per ragioni più o meno gratuite.

Passaggi onirici si alternano con momenti molto realistici, aumentando il senso di solitudine e smarrimento.

La lentezza del ritmo è spezzata da scene di lotta cruente e rapide. In particolare l’ultima rissa riesce a essere sanguinosa e cruda come poche, senza mai apparire esagerata o “hollywoodiana”.

Ma di cosa parla davvero il film?

The revenant non spiattella il proprio messaggio e alla fine lascia la conclusione aperta a interpretazione.
Il tema portante pare venato da un forte nichilismo. Che tu sia un brav’uomo o un criminale, che tu persegua la vendetta o che tu rinunci, niente cambia. Sei solo, in un mondo selvaggio in cui la tua vita può finire da un momento all’altro per le ragioni più disparate. Un attacco indiano, orsi, un uomo in cerca di vendetta, il divertimento sadico di qualcuno… giusto o infame, ogni individuo deve lottare per tirare la prossima boccata d’aria.

Non c’è vera redenzione, se non la realizzazione che ogni fisima è futile e che la sola cosa reale è l’istinto di sopravvivenza davanti alle avversità.

Fin qui tutto bello, ma devo dire che ci sono delle parti di The revenant che mi hanno lasciato perplessa.

Ad esempio, Quando Di Caprio cade in acqua in un uggioso tardo pomeriggio: nonostante le ossa rotte, la neve e la sfiga, il nostro trova il modo di accendere un fuoco e asciugarsi senza andare in ipotermia o svenire dalla fatica. Non è impossibile quindi non lo definirei un buco di trama, ma resta molto poco probabile in un film che, per la maggior parte, è realistico.

Il subplot della ragazza indiana è un altro dente dolente per me. Il capo indiano è alla ricerca di sua figlia, rapita da dei bianchi. Nel far ciò, collabora con dei francesi, anche loro a cacia nella stessa zona. A loro, il capo porta pelli in cambio di cavalli e armi.
Codesti mangiarane sanno le motivazioni del capo E sono quelli che hanno rapito la ragazza!

Viene da chiedersi come la banda di nativi non si sia accorta, in uno dei suoi scambi coi francesi, che questi tengono dei prigionieri. Sono tutti a zonzo nel bosco, non è come se i froggies potessero nascondere la pulzella in cantina.
Ma diciamo che i frogs riescono a imbucare la ragazza in un cespuglio durante gli incontri col capo e gli altri guerrieri.
Perché dovrebbero correre il rischio di uno scazzo violento con una numerosa banda indiana? Si tratta di una squaw, non possono procurarsene un’altra che non sia la figlia di un capo fumino?

Anche perché non è che i francesi pianifichino di farci chissà cosa con questo ostaggio di riguardo, al contrario, la tizia è pura carne da stupro. Mi pare un comportamento da dodo, perfino per dei francesi.

The revenant non è un film perfetto in ogni aspetto, ma resta un’opera di ottimo livello. Peraltro, regia e recitazione, così come caratterizzazione e dialoghi, sono eccellenti. La lunga lista di premi e accolades ricevute è più che meritata.

Riassumendo…

Certi dettagli poco verosimili
Il subplot dell’indiana è poco credibile (ancorché non impossibile)
La storia
La recitazione
La regia
La scena dell’attacco dell’orso
I passaggi onirici
Il messaggio suggerito senza essere cacciato a pugni nella gola dello spettatore

 

Sia chiaro, non è un film che secondo me può piacere a tutti. E’ un film lento e freddo e spartano, a tratti surreale. E’ un po’ come Valhalla rising, senza storia cretina, senza dialoghi da lobotomia e senza colori saturati. Un bel prodotto, ma non proprio a gusto di chiunque. Ci sta che ritmo, tono e finale aperto vi risultino sgradevoli o frustranti.

Ciononostante, val la pena dargli una chance.

Dopotutto, è un film con il grande Gatsby, Mad Max e il generale Hux. Che volete di più?

Deadpool

Altro film, altro genere.

Cominciamo col dire che i film di supereroi non sono per nulla la mia tazza di tè. Non guardavo i cartoni da ragazzina, non ho mai letto i fumetti, quindi per me i supereroi americani sono grosso modo dei tizi strapompati in costumini da sfilata di Carnevale a Mykonos.

Di quelli che ho visto, la maggior parte mi son risultati troppo campati per aria per esser presi sul serio, divertenti al meglio, con qualche rara eccezione.

Quando sono andata a vedere Deadpool non mi aspettavo niente di più di una boiata tutta cazzotti e battute cretine.

Ci sono cazzotti e battute cretine. E il film è divertentissimo!

Finalmente un supereroe psicopatico, violento, trollesco e che non riflette cupamente dal bordo di un cornicione nella città notturna. Sa anche disegnare!

La trama è elementare a livelli parodistici, ma non pretende di essere un film complesso o serio. E’ un film cialtrone e spassoso che si presenta come film cialtrone e spassoso. Ma andiamo con ordine.

Wade è un mercenario con “soft spots” e “hard spots”. La sua vita fatta di violenza e prevaricazione prende una nuova piega quando incontra Vanessa, una prostituta con un carattere esplosivo. Entrambi sono matti come cavalli e si intendono subito, iniziando un’appassionata liaison.

Tutto molto bello, finché Wade non ha un mancamento. All’ospedale, gli diagnosticano un cancro terminale. Incapace di affrontare la decadenza e l’agonia davanti alla donna che ama, Wade se la svigna e finisce nelle grinfie di una losca organizzazione, che gli promette di curare il suo cancro, regalargli superpoteri e rifargli la carrozzeria della macchina.

Essendo disperato e anche un po’ coglione, Wade zompa sull’occasione e inizia un trattamento a base di tortura, tortura, e un po’ di tortura. L’esperimento dovrebbe sottoporre il suo corpo a uno stress tale da provocare una mutazione.

Solo che questi buoni samaritani non hanno intenzione di fare di Wade un nuovo supereroe: il loro losco scopo è di farne uno schiavo ultra-potenziato da vendere al miglior offerente.

Dopo essere riuscito a evadere, Wade, ora sfigurato, assume l’identità di Deadpool e si lancia nella caccia al proprio aguzzino in un tripudio di schioppettate, mani mozzate e gente spiaccicata.

Non ho letto i fumetti di Deadpool né visto i cartoni, quindi baso il mio giudizio esclusivamente su questo film, e il personaggio è geniale. Per quanto un eroe immortale e de facto invulnerabile possa essere un problema (toglie tensione, sappiamo che è indistruttibile), la personalità di questo assassino seriale compensa in toto la cosa.

La vicenda ruota in buona parte attorno alla storia d’amore tra il protagonista e la sua ganza, e una volta tanto il legame tra i due risulta originale e credibile. Sono entrambi fuori di testa, ma l’intesa è realizzata molto bene senza essere melensa o noiosa.

La recitazione costituisce una fetta molto importante del buono in questo film. Tutti sono molto bravi, ma Reynolds in paricolare è da schiantare. Dopo filmacci come Amityville horror e Wolverine Origins, è un piacere vederlo in roba che vale almeno il prezzo del biglietto. Nella fattispecie, il personaggio di Deadpool è uno spasso, e Reynolds pare divertirsi come un matto nell’interpretarlo.

Tirando le somme…

La tizia ritrovata viva alla fine è improbabile perfino per gli standard di questo film
Qualche gag infelice, quella finale è telefonatissima
Deadpool
La recitazione
La cialtroneria autoironica
L’azione truculenta
Il rapporto tra il protagonista e la sua ganza
I personaggi di contorno

Non c’è molto da aggiungere. Non è un film profondo e non è un film che se la tira. A tratti le gag sono un po’ forzate, ma nell’insieme tutto fila bene, condito con una buona dose di gore e violenza tamarra. Mi piace quando un film non scorreggia più alto del proprio culo, per usare un francesismo. Deadpool non finge di essere più di quanto non sia.

A differenza di The revenant, questo film può piacere a tutti ed è consigliatissimo, a meno che non siate particolarmente sensibili al sangue.

MUSICA!

The Colour of Magic

Come saprete, il 12 di questo mese è venuto a mancare Terry Pratchett. Vi direte che la sto menando. Pace. Se mai uno scrittore ha meritato onori postumi, quello è Pratchett.

Non è ancora detta l’ultima parola però! Alcuni fan hanno lanciato una petizione su Change-org indirizzata al Sg. Morte in persona, perché ci renda il nostro autore preferito. La petizione è online da poco più di 24 ore, si aggira già sulle 20.000 firme.

Inutile, dite voi?

Le probabilità che funzioni sono una su un milione, quindi non si può sbagliare. E chi non coglie la citazione è incoraggiato a leggere la bellissima trilogia della Guardia, nella fattispecie Guards! Guards!.

Suvvia, Sg. Morte, sia ragionevole!

Oggi però non voglio parlare delle guardie.

Oggi voglio parlare del primo grande capitolo.

Era un natale di tanti anni fa quando mi regalarono Il colore della magia. Avevo già avuto Pratchett tra le mani con la traduzione francese di The Carpet People, ovvero Le peuple du tapis, e non lo avevo finito. Avevo una dozzina d’anni e leggere il francese mi stancava.

Il colore della magia mi spalancò un mondo. Era un mazzo rilegato di puro sense of wonder. Trasudava inventiva, fantasia e umorismo. Ho sempre avuto un debole per lo humour inglese, e Pratchett sta alla narrativa come i Monty Python stanno alla televisione.

Dopo una venticinquina di libri, mi dico che Te Colour of Magic non è il migliore dei romanzi del Disco. Ma è il primo, ed è un ottimo libro.

Libro che è stato adattato a film nel 2008!

Il lungometraggio The Colour of Magic è un film per televisione, diretto da Vadim Jean, che nel 2006 aveva diretto un altro adattamento da un romanzo di Pratchett, Hogfather.

La storia si apre con una dotta discussione tra astrozoologi. Hanno assodato ormai che il mondo è un disco piatto posato su quattro elefanti a loro volta posati su una titanica testuggine siderale, la grande Atuin. Il problema ora è stabilire il sesso di Atuin. Notate che tra gli astrozoologi presi in questa discussione compare anche Pratchett in persona!

Ci spostiamo ad Ankh-Morpork, la più grande e antica città del Mondo Disco, in cui il mago Rincewind (Scuotivento in italiano) viene cacciato a pedate dall’Università Invisibile, l’accademia di magia. Dopo 40 lunghi anni il nostro non è riuscito nemmeno a completare il primo ciclo di studi. Parli di un fuoricorso!

Scacciato dall’unico posto che conosce, Rincewind contempla perfino il suicidio, non fosse che qualcuno di nuovo arriva in città.

E’ un ometto occhialuto con un camicia a fiori che se ne va in giro con un baule. Tale baule ha due caratteristiche straordinarie: è pieno di monete d’oro da scoppiare ed è costruito col legno di Pero Sapiente. Eh già, il baule non solo trotterella dietro al suo padrone con un numero imprecisato di piedini, ma è senziente, e non ha un bel carattere.

Lo straniero, Twoflower, viene dal Continente Contrappeso, una terra lontanissima che mantiene in equilibrio il Disco. Una terra dove l’oro è un metallo molto corrente. Twoflower non lo a, ma ognuna delle sue monete, poca roba per lui, valgono l’iradiddio ad Ankh-Morpork.

E quello è il primo problema.

Twoflower è un piccolo impiegato che ha deciso di investire i risparmi di una vita quieta e laboriosa in un viaggio memorabile di scoperta e avventura. Il suo ottimismo, il suo buon cuore e la sua curiosità senza limiti sono eguagliati solo da un candore che rasenta la dabbenaggine.

Rincewind si offre di far da guida allo sprovveduto straniero, ma ha chiaramente sottovalutato l’impatto devastante che può avere il Primo Turista nella storia di Ankh-Morpork!.

I pasticci cominciano subito e subito si gonfiano in guai, disastri, catastrofi, fino a tirare in ballo la struttura stessa del Mondo Disco!

“Non voglio questa tabaccheria, è graffiata.” (cit. da un’altra banda di comici albionesi, chi indovina?)

Non voglio dirvene di più. Il film è fedele al romanzo, e anche se vaste sezioni sono tagliate, l’adattamento è fatto con cura e dedizione. Durante la proiezione, si sente un sincero amore per il soggetto e una cura nel fare del proprio meglio.

La regia è buona, le musiche calzano a pennello, e la recitazione è ottima.

Rincewind è interpretato da David Jason, che riesce a rendere alla perfezione il carattere tragicomico del mago.

La tragi-commedia è un sine qua non umorismo inglese 8non solo, ma è di quello inglese che stiamo parlando). Come spiega Stephen Fry, in Animal house Belushi sfascia la chitarra di un tizio. L’eroe comico americano è Belushi, l’eroe comico inglese è il tizio a cui sfasciano la chitarra. E’ un cantante mediocre che canta cazzate e che viene calpestato senza ritegno. Il fiore della commedia inglese è costruita sulla miseria umana: la sfortuna, l’avidità, la vigliaccheria, la tristezza…

La scena in cui Rincewind deve riconsegnare il cappello è magistrale. E’ buffa, ed è ridicola. Stiamo sempre parlando di uomini panzuti vestiti di rosso con cappelli a punta decorati da paillettes. E uno di loro è Tim Curry! Ma David Jason riesce a trasmettere un vero senso di abbandono e rabbia. Senza perdere il quadro ridicolo, la tragedia di un uomo che sta perdendo in un attimo la sua casa, il suo posto nella società e il suo ruolo nella vita sono pur sempre lì. E fanno ridere.

Twoflower è interpretato da Sean Astin. Oh sì, Twoflower è Samvise Gamgee! Per certi versi i due personaggi si somigliano: entrambi sono uomini non troppo svegli, ma non stupidi, con una visione innocente del mondo e un carattere gentile, sono entrambi pieni di buona volontà. Rispetto a Sam, Twoflower è una bomba di energia. Adora il suo viaggio, adora scoprire posti nuovi ed è aperto a qualsiasi meraviglia (sia essa un paesaggio, una rissa o la fine del mondo!).

Mentre Rincewind e il turista precipitano da una disavventura all’altra, un giovane mago promettente sta facendo una rapida carriera nell’Università. Ho adorato questa parte perché è un’ottima parodia del mondo universitario reale. Ricordo una conversazione avuta col mio Direttore di Ricerca, che mi spiegava che se volevo diventare professoressa dovevo aspettare che uno degli anziani andasse in pensione.

-O che gli succeda qualcosa.- ha aggiunto, guardandomi negli occhi. Ovviamente, era proprio quello che io stavo pensando.

Oltre che essere una satira deliziosa, questa parte ha un altro merito: il rampante antagonista è interpretato da Tim Curry, ed è uno spasso!

Anche Jeremy Irons, compare, nel ruolo di Patrizio. Calca un po’ troppo l’accento a parer mio, ma se c’è mai stato un uomo che aveva il fisico e lo stile del Patrizio, quello è Jeremy Irons. E’ incredibile come lo stesso attore possa essere Vetinari in un bel film e Profion lo Stregone YATHAHTAHTAHTAH in una cagata abissale come Dungeons & Dragons.

Infine, una menzione a Morte, che ha poca parte (come nel romanzo) ma che è doppiato da Christopher Lee. Yup, Saruman è Morte.

YOU DON’T REALLY BELIEVE IN DRAGONS…

Con questa cinquina, il film si aggiudica, a mio modesto parere, una standing ovation per il miglior cast di sempre. Non era umanamente possibile scegliere attori più adatti alla parte!

L’unico neo è Karen David, nel ruolo della Signora dei Draghi Liessa. Non è all’altezza degli altri attori, e si vede. Mentre tutti riescono a rendere alla perfezione i loro personaggi, lei scade nel cliché Figona in Cuoio. Per certi versi è voluto, ma resta banale.

Per quanto riguarda l’adattamento più in generale, ha qualche magagna. Certe cose sono inconsistenti (tipo, perché l’Incantesimo si attiva mentre Rincewind precipita sulle pietre, e non quando, poco dopo, precipita sull’oceano?), altre sono spiegate nel libro ma lasciate nel dubbio nel film.

La Computer Grafica è a tratti ok, a tratti troppo a buon mercato. Per contro, costumi e ambientazioni sono ottimi.

Riassumiamo:

 

La storia

 

Il cast: Irons fa Vetinari, Curry fa il cattivo, Sam Gamgee è un turista nel Mondo Disco e Morte è recitato da Saruman!

 

La musica

 

Certi tagli lasciano un po’ di confusione

 

La computer grafica è un po’ triste in certi passaggi

 

La sceneggiatura

 

Le scenografie

 

E’ un film sul Mondo Disco!

 

La seconda parte della storia, The light fantasti, è altrettanto divertente della prima. La grande Atuin (che ora sappiamo essere femmina!) sta filando dritta verso una stella. L’unico modo per salvare il mondo è recitare le 8 incantazioni del più potente libro dell’Università Invisibile, l’Octavo, il giorno del solstizio.

L’Octavo in catene. No, la trovata dei libri magici con la museruola non l’ha inventata la Rowling

E’ quindi una corsa contro il tempo tra Rincewind e quel pescecane di Trymon, corroborata da comprimari indimenticabili come l’eccellente Cohen il Barbaro, che da “become a legend in his own lifetime” con gli anni è diventato “a lifetime in my own legend“.

In più, in questa puntata possiamo finalmente vedere la magione della Morte, e non c’è mai abbastanza Morte in una storia di Pratchett!

Cohen il Barbaro e Bethan

 

Tutto quello che c’era di buono nella puntata precedente

 

Qualche inconsistenza (perché Trymon non stecchisce subito Twoflower?)

 

AshkEnte!

 

Come nel primo, certe cose si perdono nell’adattamento, il che può rendere alcuni passaggi poco chiari.

 

La schiusa delle uova cosmiche

 

Il finale

 

Oooook!

 

Insomma, straconsigliati entrambi! Non saranno un capolavoro assoluto e Pratchett ha scritto libri migliori (quando farete un colossal su Carota? Eddai!), ma sono molto divertenti, recitati bene e fantasiosi. I libri sono altrettanto consigliati.

La spada somiglia a quella di Nihal. Peccato che questo sia un romanzo comico.

Buona visione!

MUSICA!

P.S. Andate a firmare la petizione o vengo a scapocciarvi la faccia di persona. O, per citare l’avvo-rospo dei Nac Mac Feegle, Vis-ne faciem capite repleta? (Vuoi una faccia piena di testa?)

Giochi di ruolo e satanismo: una spassosa commedia

[ACHTUNG! Questo articolo è strutturato in due parti, una for the LULZ, e una su un film che consiglio. Se non siete in vena di idiozia estemporanea, pigiate Control+F e andate direttamente a Knights of Badassdom. Buon Natale!]

E’ Natale, e siamo tutti più buoni, ma non fatevi ingannare dall’atmosfera. Mentre voi ignari consumate lauti pasti, scartate doni e profferite menzogne del tipo “Oh, zia Ludmilla, CHE PIACERE RIVEDERTI!”, un pericolo infido cinge la nostra società.

Un bisbetico Natale a tutti voi!

Non ve ne siete accorti, o stolti, siete accecati dal consumismo e dalla vita borghese. Ma la minaccia esiste. E’ qui ormai. E’ nelle vostre città, nel vostro quartiere, allunga i suoi tentacoli fin nel cuore della vostra famiglia.

No, non sto parlando del Comunismo.

Molto peggio.

Sto parlando dei GIOCHI DI RUOLO.

Grazie a Thor abbiamo siti seri come Papaboys.org che ci mettono in guardia.

Questo articolo mi fu segnalato qualche settimana fa. Ci ho messo diversi giorni a superare la crisi mistica dovuta alla realizzazione che sì, un sito del genere esiste.

L’espansione della pratica dei giochi di ruolo ha sollevato da più parti perplessità e allarme: l’ambientazione spesso irreale o truculenta, il carattere totalizzante e la lunga durata di questi “giochi ” porterebbe a fenomeni di alienazione e dipendenza fra i praticanti. L’articolo che segue prende dettagliatamente in esame il rischio reale.

Inizio col botto con l’”ambientazione irreale” (Noh, sul serio?!) e “truculenta”. Perché mai prima di questi infami giochi di ruolo i ragazzi hanno fatto giochi truculenti! Prima dei giochi di ruolo non si è mai giocato alla guerra, non si sono mai raccontate storie di paura, non si è mai fatta la lotta tra coetanei.

Divertente anche l’idea che i giochi di ruolo siano gli unici ad essere lunghi e totalizzanti. Evidentemente il signor Montani e il signor Gerra non hanno mai giocato a Monopoly. Ho visto matrimoni decennali finiti in divorzio per una sosta in Parco della Vittoria con albergo.

La diffusione del “giochi dl ruolo” tra gli adolescenti, nell’età della difficile ricerca personale, è estremamente preoccupante e dovrebbe suscitare interrogativi non banali negli adulti. L’impiego di questo materiale riguarda un gran numero di giovani, a diversi livelli di coinvolgimento psichico ed emozionale, con conseguenze sul comportamento che non è semplice valutare.

Perché i “giochi di ruolo” (queste bizzarre pratiche esoteriche) sono roba da adolescenti. Li hanno inventati da poco dopotutto! Infatti la prima edizione di Dungeons&Dragons è appena del 1974. Ops.

Si direbbe che una certa fetta di quegli adulti che dovrebbero porsi “interrogativi non banali” siano, a loro volta, ruolisti. E si direbbe quasi (QUASI) che chi ha scritto questo articolo non sappia di cosa sta parlando. E’ senz’altro un’impressione mia.

Dopotutto, dopo 40 anni tondi di giochi di ruolo, possiamo tutti constatare l’impatto statistico che ha avuto sulla società occidentale! Più precisamente: ha fatto divertire dei gruppi di amici! No, dico rendetevi conto!

Certo non è sensato liquidare il problema sbrigativamente, considerando questa, al pari di altre, la moda legata ad una effimera sottocultura: troppo evidente è la difficoltà degli adolescenti del nostro tempo a pensare un proprio futuro, a riconoscere la propria identità sostanziale, a polarizzare l’esistenza rispetto ai sistemi dei valori, per sottovalutare strumenti “ricreazionali” che proprio con l’identità inducono a giocare.

“Effimera sottocultura”. Effimera dal 1974.

E adolescenti che hanno difficoltà a trovare la propria identità? Oibò, che fenomeno novello! Ai miei tempi nessuno aveva difficoltà a trovare la propria identità o i propri valori. Invece oggigiorno la gente gioca a Pendragon, e prima che i genitori se ne accorgano, paffete, sono diventati tutti omosessuali!

Se invece giocano a D&D diventano tutti elfi, che più o meno siamo lì.

Appunto…

E ancora la diffusione di disordini psicologici e comportamentali che includono la ricerca delle “sensazioni forti”‘, al di fuori di un quotidiano grigio, la incapacità a distinguere tra reale e virtuale, la povertà di percezione e comunicazione delle emozioni suggeriscono la possibile corrispondenza ambigua di questi “giochi alle patologie sociali emergenti.

Ma ci mancherebbe altro! Nessuno prima del 1974 ha mai cercato “sensazioni forti”, soprattutto non tra i ragazzi. E quale sballo più estremo che giocare a dadi?

Non crediate che patologie, angosce e smarrimento abbiano qualcosa a che fare con l’attuale crisi economica e culturale. Col fatto che dal 2008 è ormai è chiaro che il domani sarà più gramo di ieri.

O col fatto che i mezzi di informazione siano impestati da opinionisti che danno il proprio giudizio su argomenti di cui non sanno niente.

L’ambientazione dei giochi include, nella migliore delle ipotesi, il mondo magico, del mistero, pieno di incantesimi, maghi, fate, elfi, guerrieri mitici; tematica classica lo scontro tra il guerriero buono e il potente malvagio: l’adolescente respira una mentalità fatta di destini ineluttabili e di insormontabili maledizioni, si immedesima in una cornice piena di ultra-poteri e di mitologie che pongono ristretti limiti alla libertà della persona.

Nella migliore delle ipotesi si tratta di un mondo magico! Cioè, rendetevi conto! Un mondo magico! E perché non pagano a questo punto? In tempi più civili li avremmo bruciati tutti.

“L’adolescente respira una mentalità fatta di destini ineluttabili e insormontabili maledizioni”.

Cose che non esistevano prima dei Giochi di Ruolo. Ho sentito di una recente pièce di teatro, si chiama mi pare Antigone, di un tale Sofocle o qualcosa del genere (non seguo molto i drammaturghi contemporanei). Pare sia ispirata proprio a una partita di Might and Magic, una cosa indecente: destino ineluttabile e insormontabili maledizioni a pioggia!

Certo, per evitare di scrivere cose del genere basterebbe, non so, aver fatto il liceo.

Peraltro, guai ad avere libertà in un gioco. I giochi devono essere tutti ben incasellati e rinchiusi in regole morali e dettami, altrimenti corri il rischio di divertirti e non diventare un frustrato aggressivo!

Nei casi peggiori, e molto frequenti, l’ambiente dei giochi è quello dei mostri, dei vampiri, dell’horror più cruento, dell’occulto e dei riti iniziatici. Si va dagli amuleti stregati all’immedesimarsi nel divorare carogne e al rivivere di cadaveri: un supermercato del sacro, dell’”aldilà” e del sacro-satanico non lontano dal modo di pensare che conduce ad aderire a gruppi o sette di questo settore.

Eh già, uno comincia col giocare a roba horror e finisce a sbudellare vergini. Sempre proprio. E se statisticamente questa affermazione pare stupida, aspettate e vedrete, si avvererà! Come tutte le altre Nostradamate dei clericali. Tipo il Rock Musica del Diavolo, Madonna Fine dell’Occidente e il Metal Invenzione dell’Anticristo.

Il bravo giocatore è quello che sa immedesimarsi meglio nel ruolo prescelto o assegnato

Vale anche per il bravo attore. Infatti dovremmo proibire i teatri, come diceva il savio Tertulliano.

viene molto apprezzato per le soluzioni intelligenti, per le risorse personali che sa tirare fuori per districarsi nei passaggi più difficili del gioco

Che schifo, un gioco che glorifica un ideale di intelligenza e inventiva!

i giochi di ruolo sono per gente “smart”, intelligente, brillante, astuta che guarda dall’alto in basso chi si accontenta degli spaghetti, della fidanzata e della vita reale

Perché chi gioca di ruolo non mangia spaghetti. Inoltre, non esistono ragazze tra i giocatori di ruolo. E nessuno di loro ha un lavoro o una vita al di là del gioco. NESSUNO.

Fatta eccezione per la stragrande maggioranza, ovviamente.

Il fatto più inquietante è che la metodologia di tali giochi presenta forti assonanze e probabilmente una origine comune con modalità utilizzate all’interno di particolari forme di psicoterapia di gruppo: in questo ambito il terapeuta, conducendo il gruppo utilizza l’assunzione di ruoli per i pazienti, al fine di far emergere aspetti interiori inespressi, facilitare l’introspezione, rimuovere inibizioni, suggerire strategie di cura e ottenere effetti catartici.

Questo paragrafo è tragico! “Facciamo che te eri… e che io ero…” è la base di qualsiasi gioco!

Amici cari, vi è mai capitato di giocare con qualcuno? E’ bello, sapete? Anche se si è adulti.

Diviene impensabile che strumenti così delicati, utilizzati da terapeuti abilitati, nei limiti di ben precisi vincoli deontologici, e con competenze specifiche, vengano impiegati in modo aspecifico, dati in pasto, attraverso dettagliatissimi “manuali”, a chiunque li acquisti.

Con questa logica qualunque attore dovrebbe essere uno psicopatico maniaco-depressivo. Ma ancora, forse costoro sono dei grandi fan di Tertulliano.

Il leader naturale di un gruppo dl adolescenti verrà dotato, attraverso il gioco, di approfonditi elementi metodologici per indurre altri nei ruoli previsti dal gioco stesso: il manuale gli suggerisce tutti i fattori necessari, gli atteggiamenti, i comportamenti, il modo di sentire e di pensare: le sue capacità carismatiche verranno ampliate da questa “dotazione” senza che alcun riferimento etico sia garantito: si vede con facilità il rischio dell’ instaurarsi di dipendenze e sudditanze, di prevaricazioni e strumentalizzazioni che esulano dalle normali dinamiche di un gruppo adolescenziale.

Prevaricazione e prepotenze in un gruppo di adolescenti? Solo tra chi gioca di ruolo!

Nella mia esperienza empirica è casomai il contrario, ma che ne so io, sono una ianua diaboli (peraltro con perniciose ascendenze giudaiche e deicide).

La cosa diviene ancor più seria se si considerano i tempi del gioco: non si tratta di incarnare il ruolo di un personaggio fantastico per una o due sere, ma per molti mesi di seguito: occorre immaginare come ci si sente rivestendo il carattere del killer, del vampiro, della vittima, dell’ impiccato o dell’oste menzognero per 12 – 18 mesi.

Chi di voi non gioca da 18 mesi il ruolo dell’Oste Menzognero? E’ uno dei pg più popolari! O della vittima? E’ divertentissimo: comincia la partita, te muori e resti morto per i successivi 18 mesi! Uno sballo assurdo!

E non parliamo dell’impiccato, il pg più creativo di qualsiasi manuale! Quello è anche meglio: il gioco comincia e te non ci sei perché sei morto. Dopo 18 mesi gli amici ti telefono e ti avvertono che hai giocato l’impiccato. Puro delirio!

Il leader del gruppo diviene un “master”, un coordinatore-facilitatore che ha il compito di condurre il gioco: di solito personalità “dominanti”, ad elevata autostima, forte determinazione, spunti di tipo narcisistico-istrionico assumono il ruolo di master; questi soggetti tradiscono una forte aggressività rivolta verso gli altri, ma la capacità di controllare i pari senza prevaricazioni aperte o cruente.

Me lo ha detto zia Ludmilla! Deve essere vero!

I soggetti alla ricerca di identità, piu attratti da prospettive ideali, che trovano disattese nella società reale, con caratteri di fondo non lontani dal pattern depressivo, o con personalità passivo-dipendente, si adattano al ruolo di giocatore e ricevono punto per punto dal manuale le informazioni necessarie alla definizione di sè: come devono essere “fisicamente”, come sentirsi psicologicarnente, quali atteggiamenti assumere: un vero e proprio stato di dipendenza può instaurarsi nei confronti del master: “Tutto dipende dalla bravura del master – ammette un giocatore di diciotto anni – se ci sa fare il gioco diventa straordinario” ; il ritorno ad una realtà senza ruoli predefiniti e senza guida può essere disorientante.

Solo i perdenti si divertono e giocano insieme, i veri vincenti mangiano gli spaghetti. E avrete notato quanta gente convinta di essere un nano, dal 1974 a oggi. Pletore di disadattati che non hanno famiglia o lavoro e che parlano solo in Adûnaico senza nemmeno i rudimenti base di Ovestron. Sono ovunque!

[Il master] Permette di scegliere i personaggi o li assegna a seconda delle caratteristiche dei giocatori: anche in questo caso un ambito ricreazionale di apparente libertà si trasforma in luogo di stigmatizzazione, nell’assegnazione di “etichette” che, della persona, pretendono di esaurire le potenzialità in modo rigido e riduttivo.

Detto da parte di chi sta etichettando tutti i giocatori dal 1974 a oggi come “falliti senza vita sociale, disadattati psico-dipendenti, satanisti in fieri” non è male. Dopo un articolo zeppo di imprecisioni, stereotipi e bischerate per sentito dire, una bella uscita inconsciamente autoironica ci sta a ciccio di sedano.

Il gioco è tutto mentale, non fisico, non agito: le paure o l’impatto con la concretezza, con la vita misurabile, con “l’alterità” degli altri senza mediazioni sono rimandati a un futuro senza definizione; il virtuale fa da ricettacolo per la sensazione di inadeguatezza a relazioni interpersonali “vere”‘, fatte anche di accettazione dei propri limiti e dei problemi degli altri.

“Non agito”. Che? Gioco di Ruolo dal Vivo? Che è?

Le conseguenze di quest’immersione nel virtuale, che si estendono alla vita di tutti i giorni, hanno proporzioni non valutabili. I rapporti sessuali al di fuori della coppia stabile sono liberati da “fastidiosi sensi di colpa” se avvengono in conseguenza dell’assunzione di un ruolo per gioco: la violenza o i comportamenti autodistruttivi non sei tu che li agisci, ma il tuo personaggio che ti è rimasto “appiccicato” addosso, quindi sono resi più giustificabili.

-Porco, mi hai tradita con la mia migliore amica!

-Ma tesoro, stavamo giocando a Sodoma&Tentacles, era volere del Master!

-Oh, allora va bene. Scusami se ho frainteso.

Se da un lato la violenza e l’ambiguità, il sangue e l’onnipotenza sono i fattori determinanti comuni di queste trame, dall’altro una vera e propria esplicitata intenzione all’esplorazione dell’insight, del sè profondo, è oggetto di specifici glochi.

Trame interessanti e personaggi ben sfaccettati?

Amici cari, avete mai letto un romanzo ispirato a una ruolata? Fidatevi, non c’è rischio.

Sul gioco Kult c’è scritto: “Pericoloso: questo gioco conduce ad esplorare aspetti oscuri della tua anima; questo può arrecare disturbo a qualcuno: vietato ai minori di anni 16″ : quale sia la finalità di sintetizzare aspetti profondi di sè all’interno di un gioco non è facile intuire: certo l’aspettativa di un feeling interpersonale non superficiale, nelle dinamiche di gruppo, si va affermando sempre più e la stessa aspettativa è espressa dai consumatori di pastiglie nelle discoteche, i derivati anfetaminici definiti, proprio per il loro ruolo “‘entactogeni”.

Voler un rapporto non superficiale col proprio gruppo di amici? Come impasticcarsi in discoteca. Uguale. Anzi, i giocatori sono soliti impasticcarsi ruolando su piste da ballo con palle stroboscopiche sulle note di Born this way. Di solito la partita finisce quando qualcuno ingolla il dado da 20.

Questo conoscersi fino in fondo ed esprimere agli altri la propria identità sostanziale risponde da un lato ad una esigenza positiva, ma c’è da chiedersi come mai debba essere mediato, nel nostro tempo, dal gioco o dai farmaci: ancora ci si deve interrogare riguardo ai limiti e alle violazioni degli stessi nell’ambito di una strumentale “divulgazione”‘ della propria intimità.

Si comincia coi giochi di ruolo e si finisce col sesso prematrimoniale. Meditate, gente, meditate!

“Ah, certo” – dice il commerciante – “Se poi qualcuno ha difficoltà personali, e interpreta le cose in modo autodistruttivo, non dipende certo dal gioco” : anche in questo caso la società adulta abdica alla responsabilità di tutelare proprio le persone più fragili… Un mondo di gente “‘solida” e sicura che prevede di generare per certo figli stabili e incondizionati: un mondo di “vincitori” che non hanno tempo per i perdenti e i falliti!

Brinda la supercazzola con scappellamento a destra manco fosse antani!

Da ultimo va rilevato che l’impiego di sostanze psicoattive, in particolare le metamfetamine e le incontrollabili nuove generazioni di stimolanti sintetici, si sposa perfettamente con le esigenze dei partecipanti al giochi di ruolo: queste droghe aumentano, durante l’effetto acuto, l’energia, l’intuito e la concentrazione, ma contemporaneamente conferiscono disinibizione associata ad un blando distacco dalla realtà: niente di meglio come veicolo per migliori livelli di immedesimazione nel ruolo fantastico, per affievolire ancor più i confini tra verità e sogno, nella apparente valorizzazione della propria “smartness” (lucidità, intelligenza). E, d’altro canto, proprio le alterazioni biochimiche cerebrali indotte dall’ecstasy e dalle droghe analoghe, con le associate turbe del tono dell’umore e dell’identità, potranno, all’interno di un circolo vizioso, indurre di nuovo alla dipendenza da relazioni interpersonali esclusivamente inquadrate attraverso le regole dei giochi di ruolo.

Perché sempre chi gioca di ruolo si sfa’ di pasticche. Quando compri i dadi, la prima dose di anfetamine è in omaggio, it is known. L’altro giorno volevamo farci una ruolata di Sì, signore oscuro, ma mi ero scordata la pipa da crack, e ho dovuto farmela prestare. Il guaio è che me ne hanno prestata una sfigata e la partita m’è andata malissimo. Un disastro proprio.

Tirando le somme, se giocate di ruolo vi destrutturate il cervello, vi drogate, fate messe nere e perdete la verginità prima dei 35 anni.

Cosa aspettate a cominciare?

Per finire, vorrei consigliare caldamente un film sull’argomento:

Knights of Badassdom

 

Si tratta di una commedia noir americana del 2013, diretta da Joe Lynch e scritta da Kevin Dreyfuss e Matt Wall.

Il giovane Joe, meccanico e musicista di Doom Metal a tempo perso, rompe brutalmente con la fidanzata. Depresso e disperato, si fa trascinare da due amici Eric e Hung (Steve Zahn e il grandissimo Peter Dinklage) a un grande raduno di Gioco di Ruolo dal vivo.

Dopo un primo momento di ritrosia (Joe non gioca da anni ormai, né è in vena al momento) il nostro eroe accetta di restare. Per inserirlo nell’avventura, Eric deve eseguire un rito magico.

Problema: il rito riesce.

Riesce davvero. Un demone viene evocato. Non solo, il demone prende la forma della ragazza di Joe, ritratta su una foto che il nostro metallaro aveva in tasca.

E i giochi cominciano: decine di ruolisti riuniti per una grande battaglia fantasy, una ex-fidanzata antropofaga, un gruppo di stronzi di air-soft determinati a rovinare la festa, e i nostri, soli contro le forze del Male.

Huston, abbiamo un problema

Il soggetto potrà non essere originalissimo, ma la sceneggiatura è divertente e gli attori reggono molto bene i loro ruoli. Dreyfuss e Wall conoscono chiaramente l’ambiente e mettono insieme una commedia deliziosa. Il protagonista Joe e i suoi due amici sono personaggi simpatici a cui è facile affezionarsi. Cela va sans dire, Peter Dinklage è spettacolare e spakka abbelva fino alla fine.

I comprimari sono tutti memorabili e ben tratteggiati, in particolare il Master e Gunter, un maniaco che non esce mai dal personaggio.

C’è gore, ma niente di sconvolgente. Le secchiate di sangue sono abbastanza da essere divertenti, ma non troppe da stuccare.

Il finale riesce in un virtuosismo che francamente non vedevo da anni: la vittoria dell’Ammoreh non è né banale, né trita, né melensa. Il che prova che è possibile scrivere qualcosa in cui trionfa la Forza dell’Amore senza che lo spettatore debba vomitare arcobaleni di zucchero filato. Chapeau.

La casa di Eric è troppo grande e lussuosa per la fascia sociale dei protagonisti  
Il soggetto  
I protagonisti  
I comprimari  
Il villain  
L’autoironia  
La sceneggiatura  
Gunter  
La fine  

Il film è consigliatissimo. Non sarà la commedia del secolo, ma è certamente divertente e ben trovata.

E ora una canzone a tema: Unicorni zombie! MUSICA!

Dracula Untold

Oggi è la Festa dei Morti, festa in cui ricordiamo gli antenati e quanto la famiglia si sia degradata nei decenni. Quale maniera migliore di mancar di rispetto festeggiare se non parlando del più famoso non-morto della Narrativa tutta?

Oggi parleremo di Thorolf lo Storpiato.

Ok, no, sto scherzando. La storia di Thorolf ve la racconterò un’altra volta, magari.

Oggi voglio parlarvi di un film

DRACULA UNTOLD

 

Il soggetto del film è il seguente: i Turchi vogliono invadere la terra di Vlad Tepes. Per respingerli, Vlad si Vampirizza.

Il soggetto è l’unica cosa vagamente umana di questo pasticcio senza redenzione. Io non vedo un problema ad inserire elementi fantastici in un fatto storico, e la storia di Vlad Tepes, il sanguinario pazzoide impalatore, si presta a questo genere di idea. Insomma, se la metà di quello che la storiografia gli accolla è vero, potrebbe benissimo essere stato un succhiasangue. Il vampirismo sarebbe stato l’ultimo dei suoi problemi!

Ergo abbiamo un’idea non proprio originale ma fattibile, cosa resta da fare?

Accozzare la peggiore sceneggiatura della stagione. Preparatevi, perché questa roba è brutta. Non vince l’Altieri d’Oro 2014 solo perché 47 rōnin è uscito prima.

La storia comincia con un Narratore (bello che Untold cominci con qualcuno che racconta qualcosa).

Avete presente la sensazione d’imminente disastro che ho descritto nella recensione dei 47 rōnin? Ecco, qui si è assaliti dallo stesso terrore quando così, a crudo e senza anestesia, ci viene sparato nei denti che Vlad Tepes è un ex-giannizzero e Principe di Transilvania e tributario dei Turchi.

Inizio col botto, yeeeeeeeeh…

Sentite questi ululati in lontananza? E’ il buon Draculia che si dimena all’Inferno.

Se pensate che questa tripletta di assurdità sia la cosa più grave del film, sbagliate. Viene di peggio. Di molto peggio. Ma con ordine.

Il personaggio di Dracula è uno dei principali problemi del film, anche perché tutta la storia gira intorno a lui.

Dracula quello vero (oltre che essere molto meno avvenente di Luke Evans) è un personaggio affascinante. E’ stato uno dei più celebri assassini di massa della Storia, un despota crudele e un guerriero sanguinario. Era anche un principe determinato a proteggere il suo Paese e la propria dinastia. Era un combattente astuto, che non temeva di mettere a rischio la propria pellaccia. Era un tiranno, ed era un uomo nato e cresciuto in tempi spietati.

Si tratta di una figura complessa, ma di certo difficile da ritrarre come un Buono Hollywoodiano. Non è impossibile creare una storia in cui lo spettatore si trovi a fare il tifo per lui, ma è complicato. Un personaggio, anche un anti-eroe, per essere “gradevole” deve avere delle qualità con cui lo spettatore possa relazionarsi, e queste devono integrarsi con il suo lato peggiore. Richiede uno studio molto lungo e complesso.

E’ molto difficile. Ci saranno riusciti?

Ma secondo voi…

Per tutto il film lo vediamo giocare col suo bambino, amoreggiare con la moglie, parlare di pace, e poi così, di sfuggita, una comparsa accenna al suo soprannome: l’Impalatore.

Il fatto che abbia ammazzato nel peggior modo possibile “migliaia” di persone viene appena suggerito e non ha nessun impatto sul suo carattere.

“Eh, è uno che impalava gente per conto di un dittatore pazzoide, ma a parte quello è uno apposto, stacce!”

Anche quando Vlad imporchetta l’avanguardia turca (unico fatto storico sopravvissuto in questo macello), accade fuori campo.

Lo vediamo menare in battaglia (e sulle coreografie preferisco non pronunciarmi), ma combattere contro orde nemiche e disporre di feriti e prigionieri sono due cose molto diverse. Nel primo caso la tua vita è in imminente pericolo, nel secondo la loro vita lo è. Dei soldati in battaglia e dei prigionieri inermi non destano la stessa empatia.

Non vediamo Vlad prendere la decisione, non lo vediamo agire, non lo vediamo dare l’ordine tra i singhiozzi dei prigionieri, le preghiere e i rantoli dei feriti. Cosa gli passa per la testa in quel momento? E’ contento? E’ distaccato? E’ stanco?

Checcazzo, l’esecuzione di massa dei prigionieri turchi è LA cosa che tutti conoscono di Vlad Tepes!

Questo film è come un film su Magellano in cui si taglia il passaggio dello Stretto!

Peraltro, è un modo per vincere facile. E’ facile far vedere il Buono che stermina in una sequenza d’azione decine di minions of Hell inferociti. Ma mostrarlo mentre condanna degli uomini in catene? Molto più complicato. E infatti la cosa è solo raccontata. Per lo spettatore è solo una nozione. Un buono story-teller mostrerebbe la scena, metterebbe lo spettatore nella pelle del protagonista. In mezzo alle mosche e alle suppliche, lo spettatore deve vedere il massacro come l’unica, crudele soluzione.

Ora, se allo sceneggiatore di stammerda piace vincere facile, forse non doveva scegliere come protagonista Vlad Tepes l’Impalatore!

Con un film tutto incentrato su un personaggio rappiccicato con lo scotch, potete immaginare che il godimento sia piuttosto basso. Ma il protagonista non è il solo problema.

La storia


Il soggetto, come ho detto, non era male. Peccato che una volta sviluppato si muti in: Vlad sprofonda il proprio Paese e i suoi sudditi nella merda per salvare solo e soltanto il proprio bambino.

La vicenda comincia con Vlad che, alla ricerca di alcuni scout Turchi (…), scova una grotta con un Vampiro. Tenetelo a mente, perché il nostro eroe se ne scorda praticamente subito, ha altre gatte da pelare, tipo festeggiare la Pasqua!

Proprio mentre tutti mangiano e si divertono arriva un generale Turco. Non è stato annunciato né nulla, semplicemente varca la soglia. Così. Suppongo l’Enterprise l’abbia appena teletrasportato.

Il Turco è cattivo, e lo si capisce perché sorride malevolo, ridacchia malevolo e parla in tono mellifuo e malevolo.

Glad to meet you. I’m EVIL.

Il Turco vuole mille ragazzini (incluso il principino! OMG!) per diventare Giannizzeri!

-Ma come!- trilla Vlad –Non facevate più Giannizzeri da anni!

(Il corpo dei Giannizzeri ha continuato a esistere fino alla prima metà del XIX° secolo.)

-E invece sì!- il Kattivo ride mellifuo –Vogliamo mandarli a combattere all’Assedio di Vienna!

Ora, vabé che Maometto II era un ottimista, ma tiobono, l’Assedio di Vienna è del 1529, settant’anni dopo i primi scazzi tra Vlad e gli Ottomani! E’ come se in un film sulle 5 Giornate di Milano gli Austriaci Kattivi rastrellassero ragazzi per spedirli a Verdun!

Insomma, Vlad dice NO!

Non per mantenere il suo Paese indipendente, non per proteggere i suoi giovani sudditi, ma perché non vuole mandare il SUO bambino dai Turchi Kattivi!

No, non sto esagerando. Perfino il ragazzino trova la cosa cretina, ma Vlad e quella piaga egiziaca di sua moglie sono pronti a fottere l’intero principato per il loro pupo. They’re the best.

Maometto II giochetta con delle barchette durante un meeting ufficiale. No, non sto scherzando, hanno davvero filmato una scena del genere.

Per sconfiggere l’esercito nemico, Vlad va dal vampiro a farsi vampirizzare. Il Nosferatu de noartri accetta perché si annoia, e l’accordo è presto trovato.

Cosa significa essere vampiro in questo film?

Invulnerabilità, superforza, poter sentire e controllare tutte le creature della notte, velocità. In più, se Vlad riesce a resistere per tre giorni alla sete di sangue, tornerà umano. Insomma, fai il rodaggio, se i superpoteri ti convengono bene, sennò hai tre giorni per disdire.

E la vera idiozia comincia.

Dracula torna indietro e trova che in un pomeriggio l’avanguardia turca ha attraversato il confine, cinto d’assedio la sua capitale e sta facendo polpette dei sui uomini. Ho sempre amato quando gli eserciti al cinematografo si materializzano a destra e a sinistra in uno schioccar di dita, ma dato che i Turchi in questo film lo fanno per sistema di apparire ex nihilo nei posti più curiosi, ne deduco che sia un superpotere Ottomano. Dracula distribuisce un paio di pacche sulla schiena, esce da solo, disarmato e senza armatura, e a mani nude massacra mille soldati. Quando l’ultimo schiatta, i suoi arrivano. Soccorso di Pisa.

-Niente domande.- fa Dracula.

-Ok.- fanno i suoi.

Raccattano tutti e si spostano in un monastero-fortezza in cima al monte.

Un frate lo vede lanciare un’occhiata per aria ed evitare la luce. E io mi chiedo: perché non procurarsi un parasole? Se con “niente domande” eviti spiegazioni sul miracolo di cui sopra, credo che un ombrello possa passare relativamente inosservato…

Ad goni modo, Vlad evita di uscire alla luce, e il frate conclude all’istante che è stato vampirizzato.

-Il capo è un Vampiro!- Fa il frate.

-Bruciamolo!- Fanno tutti.

Danno fuoco all’edificio, ma una nuvola copre il sole per esigenze di trama. Vlad esce tutto fumante.

-Ma che cazzo!- Fa Vlad.

Convinti da questo inoppugnabile argomento, i suoi posano micce e paletti e tornano in riga senza fiatare.

Questi non sono Valacchi, sono un pollaio di papere. I miracoli più strambi li lasciano indifferenti, un nonnulla basta a scatenare un linciaggio, e due berci sono più che sufficienti a fargli accettare un demone come capo.

Sorge però un altro problema: ridendo e scherzando, i tre giorni passano, e Vlad si trova che il grosso dell’esercito nemico sta arrivano e manca poco all’alba in cui perderà i suoi poteri.

Certo, avrebbe potuto andare incontro al nemico la notte prima e sconfiggerli, ma avrebbe dovuto pensarci, e Vlad non è un drago dell’elucubrazione (ba-dum tssh!)

I nemici avanzano.

(Vai e menali).

Vlad guarda l’esercito in lontananza, senza sapere che fare.

(Vai e menali.)

Vlad continua per diversi minuti a guardare l’esercito in lontananza, senza sapere che fare.

(Maremma impestata, vai e menali!)

Vlad si ricorda che ha potere su tutte le creature della notte (GRAZIE!). E cosa decide di scatenare sugli Ottomani?

Pipistrelli.

Linci, lupi, naaah, sorci volanti!

E’ così stupido! E’ come se qualcuno avesse controllo su tutte le creature del Mare e decidesse di usare i pinguini!

Ma non divaghiamo, mentre Vlad è in giro a menare i turchi, un manipolo di nemici si materializza nel dongione, sempre grazie al potere del Tanto-Chi-Guarda-E’-Fesso. Il manipolo acchiappa il marmocchio e butta la donna di Vlad giù dal dongione. Dracula si precipita su di lei, mentre l’alba sorge e i suoi poteri si indeboliscono.

Lei, che non ha perso una goccia di sangue dopo 600 metri di caduta libera, apre gli occhi e parla.

Ok, siamo sicuri che il non-morto sia lui? Questa qui dovrebbe essere una sottiletta squagliata, cazzo chiacchiera!

Ma no, ci vuole la scena in cui lei gli chiede di morderla, in modo da dannarsi per l’eternità e conservare i poteri per salvare il bambino.

Ci sono mille altri modi in cui la situazione si potrebbe risolvere, senza dannare tuo marito in eterno, ma chissenefrega, la tizia insiste e insiste, e alla fine lui cede.

Stronza.

Vampirizzato in via definitiva, Vlad torna al mastio, dove vampirizza tutti i superstiti.

Li avverte che se eviteranno di bere sangue, tra tre giorni potranno tornare umani, salvarsi l’anima e…

Ah, no, scusate. Non glielo dice.

Vanno al campo Turco e iniziano a massacrare tutti.

Intanto Maometto II ha subito una notevole evoluzione: a inizio film voleva un tributo e delle reclute. Poi solo delle reclute. Ora tutta la faccenda si riassume in “voglio portar via tuo figlio per farti dispetto”.

I due si incontrano nella tenda del sultano, che ha sparpagliato monetine d’argento dappertutto. Come fa a sapere che l’argento indebolisce i vampiri? Boh, avrà sbirciato il copione. Il sultano è tutto contento all’idea di ammazzare Vlad e portar via suo figlio! Aha!

Resta il piccolissimo dettaglio che da “arruoliamo mille tizi” è approdato a “ho perso 10.000 militari di professione per un dodicenne inutile”. Ma non fatelo notare allo sceneggiatore.

Il sultano riempie Vlad di cazzotti, perché… boh, perché le scene d’azione non erano abbastanza cretine, e poi…

Ah, non c’è modo di dirlo senza che suoni stupido.

Poi Vlad si ricarica il mana grazie al potere dell’ammoreh e ammazza Maometto II.

Vlad se ne esce con suo figlio, ma i suoi compagni sono diventati Kattivi!

Perché? Vlad non è diventato cattivo (per gli standard del film almeno…), come mai questi sì?

Perché… perché…

Per ragioni!

Vlad scarica il marmocchio al solito Frate Ex Machina, poi separa le nubi con la forza del pensiero e fa crepare tutti i suoi sotto i raggi del sole.

Perché hanno attaccato 15 minuti prima dell’alba?

Perché giorno e notte in Transilvalacchistan obbediscono alla volontà del regista.

In conclusione: Vlad ha sprofondato un Paese nella guerra, lasciato massacrare i sudditi, decapitato la sua classe dirigente e condannato i pochi superstiti alla dannazione eterna per proteggere il suo marmocchio.

In qualche modo sono riusciti a creare un Vlad ancora più riprovevole di quello vero! Complimenti! Peccato che il film ce lo presenti come un personaggio positivo!

Questo film è un disastro.

Ci sono scene che uno si chiede quale sostanza stupefacente le abbia ispirate.

Nella seconda scena del film, Vlad e i suoi stanno facendo un’escursione da qualche parte (forse). Trovano un elmo Turco in un torrente e ne deducono che degli esploratori sono nei paraggi. Vlad manda via tutti tranne due sacrificabili, e parte alla ricerca di costoro.

Primo: se ti cade l’elmo, lo raccatti. Se per esigenza di trama l’acqua lo trascina a valle, gli corri dietro (come Ferraù, in un’opera molto migliore di questa). Se degli esploratori hanno abbandonato un pezzo, vuol dire che hanno avuto dei problemi.

Secondo: Vlad è tributario dei Turchi e conoscente personale di Maometto II. Per quale ragione un gruppo di esploratori dovrebbe intrufolarsi di nascosto in casa sua?

Annose domande.

Vlad e i due bodycount salgono una montagna, trovano una grotta. L’aiuto-regista gli passa delle torce (giuro, non le avevano salendo!) ed entrano. Il pavimento è coperto di ossa. Vanno avanti. Trovano morti ammazzati in giro.

-Andiamo avanti!- trilla Vlad –Sono sicuro che non succederà niente di OH MIO DIO I MIEI UOMINI SONO MORTI CHI L’AVREBBE MAI DETTO!-

Vlad si salva perché è il protagonista, e un frate gli spiega che nella caverna ci sta un vampiro.

Di nuovo, mille domande:

Primo, il succhiasangue ha appena stecchito dei soldati Turchi, sai che la cosa potrebbe portare guai, che fai? Nulla, ovviamente, fai finta di niente. Eh, senti, Maometto ne ha migliaia di soldati, figurati se si accorge che gliene manca qualcuno!

Secondo, c’è un succhiasangue sulla montagna, che fai? Nulla, ovviamente, domani è Pasqua e se faccio lavorare i miei i sindacati mi rovinano!

Terzo, il succhiasangue in questione è appena stato scoperto, potrebbe ammazzare Vlad al prezzo di una scottatura passeggera, cosa fa? Nulla, deve aver fiutato l’idiozia congenita.

 

In un’altra scena, Maometto II avanza in un campo di battaglia, trova un suo generale ferito.

“Un messaggio dal Principe.- rantola questo.

Allora, e solo allora, Maometto II si accorge che dieci metri più in là, davanti al suo naso, la sua avanguardia al gran completo è a spiedini in mezzo alla pianura! Che ha, cecità selettiva? Può vedere solo un oggetto per volta?

Checcazzo, film! Checcazzo!

 

L’idea di base  
Il personaggio di Dracula
I comprimari
I Turchi che si teletrasportano
Maometto II che gioca con le barchette
La storia
La maledizione con rodaggio
La prima battaglia
“Non fate domande”
“Sto cercando di difendere i vostri figli o forse no”
I pipistrelli
La seconda battaglia
La moglie di Dracula
Le motivazioni dei Cattivi
Maometto II che sacrifica un esercito per noia
Dracula che “soccorre” i suoi compagni e sudditi
Il Vampiro nella grotta
Impalatore? Vabé, dai, è un bravo figliolo lo stesso
IL FINALE

 

Questo film è orrendo. Non ha niente di buono, non è interessante, non è fantasioso, il protagonista è una persona ripugnante che in qualche maniera riesce a essere anche peggio del personaggio storico a cui si ispira (e stiamo parlando di uno dei criminali più famosi della Storia!).

Consigliato solo per gli appassionati di trash.

E anche nel caso, fatevi un piacere: noleggiatevelo o procuratevelo in altri modi, ma non pagate un biglietto di cinema!

E di solito metto un acanzone metal a fine articolo, ma questo film NON MERITA UNA CANZONE METAL!
Here you go.