Tumuli a buco di serratura e altre stravaganze post-mortem

Sono mesi e mesi che il blog giace in abbandono. Per il grande ritorno (si fa per dire) ho deciso di scegliere un argomento gioioso, celebrativo e ottimista: PRATICHE FUNERARIE!

Pratiche funerarie mostruosamente poco pratiche.

Quote by Terry Pratchett, Artist Paul Kidby

Stiamo parlando del misterioso periodo di prima della scrittura, l’alba dello Stato, quando dalla bolgia di polities senza nome un embrione di Impero maturava. Quando la misteriosa Himiko, amica dei Wei e regina-sciamana dei Wa, governava dal suo palazzo-tempio. Quando Yamatai si costruiva, un clan alla volta, un territorio alla volta. Quando gli Imperatori mitici, bisnipoti del Sole, bastonavano barbari e facevano bizzarre osservazioni geomantiche dall’alto di colline.

E’ il periodo delle Tombe Monumentali.

<br/><a href="https://i0.wp.com/oi67.tinypic.com/2hp2f6v.jpg" target="_blank">View Raw Image</a>

Tomba monumentale in quel di Sakai

Ho già accennato al Periodo Kofun nel mio articolo su Egami Namio e l’introduzione del cavallo in Giappone.

Oggi vorrei in particolare concentrarmi sulle tombe stesse, con un occhio di riguardo a una tipologia particolare e iconica: le tombe a forma di buco di serratura.

Mille e un gusti di kofun

“Kofun” (古墳) significa, letteralmente, “antico tumulo”. E’ un termine impiegato per descrivere un tipo di sepoltura diffusa tra la fine del III° e dell’VIII° secolo.

La varietà nella categoria è immensa, in forme, taglie, struttura e corredo. Ne abbiamo piccoli, grandi, con fossato, senza, con più fossati, quadrati, tondi, ottagonali, a forma di uccello padulo (ok, forse questo no)!

https://www.japantimes.co.jp/wp-content/uploads/2017/08/n-tomb-a-20170823-870x592.jpg

Ad esempio, questo è un kofun, il mausoleo di Nintoku a Sakai

<br/><a href="https://i0.wp.com/oi65.tinypic.com/qwytdv.jpg" target="_blank">View Raw Image</a>

Sempre il kofun di Nintoku, se lo fotografi senza droni e in controluce

Anche questa puzzetta qui è un kofun!

Come accennato, parleremo in particolare del kofun a buco di serratura, così chiamato dagli occidentali perché la traduzione letterale di zenpō-kōen kofun fa ridere i polli (“antico tumulo che è tondo davanti e quadrilatero dietro”).

Cominciamo subito col dire che l’idea di fare un montarozzo grosso sul defunto non è una cosa originale. La mia modesta opinione è che i primi uomini volessero premunirsi contro eventuali evasioni post-mortem di nonnetti rompicoglioni e zie ficcanaso. So che quando certuni dei miei parenti stirano le zampette la tentazione di sotterrarli sotto un cumulo di mattoni e una colata di cemento stile sarcofago di Chernobyl è piuttosto forte.

Ad ogni modo, sto divagando.

Quale che sia la motivazione d’origine, sta di fatto che i tumuli esistono in Europa e in Asia, dalle valli del Kazakistan alla Corea e al Giappone. Che la gente del Regno di Wa seppellisse così i propri capoccia non è quindi cosa strana.

Ci sono due caratteristiche uniche alla situazione giapponese: la taglia e la forma.

I tumuli maggiori in Giappone hanno perimetri di centinaia di metri. Sono circondati da fossati multipli. In origine erano strutturati a gradoni e ricoperti di pietre, poi decorati con migliaia di haniwa, statue in terracotta di varia foggia. E questo senza contare la camera funeraria, il sarcofago e il corredo funebre.

File:Kamezukakohun 01.jpg

Ricostruzione del Kamezuka-kofun in Oita. I cilindri in terracotta che vedete sono haniwa

Provate a immaginare per la costruzione del tumulo di Nintoku: le migliaia di operai e artigiani specializzati, vasai, fabbri, orafi, con tutta la logistica che ne consegue. E’ necessario trasportare l’argilla, il minerale di ferro (che molto spesso era importato dalla federazione di Gaya, nel sud della Corea). Gli alloggi per tutta questa gente, le bestie da soma, i cuochi, gli sguatteri, i portatori, i cavatori…

Immaginate la plaga disboscata, tronchi e ramaglie ammassate per forni e bivacchi, la polvere, le mosche, il tanfo di sudore e di bufali. Incidenti sul lavoro un giorno sì e l’altro anche. Sacerdoti e sciamani, astronomi e santoni che ispezionano i lavori. I carri con i lingotti di ferro, quelli con la polvere d’oro e il mercurio, scortati da uomini a piedi armati di scudo e lancia. I cavalli trascinati ai fossati per i sacrifici rituali.

Haniwa a forma di palazzo, dal kofun di Imashirozuka

Alle volte è facile dimenticare le più triviali delle questioni logistiche, tipo dove cacava tutta questa gente? Avevano secchi e la portavano via? Avevano scavato trincee?

E tutto questo per seppellire una, due persone.

Bello sbattimento. E io che non volevo pagare per il “dott.” in ottone sulla lapide di mio nonno…

Insomma, chiunque sia finito ad ammuffire sotto tonnellate di terra, pietra e terracotta poteva mobilitare interi villaggi e monopolizzare il lavoro di migliaia di adulti. Ce lo aspetteremmo in uno stato avanzato, da una società stratificata e complessa. Ma quale che sia la definizione che diamo di “stato”, il Giappone del III° e IV° secolo di certo non qualifica.

Un plastico degli scavi di Kami, dal museo di Osaka

E’ però importante notare che, anche prima del III° secolo, il Giappone non era estraneo alle sepolture ridicolmente grandi. Nel sito di Kami, nella regione di Ōsaka, abbiamo trovato una tomba del periodo Yayoi (250 a.C. – 300 d.C.), rettangolare, di 15m per 25m.

Né è davvero una novità un corredo funerario ricco: nel sito Yayoi di Tatetsuki, nel dipartimento di Okayama, abbiamo ritrovato qualcuno seppellito con perle, monili e altra roba.

Quello che secondo Tsude Hiroshi distingue in modo essenziale le tombe del periodo Yayoi da quelle del Periodo Kofun non è il tumulo o la ricchezza del tesoro funerario, ma la forma a serratura.

Come vedete questo tipo di tumulo ha una parte a pianta tonda, una a pianta quadrangolare (spesso non rettangolare) ed è costituito da gradoni (spesso tre).

允恭天皇陵古墳(市の山古墳・古市古墳群)レーザー測量

Kofun a serratura (fonte in bibliografia)

E’ dura capire da dove sia arrivata questa nuova forma architettonica. C’è chi suppone che sia un’elaborazione giapponese di un concetto continentale, tipo le tombe-palazzo Han del I° secolo d. C. Secondo alcuni ricercatori coreani sarebbe una forma architettonica nata nella Penisola e poi importata sull’Arcipelago.

E’ vero che si trovano tumuli molto simili ai kofun a serratura in Corea, tipo il tumulo Jukam-ri, nel sud della regione di Jeolla. Tuttavia questo tumulo data del V° o VI° secolo, ovvero ben dopo l’inizio del Periodo Kofun in Giappone. E’ forse forse più probabile che sia stato il Regno di Wa a influenzare la sud Corea, con buona pace loro.

Risultati immagini per 方形台状墓

Esempio di tomba Yayoi quadrata a sommità piatta, da “San.in no shigū tosshutsu-kei funbo”

Per altri studiosi si tratta di una naturale evoluzione dei tumuli Yayoi. Di certo la gente di Yayoi costruiva tumuli circondati da fossati. Inoltre abbiamo quelle che sono chiamate “tombe quadrate a sommità piatta” (方形台状墓), tumuli a pianta quadrata con proiezioni agli angoli. E’ un’ipotesi stuzzicante, anche contando che questo tipo di sepoltura era prevalente nel Kinai, cuore palpitante del kofun a serratura.

Oltre alla forma, la taglia, come detto su, è degna di nota. A partire dal IV° secolo iniziamo a trovare kofun a serratura monumentali, e continueranno a crescere e a diffondersi fino al loro picco assoluto nel V° secolo.

Il tesoro funerario è pure degno di attenzione: come sottolinea anche Egami nel suo Minzoku kokka (1967), il corredo del primo periodo, fino al IV° secolo incluso, è costituito da oggetti sacri e rituali, in particolare da specchi di bronzo.

Si tratta spesso di specchi cinesi fabbricati tutti dallo stesso atelier e con lo stesso stampo. Il più tipico è lo specchio con bordo a sezione triangolare e decorato con motivi di animali e divinità.

https://i0.wp.com/www.kunaicho.go.jp/culture/shoryobu/img/pr05.jpg

Esempio di specchio con bordo a sezione triangolare e motivi di animali e divinità (三角縁神獣鏡)

Nel Libro dei Wei, quando la regina Himiko scrive all’Imperatore, costui risponde mandandole in dono un centinaio di specchi. Tale oggetto aveva un valore rituale e di prestigio ed era usato come dono diplomatico. Sull’Arcipelago, un capo che era riuscito a procurarsi uno stock di preziosi specchi cinesi poteva a sua volta usarli come dono per cimentare alleanze e amicizie con subalterni o altri capi. Almeno parte di questo “patrimonio” in specchi seguiva il capo nella tomba.

Tutti questi elementi (la taglia, la forma, i gradoni, gli specchi, le statue, ecc.) contribuivano a fare della tomba monumentale un luogo sacro di indubbia importanza. Ma in che termini?

Non avendo fonti scritte (mortacci loro!) siamo costretti a ipotizzare.

Secondo Mizuno Masayoshi e Kondō Yoshirō, il kofun rappresentava il luogo di sepoltura del capo, ma anche il luogo in cui l’autorità del capo stesso veniva trasmessa. In altre parole, non si trattava di una semplice tomba, ma di una fonte radiante di autorità legittima.

In particolare è stato tirato un parallelo tra i tre gradoni dei kofun a serratura e i tre gradoni delle colline cinesi dedicate al Jiaosi, un rito rivolto al Cielo che l’Imperatore Han officiava nei dintorni della Capitale.

Come fa notare Hirose, c’è il piccolissimo dettaglio che il kofun è una tomba (un’elaborata reggi-carcassa), mentre la collina del Jiaosi no. E’ però possibile che i tumuli monumentali, in quanto fonti dell’autorità regale, abbiano in effetti svolto una funzione simile alle colline a gradoni cinesi.

Un’altra possibilità per spiegare i tre livelli è data da Sofukawa Hiroshi: è possibile che i tre gradoni fossero un riferimento al monte Kunlun. Nella mitologia Han, il monte Kunlun (che pure ha 3 livelli) era il luogo di residenza del sovrano dopo la morte (e figura nell’arte funeraria, come nelle pitture del sarcofago nella tomba di Mawangdui).

Immagine correlata

Possibile rappresentazione del monte Kunlun

Tirando le somme, col IV° secolo vediamo diffondersi nella regione di Nara tombe monumentali separate dalle sepolture del resto della plebaglia. Questo suggerisce un cambiamento radicale rispetto alla fine del Periodo Yayoi. Tanto per cominciare siamo davanti, de toute évidence, al fiorire di una classe dirigente capace di mobilitare risorse e lavoratori su una scala senza precedenti. La società si è evoluta da una clanica/tribale a una più stratificata e complessa, con un concetto di autorità nuovo.

Non solo: col IV° e V° secolo i kofun si diffondono in altre regioni, fino all’isola di Kyūshū e buona parte dell’Isola di Honshū. L’adozione di questo metodo di sepoltura stravagante è con ogni probabilità il sintomo del diffondersi dell’influenza e del controllo del Regno di Wa sul resto delle polities isolane. Scambi di doni, soft power, conquista cruenta o politica delle cannoniere? Non possiamo saperlo per certo, ma è sicuro che la Corte di Wa di questo periodo allunga i propri tentacoli e tira a sé quelli che prima erano territori indipendenti.

I kofun monumentali non sono peraltro l’unico elemento che ci spinge a ipotizzare la nascita di una élite capace di reclamare un monopolio sul surplus economico.

Risultati immagini per caricatura borghesia mezzi produzione

Vignetta del 1896, perché certe cose sono eterne. Almeno nel V° secdolo l’élite aveva la decenza di farsi ammazzare a sciabolate, ogni tanto

I villaggi del periodo Yayoi sono tipicamente circondati da un qualche tipo di fortificazione (palizzate, fossato, ecc.). Verso la fine del periodo iniziamo a vedere in certe regioni l’emergere di granai più grandi del consueto. Qualcuno sta cominciando ad ammassare più beni degli altri, ma ancora le costruzioni non sono separate in termini spaziali dal resto delle capanne e magazzini.

Col III° secolo la situazione cambia: i villaggi non sono più fortificati, ma magioni con grandi magazzini cominciano a spuntar fuori come funghi, e queste sono fortificate. In altre parole, vediamo comparire un’élite che si separa anche in termini di spazio dal resto della plebaglia, che reclama le risorse per sé e che può permettersi di garantire la protezione dei villaggi limitrofi.

E’ addirittura possibile che la classe dirigente in questione abbia attivamente scoraggiato la fortificazione dei villaggi, un po’ come Richelieu smantellò i castelli della nobiltà francese.

L'immagine può contenere: 1 persona

Richelieu e il suo Umano da compagnia si apprestano a smantellare fortezze (Philippe de Champaigne)

Una svolta importante avviene nel V° secolo, il periodo d’oro dei tumuli a serratura. Un sacco di cose cambiano! Tra le tante, i kofun di questo tipo si diffondono, crescono in taglia e in opulenza. Le zone di Furuichi e Nakamozu, in quel di Ōsaka, annoverano migliaia di tumuli! Non solo, nel tesoro l’oggetto di prestigio che la fa da padrone non è più lo specchio cinese, ma la sana, pratica e tosta armatura. Questa non solo la puoi mettere per andare a picchiare la gente, ma è fabbricata nel Kinai, chilometro zero, ruspante ed equosolidale!

File:KofunCuirass2.jpg

Armatura in ferro, Museo Naizonale di Tokyo

Ne saltano fuori a mazzi, in certi tumuli troviamo decine di set completi di corazze, elmi, gorgiere, frecce, lance, finimenti per cavalli…

Questo cambiamento ha portato Egami Namio a teorizzare nientemeno che un’invasione su larga scala dell’Arcipelago. In altre parole, l’antica aristocrazia Wa, composta da sacerdoti e sciamani, sarebbe stata soppiantata a legnate da un popolo straniero guidato da un’aristocrazia militare.

Come discusso nell’articolo succitato, i dati archeologici non confermano questa ipotesi (anzi), ma è certo che il cambio di stile  nelle tombe e nel corredo indica una notevole evoluzione politica, sociale  e spirituale, di certo legata in buona parte alla pressione straniera, l’arrivo in massa di rifugiati coreani e la consolidazione della polity di Wa in Stato vero e proprio.

Questo è il periodo dei tumuli più grandi, come quelli attribuiti a imperatori di dubbia esistenza e mirabolanti leggende come Ōjin.

Il problema maggiore dello studio di queste tombe è che per il governo giapponese si tratta di monumenti sacri e pertanto off-limits. E’ impossibile scavarli o aprirli.

La cruda verità è che i nazionalisti non vogliono scoperchiarli e scoprire che PERDINDIRINDINA, MA SONO PIENI DI COREANI! Ecco!

Insomma, siamo incastrati a studiare solo i tumuli a serratura di mezza tacca, che probabilmente appartenevano al gradino subito sotto le élites più importanti. Non possiamo quindi essere sicuri se le armature sono una componente dominante anche nelle tombe più grandi oppure no.

In ogni caso, si parlava di immigrazione: il corredo dei kofun conferma gli stretti rapporti che il Regno di Wa intratteneva col Continente nel V° secolo. Un esempio possono essere delle perle trovate nel  kofun di Iwase senzuka, molto simili a degli esemplari tipici della regione di Kyongju in Corea. E’ molto probabile che si tratti di importazioni. In un kofun del complesso di Niizawa senzuka invece abbiamo trovato una corona d’oro molto simile a monili fabbricati dagli Yan settentrionali. E via così, gli esempi abbondano.

Un altro indizio sulla situazione diplomatica dei Wa ci viene dal Libro dei Song (Sō sho), scritto da Shen Yue nel 493 e che copre gli eventi dal 420 al 479. Shen Yue nomina “cinque re di Wa” che avrebbero spedito ambascerie dai Liu Song per guadagnare prestigio e legittimare il loro potere.

Immagine correlata

Perché, in un periodo di fermento politico e diplomatico, capi e capetti dovrebbero investire così tanto in tombe di lusso?

Opere come queste servono in realtà diversi scopi. Tanto per cominciare, val la pena ricordare che nel V° secolo siti come Nakamozu e Furuichi erano relativamente vicini al mare. Non è da escludere che una delle funzioni dei kofun più grandi fosse quella di essere visibile dai marinai. Mercanti e viaggiatori che andavano e venivano tra il regno di Wa e il Continente erano costretti ad ammirare queste opere mastodontiche, mostruose, impressionanti. E gli ufficiali Wa potevano spiegare agli stranieri allibiti:

“Quello? Oh, niente, ci ho seppellito mio nonno buon’anima. E quello un pochino più piccoletto lì è per il mio cagnolino Fuffy. Sapete com’è, noi c’abbiamo così tanta gente e così tanta ricchezza e così tanto potere che alle volte non sappiamo bene cosa farci.”

In un periodo in cui i tuoi vicini sono falciati da gente tostissima con mire espansionistiche, non è una cattiva idea curare il proprio prestigio.

Lo stesso valeva per i capoccia delle altre polities Giapponesi: potevi seguire i Wa e partecipare della loro gloria e ricchezza, o potevi metterti contro i Wa e pagarne le conseguenze.

Secondo l’archeologo e storico Matsugi Takehiko, questi tumuli erano anche strumenti di propaganda e coesione sociale. Li definisce kyōshikei monuments (仰見型モニュメント), ovvero strutture a cui la gente guarda per definirsi, con soggezione e trasporto (un po’ come i fiorentini guardano la Statua del Mal di Testa). Si tratta di opere ciclopiche il cui ruolo sociale era creare un forte senso di appartenenza e identità culturale.

E’ anche molto probabile che, come accennato più su, il tumulo restasse un elemento attivo nella vita religiosa del Regno di Wa, e che il defunto rimanesse come protettore del popolo e della classe dirigente.

Con il VI° secolo il numero di kofun a serratura monumentali declina, e continua a declinare per tutto il VII°, fino a sparire, insieme ai grandi kofun in generale a prescindere dalla forma. Le tombe diventano più piccole, e spesso raggruppate tra loro (clusters). La quantità di armature pure diminuisce in favore della spada decorata, nuovo simbolo di autorità e prestigio da portarsi dietro nel Regno dei Morti. Dopotutto una spada rituale è più leggera di un’armatura e più pratica di uno specchio se vuoi stapparti una birra.

Vero, in certe regioni più remote la gente ha continuato a fare tumuli fin nell’VIII° secolo, ma si sa che i provinciali sono sempre in ritardo sulle mode: a quel punto la figata per tirarsela non era più una collina artificiale in cui chiudere il cognato, ma il tempio. Il regno di Paekche aveva infatti portato il Buddismo in Giappone, un set completo di sutra, statue e frati che fungevano da libretto delle istruzioni.

Risultati immagini per nakamozu kofun

Una foto da Google Earth di Nakamozu, in Sakai

Tirando le somme

I kofun monumentali a serratura sono stati uno strumento politico e culturale molto importante nella delicata fase di state-formation del Regno di Wa. La loro diffusione in altre regioni testimonia dell’adozione, da parte dell’aristocrazia locale, dei costumi Yamato. In altre parole, testimonia dell’avvicinamento, da parte di territori indipendenti, all’orbita Wa.

C’è un annoso dibattito su quanto il Regno di Wa del Periodo Kofun sia o meno uno “stato” e su che tipo di influenza o controllo la Corte poteva davvero esercitare sulle polities circostanti. Ok, i tuoi vicini hanno adottato il tuo stile di tombe, ma ti mandano tributi? Puoi esigerli? Puoi esigere ostaggi? Parteciperanno al tuo fianco in caso di guerra?

Per alcuni la Corte di Wa aveva una presa forte sui territori limitrofi. Per altri si trattava di una “federazione tribale” più o meno stabile. Secondo Sasaki (e la sottoscritta), il modello che meglio descrive la situazione è quello proposto da Tambiah per descrivere il Sud-Est Asiatico: il modello a mandala o galattico.

Secondo Tambiah, le varie polities del territorio (paesi, regioni, città, ecc), non sono “legate” (bounded) al centro, bensì “orientate verso il centro” (center-oriented). In altre parole, la polity centrale esercita un’attrazione su un certo numero di “satelliti” minori. Tale controllo si affievolisce man mano che ci si allontana dal centro.

I satelliti ripropongono al loro interno una riproduzione del modello centrale, ma sono a costante rischio di scissione.

Questo è verificato nel caso dei kofun a serratura: in certe regioni li vediamo comparire, poi sparire e poi riapparire più tardi. Per spiegarlo col modello di Tambiah, la classe dirigente di quella polity sarebbe finita nell’orbita Yamato e avrebbe preso a replicarne gli schemi. Si sarebbe poi allontanata dalla sua sfera di influenza, per riavvicinarsi infine anni dopo.

Lo sviluppo di clusters di kofun e il declino dei grandi kofun a serratura sono spesso interpretati come un segno che, se da una parte le tombe monumentali sono riservate a un gruppo sempre più ristretto di individui, dall’altro un numero sempre maggiore di persone ha il potere e i mezzi di permettersi un tumulo, sia pure di forma e taglia subalterna. E’ un segno del consolidamento del potere della Corte di Wa sul resto delle regioni.

Questo rafforzarsi dell’autorità Yamato, insieme con l’indebolirsi della minaccia straniera nel VII° secolo hanno certamente contribuito (tra le altre cose) a rendere i kofun monumentali desueti.

Nonostante certe regioni siano rimaste autonome (il nord-est resterà virtualmente incontrollabile fino al XII° secolo!), un nuovo tipo di Stato sta nascendo, uno fondato su leggi scritte, burocrazia, annali.

Con il tramonto dei grandi tumuli sorge l’epoca storica della parola scritta (e con buona pace di Fomenko, sì, abbiamo documenti scritti antecedenti al X° secolo cristiodio). L’epoca di Himiko si conclude, lasciando il posto all’epoca della Corte.

E i kofun?

<br/><a href="https://i0.wp.com/oi64.tinypic.com/20pc9io.jpg" target="_blank">View Raw Image</a>

Sono sempre lì, quasi venti secoli dopo, e ancora non possiamo scavare queste tombe, non possiamo studiarle, perché i kofun monumentali continuano a svolgere la loro funzione: sono ancora e sempre fonti di unificazione, identità e legittimazione.

Magari un giorno le cose cambieranno, e noi cinici potremo fiondarci a scoperchiare sarcofagi e analizzare le ossa di dei dimenticati.

Nel frattempo ci tocca pazientare.

MUSICA!


Bibliografia

CLASSEN Henry J. M., “The internal dynamics of the Early State”, in Current Anthropology, Vol. 25, No. 4 (Aug. – Oct., 1984), pp. 365-379

Département culturel du bureau de la culture et du paysage de la ville de Sakai, Shikkoku, hakugin no buki, Recueil des lectures sur la culture de la ville de Sakai n° 6, 31 mars 2014, Sakai, p.200

EGAMI Namio, Kiba minzoku kokka, Chukō shinsho, Tōkyō,  1967

HIROSE Kazuo, Zenpōgōen-fu no seikai, Iwanami shinsho, Tōkyō, 2010

SASAKI Ken’ichi, “The Kofun era and early state formation”, in FRIDAY Karl, Routledge Handbook od Premodern Japanese History, Routledge, London, 2017, p.68-80

SHIRASHI Taichirō, Kofun, Yoshikawa kōbunkan, Tōkyō, 1989

TAKASHIMA Hideyuki, Kodai tōkoku chiikishi to shutsudo bungaku shiryō, Tōkyōdō shuppan, Tōkyō, 2006

TAMBIAH Stanley Jeyaraja, “The galactic polity in Southeast Asia”, in Culture, thought, and social action, 3–31, Harvard University Press, Cambridge, 1973

Foto del kofun a gradoni