Bruna, piccola e malvagia: Anita Garibaldi seconda

Anni fa condivisi la mirabolante storia del mio gatto, Manfred von Richthofen die zweite. Ritengo che, di tutti i miei articoli, sia uno dei più importanti e necessari per la società.

Chi però segue il mio blog avrà notato, nel mio articolo di riapertura, che nelle foto compare una misteriosa figura:

Oggi, tanto per cambiare dai soliti post di morti ammazzati e polemica, ho deciso di parlare di lei.

Tutto comincia con un prequel.

In una notte senza luna nelle campagne del Valdarno, tra nutrie e cinghiali, nacque una bimba chiamata Bernard (nota come Nursie).

Come dono di compleanno, le tre fate madrine (Ornella, Dianora e Rosa del piano di sotto) le donarono piedi taglia 32, lunghi ricci Botticelleschi e l’abilità di attirare a sé le bestie che Fatina Selezione Naturale cerca disperatamente di eliminare dal pool genetico.

Nel tentativo di sfuggire a questa maledizione benedizione, Nursie decise un bel giorno di sgomberare a casa della Tenger, in periferia parigina, lontano da merli epilettici e cinghiali paraplegici. Dopotutto la Tenger abitava lì da 10 anni e non si era mai imbattuta in bestie catorcio.

Ebbene, il primo anno abbiamo dovuto grattare Manfred dall’asfalto, come narrato nell’articolo succitato.

Il secondo anno è arrivata Anita

Il terzo Nyarlathotep.

Il quarto siamo già riservate per un riccio handicappato.

Se il trend continua, la Tenger dovrà iniziare a vendere organi sul mercato nero per mantenere lo zoo.

La storia di Anita

Un bel giorno di primavera, Tenger si sta facendo gli affaracci suoi a casa quando Nursie torna da una passeggiata. Attaccato a una chiappa, tipo stella marina, ha un ragnetto peloso che strilla con la disperazione straziante di una sirena antincendio.

Nursie ha attirato un altro gatto.

O almeno, si ipotizza che sia un gatto, anche se a colpo d’occhio somiglia di più a un Tarsio Spettro: è un mucchietto d’ossa tutto occhi e fauci. La bestia ha così disperatamente fame che si fa acchiappare subito, nonostante abbia chiaramente paura di farsi avvicinare.

Portata dal veterinario, viene determinato che si tratta di un organismo coloniale costituito per il 70% da gatto e per il 30% da pulci.

Quindi non è un Tarsio Spettro, non possiamo smollarla allo zoo del Jardin des Plantes, ce la ritroviamo in casa. La sbattiamo in camera di Nursie perché così un’altra volta impara.

Metto annunci sui siti di gatti persi, metto annunci sui siti di gente che vuole adottare gatti. Un gatto in casa mi basta, non ho mezzi per tenerne due e questa bestia dovrà essere sistemata altrove, punto.

Spoiler: non è stata sistemata altrove.

L’abbiamo chiamata Anita più per scherzo che per altro, perché non somigliava per nulla alla tostissima moglie di Garibaldi. Era una creaturina tremebonda e debole, affamata di coccole ma spaventata da tutto. Per settimane, ogni volta che prendevo la scopa per spazzare, Anita schizzava via terrorizzata (il che mi lascia supporre che qualcuno si sia divertito a prenderla a botte).

Ad ogni modo, la rappezziamo, la spulciamo, e constatiamo che si tratta forse dell’unico caso francese di gattina completamente nera e completamente cesso. Le foto non rendono giustizia al manto spelacchiato, le costole sporgenti, le cicatrici visibili. Nonostante cure e cibo, Anita resta a forma di Tarsio Spettro scampato al disastro di Chernobyl.

Un paio di mesi dopo averla raccattata, è estate. Inscatolo le bestie e raggiungo i vecchi genitori alla fattoria di famiglia (siamo i maggiori produttori di sassi e ortiche del villaggio!)

E’ qui che Anita scopre la passione che le permetterà di superare i traumi della propria travagliata infanzia: uccidere.

La prima settimana questo mostriciattolo tutt’occhi ammazza una dozzina di bestioline tra topi, ghiri e lucertole. L’ho vista all’opera: salta sulla preda, addenta la testa e con un rapido movimento spezza il collo della vittima. Dopodiché inizia a palleggiare il cadaverino molle in giro: lo pesta, lo afferra con i denti, lo lancia per aria e lo prende a zampate come Mila che schiaccia a pallavolo. A volte, se Manfred è nei paraggi, gli porta la carcassa e gliela butta ai piedi tutta felice, per far giocare anche lui.

Dopo diversi minuti di quest’attività che, chiaramente, è divertentissima, Anita raccatta la vittima di turno, si siede in un angolino e procede a mangiarla. Tutta.

Di solito ciò avviene sotto la mia sedia mentre studio. So che ha catturato qualcosa perché lo scricchiolio di un cranio masticato fa un rumore molto caratteristico.

Long story short, mangiare topi interi è una cura di bellezza fenomenale!

L’omicidio ha un effetto palesemente terapeutico perché non solo Anita smette di essere una cosina nevrotica, ma inizia a crescere, diventa a forma di gatto e non più di ragno.

Oggi Anita è una gattina di 4 Kg, una palletta capace di fare fusa assordanti e il cui passatempo preferito è ridurre la biodiversità. In mancanza di topi o ghiri, la sua vittima preferita è la mia treccia, che è nemica della rivoluzione. Non c’è niente di meglio che svegliarsi la mattina con un mostriciattolo nero che ti tira i capelli.

Un’altra cosa che Anita ama fare è salire sul petto del dormiente e dargli tante adorabili leccatine sul naso. La sola cosa più adorabile che svegliarsi perché ti tirano i capelli, è svegliarsi perché la fiatella putrefatta del gatto ti riempie i polmoni.

Col tempo Anita ha ampliato il suo raggio d’azione e la lista dei nemici della rivoluzione si è allungata: a topi, ghiri e lucertole si aggiungono api, farfalline, cornacchie, altri gatti, gatti più grossi, cani da pastore, mucche…

Anita non fa prigionieri: schizza tipo palla da cannone mirando agli occhi.

E così ci ritroviamo con questo concentrato di malvagità. Il suo compleanno è il 30 agosto e la sua arma di predilezione sono unghiette a rasoio capaci di aprire un ratto adulto come una borsetta.

Manfred ha accettato Anita con entusiasmo, Anita tollera Manfred con pazienza.

Colgo l’occasione per ricordare che i gatti vanno assolutamente sterilizzati, chippati, vaccinati regolarmente e tenuti in casa la notte: sono bombette di distruzione di massa e piaghe assolute per la biodiversità. Siate proprietari responsabili, non lasciate che questi gremlins si riproducano o che siano liberi di fare troppi danni.

Per chi segue questo blog, non temete: gli articoli storici torneranno tra un paio di settimane.

Per il resto, MUSICA!

16 thoughts on “Bruna, piccola e malvagia: Anita Garibaldi seconda

  1. Awwwww, la panterina omicida del mio cuore!
    Ora dai retta a Nursie e mettiti a scrivere subito un articolo di presentazione anche per il Comandante Raskova. Sai, non vorrei tu restassi indietro con il lavoro in vista di Pasqua prossima…

  2. La tua pantera domestica è praticamente il contrario dei gatti del mio vicino, talmente tonti che si fanno irridere dalle cornacchie appollaiate sugli alberi.

  3. Poi i gatti vivono di più se non lasciati andare fuori.
    Non sono animali selvatici, è solo che gli pseudopadroni li buttano per strada e poi si sorprendono se non si affezionano…

  4. Beh, sei fortunata visto che la belva tascabile si limita a consumare i suoi pasti sotto la tua sedia. Io ho avuto una gatta che considerava suo preciso dovere contribuire al mantenimento della famiglia e depositava regolarmente e orgogliosamente le sue prede sullo zerbino…
    Malgrado fosse abbastanza minuta (non arrivava ai tre chili) non si limitava a piccole prede : tra le svariate carcasse che ho dovuto far sparire vi erano parecchie pantegane (intese come ratti di dimensioni tali da poter essere confuse con un bue muschiato) , piccioni, talpe, uno sventurato parrocchetto ( sa Odino dove è andata a prenderlo) e, con immenso terrore della vicina una volta si è presentata con un ‘serpente’ di quasi mezzo metro (in realtà un innocuo orbettino ). Peggio è andata a mio fratello: la gatta si è messa in testa di addestrarlo alla caccia e gli ha scodellato sul letto uno smisurato scarafaggio vivo come prima lezione…
    Il bello è che era schizzinosissima sul cibo e mangiava esclusivamente pochissimi tipi di scatolette ( oltre che petto di pollo e piselli).
    L’unica volta che la vidi mangiare una preda fu per ripicca: non voleva mangiare un nuovo tipo di scatoletta e pur di non cedere catturo una lucertola la mise nella ciotola e se la mangiò, guardandoci poi con aria indignata…
    P.s: il coniglio spocchioso di qualche tempo fa che fine ha fatto?
    È caduto in una pentola con funghi e piselli?
    O se l’è mangiato Anita?

    • Oddio, anche Anita fa un sacco di bizze con scatoletta e croccantini! Si vede che il paté non ha quel retrogusto di putrefazione.

      Se ti riferisci al coniglio dei miei, è defunta di estrema vecchiaia da un po’. Con gran sollievo di caricatori, fili elettrici, scarpe e borse ^_^

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