Di scheletri e gente morta male: History cold case

In ricorrenza della simpatica Festa dei Morti, ho deciso consigliare qualcosa che combini gente mortamale, ricerca storica e pedanteria accademica. E quando si parla di pedanteria, si può sempre contare sull’Inghilterra!

History cold case

History cold case è una serie in due stagioni che passata in tv tra il 2010 e il 2011.

Il concetto è semplice: applicare i mezzi della medicina forense attuale ai resti di gente morta illo tempore.

Un’analisi dettagliata e completa del cadavere richiede un notevole investimento in risorse, e spesso la descrizione degli scheletri è relativamente sommaria. Basti pensare che fino a un paio di decenni fa molti scheletri erano identificati come maschi o femmine in base al corredo funebre, metodo raffazzonato che ci ha fatto prendere non poche cantonate.

Lo studio completo della salma è di solito riservato a defunti importanti: ad esempio, qualche anno fa un team diretto dal Professor Fornaciari dell’Università di Pisa ha analizzato la mummia di Cangrande della Scala, determinando che il prode ghibellino è stato spacciato da un infuso risolutivo corretto alla digitale.

Benvenuto a Treviso, che ne dice di una tipica tisana locale?

La serie History cold case segue un protocollo simile, occupandosi però di morti senza nome, pescati da varie epoche, dall’Età del Bronzo all’Epoca Vittoriana.

Il team

Sue Black

Sue Black dirige la squadra di ricerca. La nostra è antropologa e professoressa di Anatomia ed Archeologia forense all’università di Dundee. L’identificazione a partire dallo scheletro fu la sua tesi di dottorato nel 1986.

Per più di 10 anni Black ha lavorato in qualità di antropologa nell’identificazione dei morti, sia all’ospedale St. Thomas di Londra che in zone di conflitto come il Kosovo o l’Iraq. La nostra ha partecipato anche allo sforzo internazionale di identificazione delle vittime in Thailandia, dopo lo tsunami del 2004.

Black ha diretto per un periodo il Center of Anatomy and Human Identification (CAHID) dell’Università di Dundee, ma si occupa anche di gente viva: nel 2014 la nostra contribuisce all’identificazione delle mani di un uomo riprese in un video pedopornografico.

Insomma, cosa non c’è da apprezzare in Sue Black?

Xanthé Mallett

Segue Xanthé Mallet.

Anche lei antropologa forense e specializzata in biometrica del cranio e identificazione delle mani, senior lecturer all’Università di Newcastle in Australia.

La nostra comincia la sua carriera accademica con una laurea in Archeologia a Bradford, per poi orientarsi sull’Antropologia con un Master a Cambridge e un dottorato a Sheffield.

Per 5 anni ha lavorato al CAHID di Dundee, università presso cui è stata anche professore in Antropologia.

Caroline Wilkinson

caroline

Caroline Wilkinson

Terza e ultima antropologa del gruppo è Caroline Wilkinson, dottorata all’Università di Manchester, collaboratrice del CAHID ed esperta in ricostruzioni facciali.

La nostra ha ricreato la faccia di noti defunti come Riccardo III d’Inghilterra o Roberto I di Scozia.

Nel 2012 ha ricevuto una medaglia dalla Royal Photographic Society per il suo contributo al miglioramento della fotografia medica.

 

Wolfram Meier-Augustein

Wolfram Meier-Augustein

L’ultimo membro fisso del gruppo è anche quello col nome più metal, Wolfram Meier-Augustein. Il nostro ha un dottorato in Scienze naturali della Ruprecht-Karl University di Heidelberg, è un esperto forense per la National Crime Agency e professore alla Robert Gordon University di Aberdeen. Dal 2010 al 2014 è stato direttore del Forensic Isotope Ratio Mass Spectrometry Network ed è stato membro della British Association for Human Identification.

E’ stato consulente in diversi casi di cronaca nera, dove ha contribuito ad identificare parti umane. Ha partecipato anche nelle indagini del famigerato caso delle sorelle Mulhall, due irlandesi che uccisero a coltellate e martellate il fidanzato della madre, per poi farlo a pezzi.

I casi

History cold case non è una lunga serie: ci sono solo due stagioni, ognuna delle quali ha 4 episodi di circa un’ora.

Ogni volta, il gruppo prende in esame un caso del passato (con una o più vittime) che presenti un qualche tipo di peculiarità.

I resti sono quindi studiati come se si trattasse di vittime contemporanee.

Mentre parte del team studia il cadavere (o i cadaveri), altri membri si occupano di completare il contesto storico con l’aiuto occasionale di altri ricercatori, reenactors e storiografi.

Mentre l’indagine va avanti, la Wilkinson si adopera a ricostruire il viso della vittima, di modo da restituire un’apparenza umana all’individuo.

Alla fine dell’episodio, il gruppo presenta il resoconto di ciò che sono riusciti a trovare (che può essere un sacco di roba o molto poco), le possibili circostanze della morte, e il ritratto del defunto.

Oltre alla ricerca dell’identità del morto, l’indagine offre anche uno spunto per parlare del periodo storico o di particolari fenomeni legati al morto, come i ladri di corpi dell’Inghilterra ottocentesca, le persecuzioni antisemite o i sacrifici umani dell’Età del Bronzo.

Uno dei casi porta sullo scheletro di una donna seppellito in una posizione bizzrra con non uno, non due, ma TRE infanti disseminati addosso

Spesso in questo genere di documentari si cerca di aggiungere una spolverata di suspence e dramma, qualcosa che tenga agganciato lo spettatore distratto.

Nella fattispecie questo aspetto è molto discreto, e non si sconfina mai in roba ridicola tipo reenactment del fattaccio o altre boiate atroci del genere (molto comuni nella “documentaristica forense” da pizza e divano).

Il contesto storico è di solito sommario, ma l’inusuale dipartita del soggetto di studio permette spesso di avere un ragguaglio su aspetti poco noti.

Nella seconda puntata della seconda serie, ad esempio, il gruppo della Black si occupa di una fossa comune trovata subito fuori dalle mura di York e contente 113 corpi, probabilmente legati all’assedio del 1644.

I nostri studiano in particolare 2 scheletri che presentano una rara malattia genetica che calcifica e deforma le ossa. Al di là del contesto storico, l’episodio mostra che portatori di handicap (anche gravi) erano presenti negli eserciti del periodo.

Immaginate domani una serie tv che racconta la storia di un portatore di handicap all’assedio di York.

Posso già sentire i lamenti e le lagne dell’Uomo del Bar: “ecco questi social justice warriors che impestano la Storia con le loro cazzate con gli handicappati in guerra!”

La prima puntata della prima serie parla dell’Uomo di Ipswich, lo scheletro di un maschio adulto di origine africana risalente al XIII° secolo.

Di nuovo, le sentite le lagne dell’Uomo del Bar sulle femministe che vogliono inquinare il passato bianco dell’Inghilterra?

O gli strilli dello Storiografo di Facebook che afferma con totale sicurezza che l’Europa del 1200 era isolata e stagnante?

Il punto è che la Storia è molto più complessa di quanto siamo portati a pensare dopo uno studio superficiale. Serie come questa sono un piccolo contributo nel demolire i luoghi comuni.

Parlando di luoghi comuni, un esempio è l’episodio 2 della prima serie, in cui la Black analizza la mummia di un bambino. La nostra lancia una serie di ipotesi sul background del fanciullo, ipotesi ragionevoli ma che si rivelano del tutto errate dopo uno studio approfondito. Questo mostra come un bais iniziale, se non verificato in modo rigoroso, può portare a conclusioni del tutto false.

Per un lungo periodo gli archeologi hanno catalogato il sesso del morto in base al corredo: armi->uomo / gioiellii->donna. A quanto pare è stato un errore in diversi casi, perché la costruzione dell’identità di genere nella morte è una roba particolare che non segue lo stereotipo di conserva insito nella gran parte di noi.
Di questo libro parlerò con calma in altra sede, ma intanto lo consiglio.

Insomma, History cold case è un prodotto per la televisione che deve catturare l’attenzione non solo dell’appassionato, ma anche dello spettatore medio. Pertanto lo stile e il modo in cui la serie è realizzata a volte urtano un pochettino la mia acuta sensiibilità di “maestrina laureata al classico” (cit.), ma questo non porta serio danno all’investigazione stessa, che resta ben fatta per il medium scelto (un episodio da 57 minuti).

Nell’insieme è una buona serie, divertente e interessante senza aver la pretesa di creare qualcosa di davvero rivoluzionario. E’ un peccato che si siano fermati dopo 8 episodi: è il genere di roba che presenta infiniti spunti, e mi farebbe piacere vedere altri documentari del genere, magari non limitati alla sola Inghilterra.

Idea di base
Team di ricerca
Soggetti
Format

In conclusione, History cold case è un buon prodotto, basato su una buona premessa e che offre molti spunti di studio. Plus, l’ultima volta che ho guardato lo si trovava tutto in modo diversamente legale su YouTube. La Fortezza gli concede quindi un bel seal of approval.

MUSICA!


IMDb della serie

Pagina wiki di Sue Black

Pagina wiki di Xanthé Mallett

Pagina wiki di Caroline Wilkinson

Pagina wiki di Wolfram Meier-Augustein

25 thoughts on “Di scheletri e gente morta male: History cold case

  1. Sembra molto interessante…Già sto visionando la serie sulla prima guerra mondiale da te consigliata, e la trovo molto interessante, sicuramente darò un’occhiata anche a questa serie.
    Sono però rimasto colpito dal discorso sull’identificazione del sesso degli scheletri dal corredo: pur essendo già al corrente della vicenda delle ‘amazzoni’ delle steppe, nella mia ignoranza, e sulla base di qualche vecchia lettura, ero convinto che la definizione del genere fosse piuttosto agevole e facilitata dalla differente forma del bacino tra i due sessi.
    O ho capito male o molti archeologi lavorano con una certa superficialità…

    • Dipende dai siti. Purtroppo in alcuni non è stato fatto uno studio dettagliato dello scheletro.
      Da “Reconsidering Warfare, Status and Gender in the Eurasian Steppe Iron Age” di Hanks Bryan in Where all warriors male? a cura di Linduff Katheryn e Rubinson Karen, 2008, p.15-34
      “[tradotto dall’inglese] Nell’archeologia mortuaria, in molte parti del mondo inclusa la regione delle steppe, il sesso biologico degli individui è spesso presupposto dal corredo funebre piuttosto che una vera analisi osteologica dei resti umani. Non solo, quando tale analisi viene svolta, il metodo specifico usato per determinare l’età e il sesso non è descritto. Ciò è particolarmente preoccupante dacché il sesso è spesso assegnato a individui subadulti, come le “sacerdotesse guerriere” di cui parla Pokrovka. In esemplari adulti, il sesso biologico può essere determinato in molti casi con 97-98% di certezza se sia il cranio che il bacino sono presenti e ben conservati. (riferimento bibliografico a Mays, 1998).”

    • Il libro è del 2008, di certo ci sono stati progressi negli ultimi 10 anni, ma un bias del genere, di così lunga durata, ha falsato in modo sensibile l’idea che abbiamo di certe realtà. E’ per questo che bisogna sempre stare attenti ai propri assunti.

  2. * emerge dall’oltretomba, con ottimo tempismo per Halloween *

    Oh Tenger! Droppa la lotta al patriarcato e le istanze di riconoscimento dei diritti de non-binary genderfluid lesbian polyamoric… individui, ho bisogno del tuo ardore guerresco per un altro tema XD con tempismo perfetto, un’oretta fa, cazzeggiando sul Tubo, sono (ri-ri-ri)capitata sul video di Princess Monodose, questo:

    la summa degli orrori dei ridoppiaggi dei film Ghibli. Essendo tu sia prona alla bestemmia creativa, da brava toscanaccia, sia fluente nella nippolingua (+ mia sorella spirituale negli insulti al fu Altieri, reo di simili crimini), mi piacerebbe leggere un tuo commento sulla questione. O un rant di qualche migliaio di parole, se preferisci, in ricordo dei bei vecchi tempi in Bacheca Retard da Zwei XD

    • AAAAAAAAAAAAAAAAH I DII BESTIA DEL CANNARSI!
      Ogni volta che il nome del Cannarsi viene sussurrato un traduttore si suicida dandosi fuoco mentre morde una capsula di cianuro saltando da un alto edificio dentro un woodchipper gigante mentre mercenari russi lo usano per il tiro al bersaglio!

      Proprio di recente una brutta persona di cui non farò il nome mi ha passato dei link al vecchio forum Gibli dove il tizio spiegava che se ami davvero una persona la plasmi a tua immagine e somiglianza. Perché OVVIAMENTE. Faceva anche tutta una sacca su quanto sia importante la spermofagia, che bon, chissenefrega non fosse che la “fidanzata” aveva, a suo dire, 16 ANNI.

      • O.o wut?!
        Il forum Ghibli ricordo di averlo leggiucchiato illo tempore, in particolare un topic in cui si chiedevano (con pure troppo tatto) chiarimenti su certe traduzioni discutibili, e il pallone gonfiato rispondeva con un misto di boria e pietismo, tipo “sì, Ta-bimba e il suo (di lei) nome… e quindi? :-)”… ma questo è uno spaccato del suo modo di ragionare di cui credo nessuno sentisse la mancanza. Che orrore. Per questo avrei avuto bisogno io del trigger warning :\

        … Chi è la brutta persona, anyway? :->

      • … insomma, se a questo probabilmente viene barzotto al pensiero che qualche atomo di carbonio un tempo residente nel suo sacco scrotale possa essere assimilato post-bevuta e post-digestione dalla sua femminuccia plagiata, cosa pensa dei suoi adattamenti che penetrano il condotto uditivo di noi poveri spettatori?

        *corre a versarsi acqua ossigenata nelle orecchie* Barf!

      • Si dice il peccato ma non il peccatore 😀

        C’era tutta una discussione sul senso dell’amore, col fatto che c’è amore maschio e amore femmina (e a me già qui parte lo Stalinismo). Che tipo l’amore maschio è quello attivo dell’uomo che deve plasmare la donna a sua immagine (e farle ingollare durante il pompino, dettaglio fondamentale), mentre la donna se ama davvero deve conformarsi il più possibile al pensiero del suo Wuomo.
        Interveniva anche la bimbetta dicendo che sì, assolutamente, lei obbediva in tutto e per tutto e lo chiamava “padrone”.
        Qui il link, per i golosi di trash ^_^
        Se risali c’è anche tutta la sbrodolata del Cannarsi che spiega la sua balorderrima visione di Ammoreh

        Conspiracy theory: la bimbetta non è mai esistita, è il Cannarsi che fa onanismo informatico, se le canta e se le suona.

        Sulle traduzioni, sono in assoluto il lavoro peggiore che io abbia mai visto in vita mia. Ho studiato traduzione con la professoressa Anne Bayard-Sakai, se mi fossi anche solo azzardata a PENSARE una traduzione del genere mi avrebbe presa a sediate.
        E a chiosa, il “dio bestia” è il Daidarabotchi, un gigante del folklore che non esiste in Italia. Ovvero: poteva tradurre come voleva! Lasciare Daidarabotchi, o “Dio degli Animali”, o “il gigante”, o “il titano”. Ma per certi versi sono lieta di sapere che nei cinema della cattolica Italia sia passato un film per ragazzi in cui il protagonista bercia bestemmioni a una platea di quattordicenni e genitori sconvolti 😀

      • “Si dice il peccato ma non il peccatore”
        :< però, pure tu che lanci il sasso e nascondi la mano… vabbe', almeno ora ho il link per spanciarmi dal ridere stasera.

        Il Cannarsi del periodo Evangelion, roba di quindici anni fa e più, era accettabile al 95%: ogni tanto capitava una frase costruita alla giapponese, tipo "se questo ci viene detto, di questo ci convinciamo". Ma Pom Poko, che mi ricordo di aver visto su Sky circa sei anni fa, è stata un'esperienza espressionista/allucinatoria in cui nel marasma di nonsense emergevano singole parole che suggerivano dove i dialoghi andassero a parare. Un'orchite da far invidia ai tanuki della pellicola X(

        Arigatō e alla prossima 😀

      • Sì sì, la pagina faccialibro la conoscevo, l’ho spacciata a un paio di conoscenti in real life che lodavano il linguaggio arcaico e quasi poetico così tipico di Miyazaki (seeeeh…)

        Comunque leggere il topic sull’ammmore non mi ha fatto spanciare, mi ha rivoltato, oltre a concezioni francamente agghiaccianti c’è pure una prosa tronfia che manco G.L. si sarebbe azzardato a usare nel suo blogghe (in realtà è così pretenziosa che cade più dalle parti del Carrido autore XD). Ma almeno ora non mi sentirò più una brutta persona per disprezzare il Cannarsi ^.^

      • Tanto per fare un esempio di prosa:

        “E quando avessi visto con i miei occhi la miseria e la sofferenza reale del prossimo, come potrei tornare al mio sistemadi (sic!) riferimento dove pure posso amare la mia sorellina essa sola?”

        Cioè, “ma che oh!” (cit.)

  3. Ops, allora il primo commento are parito. Cancella pure quello che ti piace di meno.
    Quindi tifi HRR XD Non sapevo di queste tifoserie… Vi menate come Laziali e Romanisti?

  4. Mi ha sempre interessata la storia, soprattutto le parti non proprio “mainstream” o comunque diverse dalla concezione comune. Mi sta piacendo un sacco il tuo blog, penso rimarrò nei paraggi ahaha

    Ah btw, conosci r/AskHistorians? Penso ti potrebbe interessare

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