Dunkirk

E’ il 1940, la Francia ha perso la guerra e decine di migliaia di soldati alleati sono imbottigliati a Dunkerque. Con i crucchi che gli rodono la groppa, gli inglesi cercano disperatamente di reimbarcare il loro esercito, in previsione del prossimo stadio: l’attacco nazista all’Inghilterra.

E questo è, in pratica, la totalità del film.

Spoiler: a me questo film è piaciuto tantissimo.

Nolan racconta gli ultimi giorni dell’assedio di Dunkerque, spaccando la storia in tre parti: terra, mare e aria. Rispettivamente, si tratta di un soldato che cerca di imbarcarsi, un civile che porta la sua barchetta privata in Francia per aiutare nell’evacuazione (cosa che capitò davvero) e un pilota di Spitfire con la missione di proteggere la flotta e le Little Ships (le barchette civili coinvolte nel trasbordo).

Cominciamo subito col dire che io non sono una fan di Nolan. Non perché Nolan sia un cane, eh! Nolan è un realizzatore estremamente competente e alcuni dei suoi pargoli mi sono anche piaciuti (notamente Inception), il fatto è che spesso i suoi film li trovo tanto spettacolari quanto traballanti nella sostanza. Come per altri artisti, tipo Polanski, mi piace lo stile, ma i contenuti mi lasciano spesso freddina. Ha anche una certa tendeza alla trombonaggine che non si sposa proprio con i miei gusti (The Nolan ray!)

E poi bon, c’è Interstellar, che a mio modesto parere ha solo stile e un contenuto da schiaffi nel viso.

Sì, lo so che molti adorano Nolan, NON VI TEMO, BRING IT ON!

Questo film è a parer mio l’esatto contrario: lo stile non è una vernice glitterosa sopra un rottame, ma un eccellente veicolo per un racconto solido.

Come accennato prima, da un punto di vista narrativo questo è un film minimalista. La storia è semplicissima, i personaggi pure, tanto che (come ha fatto notare il Duca) non hanno nemmeno un vero e proprio arco di trasformazione.

Questo è stato uno degli aspetti criticati: per qualcuno ciò ha reso l’esperienza vuota, per altri non è stato un problema. Posso capire chi non ha avuto un vero e proprio coinvolgimento emotivo e ho poco da dire a riguardo. E ‘ una scelta deliberata, o ti garba o non ti garba. Ci sono buone ragioni per apprezzare la scelta, e buone ragioni per odiarla. Ma di questo ha parlato con più dettaglio e competenza mon ami le Duc.

Foto colorata della divisione corazzata tedesca alle porte di Dunkerque

Le scelte deliberate non riguardano solo la struttura della trama: certi aspetti storici sono stati cambiati, cosa che ha fatto inalberare (comprensibilmente) gli appassionati.

Per molti di questi dettagli, la ragione narrativa dietro la decisione è palese. Ad esempio, il pilota di Spitfire si trova a combattere contro dei Messerschmitt 109. Questi hanno il naso di un bel giallo acceso. Problema: i Me 109 che volarono su Dunkerque non avevano pitture gialle.

In altre scene, gli ufficiali portano il berretto invece dell’elmetto (per la gioia dei cecchini).

In entrambi i casi pare palese che la cosa non è dovuta a sciatteria o pigrizia da tastiera nel culo, ma da una necessità di trama: rendere gli elementi riconoscibili. Uno spettatore che non sia un appassionato di aviazione vintage potrebbe avere serie difficoltà a distinguere un Me 109 da uno Spitfire, specie durante una rocambolesca scena di dogfight nei cieli. Ugualmente, il fatto che i due ufficiali siano senza elmetto in un mare di soldati con l’elmetto li rende più individuabili.

Sono scelte di compromesso tra l’attinenza storica e la fruibilità dell’opera, e in entrambi i casi comportano degli svantaggi (anacronismo per quel che riguarda gli aerei e poco realismo per quel che riguarda gli ufficiali).

Si può essere d’accordo con la scelta, oppure no. E’ possibile portare argomenti validi per entrambe le opzioni. Ad ogni modo queste licenze sono anni luce avanti rispetto alle porcate che si possono vedere in Vikings (“oh, ma se non vestiamo i vichinghi in corpetti in latex da bourlesque poi il metallaro quindicenne non s’immedesima!”).

Ugualmente, Nolan ha optato per un set molto più sobrio di quel che era in realtà la spiaggia di Dunkerque.

Sì, avete presente il luogo comune secondo cui Hollywood deve sempre aggiungere un 25% di esplosioni? Qui è avvenuto l’esatto contrario! Con tutti i botti, i cecchini, gli stuka e i lanci di ciabatte che il film ci sciorina davanti, la realtà storica è stata molto, molto peggiore. C’erano più botti, più pallottole, molti più uomini, cadaveri, rottami…

Anche in questo caso però si può ricondurre il fatto a una scelta cosciente, volta a rendere la vicenda più semplice da seguire. Così com’è Dunkirk è un film ansiogeno e incalzante. Una resa più dinamitarda dello scenario sarebbe stata più storica, ma si correva il rischio di sfiancare lo spettatore.

Di nuovo, si tratta di un compromesso, e si possono portare argomenti validi da un lato come dall’altro.

Son qui da 36 secondi e ancora nessuno ha cercato di uccidermi… OH WAIT!

Altri aspetti criticati possono essere riconducibili allo strettissimo Punto di Vista adottato nel film. Ad esempio, si è criticato il fatto che nel film appaiano solo tre Spitfires attivi nella difesa della ritirata da Dunkerque. In realtà erano molti di più. Uno potrebbe argomentare che la vicenda dei piloti prende solo poche ore, e si potrebbe supporre che in quel preciso momento e in quella frazione di cielo erano solo in 3. Stesso vale per i francesi, quasi invisibili (di questo parleremo anche dopo). Il Punto di Vista a terra è quello di un tommy esausto e terrorizzato. Il personaggio non è una cattiva persona (dà una mano al prossimo quando ne ha occasione), ma è consumato da un unico problema: scappare. In quel frangente, non gliene frega niente dei francesi. A stento li vede. Ed è realistico che sia così.

Altre scelte sono molto meno giustificabili: il film di Nolan pare implicare che le Little Ships furono responsabili per il miracolo di Dunkerque. La partecipazione dei civili è senza dubbio uno splendido esempio di gagliardia, solidarietà, coraggio e abilità. Migliaia di uomini sono stati salvati in questo modo. Tuttavia il grosso del lavoro è stato fatto da (sorpresa sorpresa) i Destroyers.

E’ ovvio che, da un punto di vista narrativo, far salvare soldati esausti da valorosi civili è molto più poetico e simbolico eccetera. E’ certamente una bella scena, ma una licenza alla realtà che non era indispensabile (la storia delle Little Ships è abbastanza spaccaculi così com’è, non ha bisogno di essere gonfiata). E’ un po’ una trombonata, ma alla fine è un film di Nolan, una trombonata da qualche parte ce la deve infilare!

Altri difetti non hanno giustificazioni. Tipo la totale assenza, tra gli inglesi, di facce scure.

Non è tanto un problema particolare di questo film (di nuovo, magari il protagonista semplicemente non li incrocia), quanto della narrativa in generale. Spesso Hollywood tende a ritrarre le Guerre Mondiali come un conflitto tra europei bianchi.

Non voglio buttarmi in una disamina sull’importanza delle minoranze in narrativa, perché è un discorso complicato che merita un articolo a parte. Il fatto è, c’è una ragione se i Me 109 hanno il naso giallo, se i francesi appaiono poco, se i tedeschi sono demoni senza faccia. C’è una ragione anche dietro ai 3 Spitfire (se sono solo tre contro la Luftwaffe la lotta appare impari, ergo più eroica e drammatica) o al ruolo sproporzionato delle Little Ships.

Qual è la ragione dietro alla totale assenza di truppe Commonwealth? Che scopo narrativo serve, a parte il fatto che non gliene frega un cazzo a nessuno?

Al di là del discorso da social justice warrior, si tratta qui di sciatteria. Non cambiava niente metterli, sono stati scordati perché sticazzi. Che non è molto diverso dal vichingo in giubba nera perché “fa figo”. La sciatteria è sempre un difetto.

Tornando alla storia, Nolan ha scelto un punto di vista estremamente ristretto. I tedeschi sono ombre senza faccia che appaiono dal niente quando meno te lo aspetti. Gli stuka sono mostri volanti che ti piombano addosso strillando come Nazgul. Ti sembra che il tuo compagno pilota ti stia salutando dal suo aereo ammarato? In realtà è bloccato nella carlinga e sta chiedendo aiuto mentre affoga.

Il film è magistrale nel rendere il senso di tensione, panico e smarrimento, guadagnandosi complimenti da critici e veterani della Dunkerque quella vera. Le informazioni sul conflitto vero e proprio sono minime, solo quelle strettamente necessarie perché lo spettatore profano riesca a raccapezzarsi.

Personalmente ho anche trovato magistrale l’accenno alle truppe francesi. Ricoprono pochissimo tempo, e ciò è coerente col Punto di Vista, ma i pochi dati che vengono offerti bastano a tracciare un’immagine precisa della situazione.

Nella prima scena in cui appaiono, sono mostrati mentre presidiano la strada e proteggono la ritirata inglese. In una seconda scena, dei soldati francesi esausti e disperati cercano di imbarcarsi con gli inglesi, che li respingono senza complimenti. Le poche scene in cui i francesi compaiono rendono in modo magistrale una situazione crudele (gli inglesi stanno lasciando indietro gli uomini che hanno protetto la loro ritirata) e inevitabile (gli inglesi devono tutelare prima di tutto il loro esercito, primo perché è uno dei migliori in campo e secondo perché grazie al cazzo!). Il senso di ingiustizia e impotenza è chiaro, non necessita lunghi dialoghi o scene drammatiche.

Senza spoilerarvi la fine su chi vive e chi muore, il film si chiude con il discorso di Churchill. E’ una chiusura appropriata, che presenta alla fine le due dimensioni estreme del conflitto: la Guerra Mondiale e la lotta del singolo per restare vivo.

La sempiterna lotta del soldato

Questo film è uno dei migliori esempi recenti di show don’t tell. I personaggi non parlano di cosa provano, di cos’hanno vissuto o di cosa ne pensano dela situazione: la scena e la recitazione da sole ci danno tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Nolan fa un uso eccellente del medium visivo a sua disposizione.

In Dunkirk possiamo godere di tutti i pregi di Nolan, senza (quasi) nessuno dei suoi difetti.

Regia

 

Fotografia

 

Recitazione

 

Saltuaria sciatteria o trombonaggine

 

Musica

 

Ritmo

 

Gli stuka. Tutto è meglio con gli stuka.

 

E’ un film perfetto?

No. But close.

Lo straconsiglio. In particolare se avete occasione di vederlo su grande schermo.

MUSICA!

P.S., anche se non lo specifico alla fine di ogni recensione, ci tengo a ricordare che i Grumpies disegnati da Christian Stocco sono bellissimi. Nel caso qualcuno non ci avesse fatto caso.

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17 thoughts on “Dunkirk

  1. Grazie per l’utilissima recensione. In effetti ero combattuto tra la voglia di vedere il film, che dalle anteprime non sembrava malaccio e la paura di trovarmi davanti a un film ‘effetti speciali e niente altro’ nel quale la realtà storica è andata a meretrici…Penso di seguire il tuo consiglio e vedere il film su grande schermo, se ancora sono in tempo.
    Per quanto riguarda alcune tue considerazioni, ci sarebbero alcune precisazioni da fare:
    sull’assenza di soldati non europei: è vero che in Europa combatterono, sotto le bandiere britanniche (e anche sotto quelle francesi) moltissimi uomini provenienti dalle colonie e dai dominions, ma mi risulta che nell’ordine di battaglia del BEF figurino quasi tutti reparti ‘metropolitani’, tranne una brigata canadese, quindi l’assenza di soldati ‘esotici’ è abbastanza plausibile.
    Sull’abbandono dei soldati francesi è corretto anche guardare le cifre finali: su 338.000 evacuati, 112.000 erano francesi, mentre quelli presi prigionieri furono 34.000. Quindi circa il 75% dei mangiarane furono salvati, per un totale di circa un terzo del totale. Non proprio una situazione da ‘ognuno per se e il diavolo per tutti’.

    • Sulle truppe Commonwealth, mi sembrava d’aver letto che, nel caso di Dunkerque, erano presenti un migliaio di soldati indiani. Poca roba, infatti non è tecnicamente un problema, quanto l’indicatore di un trend fastidioso (che non si limita assolutamente al filone di film di guerra). Si tratta di un discorso lungo e che si presta troppo ad essere distorto in un verso o nell’altro, per questo ho preferito non dilungarmi 😉
      Sui francesi, hai assolutamente ragione! Peraltro nel film stesso viene accennato che anche i francesi saranno evacuati. Il fatto è che una delle critiche mosse a Nolan è che il sacrificio e il ruolo giocato dalle truppe francesi è stato del tutto scordato. Solo che non è così. La situazione disperata dei francesi emerge, e nemmeno poco!
      Poi per carità, il film può far schifo comunque 😀
      Riguardo alla storicità, avverto che io non sono specialista del periodo. E’ possibile che certi anacronismi mi siano passati del tutto sotto il naso (tipo, se non avessi letto del colore del Me 109 non mi sarei per nulla accorta delll’incongruenza), uomo avvisato… 😀

      • Alla fine sono riuscito a vederlo e non mi è affatto dispiaciuto. Particolare, ansiogeno e inadatto a chi cerca azione e effetti speciali e niente altro, ma sicuramente eccellente nel presentare il punto di vista dei protagonisti di una vicenda tragica.
        Qualche incongruenza c’è, e a volte le tre storie non si intrecciano alla perfezione ma in conclusione è un film molto interessante.
        P.S.: Ho trovato ‘Il Conquistatore’. Se sopravvivo faccio sapere…

      • P.S.: Ho trovato ‘Il Conquistatore’. Se sopravvivo faccio sapere…

        Dichiaro ufficialmente che il blog non è responsabile per possibili conseguenze negative derivanti dalla visione di John Wayne vestito da mongolo (IE, capogiro, perdita della memoria, existential distress, follia, morte istantanea o suicidio per asportazione del fegato via cucchiaino da dessert).

  2. I grumpy che usi per esprimere i voti li ha fatti Stocco? Non me lo ricordavo, comunque sì, sono molto carini! ^-^
    Spero che torni a bloggare, scriveva articoli interessanti e, quando serviva, anche spiritosi.

    Riguardo a Dunkirk, non l’ho visto, ma io vivo in un intervallo di realtà in cui non ho voglia di spendere soldi al cinema e aspetto il passaggio in TV 😛
    Comunque, nonostante sia un film di guerra – uno dei generi che reggo poco, se manca un filo di fantascienza – un giorno proverò a guardarlo

  3. Certo, i gusti sono soggettivi, per carità, e non è che sia un fanatico della ricostruzione storica (sinceramente la faccenda dei Me 109 sarebbe sfuggita anche a me): mi basta che non si tratti di una delle tante porcate nelle quali gli anacronismi sono tali da essere evidenti anche al mio gatto e vi sono buchi logici talmente grandi da farci cadere un elefante… (vedi roba come Troy, Pearl Harbour o 300…)

      • Mah…Questione di gusti. Per certi versi non era male e perlomeno aveva un senso e una trama.
        Ma si sarebbe potuto fare lo stesso senza stuprare la realtà storica, per esempio facendo indossare agli Spartani e, soprattutto, agli Immortali costumi meno ridicoli, non inventandosi castronerie come la consultazione dell’Oracolo con vecchio zozzone intento ad approfittare della sacerdotessa incluso o come il rinoceronte da guerra o senza ridurre Serse a un pisquano effemminato.
        Lasciando anche perdere quisquilie come il fatto che a Sparta ci fossero DUE re, che Leonida all’epoca avesse già passato la sessantina e qualche altro centinaio di inesattezze…

  4. FIGO!!! No, scherzi a parte lo conosco solo per il titolo, e la doppia brutta fama: di essere stato quello che per Fantozzi è ‘La Corazzata Potemkin’ e di aver contribuito a mandare al Creatore una buona percentuale dei partecipanti.

  5. Vedo che non hai chiuso il blog, il popolo dacio esulta. Ciò detto non ho visto Dunkirk e perciò sospendo il giudizio, anzi mi fido del tuo… Ps.: il 15 enne post-metallaro esiste ancora? Naaa secondo me no. Non qui non in Italia.

  6. Pingback: Quarto anniversario: siamo ancora qui a saltare squali e scalciare cavalli morti! – Fortezza Nascosta

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