Good times, bad times: Storia e propaganda

Ogni qualche tempo scoppia da qualche parte una virulenta polemica a spunto più o meno storico.

Una nuova via, un murales, una citazione usata da un politico o un giro di frase apparso in un giornale.

E’ inevitabile, e oggi vorrei parlare del perché.

Per fare un esempio concreto, possiamo prendere la disgraziata diatriba sulla targa dedicata a Giuseppina Ghersi, bambina uccisa pochi giorni dopo la Liberazione.

Per chi vivesse in una lieta bolla e non avesse seguito: poco dopo la Liberazione, la famiglia Ghersi fu arrestata perché in odore di collaborazionismo. I genitori furono incarcerati, mentre la figlia Giuseppina, di 13 anni, fu ritrovata morta ammazzata nei pressi del cimitero.

Fin qui è una storia tragica nella propria banalità. Vendette e crimini di questo genere si sono verificati sempre e da sempre alla caduta di un regime, dopo una sconfitta o dopo una vittoria.

Come spessissimo accade in questi casi, il fatto è affogato nei sentito dire più fumosi.

L’hanno violentata i comunisti. Sono stati i partigiani (che notoriamente erano tutti comunisti). I genitori erano fascisti. La bambina era una spia. Insomma, tutta la gamma del caso, tutte cose perfettamente verosimili, nessuna delle quali è però stata verificata per davvero.

Questa è una storia tra i milioni di fattacci capitati in quegli anni.

Non c’è stata nessuna inchiesta recente sui fatti, nessuna scoperta particolare, quindi perché parlarne ora?

Perché a Giuseppina Ghersi sarà dedicato un monumento a Noli.

Il consigliere comunale, di aperte simpatie neofasciste, ha pensato bene di piazzarle un bel cippo in Piazza Rosselli (trolling much?).

Prima di entrare nel merito del dibattito (che come di consueto si è mantenuto sui livelli di “pallate di merda nel fango”), è importante capire perché c’è un dibattito per cominciate, e perché ci sarà sempre in queste occasioni.

Lo scopo dell’articolo non è tranciare su quanto sia una buona idea mettere il cippo, né su cosa davvero è accaduto in quei giorni di caos. Lo scopo di questo articolo è sviscerare una discussione idiota (ma avranno fatto bene o non avranno fatto bene a uccidere una bambina?) affinché sia possibile avere un punto di vista un minimo più articolato sul ruolo della Storia nella retorica contemporanea.

Al di là dell’ignoranza, l’ipocrisia e l’inettitudine retorica, la ragione principale per cui casi come questo scatenano discussioni da porcile intasato è l’incapacità della persona media di riconoscere l’importanza del contesto. Per la persona media, una faccenda simile è semplice: o è giusto mettere un cippo, o è sbagliato. O Giuseppina Ghersi merita un cippo, o non lo merita.

Purtroppo questo atteggiamento fa un pastone immondo, dacché confonde diversi fattori distinti.

Smontiamo quindi questo puzzle.

Immagine di propaganda menzognera: i gatti sanno sempre quel che stanno facendo, sono i vostri miseri cervellini umani che non riescono a capire

Tanto per cominciare abbiamo due piani paralleli: la realtà storica e la percezione attuale (perché ricordiamolo, le società non si rapportano mai alla realtà, ma al racconto della realtà, a un modello di realtà).

Nella realtà storica, l’elemento originale è un fenomeno (fatto, persona, ideologia, ecc.), nella percezione l’elemento originale è la narrativa dominante, il punto di vista, la presa di posizione. In altre parole, mentre un ricercatore è formato a distaccarsi e cercare elementi con cui costruire un quadro, la persona normale ha già un quadro e cerca nella Storia elementi che lo corroborino. Uno storico cerca di comprendere, la persona media cerca conferme.

Con questo non voglio intendere una superiorità intellettuale dello storico. Lo stesso problema lo ritroviamo in tutti i campi: il climatologo cerca di capire gli uragani, la persona media ha una sua idea sul Cambiamento Climatico e cerca articoli accessibili che le diano ragione. E così per molti altri campi: la ricerca richiede una certa sincerità d’intenti, la vita di tutti i giorni no.

La percezione può essere più o meno prossima alla realtà dei fatti, ma spesso la seconda è in larga parte accessoria.

Torniamo alla Storia.

Cominciamo dai fatti. Un bel giorno, da qualche parte, succede qualcosa. Nella fattispecie, una ragazzina viene trucidata. Tale fenomeno può (e dovrebbe) essere oggetto di studio storico il più preciso e oggettivo possibile, prima che ne sia tratta una qualsiasi conclusione (morale o meno).

Questo studio però avviene a sua volta in un momento storico, in cui individui sono alla costante ricerca di elementi che confermino la loro idea di mondo.

Capita spesso quindi che una ricerca che poteva essere oggettiva nel contesto accademico perda ogni oggettività nel contesto ideologico. E’ un problema, perché cambiando il contesto cambia completamente il fine del discorso.

Ad esempio, lo studio dei crimini partigiani può essere interessante per capire motivazioni, diamiche dei gruppi, meccanismi psicologici, ecc. Al di fuori di un contesto di ricerca, lo stesso studio è spesso usato nell’apologia del fascismo: siccome le carognate le facevano anche i partigiani, allora i fascisti non erano poi così cattivi (la falsa equivalenza è un grande evergreen di questo genere di manipolazioni).

Per certi versi è normale (oserei dire giustissimo) trarre dalla Storia i “mattoni” con cui costruire la propria visione di mondo. Il problema è che prima di poterlo fare con successo è necessario capire ciò che si maneggia, e la triste realtà è che di capire non frega un cazzo a nessuno.

Nella fattispecie, a Casa Pound non importa una virilissima mazza di cosa è successo a Giuseppina Ghersi o perché, il punto è che la sua morte conferma la narrativa de “i partigiani comunisti e cattivi che saccheggiavano l’Italia” con il corollario “la nostra ideologia è buona e giusta perché i veri cattivi erano loro”.

Parliamone!

La strumentalizzazione politica della Storia è costante e sfinente per chi cerca di fare un lavoro serio. Specie quando si tratta di Storia recente, la trappola retorica è sempre presente.

Ma torniamo ai monumenti et similia.

Perché, secondo voi, non esistono monumenti ai morti della Hitler-Jugend? Si tratta di ragazzini, e se andiamo a cercare al caso per caso possiamo trovare decine di esempi di disgraziati giovanissimi vittime della guerra tanto quanto Giuseppina Ghersi.

Eppure non facciamo loro monumenti.

Perché il messaggio retorico del monumento potrebbe facilmente essere usato per fare l’apologia del Nazismo.

Un monumento, una commemorazione, una targa, portano automaticamente con sé un messaggio propagandistico. “Propagandistico” non è inteso qui in accezione necessariamente negativa, bensì come discorso il cui scopo è modificare la percezione e quindi il comportamento del prossimo.

In parole povere, se il fenomeno storico ha un suo contesto, anche il discorso sulla Storia (e in particolare monumenti e commemorazioni) ce lo ha. Un monumento non è mai anodino, ha sempre una storia sua, una ragione e uno scopo, in gran parte indipendenti dall’evento o dalla persona a cui si ispira.

Questo perché un fenomeno è un fatto, mentre un monumento è un’azione, un fenomeno appartiene al mondo del reale mentre un monumento appartiene al mondo della retorica e delle idee.

Non è strettamente necessario che lo scopo di una commemorazione sia politico. In The Art of War i Sabaton celebrano le prodezze militari della Divisione Fantasma, così come l’eroismo polacco a Wizna, l’inutile spreco di vite a Gallipoli ecc. Nel contesto, è chiaro che lo scopo dell’album è parlare della Guerra in quanto tale, nel suo orrore e nel suo splendore, senza spingere un’agenda politica particolare. Ghost division è diventata una dei loro cavalli di battaglia e non è mai stata oggetto di grande controversia, nonostante parli di nazisti.

Qualcuno avrà seguito la diatriba sui monumenti confederati in America. Perché oggigiorno dovremmo preoccuparci di come Lee trattava i suoi schiavi? Alla fine sono statue di gente morta secoli fa.

Al di là di tutte le chiacchiere e le trombonate, la persona reale del Generale Lee conta fino a un certo punto, quella che pone problema è la storia delle statue stesse. Molte di queste non sono state costruite ai tempi della guerra o subito dopo, ma durante il periodo delle Jim Crow Laws e sorgere del KKK (1890-1920) e durante la lotta per i diritti civili (1960-70). In altre parole, questi monumenti non sono nati dal sincero e apolitico desiderio di ricordare un buon militare, ma dal dichiarato e politicissimo intento di intimidire una comunità e celebrare la superiorità dei Bianchi.

Nel comune di Vitry sur Seine (tradizionalmente bastione comunista) moltissimi toponimi celebrano l’URSS, tipo il Boulevard de Stalingrad (che poi muta in Boulevard Yuri Gagarin, LOL). Nonostante il successo che riscuote il fascismo di questi tempi in Francia, nessuno se n’è uscito con “Vitry deve cambiare i toponimi”, nonostante siano oggettivamente celebrativi di quella che è stata una delle dittature più longeve e opprimenti dell’ultimo secolo.

Il Boulevard di Stalingrad in tutto il suo splendore! Ammirate l’opera industriosa della mano emancipata del lavoratore Vitriota! 

Qual’è la differenza con le statue confederate?

Ci sono tante differenze, ma quella che a parer mio è discriminante è che, mentre in America esiste una vocale apologia del Suprematismo Bianco, in Francia nessuno sta facendo l’apologia dell’URSS! Nessun giornalista sta difendendo i lati positivi della politica di Andropov e nessun politico si sognerebbe mai di dire che Stalin non era poi tanto male. Pertanto ora e in questo contesto, toponimi simili si sono svuotati di significato per diventare folklore. Quando inizi a vedere le frecce per il Cremlino (giuro!) vuol dire che sei a Vitry. Se mai un giorno dovesse esserci un recupero dello Stalinismo e un movimento apologista, toponimi simili si ritroverebbero automaticamente al centro della polemica.

Un monumento continua infatti ad avere una vita, e può evolvere in significato negli anni e nei secoli. La Colonna Traiana è nata come simbolo del potere di Roma di schiacciare e sottomettere i propri nemici, una cosa non molto diversa dal soldatone sovietico che torreggia sopra la città di Plovdiv in Bulgaria. Oggigiorno la colonna rappresenta un reperto storico senza particolari slanci colonialisti. Quelli che guardano il bassorilievo e sghignazzano “aha, maledetti Daci!” sono certamente pochissimi. Svuotato del suo intento politico originale, la Colonna può essere apprezzata per il suo valore artistico, per l’apporto storico, ecc.

Nulla toglie che un domani qualcuno si appropri di questo monumento per farne il simbolo di qualcos’altro, come quando i fascisti si appropriarono del Fascio Littorio. Dopotutto è la ragione per cui in ricostituzione vichinga la gente spesso evita di usare svastiche (motivo molto diffuso in Scandinavia).

Ad esempio, Marte è ormai un chiaro simbolo fascista

Torniamo a Giuseppina Ghersi. Stabilito che un monumento ha sempre uno scopo retorico e propagandistico, che ne è di questo benedetto cippo?

Come detto prima, il contesto è tutto. Perché dedicare un cippo a lei e ora?

Perché il monumento di Giuseppina Ghersi è una provocazione. E’ stato ideato da gente con chiare simpatie fasciste in un momento in cui il reato di apologia del fascismo viene inasprito.

Lo scopo è raccontare la storia di una povera piccola martire del Partito, torturata e uccisa da briganti assetati di sangue. Puntando il dito ai crimini impuniti della Resistenza (che esistono) si offre sponda alla falsa equivalenza (anche i partigiani commettevano crimini come i repubblichini -> i partigiani non erano meglio dei repubblichini -> i repubblichini non erano poi tanto male).

Ovvio, storicamente ha poco senso recriminare in questi termini. Abbiamo esempi di partigiani impuniti e abbiamo esempi di gerarchi impuniti (*coff* Rodolfo Graziani *coff*). Si potrebbe avere un’educata discussione in proposito, ma di nuovo, non è lo scopo.

Questo gioco permette peraltro di indurre la sinistra a opporsi nel modo più idiota possibile (cosa che alla sinistra riesce spesso bene). Nulla da dire, ha funzionato, visto che la risposta è stata “niente cippo perché lei era fascista”.

Sul serio? Il problema è davvero che Giuseppina Ghersi era una bambina cattiva? Non ci sono prove verificate di ciò, come non ce ne sono della sua completa innocenza. Il punto resta: aveva tredici anni, era una bambina.

In realtà il problema non è lei, ma lo scopo del monumento succitato. Il problema non è ricordare una vittima, è offrire elementi a un discorso apologista che sta prendendo sempre più vela in Italia e in Europa.

Also, cats are like nazis, but that’s another story…

L’esempio del cippo a Giuseppina Ghersi mostra bene il conflitto che nasce dall’appropriazione della Storia, e l’incapacità intellettuale delle varie parti di avere una discussione intelligente a questo proposito.

La strumentalizzazione politica impedisce un dialogo sereno su certi temi, e la Storia sarà sempre usata in questo modo. La diatriba su monumenti, commemorazioni et similia non si cheterà mai. Non può chetarsi e per certi versi ciò è inevitabile. La Storia è una miniera troppo ghiotta di argomenti e analogie.

La democrazia implica una costante lotta di influenza sulla visione del mondo della maggioranza dei cittadini. La propaganda è principio e fine di ogni cosa, il gioco funziona in questa maniera e c’è poco da fare. Ha i suoi pregi e i suoi difetti o, per usare le parole di Churchill: Democracy is the worst form of government, except for all the others “.

Quanto a ‘sto benedetto cippo, sarà costruito e sta ora attirando consensi anche dalla sinistra. Potrebbe essere una strategia: appropriarsi del simbolo altrui per vuotarlo della sua carica retorica. Il punto resta che nessuno dei tizi coinvolti ha preso posizione perché sinceramente sconvolto dal brutale omicidio di una ragazzina, dacché di nuovo, Giuseppina è puramente accessoria in questa diatriba.

Quindi qual’è la morale alla fine di questo discorso?

Se quello che si vuole è una visione del mondo il più possibile ancorata alla realtà, partigianismo e opinioni facili su Giusto e Sbagliato sono da tirare nel bidone. Imparare a capire l’importanza del contesto è indispensabile, ed è l’unica cosa che può combattere la strumentalizzazione politica della Storia.

Far finta che qualcosa esista al di là del proprio contesto è ignorante e ipocrita. Se si vuole discutere serenamente di temi e fatti, è necessario imparare a tener conto di ciò ed elaborare opinioni un minimo più articolate di “sei Cattivo/sei Buono”.

Certo, se dipendesse da me il problema non sussisterebbe perché io non sono mai stata democratica.

VIVA IL RITORNO AL FEUDALESIMO REALE, VIVA L’IMPERATORE E IL CULTO DEI GATTINI!

MUSICA!

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21 thoughts on “Good times, bad times: Storia e propaganda

  1. Sapevo che venendo qui avrei trovato un lungo e desiderabile articolo, sapevo anche di non dovere venire qua dopo la mezzanotte per evitare di far troppo tardi, ma l’ho fatto! E ora tu hai tolto il sonno a questo lettore, o meglio m’hai fatto restare in piedi fino a un’ora indegna. Sei cattiva a scrivere, simili lunghi post, che io leggo sino all’ultima virgola, link inclusi! Ma continua pure così.

  2. Mi sembra giusto fare una piccola considerazione: il problema principale in tutte queste situazioni è il fanatismo con cui troppi difendono le proprie idee.
    Certo, il concetto di ‘buono’ e ‘cattivo’ è alquanto opinabile, soprattutto considerando che nel caso di qualsivoglia guerra NESSUNO può uscirne se non con le mani lorde di sangue fino alle ascelle, ma a distanza di tempo occorrerebbe anche utilizzare una delle risorse più neglette da qualsiasi fanatico: il buon senso.
    Se si parte dal presupposto che chiunque non condivida le proprie idee sia un delinquente o perlomeno un mentecatto, come fanno purtroppo tanti ‘attivisti’ di qualsiasi colore o opinione è ovvio che si giustifichi tutto ciò che porti acqua al proprio mulino e si consideri atroce e immorale qualsivoglia cosa faccia la controparte. Senza un poco di equilibrio che consenta di vedere l’altra campana come un avversario, ma non come il diavolo incarnato si rischia, come capita in molti campi, dalla politica allo sport, di svilire lotte più che sacrosante. Vedi quello che sta succedendo in America, dove un argomento più che condivisibile, come la lotta per l’uguaglianza razziale viene svilito da fanatici che vogliono semplicemente sostituire la ‘supremazia bianca’ con la ‘supremazia nera’.
    Per quanto riguarda poi il discorso del revanscismo fascista, non sono troppo d’accordo. I nostalgici ci sono sempre stati, sono abbastanza vecchio da ricordare tutte le varie manifestazioni del neofascismo degli ultimi tre o quattro decenni e sono del parere che l’attuale situazione sia più dovuta a un disperato tentativo di una sinistra ormai sempre più in crisi di identità di trovare un nemico al quale attaccarsi che non a un reale pericolo. Ormai, fatti salvi pochi nostalgici, fascisti e comunisti sono sull’orlo dell’estinzione e destinati a raggiungere guelfi, ghibellini, bonapartisti, monarchici e similia nel limbo della storia…
    P.S. : Da fedele sodale mi associo alle lodi allo imperatore
    P.P.S.: Anch’io adoro i gattini. Tu come li cucini?

    • La storia della “supremazia nera” mi pare più un uomo di paglia che altro. Esiste, eh, ma non è prominente. E’ un fatto che la comunità nera viene discriminata, ed è un fatto che qualsiasi forma di protesta viene trattata come se stessero dando fuoco ai bambini. Manifestazioni? Bloccano il traccifo, dannati infami. Si inginocchiano durante l’inno? Mancano di rispetto alla bandiera, fotture scimmie. Ecc. Peraltro, non bisogna cadere nelle false equivalenze: esiste l’utente WhitesAreRacist1998 che scrive che i bianchi devono essere segregati, ma dall’altra parte hai controparti che non sono sfigati sull’internet, sono sceriffi, giudici, parlamentari. Posto che il razzismo è pessimo sempre, se a farne prova è gente con una funzione pubblica è MOLTO PIù GRAVE che non l’avventore del pub nel ghetto.
      Quanto al fascismo, purtroppo la mia impressione è totalmente diversa dalla tua. Ci sono funzionari pubblici (sindaci, consiglieri comunali, ecc.) che si sentono ganzi abbastanza dal fare sparate dichiaratamente fasciste, erigere bandiere repubblichine (REPUBBLICHINE DIOPRETE) o altre simpatiche attività del genere. Il tizio che vuole fare il cippo alla Ghersi pubblica roba di Forza Nuova sulla sua pagina Facebook, nemmeno fa finta di NON avere simpatie fasciste.
      Praltro, l’Italia si iscrive in un contesto. In Francia il FN è arrivato al ballottaggio, in Germania l’estrema destra è di nuovo in Parlamento, in Grecia Albra Dorata pure, ecc. Che ci sia un revival fascistoide che sta prendendo tutto l’Occidente è innegabile. E offrire a questa gente il fianco è PERICOLOSISSIMO. E non perché siano peggio dei maoisti, ma perché stanno avendo successo, e qualcuno è tanto più pericoloso quanto più ha voce in capitolo.
      Poi hey, spero davvero che abbia ragione tu e che i fascisti siano davvero quattro stronzi in croce. A me non sembra ma bon, l’ottimismo non fa proprio parte dei miei assets 😀

      P.P.S.: Anch’io adoro i gattini. Tu come li cucini?

      Quando l’Esperimento Terra sarà concluso, quelli come te saranno trasformati in lettiera e usati sulle astronavi di Kittoh deh Destroyah. Pentiti finché sei in tempo.

      • La colonna traiana è una vergogna e un’offesa nei confronti di tutti quelli che hanno origini o si sentono Daci. Io sono una di loro, sono una historical-geography-fluid e combatto ogni giorno perché venga abbattuta, nel rispetto della mia essenza.
        Non ci avrete mai, maledetti imperatorialisti.

      • Voi Daci siete contro natura. Non dico che dovreste essere perseguitati, ma dovete per forza sbatterci in faccia la vostra assenza di romano imperialismo? Non potete essere Daci nel privato delle vostre case (costruite con i vostri stupidissimi muri)?

  3. Voi imperiatoralisti siete tutti delle perzone false!!!!1!1!!1! siete dei maledetti cyber bullismo! Questa è chiaramente della daciofobia!

      • Puoi dirlo forte! Noi ancient geography fluid siamo contro le caratterizzazioni banali e fasciste che hanno infestato la visione umana dei secoli scorsi. Richiediamo che sia tolta dai documenti la provenienza e che venga portato rispetto anche a chi, come noi, sta attraversando una fase dacia.
        E non ribattere o ti mando contro i cartago-non-delenda-estisti che, si sa, hanno ancora delle questioni in sospeso…

  4. …Logan sarebbe un bel nome per una bimba Dacia? Che dici?
    Ok, delirio di mezzanotte passata.
    Sul razzismo e contro-razzismo se ne dicono tante, conta chi ha il contante e quindi la carica, non esplosiva, ma quella amministrativo\legislativa e per ora, be’… il predominio e di pochi.
    Oddio no, sto fando un quasi discorso serio, mi vado a fare una doccia. Passerà tutto.

  5. Buongiorno.Rassicuro tutti che la targa (non il monumento) non disturberà la coscienza di nessuno.Non c’è alcun accenno a chi l’ha ammazzata.Praticamente è solo un pezzo di marmo inutile.L’Italia democratica ed antifascista nata dalla Resistenza ancora una volta ha salvato la Patria.Come già nel 45,poi nel 60,poi nel 67 nel 68…formidabili quegli anni…nel 70 nel 78 nel 81 nel 90 nel 92 ( e scusate se è poco ) fino al 2011.Resistenza – Governo Tambroni – Piano Solo – Rivolta giovanile – Golpe Borghese – Loggia P2 – Omicidio Moro – Organizzazione Gladio -Tangentopoli – Caduta governo Berlusconi.Qualcosa è stato omesso.A noi compagni non ci piace mica di vantarci.! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE,COMPANEROS.

    • Non so cosa piaccia ai compagni, personalmente ho un debole per la corretta sintassi ❤
      Also, dalla Treccani: monuménto (ant. moniménto) s. m. [dal lat. monumentum «ricordo, monumento», der. di monere «ricordare»]. – 1. a. Segno che fu posto e rimane a ricordo di una persona o di un avvenimento: porre, erigere, costruire un monumento.

      Ciò detto, il fatto che sia una targa e non una statua non ha nessuna rilevanza nel discorso che ho fatto dianzi.
      Comunque grazie per il commento. Apprezzo sempre questo tipo di esercizio ideologico (non dare sponda ai fascisti = COMUNISMO), ha un che di vintage che dà un tocco di classe decadente a questo antro di perdizione bolscevica.
      HASTA LA BOTTIGLIA SIEMPRE!

  6. Scusata per la giovane età.E poi..la mancanza di ironia non è mica un grave difetto.Continuerò a seguirla con immutato interesse.Ops ! Quasi dimenticavo.L’ANPI è un po’ comunista,e se Lei è d’accordo con “tutte” le loro affermazioni,va benissimo.Il problema è che la strumentalizzazione storica viene tirata in ballo quando qualcuno opina ciò che viene affermato da ANPI e compagni.Ma questa “””è””” strumentalizzazione storica.Ne è consapevole,vero ? Faccio un esempio.Non dare sponda ai comunisti = FASCISMO.Purtroppo questo è meno vintage,perchè accade ancora oggi.Cordialmente.

    • Se leggendo l’articolo ne hai dedotto che son d’accordo con “tutte le affermazioni dell’ANPI”, mi spiace. Consiglio una rilettura più attenta, magari con più calma e concentrazione.
      Non mi sembra peraltro di averti dato dal fascista (un vero fascista non darebbe del Lei, perdio!), e nessuno ha accusato me di fascismo, nonostante l’articolo chiaramente critichi l’inettitudine retorica dell’ANPI. Excusatio non petita…?

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