Genpei 2.1: Agiremo con Buonsenso solo dopo aver esaurito ogni altra possibilità

Abbiamo lasciato i Taira alle prese con ribellioni diffuse in tutto il Paese, Yoritomo ancora saldamente basato a Kamakura ma pesto dopo un rovescio di fortuna, i monaci in rivolta e l’Imperatore Goshirakawa alla Capitale col cerino in mano.

Molti di questi disordini non dipendono direttamente dalla guerra tra Taira e Minamoto: piuttosto, la situazione difficile e la debolezza del governo esacerbano rivalità locali e familiari. Insomma, se gli aristocraticoni imperiali si sgozzano tra cugini, perché la stessa simpatica usanza non dovrebbe essere praticata in provincia? E’ importante tenersi al passo con le ultime tendenze!

E’ vero però che buona parte di questi conflitti sono polarizzati dai due galli del pollaio. Un esempio sono i Kōno, che si ribellano in Iyo nell’isola di Shikoku. Il movente iniziale è una rivalità con un’altra famiglia di notabili locali, ma dopo l’arrivo di un Castigatore Taira incazzato, i nostri baldi guerrieri son lesti a precipitarsi da Yoritomo, che per conto suo è ben lieto di allungare i tentacoli anche nel Mare Interno.

Kiso Yoshinaga attacca la residenza dei Jō in Echigo, dal pennello di Utagawa Yoshitora

I Taira possono dirsi soddisfatti di aver vinto almeno una battaglia contro di lui, ma non hanno tempo di riposare: in Shinano si trova ancora Kiso Yoshinaka, e il giovane comandante è carismatico, abile e ambizioso. Tre grossi difetti.

I Taira si riuniscono alla Capitale.

-E’ necessaria una spedizione punitiva.- Decreta il Capo del Clan, Munemori, secondo figlio di Kiyomori. -Come stiamo a fantaccini?

-Sono morti di fame sulla via del ritorno.

-E i cavalieri?

-Si sono mangiati i cavalli sulla via del ritorno.

-Tutti?

-No, il resto delle bestie si è azzoppato inciampando sui cadaveri dei morti di fame.

-Ottimo…

-Abbiamo dei vassalli in Echigo, i Jō, magari bastano loro a scapitozzare Yoshinaka.

-Massì, dai, basteranno. Cosa può andare storto?

I Jō sono incaricati di scapitozzare Yoshinaka. Sequestrano beni e cibo, radunano i guerrieri di Dewa, Echigo e dintorni a calci nel culo e si dirigono in tromba in Shinano. Il loro esercito conterebbe 40.000 o 60.000 uomini secondo le fonti, ma sappiamo che i numeri sono sempre da prendere cum grano salis. Quello che però è certo, è che si tratta di un’accozzaglia male assortita di bande diverse, poco uniformi e disunite (nonché spesso nemiche tra loro). Questa gente viene tirata al fronte a combattere per gente che non conosce contro altra gente che non conosce, quando potrebbe restare a casa ad allevare cavalli e sbudellare cugini. La maggior parte di questi guerrieri ha tanto da perdere e poco da vincere.

Nel mentre, Yoshinaka sta preparando i suoi uomini. Secondo le fonti, si tratterebbe di 2.000 truppe montate, divise in 3 bande principali di cui una (la Kiso) sotto il suo diretto controllo.

Tra le sue truppe troviamo anche nominati i Takeda di Kai, ma pare strano, visto che questi combattevano per Yoritomo (cugino e rivale di Yoshinaka). Secondo Uesugi è più probabile che le truppe di rincalzo venissero da Kōzuke, provincia in cui Yoshinaka aveva discreta influenza.

I due partiti si incontrano sulla piana alluvionale della Yokota.

La regione dei Circuiti di Hokuriku e Tōsan

Yoshinaka ha gente convinta, ma meno numerosa. Promette male. Al consiglio di guerra, i nervi sono tesi.

-Potremmo scatenare delle papere.- Propone qualcuno. -Ho sentito dire che sulla Fuji hanno fatto una macello.

-Le papere?

-Pare.

-Chi l’avrebbe mai detto…

-Dei rinforzi del clan Inoue dovrebbero arrivare.- Interviene un altro. -Dice che son qualche migliaio, sempre pochi ma magari fanno più danni delle papere.

Nessuno fa più danni delle papere!

-Però-

-E poi non cambia, sono sempre troppo pochi, quando i Jō li vedranno arrivare, faranno salsicce di loro e dei loro cavalli.

-Vero.- Conviene Yoshinaka. -Potrebbero non vederli arrivare.- Sorride. -Viviamo in tempi molto confusi, dopotutto.

E’ una mattina del sesto mese, il campo dei Jō è un casino bestiale in potenza. Jō Nagashige pretende un rapporto sullo stato delle truppe.

-A parte coltellate tra le scapole, risse tra ubriachi e minacce, va benone.- Attacca l’aide-de-camp. -La banda dei Tali ha cercato di dar fuoco alla banda dei Tizi per una storia di corna.

-Furto di donne o furto di arieti?

-Non credo faccia davvero differenza, dalle loro parti.

-E quindi?

-Sono stati interrotti dalla banda dei Semproni che inseguiva Un’Altra Banda A Caso.

-Sempre corna?

-No, sono cugini, quindi devono uccidersi tra loro.

-E’ naturale.

-Sì, mio signore.

-Tifo? Peste?

-Non ancora, se diamo battaglia oggi riusciamo a fare più morti di spada che di malanni!

-Sarebbe bello.

-Secondo i nostri calcoli, abbiamo ancora quindici ore prima che quest’accozzaglia di facinorosi esaltati inizi ad autodigerirsi.

Un messaggero arriva di corsa nella tenda di Nagashige. -Capo, sta arrivando una banda di qualche migliaio di cavalieri!

-Chi diavolo sono?

-Non si capisce molto bene, ma hanno le bandiere dei Taira.

Nagashige guarda l’aide-de-camp. -Stiamo aspettando rinforzi?

L’aide-de-camp si stringe nelle spalle. -Poesse. Alcune delle bande se ne sono già andate, alcune stanno dando la caccia ai paraculi che non si sono ancora mossi di casa loro, altra gente ancora è in ritardo…

-Bon, a caval donato non si guarda in bocca, date il benvenuto ai nostri amici!

Spoiler

Per citare lo Heike monogatari:

“Ah, quindi anche in questa provincia c’erano partigiani degli Heike! Ciò è incoraggiante!- esclamò, ringagliardito.

Ma i sette distaccamenti [dei nuovi arrivati], che nel frattempo si erano avvicinati, fecero giunzione a un segnale convenuto e tutti insieme lanciarono l’urlo di guerra. Gli stendardi bianchi [Genji] che tenevano pronti si levarono all’improvviso. E la gente di Echigo, a questa vista:

“I nemici sono senza dubbio decine di migliaia! Che ne sarà di noi!- si dissero, impallidendo.

Nella fretta e la precipitazione, gli uni spinti nel fiume, gli altri gettati nei dirupi, ben pochi scamparono e molti furono colpiti.

Le bande sopravvissute e quelle rimaste a Echigo si rendono conto che i Jō sono pestimale. Quando il gatto non c’è, i topi ammazzano il cugino: scoppiano rivolte ovunque, fuoco e massacro si diffondono attraverso la provincia come un’epidemia. Fino a quel giorno i Jō hanno comandato grazie alla protezione dei Taira. Yoshinaka ha mostrato ai guerrieri che le braccia dei Taira sono più corte di quanto si pensasse.

Salve, mi serve il raccolto per far la guerra a mio cugino. Come sarebbe non c’è raccolto?

La notizia della battaglia della Yokota non tarda ad arrivare a Yoritomo.

Yoritomo non è stupido, sa che queste sono brutte notizie.

-Se continua così, tuo cugino potrebbe perfino marciare sulla Capitale.- Gli fanno notare.

-Lo so.

-E’ discendente di Yoshiie come te, potrebbe rivendicare una posizione dominante nel clan.

-LO SO.

-Potremmo attaccarlo.

-Noi abbiamo appena perso, lui ha appena vinto, cerchiamo di non fare stronzate troppo grosse.

-Potremmo allearci con lui…

-Piuttosto mi faccio sbranare dai chihuahua.

-E allora che facciamo?

Yoritomo sospira. -So che sto per dire qualcosa che vi parrà rivoluzionario, impensabile e perfino immorale.

I guerrieri impallidiscono. -Oh no.

-Sì. Dobbiamo dar prova di buonsenso.

Svenimenti e nausea.

-E’ contro la tradizione!

-L’ultimo notabile di buonsenso è stato Masakado, e tutti sappiamo com’è andata a finire!

-E i bambini? Che esempio daremo ai bambini?

Yoritomo li silenzia con un gesto. -Mi duole tantissimo, ma a mali estremi, estremi rimedi. Chiamatemi uno scrivano.

Yoritomo è un politico accorto e un fine conoscitore dell’essere umano. Non scrive direttamente al capo dei Taira Munemori, contatta surrettiziamente l’Imperatore Ritirato Goshirakawa e gli chiede di passare il messaggio. Magari se Sua Maestà Frate ci mette una buona parola, i Taira saranno più inclini a dargli retta.

Il messaggio recita qualcosa del genere: “sentite, al di là di tutto, tutti noi vogliamo solo difendere l’Imperatore, giusto? Insomma, senza Imperatore è la guerra civile fino all’ultimo uomo e nessuno vuole questo. Quindi facciamo così: voi vi tenete l’Ovest e i vostri porti per commerciare con la Cina, noi l’Est e i pascoli dei cavalli. Non è niente di drammaticamente diverso da quello che abbiamo fatto per 300 anni, ovvia! Mettiamoci una bella pietra sopra e volemosebbene.”

Munemori e soci considerano la proposta.

-Ha senso.- Osserva uno. -E ci caverebbe da una brutta impasse. I Kikuchi di Kyūshū sono ancora in rivolta, la fame falcia centinaia di plebei al giorno, in Shikoku stanno corteggiando la causa Geniji e il nostro nuovo imperatore ha cinque anni appena.

-Potremmo in effetti lasciar perdere.- Conviene un secondo. -Lasciamo che sia Yoritomo ad occuparsi di suo cugino Yoshinaka, noi ci teniamo il boccone grasso della regione centro-occidentale e loro possono tornare a scopare arieti ed allevare cavalli. O era il contrario?

-Tutto questo ha molto senso e solo un pazzo rifiuterebbe una proposta simile.- Munemori annuisce. -Ma mio padre Kiyomori mi ha fatto giurare di non far mai la pace con i Minamoto, quindi ciccia.

Non sto scherzando.

Ah, le colpe dei padri…

I Taira tentano di riportare l’ordine in Hokuriku, ma le rivolte continuano: Noto e Kaga si ribellano, gli intendenti fedeli ai Taira sono cacciati o uccisi a colpi d’accetta.

Taira Michimori viene spedito con un esercito di pacificazione e arriva senza ingombro al governo provinciale di Echigo.

-Oh, non è così male, dopotutto.- Commenta. -Yoshinaka non si è nemmeno fatto vedere. Magari la gente è stanca di sangue e pronta a tornare in riga.

-Magari, mio signore.

-E questi bei riverberi che si vedono, cosa sono? Festeggiamenti?

-E’ il benvenuto dei Kaga-Genji?

-Oh, vedi che ci festeggiano perfino loro? Cosa stanno bruciando?

-Villaggi.

Michimori è partito per pacificare l’intero Circuito, ma ridimensiona presto le sue ambizioni alla provincia di Echigo. E anche in quel caso, calmare i guerrieri locali è un po’ come voler ragionare coi calabroni dopo avergli scorreggiato nel nido. Notabili, frati, intendenti di santuari, tutti sono armati e tutti sono affamati. Chi ha fame uccide.

Perfino i vassalli Taira capiscono l’antifona: ci vuole un capo carismatico e in cui la gente creda. Michimori non risponde alla descrizione, Yoshinaka sì. Molti cambiano campo in meno di un mese.

Dopo aver perso più di 80 vassalli personali, Michimori si rassegna e abbandona Echigo. Si asserraglia nella fortezza di Tsuruga, ma prima ancora che i suoi possano mandargli rinforzi è costretto a mollare tutto e fuggire in montagna. Il circuito dell’Hokuriku è un vespaio senza compassione, e dal casino Yoshinaka emerge con una banda temibile e compatta.

Dal canto suo, Yoritomo cerca di lanciare un attacco decisivo sulla Capitale, ma viene bloccato dalle truppe di Koremori, autore del disastro sull Fuji e della vittoria sulla Sonomata.

Nell’undicesimo mese, il Paese è un disastro e i tre contendenti principali (Yoritomo, Yoshinaka, Taira) si trovano in un’impasse militare. Nessuno di loro può muoversi senza esporre il fianco, e nessuno di loro ha le risorse di attaccare e difendersi allo stesso tempo.

Intanto, la carestia infuria. Miserabili muoiono gli uni sugli altri per le strade della Capitale. I campi vengono abbandonati. Ispettori delle tasse brutalizzano plebei e notabili per strizzar loro riso e bestie per la guerra. La gente fugge, la gente si ribella, l’economia collassa.

Il macello di Genpei non è finito, ma entra in una fase di gelo. E’ il 1182, e tutto è allo stesso tempo in subbuglio e cristallizzato.

Quindi cosa abbiamo imparato oggi, bambini?

Uccidete vostro cugino prima che lui uccida voi. Nella miglior tradizione tragica, il sangue del proprio sangue è il più dolce da spargere.

MUSICA!

Puntate precedenti:

Genpei 0.1

Genpei 0.2

Genpei 1.0

Genpei 1.1

Genpei 1.2

Genpei 1.3

Genpei 2.0


Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

FRIDAY Karl, Samurai, warfare and the state, Routledge, 2004, New York

ROYALL Tyler, The tale of the Heike, Viking, 2013, New York

SOUYRI Pierre-François, Histoire du Japon Médiéval – Le monde à l’envers, Tempus, 2013, Paris

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

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