Classici Militari: Le Tre Strategie di Huang Shih (2)

Bentornati in questi lidi di fastidio e mestizia, per un nuovo articola sulle Ricette di San Attila. La scorsa volta avevamo parlato della Strategia Superiore di Huang Shih. Oggi affronteremo il resto di questo Classico.

La strategia mediana

Zhang Liang, stratega degli Han Occidentali a cui Huang Shih avrebbe dato il libro

In questa sezione, il nostro cita un testo tradotto come Il potere strategico dell’esercito. Questo testo non ci è arrivato, e non siamo nemmeno sicuri che sia mai davvero esistito. Ad ogni modo, Huang Shih lo usa per dare savi consigli su come gestire un esercito.

Per prima cosa, ripete (come altri Classici) che il potere decisionale dell’armata in campagna risiede solo e soltanto nel generale. E’ lui che decide quando e come avanzare o ritirarsi, se attaccare o aspettare, ecc. La corte deve occuparsi di politica e non di tattica!

In secondo luogo, l’esercito è una grande famiglia che ha posto per tutti: i savi, i coraggiosi, gli avidi e i deficienti. Perché? Perché sono quattro categorie di uomini mossi da emozioni e aspirazioni differenti.

Un uomo savio trae gioia dai risultati che riesce a ottenere, l’uomo coraggioso trae gioia dall’esercitare la propria volontà, l’avido is in for the money e il deficiente non ha nessuna paura di morire. Queste quattro categorie sono governate dalle loro emozioni. Puoi ragionare con gli uomini, ma se sei capace di manipolare le loro emozioni sei capace di far fare loro più o meno qualsiasi cosa.

Sulla stessa onda, devi tener conto che un ufficiale competente non viene arruolato e tenuto con un semplice salario, né con polpose ricompense e basta. Puoi comprare un buon artigiano, ma quando chiedi a un uomo di rischiare la pellaccia per te, non puoi aspettarti che lo faccia solo per i quattrini. Uno uomo da bene non si fa ammazzare per un capo carogna.

Se il sovrano manca di virtù i suoi ministri si ribelleranno, e se manca di awesomeneness finirà per perdere autorità. Questo vale per ogni gradino della scala sociale, con una piccola differenza: se qualcuno tipo un ministro o un alto ufficiale possiede troppa awesomeness, il rischio è che ciò provochi timori, invidia o diffidenza, tutta roba dannosa. Devi tener gente di talento ma, well, non troppo talento.

Alto funzionario Han

Come nell’Arte della Guerra, viene ribadito quanto sia importante per un generale conoscere il nemico. C’è un caveat però: non permettere ai tuoi ufficiali di parlare dei punti di forza dell’avversario a tiro d’orecchio del resto dell’esercito. E questo per ovvie ragioni!

In altre parole, evitate di fare le stesse stronzate dei Taira sulle rive del fiume Fuji.

Sempre parlando di accorgimenti, non mettere gente benevolente a gestire le finanze. Tendono a spendere troppi quattrini (magari dietro scuse frivole come “ma i soldati hanno fame!”) e finiscono sempre per affezionarsi ai ranghi più bassi. E non vuoi amministratori con crisi esistenziali quando devi ordinare a duemila fantaccini terrorizzati di marciare allineati e coperti dritti nelle fauci dei mongoli.

Altro accorgimento importante: prima di ogni cosa, lancia una bella caccia alle streghe. Niente sciamani, medium, indovini e baggianate simili nel tuo esercito! Non devono essercene tra i soldati e soprattutto non devono essercene al servizio dei tuoi ufficiali. Ci manca solo che la gente si faccia venire le paranoie per la luna in Leone o perché qualche Dulcamara ha letto brutte cose nelle frattaglie di montone.

Se fai le cose a modino e riesci a eliminare tutti i tuoi nemici, prendi cura di riunire tutti i ministri che hanno reso ciò possibile e tagliarli fuori dal potere. Devi ricompensarli, ovviamente, seppellendoli di ricchezze, terre e belle manze, ma non lasciarli con le mani in pasta. Ci deve essere ricambio, o rischi che qualcuno si monti la testa.

Allo stesso modo devi congedare l’esercito e scalzare il generale dalla sua posizione. Dagli una carica prestigiosa, dagli terre da amministrare, dagli poppute donzelle o quello che ti pare per farlo contento, ma strappagli il potere delle armi. Se è un buon generale è più che probabile che legami solidi e profondi si siano creati tra lui e i suoi ufficiali giù lungo la gerarchia fino ai soldati, e questa cosa, per quanto utile in guerra, è troppo pericolosa in pace.

Tieni conto che un sovrano che abbia voglia di restare in sella non gioca a carte scoperte e non gioca ad armi pari, non coi suoi nemici, non coi suoi alleati, non con i suoi fedeli assistenti.

La strategia inferiore

Edizione delle Tre strategie

La solidità del tuo controllo sulla popolazione e l’assistenza di uomini savi e competenti è proporzionale al beneficio che la plebaglia e il Paese in generale traggono da te. Un capo poco popolare non può considerarsi davvero stabile. Anche perché uomini competenti potrebbero avere riserve nel servire un capo simile. Chi non ha subordinati capaci non ha una seggiolone solido.

Una volta trovati collaboratori capaci, è importante ottenerne la sottomissione fisica e ideologica. La prima te la assicuri via un sistema appropriato di regole e ricompense, per la seconda Huang Shih consiglia… Musica!

No, non vuol dire che devi ballare il valzer col tuo Ministro dell’Agricoltura.

Al lettore odierno può parere bizzarro veder comparire il termine “musica” in un contesto simile, ma la musica era una componente imprescindibile della formazione del buon Confuciano. Ad ogni modo, l’autore specifica che non parla qui di pifferi e mazurche, ma di un senso di armonia e ordine che deve pervadere e unire ogni aspetto del Paese. Questo equilibrio armonico non deve essere volto a compiacere il capoccia, ma a dare pace e piacere ai sudditi, che sudditi contenti fanno un paese stabile.

I Confuciani sono una banda di dannati hippies!

E’ fondamentale che l’attenzione dei dirigenti sia rivolta verso l’interno. Un capo ambizioso che sguinzaglia armate sterminate alla conquista di territori distanti finirà prima o poi per esaurire le riserve di energia e pazienza dei suoi. La prima preoccupazione di un sovrano deve essere sulla propria base, sulla stabilità, sicurezza e virtù. Questo perché il libro è stato scritto da un Confuciano, e mannaggia all’Inferno se i Confuciani son fissati con ‘sta storia della virtù!

Un capo destinato a sopravvivere deve possedere 5 qualità: aderenza al Tao, virtù, benevolenza, giustizia e decoro (ovvero un comportamento appropriato).

Un capo deve peraltro badare alle ramificazioni che ogni suo atto può avere. In particolare, quando ricompensi un uomo da bene, questo riverbera in modo positivo incoraggiando zelo e attirando buoni collaboratori. Ricompensare un cialtrone, per contro, aliena i buoni soggetti e tira una valanga di conseguenze negative.

La credibilità è tutto. La plebaglia deve credere in te. Quando il sovrano o lo stato perdono legittimità e fiducia, non c’è modo di tenere la barca pari. E’ responsabilità del sovrano evitare che ciò accada, e per prima cosa uno deve evitare il lassismo. Lascia che un uomo disobbedisca, e cento altri si sentiranno in diritto di fare lo stesso. Lascia che un crimine impunito, e cento altri criminali si metteranno all’opera. Come detto nei precedenti Classici, devono esserci punizioni severe, e i sudditi devono credere in essere, devono saperle inevitabili, rapide e cattive.

Occhio a non pestare a caso sulla gente, però. In una situazione di diffuso scontento uno potrebbe aver la tentazione di combattere il fuoco col fuoco. Schiaffare populisti arrabbiati ad amministrare plebaglia arrabbiata. E’ una pessima idea che può solo aggravare la situazione. I tuoi ufficiali devono essere uomini dal comportamento specchiato e la tua amministrazione deve seguire la legge. Uomini capaci da soli non possono combinare niente se il sistema non segue.

Ogni trasgressione deve essere punita alla svelta e senza pietà. Come fanno i gattini. Prendi esempio dai gattini.

Hai bisogno di amministratori incorruttibili e ufficiali giusti, ma gli uni e gli altri non possono essere comprati o costretti nel tuo servizio. Da bravo Confuciano, l’autore sottolinea che solo adottando una condotta appropriata il sovrano può attirare a sé gli uomini di cui ha bisogno per governare. Anche perché uomini davvero degni non s’impelagano in un paese condannato al tracollo, sono mica deficienti…

Le armi sono considerate strumenti infausti in questo Classico, ma si concede talvolta il loro impiego è necessario. Se è il caso, devono essere usate presto, senza esitazione e full force. Temporeggiare è disastroso.

Inoltre, devi stare attento a non lasciare famiglie potenti accaparrarsi posti di potere. Questi gruppi cercheranno di succhiare via l’autorità del sovrano e accaparrarselo. Devono essere tenute sottomesse e sotto stretto controllo. Personalmente ho sempre avuto una predilezione per il sistema degli ostaggi: la gente tende a essere più tranquilla quando hai i loro eredi chiusi in cantina.

Sii quindi molto cauto con i tuoi subordinati, ma non essere geloso di loro: se sono capaci e valenti, spingi avanti la loro carriera (ma considera l’evenienza di chiudere in cantina i suoi bambini…).

Infine, tieni a mente la plebaglia. Piaccia o no, è la base dello Stato. Se danneggi mille plebei per il beneficio di un solo suddito, stai piantando i semi del disastro. Viceversa, se eliminando un solo uomo porti beneficio a mille altri, non dovresti esitare.

Questo è l’ultimo consiglio di Huang Shih e la fine del sesto Classico.

Al prossimo giro attaccheremo l’ultimo: Domande e risposte tra Tang Tai-zong e Li Wei-kung.

MUSICA!

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Bibliografia:

Ralph D. SAWYER, The seven military classics of ancient China, Basic Books, Boulder, 1993, pag.568

Ralph D. SAWYER, The art of the warrior, Shambala, Londra, 1996, pag.304

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6 thoughts on “Classici Militari: Le Tre Strategie di Huang Shih (2)

  1. Articolo molto interessante, complimenti! Trovo affascinante il lavoro meticoloso nella
    gestione delle risorse umane che emerge da quasi tutti i testi cinesi. Le punizioni non
    mancano mai e non sono monopolio dei legisti. Penso sia più adatto ad un paese con
    molti abitanti e problemi logistici che scalano vertiginosamente: è inutile armare e sfamare
    10.000 fanti codardi e magari demoralizzati che alla fine battono in ritirata alla prima
    battaglia. O ti metti a scegliere tra loro i migliori/più agguerriti che magari mangiano di
    più ma alla fine portano il loro peso oppure ti metti a punire in modo esemplare anche le
    trasgressioni minori, con una logica molto cinica del ” meglio perderne un centinaio per
    le bastonate che vederli rompere la linea quando il nemico carica”. Nell’Europa occidentale post-Romana la gestione del personale secondo me subisce un brusco calo, sia per la riduzione generale della popolazione(centri abitati molto minori) sia per il tipo di struttura sociale e governativa. Anche il figlio codardo del mugnaio, armato di forca, andava bene:
    la cavalleria nemica doveva sfogarsi su qualcuno. L’esempio personale valeva ben poco:
    il nobile cavaliere ben armato era quasi invulnerabile, una volta caduto da cavallo veniva
    “catturato” e poi riscattato e le sue gesta venivano narrate nei poemi. Il fante-contadino
    era chimato a prestare servizio e morire, o tornare a casa senza influire sui fatti d’armi con
    le sue gesta.
    Sulla promozione degli uomi abili, che però non devono rimanere in carica mi viene in mente
    la Spolia Opima romana. Il generale doveva essere un prodigio in campo marziale per riuscire
    ad ottenerla e le truppe erano felici di seguire uno che comandava dalla prima linea e riusciva a fare secco il comandante nemico. Di contro l’enorme popolarità conferita presentava una
    sfida al potere centrale: la gente nella vita di tutti i giorni ha bisogno di un buon burocrate,
    ma la corretta gestione del sistema fognario non esalta gli animi come l’armatura di un Re
    nemico posta ai piedi di Giove! Infatti la pratica venne terminata con l’avvento dell’età
    imperiale…

    • Lieta che l’articolo ti sia piaciuto ^_^
      Non generalizzerei troppo sull’Europa post-Romana: c’è davvero una grandissima varietà di sistemi militari differenti, dall’aristocrazia guerriera, alla leva saltuaria, alle milizie cittadine, ecc. Se vogliamo un esempio di plebaglia affamata inquadtrata e armata a glandus segugi, io prenderei più come esempio le grandi compagnie mercenarie rinascimentali. Di solito il numero di uomini coinvolti in guerra, per buona parte del periodo (e con molta generalizzazione!) è relativamente basso. Hastings fu una battaglia epocale e i rispettivi eserciti erano dell’ordine delle migliaia. Le leve generali di glebani scalzi sono rare rispetto ad altri periodi, si tende verso una professionalizzazione del mestiere delle armi VS un servizio militare generale obbligatorio (anche perché non sarebeb stato sostenibile nel contesto culturale, economico e sociale del periodo). In goni caso, again, si fa delle mosttruose generalizzazioni: secondo periodo, regione e circostanza le cose potevano essere diversissime 🙂

      • Ho menzionato il periodo post-romano proprio per mettere a risalto la differenza tra un sistema centralizzato dove esiste un approccio metodico nella gestione dei soldati e degli ufficiali e la guerra un po’ “fatta in casa(!)” dei secoli a venire. Come hai detto anche tu il numero dei combattenti cala parecchio, ma parallelamente cala anche la qualità della loro gestione. Ho fatto sopra l’esempio del figlio del mugnaio non per parlare di armamento, ma per illustrare la penuria del materiale umano reclutabile… Il bacino delle leve si limita sia per il fattore geografico (compaesani o simili) sia per legami politici che diventano del tutto personali, in quanto la selezione non avviene per merito, ma per parentela o vassallaggio.

        Tale differenza viene illustrata anche dall’assenza dei testi militari: saranno gli ordini stabiliti durante le crociate a produrre dei manuali sulla materia. Gli statuti degli Ospitalieri o Templari, oltre a essere dei trattati dettagliati in termini di armamento e tattiche, ricominciano a riprendere anche l’aspetto della gestione del capitale umano, mettendo in chiaro la divisione delle mansioni e come selezionare i confratelli adatti a esse. Infatti il conglomerato multinazionale delle crociate è uno dei pochi casi in cui non ci si basa su legami strettamente personali nella gestione delle forze armate e, cosa più importante, si stabilisce un metodo.
        Poi si continuerà con le condotte rinascimentali, i bellissimi manuali del periodo della picca e del moschetto e poi con Jomini e Clausewitz, dimostrando che man mano che la guerra diventa più professionale si riscontra la necessità di selezionare, gestire e motivare gli uomini in armi e i loro ufficiali. La scuola di pensiero militare cinese, come vedo nella serie dei tuoi articoli, tratta la materia molto seriamente e, a modo suo, cerca di codificare la gestione delle risorse umane.

  2. Trovo sbagliato il bando di stregoni e indovini: senza di loro, chi casta una fireball in mezzo alla compagine nemica per grigliarla, o uno Scrying di 5° livello per origliare le decisioni dei generali nemici?

    Più che altro, avrei prezzolato un indovino ufficiale – solo lui é fkssimo!!1!1! – perché dicesse le cose giuste per scaldare gli animi più sensibili e indirizzarli dove fa più chic al generalissimo. 😛

    • E’ comunque un rischio. Il tizio sbaglia una previsione del tempo, una scaramuccia va male, e subito salta fuori qualche altro balordo stile Alto Passero che sberbretica il VERO volere degli dei e come proteggersi dal malocchio (cosa che può includere tirare sassi per aria e farseli ricadere sulla capoccia, true story).

      • Occhio alle caste di chierici et similia che son sempre difficili poi da scardinare… La religione è l’oppio dei popoli (vero? non vero?) però poi occhio a chi lo vende che diventa uomo (donna) di potere! Articolo di classe, come di classe il commento sonoro. O sì! Ne farò uso.

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