Genpei 2.0: La morte di Kiyomori e l’alba della Seconda Fase

Bentornati in questi lidi di sconforto e mazzate nei denti. E’ ora di riprendere il nostro lungo e deprimente viaggio attraverso i terribili anni della Guerra di Genpei! Yay!

La volta scorsa avevamo lasciato i Taira in controllo della Capitale, i templi bruciati, e Yoritomo alla testa del neonato Bakufu di Kamakura.

Ma riprendiamo le fila ammodo.

Taira no Kiyomori tormentato dagli spettri del proprio passato, opera di Tsukioka Yoshitoshi

A cavallo tra il 1180 e il 1181, Taira no Kiyomori, Religioso Ministro e capo del clan, comincia a dar segni di ranticosa vecchiaia. Non gli resta tantissimo da campare, il clan sta per perdere la sua chiave di volta.

-Bon.- Fa Kiyomori. -Almeno ho stabilito la mia famiglia alla guida del Paese e dell’Impero.

-Sì, circa.- Nota la moglie. -Le regioni orientali sono in mano ai Minamoto e il Nord-Est è in mano ai Fujiwara di provincia, ma a parte questo siamo a cavallo.

-Ah, ma sono sicuro che le cose si aggiusteranno! Dopotutto abbiamo la Capitale, io sono nonno del nuovo imperatore, stiamo tranquilli. Yoritomo è solo un uomo dopotutto.

-A dire il vero si sono ribellati anche Takeda Nobuyoshi in Kai e Kiso Yoshinaka in Shinano.

-Ma sono parenti di Yoritomo. Una volta che incantoniamo Yoritomo-

-Si sono ribellati per cazzi loro. E poi Yoshinaka e Yoritomo si odiano. E Yoshinaka è un guerriero tostissimo.

-Vabé, ma intanto teniamo la regione centrale del Kinai, che è l’importante…

-Famiglie del clan Minamoto si sono ribellate anche in Mino e Owari. E Ōmi. Ōmi è così vicina che confina con Yamato.

-Boia come sei negativa! Almeno abbiamo la Capitale! Ora che abbiamo sbolognato tutti quei frati mentecatti la nostra posizione-

-Abbiamo bruciato i templi e ora l’aristocrazia ci odia più di prima, mentre il popolo pensa che ci siamo tirati addosso la sfiga degli dei. Ah, e i frati di Kumano nella provincia di Kii si sono messi a far casino a loro volta perché siamo degli indegni peccatori. E anche Kii confina con noi. Ōmi a nord e Kii a sud, siamo un sandwich di grane.

-Ōmi confina proprio per poco però, dai…

-Oh, hai ragione, parliamo del confine Ovest! I Genji di Kawachi si stanno agitando.

-A vabé, sai che c’è? Chi ha risorse ha armi e chi ha le armi vince. Visto che controlliamo i traffici via nave nel mare interno e col Continente non abbiamo di che preoccuparci, finché c’è commercio c’è speranza!

-Ah, non hai sentito le novità da Kyūshū? I Kikuchi si sono ribellati in Higo e hanno attaccato il Governo Militare.

-Occristo, dimmi che almeno in Shikoku si tengono calmi e non fanno danni…

-I Kōno si sono ribellati nella provincia di Iyo. Ah, e ti dice niente il nome Mareyoshi?

-Uh, fammi pensare…

-E’ il fratello minore di Yoritomo, in Tosa.

-Vabé, ammazziamolo a prescindere almeno quello è una preoccupazione in meno.

-Già fatto.

-Oh, bene!

-Male. I suoi vassalli sono scappati in Izu, da Yoritomo.

-Hai finito?

-Ci sarebbero voci sulle provincie di Settsu e Wakasa…

-Ma quanti cazzo di Genji ci sono in giro per il Paese?

-Escono dalle fottute pareti.

-Possano morire tutti ammazzati…

-Forse dovremmo cercare di ragionare da adulti invece di partire in quarta con fuoco, acciaio e sangue-

-GIAMMAI E MAIPOI, se la violenza non risolve un problema è perché non ne stai usando abbastanza!

In blu lo Yamato, in violetto le provincie principalmente toccate da infide attività sovversive

Insomma, i Taira hanno una mandria di gatte da pelare, e la priorità è mettere sotto controllo la Capitale e il Kinai.

Il settimo mese del quinto anno dell’era Jijō, i Taira mettono a punto un nuovo sistema militare capace di mantenere il controllo e la protezione della Capitale: lo Shōkanshoku.

Il capo dello Shōkanshoku è, de facto, un comandante militare avente autorità su tutti i guerrieri della zona e sulle istituzioni legate alla logistica. Alla testa del nuovo sistema viene messo Taira Munemori.

Munemori è figlio di Kiyomori. Suo fratello maggiore Shigemori era erede e figlio prediletto, ma un malanno provvidenziale lo stende nel ’79. Secondo alcune malelingue, Shigemori sarebbe morto di esaurimento nervoso dopo gli innumerevoli contrasti col padre sul come gestire la crisi. Pare che Shigemori avesse questa stupida idea di evitare una guerra civile. Bah.

Ad ogni modo, morto il noioso fratello maggiore, Munemori si ritrova erede del capofamiglia, e ora comandante in capo della forza militare del Kinai.

Questo bell’uomo è Taira no Munemori, dal pennello di Fujiwara Gōshin

E’ interessante notare come questo nuovo Shōkanshoku sia in rottura drastica con la realtà precedente del Kinai e si avvicini a ciò che sarà, di lì a pochi anni, il sistema shogunale. Secondo Uesugi, non è da escludere che Yoritomo stesso abbia preso ispirazione dallo Shōkanshoku per completare e perfezionare il Bakufu di Kamakura. In altre parole, lo Shōkan diventa per il Kinai ciò che lo shogunato sarebbe stato per il Giappone intero.

E’ interessante notare come forme di controllo simili siano state concepite allo stesso tempo da uomini nemici. Si può dire che Yoritomo sia stato il primo a comprendere la necessità rivoluzionaria di nuovi strumenti per la conservazione e l’esercizio del potere, e spesso viene detto che una delle ragioni del tracollo Taira è proprio la loro incapacità di immaginare strutture nuove. I Taira, a differenza dei Minamoto, si sarebbero inseriti nelle istituzioni di Corte, soppiantando l’antica aristocrazia civile, invece di creare qualcosa di originale adattato ai tempi e ai bisogni della classe guerriera. Questa critica è senza dubbio corretta. Ma è anche vero che i Taira non erano del tutto ciechi in questo settore, come lo dimostra lo Shōkanshoku.

Guerriero in armatura pesante parziale, con pugnale e due capocce negli appositi retini (sono trendy, smart, ecofriendly e prodotti da cooperativa equosolidale!)

Ultimata la riforma, i Taira si preparano a una nuova spedizione punitiva nel Bandō, sotto il comando diretto di Munemori. Poco prima della partenza, però, Kiyomori si ammala.

E’ l’inizio della primavera e Kiyomori, il primo guerriero a riuscire a scalare la piramide del potere e stabilirsi come uomo più potente del paese, è roso dalla febbre. Secondo lo Heike monogatari, il vecchio è incapace di inghiottire una goccia d’acqua e il suo corpo sprigiona il calore di un falò, al punto che la semplice vicinanza del malato è insopportabile per i comuni mortali.

Andarono ad attingere l’acqua della fonte di Senju sul monte Hiei e la versarono in un recipiente di pietra che gli fu posto sulla fronte per rinfrescarlo L’acqua si mise a fremere e in un istante bolliva. Sperando di dargli sollievo, dell’acqua fu versata su di lui. Quasi fosse stato di pietra o di ferro incandescente, l’acqua sfrigolava senza sfiorarlo. Quando per miracolo l’acqua riusciva a raggiungerlo, s’incendiava, e un fumo nero invadeva la residenza e si levava in volute di fiamme.

Secondo i redattori dello Heike monogatari (e senza dubbio secondo molti contemporanei), la maledizione sarebbe stata una conseguenza della blasfemia mostrata da Kiyomori nel bruciare i templi di Nara e nel distruggere il Brande Buddha.

Il 2 duel secondo mese, Kiyomori trovò il fiato di confidare alla moglie le sue ultime volontà.

Il solo rimpianto che ho, è di non aver visto la testa mozzata del condannato di Izu, del Luogotenente della Guardia Yoritomo. Quando sarà finita per me, che non sia costruito né santuario né torre, che non sia celebrato un servizio funebre! Che sia subito inviata una spedizione laggiù, che la testa di Yoritomo sia spiccata e che sia piantata davanti alla mia tomba! Ecco il servizio funebre che desidero!

Ah, mi ricorda mia nonna. Quella che morì dicendo alla nuora “sparisci di qui, brutta puttana”…

Kiyomori morì il 4, dopo una crisi convulsiva, a 64 anni.

Non si può dire che fosse morto di vecchiaia, piuttosto che il suo destino si era compiuto d’un tratto, di modo che i grandi scongiuri e gli scongiuri segreti rimasero vani, che la luce dei Buddha e degli Dei gli venne meno e che i Guardiani Celesti gli negarono protezione. Che potevano allora le forze umane? Miriadi di guerrieri che per fedeltà avrebbero sacrificato la loro vita per la sua sedevano in ranghi serrati vicini e lontani, ma non potevano respingere di un solo istante i demoni assassini dell’Impermanenza, invisibili ai loro occhi, contro i quali nessuna forza prevale.

[…]

Di quest’uomo, che aveva diffuso la propria gloria e il proprio nome su tutto l’Impero e imposto il proprio potere, il corpo, ridotto in fumo effimero, si era dissipato nel cielo della Capitale, e i suoi resti, appena più duraturi, erano tornati alla terra mischiati alla sabbia della spiaggia.

E’ la fine di un’era per i Taira, ma non hanno tempo di osservare il lutto: senza por tempo in mezzo, lanciano una spedizione punitiva contro i ribelli di Mino.

La spedizione comincia bene, con la rapida capitolazione della base di Gamakura, ma informatori avvertono della presenza di ribelli nella vicina provincia di Owari.

I Taira avanzano verso il confine di Owari, sul guado Sonomata, sul fiume Nagara. Questo fiume segna il confine tra Mino, Owari e Ise. E’ l punto di contatto tra l’Ovest e l’Est del paese, un nodo logistico fondamentale.

Il secondo mese, i due eserciti si avvicinano da una parte all’altra del Sonomata. Da un lato Shigemori e Koremori, dall’altro Minamoto Yukiie e Gien.

E’ il 10 del terzo mese, la notte cala sul fiume.

Secondo lo Engyōbon Heike monogatari, i Taira avrebbero avuto 30.000 cavalieri, contro 6.000 dei Minamoto. I Gyokuyō modera i termini specificando che i Minamoto non erano 6.00 (figuriamoci!), ma 5.000.

Ora, è chiaro che questi numeri son fuori d’ogni grazia (anche perché se ci fidiamo della struttura classica di una banda di guerra, 30.000 cavalieri significherebbero almeno 60.000 uomini in tutto, probabilmente molti di più, roba che nemmeno i cinesi). Quello che bisogna trarne è che i Taira sono in schiacciante superiorità numerica.

Come sa chi legge i Classici Militari, quando un uomo con Schiacciante Superiorità Numerica incontro un uomo senza Schiacciante Superiorità Numerica, il secondo (salvo eccezioni di cui parleremo) è un uomo morto. Oh, spoilers.

I Minamoto lo sanno. Cercano di ovviare con un attacco notturno a sorpresa, ma i Taira mangiano la foglia e li tritano.

Al di là dello svantaggio numerico, diversi fattori giocano contro i Genji.

Per cominciare, combattere a cavallo di un fiume non è una cosa agevole, né lo sarà mai (ricordiamo cosa successe ai Francesi, che pure avevano una tecnologia abissalmente superiore).

Inoltre pare che i due comandanti Minamoto fossero in competizione tra loro per chi fosse il duro più duro del contado, sputtanando del tutto coordinamento e catena di comando.

I Taira vincono a mani basse, raccattando quasi 400 teste trofeo.

I ribelli sono costretti a ripiegare, ritirandosi quietamente da Mikawa e Tōtōmi. I Taira vorrebbero braccarli, ma non hanno i mezzi di farlo: ridendo e scherzando, il raccolto si annuncia ‘nammerda per via del tempo di merda, e si prepara una delle carestie più tremende della Storia del Giappone. A malincuore, i Taira sono costretti a ritirarsi, lasciando l’Est in mano ai ribelli.

Anche perché l’Est non è l’unico problema: disordine e scontri stanno scoppiando ovunque, sempre più grandi, sempre più numerosi.

Bisogna rendersi conto che i guerrieri giapponesi hanno una spiccata tendenza all’odiarsi tra loro. Il timore della condanna della Corte è grosso modo l’unica cosa che trattiene le propensioni stragiste nei nostri emici.

Ovvio, con Kiyomori al Creatore e il potere dei Taira traballante, dispute private tra vicini e cugini divampano nell’intero Paese. La lotta per il potere di due grandi clan polarizza gli scazzi locali, precipitando l’Impero in uno stato di fermento quasi totale.

Tra la carestia incombente, i danni materiali, i dissapori politici e la scarsità di uomini e mezzo, la Guerra di Genpei entra in quella che Farris definisce la “seconda fase”: un braccio di ferro logorante in cui nessuno dei contendenti ha il fiato sufficiente a vincere, né il buonsenso necessario ad abbozzare.

Con tre anni e passa di guerra ancora da incignare, i guerrieri del Paese si preparano a dare il peggio di loro!

MUSICA!


Puntate precedenti:

Genpei 0.1

Genpei 0.2

Genpei 1.0

Genpei 1.1

Genpei 1.2

Genpei 1.3

Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

FRIDAY Karl, Samurai, warfare and the state, Routledge, 2004, New York

ROYALL Tyler, The tale of the Heike, Viking, 2013, New York

SOUYRI Pierre-François, Histoire du Japon Médiéval – Le monde à l’envers, Tempus, 2013, Paris

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

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4 thoughts on “Genpei 2.0: La morte di Kiyomori e l’alba della Seconda Fase

  1. L’idea di Buddha che maledice il distruttore della sua statua è assai coerente con la dottrina buddhista – oh, a vedere cosa spacciavano per buddhismo i giapponesi, sono sempre stati creativi, con le religioni degli altri ^_^

    • Quando il Buddhismo fu introdotto in Giappone per la prima volta, arrivò il kit completo sutra + statua + monaci insegnanti.
      Ci fu una siccità (mi pare, o un altro tipo di disastro climatico).
      I Giapponesi s’incazzarono col Buddha. “Ma come Coso, noi ti si tiene a modino, ti si fa il tempio, ti si spolvera, e te nemmeno muovi il culo per il raccolto?”
      Buttarono la statua in un fiume. Così impara, quel fannullone del Buddha.

      Chiaramente avevano capito tutto! ^_^

      • Potente è la collera del popolo nipponico!::)
        Va da sé che se il Giappone s’è riunito, visto i 1000 e più anni di lotte è stata davvero una gran botta di culo.

  2. Pingback: Genpei 2.1: Agiremo con Buonsenso solo dopo aver esaurito ogni altra possibilità – Fortezza Nascosta

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