Vita da campo: Coudekerque-Branche 2016

Sabato

Foto d’epoca scattata dopo la poco nota battaglia di Legnate sul Groppo, dove un gruppo di Gallo-romani affiancò l’esercito napoleonico per combattere gli scoiattoli. Sulla destra, un ausiliario danese in borghese. (Foto di Nanette)

Mi sento come se ogni fibra del mio corpo fosse stata centrifugata.

Di solito il venerdì notte mi comporto da persona adulta e vado a letto presto, senza bere. A questo giro mi son distratta e ho dormito 3 ore appena. Non sarebbe tanto male se non fosse che dormo 3 ore da una decina di giorni per finire un lavoro…

Per fortuna la giornata è uggiosa e il campo è deserto. Posso covarmi la fatica.

Risiamo in quel di Dunkerque, per il mio campo preferito. Anche quest’anno i Cechi non sono venuti. Tagli alla cultura, fondi ridotti, et voilà, non puoi più permetterti di chiamare la compagnia strafica di Gustavo Adolfo. Sic transit gloria mundi.

I napoleonici in compenso sono venuti in forze. Il che è cosa buona perché puoi sempre contare sui napoleonici per qualche rissa multiepoca.

Ci sono anche i coloniali, i tizi del quindicesimo, il ventesimo secolo, il secondo impero…

E ci sono dei soldati della Wehrmacht. Devo ammettere che quando i loro ufficiali passano con le svastiche sulla giacchetta, mi sale un piccolo brivido.

Hide yo’ wife, hide yo’ kids! (Foto di Michel Langrenez)

E’ un campo sonnacchioso. Il tempo è stato così di merda che venerdì sera ci si è impantanata una delle macchine. Roba che s’arriva al parco e SBLORCH, imputtanata fino ai finestrini. Per fortuna gli yankees del ’39-’45 hanno i gipponi, sennò la si lasciava lì per gli archeologi del futuro.

Il pubblico è rado e poco interessato a noi poveri predoni scandinavi, ergo movimentiamo la vita col Gioco del Ciondolo.
Il Gioco del Ciondolo è una trovata di Bothvar per i nuovi membri: ti si mette al collo un cordino con una zampa di corvo; il tuo lavoro è tenerlo fino alla fine del campo, il lavoro del resto della compagnia è fregartelo. Se te lo fai fregare, paghi pegno.

A questo giro il corvo tocca a Lis. Non è cominciata bene. Venerdì sera gliel’ho già fregato io, mentre eravamo a bere nella tenda del centurione. E’ tutta questione di disinvoltura e polso…

Un’altra novità rispetto all’anno scorso, oltre all’assenza di pubblico e la gara del ciondolo, è il nuovo piano per lo Stato d’Emergenza. La Francia impone ‘sta roba da Novembre. Il lato antipatico è che non puoi fare un sacco di roba, il lato positivo è che sono riusciti ad arrestare un sacco di malvagi ecologisti. Perché fanculo i bombaroli, la radicalizzazione delle carceri, l’assenza di controllo in ghetti infami, quello che davvero angosciava noi parigini era il fatto che dietro un qualsiasi cantone poteva appostarsi un volontario di Greenpeace.

Quindi insomma, niente sfilata di 15 Km quest’anno, perché Al-Bagdadi potrebbe mandare qualcuno con un coltellaccio a cercare di sgozzare una carovana di gente corazzata come un tank, armata fino ai denti e con consolidata esperienza sportiva.

No, non sto scherzando.

La cosa non mi dispiace davvero: sono esausta e la schiena mi fa un male cane. Quindi buono, ci risparmiamo la Grande Marcia. Quello che non ci viene risparmiato è il discorso del sindaco.

Uno dei balocchi dei nostri amici ‘mmerigani (Foto di Nanette)

Di ritorno al campo, facciamo del nostro meglio per essere il più storicamente accurati possibile. Giusto per il principio, visto che non passa un’anima. C’è chi si mette a giocare al gioco del Re, ci si occupa della mangiogna, chi si allena in una piccola lizza. Tutto è così quieto che comincio a sperare che, magari, quest’anno non ci saranno feriti!
Ne approfitto per riposare. Mi avvolgo nel mantello e mi raggomitolo sulla paglia dietro la rastrelliera delle armi. Fa freddo, ma tanto se non dormi all’addiaccio non puoi davvero dire di aver vissuto il campo fino in fondo.

Il torpore mi sale addosso. Sono giorni che lavoro come un nordcoreano, ho un mal di schiena che mi uccide, un’orertta di riposo mi farà bene…

BAM

-MA PUTTANA L’EVA!

Qualcosa mi si è schiantato ‘ntelle stiene con la grazia di uno scooter lanciato contro un palo della luce. Emergo dal mantello incazzata come un gatto che ha scoperto i gavettoni. Un elmo. Qualche mentecatto ha preso un cazzo di elmo e me l’ha tirato tra le scapole!

-Oddio!- Il Fortunato e in piedi accanto allo stand, l’aria colpevole di un cane accanto a un divano sventrato. -Non ti avevo vista.

Prima volta in anni che mi concedo un pisolino pomeridiano, e messer Grigliata mi prende a elmate il groppone.

Nel pomeriggio qualche raro visitatore si fa coraggio. Raccatto le mie stanche ossa e mi metto al pezzo: spiegare i pezzi, far provare le armi ai bambini senza che s’infilzino a vicenda, rispondere a domande creative come “ma i cani esistevano al tempo dei vichinghi?”…

Il Fortunato si palesa. Mi chiedo se dopo le elmate sulla groppa vuole anche prendermi a cartoni nel viso, così, per sport. No. Vuole la mia armatura per passare l’Ordalia.

L’Ordalia è un’altra delle nostre buffe trovate (strettamente facoltativa): chi si sottomette all’Ordalia deve sfidare a duello gli altri membri dell’associazione, uno alla volta, fino a totalizzare 40 duelli di fila.
Perché?

La domanda che spinge le sorti dell’Umanità non è mai “perché”, ma “perché no?”.

Nel caso del Fortunato il “perché no” potrebbe essere che ha una pessima cera e da stamani pasteggia ad antidolorifici e stimolanti.

-Senti coso, sei sicuro di voler fare l’Ordalia oggi? Sei un rottame.

-Ma no, tranquilla, fidati!

Fidomi. E perché no? Stiamo parlando del baldo giovane che si è tuffato in un rogo incandescente e che manca poco affoga per voler inseguire un drakkar a nuoto.

Gli carico addosso la lamellare e mi lavo le mani della sua sorte.

Tempo una dozzina di duelli, non si sentono più botte e rintocchi.

Il Fortunato è scivolato sull’erba bagnata e si è dislocato un ginocchio.

I paramedici arrivano all’istante. Di solito non si allontanano mai troppo del nostro campo, perché siamo sempre noi a farci male. E’ antipatico da ammettere, ma è vero: per una ragione o per un’altra, ogni anno a Coudekerque succede un casino. L’anno scorso era una lancia in un occhio, due anni fa un compare che prendeva a cornate un trave, e via a rimontare. C’è una maledizione!

Legnate (Foto di Nanette)

La sera scende sul campo, il Fortunato torna cionco. E’ peccato che debba essere invalido, perché abbiamo grandi progetti per la notte.

Dopo cena ci armiamo, raccattiamo i romani e i galloromani, e sgattaioliamo di là dalla strada, nel campo post-1700. La notte è fredda, la nebbia affoga gli alberi, il cielo brilla la luna piena. E’ tempo di raid!

Le prime vittime sono i napoleonici. Le loro tende sono appena visibili nella foschia.

Ci schieriamo, un bel muro di scudi eterogenei, le armi in asta in seconda linea, quelli in leggero sui fianchi. Bothvar sguaina la spada.

-Al mio segnale, scatenate il LULZ!

Li vediamo correre a raccattare i loro moschetti. Ah, troppo tardi! Carichiamo nel buio. Spari e lampi di cartucce a salve. Alcuni di loro privano a bloccarci puntando i moschetti contro gli scudi. Nobile tentativo, dispiace quasi girargli intorno e saltar loro sul groppone. Mi azzuffo con uno di loro per prendergli il moschetto. Finiamo a terra nel casino generale, mi rialzo. Al diavolo, tientelo, meglio buttarsi nel match di spintoni col resto della banda…

Dal buio emerge il colbacco del compagno Roccia.

E’ un armadio dei sapeurs che di solito va in giro con un martello da fabbro. A questo giro è a mani nude. Ci carica. Acchiappa me e l’Ulf come se stesse facendo una bracciata di paglia, ci tira su di slancio manco fossimo due bimbetti e ci butta in un fosso. Mortacci sua. Ci riarrampichiamo sulla sponda che già la banda si sta rimettendo in moto.

Questo genere di raid ha un effetto valanga. Ripartiamo che siamo il doppio degli effettivi, armati di scudi, giavellotti spuntati, spade, accette, sciabole e moschetti. Peccato non poter portare anche il cannone!

Arriviamo al limitare della parte Prima e Seconda guerra mondiale. Non ci sono alberi qui, la luna piena illumina la nebbia di luce bluastra. Dei fantasmi neri attraversano di corsa il prato, il lampo di una fucilata a salve. Aha, sono in vena di giocare. Ma ormai siamo troppi. Passiamo sopra il loro campo senza fare distinzioni. Canadesi o crucchi, Grande Guerra o WWII, che tanto al buio son tutti uguali o quasi.

Frego un berretto a caso a un nemico mentre un gruppo di energumeni non meglio identificati conquista con le armi una gigantesca grigliata di salsicce e inizia a distribuirle tra urla di giubilo. Sotto un tendone brilla una luce elettrica, illumina divise americane. Ci precipitiamo di corsa verso di loro.

La nostra prima linea tonfa in terra con la grazia di un capodoglio spiaggiato.

-Reticolato! Girate intorno! Reticolato!

Sono solo cavi di nilon. Se fosse stato filo spinato davvero ora saremmo a sbrandare i paramedici.

Knock knock! (Foto di Nanette)

Ci pigiamo tutti sotto il telo. Siamo così tanti che riusciamo a stento a non darci gomitate nei denti. Certo, le armi non aiutano.

Gli yankees e alleati sono accoglienti, tirano fuori tre bottiglie di spumante e le buttano nel mucchio multiepoca. Chi non sta masticando salsicce bercia un assenso, gli altri berciano pure, inondando gli astanti di pezzi di maiale abbrustolito.

Un ufficiale del Primo Impero si arrampica sulla tavola, agguanta una bottiglia, sguaina la sciabola.

Vive l’Empereur!

La scapitozza con un elegante gesto del polso, blocca la fontana di spuma con la lama, passa la bottiglia in giro tra applausi e giubilo.

Uno yankee si arrampica a sua volta sul tavolo. Vuol far vedere che non è da meno. Sguaina una baionetta. Non elegante come la sciabola, ma ho già visto bottiglie stappate con un fluido fendente di sax, perché non la baionetta?

Primo colpo. Nulla. Secondo. La intacca. Riprova. Mi chiedo quanti torneranno al campo con schegge di vetro conficcate in faccia. In ogni caso, worth it!

All’ennesima la testa della bottiglia parte. Hooray!

Un canadese tira fuori un’altra fiasca. La brandisce con piglio deciso e l’accoltella senza esitazione. E’ la prima volta che vedo una bottiglia pugnalata a morte. Il vetro esplode in una pioggia di frammenti e bollicine. Tra gli incoraggiamenti generali, il tizio tracanna da ciò che resta del fiasco senza amputarsi le labbra sui bordi. Un miracolo.

Il bello del multiepoca (Foto di Michel Langrenez)

Il quindicesimo secolo è l’ultimo campo in cui trasciniamo le nostre carcasse. Le loro tende sono buie, nessuno in giro. Sono già a gallina. Una sola figura ci aspetta, immobile. Una vecchina con la cuffietta bianca, appoggiata a un bastone poco più alto di lei.

-Non dovreste far così tanto rumore.- Ci rimprovera. -I bambini dormono. Andate a nanna o vi faccio il didietro a strisce.

Le risponde un coro di rutti.

La vecchia impugna un bastone. Scrosci di risate. La vecchia mulina.

Hal è il primo a cadere con un guaito, altri si tuffano ai ripari, la vecchia indemoniata si butta nel mucchio seminando morte e distruzione. Hell hath no fury like that of a pissed off grandma.

Vicini di campo. Si può sempre contare su di loro per un’emergenza goliardica. (Foto di Michel Langrenez)

Non c’è niente di meglio che un fracco di legnate per calmare gli esagitati.

Gli spiriti si quietano, la banda si disperde. Il silenzio torna sul campo. E’ stato un bel raid. Ora latrine, e poi nanna.

Sulla via per i cessi, incrociamo un manipolo di crucchi. I loro elmetti a tartaruga sono inconfondibili anche al buio. Ci fermiamo a far due chiacchiere. Lis chiede a uno se può farle il saluto battendo i tacchi. Il tizio esegue. Che cortese. Ci separiamo.

Mi incammino con Lis. Si è fatta fregare la zampa un’altra volta durante la giornata e ora la tiene in pugno in continuazione.

-Deve essere figo fare ricostituzione crucca.

Io esito. Sì, deve essere figo, ma io non potrei mai farla. Per carità, so benissimo che ricostituzione e simpatie politiche non vanno necessariamente insieme, ma ho paura che gli spettri dei bisnonni vengano a tirarmi per i piedi se provo a mettere un’uniforme tedesca…

Usciamo dalle latrine. La notte è fresca e tranquilla. Lis tene la zampa di corvo nel pugno chiuso.

-Secondo te dove stavano andando?

Non lo so, non ci ho nemmeno pensato. Però è vero che avevano i fucili… E gli elmetti…. E stavano andando verso il nostro campo….

Urla e frastuono di gente che corre sull’asfalto. I crucchi emergono al galoppo lanciato dal buio. Uno in testa si volta indietro verso gli altri.

-Correte! Cristiddio, correte!

Ci sfrecciano accanto come saette. Dietro di loro, sempre al galoppo lanciato, Harald, una montagna di carne, ossa e furia omicida, armato di scudo romano e giavellotto. E dietro di lui Bothvar.. E tutto il resto della squadra, ovvero una banda di vichinghi e romani ubriachi.

Un altro grande giorno per la razza superiore.

Ci uniamo all’inseguimento e raggiungiamo i crucchi al bunker dove dormono. Entriamo. E’ stretto, soffocante. Un energumeno della prima guerra mondiale sbarra la strada alla stanza più interna. Sto per dirgli di scansare le sue chiappe teutoniche che i vichinghi reclamano birra, quando qualcuno scende le scale di corsa alle mie spalle e mi spintona avanti. Inconfondibile charme bavarese. E’ uno dei crucchi con l’elmetto. Ha un fucile.

Lo afferro con ambo le mani. Il tizio si mette a ridere, cerca di spingermi via, ma non sa che io ho l’istinto di sopravvivenza di un lemming, porello. Quando non mollo la presa, mi spinge contro il muro. Con la coda dell’occhio vedo l’altro energumeno avvicinarsi con una Luger. Aha, divertente.

Infilo il gomito tra il fucile e il petto del crucco, strattono la canna, tiro il grilletto.

Un mesto click. Tutte le loro armi sono demilitarzzate, non possono spararci nemmeno a salve. Guardo il golem in corridoio.

-Saresti stato così tanto morto, coso!

-Kartoffel kapput volkswagen!

-Come no.

Finiamo per ritrovarci tutti nella stanza più interna. Hanno una foto di Himmler, una bandiera nazista, delle uniformi. Tutto ciò mi mette un pochino a disagio. Lis invece è entusiasta, da brava comunista.

-E’ tutto bellissimo!- Sfiora una divisa da capitano. -La posso provare? Posso?

L’accontentano. Mi guarda con un sorrisone felice, le mani in tasca.

-Come mi sta?

La guardo. Sorrido. Le sfilo la collana di corvo dal collo. Disinvoltura gente, disinvoltura. I miei compagni esultano. Lei mi guarda sconvolta e tradita. La prossima volta impari a farmi certe domande. Uscendo un kraut mi dà una pacca sulla spalla.

-Gute nacht!

-Shalom!

Domenica

“Bastards! I hate them with their long tails and their stupid twitchy noses!!” (cit.) (Foto di Michel Langrenez)

Il pubblico sciama attraverso il campo. Mi fa strano. E’ stato così deserto il sabato che cominciavo a pensare fosse un campo off.

C’è una prestazione nella grande lizza oggi, ma io ho un mal di schiena che piango, e lascio perdere. Dovrò tornare dalla conciaossa a farmi raddirizzare, che mi pare ci avere delle viti autofilettanti nelle vertebre del colllo. Approfitto per sobbarcarmi la corvée sgrassaroba. Calderoni e secchi tendono a coprirsi di una loia invereconda, e le uniche cose storicamente accettabili che possono farci qualcosa sono cenere, una buona striglia e olio di gomiti. Lis va e viene a prendermi dell’acqua, mentre io peggioro il mio mal di schiena per il bene e la profilassi del gruppo.

In uno dei viaggi la vedo tornare con un bottiglione d’acqua su un braccio e il figlioletto del capo sull’altro. Alle sue spalle Ulf si avvicina furtivo. Vuole fregarle il ciondolo. Sarebbe la sesta volta che se lo fa fottere, e il campo non è ancora finito. Il record finora è di nove furti su due giorni. Il campione aveva pagato pegno correndo in un campo inseguito da una banda di compari armati di frecce e giavellotti. Alla fine della giostra il povero diavolo aveva perso le scarpe nell’erba alta.

Lis ormai si avvicina al record, riusciremo a superarlo? Ma soprattutto, quando Ulf agguanterà il ciondolo, Lis lascerà cadere la bottiglia o il bimbetto?

Ulf afferra il cordino, tira. Lis torce la testa, acchiappa la collana coi denti. Un buon riflesso. Il bambino del capo è salvo. La complimentiamo con un applauso. Lei sorride fiera per un istante. Il suo sorriso evapora. Sputa il cordino. E’ un laccio di lana, molto assorbente. E’ stato al collo sudato di una mezza dozzina di membri.

-Occristo.- Lis sta diventando verde. -Sa di pecora putrefatta…

Le offro un sorso di vodka di consolazione.

Più tardi nel pomeriggio è l’ora della penitenza per Lis. L’idea è farla correre in armatura attraverso un percorso dove sono disseminate imboscate, e farla combattere ad ultimo contro tre dei ragazzi.

Per rendere la cosa interessante, Bothvar ha di nuovo fatto appello ai romani. Le tuniche rosse non sono molto discrete nel fogliame, ma si nascondono al meglio. Appena Lis si avvicina, da una parte all’altra cominciano a tirarle giavellotti, pezzi di legno, teste mozzate, ciabatte, la nonna in sedia a dondolo.

Dimostrazione napoleonica. E niente, i napoleonici spakkano. (Foto di Michel Langrenez)

Coudekerque è stato un bellissimo campo, come al solito. E ora finalmente l’estate è agli sgoccioli. La stagione è finita, resta solo da rimettere in sesto il materiale e riposare le stanche ossa fino alla primavera prossima!
MUSICA!

Foto di Nanette e Michel Langrenez. Invito ancora a seguirli, pubblicano foto bellissime!

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6 thoughts on “Vita da campo: Coudekerque-Branche 2016

  1. Se ti chiederanno dei cani in epoca vichinga, puoi dire che Vikings ne è pieno (non ho visto Vikings, magari almeno gli attori son bravi, ma può fare scena, una cazzata del genere).

    E ora, ti si richiede di presentare foto della vecchia delle focaccine che ha preso a mazzate i tuoi colleghi di campo! Grandiosa! XD

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