Vita da campo: Coudekerque-Branche 2015

-Oy.- qualcuno mi scuote -Sono le otto, sorgi e brilla.

Apro un occhio. Ho un freddo cane, umido fin nelle ossa e ho dormito solo tre ore. Sarà una bella giornata. Metto il naso fuori dalla tenda. Il parco di Coudekerque. Poche anime sono intorno alle buche del fuoco a ravvivare le braci.

Quest’anno ci hanno piazzati in un posto diverso dal solito. In quest’estate di merda non ho potuto partecipare a nessun raid, sicché Coudekerque 2014 è l’ultimo campo che ho fatto. Mi dà una strana sensazione, è come se non fosse passato un anno, è come se fossero passate solo poche settimane.

Mi vesto ed emergo. L’aria è pungente, ma il cielo è sgombro. Durante un campo. Non succede praticamente mai. Deve essere un segno. Buono o cattivo non lo so, ma di certo un segno.

Mi siedo sulla panca insieme agli altri. Pane e formaggio per colazione, e un canestro colmo di pani al cioccolato. No, non è storicamente accurato. Noi almeno ne siamo coscienti, a differenza di quei ritardati di History Channel. Il trucco sta nel far sparire gli anacronismi prima dell’arrivo della gente.

-Che orari abbiamo oggi?

Bothvar poggia un foglio sul tavolo, lo liscia con la manona.

-Nove e mezza, sfilata.

-E la lizza?

-Niente lizza.

Aggrotto le sopracciglia. Per una volta che arrivo a un campo in qualcosa di vagamente simile a “buona forma fisica”, ci tolgono la lizza? Sono venuta per farmi rovinare di botte, non per giocare al soldatino di piombo.

-Ci meniamo qui al campo e facciamo divulgazione storica.

Sarà interessante. La gente è sempre curiosa, e almeno avremo l’occasione di spiegare che no, Vikings non è accurato e che no, non esistono asci vichinghe bipenni.

-Non ho sentito cannoni stamani.- riempio il corno d’acqua -I Cechi del diciassettesimo non hanno portato l’artiglieria?

-I Cechi non sono venuti.

Cade il silenzio sulla tavola. Il disappunto è palpabile. I Cechi sono l’anima del campo, coi loro moschetti, la loro energia e la loro inesauribile riserva alcolica. Non è un vero Coudekerque senza di loro!

-I fondi per le Giornate del Patrimonio sono stati tagliati.- il capo ripiega il programma -Siamo tutti a un terzo degli effettivi.

Devo aspettare la sfilata per rendermene conto. Noi siamo numerosi, ma siamo gli unici. Franchi e Spartani mancano, come anche i Cosacchi e i moschettieri di Gustavo Adolfo. I Romani ci sono, ma i loro ausiliari galli sono la metà dell’anno scorso, e i napoleonici sono un terzo di quelli che c’erano nel 2014. A parte noi e il settore medievale, gli unici che si sono presentati in forze sono i tizi del ’39-’40, con un dispiego di veicoli ancora più massiccio che gli anni scorsi. Questa situazione mi rattrista un po’.

Ci mettiamo in marcia. Insieme a noi camminano altri vichinghi dell’associazione Les Temps Anciens. Sono una simpatica banda di gente gagliarda e hanno una ragazza combattente. E’ la prima che incontro in Francia da quando ho cominciato, almeno nella mia epoca. La sua arma d’elezione è una lancia. Accanto a me cammina una nuova recluta, l’Affrancato. E’ il suo secondo campo, e il suo elmo normanno è ancora liscio e lucido senza nemmeno un’ammaccatura.

Fanciulle combattenti! (Foto di Michel Langrenez)

La città è deserta, perché nessuno si alza alle nove di sabato mattina. Qualcuno si affaccia quando lo svegliamo a suon di chiasso. Dietro di me camminano una banda di allegri compagni del XIV°, muniti di corni. Dopo i primi dieci minuti di marcia e squilli mi dico che prima o poi finiranno il fiato. Dopo venti minuti mi chiedo se sia vietato scatenare una rissa multiepoca durante la sfilata. Dopo quaranta minuti sono sorda e ho raggiunto l’atarassia.

La sfilata si snoda attraverso lavori in corso e strade semideserte. E’ più lunga dell’anno scorso, ma io non mi scompongo: ho fatto i miei esercizi ‘stavolta, l’armatura non mi pesa! Per lo meno, non per i primi tre quarti d’ora, poi la scoliosi mi riacchiappa. L’unica persona che ama il free-fight vichingo più di me è la mia osteopata.

Dopo aver attraversato parcheggi e cantieri ritorniamo senza fretta verso il punto di partenza. Davanti alla fattoria del parco ci schieriamo tutti in buon ordine. Vedo che gli alleati sono numerosi, e anche i soldatini della Wehrmacht. Accanto a loro, quelli della prima guerra mondiale, con le loro belle divise azzurre e un pugno di gente col pantalone zuavo rosso vivo. Pensare che davvero li mandavano in trincea vestiti così è buffo e tragico allo stesso tempo.

E proprio mentre mi sto trastullando con tristi pensieri (le mie vertebre bidone, l’assenza dei Cechi, l’Inutile Strage), un raggio di gioia fa capolino tra le nuvole: il sindaco non c’è! E’ a protestare per il taglio di fondi alla Giornata, il che vuol dire niente discorso, il che vuol dire birra. Rapida, dissetante birra!

Yay, sfilata finita, dov’è la mia birra? (Foto di Michel Langrenez)

Il “bicchiere dell’amicizia” è uno spettacolo da vedere. Una via di mezzo tra un crocevia della Storia e un bar di assetati. Mi pigio nella calca di gente di tutte le epoche. Alcuni dei miei compagni si sono accalappiati un tavolo e stanno parlando di fashion.

-Hai visto il fodero della sua spada? E’ una riproduzione fedelissima, roba di classe!

-Ah, ma gli stivali nuovi del Tale? Voglio in nome dell’artigiano, sono magnifici e anche stagni.

-Pensavo di farmi una tenuta da guardia variaga.

I variaghi, maledetti i servi di Bisanzio! Tutti vogliono essere Rus o variaghi, solo perché avevano vestiti fighi da morire e bellissime armi. Civette. Che ne è della sana e brutale sobrietà occidentale?

Che poi io non dovrei parlare, la mia armatura è chiaramente un modello orientale d’importazione.

I campi multiepoca sono in assoluto i migliori e i più ricchi in sense of wonder (Foto di Michel Langrenez)

Forse è il campo a essere più piccolo, ma quest’anno la partecipazione del pubblico pare intensa. Ritagliamo una lizza con pioli e corda e facciamo un po’ di dimostrazioni, a coppie o a squadre. Lo spallaccio destro della mia armatura si è staccato dopo che i lacci di cuoio hanno ceduto, ma non me ne preoccupo,. Nessuno sta cercando davvero di uccidermi, alla fine. Anche perché combattiamo in stile occidentale, ovvero niente colpi sugli avambracci o sotto i ginocchi, e niente brutalità gratuita. Che per come la vedo io è un po’ come andare dal vinaio per bere succo di frutta, ma pazienza.

Cominciamo con un giro di duelli. Quest’anno me la cavo meglio dell’anno scorso. Sono più forte e non ho lo stomaco in guazzabuglio. Sarà che a parte qualche sorso di palinka non ho bevuto praticamente niente, o che il mio stress è arrivato al punto massimo ed ha sconfinato nel “eh, fanculo”. Stringo lo scudo, carico. Sono più bassa e più sega ella stragrande maggioranza dei miei avversari, se non accorcio la distanza e non prendo l’iniziativa il gioco finisce subito.

Il capo all’opera, sulla destra. Combattere contro di lui è un po’ come farsi martellare in terra a mo’ di piolo (Foto di Marine Marcinow)

L’unico vero problema è che la mia armatura è troppo buona. Non mi accorgo per niente quando qualcuno mi colpisce. Il tipo deve dirmelo, o urlarmelo, perché puoi tarmi un colpo d’accetta nella pancia e non ci fare minimamente caso. Sull’elmo li sento di più, non fosse che per il fatto che ti par d’essere il batacchio di una campana di Notre Dame, ma funziona solo in duello. In gruppo tutti martellano sulla capoccia di tutti. Se tu prendessi una batteria di pentole, la schiaffassi in un bidone di metallo e la buttassi giù per le scale, avresti meno casino. C’è poi anche il fatto che quando c’è chiasso il centralinista nel mio cervello sfancula tutto e archivia ogni input sotto “rumore di fondo”.

Uno dei miei avversari è un tizio della compagnia vicina, quelli dei Tempi Antichi. Ha uno scudo che fa il doppio del mio, un tondo che lo copre dalle ginocchia al mento. E io non posso scalzargli le rotule. Potrei picchiarlo sulla capoccia, ma fa due spanne più di me. Checcazzo, odio le regole occidentali.

Mi ritrovo davanti a Einar. Prendo l’ascia danese questa volta. Lui ha scudo e spada. Colpisco in alto, per agganciare lo scudo. Lui deflette, attacca. Paro indietreggiando. Einar carica, ma si protegge male, vedo la sua pancia coperta di maglia. Gli punto l’ascia contro lo stomaco e lo spingo indietro con tutta la forza che ho, gli assesto un colpo sul fianco, un altro sull’elmo. A questo giro ho vinto io, e quasi non ci credo. Non avrei dovuto colpire in affondo, è pericoloso, è stato un riflesso. Einar non se ne lamenta, è uno sportivo.

Al secondo giro ha vinto Einar. (Foto di Marine Marcinow)

Dopo i duelli ci mettiamo in formazione. Tre scudi davanti e tre armi d’asta dietro. Io mollo lo scudo e la spada per un’ascia danese. E’ così leggera che mi sembra di avere per le mani un balocco di gomma. E’ troppo leggera, non mi piace.

Questo genere di scambi vanno alla svelta. Non ci sono abituata e ho difficoltà a coordinarmi coi miei compagni. Picchio l’ascia sullo scudo di un avversario, oltre la spalla di un compare. Aggancio il bordo, tiro. La mia ascia s’impiglia nella cinghia dello scudo. Il tipo tira, ed è più pesante di me. Cerco di liberare la lama ma di colpo sono sola. La mia squadra è tutta a terra. Oibò. Mi fanno fuori in pochi secondi.

Si riprova. A questo giro sono colpita da una pertica che fa ufficio di lancia nella nostra compagnia. Il tipo me lo deve urlare, perché con questa ferraglia addosso non sento niente.

Riformiamo, riproviamo, ma la schiena sta cominciando a darmi davvero tanta noia. Decido di lasciar perdere dopo altri 2-3 scambi. Mi sembra di avere dei chiodi nelle vertebre, la spalla sinistra mi brucia. Forse non dovrei fare questo sport, ma allo stesso tempo che ci guadagno a star riguardata? Non si guarisce dalla scoliosi, finirò vecchia gobba in ogni caso, tanto vale essere una vecchia gobba con dei bei ricordi da raccontare all’ospizio delle Mummie Indigenti.

Non siamo solo rudi predoni: le nostre ragazze sono abili artigiane e bravissime gioielliere. (Foto di Marine Marcinow)

Il campo è piccolo e chi è venuto sembra più in vena di calma e chiacchiere che di giochi e zuffe come l’anno scorso. C’è qualcosa di malinconico in tutto ciò, ma sono felice di essere venuta.

Il settore ’39-’40 è il più grande. I loro veicoli invadono la piana, dalle jeep ai cingolati ai camion. Un gruppo di napoleonici balocca con una mitragliatrice montata su un fuoristrada. Un soldato della Wehrmacht rivestito un’armatura della Prima Guerra Mondiale. I suoi ufficiali hanno intravisto un tizio del XIII° in lamellare e gli hanno ordinato di difendere l’onore del XIX° secolo. Ha un coperchio di marmitta per scudo e una pala per arma. Aspetto speranzosa in attesa della singolar tenzone, ma il tizio del XIII° si allontana senza accettare la sfida. Peccato.

Uno dei gioiellini in mostra. (Foto di Michel Langrenez)

Torno sui miei passi. C’è uno strano attruppamento intorno alle nostre tende. Accelero il passo. Pompieri e paramedici. Sono in mezzo alla lizza, chini su qualcosa o qualcuno. Ahia, brutto segno. Abbiamo ripetuto l’exploit di due anni fa? Ai tempi Einar fermò una dane axe con il pugno e si aprì la mano dalla nocca giù tra le ossa per 3-4 centimetri.

Quando mi accosto vedo le gambe di qualcuno steso a terra, poi il suo gambézon. E’ il gambézon dell’Affrancato. All’ospedale al suo secondo campo, che fortuna!

Mi avvicino. Il Cerusico è con loro, l’Affrancato si tiene una compressa sull’occhio sinistro. Merda.

-Cos’è successo?

Ygritte è lì accanto.

-Un colpo di lancia.- dice, scura in volto -La mia lancia.

Incidente classico. Lei lo ha colpito sullo scudo. Lui ha parato male e piegato il polso. La punta è scivolata sul legno dritta nella sua faccia. Per sua fortuna la lancia non è appuntita e Ygritte ha avuto la prontezza di deviare: alla fine il ferro non ha colpito il bulbo, ma il lato dell’orbita.

Abbiamo avuto un’incidente del genere anni fa, durante un duello. Il tizio con il long sax è scivolato e ha mulinato le braccia d’istinto. La punta del coltellaccio ha centrato l’occhiale dell’elmo di un compagno. Il Cerusico lo ha caricato su una jeep del ’45 e sono sbarcati all’ospedale vestiti da vichinghi. Una bella scena: un gigante con la faccia gonfia e un danese che apre il discorso con “mia stia a sentire, SONO UN MEDICO”.

Anche in quel caso siamo stati fortunati, il compare se l’è cavata con un terribile occhio nero.

-Quanti danni?- chiedo.

-Niente danni.- il pompiere alza appena la testa -L’occhio c’è ancora, è andata bene.

-Due anni fa abbiamo avuto una mano tranciata in due.

-E l’anno scorso una bambina si è aperta le mani con un opinel.

Aggrotto le sopracciglia.

-Eri qui l’anno scorso?

Il tizio sogghigna.

-Oh no, vi conosciamo per fama.

Gli hanno raccontato anche del naso aperto l’anno scorso. A quanto pare quando li briffano sottolineano “e poi ci sono questi tizi della compagnia Mykrfrl… Myrikrfrfrrr… Quelli col capo che sembra Sandor Clegane e con il corvo sulla bandiera, quelli! Tienili d’occhio”.

Quest’anno però non siamo noi, aha!

L’ambulanza arriva, i paramedici aiutano il ferito a rimettersi in piedi.

-Occhio a dove metti i piedi.- gli dice il suo capo.

-Riguardati.- fa un’altra.

-E’ stato un incidente.- rincara un terzo -Dovresti chiudere un occhio.

L’Affrancato non risponde.

-Su con la vita!- gli urlano dietro -Sarai guarito in un batter d’occhio!

Che cari. Con amici così, chi ha bisogno di nemici?

La notte scende sul campo. A tavola discutiamo di spese e equipaggiamento quando dall’altra parte della strada, nell’altra metà del campo, qualcuno inizia a sparare. E continua a sparare. Che combinano?

Attraverso la strada che taglia il campo. I lampioni sono spenti nel viale dall’altra parte. Nel buio distinguo delle sagome nascoste dietro gli alberi. Alcune hanno i pennacchi di napoleone, altre no, le si distingue appena.

Uno scoppio e una lingua di fuoco. Uscivano dalla canna di un moschetto. Un’altra fiammata risponde tra gli alberi, insieme al triste chink di chi è obbligato ad avere armi neutralizzate. Un’altra salva di fucilate tanto forti che le orecchie mi fischiano. Cavolo, deve essere deprimente avere canne piene di piombo quando i tuoi avversari possono sparare a salve. Io forse mi risolverei a fare BUM con la bocca piuttosto che sentire lo scattare del cane e nient’altro.

Una salva arriva da sinistra.

-Che fate!- urla una voce nel buio -Siamo dei vostri!

-Ops.

Fuoco amico! Ti ammazza lo stesso, ma con molta contrizione.

I botti continuano. La polvere da sparo è divertente. Ho sempre avuto un malsano debole per il fuoco e le esplosioni. A volte penso che mi piacerebbe praticare un periodo storico dove si spara. Poi mi ricordo che spesso queste compagnie non si picchiano in corpo a corpo. Se non posso arrivare a tiro di cazzotto non è divertente.

Botti e fumicaggine! (Foto di Michel Langrenez)

Intorno a un falò, altri soldati dell’Imperatore bevono insieme a gente del Secondo Impero. Molti sono facce conosciute. C’è anche il compagno Slivovitz. Non è il suo vero nome, ma non ricordo come si chiama. Ha vinto il soprannome durante una rievocazione di Austerlitz. A quanto pare della gente aveva portato della slivovitz, e il giorno dopo lui ha avuto qualche problema con il drill.

Artiglieria! Ho già detto che i campi multiepoca sono i migliori? (Foto di Michel Langrenez)

-E il sergente mi urlava Ma stai fermo!”.- racconta -E io lì che dicevo, ma sei te che giri, sergente, giri giri giri…

Insomma, è stato un campo molto tranquillo, niente assalto al campo degli Alleati, niente mirabolante impresa. Sono anche rimasta sobria per la totalità del tempo, che non mi succedeva da quando avevo 14 anni.

Un po’ mi dispiace, un po’ mi dico che andava bene così. Dopo tutte le mazzate nei denti degli ultimi mesi, un po’ di bonaccia mi ha anche fatto bene.

Peraltro ho scoperto che lo spallaccio alla fine è utile, anche se non stanno cercando di ucciderti per davvero. Sono tornata a casa con un livido così grosso che per due settimane non sono riuscita a dormire sul fianco. La prossima volta porterò dei lacci di ricambio!

Continuo a non capire com’è che la rievocazione non sia più popolare. Ma hey, ognuno ha diritto di sciupare la sua esistenza come meglio crede.

MUSICA!

Ringrazio un sacco Michel Langrenez e Marine Marcinow, che mi hanno lasciato usare le loro fotografie. Sono splendide!

Annunci

5 thoughts on “Vita da campo: Coudekerque-Branche 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...