Abaddon, di Giuseppe Menconi

Settembre si avvicina, con tutte le sue simpatiche scadenze, ma dopo questa bellissima estate l’idea di sciropparmi scartoffie e iscrizione ha un appeal nuovo. Diavolo, mi sembra quasi di dover andare in vacanza!

Non tutto era da buttare negli ultimi mesi. Uno degli aspetti positivi di questa maledetta estate, per esempio, è stato che ho finalmente trovato il tempo di leggere qualcosa che non fosse direttamente legato al mio settore. Tra le altre cose, ho potuto recuperare un po’ sui romanzi che mi ero procurata e che avevo poi messo da parte per tempi migliori.

Uno di questi romanzi è Abaddon, di Giuseppe Menconi!

La storia (potrebbe contenere leggeri spoilers)

Una nave spaziale arriva dal cielo e si parcheggia davanti al Golden Gate di San Francisco, dove rimane inattiva. La nave è protetta da scudi impenetrabili e viene sorvegliata notte e giorno, ma gli anni passano e la nave resta morta, come una gigantesca patata bollita. La gente si abitua alla sua presenza, la battezza Abaddon, l’Angelo Sterminatore del Vangelo.

William Boore è un militare, un eroe di guerra per pura botta di culo e un uomo stanco di correre rischi. Si è fatto assegnare al controllo della nave aliena contando di aspettare la pensione in una posizione prestigiosa ma sicura.

Tutto molto bello, finché gli scudi di Abaddon non si abbassano, e William è chiamato a prendere la testa di una nuova squadra ed entrare nella nave per vedere cosa si nasconde dentro e quali minacce si annidano nella gigantesca struttura.

Abaddon è un horror fantascientifico che aveva tutti i numeri per lasciarmi indifferente. Il setup “soldati cazzutoni entrano in astronave piena di mostri” non è una novità, l’eredità videoludica è lampante in diversi punti, e la storia in sé non è la cosa più originale dell’universo. A ciò aggiungete la mia personale idiosincrasia per quella che chiamerei una tendenza “post-evemerista” (e se gli dei erano ALIENI?!).

Detta così parrebbe una roba “Dead Space meets Voyager“, molto al di sotto dei miei raffinati gusti di signorina perbene.

Al contrario. Ho apprezzato un sacco questa storia.

Surprise!

Anche se il soggetto può sembrare già visto, la realizzazione è creativa e ben pensata. Il senso di claustrofobia e minaccia della nave è reso molto bene, e questo soprattutto per il fatto che Menconi ha un’ottima tecnica. Per tutto il romanzo la “telecamera” resta salda nella testa bacata di William e la storia è “mostrata” molto bene. Il che, in un racconto centrato sull’azione, è un grande pregio.

I personaggi sono tutti ben delineati e memorabili. Il protagonista-PoV è ovviamente il più approfondito. William non è un personaggio positivo, ma ha qualità che lo rendono interessante e likable nonostante tutto. William è un vigliacco e un macellaio, ma allo stesso tempo ha sincero affetto per suo figlio e sua moglie. L’angoscia di vivere in un ruolo fasullo e la consapevolezza di essere un codardo quando tutti lo ritengono un eroe sono rese in modo ottimo, senza bisogno di inutili spiegoni. Avendo una comprensione così chiara del protagonista, è facile farsi risucchiare nelle sue disavventure.

Il resto dei comprimari è altrettanto ben delineato. Tutti hanno tratti memorabili, senza però diventare caricature. Menconi usa benissimo lo spazio che ha per svilupparli e rende dei personaggi verosimili e attachants senza dilungarsi in dialoghi o scene e inutili. Per gran parte del romanzo, i soldati sono tutti paludati in tute identiche che li coprono da testa a piedi, ma le loro voci sono sempre distinte e non capita mai di confonderne uno con quell’altro.

Un altro punto a favore di questa storia è il dettaglio e l’attenzione portati all’equipaggiamento e alla tecnologia di cui i personaggi dispongono. Si nota una ricerca e una documentazione nel campo, il che rende la vicenda verosimile. Menconi ha curato bene questo aspetto e ne trae vantaggio durante la storia.

L’influenza videoludica è chiara, così chiara che il nome di Dead Space mi è saltato in mente pur non avendoci mai giocato. Nonostante tutto, ciò non sbalza mai il lettore fuori dalla storia. Niente scene ridicole tipo il pestaggio della scalinata in The protector, per intendersi (sì, mi piacciono i film di cazzotti fine a se stessi, so what!).

I nemici si presentano d’acchito come una masnada di mutanti assetati di sangue stile zombies, con la sola particolarità di essere esapodi invece che tetrapodi. Tuttavia anche loro, che potrebbero incarnare uno degli aspetti meno originali della storia, offrono un paio di gradite sorprese.

 

Orrori inumani scorrazzano nel buio!

Trattandosi di una storia di esplorazione, non voglio spoilerare oltre la trama!

Ho letto questo libro molto alla svelta. Nonostante la relativa lunghezza, scorre via molto bene. Da notare che mi è piaciuto nonostante la mia spiccata antipatia per diversi aspetti presenti, il che va tutto a merito di Menconi.

Concludendo

La tecnica narrativa  
Il protagonista  
I comprimari  
L’ambientazione  
Il ritmo  
Post-evemerismo (questo dipende puramente dai miei gusti)  
Il finale  

La cura dell’ambientazione eleva il libro sopra al semplice “sparatutto con mostri mutanti” e lo spessore dei personaggi lo eleva sopra al semplice “Alien 2 rivisitato” o “ficcy su Dead Space“. Non è diventato uno dei miei libri preferiti, ma è stata di certo una lettura molto gradevole.

Consigliato di cuore anche a chi non è appassionato del genere: è divertente, ha un ottimo ritmo, buona tensione.

Qui potete trovare i primi 5 capitoli per prova.

E qui potete trovare il romanzo.

MUSICA! (Because Aliens)

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11 thoughts on “Abaddon, di Giuseppe Menconi

  1. sembra molto carino e molto affine ai miei gusti (io ho amato dead space alla follia). forse è giunto il momento di dare un’occhiata all’intera collana, potrebbero esserci delle altre cosine interessanti come questa.
    grazie per la segnalazione 😉

  2. Ma quindi ti è piaciuto più di Magdeburgo? 😛
    Tornando sobri, dovrò farmi una postepay o equivalente, prima o poi: nel 2015 non posso lasciarmi sfuggire queste occasioni di acquisto online 😛

    • Ma quindi ti è piaciuto più di Magdeburgo?

      Come nuotare in una piscina di tabasco con un vetro rotto nello sfintere.

      Ceci dit, Abaddon costa 1/6 o giù di lì rispetto a Magdeburg e offre 5 capitoli gratis per prova. Vale molto più la pena rischiare, IMHO 😀

  3. Anche a me è piaciuto molto.
    Sul finale alcune scene erano un po’ ripetitive ma nel complesso molto valido.
    (Best momento è quando il maggiore afferma “almeno così finirà in pareggio”).
    FUCK YEAH!

  4. onestamente a me non è piaciuto per nulla, oltre alla pochissima originalità già puntualizzata aggiungo, i capitoli iniziali che tediosamente si trascinano per costruire un patos su personaggi sostanzialmente insipidi con dialoghi noiosi il tutto per un evento telefonato che unica cosa che è stato capace di indurmi è stato sollievo, invece poi nell’astronave la noia esplode sembra di sentire un bimbominchia che racconta le sue sessioni con il controller della plystation in mano e i plot twist sono prevedibili

    in definitiva un titolo decisamente al di sotto dello standard Vaporteppa

    la sensazione è che la storia avrebbe potuto essere condensata in metà delle pagine senza perdere nulla di importante anzi

    infine non che le buone idee mancassero ma la sensazione è che il tutto sia stipato assieme come in un livello di un FPS e nemmeno dei più recenti e evoluti, ecco, un livello di Duke Nukem ma con meno tette e citazioni truzze

    “I’m getting medieval on your ass”

    • Nonostante la scarsa originalità di certe idee, io ho apprezzato molto la tecnica. Le scene d’azione le trovo ben descritte, con un PdV ben ancorato nella testa del personaggio. Poi sarà che l’ho letto in un momento in cui volevo veder morire male un sacco di gente 😀
      Comunque mi è scivolato via in tipo un paio di giorni.

  5. Pingback: Abaddon - l'astronave maledetta | Vaporteppa

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