Dark city

Una metropoli di notte. Un uomo si sveglia di colpo in un appartamento che non riconosce, confuso e senza ricordi. Nell’appartamento c’è una donna: è morta, qualcuno le ha coperto il corpo di spirali con la punta di un coltellaccio. Mentre l’uomo fissa la scena con orrore, il telefono squilla. Un tizio lo avverte che deve scappare: stanno venendo a prenderlo.

Chi sta venendo a prenderlo?

Tre individui pallidi che sembrano i fratelli magri di Nosferatu.

Perché lo vogliono?

Non si sa. L’uomo scende nella hall, dove tutti sembrano addormentati. Dico sembrano, perché presto ci rendiamo conto che quel sonno ricorda più un coma che altro. E proprio quando stai per dirti che questa è la mezzanotte in punto più lunga della storia del cinema (da quando l’uomo si sveglia a quando scende nella hall!), gli orologi riprendono e tutti si rianno come se nulla fosse. Confuso e spaventato, l’uomo fugge nella tentacolare città notturna. Sulle sue tracce, i tre individui e la polizia, a caccia di un serial killer che si diverte da qualche giorno a uccidere prostitute.

Dark city è un film del 1998, diretto da Alex Proyas, lo stesso regista del celeberrimo The Crow. Proyas scrisse il copione a sei mani insieme a Lem Dobbs (co-sceneggiatore dello spassosissimo Romancing the stone, o, in italiano, All’inseguimento della pietra verde, grazie traduttori, mi regalate sempre grandi gioie) e David Goyer (che aveva appena sceneggiato il prequel del Corvo e Blade).

Quando la storia cominciò a prender forma, nel ’91, l’idea era di raccontare la vicenda di un detective degli anni ’40 che scivola sempre più verso la follia quando i fatti in una sua indagine perdono senso logico. Col passare del tempo però, il focus si spostò dallo sbirro ossessionato alla persona che lo sbirro insegue, John Murdoch. E nel 1998, John Murdoch è il nostro protagonista, interpretato da Rufus Sewell.

Dark city comincia come un noir, ma subito lo spettatore si rende conto che qualcosa non quadra. L’ambientazione pare l’America degli anni ’50, salvo poi mostrare a tratti elementi dei ruggenti ’60 o ’40. I tre tizi in nero sono loro da soli un elemento bizzarro che non pare integrarsi in niente. Sono umani?

All’inizio, mentre stanno cercando Murdoch, interrogano il concierge dell’hotel in cui il nostro protagonista si è risvegliato. Una scena dopo, l’ispettore Bomstead arriva allo stabilimento per indagare l’omicidio della prostituta. Dietro il bancone è seduto un uomo completamente diverso, che tuttavia parla come l’altro e pare avere gli stessi identici ricordi.

Il film continua, e non si può fare a meno di notare che, per esser notte fonda, la città ferve di attività. Io sono una nottambula che dorme dall’alba al pomeriggio e lavora al meglio dalle 10 di sera alle 6 di mattina e, lo confesso, sono gelosa. Anche a me piacerebbe trovare uffici e negozi sempre aperti!

Nella Città hanno qualche inconveniente però. A mezzanotte in punto, tutto si ferma. Tutto. Macchine, treni, persone. Tutto scivola in un coma profondo, e gli omini neri, gli “sconosciuti” (strangers) escono dai loro nascondigli.

Ricorda un po’ le nostre cene in famiglia…

La premessa del film è un evergreen: e se la nostra realtà non fosse vera, ma fosse un’illusione?

Suona familiare, vero?

Il film Matrix uscì appena un anno dopo, e, a chiosa, parte del loro set fu messo insieme riciclando proprio quello di Dark city!

E indovinate: Dark city è meglio. Non perfetto, ma meglio. E con buona pace della fanbase, Matrix è uno dei film più sopravvalutati del secolo (ed è invecchiato malissimo! Ecco, l’ho detto!).

Mentre in Matrix la realtà in cui ci muoviamo è virtuale, Dark city adotta un approccio un po’ diverso. La realtà non è tanto illusoria, quanto mutevole e inaffidabile: la vera alterazione non è fuori, è dentro. Non è il mondo a essere falso, sono i tuoi ricordi a esserlo.

Uno dei temi di questo film è il ruolo della mente nella costruzione di una realtà. E non è un caso che una delle fonti di ispirazione sia stato il libro di Daniel Schreber (che dà il nome a uno dei personaggi principali, interpretato da Kiefer Southerland), un disgraziato nato nel 1842 da padre sessuofobo e uber-severo, che finì, come era prevedibile, in un grullocomio. Prima di morire il buon Schreber lasciò un libro, Memoirs of My Nervous Illnes, che descriveva le sue psicosi. Schreber era convinto che in ipnotizzatore si fosse infilato nel suo cervello per alterare i suoi pensieri e le sue percezioni (dandogli strane idee, tipo “non sarebbe ganzo farsi scopare come una donna?”). Non solo, era convinto che le anime dei defunti gli si stringessero attorno, come “uomini improvvisati e fluttuanti”.

In Dark city la vera domanda non è “e se la realtà fosse illusoria?”, ma “e se tu fossi illusorio?”

Domande esistenziali

Col progredire della vicenda vediamo che la città è controllata in ogni atomo dagli Strangers, umani solo all’apparenza. Ogni notte a mezzanotte, gli Strangers si riuniscono sottoterra per il tuning: concentrano i loro poteri psichici megacosmici e voilà! Case emergono, palazzi spariscono, strade si aprono, piazze si chiudono. Gente è spostata, cambiata di abito e di classe sociale, finché Schreber non inietta nella loro testa una nuova memoria.

Quello che gli Strangers vogliono è capire. Cosa ti rende ciò che sei? Sei qualcosa, al di là della somma dei tuoi ricordi?

Se quei ricordi dovessero cambiare, o addirittura sparire, cosa resterebbe di te? D’accordo che cogiti quindi sei, ma se quelle cogitazioni non fossero le tue?

Detto così sembra un film fighissimo che più figo non si può!

Beh, dai…

Well, abbastanza. Intanto è importante notare che sto parlando del Director’s cut. Ci fu infatti un problemino con la produzione, che trovava il film troppo bizzarro e inquietante per il pubblico. Proyas stesso si fece venire un sacco di paranoie, e tirò fuori un Theatrical cut, che a mio modesto parere perde un buon 20% di figaggine. Il Director’s comincia in medias res, e seguiamo il nostro protagonista sconosciuto in un luogo che in apparenza ci è familiare (una città americana di notte) e che via via mostra sempre più incongruenze e anacronismi, come in un brutto sogno.

Nel Theatrical, un narratore ci racconta buona parte del twist d’acchito, togliendo un sacco alla suspence, ma soprattutto al sentimento di confusione e disagio che è l’anima stessa di questo film.

Anche nel Director’s però ci sono dei problemi, e sono legati principalmente alla verosimiglianza. Succede spesso quando ficchi una magia troppo potente nella storia.

Gli Strangers hanno una vasta paletta di poteri mentali strafighi: sono telecinetici, volano, e soprattutto manipolano la materia. Quando sono tutti insieme possono riarrangiare l’intera città come una palletta di pongo.

Tuttavia, quando sono confrontati per la prima volta con Murdoch e constatano che i loro ordini telepatici non funzionano, invece di usare il resto dei loro poteri, tirano fuori il coltellaccio.

Questo è un grosso problema. Un pugnale non è un’arma inquietante, non in mano a qualcuno che può nuclearizzare un palazzo di 15 piani col pensiero. Per quanto gli Strangers riescano a essere, nell’insieme, antagonisti paurosi, quando sfoderano il taglierino la tensione cala.

Un altro problema è la computer grafica. La battaglia finale è a tratti bella da vedere, a tratti sono due tizi che si guardano brutto urlando con roba trasparente che gli spara dalla fronte. E’ uno scivolone grave, più degno di una puntata dei Power rangers che di un film, ed è un peccato. Per quasi tutta la durata il film riesce benissimo a creare un’atmosfera kafkiana, e poi BUM! Onde energetiche. Non dico che è buffo da vedere come il duello tra Lo Pan e l’altro vecchietto in Big trouble in Little China (film tanto cretino quanto divertente), ma siamo lì.

E la fine mi ha lasciata con la testa piena di domande. Come farà questa gente a sopravvivere? Cosa mangeranno, dove coltivano? Ok che Murdoch può usare il tuning, ma ci saranno dei limiti, no? E se no, come ha fatto a diventare così potente? Peraltro, lo aspetta una lunga settimana da Demiurgo se l’idea è quella di fargli creare un mondo nuovo da zero. Voglio dire, l’avete letto Ende, quando Bastian ricrea Fantasia fa un casino che levati!

Ciò detto, il film ha dei grandi pregi.

Per esempio

L’atmosfera è ottima. “Kafkiana” ho detto prima, ed è l’aggettivo che viene in mente: una gigantesca città notturna, senza vie di uscita, che rivolve costantemente su sé stessa senza possibilità di fuga. Anche il supposto paradiso, Shell Beach, suggerisce un luogo chiuso, un guscio che non si può rompere.

Guardandolo mi sono tornati in mente i grandi fil dell’espressionismo tedesco, tipo The Cabinet of dr. Caligari, o lo splendido Metropolis.

I comprimari sono ben tratteggiati, soprattutto il dottore e l’ispettore. Emma (Jennifer Connelly) è un po’ più la tipica coprotagonista femminile, messa lì per essere il supporto morale e la donzella vulnerabile, ma almeno in questo film sembra avere una sincera affinità con Murdoch.

A differenza di Matrix, in cui passano da “buongiorno” “buonasera” a “ommioddio sono follemente innamorata di te, ma continuerò ad avere la stessa faccia da insonnia che ho avuto per le ultime due ore”.

John Murdoch è un buon protagonista. E’ amnesico, ma nonostante l’assenza di ricordi traspare una personalità “piacevole”. Sewell è un buon attore a mio parere, e in questo film riesce a rendere bene il travaglio del personaggio, lacerato tra il desiderio e la paura di scoprire chi è, solo per poi trovarsi invischiato in una situazione molto, molto peggiore della peggiore previsione possibile.

La tana degli Strangers

Per quanto mi riguarda, sono stata subito risucchiata dall’ambientazione, il tono e l’atmosfera. Ho un’idiosincrasia per i film che invece di raccontare una storia esplorano profonde questioni esistenziali, ma nella fattispecie le ho trovate ben studiate e integrate nella trama, e soprattutto legittime. Sono domande interessanti, non il solito messaggio evergreen sulla forza dell’ammoreh o l’insensatezza della guerra. Ho amato molto anche gli Strangers (Mr. Hand è Riff Raff del Rocky Horror Picture Show!), vuoti e inquietanti. Mi hanno ricordato per molti versi gli Uomini Grigi di Momo, altro romanzo di Ende.

Non ne so abbastanza di cinema per capire cosa di preciso mi sia piaciuto in certe scene. Una delle più terrificanti per me, e sinceramente non saprei dirvi il perché, è quella in cui Murdoch deve recuperare il suo portafogli da un ristorante automatico. A differenza di molte altre scene, questa si svolge in una stanza chiara e ben illuminata. Che sia per la frenetica ma impersonale attività del posto, o perché senza ombre non puoi nasconderti, non saprei dire, ma qualcosa nella scena mi ha messo la pelle d’oca.

In un altro momento Murdoch arriva a quella che crede essere un’uscita, ma è solo una piccola stanza spoglia, il mare è solo un poster appiccicato sul muro di fondo. E’ in scene come quelle che si realizza la claustrofobia, la frustrazione e la paura del protagonista. Non può scappare, non può vincere. Mi ha ricordato molto quei simpatici incubi in cui cerchi di svegliarti senza riuscirci.

Riassumendo

Il soggetto

 

La sceneggiatura

 

La storia

 

L’atmosfera

 

Incongruenze nei poteri degli Strangers

 

Pugnali?

 

I personaggi

 

Scenografie  e fotografia

 

Il protagonista

 

La colonna sonora

 

Il duello finale

 

Il tema della storia

 

Dark city fu un fiasco al box-office, mentre Matrix, che ha in comune un sacco di idee, fu un successo. Forse lo stile, le esplosioni e i computer erano più appetibili di una metropoli noir. Il che è anche comprensibile. Tra i due, io scelgo Dark city a mani basse. Avrà i suoi difetti, ma alla fine i personaggi hanno una personalità, sembrano esseri umani. Neo e Trinity sono la coppia più noiosa e con meno intesa della storia del cinema. Inoltre, in Dark city non c’è simbolismo cristiano che a tratti avrebbe anche un po’ rotto le scatole.

Ad ogni modo, questo film è straconsigliato.

MUSICA!

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29 thoughts on “Dark city

  1. pare interessante: visto doppiato o in lingua originale?

    ma soprattutto… chi è il minchietta con la faccia indisponente (in privato avrei usato altre espressioni, ma siamo sull’internet, e non mi pare il caso) che ficchi in tutte le recensioni?
    Quello con l’espressione saputa ed intelligente di uno che s’è appena disfatto di speed, per intenderci.

    ah, piccola nota sulla musica… sti powerwolf fanno quasi rimpiangere i Sabaton, e il che è tutto dire 😛

    • Lingua originale, non so se sia mai stato doppiato.

      BTW, se non conosci l’ottimo Nostalgia Critic dovresti farti un esame di coscienza. Evidentemente non passi abbastanza tempo su internet alla ricerca di roba geek. Vergognati e pentiti.

      • Evidentemente non passi abbastanza tempo su internet alla ricerca di roba geek

        colpevole 😛 è che sai… la vita dicono sia una sola, e fra una tetta siliconata di Randy Moore e un tizio con la faccia da minchietta e la voce di uno preso lungamente a calci nello scroto (e con il raffreddore) che spara minchiate pese cercando disperatamente (senza riuscirci) di darsi un tono purtroppo non c’è gara 😛 😉

        cmq, prima che mi si tacci di critica distruttiva, mi permetto a mia volta di elargire qualche preziosa gemma musicale, così da alzare un po’ il tiro dei tuoi ascolti medi:
        toh, renditi edotta: MUSICA!

      • Doug Walker è un grande, e qualsiasi tua recriminazione è chiaramente frutto di invidia del pene ù_ù

        (ciò assodato, ha la voce di un becco che si fa castrare, come lui stesso fa notare, ma resta un grande)

  2. Direi yeah! Perché ha vinto Matri? Mah: marketing, inquadrature forse migliori, appartiene ad un segmento “tech” che a fine secolo scorso tirava abbestia di più che non l’aberrante dark metropolitano (eravamo pre-crisi economica) e poi Keanu Reeves che da solo spostava le ragazze di ognuno di noi dentro le poltrone del cinema.

  3. Bello Dark City, visto una vita fa, credo quasi appena uscito. L’ho adorato alla follia, così tanto che mi sono chiesto “ma perché non ho avuto io quest’idea?”. Comunque, a me i tizi tutti uguali facevano venire in mente quel gentiluomo di Pin Head, sarà la testa rasata…

    Il primo Matrix mi era piaciucchiato (stendo un sudario sul secondo, così brutto che il terzo sembra bello), ma con Dark City non c’è paragone: se Matrix può avere l’appeal di un Keanu già famosetto, Dark City vede e rilancia con Jennifer Connelly che è sempre stata “bella++” e con all’attivo un bel po’ di film degni di una ministra 😛
    Credo che Matrix abbia avuto più successo grazie al wtf della soluzione di proteine unicellulari arricchite con aminoacidi XD

    Comunque, un ripasso di Dark City lo vorrei fare 🙂 la storia era davvero bella e le atmosfere strepitose, la Gotham City che vorrei, ma la battaglia finale a suon di psicoraggi mi ricordava un po’ anche quella tra le due streghe di Willow, il vecchio fantasy con Madmartigan.

    • Gli Strangers sono molto “Hellrisereschi”, in particolar modo il buon Mr. Hand.

      Il duello delle due streghe in Willow è diventato un must del cinema! Anche in Lord of the Rings hanno cercato di scopiazzarglielo. Willow ha fatto la storia (e Madmartigan è figo abbestia).

  4. Oh my god, this is the greatest movie I’ve ever seen in my life! Hai mai visto “City of the lost children” ? Qui in Italia non è molto conosciuto, ma da quel che so in Francia è considerato un piccolo cult. A me è sembrato un po’ una fusion tra l’atmosfera dark di “Dark (appunto) city” e il camp a volte un po’ scemotto de “Il quinto elemento”.

    • Oh my god, this is the greatest movie I’ve ever seen in my life!

      Dotta citazione dal celebre Chester A. Bum, di certo. Approvo.

      “City of lost children”: ne ho sentito parlare, ma non l’ho ancora visto. E’ uno dei “classici underground” che devo ancora gustare!

  5. ciao, seguo da poco il tuo blog e lo trovo assai interessante. e poi abbiamo gli stessi gusti musicali! (credevo di essere l’unica in italia ad ascoltare i powerwolf).
    detto ciò dark city è uno dei miei film preferiti e pure a me matrix non è piaciuto granchè!
    di recente ho visto un film che potrebbe rientrare nel genere, snowpiercer. è più su toni grotteschi che dark, ma secondo me merita una visione.

      • credevo di essere l’unica in italia ad ascoltare i powerwolf

        E lo dici così? Senza previamente cospargerti il capo di cenere? O.o

        toh, ascolta qua e ravvediti fin che sei in tempo: MUSICA !!!

        In mancanza di ravvedimento, beh… dovrò avvisare il mio cecchino ceceno professionista nello “human resources dismissal” che abbiamo un nuovo obbiettivo 😛 ^_^

        riguardo a Snowpiercer (che mi riprometto di guardare da quando ne lessi la recensione su I400calci e non mi pare centri molto con Dark City, anche se è indubbiamente un bel film.

        Riporto un estratto dalla trama (fonte kiwipedia):

        In 2014, an attempt to counteract global warming through climate engineering catastrophically backfires, resulting in an ice age so severe that nearly all life on Earth is killed. The only survivors are the inhabitants of the Snowpiercer, a massive train powered by a perpetual-motion engine that travels on a globe-spanning track. A class system is installed, with the elites inhabiting the front of the train and the poor inhabiting the tail. […] In 2031, the tail inhabitants prepare for the latest in a series of rebellions […] e il resto qui

        .

        Indubbiamente un bel film, ma che ha ben poco del thriller onirico che sembra essere Dark City. Ma grazie della segnalazione comunque. Se confermi che è bello come sembra, dovrò darci un’occhiata XD

      • In mancanza di ravvedimento, beh… dovrò avvisare il mio cecchino ceceno professionista nello “human resources dismissal” che abbiamo un nuovo obbiettivo 😛 ^_^

        Che Thor abbia pietà di lui, non sa ciò che dice ù_ù (dopotutto che si può pretendere, non conosce nemmeno il Nostalgia Critic ù_ù )

      • Snow piercer ho letto il fumetto: fa cacare.
        Bella l’idea pessima la realizzazione.
        Ciò mi ha tenuto distante dal film, ma se mi dite tutti che è belo lo guardo.

      • volevo rispondere ad anacroma qui sotto, ma non me lo fa fare, perchè sono imbranata io, presumo 😛
        in effetti snowpiercer non c’entra molto con dark city come atmosfere, però è un film bizzarro e grottesco. forse più vicino a quel city of the lost children di cui si parlava sopra, e che a me è piaciuto molto.
        comunque i powerwolf spaccano, checchè se ne dica! 🙂

  6. Bello dark City
    Ricordo che lo vidi su VHS a noleggio poco dopo aver letto La citta’ senza tempo (su Zona X 11 della bonelli).
    Non so se l’autore (wiki dice Beretta) fosse stato influenzato o no, ma
    SPOILER
    nel fumetto (che e’ un noir/scifi) il protagonista/investigatore, che indaga su alcuni scandali della cricca politica della citta’, scopre di essere su una astronave perduta nello spazio e nessuno – a parte le alte cariche del governo – lo sa (e il loro problema e’ che, nonostante gli ottimi sistemi di riciclaggio, le materie prime stan finendo).
    FINE SPOILER
    Mancava tutta l’atmosfera disturbante che emerge invece in dark city, ma aver letto il fumetto poco prima mi indico’ dove il film voleva andare a parare. Peccato.

    • Nah, ti sei guastato il twist migliore del film! :/ Non conosco il fumetto. Secondo Wiki La città senza tempo uscì nel ’95, 3 anni prima di Dark city. Flagrante coincidenza, o c’erano state delle indiscrezioni sul film di Proyas? We’ll neve know…

  7. A me i tizi quando volavano mi ricordavano tanto mary poppins.
    Detto questo è un film che si vede volentieri (la scena della tavola che si allunga a me piaceva moltissimo).
    Però sono del filone “meglio matrix” se sono al cinema voglio vedere gente che si mena e cose che esplodono.

  8. Sembra figo. Lo guarderò.

    Snowpiercer è affascinante.
    Siamo onesti: la premessa è da capocciate contro il muro, l’inizio fa presagire una boiata e il finale è una boiata.
    Ma in mezzo, c’è un sacco di roba suggestiva, personaggi che fanno cose imprevedibili, ambiguità morale quanto basta, e una regia molto stilosa. Viva i coreani.

  9. Non lo conoscevo (in campo cinematografico sono una capra, non conosco niente), l’ho visto dopo aver letto questa tua recensione, mi è piaciuto tantissimo :)!
    Figata immensa SPOILER quando si vede la città circondata dal “mare” FINE SPOILER. Ora vado a cercare questo Snowpiercer (che non conoscevo, of course).

  10. Pingback: Catastrofi epiche: Gods of Egypt – Fortezza Nascosta

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