Classici Militari: Wei Liao-tzu

La serie sui Classici Militari continua, con un altro gioiellino non troppo celebrato: il manuale del buon Maestro Wei Liao, consigliere e stratega del mitico Qin Shi Huang, sovrano del regno di Qin. Siamo in pieno periodo dei Regni Combattenti (475 a.C.-221 a.C.), il crogiolo pulsante di morte e massacro che ha per sempre segnato la storia della Cina e fonte di ispirazione per millemila opere, saggi, romanzi, pièces teatrali e quant’altro.

Perché ricordate: la Guerra è principio e fine di ogni cosa, che vi piaccia o meno.

Ma torniamo a noi. Il Maestro Wei è un allievo legista. BRAVO!

Purtroppo il signor Wei non fu mai comandante, e il libro in questione è puramente teorico. Tuttavia ebbe un discreto impatto, quindi ve lo propino lo stesso.

Quello che contraddistingue il libro di Wei dal resto dei Classici visti finora è l’enfasi posta sullo sforzo umano nell’esito di una guerra. Vaticini, momenti o stagioni sono importanti, ma alla fine tutto dipende dalle opere umane. Quanto avrai curato le tue fortificazioni, quanto avrai addestrato i tuoi, ecc. Sopra ogni cosa, non fidarti degli auspici. Agisci.

Una buona conoscenza della realtà e buon calcolo sono le cose fondamentali. Cosa ti serve per quale impresa (quale terreno e materiale), quanti uomini sono necessari, e pertanto quanto cibo dovrai impegnare. Alla fine la guerra resta un cruento picnic: la logistica vince.

Per quanto riguarda gli affari militari, è capitale che restino sconosciuti e segreti.

Un Paese deve avere una buona agricoltura per essere prospero. Come spiega Bouthoul nel suo Polémologie (se non lo avete letto fatelo), per fare la guerra è necessario avere, di partenza, un surplus.

Un popolo ben nutrito deve essere mantenuto in ordine affinché tutto funzioni. Un Paese ben nutrito e ben governato è incline a vincere ancora prima di essere entrato in guerra, e ciò è importante, perché se si vince senza combattere la vittoria è del sovrano, altrimenti sarà una vittoria del generale.

Ergo il sovrano non deve in alcun modo dichiarar guerra per un rancore personale, ma solo se, tutto considerato, è già sicuro di poter vincere. Nell’ideale, non si combattono guerre giuste, solo guerre vinte.

Ovviamente dovrai reagire se scoppia del casino, o difenderti se sei attaccato,l ma non ingaggiarti in una lunga campagna se non sei sicuro del suo esito.

Per quanto riguarda il generale, non è sottomesso né al Cielo, né alla Terra, né agli uomini. Deve essere un uomo composto, impossibile da far infuriare, puro d’animo e incorruttibile. Non scegliere qualcuno incline all’emozione, quale che essa sia, perché potrà essere manipolato o fare errori.

Ricorda che in un esercito ordine e disciplina sono i due sine qua non a prescindere: limiti e regole sono le pietre miliari di qualsiasi gerarchia armata. Quando le regole sono chiare, lo saranno anche i castighi. Ordine significa coordinazione e unione, le due ali che ti porteranno la vittoria.

Ora, tieni conto che la vita dei soldati ha un valore. Se uccidi uno dei loro al prezzo di cento dei tuoi, sei un balordo e una calamità per il Paese. Ho come l’impressione che nel ’14-’18 qualcuno se lo fosse scordato.

Sai cos’altro danneggia un esercito? I disertori. Ne avrai di sicuro se il generale dà ordini ma ufficiali e soldati si urlano addosso. Se non c’è armonia e coerenza il tuo esercito farà acqua da tutte le parti. Disertori, spreco di vite e di materiale, sono tutte cose che devi trovare il modo di evitare.

Un ufficiale Qin, ripreso dall’esercito di terracotta

Nessuno vuole morire o saltare in un mucchio di gente incazzata e alabarde. Ma se gli ordini sono chiari e le regole ben inculcate, le truppe saranno manovrabili. E i due strumenti che ti aiutano a imporre ciò sono, guarda un po’, ricompense e punizioni.

Ma come? Stabilendo degli esempi. Con un debole puoi mettere in guardia cento forti. Uccidi un uomo, e altri cento non oseranno disobbedire. Crudele, ma ho già detto che Wei era un legista?

Forgia degli uomini pronti a morire, e vivranno: saranno gli inavvicinabili soldati di un Egemone.

Un comandante deve quindi conoscere divieto, perdono, grazia ed eccessivo rigore.

L’Arte Militare è fondamentale per un Paese che voglia essere indipendente. E per ottenere ciò occorre che la popolazione sia coscrivibile alla svelta. Il piano di leva deve essere già pronto, in modo che alla chiamata ogni tot di gente dia un soldato e che tali soldati siano già pronti all’impiego.

Questa può sembrare una bischerata, ma non lo è, specie in un mondo pre-industriale. Imporre una leva generale è molto difficile, e spesso si è optato per l’elaborazione di una classe di guerrieri specializzati. Spesso, non sempre. Dopotutto la leva obbligatoria è un sistema di controllo e consolidamento del proprio potere, e i cinesi lo sapevano.

In ogni caso ricorda: se il tuo esercito non può vincere, la colpa non è dei soldati.

Devi preparare la tua popolazione in primis: fai in modo che sia chiaro che senza agricoltura non si mangia e senza esercito non si scala la gerarchia. Che la gente si spintoni per i campi o la lancia! Peraltro, se i tuoi ordini sono credibili nel tuo stato, è probabile che anche i tuoi vicini ne tengano conto.

Cerca e impiega la gente di valore. Anche se vengono da terre nemiche. Anzi, privarli dei suoi uomini di talento è cosa buona e giusta.

Ci sono tre modi per vincere una guerra: Tao, imponenza e forza.

Spezzare il ch’i del nemico e incapacitarlo a combattere, è una vittoria via il Tao.

Impiegare un esercito ben regolato e coordinato, ben equipaggiato e addestrato, è una vittoria via l’imponenza.

Massacrarli, prendere i loro territori col sangue e l’acciaio e tornarsene a casa, è una vittoria via Forza.

Un generale combatte via il popolo, che combatte via il ch’i. E’ questo animo che devi preservare, perché chi lo perde sarà sconfitto.

Ci sono cinque cose da discutere prima di ogni azione:

La strategia; chi nominare generale; come quando invadere; come rinforzare le proprie difese; mobilizzazione dei tuoi e future sanzioni per loro.

Discusso ciò, il generale deve poter conquistare i suoi uomini, senza per contro essere conquistabile dal nemico. Deve capire le masse e unirle, dare ordini chiari ed evitare di cambiarli in continuazione. Metti da parte gli errori minori o i dubbi poco importanti, gli ordini devono essere coerenti e sicuri.

Per fare ciò lo Stato deve aver in principio stabilito la buona forma (i riti, come dice Sorai, uniscono e coordinano il popolo) e le virtù fondamentali. Questo non solo favorisce l’unità, ma anche lo sviluppo di fiducia, amore e senso di vergogna. Gli ufficiali sono gli arti dell’esercito, e devono essere disposti a morire per onore, perché solo in quel caso i soldati li seguiranno.

Pasci il tuo popolo, regolalo, dagli un senso della gerarchia ma anche riti che uniscano le diverse comunità. Stesso vale per le unità base del tuo esercito. Devono essere coesi come fratelli. Verso le compagnie e i loro diretti ufficiali, devono nutrire il rispetto e l’affetto che un legista e confuciano nutre per un amico.

Quanto al sovrano, è sua responsabilità che lo Stato sia solido e sicuro. Il che necessita tre cose: agricoltura, fortezze, esercito.

Se non hai abbastanza scorte o equipaggiamento ben tenuto, non partire in guerra. Se salari e ricompense non sono conseguenti, la gente non è motivata. Inoltre una massa di soldati sarà debole senza un corpo d’élite selezionato.

Lo Stato di un Buon Sovrano arricchisce il popolo. Lo stato di un Egemone arricchisce gli ufficiali. Uno stato che a stento sta a galla fa la fortuna solo degli alti ufficiali. E uno stato in via di decadenza è un festino per un pugno di grassatori e basta. Nell’ultimo caso, la rovina e solo questione di tempo. Cheers!

Per puntare al meglio hai bisogno della forza motrice universale di una qualsivoglia società: la buona volontà degli uomini. E la puoi ottenere solo in un modo: ricompense appropriate, pene e premi credibili e affidabili.

Questo è un leader credibile. Prendi esempio.

Nel caso di una campagna, il generale deve dare l’esempio al resto dei soldati. Ergo niente parasole se fa caldo, niente vestiti imbottiti nel freddo, ecc. Come abbiamo già visto, è importante che un capo militare dia l’idea di essere disposto a fare quello che ordina agli altri di fare.

Il dubbio è la radice della debolezza. Il dubbio divide, apre falle, e abbiamo visto come la forza deriva dall’unità. Un generale in campagna non può permettersi di dubitare o esitare. E il legismo del signor Wei rifà capolino: c’è qualcosa che gli uomini temono più di qualsiasi altra. Quella paura massimante deve essere il generale. Se temono il generale, disprezzeranno il nemico, e se temono il nemico disprezzeranno il generale.

Non si tratta solo dei soldati. I comandanti suoi sottoposti devono fidarsi, ma averne timore, e a loro volta ispirare alle masse questi stessi sentimenti.

Un buon generale deve essere quindi amato e temuto.

La guerra ha costi e rischi. Evita, se puoi, di attaccare per primo. Lascia la prima mossa ai nemici. Lasciali muovere, osservali, conoscili. Intanto, assicurati che il tuo esercito sia ben organizzato, in modo che non si aprano falle improvvise alla morte di qualcuno: che ci sia sempre un ufficiale di riferimento.

Quando parti in campagna, taglia le strade del nemico, cerca di dividere il loro esercito, e trai vantaggio dalle loro debolezze.

Per far ciò, cel va sans dire, hai bisogno di un buon sistema di intelligence, che ti tenga anche aggiornato su ogni debolezza, difetto o ritardo del nemico. Un buono stratega non deve lasciarsi sfuggire nessuna occasione.

In caso tu debba difenderti, ricordati sempre di proteggere le mura esterne e gli avamposti di confine. Se il nemico avanza, non lasciare granai indifesi, raccogli le provviste in modo che non possa nutrirsi alle tue spalle.

Per quanto riguarda la difesa delle mura, non si tratta solo di piazzare un piantone ogni tot passi. Per dare un’idea di quanto manpower assorbe una roba del genere, cito qui la ricetta del signor Wei:

per ogni dieci piedi di camminamento, avrai bisogno nel complesso di dieci persone, artigiani e cuochi esclusi.

Non risparmiare su difesa e fortificazioni, perché ti offrono una posizione estremamente vantaggiosa rispetto all’attaccante.

Se i cittadini sanno che i rinforzi arriveranno, avranno il fegato e l’animo di difendere le mura. Se l’aiuto non è così sicuro, sarà sempre possibile prendere a calci i borghesi per difendere la loro città, ma il loro morale sarà sottoterra, e nessuna politica illuminata potrà tirarlo su.

Che le tue truppe d’élite diano l’esempio. Quando il back-up arriva, che quelli dentro facciano una sortita per poter prendere il nemico a tenaglia.

Immagine dimostrativa

Se vuoi incutere timore, non far cambiamenti frequenti. Non interferire con le occupazioni stagionali dei tuoi sudditi. Sii in grado di reagire con prontezza per cogliere le occasioni. Buona parte della tua difesa dipenderà da come riuscirai a manipolare la tua apparenza esterna. Devi essere lungimirante e preparato, e cauto, il che significa non sottovalutare i piccoli numeri. Quanto ai grandi numeri, devi avere la saggezza di manipolarli e controllarli. Infine, hai bisogno del supporto delle masse, e lo puoi ottenere solo delegando ad altri.

Guardati dall’eccesso: è il Sommo Male. Sii sincero: se segui i tuoi desideri finirai per avere una visione distorta. Parimenti, accetta le critiche. Mantieni i piedi per terra e mena una vita parca. Circondati di gente intelligente.

Tutto è molto bello, ma quando gli eserciti marciano e i timpani rullano, come comportarsi?

Durante la campagna, fai in modo che i tuoi uomini seguano le regole ed evitino prepotenze e saccheggi. In questo modo contadini e burocrati passeranno sotto la tua coppa senza darsela a gambe, il che può velocizzare molto il processo di assorbimento di un nuovo territorio.

Il savio Wei fa peraltro un’osservazione molto attuale: un paese con un esercito spropositatamente grande è un paese che punta a proteggere il proprio territorio ma anche a condurre guerre. Uno stato con un esercito discreto è in grado di difendersi. Uno stato con un esercitucolo di quattro gatti sottopagati sarà costretto ad appoggiare i suoi vicini e alleati in qualsiasi idea balzana, perché la sua esistenza nella rete di alleanze è troppo precaria.

Rings any bell? Se la risposta è “no”, forse non viviamo nello stesso continente.

Devi incentivare il tuo esercito. Vale l’investimento.

Ho sempre trovato divertente l’idea “sono pacifista ergo niente esercito”, come se il non avere un esercito decente prevenisse qualcun altro dal fare casino, o come se l’esercito fosse una chissà quale bomba a orologeria di ferocia e brutalità pronta a scatenarsi.

Forse non ho la purezza d’animo per capire, forse sono una brutta persona.

Ad ogni modo, la prima puntata sul Wei Liao-tzu si conclude qui. Questo saggio è relativamente ponderoso, e richiederà un secondo episodio.

Nel frattempo, MUSICA!

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12 thoughts on “Classici Militari: Wei Liao-tzu

  1. Qin Shi Huang è un figo, talmente figo da essersi meritato un posto in Civ IV (aka il punto più alto raggiunto dal comparto videoludico).

    Una domanda che è un po’ che volevo fare: ma i guerrieri orientali come erano messi a scudi?
    Li usavano come gli occidentali? Avevano delle fogge preferite? Usavano il mai abusato muro di scudi versione sol levante?

    • Well, dovresti specificare “guerrieri orientali” 😀 Quale popolo in che periodo? Perché ci sono moltissime variazioni sull’uso, figuriamoci sulla foggia 😉
      Per quanto riguarda i giapponesi del periodo che studio io (X°-XIII°) non usavano lo scudo strictu sensu. Si può discutere se la sode (ovvero gli “spallacci”) qualifichino o meno come scudo, in quanto, specie quelle della guerra di Genpei, funzionavano più come uno scudo mobile che non come un protezione da spalla fissa (non essendo assicurate nella parte inferiore, si muovevano, scivolando sulla scapola quando il cavaliere tendeva l’arco,e di nuovo sul davanti della spalla quando abbassava il braccio).
      Inoltre usavano senza dubbio dei mantelletti, ovvero “grandi scudi” fissi che venivano piantati a terra per costituire una linea dietro cui ripararsi.
      Che io sappia in Giappone, almeno a partire dall’VIII° secolo, lo scudo in senso occidentale non è mai stato usato.
      Per la Cina, è un altro discorso. Ma hanno avuto una storia molto più variata e effervescente dei japs, con tutte quelle simpatiche invasioni ^_^

      • Hai ragione, my bad.
        Si cmq mi interessava il periodo che descrivi tu in quanto nelle figure non vedo mai scudi e quindi mi era venuto il dubbio.
        Poi quando vedo i samurai (prendi il mio “vedo i samurai” con molle lunghe un metro in quanto la mia cultura deriva da manga/anime/wikipedia/shogun total war) non li ho mai visti con degli scudi o formare un muro di scudi.
        I cinesi invece lo facevano?
        Grazie per la risposta, mi hai tolto un gran dubbio.

      • Non ho mai letto di un muro di scudi “alla vichinga” usato in Giappone (still, non so praticamente nulla della tattica pre-VIII° secolo). Ho letto di fanti armati di “alabarda” o lancia, niente scudo da braccio. Già dall’VIII° e definitivamente a partire dal IX°, l’elemento dominante dell’esercito diventa l’arciere a cavallo. Mi sa che bisogna aspettare la guerra di Onin (1467) perché la fanteria riprenda un ruolo dominante nella tattica (è da lì che comincia il fiorire dell’ashigaru, il fantaccino leggero).
        Per i cinesi, dipende i periodi. La loro storia è molto più “lunga” e travagliata dei japs, e io non la conosco un granché, quindi così, a braccio, non saprei dare una risposta definitiva. Posso dire che in “Epopea dei tre regni” non mi pare di aver letto “muri di scudi”, ma mi sembra che lo scudo fosse usato, almeno tra il 600 e 200 a.C. (momoria remota di numero Osprey…)

      • @Nicholas: da quanto ne so, i Cinesi avevano ed amavano moltissime tattiche complicate, muovevano eserciti di dimesioni ciclopiche.

        Credo esistesse più di una formazione di fanteria, e che fossero ben più “complesse” che il “semplice” e brutale muro di scudi (un esempio lo trovi nel bellissimo – a mio dire – film sui Tre Regni, ma sulla verosomiglianza ed affidabilità non oso pronunciarmi XD )

        Anyway, suggerisco una veloce scorsa dei titoli Osprey in argomento, che sono agevoli e veloci e danno una bella “infarinatura di base”

      • Quale film sui tre regni? (Quale dei 275628 che hanno sfornato? 😀 )
        Nel romanzo non ho trovato nessuna menzione di “muro di scudi”, ma è una lungagnata di millemila pagine che ho letto anni fa, mi sono scordata certi dettagli. Da buon romanzo cinese, i personaggi spesso restano più impressi della vicenda (Cao Cao rulla abbestia! E che dire del magico trio Ma Chao, Ma Dai e Ma Su? 😀 ).

    • Mrrahahahahaha, Chi Bi! John Woo at his BEST X°D
      Scherzi a parte, il film l’ho trovato molto godibile, splendida fotografia, alcuni passaggi molto belli, altri involontariamente comici (“oh, non possiamo attaccare Cao Cao, ha in ostaggio una donna!”). E’ solo vagamente fedele al romanzo (oddio, molto più fedele di quanto non lo sia The Hobbit a un qualsivoglia passaggio del libro!). E il romanzo di per sé è già molto fantasioso quando si parla di tattica: alcuni capitoli sono piuttosto realistici e ben pensati, (come tutta la parte sulla battaglia della Scogliera Rossa, per l’appunto), altri sono mirabolanti (ROBOTTONI! E sto scherzando solo a metà).
      nell’insieme un bel libro eh, anche se impallidisce al confronto de I briganti.

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