Interstellar, per un facepalm cosmico

Il primo che dice “ma è simbolico” si prende una sventagliata di Uzi nel muso.

Sarà una perdita

Molti dei miei conoscenti hanno visto questo film appena uscito. Metà di loro mi ha detto che era una cagata immane. L’altra metà mi ha detto che era bello bellissimo che levati. Il problema è che tra questi ultimi c’erano anche due fans di Vikings.

Poi ho ricevuto un messaggio.

NONANDAREAVEDEREINTERSTELLAR

Guardo il mittente. Il mio personal trainer in malvagità, Sir GreenMold. Oibò, rispondo, adesso sono davvero curiosa!

“Strappati un braccio e picchiatelo sulla testa finché non hai cambiato idea.”

Grazie al savio consiglio ho potuto risparmiare un po’ di eurini (che mi sono prontamente bevuta). Ma poi il momento è arrivato.

E’ bello bellissimo?

Ma nemmeno dopo una bottiglia sana di Famous Grouse!

E’ una cagata immane?

He… well

Ma andiamo con ordine.

Questo film ha un pregio innegabile: è molto bello da vedere. I colori, le scene grandiose, la luce… Se si fosse trattato solo di musica d’organo e immagini, sarebbe stato anche un bel film, una specie di esperienza più che non una storia, un po’ come certi corti Disney.

Poi qualcuno parla, e la poesia si spezza.

La storia

Il mondo è nella stessa fase post-picco pre-apocalisse in cui si situano tanti altri film di fantascienza (film migliori di questo, tipo Soylent Green, per citarne uno a caso). L’entropia sta macinando ogni cosa e tempeste di sabbia flagellano la Terra.

Cooper è un ex-pilota della NASA, sopravvissuto a un traumatico crash. Traumatico crash che non avrà nessun impatto sul suo carattere o interesse nella storia. Abituatevi, un terzo del film è al 100% inutile.

La NASA chiude battenti perché LA CRISI e Cooper si ritrova padrone di una vasta coltivazione di mais (che in un posto perennemente siccitoso e soggetto a tempeste di sabbia mi pare un ottimo investimento). Sua figlia Murphy è imbronciata perché ha un fantasma in camera e un nome di merda. La faccenda del fantasma potrebbe essere interessante, ma nessuno ci fa caso. Cooper carica lei e il secondo figliolo sul pick-up per andare a scuola. Mentre guidano, passa un drone. Cooper gli corre dietro, fottendo metà del raccolto, poi, tramite il potere di TANTO E’ SCI-FI, con un laptop prende il controllo del velivolo e lo fa atterrare usando il mouse-pad come una barra di comando.

Se vi state chiedendo se ciò sia possibile o se questa scena di svariati minuti abbia un qualsivoglia scopo nella storia, la risposta a entrambe le domande è NO.

A cosa serviva questa scena? A niente, ma ve l’ho raccontata perché dovete soffrire con me.

Cooper va alla scuola dei figli, dove gli dicono che suo figlio maggiore non andrà al college perché c’è bisogno di contadini. Vedo che Feudalesimo e Libertà spakka di brutto nel mondo di Nolan.

La Murphy viene sospesa perché non crede che l’allunaggio sia un complotto sionista bolscevico. Mi stanno colando i neuroni dalle orecchie.

Durante l’ennesima tempesta di sabbia, la bimbetta dimentica la finestra aperta, ma, invece di un merdaio senza soluzione, in camera trova il pavimento coperto di righe. Sarà stato il famoso fantasma?

Cooper studia la questione e conclude che la gravità gli ha lasciato un messaggio in codice binario.

La gravità? Oibò, siamo sicuri che non ci sia nessuna altra spiegazione possibile?

Il regista è Nolan, ergo no.

Salta fuori che il posto indicato dalle scie-sabbiche è una base segreta segretissima della NASA. Appena Cooper arriva, la cricca degli allegri scienziati lo accoglie con sorrisi e un martini, perché dopo tutto ha solo cercato di forzare un cantiere di massima sicurezza da cui dipendono le sorti dell’umanità.

Non avendo di meglio da fare, i sapientoni spiegano a Cooper che, proprio quando tutti si stavano rassegnando all’estinzione, qualcuno (un fantomatico they) aveva iniziato a mandare messaggi tramite la gravità, e un wormhole si era aperto a portata di navicella. La NASA viene quindi riaperta in segreto e dei tizi vengono spediti attraverso il buco, verso l’infinito e oltre. Prima che il contatto si perda, si viene a sapere che dall’altra parte c’è un Buco Nero (hooray!) e che intorno a questo buco nero orbitano tre pianeti potenzialmente abitabili.

Io non avrei caro trasferirmi dirimpetto a un Buco Nero, ma si sa, io sono una borghese schizzinosa.

In sunto, gli esseri umani hanno due opzioni:

Piano A: trovare il modo di far decollare la base NASA a botte di technobabble e trasferirci in blocco.

Piano B: Spedite un disgraziato con degli embrioni surgelati e piantare una nuova colonia che perpetri la razza umana.

L’interesse del Piano B sinceramente mi sfugge. Per quanto trovi interessante l’idea di salvare da morte certa delle persone, non vedo proprio l’hype di fecondare apposta degli embrioni e mandare i bastardelli orfani di una razza disadattata a colonizzare altri pianeti. Cioè, boh. Chi ci guadagna?

Peraltro, sarei davvero curiosa di vedere COME una prodezza del genere può essere compiuta. Forse la nave è equipaggiata di centinaia di uteri artificiali.

Trovo anche molto poco credibile che in una situazione come quella descritta in Interstellar, gli yankees dispongano di tutta questa Divina Tecnologia Ex Machina. Ma tant’è.

Il capoccia della missione, Brand, racconta tutto a Cooper, perché boh, senti, facebook non carica più, twitter è morto e lui deve pure sparlare con qualcuno. Au passage, gli chiede anche se per caso non gli andrebbe di salvare il mondo e guidare la nuova navicella.

No, perché, capite, Cooper era il migliore quindic’anni fa, e già che è passato per caso perché non arruolarlo?

Perché in quindic’anni si spera che ci sia stato un minimo progresso nella costruzione di certa roba, no?

No.

Cooper ci pensa, ma la decisione è rapida: il pianeta sta morendo, mancano pochi decenni all’estinzione e ad ogni modo non faranno mai una nuova serie di BlackAdder, quindi a che scopo restare?

Accetta, ed è dramma. Murphy frigna, gli fa notare che il famigerato “fantasma” ha lasciato un altro messaggio: STAY. Ma il film deve andare avanti, e dopo solo un’ora la navicella parte per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

Not impressed…

Sulla nave ci sono anche Anne Hataway, Expendable McDead e Blackie McCasualty, più due microonde ultima generazione che fanno battutine. E’ triste da dire, ma queste due versioni per le medie di Data hanno più personalità di tutto il resto del cast.

I nostri infilano nel vermone e sbucano dall’altra parte. Il primo pianeta da esplorare è il pianeta Miller. Siccome ogni ora su Miller corrisponde a sette anni in orbita, decidono di andare giù tutti e lasciare McCasualty da solo a studiare il Buco Nero.

Scendono, il pianeta è coperto da un oceano senza fine. Cooper atterra su una secca dove ci sono i rottami della precedente navicella e nient’altro. Visto che qualcosa ha evidentemente annientato la missione, i nostri cincischiano finché un’onda di ottomila metri non arriva e ammazza Expendable McDead.

Impatto sulla trama? Nessuno.

Cooper e Hataway tornano alla navicella madre. A questo punto McCasualty, rimasto per 23 anni nello spazio, dovrebbe essere morto suicida dopo aver stuprato il robot, mangiato l’imbottitura dei sedili e affrescato la nave con la Storia del Mondo usando il proprio sangue.

Nope.

-Bella raga, ce ne avete messo di tempo! Che fine a fatto coso?

-Coso chi?

-Dai, quel tizio che era partito con voi!
-Ah, sì, così lì, comesichiamita, boh.

Ripartono. Le altre due scelte sono Edmunds, dove sta il drudo della Hataway, e Mann, dove uno scienziato strafigo è atterrato e ha detto che ci si sta d’incanto. Dopo una lunga e inutile discussione, il terzetto si dirige su Mann.

Intanto sulla terra Murphy è diventata una scienziata e lavora con Brand, il capoccia di Cooper. Suo fratello è diventato un redneck senza nessuna buona ragione ed esiste nella trama perché… Boh, per la stessa ragione per cui esiste il drone.

Brand schiatta, ma in punto di more rivela a Murphy che in realtà il piano A non è mai stato realistico, che l’unico piano passabile era il B e che lui ha sempre mentito perché sennò la gente non avrebbe collaborato.

Altro damma inutile. Mio padre mi ha abbandonata? Mio padre sapeva? Mio padre non sapeva? Santi numi, Murphy, ma in tutti questi anni un grullaio l’hai mai visto?

Insomma, Murphy decide che deve esserci una soluzione e che la soluzione deve essere in camera sua, dove tutto è iniziato. E perché no. Quando manca alla fine? ODDIO AIUTO!

Intanto, il pianeta Mann è una palla di ghiaccio e sasso con un’atmosfera irrespirabile.

-Secondo me c’è un inghippo.- fa McCasualty –Io tutto sto “abitabile” mica lo vedo.

-Stai mettendo in dubbio lo scienziato strafigo?

-Sì.

Lo ignorano tanto è negro. Atterrano, scongelano il tizio cervellone. Ma TWIST. Il mondo non è davvero abitabile (Oh My Gulliver!), e lo scienziato ha mandato il messaggio solo per farsi venire a prendere!

Una piccola gif per descrivere il mio stato d’animo a questo punto del film

Senza nessuna logica astringente, il tizio cerca di far fuori Cooper, esplode McCasualty e sfascia la carrozzeria della stazione tentando un attracco idiota stile “abbocca la sistola al rubinetto del giardino”.

Cooper e Hataway si precipitano, tentano una manovra simile ma riescono perché Cooper è il protagonista. Come dice Doug Walker, una scena in cui anche i piloti di Star Wars direbbero “that shit ain’t real”.

Insomma, due pianeti, due morti, resta un pianeta e niente più benzina.Cooper decide di scaricare i robot per alleggerire la nave.

-Che hai fatto!- strilla la Hataway -Mostro!

-Ma sono solo robot…

-Iiiih, mostro!

Ah, è sempre bello vedere un film originale con l’uomo rude e dallo spirito pronto, e la donna preda del proprio lato emotivo e empatico. Ah, no, scusate, non è originale, sono gli stessi decadenti stereotipi che il cinema americano macina dai tempi della propria creazione. Questo film sarà meno stupido di Doomsday machine, ma come caratterizzazione siamo lì.

Cooper decide di sacrificarsi e slingshootare la Hataway al pianeta giusto, mentre lui salta nei buco nero, perché si sa mai, potrebbe anche tornare a casa in quel modo (non chiedete).

Zompa nel buco. Invece di spaghettificarsi, finisce in un posto in cui il tempo è una dimensione spaziale e sono tutti istanti della stanza di Murphy bambina. Perché oh, lui è la presenza dai famosi they (ve li ricordate? Sono quelli che mettono in moto e rendono possibile l’intera storia)! Perché l’amore trascende spazio e tempo, e lui può comunicare con lei grazie a esso!

Wait a second…

Chiamatele fisime da figlia maggiore, ma: e di tuo figlio che mi dici? Perché non appare anche lui?

Si potrebbe dire “lui sceglie lei perché è quella più atta a capire le informazioni ed agire”, ma no, perché lui non sceglie, e l’idea di passarle informazioni gli viene solo dopo che la stanza è comparsa. Ergo, perché il figlio non appare? Non amava anche lui?

Si vede di no. Peraltro il figlio ha meno consistenza dell’aria fritta, ergo perché metterlo nella storia per cominciare?

Annose domande.

Cooper ha l’idea di passare a Murphy un non so cosa di informazioni che le permetteranno di attuare il piano A (credo). Inizia a fare righine. Sulla Terra, Murphy capisce subito che il fantasma della sua infanzia era suo padre dal futuro che comunicava attraverso un paradosso quantico. Chiunque avrebbe tratto le stesse conclusioni, guarda.

Ok, va bene. STOP, FERMATE LE MACCHINE, ASPETTATE UN SECONDO.

Lasciate che riassuma.

Qualcuno, magari una futura civiltà umana più avanzata della nostra, ha creato il wormhole e orchestrato tutta la storia perché Cooper possa passare a Murphy le informazioni necessarie a salvare la razza umana.

Perché? E perché non passare direttamente le informazioni a Brand?

Non lo sapremo mai, ma Cooper piange e Nolan suona l’organo, quindi immagino che anche solo chiederselo rovini la poesia.

Anche tolto ciò, la storia non torna comunque. La partenza di Cooper dovrebbe essere provocata da qualcosa al di fuori del time-loop! Cooper parte perché il Cooper del futuro butta giù i libri e fa le righine per terra. Non ha senso! Il loop non può funzionare in quel modo perché non potrebbe essere avviato!

E se pensate che sia finita, ebbene no.

C’è un montaggio ispirato con Murphy che risolve l’equazione e getta i fogli dalla terrazza in una scene che se fosse stata poco più whimsical mi sarei messa a vomitare arcobaleni.

E dopo ciò il film continua, come un’agonia maligna. Cooper viene ritrovato, arriva alla stazione orbitante dove Murphy sta morendo di vecchiaia, e c’è anche un’ultima scena molto credibile in cui la Hataway (che non è un pilota) è riuscita ad attraccare la nave e inaugurare la colonia.

E solo allora finisce!

Questo film è un pasticcio. Pare che il tema della storia sia l’affetto, ma un buon terzo del tempo è costituito da roba inutile. La lunga caccia al drone attraverso i campi di mais, a che serve?

O anche il fatto che ci siano tre pianeti da esplorare, alla fine cosa portano alla storia? La vicenda poteva procedere in modo identico con un pianeta solo, e io avrei risparmiato un’ora di vita.

Ok, possiamo discutere che il pianeta d’acqua valeva la pena solo per vedere lo tsunami più tsunami del mondo, ma quello di ghiaccio e tutto il siparietto inutile che ne consegue?

Ho una soluzione: si tiene il pianeta dell’acqua. Expendable McDead muore, i nostri tornano alla nave e scoprono che Blackie McCasualty si è suicidato per la solitudine dopo aver finito di studiare il buco nero. Sarebbe stato molto più tragico e la sosta sul pianeta avrebbe avuto un impatto molto maggiore.

E la fine. Ma un grandissimo CHISSENEFREGA? Abbiamo davvero bisogno di sapere che lui viene ripescato, che la figlia ha salvato il mondo, che si rivedono, che a stento si parlano, o che altro? Ve lo immaginate come sarebbe migliore Via col vento se dopo il monologo della scala il film continuasse con Scarlett che si aggiusta il vestito, va a farsi un sandwich, fa le valige, fa il bagno, si serve un cicchetto?

Insomma, proprio no.

 

L’aspetto visivo  
Certi spunti di conflitto  
La recitazione, per buona parte  
La sceneggiatura  
La storia  
Il piano B  
I personaggi inutili  
Le scene inutili  
I monologhi pomposi pseudo-esistenziali (anche detti Nolanologhi)  
Può lasciare righine sulla sabbia, ma scrivere “ciao Murph, sono tuo padre” è troppo complicato  
Mio figlio? Quale figlio?  
Il loop che sia avvia da solo  
Gli “altri” mai spiegati: chi sono, che vogliono, dove sono?  
La fine  

 

Lo script originale, scritto da Jonathan Nolan, è una storia molto più interessante. Ci sono gli alieni, ci sono i cinesi che esplorano lo spazio, c’è un Murphy maschio che trova un modo per risolvere il problema da solo, in vece di passare 35 anni a frignare che Babbo l’ha abbandonato…

Ovviamente la storia di Jonathan era davvero fantascienza, e non poteva essere realizzata così. Si sa che la fantascienza è per ritardati. Bisogna togliere tutti gli elementi fanta e scienza possibile, e lasciare solo l’aspetto INTELLETTUALE e SENSIBILE e MASTURBATORIO.

Interstellar non è un film di fantascienza, è un dramma borghese di un padre e una figlia. E anche come dramma borghese fa pietà.

Insomma, per quanto colori, luci ecc. siano belli da vedere, non vale un biglietto di cinema e non rende sul piccolo schermo. Consigliato solo a chi ha soldi d’avanzo.

MUSICA!

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10 thoughts on “Interstellar, per un facepalm cosmico

  1. È un commento simbolico
    [Si inchina per schivare la raffica]

    Volevo dire… il film io non l’ho visto – l’ultima volta he sono andato al cinema, c’era un film con un treno e gli stolti spettatori hanno iniziato a scappare temendo che potesse uscire dalla pellicola – da ciò che descrivi, sembra che tu abbia visto tre film tutti la stessa sera e nei pop corn, al posto del burro, c’era un barbiturico!
    (Ok, non l’hai visto al cinema, ma il pop corn corretto sta bene su tutto :P)
    Questa reccy mi ha ucciso dal ridere 😄 quasi spero di poter vedere ‘sta roba con un gruppo di persone debosciate dalla battuta pronta 🙂

    • L’effetto della visione è simile a quello di un barbiturico: tra letargo e veglia contempli i secondi che scorrono e scene a caso che si susseguono, e ti chiedi che cazzo stai facendo della tua vita.

  2. Toh sei stata brava a elencare punto per punto tutte le puttanate della trama. Io non ce l’avevo fatta, il fegato si rifiutava di lasciarmi approfondire.
    Basti pensare che uno dei perni drammatici del film, cioè la scelta dei pianeti da visitare secondo compromessi di tempo e limitatezza di carburante, non avrebbe dovuto nemmeno esistere per questi presunti geniacci dell’astrofisica.
    Primo: il pianeta più vicino al buco nero, che già eviterei solo per la questione della dilatazione temporale, è ovvio abbia delle forze mareali mostruose. Forse non ci sarebbero degli tsunami hollywoodiani, ma di sicuro tali maree renderebbero impossibile qualsiasi insediamento vicino all’acqua.
    Secondo: il pianeta ghiacciato. Brutti minchioni, non vi siete insospettiti quando avete visto che quel pianeta era tutto bianco? È perfino una proprietà metereologica definita, l’albedo. Le superfici bianche (ghiaccio e nuvole) riflettono la luce invece che assorbirla sotto forma di calore, quindi abbassano ulteriormente la temperatura. È ovvio che un pianeta tutto bianco sia gelato, perché prendersi la briga di ispezionarlo?

    La razza umana è sull’orlo dell’estinzione e il suo destino è affidato a un branco di imbecilli con conoscenze scientifiche da terza media. Evviva

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