Centenario dell’Affare di Crouy: fango, pallottole e un cortometraggio

Tre giorni fa c’è stato il centenario della battaglia di Crouy, o, per dirla in mangiaranese, l'”Affaire de Crouy”. Fu uno dei tanti disastri della Prima Guerra Mondiale (perché ogni tanto le grandi potenze sentono l’irrefrenabile bisogno di un bel suicidio collettivo).

Questo allegro macello, festeggiato a cavallo del fiume Aisne, ebbe inizio l’8 gennaio, quando, a nord-est di Soisson, i froggies lanciarono un attacco contro i crucchi. Inizio con brio, con un bombardamento che prende il nemico alla sprovvista, seguito dal crescendo, un attacco francese sullo Sperone 132, che domina la città di Soisson.

Le truppe francesi, come potete capire dalla carta, erano posizionate sulla riva sinistra dell’Aisne, una posizione che lo Stato Maggiore riteneva importante per poter rinforzare una difesa che già dall’autunno 1914 si faceva malmenare dalle artiglierie crucche. Faccia al nemico e spalle a un fiume non è, in generale, una buona posizione, e l’Aisne complicava movimenti e rifornimenti, ma questa è la Grande Guerra, e la tattica più popolare era “non ci son cazzi, insistiamo”.

Il primo attacco, nella fredda aria di gennaio, ha successo. Per la squadra francese, agli ordini del generale Berthelot, abbiamo la 55° divisione di fanteria, composta dai reggimenti 204°, 282°, 289° e 231°. In quest’ultimo, combatte il soldato Henri Barbusse, che nel 1916 racconterà la sua gita sull’Aisne ne Le Feu, journal d’une escouade (Il fuoco, diario di una squadra). Partecipano anche due battaglioni di cacciatori, uno dei quali composto da truppe Marocchine.

La carica è una vittoria, i francesi scavalcano con gioia quella che era stata la linea tedesca.

Tirailleurs marocchini

Il nove è il turno delle artiglierie, per i francesi il 47° Reggimento d’Artiglieria. I Crucchi rispondono. La no man’s land si prende una grandine di piombo, cavalli di frisia e altre difese volano in briciole.

Lo slancio francese continua il 10, quando il 35° e 47° reggimento di Fanteria di linea riescono a prendere altre due trincee che si allungano verso est. Una bella vittoria che gasa i froggies: sull’onda dell’entusiasmo, superano gli obbiettivi. Il grosso riesce a fermarsi prima che scatti la tagliola, un centinaio di Cacciatori casca in pieno nelle fauci dei Boches e si fa massacrare.

 

Un cacciatore a piedi

L’11, sotto una pioggia battente, i francesi avanzano ancora nel fango fino al Dent-de-Crouy, dove però incocciano sul duro e devono fermarsi. L’artiglieria tedesca scarica una grandine fitta sulla campagna, il villaggio di Crouy, Pommier, Bucy-le-Long, Missy-surAisne, si disfano come castelli di sabbia. Intanto la pioggia torrenziale ha gonfiato il fiume e trasformato tutto in un pantano di melma “gialla, grassa e appiccicosa”.

La notte dell’11 avviene il disastro: l’Aisne straripa. Quelli sulla riva ovest si trovano a guazzo con una corrente così forte che minaccia di trascinar via tutto, quelli sulla riva est si trovano tagliati fuori. I crucchi sgozzano una capra per Thor, e il 12 all’alba lanciano un contrattacco generale. Sotto il comando del generale von Luchov, scalzano il 44° e 60° Reggimento di fanteria dalla cima dello sperone 132 e scendono su Crouy. E’ solo l’inizio: la marea è girata, i crucchi si riprendono le loro trincee ricacciando indietro i mangiarane. Il Kaiser in persona assiste alle manovre dal suo trespolo in Moulin de Laffaux.

Verso sera, i froggies riescono a riprender piede e bloccare i nemici sulla via che va da Soisson a Laon, ma i rinforzi crucchi arrivano e spingono fino alle artiglierie francesi, molte delle quali sono già state scassate mica poco dal bombardamento tedesco. I froggies si dicono che forse, con dei rinforzi, possono ancora riuscire a farcela, ma a Thor il capretto è piaciuto: la piena dell’Aisne si è portata via i ponti di Soisson e Villeneuve.

Dopo rapida considerazione, i froggies decidono che è meglio ripiegare, ma resta solo un ponte in quel di Soisson, e un altro un chilometro e mezzo più a valle, a Venizel. Due colli di bottiglia. La ritirata dovrà essere lenta e a scaglioni. Decidono di tentare un finto contrattacco per non far capire al nemico che sono di fuga. Come se a questo punto il nemico fosse incline a bersela. I crucchi si sono legati un tovagliolo al collo e si leccano i baffoni a manubrio cantando con forte accento prussiano “Karma, bitches!”.

Mentre quello che resta della fanteria si ritira, il frescamente promosso generale Nivelle riesce a far arrivare delle truppe fresche (14° Divisione di Fanteria) sui pendii tra Crouy e Bucy-le-Long.

Nella notte tra il 12 e il 13, i nuovi arrivati si dirigono quatti quatti verso una malmessa posizione di artiglieria, con l’ordine di tener duro per dar tempo agli altri di ritirarsi. Le trincee tedesche sono a 600 metri appena. Una compagnia del 2° reggimento misto zuavi e cacciatori avanza a tentoni nella notte invernale. Raggiungono della gente.

uno zuavo

Bonsoir!- fa l’ufficiale -Siamo i rinforzi!

Silenzio. Bisbigli dalla trincea. Poi un colpo di tosse, e qualcuno risponde nell’oscurità.

Was?

Oh merde! A l’attaque!

Le legnate cominciano. Alle 6 di mattina, solo una minima parte delle truppe è riuscita a ripiegare a ovest dell’Aisne, e con i crucchi che premono il ponte di Soisson viene fatto saltare. Resta un solo quello del villaggio di Venizel, che ora puntano anche i crucchi. I froggies si asserragliano a Venizel, cercando di ritardare il più possibile l’avanzata tedesca. Quando i nemici s’accostano i francesi reagiscono: “Fetchez la vache!

Vacche lattare fendono l’aria.

Intanto quelli di Bucy-le-Long si stanno prendendo una carica di legnate nei denti. Rinculano, incalzati dai tedeschi. A Venizel, i cannoni giocano al tiro alla vacca e sventagliano il ponte mentre da dietro le linee echeggia il coro “Korri Manciarane, Korri!”.

Il bombardamento continua dopo il tramonto, mentre il fiume trascina via barricate, barche, muri di tera e fantaccini disperati. Alle 22h, nella gelida notte di gennaio, il generale Maunoury ordina la ritirata sulla riva sud.

Finalmente, il 14 i froggies riescono a sistemarsi nella grande ansa a nord-est di Soisson.

In questi sei giorni 11.000 soldati sono dispersi, morti o fuori uso, almeno 5.400 sono stati presi prigionieri.

Sentiti auguri dal Kaiser. P.S. grazie per quei 26 cannoni.

La disfatta di Crouy ebbe un forte eco politico e un considerevole impatto sull’opinione pubblica, anche perché fu considerata come il primo grande fallimento. Diversi generali e ufficiali furono cacciati a pedate, tra cui Berthelot. Il ministero fece di tutto per censurare i giornali e rappezzare quella che era stata una batosta disgraziata.

La versione ufficiale fu “sfortuna”. L’Aisne era straripato, e questo aveva fottuto i francesi, come afferma un comunicato ufficiale dello Stato Maggiore a Parigi, il 13, riportato il 15 gennaio dal giornale The Argus e dal New Zeland Herald. Nell’Otago Daily Times del 15, il Generale von Kluck dichiara:

Who’s your daddy, bitches? THE FUCKING HUN’S YOUR DADDY!”

Già che siamo qui a parlare di cose allegre, vorrei segnalare un film, un corto di 28 minuti, Coward!.

Si tratta di un film irlandese diretto da David Roddham e uscito nel 2012. Roddham ha solo un altro film all’attivo come regista, e di solito lavora come tecnico degli effetti speciali in film boiata (tipo Prince of Persia), ma devo dire che sono stata sorpresa da questo suo lavoro.

La storia è quanto di più semplice: nel 1915 due amici irlandesi, Andrew il maggiore e James il più giovane, partono per la guerra (volontari, par di capire), baldanzosi e pronti a menare un po’ di crucchi.

Nel 1917, sono in una trincea in Belgio, nel fango fino agli occhi, rintronati dalle bombe e dagli stenti. Andrew e James tirano avanti insieme, sostenendosi a vicenda, finché un’offensiva crucca non in investe la loro trincea.

Le scene di vita di guerra sono inframezzate da flash-forward, in cui lo Stato Maggiora sta giudicando un caso di diserzione.

Il soggetto principale del film è lo shell-shock. “Shell-shock” è un termine generico che venne utilizzato per indicare una vastissima gamma di patologie, malanni o strani comportamenti, non imputabili direttamente a una ferita fisica. Col progredire della guerra, casi del genere si moltiplicarono, e furono spesso trattati nel peggiore dei modi possibile.

Anche nell’evenienza in cui il medico prendesse sul serio la situazione, non aveva i mezzi scientifici per fornire un trattamento adeguato. La cura poteva essere peggiore della malattia, con “applicazione di elettricità”, che è l’equivalente neuroligico di prendere a pugni il televisore per vedere se riparte.

E questo se il malato aveva fortuna. Più spesso che no, i sintomi erano presi per codardia, o, peggio, per finzione. Lo stigma era enorme e le cure poche. Un congruo numero di “scemi di guerra” furono fucilati per diserzione e codardia, e solo ora ci rendiamo conto che molti di loro non erano nemmeno in grado di intendere e di volere. Alle famiglie veniva rinfacciata l’onta di aver avuto un prossimo del genere, perché ammazzarlo non era stato chiaramente sufficiente.

La cosa bizzarra e triste è che tutt’ora il soggetto è considerato quasi tabù. Non è che negli ultimi anni che si è cominciato a vedere un genuino sforzo per capire lo stress da combattimento e tutti i guai che ne derivano. A oggi la ricerca è ancora mostruosamente indietro e i veterani sono spesso lasciati a loro stessi. In America, negli ultimi 14 anni, hanno avuto molti più suicidi che caduti al fronte, e questo dà un’idea un’idea di quanta strada c’è ancora da fare.

Tornando al film, io l’ho trovato un buon film, nonostante un paio di cose che non mi hanno molto convinta. La recitazione è ottima, l’atmosfera notevole, e la storia ben raccontata.

La recitazione

 

La regia

 

La fotografia

 

La sceneggiatura

 

L’atmosfera

 

L’ordine del capitano riguardo al Brandy pare eccessivo anche per gli standard della Prima Guerra Mondiale

 

La composizione del plotone di esecuzione, pure, pare tanto anche per gli standard del 1917

 

Il soggetto

 

L’ultima chiacchierata tra James ed Andrew

 

Non è perfetterrimo perfettissimo, ma a me è piaciuto. Ve lo consiglio. Lo trovate QUI.

E ora, MUSICA!

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Bibliografia

http://1418.aisne.com/a-la-une/actualites/article/la-bataille-de-crouy

http://trove.nla.gov.au/ndp/del/article/1490097

http://paperspast.natlib.govt.nz/cgi-bin/paperspast?a=d&d=NZH19150115.2.51

http://paperspast.natlib.govt.nz/cgi-bin/paperspast?a=d&d=ODT19150115.2.34.1

http://chtimiste.com/batailles1418/combats/Crouy.htm

Il gruppo di ricostituzione Eperon 132 ,check’em out, sono bellerrimi.

http://www.imdb.com/title/tt2386998/

La pagina FB del film: https://www.facebook.com/COWARDTHEMOVIE?fref=ts

Per chi voglia approfondire il soggetto shell-shock, consiglio

Elmer Ernest SOUTHARD, Shell-Shock and other Neuropsychiatric Problems Presented in 589 case histories from the war litterature, 1914-1918, general Books, Memphis, 2010 (prima edizione 1919).

Un compendio ponderoso, ma estremamente interessante.

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22 thoughts on “Centenario dell’Affare di Crouy: fango, pallottole e un cortometraggio

  1. Molto bello il film. Regia e recitazione veramente professionali. Grazie della segnalazione.

    Riguardo alla fucilazione finale, cito il capitolo VIII di “Shot At Dawn”, di Robert King, un libro che analizza 15 casi di soldati gallesi fucilati nella ww1. Si trova facilmente nei soliti canali. La procedura britannica viene brevemente descritta in questo modo:
    (per non occupare troppo spazio la inserisco come pics, che il proprietario del blog ha le competenze informatiche di una scimmia zoppa e non ha ancora implementato il comando spoiler)



    Altre testimonianze dirette più o meno confermano l’iter:




    Ah, la storia del fucile caricato a salve, non è una delle tante stranezze britanniche. E’ stata prassi comune in un po’ tutti gli eserciti:

    http://i.imgur.com/Kuj167e.png?2
    http://i.imgur.com/8J9jxAj.png?1
    http://i.imgur.com/sSms53b.png?2

    ( La Soldadera di Slavich-Breccia, una bellissima graphic novel ambientata durante le rivoluzione messicana.
    http://forum.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=330122)

    • il proprietario del blog ha le competenze informatiche di una scimmia zoppa e non ha ancora implementato il comando spoiler

      Si può implementare il comando spoiler?

      BTW, grazie per le condivisioni. Le testimonianze dirette son sempre le migliori.

  2. >> Si può implementare il comando spoiler?

    Mi sa di no. Ero convinto che il blog girasse su wordpress.ORG e non wordpress.COM (sono piattaforme quasi omonime ma diverse).
    Mea culpa, ritiro quanto detto: non sei zoppa!.

      • il proprietario del blog ha le competenze informatiche di una scimmia zoppa

        *Si caga in mano e scaglia una pioggia di stronzoli su Dago*

        ah, quanto sono teneri… starei a guardarli per ore. Sono o non sono l’immagine stereotipa della coppietta felice? 😛

        Srsly, bell’articolo. E grazie anche al solito daghino per l’articolo postato (oltre che per le scenette da Casa Vianello)

        “baideuei” [cit.] … come si fa ad inserire un’immagine nei commenti? Sii così gentile da indicare la stringa di comando, plis 😛

      • Vuoi una pioggia di stronzoli anche tu? 😛
        Per l’immagine, credo che tu debba mettere a meno una roba del genere:
        img src=”LINK IMMAGINE” alt=””
        (con i tags, ovviamente)

      • Vuoi una pioggia di stronzoli anche tu? 😛

        Guarda, sono commosso per il pensiero, ma anche no, grazie 😛

        Perlresto bell’articolo, che ha considerevolmente diminuito il livello di orchiclastia … ehm …. aumentato il livello di interesse medio dei post sin qui pubblicati. 😛

        brava Tengrrrl…

        ovviamente, nota di demerito per il pezzo scelto alla fine, ma….

        😉

  3. Bello!
    La WWI non se la incula mai nessuno, ma è piena di storie fighissime, grazie per averci raccontato qeusta.

    Una delle mie preferite è la battaglia di Messines: “Uomini, oggi forse non cambieremo la storia, ma di sicuro cambieremo la geografia”.

  4. La Grande Guerra, e più in generale tutte le guerre degli ultimi due secoli sono piene di piccole grandi tragedie, fatti mirabolanti o insoliti, grandi gesti di eroismo e battute fulminanti. Ve ne sarebbero centinaia da disseppellire dai libri di storia. Dopo la inutile laurea progetto di aprire un blog a riguardo.
    Qui tre esempi tutto sommato abbastanza famosi:

    >> Fra le truppe che il 5 Settembre [1914] affrontarono i tedeschi c’erano 5000 marocchini, comandati da 103 ufficiali francesi. Ci fu un momento in cui cominciarono a cedere. Nel tentativo di allentare la pressione su di loro, un battaglione di francesi che si trovava nelle vicinanze ricevette l’ordine di attaccare i tedeschi. Il capitano che era al comando cadde all’istante, mentre a passo di carica guidava i suoi uomini all’assalto in campo aperto, sotto il fuoco incessante delle mitragliatrici nemiche. Lo sostituì il tenente Charles de la Cornillière, che guidò i soldati fino a una posizione in cui fu possibile stendersi a terra e rispondere al fuoco. Gli uomini si misero al riparo, come meglio potevano, ma il tenente rimase in piedi. Mentre ordinava ai suoi soldati: “A 500 metri, fuoco a volontà!” fu colpito e cadde. Il sergente che cercò di soccorrerlo fu ucciso all’istante. Di bocca in bocca corse il grido: “Il tenente è morto, il tenente è morto”, e qua e là ci furono segni di panico, finchè il tenente non riuscì a mettersi in ginocchio e gridare: “Si, il tenente è morto, ma voi tenete duro!” Gli uomini continuarono ad avanzare. Nel frattempo de la Cornillière morì. La sua azione divenne ben presto leggendaria e si trasformò in un simbolo del patriottismo francese

    >> «Enrico Toti era un volontario perché avendo una sola gamba, era esente da ogni obbligo militare. Romano del popolo, egli aveva a vent’anni servito nei bersaglieri. Congedato ed entrato nelle Ferrovie dello Stato, era stato travolto da un treno e gli avevano amputato la gamba sinistra. Non s’era scoraggiato: aveva fondato a Roma una piccola industria; v’impiegava tre o quattro operai e, tra la pensione e quel suo lavoro, s’era assicurata una vita abbastanza agiata. Ma l’agiatezza senza rischi non era la felicità pel suo animo intrepido. A forza di costanza e d’allenamento era riuscito, per liberarsi qualche volta dalle grucce, a correre in bicicletta e a nuotare tanto agilmente che aveva partecipato nel Tevere a gare di nuoto con buon successo e aveva attraversato tutta l’Europa, fino in Lapponia, sulla sua bicicletta, da solo. Quando scoppiò la guerra, Enrico Toti mandò una supplica al ministro della Guerra perché gli permettesse di tornare bersagliere. La domanda fu respinta. Non si stancò: la ripeté tre volte, enumerando le sue capacità sportive, dicendosi pronto a tutto, ai lavori più duri e ai compiti più umili. Riuscì a presentarsi al Comando della 3a Armata. Il Duca d’Aosta, buon soldato che sa il pregio dei valori morali, a vederlo così fervido, generoso e instancabile, gli permise di restar lì. Per molti mesi fu adoperato come port’ordini, come portalettere, come piantone. Finalmente nel gennaio scorso il maggiore Razzini, comandante del 3° bersaglieri ciclisti, gli permise di restare in trincea: fu una vedetta impareggiabile; lavorò da minatore, da sterratore, da portatore. Ma quando, il 6 agosto, al suo battaglione fu dato l’ordine di attaccare la cima di Quota 85, volle ad ogni costo seguire i compagni. E, per ripetere le parole del suo colonnello, “fra i primi arrivò sulla trincea nemica lanciando bombe e lottando come poté con fucile”, perché aveva imparato a mirare e a sparare stringendo il calcio del fucile sotto l’ascella destra, e sostenendosi con l’ascella sinistra sulla gruccia. Fu ferito tre volte. Grondava sangue, sparava e gridava ai suoi compagni: “Viva l’Italia! Viva Trieste! Viva i bersaglieri!”. Alla terza ferita cadde a terra, si rialzò, fece ancora pochi passi; poi, appoggiandosi al fucile, afferrò con la destra la sua gruccia, il misero segno della sua debolezza che per amor della Patria egli aveva saputo mutare in forza e in eroismo, e la scagliò come uno scherno contro il nemico in fuga. E ricadde, morto».

    >> In una battaglia importante, a causa della vicinanza della capitale francese, Parigi, la American Expeditionary Force (AEF) lanciò un contrattacco per fermare l’avanzata tedesca. La 2ª Divisione di fanteria ebbe il compito di conquistare il bosco, mentre la 4ª Brigata dei marines con il 5º e 6º Reggimento statunitense venne mandata avanti. Per entrare e prendere il bosco, era necessario avanzare attraverso un campo aperto di grano, che era continuamente sotto il fuoco delle mitragliatrici e dell’artiglieria tedesca. Mentre i Marines avanzavano verso le prime linee per sostituire i soldati francesi in ritirata, il capitano Lloyd Williams del 2º Battaglione incrociò alcuni ufficiali francesi che gli dissero che sarebbe stato inutile combattere e che sarebbe stato meglio ritirarsi. Sentito ciò, per tutta risposta ai soldati francesi, pronunciò la famosa frase: «Retreat? Hell, we just got here!» (“Ritirarci? Cavolo, siamo appena arrivati!”).

    Il giorno 6 giugno le vittime furono il maggior numero nella storia dei Marines statunitensi (e ciò sino alla presa di Tarawa nel novembre 1943). Comunque, il bosco venne preso dai marines (e dalla 3ª Brigata di fanteria) in tutto sei volte, prima che i tedeschi venissero cacciati dalla zona. Gli statunitensi dovettero combattere contro quattro divisioni dell’esercito tedesco, spesso arrivando alla fine al corpo a corpo, usando le baionette o addirittura i pugni. Per incoraggiare il suo plotone, il Sergente Dan Daly incoraggiò i suoi uomini con un’altra famosa frase: «Come on, you sons of bitches; do you want to live forever?» (“Muovetevi, figli di puttana; volete vivere per sempre?”)

  5. Pingback: Primo anniversario: un anno di legnate e lagne | Fortezza Nascosta

  6. Pingback: Genpei 2.0: La morte di Kiyomori e l’alba della Seconda Fase – Fortezza Nascosta

  7. Ritorno qui volentieri a bearmi di quando pure gli umani erano considerati spendibili come proiettili. Quando cioè erano i tempi dei ragionamenti del tipo “Se teoricamente una posizione si prende con 90.000 uomini ce ne mando 180.000 per essere sicuro.” adorabili con tutti quei vestiti bellissimi e colorosi.
    😉

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