Classici Militari: Wu-Tzu

Abbiamo concluso L’arte della guerra, ma i classici militari non sono finiti!

Oggi parliamo del Wu-tzu, che prende il nome dal suo autore. Costui, anche chiamato Wu Ch’i, è finalmente una figura storica di cui si sa qualcosa di concreto, tipo le date: si pensa sia vissuto tra il 440 a.C e 361 a.C. La sua bibliografia è raccontata nel Shih chi, e nonostante sia trattato come uno dei più grandi strateghi di sempre, il quadro non è molto lusinghiero. E infatti a me va a genio.

Era un uomo di gran talento e un confuciano convinto, eppure uccise sua moglie (e tanti saluti alla Benevolenza), ignorò i riti funerari di sua madre per tener fede a un voto (salutate Pietà Filiale, che ci lascia per giammai ritornare) e altre amenità. Wu era anche noto per la disciplina draconiana che imponeva nel suo esercito. Poco vale che lui stesso rispettasse le regole imposte: fu freddato proprio per eccessiva severità. Dato il contesto, non oso immaginare…

Questo è un guerriero Song, molto posteriore al periodo. Perché ve lo faccio vedere? Perché il primo manoscritto del Wu-tzu che abbiamo è di epoca Song, e la loro divisa è molto più facile da trovare rispetto a quella dei guerrieri del IV secolo a.C.!

Come anche gli altri classici, si parla prima di tutto dello Stato e del posto degli affari militari nel quadro generale.

Gli affari militari non sono una festa. Eppure sono necessari. Chi non ha un esercito ben equipaggiato e addestrato, né uno stato maggiore che sappia il fatto suo, si espone a grandi rischi e si rende inerme. Dovesse combattere, anche se i suoi uomini fossero valorosi e determinati, si farebbe macellare. Chi coltiva la Virtù ma tralascia gli affari militari, è votato all’estinzione, con buona pace dei pacifisti (ba-dum tsh!).

Se ti attaccano e non puoi difenderti, non sei Virtuoso. Se uccidono i tuoi e non sei in misura di proteggerli, non sei Benevolente. Sei un bischero.

Ora, ricordo che l’esercito cinese è un esercito di leva. Ergo il primo passo, è ottenere la buona volontà del popolo.

  • Se lo Stato non è in armonia, non potrai mettere in campo i soldati;
  • se l’esercito non è in armonia, non potrai manovrarli in formazione;
  • se le formazioni tra loro non sono in armonia, non potrai avanzare;
  • se manca coesione durante la battaglia, non potrai ottenere una vittoria decisiva.

Ergo, prima di tutto ci vuole armonia e stabilità sociale. Fatto ciò, puoi anche dedicarti a grandi piani (che Wu Ch’i consiglia comunque di confermare via divinazioni, sia mai che le ossa di cervo e il fegato di pecora non siano d’accordo!). Masse e ufficiali combatteranno bene solo se saranno sicuri che il sovrano ha rispetto della loro vita.

La Via della Guerra significa tener presente il passato e non dimenticare i precedenti. Oltre alla memoria, è necessaria Giustizia, o meglio, “legittimità”. Poi ti servono dei piani, per evitare i danni e ottenere profitto. Infine servono limiti per poter stabilire il senso del dovere.

Lo stile di vita dei capi è importante. Se non mostrano virtù e si crogiolano nel lusso, finiranno per cadere.

In definitiva, un sovrano deve governare i suoi secondo la buona forma, dare il buon esempio e coltivare il loro senso di vergogna. Il senso di vergogna è indispensabile, e più ne hanno, più saranno efficaci e obbedienti in guerra. Un uomo con poco senso di vergogna può essere incline a disertare, uno con un forte senso di vergogna si butterà con l’areoplano su un incrociatore americano. Cinico, ma è così che funziona: lo stigma sociale domina il mondo!

Poi, come anche Sun Zi diceva, il problema di una guerra non è vincere una battaglia. E’ appunto, vincere una guerra. Ottenere una cifra enorme di vittorie non è proprio di un Egemone, è segno di qualcuno che finirà per sfiancare i suoi e dilapidare le sue risorse. Quelli che hanno preso il potere con molte battaglie sono, tutto sommato, molto meno numerosi di quelli che dopo molte battaglie hanno finito per spomparsi e perdere.

Chi ha detto Carlo XII di Svezia?

 

Di solito ci sono 5 ragioni del perché si guerreggia: per fama, per profitto, per odio atavico, per via di disordini interni, per fame. Ovviamente a seconda del movente dell’esercito nemico, dovrai usare modi diversi per contrattaccare. Mostra giustizia se l’esercito è mosso da sete di giustizia e fama; se sono mossi dalla fame avranno un esercito che punta tutto sul numero, e in quel caso dovrai usare deferenza; se si muovono per odio, puoi trovare il modo di dissuaderli a parole; usa l’inganno se il loro movente è il profitto; manipola i centri di potere per soggiogare quelli che lasciano un paese in disordine.

 

La struttura gerarchica è fondamentale per l’ordine e deve essere preservata. Pertanto, esiste un certo protocollo per quando gli esponenti di diverse funzioni e classi hanno a che fare tra loro. Questo protocollo è la buona forma, e deve essere rispettata. Riti, direbbe Sorai (parlerò anche di lui un giorno).

Allo stesso tempo la gerarchia non è tutto. Un sovrano ha bisogno di gente di talento. A seconda delle caratteristiche e delle capacità degli individui, il sovrano dovrà assegnarli nelle unità dove possano meglio servire. In particolare, le truppe d’élite dovrebbero essere costituite da cinque unità distinte, che comprendono:

  • chi ha forza e coraggio
  • i temerari fanatici
  • quelli capaci di arrampicarsi e traversare in fretta territori accidentati
  • gli ufficiali che per una ragione o per un’altra hanno perso la loro posizione e vogliono mostrare il loro valore
  • quelli che si sono ritirati davanti al nemico e che vogliono riscattare il loro nome.

Il buon soldato è coraggioso, forte e veloce. Se ne trovi, compattali in un’unità speciale, curali e onorali. Prenditi cura delle loro famiglie, allettali con ricompense e intimidiscili con punizioni.

In quanto sovrano, non aver paura di circondarti di uomini migliori di te. Anzi, attento al contrario: se i tuoi ministri sono meno fighi di te, preoccupati!

In generale, ci sono 8 condizioni del nemico in cui ingaggiar battaglia.

  • Quando fa estremamente freddo e tira vento, quando li hanno tirati in piedi presto e marciano mezzi addormentati, incuranti di tutto;
  • Quando fa estremamente caldo, si sono alzati tardi e avanzano assetati e affamati, focalizzati sul raggiungere un obbiettivo distante;
  • Quando sono in campo da tanto tempo, hanno finito i rifornimenti, il malcontento serpeggia tra i ranghi e nel popolo, e i soldati si lasciano impressionare da auspici nefasti senza che gli ufficiali possano faci niente;
  • Quando hanno finito i rifornimenti, il tempo è nuvoloso e piovoso e non hanno nessun posto in cui rifornirsi;
  • Quando sono pochi e su terreno svantaggioso, con soldati e bestie malati o stanchi, e fuori portata dei rinforzi;
  • Quando la tappa è lontana e sta imbrunendo, uomini e ufficiali sono spaventati, sono stanchi e/o a digiuno, e stanno riposando dopo essersi tolti l’armatura;
  • Quando i generali sono deboli, gli ufficiali irresponsabili, la coesione labile, mancano di back-up e sono spaventati;
  • Quando non sono ancora in formazione o il loro campo non è ancora completo, e sono in terreno difficile, con valli strette.

 

Per contro, ci sono 6 condizioni in cui devi evitare la rissa a tutti i costi:

1- Se il territorio è vasto e la gente del nemico prospera;

2- Se hanno un buon sovrano che fa un ottimo lavoro;

3- Se le ricompense sono credibili, le punizioni giuste, e ambedue eseguite con buon tempismo;

4- Se sono meritocratici;

5- Se hanno un grosso esercito ben equipaggiato (Duh!);

6- Se hanno buone alleanze coi vicini.

In generale, attacca il tuo nemico quando è disorganizzato. La disorganizzazione, che sia ristretta all’esercito o estesa all’intero Stato, è una debolezza fatale.

Sfrutta i loro punti deboli. Se sono stanchi, se hanno fame, se non sono ancora riusciti a insediarsi, se il loro esercito non si è ancora raggruppato dopo una lunga traversata, o è in disordine, se sono in una posizione svantaggiosa, se il loro generale è separato dai soldati, se hanno paura…

Attaccali con le tue truppe d’élite per un primo shock, per poi continuare l’attacco con le tue truppe regolari.

 

Ma parliamo del tuo esercito, come fare a controllarlo? Ci sono dei principi. Fai muovere il tuo esercito attraverso il terreno che gli è più congeniale, riforniscilo in cibo e armi, in modo che le bestie da traino siano ben pasciute, i carri ben tenuti e le armi di buona qualità. Premia chi avanza, punisci chi si ritira.

Per quanto riguarda i soldati, la cosa più importante è il controllo.

Ovviamente, il numero è importante. Ma se i tuoi non credono in punizioni e ricompense e non scattano a ordini e segnali, c’è poco da fare. I tuoi devono rispettare la buona forma quando sono in quiete e incutere timore quando sono in azione. Se hai stabilito il controllo, manterranno l’ordine anche se tagliati gli uni dagli altri. Faranno fronte comune in guerra e in pace. Il controllo dà unione, l’unione è potere. Un esercito sotto controllo è quindi chiamato “esercito di padri e figli” (ovvero, ufficiali e soldati sono come padri e figli).

 

Se il tuo esercito è in marcia, non sfiancare soldati e animali: c’è un tempo per avanzare, per fermarsi, per bere e per mangiare. Se li stanchi, li affami o li asseti, non potranno eseguire prontamente gli ordini e non potrai stabilire il controllo.

 

Come diceva anche Sun Zi, in battaglia, chi combatte determinato a morire vivrà, mentre chi cerca di sopravvivere finirà per farsi ammazzare. Quando vuoi dar battaglia, devi far credere ai tuoi che non ci sia alternativa né via di fuga, “come in una nave che affonda o intrappolati in un edificio in fiamme”. Tranciare attraverso i ranghi nemici deve apparire come l’unica possibilità.

Ciò che uccide un uomo è la sua incapacità, e ciò che lo sconfigge è l’inatteso e o lo sconosciuto. Pertanto è fondamentale che i tuoi soldati siano addestrati e vigili. Inversamente, cerca di prender il nemico di sorpresa. Aspetta riposato lo stanco, aspetta nutrito l’affamato. Schierati e cambia il tuo schieramento prima di attaccare. Disperdi i tuoi e riuniscili. Ingannalo, prendilo alla sprovvista.

E per quanto riguarda gli armamenti, il signor Wu scende nei dettagli.

I soldati bassi, in mancanza di carri armati, sono di solito buoni lanceri e alabardieri, mentre quelli alti, in mancanza di corpo dei bersaglieri, sono di solito buoni arcieri o balestrieri. Prendi qualcuno di forte per portare le insegne e qualcuno di fegato per portare i tamburi.

E quelli deboli? Schiaffali in logistica, potranno rendersi utili lì. Per supervisori and the likes, prendi gente intelligente.

L’organizzazione militare deve essere stabilita in primis nella sfera amministrativa: villaggi e distretti devono già essere organizzati con milizie e squadre, in modo da poter reagire alla svelta e potersi difendere reciprocamente.

 

In caso di avanzata, evita di attraversare le bocche di valli profonde e strette o di passare ai piedi di alte montagne. Peraltro, considera la direzione del vento prima di attaccare. Ne sa qualcosa Taira no Masakado, sorto e abbattuto su un soffio di vento.

Tornando all’esercito, come prendersi cura di carri e cavalleria?

Da notare che con “cavalleria” non si intende un corpo d’azione, quanto tutta quella torma di gente che si sposta a cavallo o impiega cavalli. In altre parole, “cavellerizzi” o “cavallari” più che cavalieri: all’epoca di Wu C’hi la tattica si riposava su fanti e carri.

Un cavallo non è una bestia facile da tenere. A parte buona erba e acqua, necessita controllo, perché non deve mangiare troppo né troppo poco (un cavallo sopporta meglio la fame dell’indigestione). Deve esser tenuto caldo in inverno e fresco in estate, deve essere spazzolato (e bada a pettinargli bene la coda se non vuoi una coppiola nel petto), e soprattutto i suoi zoccoli devono essere curati. In guerra, i cavalli devono essere schermati con protezioni agli occhi e alle orecchie. Inoltre, devono essere addestrati al pari dei soldati.

Non prendi un cavallo da fattoria e lo schiaffi al fronte, anche perché al cavallo puoi insegnare di tutto, ma una volta che ha imparato una cosa, è quella. Insomma, non lo risetti!

Devi fare in modo che cavalli e uomini sviluppino un certo legame gli uni con gli altri. Inoltre, se hai tanti uomini e poche bestie, è meglio sfiancare dei fantaccini facendogli portare roba che stancare gli animali e trovarti senza some al momento del bisogno. Un cavallo vale più di un soldato semplice, in certi tipi di eserciti.

Buono, tutto bello, tutto giusto, ma per quanto riguarda il generale?

Il generale in capo non può essere un militare puro. Bisogna che abbia abilità legate alla sfera civile. Il coraggio è necessario, ma non è sufficiente. Deve esser capace di portare avanti 5 aspetti fondamentali:

  • regolazione (poter controllare una grossa massa di gente),
  • preparazione (esser pronto a ingaggiare il nemico anche se costui non è presente in quel momento),
  • impegno (attaccar battaglia senza preoccuparsi per la propria vita),
  • cautela (non abbassare mai la guardia),
  • semplificazione (non esagerare con limiti ed ordini).

 

I punti vitali in guerra sono 4:

  • morale (ch’i): quando l’intero esercito è ben ordinato in base alle capacità di ognuno e ben schierato;
  • terreno: quando sai piegare la situazione a tuo vantaggio, ad esempio trovarti in una posizione in cui pochi uomini possono tenerne in scacco tanti altri;
  • affari: saper gestire le spie, riuscire a tormentare i tanti coi pochi e minare la solidità e la coesione dello stato maggiore nemico;
  • forza: quando i tuoi mezzi sono adeguati, i tuoi spostamenti veloci, i tuoi animali in salute e i tuoi ufficiali preparati.

 

Un generale deve incutere rispetto nei suoi e timore negli altri, in modo da diminuire il morale nemico e vedere i suoi ordini eseguiti in fretta e con precisione.

Inoltre, i segnali sonori e visivi devono essere ben conosciuti, distinguibili e rispettati. Allo stesso modo lo devono essere punizioni e ricompense.

Devi riuscire a conoscere il generale nemico e sfruttare le sue debolezze. Se è avido, corrompilo, se è indeciso sfiancalo e disorientalo, ecc. Se i loro ufficiali sono ricchi e ben pasciuti e i loro soldati miserabili, puoi dividerli. Se le truppe non si fidano dei loro ufficiali e sono dubbiose, puoi spingerle in rotta. Ecc.

Se non conosci il generale, seleziona degli uomini di fegato dai tuoi ranghi inferiori e costituisci una forza leggera che lo assilli e lo spinga a reagire, in modo da osservare i suoi movimenti. Potresti scoprire che il generale è uno sveglio. Allora evita di affrontarlo. Se caricano a pecorone berciando e correndo, ogni unità per cazzi suoi, il generale è un idiota: approfittane! I nemici possono esser tanti, ma se il boss è un cretino, loro sono nella merda.

E come fare in modo che il caos non si diffonda nella tua truppa? Facile. Uccidi chi disobbedisce.

Funziona, finché qualcuno non ammazza te.

 

Bene, ma poniamo caso che i nostri nemici abbiano lasciato gole e precipizi dietro di loro, che abbiano le montagne sulla loro destra e un fiume sulla sinistra, che le loro fortificazioni siano forti e ben difese, il loro esercito forte e numeroso, che siano dei mostri in tattica e abbiano un sacco di riserve.

In questo caso devi dividere i tuoi, tipo in cinque, e avanzare via strade diverse, in modo da confondere il nemico. Intanto sprona le tue spie: deve esserci un punto debole, devi conoscere i suoi piani!

Tenta prima l’approccio diplomatico. Consiglio: se uccidono i messaggeri, è possibile che non siano inclini a ottemperare alle tue richieste. In quel caso costringili a ingaggiarti in cinque battaglie diverse. Se vinci in una di esse, non inseguire gli sconfitti. E se perdi, battitela il prima possibile in modo da tirarteli dietro. Se ti inseguono, è possibile attirarli in un’imboscata.

 

E puta caso ti siano addosso, sei senza vie di ritirata e i tuoi soldati sono terrorizzati.

Se i tuoi sono più numerosi, dividili e attaccalo su due fronti. Se i tuoi sono pochi, non attaccarlo apertamente, ma tormentalo in continuazione per impedirgli di riposare.

 

E puta caso te lo trovi davanti al naso in una valle stretta, loro sono in tanti e i tuoi sono in pochi.

Intanto non attardarti mai su montagne, pantani e valli. Se poi doveste trovarvi muso a muso, manda avanti arcieri e balestrieri, cerca di tenere il nemico a distanza e prendere prigionieri. Interroga i prigionieri e cerca di conoscere il nemico meglio che puoi, perché è l’unico modo che hai di cavartela.

 

Ma puta caso che siete serrati da alte montagne, incontri il nemico e non osi attaccarlo ma non puoi ritirarti.

In una valle stretta un grande numero non è molto utile. Metti in avanguardia le tue truppe di shock e gli ufficiali migliori. Apposta carri e cavalieri più indietro. Difficilmente il nemico oserà avanzare. Allora metti in riga i tuoi stendardi e ritirati con ordine dalla valle. Appena cavato d’impiccio, accampati. Prendi fiato, mentre carri e cavalieri tormentano il nemico senza posa in modo da dissuadere un attacco e impedirgli di riposare.

 

Perfetto. Ma puta caso ti trovi bloccato in un vasto pantano, affondi e non hai barche né zattere.

Per cominciare, manda delle sentinelle sulle alture più vicine. Poi cerca di conoscere meglio che puoi natura e profondità dell’acqua. Se pone problema a te, pone problema anche al nemico. Se il gaglioffo ti attacca, cerca di sfruttare la palude a tuo vantaggio (tipo attaccandolo quando metà dei suoi sono in traversata).

 

Ora, avete presente quei film in cui la cavalleria catafratta carica sotto la pioggia battente?

Ecco, salvo certi terreni d’eccezione, è una pessima idea. La pioggia rammollisce il terreno. Carri e cavalli affondano, avanzano con difficoltà, specie con centocinquanta chili di tizio armato sulla groppa.

E questo ci porta al penultimo “puta caso” della serie:

se piove per giorni e ti impantani, ser sotto attacco da tutti i lati e il morale è a terra, che fare?

Intanto non dovresti trovarti impantanato con dei carri perché, per cominciare, non si impiegano carri in clima di pioggia e mota. In secondo luogo, cerca di tenerti sulle alture.

 

Come difenderti da gruppi di cavalieri veloci e selvaggi che lanciano raids sui tuoi territori?

Adotta una posizione difensiva. Non farti tirare in una battaglia, ma aspetta la fine della giornata, quando saranno stanchi e carichi di bottino e pronti a ritirarsi. Approfitta del fatto che in ritirata saranno concentrati sul correre, e fagliela pagare.

 

E una nota finale per quando prendi una città: occupa i centri di potere, ma non distruggere alberi o case, non metterla al sacco. Mostra benevolenza alla popolazione in modo da ottenere il loro sostegno. Allo stesso modo, sii magnanimo verso chi si arrende.

 

Infine, è fondamentale individuare e assumere gente di talento, onorarla, senza tralasciare di stimolare chi ancora non ha compiuto nulla di memorabile.

 

In chiusura del libro, Wu nota come un uomo disposto a morire può terrorizzarne mille altri. I russi che davano la caccia al buon Symo Haya potrebbero confermarlo.

Se tu riuscissi a prendere i tuoi cinquantamila soldati e trasformare ognuno di loro in quell’assassino feroce pronto a tutto, allora il nemico avrebbe un grosso problema.

 

Il Wu-Tzu è probabilmente un testo spurio, ma resta uno dei sette pilastri fondamentali degli studi tattici asiatici.

Prossimamente, parleremo di un altro Libro Imperdibile, il Wei Liao-tzu. Nel frattempo, ripassate gli appunti, orientate le catapulte, ferrate i cavalli e MUSICA!

 

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17 thoughts on “Classici Militari: Wu-Tzu

    • e la loro divisa è molto più facile da trovare rispetto a quella dei guerrieri del IV secolo a.C.!

      Mai sentito parlare della Ospery publishing ?

      ma non distruggere alberi o case,

      può sembrare bizzarro, ma è un comportamento perfettamente sensato (se si ragione nell’ottica del “conquistare interamente il nemico senza distruggerlo”): mai sentito parlare di dissesto idrogeologico?
      Un albero è una risorsa importantissima, non solo economica ma anche elemento di g”estione del territorio”, ma soprattutto è una risorsa solo limitatamente rinnovabile (non so se avete presenti i tempi di crescita, ma prima di avere un albero “utilizzabile” – in particolare per l’edilizia – occorrono almeno vent’anni ). L’abbattimento di un albero inoltre non è una cosa pulita (da ceppaia alla “Age of Empires”, per intendersi) se divelto il tronco porta con se un grosso pane di radici, e uò provocare smottamenti nel terreno. Senza contare che, in un contesto preindustriale e pervaso di “soprannaturale”, spesso gli alberi (spece se monumentali) rivestivano un significato “totemico” o “simbolico” per la popolazione locale.
      Ricordo che, in taluni capitolari franchi, la pena per chi avesse abbattuto un albero sull’argine di un fiume era di vedersi sbudellare e avere le prorpie budella attorte attorno al tronco, e che l’uso e la regolamentazione dei boschi occupavano quasi nell’interezza nel “Carte da Regola” del nostro medioevo (e di cui permane un retaggio ancor oggi nei c.d. “usi civici”).

      Una foresta impiega decenni a crescere, e i danni fatti anche solo da un incendio scappato di mano (o da una politica forestale “disinvolta”) durano invece per secoli e generazioni.

      Ergo no, non si trattava di “hippies ante litteram”.

      Concludo ricordando che i cinesi furono fra i primi a prevedere politiche di riforestazione del territorio (sempre per ragioni eminentemente pratiche 😉 )

      • Mai sentito parlare della Ospery publishing ?

        Per strano che possa sembrare, non possiedo la serie completa XD (BTW, se hai qualcosa sul Warring States Period, MANDA!)

        Per gli alberi, tutto giusto. Inoltre sono fondamentali in praticamente tutti i processi produttivi pre-industriali. Per far un esempio, gli islandesi si ritrovarono a non poter produrre acciaio (o poterne produrre molto poco), il che poteva essere scomodo in una società che funzionava col duello giudiziario e il reciproco massacro.

        Ricordo che, in taluni capitolari franchi, la pena per chi avesse abbattuto un albero sull’argine di un fiume era di vedersi sbudellare e avere le prorpie budella attorte attorno al tronco, e che l’uso e la regolamentazione dei boschi occupavano quasi nell’interezza nel “Carte da Regola” del nostro medioevo (e di cui permane un retaggio ancor oggi nei c.d. “usi civici”).

        Vero. Mi pare la regola fosse un’importazione dal costume germanico. Non ho la bibliografia sottomano, ma i celti delle Gallie avevano abitudini simili se non ricordo male.

        Ergo no, non si trattava di “hippies ante litteram”.

        Nuoh! 😀

      • Si, immaginavo ci fosse dietro un motivo serio, anche se più che al dissesto pensavo alla distruzione delle risorse.
        Ero ironico 🙂

      • @Tengrrrl

        se hai qualcosa sul Warring States Period, MANDA!


        ma … ma… ma starai mica suggerendo “tiffarequelapruttacosa” di scaricare i libri dall’internez senza pagare? Ma ti sembro il tipo che fa certe … certe cosacce?

        E poi… anche nell’ipotesi che “un amico di mio cuggino che una volta da piccolo è morto” [cit.] avesse questi libri: te in cambio cosa daresti? 😛

        Mi pare la regola fosse un’importazione dal costume germanico.

        Si parlava giustappunto di capitolari franchi (genti che, l’ultima volta che ho controllato, venivano da Oltre Reno, in effetti). Che si sappia qualcosa delle leggi dei Celti della Gallia sulla gestione degli argini mi giunge nuova, invece 😉 (*)
        In ogni caso, le popolazioni della Gallia Romana anche dopo la conquista franca continuavano ad essere soggette al diritto Romano. Il diritto franco (come sono certo ti ricorderai) valeva solo per i franchi, come in tutti i c.d. Regni Romano – Barbarici dove la legge si applicava per etnia (fino al caso limite proprio della Gallia, soggetta a quattro o cinque diritti differenti: Lex Salica, lex Ripuaria, la Codificazione Burgunda e il Diritto Romano).

        (*) diverso il caso dell’Irlanda, dove la legge Brehon è arrivata con numerosi documenti coevi e/o successivi fino a noi, ed è ampiamente nota e studiata

      • ma … ma… ma starai mica suggerendo “tiffarequelapruttacosa” di scaricare i libri dall’internez senza pagare? Ma ti sembro il tipo che fa certe … certe cosacce?

        Ma ti pare, non ci avevo nemmeno pensato! Intendevo, “manda la bibliografia” di modo che io possa, hum, COMPRARE dette opere! Perché, ci sono altri modi per procurarsi libri? ù_ù

        te in cambio cosa daresti?

        Una pinta la prossima volta che ci si vede? 😀

        Per i costumi gallici, il remoto ricordo non riguardava nello specifico gli argini, ma altri alberi “tabù”. Ad ogni modo non ho il libro sottomano, prossima volta che torno in Ausonie controllo 😀

  1. Alcuni dei precetti hanno un senso, parlo ovviamente da tizio a digiuno di questioni militari.
    Però potrebbe essere divertente immaginare scontri tra tradizioni militari diverse tipo”vecchi barbagianni cinesi” vs “terroristi islamici” vs “statunitensi sputasentenze” anche senza prendere in considerazione livelli tecnologici diversi. Una specie di torneo di strategia e tattica per vedere chi – a parità di condizioni, ma sarebbe dura definire tutte le variabili – ha i precetti più funzionali… forse ne uscirebbe un fantatrash rispettabile 😛

    • Non è impossibile, ovviamente le variabili che entrano in gioco sono appunto tantissime e il risultato non sarà mai “scientifico”.
      Peraltro, potrebbero venirne stuorie eccellenti! Purché il conflitto sia gestito con un minimo più di garbo che in Dadliest warrior (che comunque sono uno spasso!) 😀

  2. La cosa che mi sorprende di questi classici dell’arte militare orientale, è che non abbiano una controparte nella storia militare occidentale dello stesso periodo. O almeno, io non ne ho mai sentito parlare. Sono esistiti teorici militari romani o greci, che voi sappiate?

  3. Eccomi! E’ proprio per questo che chiedevo. Non mi ricordo di aver mai tradotto dei brani di strategia militare in senso stretto, in greco o in latino.

    @Anacroma: I Bizzi non rientrano nel periodo che mi interessava.

  4. @FG Ferrario

    I Bizzi non rientrano nel periodo che mi interessava.

    buuuu! ù.ù

    lo strategikon è una lettura fondamentale che ogni aspirante logoteta dovrebbe tenere sotto al cuscino. Il basileus non sarà affatto contento di te, nono ù.ù

    Srsly….vedo solo ora (controllando il mio commento) che il primo link del mio commento di risposta al tuo quesito purtroppo non funziona (*)… ed è un peccato perché c’erano le risposte alla tua domanda.

    In ogni caso, ho citato i bizantini non solo perché vagamente ossessionato dalla Corte del Basileus (che si notava? O.O ) ma soprattutto perché sono stati, fra i popoli del nostro medioevo, i più “conservatori”, e quelli che hanno fatto da giunzione, pressoché senza soluzione di continità, dal mondo classico all’evo moderno.

    Cmq, in ogni caso ricordo che vale sempre il principio per cui “google è tuo amico 😛 ” (vedi link n. 3 nel mio commento precedente: susu, coraggio, “schiacciaci” sopra, che non gli fai del male 😛 )

    @Tengrrrl:

    Te e i tu’ bizantini, ancora?

    Tengy, #staiserena #iostocolbasileus 😛

    (*) e ciò obviously significa “tengy, non è che potresti “riparare il link” peffavore O.O ? ” 😛

  5. mi rendo conto solo ora di essermi perso un pezzo del commento per strada.

    dopo

    hanno fatto da giunzione, pressoché senza soluzione di continità, dal mondo classico all’evo moderno.

    mi si è magnato la parte successiva, ovvero

    quindi è verosimile che sian proprio partendo dai bizantini che tu possa trovare una risposta al tuo quesito

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