Gioia e banalità nella terra del pressappochismo

Tutti conoscono Licia Troisi. “Regina del Fantasy Italiano”, che è una carica simile a Regina della Gilda degli Accattoni in Ankh-Morpork. E’ la realizzazione dell’utopia Orwelliana del romanzo per prolet, in cui non c’è più nessun processo creativo, solo un riaccozzare stocastico di roba già fatta. Le protagoniste tutte identiche (con rare e saltuarie variazioni, tipo il colore dei capelli!), il deuteragonista sempre uguale, le dinamiche tra i due ripetitive e deprimenti… Tutto condito con una documentazione che brilla per la propria assenza. Ma perché parlo di lei oggi? Per molte ragioni:

  • Sono una gran nostalgica e una grande appassionata di trash. E sì, mi rendo conto che le due cose accoppiate abbiano una definizione clinica: necrocoprofagia. That’s me, a ognuno i propri fetish!
  • Per il grande decennale, sta per uscire Le storie perdute, un nuovo romanzo tutto su Nihal!
  • L’Espresso. E’ tutta colpa de L’Espresso (qui e qui).
  • Quattro

Cinzia Leone di L’Espresso mette insieme due delle pagine più surreali che abbia letto negli ultimi giorni. Ho deciso di condividerle, per la gioia degli altri necrocoprofagi (so che mi state leggendo, non fate finta di nulla!). Caveat: ho rispettato la police dell’articolo. La scelta di virgolette, strafalcioni e altre amenità non è mia. Sono innocente!

La spada! La SPADA!

Se il successo è una colpa, Licia Troisi, con i suoi quattro milioni di libri venduti in dieci anni, è una peccatrice incallita.

Se la mi’ nonna avesse le rote sarebbe ‘n tramvai. Sul serio, perché il successo dovrebbe essere un peccato? Mi sono persa un adagio popolare? O è solo un modo molto lame di attaccare la sviolinata?

Doppiamente viziosa perché il successo lo deve a draghi, cavalieri, gnomi, elfi, maghi, menestrelli, tiranni. A profezie, maledizioni, tradimenti e maschere di ferro. A bastioni infuocati e torri battute dal vento.

Oibò. Perché tutto ciò dovrebbe renderla più “viziosa”? Che senso ha? Forse Cinzia vuol dire “non solo ha avuto successo, ma ha avuto successo scrivendo roba inabituale”, ma non credo. Dopotutto, da quando i draghi e i cavalieri sono roba inabituale? Che io sappia sono due archetipi intramontabili della narrativa Europea. Forse vuol dire “non solo ha avuto successo, ma ha avuto successo scrivendo stupidaggini per ritardati mentali”. Ipotizzo io, potrei sbagliare. E vista la cattiva fama che macchia il fantasy in Italia, forse è questo il senso.

Il suo stile è pura narrazione

BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH Maremma ingrifata, che cosa diavolo vuol dire questo? Un romanzo in cui si racconta una storia? Parbleu, signori e signore, un momento di ammirazione attonita mi pare d’obbligo. O forse si celebra il fatto che Licia non ha inframezzato la narrazione con altra roba? Tipo ricette, opuscoli pubblicitari o digressioni sul prezzo delle zucchine?

Il suo genere è il Fantasy, quello che ha portato Tolkien sull’orlo del Nobel e la Rowlings in vetta alle classifiche.

Sorvolo sul fatto che Lord of the Rings è molto più affine all’epica medievale che non al romanzo fantasy, ma sorvolo solo perché… La RowlingS? Ho controllato, lo scrive davvero così! Che sia la gemella segreta della più celebre J. K. Rowling? O forse controllare lo spelling su wikipedia è troppo out per i giornalisti professionisti.

Come si fa a vendere quattro milioni di copie e vivere felici?

Domanda difficile. Non ce n’è una di scorta? Tipo “come si fa a vincere un abbonamento annuale dal birraio ed essere sbronzi?”

«Rimanendo con in piedi per terra» risponde, decisa, la Troisi.

Tradotto: sta robba non ti darà la pensione, sugar. Spara tre o quattro boiate commerciali e scappa col malloppo a trovarti un lavoro serio. Ora, io non ho niente contro la Troisi in quanto persona. Sì, la prendo in giro come autrice e per le bischerate che dice in pubblico, ma non ce l’ho con lei. Sono sicura che è una buona persona e una brava mamma. Però devo dirlo: il fatto che non ci abbia nemmeno provato a fare un lavoro serio come scrittrice mi picchia sul sistema, come dicono i mangiarane. L’etica del lavoro va bene in astrofisica, non con dei romanzi, voglio dire, i romanzi mica sono un vero lavoro… Mi urta che qualcuno che ha chiaramente zero rispetto per la professione di romanziere guadagni anche solo 10 euro. Mi irrita quando il lavoro approssimativo viene premiato e quando la mancanza di etica lavorativa viene sbandierata senza vergogna. Quindi sì, come scrittrice, la Licia mi raspa sui nervi, e non poco. Ma solo come scrittrice.

Per una scrittrice che si lascia travolgere da Regni sottomarini, Terre emerse, e Mondi sotterranei, non perdere la testa è fondamentale.

Vero. Dicci Licia, quanto era alta la Torre-Città in Nihal dalla Terra del Vento? O forse può dircelo la giornalista, che chiaramente conosce molto bene il corpus dell’autrice.

Il peccato richiede molto allenamento.

Ancora? Non è peccato far successo, è peccato lavorare a cazzo! E no, non richiede allenamento! O forse Cinzia sta insinuando che Licia si è allenata, ha lavorato sulla sua tecnica, la sua documentazione e le sue fonti? Nah, suvvia, siamo seri!

Licia comincia a poco più di 20 anni (è nata nel 1980). Mentre studia Astrofisica e medita una tesi sulle galassie nane, in un anno e mezzo scrive mille duecento pagine che le cambieranno la vita.

Scrivere mille e passa pagine non è allenamento di per sé. E’ come mettersi a fare pesi senza avere nessuna idea di come eseguire gli esercizi: ci si rovina il fisico e basta. Esercitarsi male è peggio che non esercitarsi proprio. Peraltro scrivere 1200 pagine di fuffa è una cazzata. Non ci vuole nulla a tirar giù mille pagine di bischerate. Dieci buone, quello è il difficile E lo ammetto, io sono lentissima a scrivere, mi faccio schifo da sola, ma milleduecento pagine in un anno e mezzo? Compresa una prima revisione, perché non credo che Licia abbia spedito alla Mondadori senza nemmeno una prima rudimentaria forma di correzione. Sono circa tre pagine al giorno, scritte, revisionate e corrette, ogni singolo giorno, per un anno e mezzo. Credibile. Poi uno si sorprende se sono milleduecento pagine di bolo.

Le spedisce a una piccola casa editrice, che le offre una pubblicazione a pagamento

How uncommon!

E alla Mondadori, dove Sandrone Dazieri le propone di dividerla in una triologia dal titolo “Cronache del Mondo Emerso”. Il primo volume, nel 2004, è stampato in 16 mila copie ma ne venderà 100 mila.

Sandrone, Sandrone, cosa faremmo senza di te…

In dieci anni, Licia sforna una ventina di libri: i nove delle tre triologie del Mondo Emerso, i sette de “La ragazza drago”, i tre de “I regni di Nashira” e poi “I dannati di Malva” e “Pandora”.   Scrive ogni giorno di draghi, elfi ed eroine dai capelli azzurri, ma nonostante le vendite stellari Licia non si monta la testa.

Da com’è formulata la frase, si direbbe quasi che l’opera della Licia nazionale sia banale e ripetitiva. Quasi.

Si laurea in Astrofisica, inizia il dottorato, si sposa e mette al mondo una bambina. Senza rinunciare alle sue quotidiane trenta vasche a stile libero.

Insomma, i suoi romanzi sono tutti ciofeche perché aveva di meglio da fare.

Scrivere è come nuotare e per emergere dalla massa Licia si tuffa a capofitto. Per respirare c’è tempo.

Scrivere è come nuotare? Oibò, come e in che senso? Licia emerge dalla massa? No, Licia per quello che scrive sparisce nella massa del pessimo fantasy pseudotolkeniano un tanto al chilo! L’unica cosa che tiene a galla Licia e i suoi libri è lo zatterone Mondadori, che può contare sull’artiglieria pesante di distribuzione, pubblicità e recensioni-marchetta (o di articoli pubblicitari, ahem). Mi piace anche l’idea che nell’acqua respirare è qualcosa per cui “c’è tempo”. Ora, io non sono una nuotatrice (ancorché padroneggio con mastria ed eleganza la tecnica “Cane che Affoga” e “Fai il Morto e Aspetta i Guardiacosta”, nonché uno stile di mia personale invenzione, il “Ferro da Stiro”), ma faccio sport regolarmente. E respirare è un attimino fondamentale.

E’ difficile lasciarsi andare? «Mi piacerebbe essere più leggera, ma voglio sempre dare il meglio di me: quando scruto le stelle o quando invento un personaggio.»

Risa isteriche a nastro.

Hai avuto un dottorato, Licia, non sminuire così il tuo lavoro scientifico! Sono sicura che sei una buona astrofisica!

Una peccatrice con troppo metodo insospettisce.

METODO! La Troisi avrebbe un METODO?! Ah già, L’Espresso. Dove scrive anche Lilin, il genio dei mirini ottici. Già già, dimentiavo.

Non frequenta i salotti televisivi. Non ha sponsor potenti. Ma a colpi di triologie la Troisi conquista le classifiche e il cuore di lettori fedelissimi che coltiva attraverso un blog molto seguito.

Sì, no, non rileggete. C’è scritto davvero. “Non ha sponsor potenti”. Mi sto sentendo male dalle risate! Peraltro, bella l’immagine della Troisi che percuote i suoi lettori a botte di triologie.

Il Fantasy è una droga e provoca dipendenza?

Sì, come le patatine al gusto pancetta fritte nel grasso di liposuzione. Hey, non guardatemi così! Sono saporitissime!

«Come le serie Tv. Se sono avvincenti danno assuefazione», sottolinea sorridendo.

Un buon romanzo invoglia a leggere. Licia di buoni romanzi non ne ha ancora scritti, che io sappia, ma la risposta ha senso. E la domanda era stupida, quindi direi complimenti a Licia (e per una volta non sto scherzando).

Mentre la letteratura conta i lettori perduti nel 2013, meno il 20 per cento, i generi letterari, dal rosa al giallo, dal noir all’horror passando per il fantasy, accusano lievi flessioni, difendendosi a colpi di trame avvincenti e serialità.

Questo paragrafo è così fuori del mondo che non so nemmeno da che parte cominciare. La letteratura ha perso un quinto dei lettori, ma i generi letterari tutti hanno accusato solo lievi flessioni. Come dire, Ferdinando II cannoneggia Messina, i civili riportano solo qualche livido. Peraltro Licia ti ha fatto il piacere di ribadire l’ovvio: le storie avvincenti invogliano a leggere. Per tua ammissione i lettori si stanno dileguando a frotte. Eppure, per una combo paradossale, i vari generi (tutti?) si difendono con trame avvincenti. Mi piace questo connubio tra “fuga dei lettori” e “fioritura concomitante di tutti i generi letterari”.

«Negli ultimi anni si è pensato che le trame non fossero indispensabili.»

Per una curiosa coincidenza, al ristorante se oltre al conto porti anche da mangiare, il cliente apprezza. Lo so, è incredibile!

«Ma i lettori le amano e, carta o e-book, quando acquistano scelgono di conseguenza.»

MA DAI?! Ma via, è chiaro che comprano in base alla combinazione dei numeri ISBN. E’ quello che io guardo per prima cosa in un libro: se le prime due cifre non sono pari non se ne parla!

«Il mio libro preferito è “Il nome della Rosa”, di Umberto Eco. Lo avrò letto una dozzina di volte». La Troisi festeggia il suo decennale con “Il ritorno di Nihal” (sempre Mondadori), dove fa rivivere l’eroina ribelle protagonista del suo esordio.

Dicesi “grattare il fondo del barile”.

Ansia decennale? «Torno sul luogo del delitto e alla mia Nihal. Non pensavo che sarei arrivata fin qui».

Il marketing può tutto o quasi.

Forse non lo immaginava, ma ha fatto di tutto per arrivarci, scrivendo migliaia di pagine di un genere ignorato dalla critica ma molto amato dagli adolescenti e non solo.

Ci sono diverse ragioni se la critica ignora il fantasy italiano. Una di queste si chiama Licia Troisi.

«Il 70 per cento del mio pubblico è tra i sedici e i ventisei anni, ma il trenta è di bambini e adulti». Le saghe della Troisi, dove la lotta tra il Bene e il Male è sfumata e complessa, guadagnano un piubblico trasversale e nuovi mercati.

“Sfumata e complessa”? Quanti libri della Troisi ha letto, la signora Leone? In una triologia abbiamo un Tiranno che vuole distruggere il mondo, in un’altra la versione medieval-retard di ISIS! Hum, chi saranno i buoni, il wannabe Hitler o quelli che uccidono gente a caso in nome di Dio? Oh, è così sfumato e complesso, proprio non saprei! Chi avrà ragione, l’esercito di mostri e non morti o quello dei cavalieri galanti in armatura lucente? Cielo, sono così confusa!

Tradotta in 19 paesi, da pochi mesi Licia è sbarcata anche in quello anglosassone che del fantasy detiene il primato.

Et pour cause! Il successo di Licia è così stratosferico che dopo 10 anni la traducono perfino in una lingua semisconosciuta e a bassissima diffusione come l’inglese. Peraltro, non vedo perché un anglosassone dovrebbe filarsi la nostra spazzatura. Ne hanno tanta della loro. E hanno anche libri buoni in Anglosassonia, go figure.

«Il genere è tradizionalmente loro. Ma il mercato anglosassone è chiuso: vendono ma non comprano. E, fantasy a parte, sono pochi gli italiani che sfondano: Saviano, Giordano, Camilleri…»

Sì, e sai perché? Perché gli anglosassoni producono un vasto ventaglio, che va dal fantasy scrausissimo come quelle cagate di Chris Wooding, al “così così ma ancora godibile”  dei primi Harry Potter, a roba decente come Joe Abercrombie, buoni autori come Paolo Bacigalupi e geni assoluti come Terry Pratchett. Hanno l’intero set! Noi che gli offriamo, stupidate con elfi e nani? Ne hanno, molto migliori delle nostre. Un libro a caso di Feist sarà sempre meno scemo e più fantasioso di un sacco di fantasy italiani, e non devono nemmeno tradurseli, guarda un po’ te! Certo, potremmo ovviare al problema producendo storie degne di essere tradotte. E’ solo un’idea, eh…

Pescando dal Pantheon nordico, con il “Signorre degli Anelli”, Tolkien guadagna la candidatura al Nobel.

Mi risulta che il Pantheon d’ispirazione di Tolkien fosse prima di tutto quello celtico, non quello nordico.

Il successo della Rowlings chiude il cerchio.

Tolkien e Rowling, Tolkien e Rowling. Che, perché, ci sono altri autori fantasy famosi? Terry chi? Gaiman? Non era una drag-queen del Mama mia? Che? Martin? Chi cazzo è Martin?

Ah, bei ricordi!

Non solo conoscono solo DUE autori anglosassoni, ma della seconda non sanno  nemmeno scrivere il nome! Questo è un trionfo!

Ma l’”Iliade”, l’”Odissea”, l’”Eineide”, le “Mille e una notte” e persino il “Don Chisciotte”, sono fantasy in piena regola. Dante è puro fantasy.

L’ignoranza è così crassa che si raccatta colla pala, e qui non si tratta nemmeno di sparare cazzate su un genere che si conosce solo per sentito dire, si tratta di rivelare al mondo una totale mancanza di cultura generale. Inizio col botto, con la confusione tra mitologia e fantasy. Non sono la stessa cosa. Poco importa se te credi o meno ad Apollo, un poema epico e un romanzo fantasy non sono la stessa cosa né mai la saranno, e ficcare nello stesso calderone i generi denota un qualunquismo che urta il mio intelletto sopraffino. Una seconda stellina di merito per accozzare insieme, così, Iliade, Eneide, Odissea e Mille e una notte. Le prime due hanno un congruo numero di elementi essenziali in comune. Già l’Odissea è un’opera molto diversa dall’Iliade. Quanto a Le mille e una notte, non hanno proprio un cazzo a che vedere con le tre opere succitate. Un po’ come schiaffare insieme Tex, Hamlet’s mill, il libretto di Così fan tutte e il diario di Anne Frank. Peraltro, sull’Odissea ci sono in effetti elementi di narrativa fantastica. Le Mille e una notte sono fiabe, possiamo discutere anche su quelle. Ma Don Chisciotte?! Che cazzo c’entra? Da qando è un fantasy? Ma controllare il riassunto di wikipedia era troppo lavoro? Dante puro fantasy. Dante puro fantasy. Oh porca maiala in carrozza. Trattato di teologia e cosmologia? Naaah, fantasy! Come no! Mettiamo una cosa in chiaro: puoi leggere l’Iliade o la Commedia come un fantasy (non sarò certo io a puntare il dito contro i masochisti), ma questo non ne fa un fantasy. Io leggo L’Espresso come giornale porno-comico, ma purtroppo questo non basta a renderlo ufficialmente tale. Tutto ciò ovviamente va da sé, ma per rendersene conto si dovrebbe, oh, non so, leggere le opere prima di citarle a caso. Mica in integrale eh, un bignamino sarebbe bastato. Ma mi rendo conto che chiedo la luna: verificare prima di sparare a zero? Voyons… Peraltro (ci tengo a piantare un altro chiodo nelle bara) ci sono un certo numero di autori classici e famosi che hanno scritto opere tranquillamente catalogabili come fantasy ante litteram. Tipo Luciano di Samosata, con la sua spassosissima Storia vera, o Chrétien de Troyes, o l’Ariosto (L’Orlando furioso ha tutto: cavalieri, grifoni, magie e anche la tettona!). Certo, mi rendo conto che siano gente di nicchia per chiunque abbia fatto il liceo dormendo, ma una rapida ricerca su wikipedia potrebbe aiutare!

Un genere infiltrato anche tra le pagine della letteratura contemporanea? «Murakami è un autore fantasy sotto mentite spoglie, Calvino e Buzzati del fantasy hanno molti elementi narrativi. De Sica di “Miracolo a Milano” è un grande regista fantasy. Ma si può dire solo sottovoce».

Mi fa piacere che almeno Licia riesca a citare tre-quattro autori con elementi fantasy senza sbagliarne i nomi (RowlingS?). E’ già qualcosa. Ma preparatevi perché ora c’è il botto.

A lungo patrimonio della destra, il fantasy non è stato adottato da progressisti ed ecologisti. «Colpa dello snobisbo connaturato alla cultura di sinistra che li ha indotti a credere che il fantasy sia robaccia» racconta la Troisi che non fa mistero delle sue idee progressiste «Sono stata ospite a due festival dell’Unità, ma mi hanno scoperto solo nel 2007. Sono in ritardo”. E ad Atreju, kermesse romana della destra? “Mi hanno invitata, ma non sono andata».

PANFETE! Che secondo voi ci facevamo mancare la fellatio politica? La solita decrepita sega “ma Tolkien è di destra o di sinistra?” Queste menate mi fanno sempre sbattere la testa sul tavolo. Come quelle masturbazioni collettive sul MESSAGGIO. La buona narrativa è realistica e verosimile nel suo proprio sistema di riferimento. Ergo ci si può trovare un messaggio, o una morale politica. Spesso due persone diverse ne trarranno due morali diverse perché gente diversa recepisce in modo diverso. Quando Heinlein (autore sci-fi anglosassone, peraltro, nel caso qualche lettore de L’Espresso volesse leggere qualcos’altro che non siano Tolkien e RowlingS), dicevo, quando Heinlein pubblicò Stranger in a strange land, ci fu chi lo accusò di fare propaganda comunista, chi di fare propaganda fascista, chi di fare propaganda anarchica, ecc. Resta una storia che a me non è piaciuta, ma che è coerente, verosimile e credibile nel proprio universo. Alcuni autori hanno un’agenda politica precisa, vedi Orwell o Huxley. Altri no. Resta che una buona storia è una buona storia, e una cagata è una cagata. La sinistra crede che il fantasy in generale sia robaccia? Non sarebbe la sola cosa su cui la sinistra ha idee preconcette e, comunque, Licia non aiuta la situazione. Gli ecolgisti che non hanno approfittato del fantasy è da capottarsi dal ridere! Suppongo che cartoni come Ferngully, serie come Capitan Planet e roba simile non siano mai passate sullo schermo della signora Leone. Se poi intendiamo fantasy come termine più vasto, includento la fantascienza, gli esempi si sprecano! Tipo classici come Soylent green, e Hollywood offre una vastissima scelta, tra cui Avatar per dirne uno conosciutissimo, o quella schifezza pretenziosa di The happening. Oh, non è abbastanza intellettuale? Vogliamo parlare de I demoni, nella raccolta di corti Sogni, di Kurosawa Akira? Peraltro, Bacigalupi ha scritto più di un romanzo su mondi post-picco frutto del Riscaldamento Climatico. Ma dopotutto chi cazzo è Bacigalupi. Sono sicura che i redattori de L’Espresso conosceranno però Cormac McCarthy, autore di The road! Dopotutto ha vinto il Pulitzer…

E’ il genera a scegliere lo scrittore? Al posto dei lunghi capelli azzurri dlle sue fiabesche eroine, Licia sfodera orgogliosa una tonsura da marine. Per formare una famiglia avere un figlio e vendere milioni di copie non è indispensabile tuffarsi nello stereotipo femminile.

Thankyou Captain Obvious!

«Non è scritto da nessuna parte che devi trovare un fidanzato ed essere per forza moglie e madre». Non sarà scritto ma lei lo ha fatto. Una forza in più? «Ne “il ritorno di Nihal” c’è molto della mia nuova vita e la prima volta compare il presepe familiare. Un figlio è un’esperienza totalizzante».

Evviva, Nihal mamma, proprio quello che ci mancava.

Di sicuro, ma intanto la Troisi sta già preparando la prossima uscita. Ad aprile 2015 uscirà il quarto volume della saga “I regno di Nashira”. «Come in “Il ritorno di Nihal”, anche nel prossimo Nashira affronto il tema della perdita. Ma ci sarà anche una spolverata di fantascienza alla Star Trek».

WE ARE DOOMED. DOOMED! A parte la classe dello scrivere due libri a cortissimo giro di boa sullo stesso tema, mi piace l’idea della “spolverata”. Alé, un po’ di Klingon e torpedini, che non guastano mai, così, tanto per gradire!

Solo una spolverata? «Nessuno nell’editoria vuole più pronunciare la parola “fantascienza”, oggi la moda è il “distopic”: utipie apocalittiche ambientate nel futuro prossimo».

Adoro questo passaggio. E’ una candida ammissione. Sì, scrivo solo roba commerciale alla moda per il massimo del grano col minimo dello sforzo, tanto per arrotondare. E’ così pura e sincera, e così chiara: se ancora non ve ne foste accorti, nell’editoria non fotte un cazzo a nessuno delle qualità oggettive dell’opera, solo del trend. Lo sapevamo già, ma ora Licia ci conferma. Peraltro, con l’Episodio VII di Star Wars in direttura d’arrivo, il ban delle astronavi mi pare ancora più cretino, ma dopotutto io non lavoro in editoria.

Le fortune del fantasy sono fotografate in “Infanzia e mondi fantastici” di William Grandi: «I periodi in cui il fantasy ha riscosso grande successo», scrive Grandi, «sono coincisi con gravi crisi a livello mondiale: la fine degli anni Trenta con il fantasma della Seconda Guerra Mondiale che avanzava sull’Europa, la seconda metà degli anni Cinquanta con il periodo più doloroso della Guerra Fredda e, quanto alla nostra epoca, è evidente come il periodo di crisi aperto alla metà degli anni Novanta dai problemi sempre più pressanti causati dalla mancanza di cibo nei paesi del Terzo Mondo, dalla conseguente ondata di immigrazione incontrollata, dallo squilibrio del nostro ecosistema e dalla crisi delle energie, si sono cronicizzati con l’esplosione del terrorismo e la successiva frattura tramondo orientale e mondo occidentale». La fotografia del successo editoriale come teoria dell’assedio.

Oimoi oimoi, eleleu eleleu! Ci mancava solo il pippone socioculturalintellettuale da bar dello sport! Sia chiaro, non ho letto il libro di William Grandi, ma già questo paragrafo ha un problema: lo scontro Oriente/Occidente. Lo so che fa tanto figo, ma se poi ci si prende la briga di andare a vedere cosa succede in Oriente, e in particolar modo in Medio Oriente, il quadro che ne viene è piuttosto un “Oriente VS Oriente, con sputacchi all’Occidente quando si mette nel mezzo”. Ora, non voglio entrare nel merito della geopolitica e della “teoria dell’assedio” (qualunque cosa significhi in questo contesto), ma voglio sottolineare come questa interpretazione sociologica del fantasy, che richiederebbe almeno un articolo intero, viene spiattellata in un paragrafetto verso la fine. Sembra, dico, sembra, che sia lì solo per farci credere che il libro di Licia non sia scemo, ma sociale, e che questo articolo non tratti di stupidate cosmiche ma di importanti argomenti attuali. Non ce la beviamo, mi spiace.

Perfettamente a suo agio tra gnomi, elfi e draghi, la regina del fantasy italiano sente il realismo come un vincolo. «La scrittura realistica mi mette in difficolta, ma nella vita ho i piedi per terra».

Ed ecco la seconda, e ultima, scintilla di sincerità e verità che questo articolo ha in serbo per noi. “Scrivere buona letteratura mi mette in difficoltà”. Lo sappiamo Licia, ce ne siamo accorti. Diciamo che non è che tu ci abbia provto un granché. Ma te ne do atto, la verosimiglianza e la credibilità sono cose difficili. E’ la ragione per cui essere un buono scrittore è un lavoro difficile.

«Quando De Laurentiis mi ha proposto di scrivere sceneggiature, ero incinta, stavo temrinando il dottorato in astrofisica e stavo finendo di scrivere un libro. Fare tre cose bene e aggiungerne una quarta mi sembrava difficile. Ho rinunciato».

Peccato per il film. Avrei visto bene Stoya nel ruono di Nihal e Immanuel Casto nel ruolo di Sennar.

Al peccato del successo la Troisi può anche resistere, ma non a quello del travestimento.

Mettetelo sulla fascetta di un libro a caso e schiaffatelo in Erotismo, venderete un casino.

Vivere altre vite per uno scrittore è un vizio e lei ama travestirsi con i panni dei suoi personaggi preferiti: è una “cosplayer”. «Mi è sempre piacito essere al centro dell’attenzione. Da piccola mi costruivo le armature da sola con il cartone argentato. Per Halloween e per Lucca Comics&Games per “Il ritorno di Nihal”, ho indossato il mo costume medievale con spallacci d’acciaio, giostacuore di cuoio nero, un mantello scuro, il pugnale di lattice e i capelli blu».

Spallacci a caso (perché proteggere il collo, la pancia o il cuore quando puoi proteggere le spalle?), giustacuore, lattice. Sticazzi, più medievale di così! Qualcuno regali a Licia un pugnale vero, per favore, certi mastri Cechi fanno lame che sono la fine del mondo, e per prezzi eccellenti!

Si è mai travestita come uno dei suoi personaggi?

Che domanda è? Te lo ha appena detto!

«Non ho resistito, e una volta ho indossato i panni della mia Nihal».

Ma va’. E io che credevo che l’armatura aleatoria, il pugnale giocattolo e i capelli blu fossero un omaggio ad Eleonora di Castiglia.

Le eroine della Troisi ribaltano i ruoli.

Oh, eroine guerriere in un fantasy, mai viste né sentite dall’epoca delle Dodici Fatiche di Eracle!

«Sono una figlia unica, educata nell’uguaglianza e cresciuta con l’idea che non ci fosse una strada che mi fosse vietata».

Male Licia, impara dalla Meyer, oggi quello che le ragazze vogliono è propaganda sessista e reazionaria.

Le sue saghe sono popolate di razze e meticciato: mezzi uomini, mezzi draghi, mezzi elfi. «Più si entra in contatto con la diversità è (sic.) meglio è. Siamo tutti meticci».

Oh, il messaggio evergreen di pace tra i popoli e multiculturalismo! Come non coglierli in saghe in cui i Buoni sterminano senza remore orde di mostri brutti cattivi e immigrati!

Alla Troisi non mancano le ossessioni. «Sono una creatrice di mondi, controllando minuziosamente lo scenario fantastico che costruisco ho l’illusione del controllo totale sulla realtà».

La Troisi che “controlla minuziosamente” i suoi mondi è la battuta più spassosa dell’anno. Peraltro, fa a cazzotti con quanto detto prima sul realismo che la mette a disagio, ma non stiamo a sottilizzare.

Nessun personaggio si è mai ribellato al controllo? «Sì. E qualche volta li ho lasciati fare. Ma è l’”effetto farfalla”, capita sempre quando non hai definito a sufficienza il personaggio, che finisce per prenderti la mano e ribellarsi all’intreccio. Ultimamente mi capita molto meno».

A volte ho l’impressione che la Troisi non sappia di cosa parla. A volte ne ho la conferma.

Nel circo della narrativa, con spallacci d’acciaio e corazza di pelle, l’astrofisica con i piedi per terra e le vendite stellari governa trama e personaggi come un domatore i suoi leoni.

MA DIO PRETE! Primo: non ha una corazza di cuoio, ha un giustacuore, ovvero una giubba o farsetto. Sembra una differenza trascurabile, finché qualcuno non ti prende a colpi d’accetta! Secondo: Applausi. Cioè, applausi! Il Circo e i leoni ballerini riescono a essere la peggir metafora possibile per indicare il mestiere dello scrittore, e la miglior metafora possibile per indicare il fantasy italiano. Un gran casino, impostura e trucchetti da baraccone, dove creature maltrattate eseguono giochetti già visti per un pubblico sempre più gramo e sempre più rintontito dal chiasso e dai riflettori! Evviva! Questo articolo mi lascia l’amaro in bocca. Ora ho una nuova ossessione: voglio una rivista interamente gestita da Cinzia Leone, Nicolai Lilin e Loredana Lipperini. Non m’importa l’argomento, li voglio tutti insieme e basta! E’ tutto per questo sabato. E parlando di peccati: RESURRECTION BY ERECTION! Per chi volesse approfondire, un recente articolo del Duca, e le vecchie la sempre spassose recensioni di Gamberetta.

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83 thoughts on “Gioia e banalità nella terra del pressappochismo

  1. Ma Cinzia Leone non faceva la comica in “Tunnel”? Se è lei, torni a fare quello, che le riusciva meglio. Se è un’altra, sparisca. Quest’articolo è la perfetta esemplificazione di come il mondo finto-culturale italiano sia evidentemente incapace di misurarsi con la letteratura di qualsiasi genere senza dimostrare totale ignoranza.

    • Bizzarramente, alla fine dell’articolo ero molto più indignata contro la giornalista che contro Licia.
      Intendiamoci, come scrittrice Licia è una frana e il suo successo è uno del tutto immeritato. Ma allo stesso tempo ha qualcosa di ingenuo che mi rende difficile arrabbiarmi davvero. L’impressione è che la Troisi non abbia DAVVERO idea di cosa sia la buona letteratura o la documentazione. Giochicchia con storielle senza fantasia, ma sembra lo faccia senza malizia.
      A parer mio chi l’ha pubblicata senza un lavoro di editing, chi l’ha pubblicizzata a tamburo battente e chi si piega a scrivere articoli pubblicitari, quelli per me sono i veri fabbri della pessima narrativa. E alla fine dell’articolo ho l’impressione che Cinzia Leone sappia ANCORA MENO di cosa parla che non Licia. Almeno Licia non sbaglia i nomi della gente che cita =_=

      Resta comunque uno spettacolo triste e un cumulo di bischerate.

  2. Non è che intendeva le spade da allenamento di RawlingS? No eh…….?
    Faccio coming out e mi accodo alla lista dei necrocoprofagi. Intervista “ai limiti della realtà”. Non conoscevo questi retroscena della vita della Troisi, alcune delle sue affermazioni sono delle vere *perle*, confermano quanto già si ipotizzava dei suoi “lavori”! Però paragonata all’intervistatrice sembra essere almeno una spanna più in alto. Questa si che è una sorpresa! Boia!!!!

      • Più meglio assaissimo! Geniale, schiaffare nel fantasy la storia di un tizio rincoglionito che gioca a fare il cavaliere… del resto, quando è stata l’ultima volta che qualcuno ha usato l’immagine dei mulini a vento nel suo senso reale, ovvero di nemico INESISTENTE?

      • Ma no, ti ricordi male, Don Chisciotte crede che siano mulini e i giganti l prendono a sganassoni. Sancho Panza poi lo salva crivellando i bruti a colpi di folgoratore.

  3. Io NOn sono un necrocoprofago (bellissimo neologismo, però! complimenti davvero!), sono “soltanto” uno che adora la buona letteratura, adora il fantasy, e che adora quando vede coincidere le due cose. Ora…
    – premesso che “buona letteratura” e Licia Troisi sono una contraddizione in termini
    – premesso quanto scrive la giornalista fa venire i capelli ricci anche a me, che sono rapato a zero
    – premesso che ho dalla mia una biblioteca personale di oltre cento libri fantasy, più quelli letti a prestito da amici e biblioteche pubbliche, e che quindi SO DI COSA STO PARLANDO
    …oserei dire che NON SI PUO’ commentare questo articolo: qualunque commento anche solo velatamente vicino a quanto meritato sarebbe irripetibile e verrebbe censurato di partenza.
    Sarei tentato di scrivere all’Espresso ed invocare la rimozione immediata dell’autrice…mandatela a commentare le nuove linee di reggiseni per modelle, forse farà male anche quello, ma sarà più in linea con le palle che scrive…ma probabilmente non mi ascolterebbero. Sarei tentato di chiedere alla Mondadori di spingere autori validi e non gente come la Troisi, ma mi ascolterebbero ancora meno.
    Quindi continuerò per la mia personale linea di condotta: comprare e leggere solo qualcosa di veramente valido (ed in lingua originale, se possibile, così evito i massacri di traduzione), e per quel che mi lascia incerto a prenderlo prima in biblioteca, e poi eventualmente a comprarlo.

    • Sì, vabbé, “so di cosa sto parlando”, ma la RowlingS l’hai letta o non l’hai letta? “Chiude il ciclo” del fantasy anglosassone! Cioé, dopo di lei BASTA, la regina ha deciso, niente più fantasi in Albione!

      • Il problema è che quella giornalista non ha la minima idea di cosa sia né di come si sia evoluta la categoria letteraria di cui parla. Infatti il suo orizzonte culturale è composto da Tolkien-RowlingS. Io rimango dell’idea che solo la qualità possa scacciare via questi dementi, scrittori e giornalisti e addetti ai lavori. Del resto, esistono anche negli altri paesi, ma non hanno lo stesso potere, visibilità e spazio. Poi però mi chiedo: dov’è la nostra qualità?
        Nascosta?
        Inespressa?
        Repressa in una nicchia semi-invisibile?

      • Credo che ce ne sia una buona quantità inespressa. Se martelli sulle capocce che la tecnica uccide l’Arte sempre e comunque, che la storia e la coerenza non contano ma conta sol il Messaggio, che i personaggi portano sempre e comunque l’ideologia del’autore, allora è molto più difficile che roba buona emerga. Quello che arriva a galla è di solito ricacciato in una nicchia perché commercialmente ha sempre qualcosa che non va (troppa violenza, dove sono gli elfi?, manca la morale evergreen, troppo poco fanclub, ecc.).

      • [img]http://cdn.fansided.com/wp-content/blogs.dir/59/files/2013/12/78549421-e1386964959995.jpg[/img]

        Ogni volta che lo vedo giocare, ho dei flash del tuo camp di settembre lol

      • La RowlingS no, non l’ho letta. Ho letto tutto il ciclo di HP della sua gemella J.K.Rowling, che non mi è dispiaciuto (salvo che l’ultimo libro è decisamente trascinato), ma non direi proprio che “chiuda un ciclo”…al massimo chiude il SUO ciclo, ma se non sbaglio ha continuato a scrivere.
        E non per dire, ma visto che in agosto mi sono regalato la pentalogia di Tom Lloyd (in inglese, visto che in Italia è, ovviamente, inedita), e che sulla mia biblioteca stanno in bella mostra Martin, Ruckley e Donaldson, tutti in lingua originale, e che ho parecchi nomi di inediti britannici…

  4. Non montiamoci la testa… qualche tempo fa un tutor ha mandato i suoi allievi a parlare con degli autori ad una fiera americana, ma ha volutamente snobbato Patrick Rothfuss perché scrive fantasy. Ergo, solo stronzate.
    Per inciso, Rothfuss nella sua replica al fatto ha citato l’Odissea come fantasy, il Sogno di una Notte di Mezza Estate e pure Rabelais. Ma NON Cervantes.

    • A parte il fatto che anche io snobberei Rothfuss, ma per altri motivi (scrive bene pessime storie di pessimi personaggi), quindi secondo voi la Troisi vince il titolo di REGINA DEL FANTASY per no contest. Non abbiamo di meglio. Fantastico.

      • Oh no, ABBIAMO di meglio.
        Un autore a caso di Vaporteppa può presentare un lavoro migliore, anche perché praticano ancora l’arcana arte dell’editing (il che risolve i problemi maggiori come buchi di trama e altre corbellerie, di cui la Troisi offre un’ampia messe). Soldati a vapore di Diego Ferrara è spassoso e avvincente. E se non piace lo Steampunk c’è L’acchiapparatti di Barbi, che non mi è piaciuto un granché e ha diversi difetti (non mi piace com’è scritto, un personaggio è poco utile, e l’ambientazione ha dei problemi), ergo niente di che strapparsi i capelli dall’entusiasmo, ma comunque più fantasioso della Troisi.

        Poi ammetto che di autori fantasy italiani degni di nota non ne conosco altri. Può essere un limite mio, ma la mia impressione è che quelli che hanno i numeri sono tagliati fuori dalle grandi case editrici e in generale molti partano da assunti sbagliati.

  5. A me è piaciuta la parte della destra che è fantasy (se ricordo bene, la fantascienza sarebbe di sinistra mentre il centro raccoglie l’idiozia bipartisan di certe sparate cazzone) sono così pieno di sense of wonder che… boh! Possibile che dopo tanti anni ancora si debba subire certo putridume concettuale?
    Sono sicuro che il Duca adorerebbe questo articolo, c’è tutto: qualunquismo, pressapochismo, moralette male in arnese, gente che si traveste, luoghi comuni… mancava solo qualche battutaccia basata su stereotipi di genere e tizie con tette enormi! Con più sangue ed errori di strategia, sospetto che piacerebbe anche a Zwei…
    Comunque, tenger, se posso azzardarmi questa non è necrocoprofagia: questa è raffinatissima cucina molecolare. Aria fritta 😄

    • Dago ha postato questo articolo sulla pagina faccialibresca del Duca, ed è così che è cominciata 😀

      Non è semplice aria fritta, suvvia! Non senti questo aroma di cadavere, questo bouquet di tomba?

      • Forse non ho l’olfatto fino 🙂 comunque è stata una bella intervista. Non bella come quando si attaccano videogiochi o fumetti a cazzo, ma è stato un momento di alto giornalettismo 😀

  6. Però…devo farti una pulce, Tennger;
    “Mi risulta che il Pantheon d’ispirazione di Tolkien fosse prima di tutto quello celtico, non quello nordico.”
    No, spiacente ma ti sbagli: il pantheon tolkeniano è prima di tutto quello nordico – norreno (o antico islandese) per la precisione: se anche non lo si ricavasse già dai nomi (quelli dei nani e di Gandalf, ad esempio, sono tutti attributi di Odino) e dalle vicende, è Tolkien stesso a dichiararlo e ricordarlo nelle sue lettere, e più volte.
    Che poi ci siano anche forti influenze celtiche, che in qualche misura arrivano ad emergere (vedi il Beowulf per la vicenda di Tùrin Turambar e Glaurung – ma la figura di Beowulf è presente anche nel mito nordico col nome di Bjòvulf), è anche questo è un dato di fatto.

    J.R.R.TOLKIEN – La realtà in trasparenza, Rusconi, 1990
    J.R.R.TOLKIEN – Il medioevo e il fantastico, Luni Editore, 2000
    G. CHIESA ISNARDI – I miti nordici, Longanesi, 2008
    S. STURLUSON – Edda di Snorri, Rusconi, 1975

    • Quando lessi il Silmarillion lo trovai molto simile ai quattro rami del Mabinogi, molto più che non all’Edda (peraltro mi pare di ricordare che all’epoca non glielo pubblicarono proprio perché “troppo celtico”). Gli elfi in particolare mi sembrano molto vicini ai Tuatha dé Danann più che non a qualsiasi altra cosa.

      Ad ogni modo non ho letto La realtà in trasparenza o Il medioevo e il fantastico, quindi mi fido. Autant pour moi 😀

      • Tolkien era un professore di letteratura anglosassione e molto legato alla filologia germanica (che ricordamo, comprende sia lingua inglese che tedesca e quelle scandinave, perchè la radice sociale in molte di esse è la stessa) ne “Lo Hobbit” i nomi dei nani sono tutti tratti da opere norrene (anche quello di Gandalf stesso), gli Elfi, come li descrive lui sono letteralmente dei semi-dèi, molto simili ai Vani, sempre della mitologia nordica.
        per comprendere l’amore di Tolkien per la mitologia norrena basta leggere il poema epico in metrica norrena che ha scritto, per diletto, e che suo figlio ha pubblicato dopo la sua morte:

        “La saga di sigurd e gudrunn” che altro non è che la raccolta, rivista, della storia di Sigurd (o sigfrid in tempi più moderni) che si legge nella saga dei Nibelunghi e dei Volsungi.

    • GRAZIE! 😀 stavo per scriverlo io, poi ho visto che c’era chi se n’era accorto oltre a me. Fa piacere 🙂

      …piccolo errore che nulla toglie all’articolo, intendiamoci!

  7. Leggere l’Espresso è cmq sintomatico di oscuri feticismi…
    Cmq ad ognuno i feticismi che preferisce.
    Ma qualcuno lo leggerà sto mattone? Magari per Massacri Fantasy?

    • Arrivano, arrivano, anche se non subito 🙂 Prima c’è un paio di altre cose che voglio liquidare 😀 Comunque non preoccupatevi, dopo due articoli trash la mia necrocoprofagia può pazientare per un po’ prima di tornare a galla ^_^

  8. Ricordo sempre con piacere l’età dell’oro del fantatrash. Molti non lo ricordano, ma nello stesso periodo de Le Cronache uscì un trashone ancora peggiore, Eithlinn la Dea Nascosta, che avrebbe meritato molte più recensioni…

      • Però presumo che se ti si chiede, come nel podcast (ah, dovete risalire al 14 novembre nell’elenco) il motivo per cui mediamente i fantasy sono più lunghi, tu sappia mettere prontamente su la parola “ambientazione”

      • Ma ti pare, io sono una poserdemmerdaTM, io direi world building ù_ù

        Sto ascoltando la faccenda del 14 novembre (qui il link).
        “Il mattone è quasi esclusivamente maschile”
        Ahem.


        Fetevi i cazzi vostri, va’!

      • Hanno preso come ospite fissa la Troisi, che ti aspettavi? Fra l’altro mi pare che in un’ora e mezza di trasmissione non abbiano accennato manco per sbaglio all’iniziativa per il calo dell’IVA sugli ebook.

        Eh ma siamo noi italiani a leggere poco.
        Chiedetevi il perché cristosanto.

  9. Complimenti per l’articolo mi sono pisciato addosso dal ridere!
    Premesso che della Troisi ho avuto questo pensiero fin dalla sua prima trilogia: “se ce l’ha fatta lei posso provarci anche io a scrivere un romanzo fantasy” (e infatti l’ho scritto… grazie Licia), insomma, premesso questo, volevo sapere cosa ne pensi di due autori fantasy italiani che io ho trovato moooolto interessanti: Cecilia Randall in millennio di fuoco per lo stile e i suoi personaggi, Vanni Santoni (HG per l’occasione) che con Terra Ignota ha cercato di portare alla luce qualcosa di diverso. Eppure tutti e tre (ci metto anche Licia) sono editi Mondadori, tipo antibiotico a largo spettro, per acchiappare tutto il pubblico possibile…
    Infine, dal maremma maiala presumo che tu sia toscana come me…
    Complimenti ancora per il modo pungente in cui scrivi.

    • Lieta che l’articolo ti sia piaciuto 😀 E sì, son Toscana, di Firenze 🙂
      Di Cecilia Randall non ho letto nulla.
      Per quanto riguarda Vanni Santoni [ACHTUNG, grosso calibro in arrivo] temo che il suo Terra Ignota sia uno dei libri peggiori che abbia mai letto. Intendiamoci: mi è piaciuto un sacco, ma solo come concetto massimante del trash. A tratti mi ha fatto piangere dal ridere, e non mi era mai successo dalla prima (e ultima) volta in cui ho letto un harmony. E’ un pasticcio! Dai toscanismi, alla sintassi (sono inciampata su un perioddo di 28 righe o qualcosa del genere X°D ), alla storia piena di buchi, alle scene assurde e Deux Ex Machina. E’ il manuale di come non si scrive un libro @_@
      Peraltro, c’è una drammatica mancanza di documentazione, e non solo nei dettagli. In una scena la ragazzina si lascia trascinare a pelo d’acqua con addosso fagotti e una cotta di maglia (ovvero 15-18 chili d’acciaio). In un’altra rifà l’elsa di una spada con pelle di squalo (roba che alle lunghe rischia di sfondarti i guanti, figuriamoci la pelle delle mani).
      Ho trovato poco di innovativo (Le madri che devono mettere al mondo ‘ste bimbette dell’apocalisse sono storia classica, una roba simile c’era anche nel manga Daemon slayer di Todono, per citare la prima cosa che mi viene in mente). La ragazzina forzuta poteva essere una trovata, ma si perde nel bailamme generale.

      A te questo libro è piaciuto? Che ha di buono, secondo te?

      • Sono di Firenze anche io!
        Iniziamo dalle cose facili, io sono sicuramente più di bocca buona e meno “esperto” ma credo di poter rischiare a consigliarti Cecilia Randall. Ambientazione, personaggi, stile, storia… tutto molto ben dettagliato e senza grandi assurdità (forse una sola alla fine della saga ma non voglio spoilerare).
        Santoni l’ho anche incontrato ad una presentazione di un libro… segue molto il personaggio, è un personaggio nel bene e nel male. Cerco di essere onesto, il primo libro l’ho trovato “incomprensibile” nel senso che una continua successioni di azioni e immagini concentrata in poche pagine che non da punti di riferimento e che ti porta a leggere solo per inerzia. Anche lo stile mi ha messo in difficoltà (io che sono logorroico di natura ho dovuto violentarmi per scrivere un romanzo con periodi di poche righe) e anche a me le 28 righe di periodo hanno dato non poco fastidio. Infine la trama è, per sua stessa ammissione un patchwork (non l’ha definito così ma non ricordo bene come ha detto) di manga e altre cose già viste e sentite nel mondo del fantasy portato all’estremo. Dopo aver parlato con lui ho deciso di provare il secondo libro della saga che mi ha preso un po’ di più anche se effettivamente il giustificare le mille assurdità con la natura divina delle figlie del rito alla fine stanca. Però gli riconosco il cercare di diversificarsi dal fantasy classico e quindi lo consiglio se qualcuno vuole leggere qualcosa di diverso. Devo però ammettere che se non lo avessi conosciuto mi sarei fermato al primo libro della saga 🙂
        Ora ho in mano la saga degli orchi di Stan Nicholls, me ne hanno parlato bene e sono curioso.
        Buona giornata
        Pietro

      • Oibò, un concittadino 😀
        Ho sentito qualche intervista del Vanni, e mi pare che abbia tutte le idee sbagliate che un autore può umanamente auvere (riguardo, ovviamente, alla narrativa). E il suo libro è stato la prova di quanto certe idee non funzionino @_@ Peraltro, mi risulta che il primo abbia venduto pochissimo, mi sorprende abbia potuto pubblicare il secondo.
        Cecilia Randall me la segno. Me ne hanno parlato bene in generale 🙂

  10. Pingback: Primo anniversario: un anno di legnate e lagne | Fortezza Nascosta

      • Ma sai, devo dirti che dopo le cagate assurde della prima ennalogia (cronache+guerre+leggende) il ciclo di Nashira si legge. è fuffa e sta alla letteratura fantasy come la merda sta al cioccolato, ma non ti viene voglia di conficcarti un punteruolo nel costato ad ogni parola che leggi.

        E poi la piccola migliora, diamo a Cesare quel che è di Cesare; ad esempio prova a dare ai personaggi uno spessore che vada oltre quello dei volantini del Lidl, e sembra che qualcuno l’abbia finalmente informata sull’esistenza dello show don’t tell: lo usa ancora in modo idiota, mescolando raccontato e mostrato (i fuffacombats con spade che mulinano senza un perché e nemici trapassati di filotto sono ancora al’ordine del giorno) ma vuoi vedere che nel giro del prossimo decennio mi diventa brava come Khaled Hosseini? xD Nel frattempo la massacro perché ho molto tempo libero, e la chiave “Licia Troisi” mi porta visite al blog u.u

      • Io sono vagamente curiosa di leggere Pandora. Sarà anche la reazione “oh, vuoi scrivere metal, eh? Vediamo come scrivi metal!”, che è una reazione molto da sedicenne stizzosa, ma che ci posso fare, sono giovane dentro 😀

      • Ti posso preannunciare che c’è il prologo, immancabile e immarcescibile come una cartella di Equitalia. E parla di una battaglia. Naturalmente fuffosa. Io mi sono fermato lì nella lettura a scrocco in quel dell’unieuro, peròmagari ha delle potenzialità. In fondo pure De André diceva che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori (ed essendo contadino posso confermartelo d.d)

      • E il link più cretino che abbia letto negli ultimi mesi, compreso quello sui giochi di ruolo che ti fanno diventare gay o checcazzo era X°°°D
        I bischeri non cambian mai. Puoi far notare fatti, per esempio che i commenti a romanzi fatti dalla Gambera sono grosso modo metà negativi e metà positivi (contando alla svelta, 17 negative e 15 positive, più i “pareggi”) o che se un settore italiano produce 98% merda la colpa non è di chi la sbeffeggia ma di chi produce merda. Ci sarà sempre il lettore smartass che s’incazza perché gli han toccato il libro preferito e scrive un post scemo per vendetta. Contento lui contenti tutti ^_^
        Peraltro, capita anche nella vita reale. Ogni “guarda questo/leggi quello, è fighissimo” viene obliterato appena osi dire “tale roba fa cagare perché X, Y, Z”, e ban, “ah, ma a te non garba mai nulla” 😀

        Peraltro, potrei capire la reazione se gli scaffali fossero invasi da bella roba e il Rosikone andasse a pescarsi proprio il 10% di cacca (tipo chi punta battute scontate in BlackAdder4). Ma non mi pare che sia il caso, in Italia 😄

      • Spero di non aver toppato nel rispondere…
        Il test per vedere quanto sei Gamberetta non è eccezionale, è un rant camuffato da test. Ma una domanda mi ha fatto ridacchiare per il nonsense: chi ha ucciso la mamma di Bambi? La risposta C era Francesco Dimitri XD.
        Considerando che parte dei lavori di Dimitri le era piaciuta, avrei trovato più acuta una frecciata su un autore che proprio non le piaceva, tipo quello che chiude i blog per hobby…

  11. Qualcosa del tipo “chi ha ucciso l’horror” – G. L. D’andrea”? xD Comunque @nicholaswolfwood la dissezione è incominciata *_* e devo dire che sporcarmi di nuovo le mani con le frattaglie di un libro mi ha levato la depressione per una buona mezza giornata 😛

  12. devo dire che sporcarmi di nuovo le mani con le frattaglie di un libro mi ha levato la depressione per una buona mezza giornata 😛

    quando proprio non s’ha altro da fare… mai pensato di darti alla conta dei granelli di sabbia del Sahara? O.o

  13. Pingback: C’è chi lavora per vivere, chi vive per lavorare, e chi stava solo passando di là per caso | Fortezza Nascosta

  14. Pingback: Secondo anniversario: due anni di acredine e schioppettate – Fortezza Nascosta

    • Nessuno. Solo gente molto orgogliosa di se stessa che non crea nulla ma capisce tutto e passa la vita a sbeffeggiare la Troisi e esaltare i romanzetti di Vaporteppa.

      • Stai parlando di me? ^_^ Scusa, non sapevo che per criticare un genere lettarario fosse obbligatorio essere anche un autore (sul serio, questi argomenti sono molto vintage, sai?).
        Also, che hanno i romanzi di Vaporteppa che non ti garbano?
        In quelli che ho letto non c’erano buchi di trama, falle di documentazione o ragazze fortifuorifragilidentro con gli occhi troppo grandi. Solo questo basta a innalzarli sopra la media dei romanzi fantasy italioti.

      • Sbeffeggiare Licia Troisi non credo fosse il tema principale di questo articolo, anche se gli esempi che sono stati dati indicano delle lacune nell’ultima produzione di quella che è stata la scrittrice di punta italiana negli ultimi anni, quanto mettere in luce come la stampa e i media possano spingere un libro a prescindere dall’effettiva qualità.
        Diciamo che in linea di massima si è assistito ad un impoverimento del genere quando, come ha dimostrato Game of Thrones un pubblico il genere ce l’avrebbe e questo è inspiegabile. Voglio dire: non c’è un autore che sappia scrivere e scriva fantasy in Italia? Ci sono solo i soliti che hanno bisogno di pagine sui giornali per venducchiare e comunque nel solo nostro orticello?
        Lasciando perdere gli schieramenti pro o contro Troisi, pro o contro Gamberetta, la realtà è che in Italia non ci sono molti scrittori fantasy e di fantascienza che si possano considerare internazionali. Vero anche che la lingua inglese aiuta così come il palcoscenico USA\UK (si legge certamente di più) però resta l’amaro in bocca per chi adora leggere di fantasy. Tutto il resto è davanti agli occhi, sugli scaffali ci sono molti libri di saggistica, storie d’amore dove lei è la bella lui quello forte, politica e poco altro. Il resto – se le vuoi – è estero, tanto da costringere (!!) alcuni scrittori di gialli, comunque affermati, a firmarsi con pseudo “nordico”.
        Riguardo la storia delle varie Nihal e compagnia combattendo, c’è da dire che il target è l’adolescente oppure chi come me, che li ha letti e in fondo si è divertito (ognuno hai suoi fetish come dice tennger). Va dato atto alla Troisi di avere portato a leggere fantasy tante 12 – 17 enni, un’impresa titanica (le ragazze tendono a non leggere fantasy pura) ma di non avere uno stile così impeccabile né una preparazione su ciò che scrive. Quanti ce ne sono di autori così? Tanti, qui però si parla di fantasy, di battaglie, di spade e guerre magiche e perciò … ecco il perché dell’articolo. Come detto cosa resta? Il Jolly speso per promuovere anche questo libro, che non essendo così buono, abbatte il mercato del fantasy.
        Quando esce un Harry Potter, specie dal secondo in poi, il genere risorge e per un po’ si pubblicano altri romanzi simili, buoni, brutti, così così… Quando esce un S.d.A. al cinema idem, quando esce un Game od Thrones (parlo del libro) si ripubblica Gemmel, Turtledove e via discorrendo, se spendi pagine di giornali “istituzionali” che sparano di grandi cose in un libro così così, perdi credibilità e tutto ne paga le conseguenze.
        Ciò detto, buonaserata.

      • Tu sei il classico tipo che entra in un negozio per comprare un computer, gli danno uno scolapasta e lui commenta “bhe ma io non so costruire un computer quindi non posso lamentarmi”.

  15. Oh. Dio. Mio.

    Pensavo che roba del genere fosse sparita con la morte (virtuale) della povera Gamberetta che almeno di persona era meglio del suo personaggio pubblico.
    Invece ecco qui le stesse lagne, come se il tempo si fosse fermato.
    Da un lato Licia Troisi, che non sa scrivere ma vende.
    Dall’altro una folla di falliti che non sanno scrivere nemmeno loro ma in compenso non vendono niente e non vengono intervistati dai giornali e non vanno in televisione e ci soffrono molto.
    Poi uno si chiede perché in Italia il fantasy non vende…
    (sulla pagina di Wikipedia italiana dedicata al fantasy qualcuno di questi falliti ha scritto che è colpa di Benedetto Croce – tanto per far capire il livello…)

    • Hum, hai letto l’articolo? Non ce l’ho con la Licia (che comunque scrive bischerate), ce l’ho con una giornalista che viene pagata per un pezzo e non si prende nemmeno la briga di spulciare Wikipedia ^_^ E sì, trovo che l’abissale assenza di etica del lavoro sia un problema. Ma chiaramente davanti a un lavoro fatto ammerda la colpa non è di chi fa le cose a caso, ma di chi si lamenta ^_^
      A volte mi chiedo: ma ‘sto ragionamento funzionerebbe in qualsiasi altra professione? Tipo, la mia pizzeria cucina a cane, la gente lascia commenti negativi su Yelp, posso ribattere con “well, nemmeno voi la sapete fare, la pizza”?
      Last but not least, chi sarebbero quelli che non sanno scrivere e soffrono perché non sono in tv? Perché io personalmente ho scritto roba, sì… due tesi di storia militare (molto apprezzate, peraltro, ergo posso dire di scrivere benino nel mio campo). Non proprio il genere di roba che ti porta in tv. Quindi l’evergreen “kritiki pké 6 invidiosa” con me proprio non attacca. Deduco tu stia parlando di qualcun altro ù_ù

    • No, poi bello che si dice “la gente passa la vita a kritikare” ne L’UNICO articolo che parla di Licia (che poi nemmeno, appunto, me la prendo più con la Leone) e che risale a DUE ANNI FA. Sarebbe più corretto (e più condivisibile) percularmi perché passo la vita a studiare roba inutile come gli scazzi tra giapponesi 😀
      Peraltro, il commento contiene solo argomenti ad personam (siete falliti, siete gelosi, ecc.), niente sull’articolo. Quindi suppongo che il signor Trucco non abbia niente da obiettare a ciò che ho detto, ma voleva segnalarmi il fatto che gli sto antipatica 😀

      • …e un po’ antipatica stai anche a me! 🙂 🙂 non te l’ho mai detto perché se poi m’incontri me le suoni!
        Scherzo ovviamente.
        In linea di massima si pensa che non si debba criticare mai qualcuno se non si sa fare meglio, però nell’intrattenimento (e in mille altre cose, ad esempio al ristorante!) se il prodotto non è buono, hai tutto il diritto di criticare, specie se paghi.

  16. Mi perdo sempre i flame, dannazione!
    Fra l’altro il tipo si firma Stefano Trucco, che il web mi dice essere stato finalista del talent a tema scrittura Masterpiece… è una raffinata forma di trolling?

    Anyway, per dare una parvenza di utilità al mio commento: il fantasy in Italia non tira perché durante il boom di una quindicina di anni fa le case editrici si sono lanciate in una corsa rompicollo per mungere la mucca il più in fretta possibile, sfornando obbrobri invisi al Cristo e alienando i lettori. O traducen… ehm, altIerando vergognosamente il fantasy di importazione (tanto all’epoca non c’era internet, i lettori non potevano confrontare il testo originale, ipse dixit).
    E così i lettori si sono sentiti presi per il culo e ora leggono a sgamuffo gli ebook in originale o non leggono affatto, e i novelli Gaiman italici si riciclano come scrittori di thriller scimmiottando gli scandinavi e professandosi ‘esordienti’… strano, avrei creduto che aver pubblicato una trilogia fantasy italiota con una grande casa editrice fosse motivo di vanto…

    • i novelli Gaiman italici si riciclano come scrittori di thriller scimmiottando gli scandinavi e professandosi ‘esordienti’… strano, avrei creduto che aver pubblicato una trilogia fantasy italiota con una grande casa editrice fosse motivo di vanto…

      Cosa dici Terra! GL D’Andrea e Luca D’Andrea sono due persone ASSOLUTAMENTE diverse! ù_ù Dopotutto se Repubblica dice che è un esordio, deve essere vero ^_^
      Comunque il signor Trucco non è più tornato 😥 Non ci sono più i troll di una volta, ora tirano un sasso a caso e scappano via senza replicare 😥

  17. Non mi stupirei, a giudicare dal suo commento, che il signor Trucco facesse parte dei circolini/cricche che negli anni ruggenti si opponevano a Gamberetta e a quello che diceva (in una deliziosa commistione di: “non mi piace quel che dici” e “non mi piace chi lo dice! Gamberetta è il DIAULO!!!”).

    Ma all’epoca d’oro c’era la tendenza a trasformare il tutto in una rumorosa guerra fra poveri con la delirante speranza di essere pubblicati per davvero; adesso anche il più nabbo degli aspiranti scrittori ha le sue opere in bella mostra su Amazon, può gloriarsi delle due copie al mese che vende e il suo ego è soddisfatto. Fantasy italiano per tutti!

    E ciononostante di tanto in tanto su un atollo del pacifico spunta il giapponese ignaro di tutto: Gamberetta non è più a portata, con chi può prendersela? Ma con Vaporteppa, idealmente la sua figlioccia! Peccato che si scivoli sempre nella solita retorica “seisoloinvidioso!”, “sei un fallito,” “le stesse lagne.” Le stesse lagne, come se il tempo si fosse fermato, ce le dobbiamo sorbire noialtri. Sigh.

    Tu quando pubblichi con Vaporteppa così da completare la tua patente di essere lagnoso e antipatico, nonché affossatore del genere fantasy? 😛
    Pensaci, avresti legioni di trollini a dilettare le tue giornate!

    • Pensaci, avresti legioni di trollini a dilettare le tue giornate!

      Awww :3 Trollini che mi dicono che sono fallita perché critico il lavoro fatto ammerda ❤

      Molto bella l'immagine del giapponese, me la devo ricordare!

  18. Pingback: Terzo anniversario: tre anni di pedanteria e percosse – Fortezza Nascosta

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