Genpei 0.2: i disordini di Heiji

Bentornati in questo luogo di disappunto e acredine.

Questo articolo fa seguito a quello sui disordini di Hōgen, di cui caldeggio la lettura se volete più dettagli sulla backstory dei personaggi.

Riassumendo alla svelta, nel 1156 un bisticcio di successione nella Casa Imperiale e nella famiglia dei Reggenti Fujiwara degenera in uno scontro armato in cui finiscono coinvolti i due principali clan guerrieri (Taira e Minamoto). Entrambe le famiglie si trovano divise, mezze per un partito mezze per l’altro, e specie i Minamoto si trovano infognati in un bagno di sangue fratricida.

Tipica famiglia samurai

La faccenda risulta in un dramma familiare atroce, un numero imprecisato di morti e incendi, rappresaglie e regolamenti di conti, e Goshirakawa alla testa dell’Impero dopo aver esiliato il suo Imperiale Fratello Sutoku.

I disordini di Hōgen elevano i capi dei due principali clan guerrieri. Per il monaco-storiografo Jien, è proprio con Hōgen che comincia “l’era dei guerrieri” (musa no yo ni narikerunari). Difatti se Hōgen era cominciato come animosità tra aristocratici, le radici di Heiji sono da cercare nella rivalità tra i vincitori, in particolare tra due guerrieri: Minamoto no Yoshitomo e Taira no Kiyomori.

Ma andiamo con ordine.

Nel 1158, Goshirakawa abdicò in favore di suo figlio, che divenne l’Imperatore Nijō. Dal canto suo, Goshirakawa divenne In, o Imperatore Ritirato, ovvero Il Tizio Che Davvero Comanda.

Goshirakawa aveva un consigliere, Shinzei (nome monacale di Fujiwara no Michinori), che divenne il nuovo Uomo Forte della Corte. Costui era il marito della balia dell’Imperatore Ritirato in un tempo in cui queste donne partecipavano al gioco politico forse più delle Imperatrici. L’ascesa di Shinzei non piace a tutti, come sarete sorpresi di sapere.

Goshirakawa

In particolare un uomo ce l’aveva con lui. Il suo nome era Fujiwara no Nobuyori, un giovane rampante che nella sua breve ma folgorante carriera era arrivato, a soli ventisette anni, a cumulare le cariche di Gran Consigliere Surnumerario, funzionario nella Casa dell’Imperatrice e Capitano delle Guardie delle Porte sezione di Destra, oltre a un certo numero di proprietà e rendite. Una carriera di tutto riguardo, finché Shinzei non gli mise i bastoni tra le ruote e non bloccò la sua ascesa. Nobuyori se la legò al dito col fil di ferro.

Nobuyori non era l’unico a voler male a Shinzei. Minamoto no Yoshitomo, comandante sul campo durante la guerra di Hōgen, aveva cercato di legarsi alla famiglia del consigliere via accordi matrimoniali, ma Shinzei lo aveva mandato a spasso e aveva preferito maritare uno dei suoi dodici figli a una ragazza Taira, la figlia di Kiyomori.

Ora, tra Yoshitomo e Kiyomori non correva molto amore. Entrambi avevano combattuto per Goshirakawa. Se crediamo allo Hōgen monogatari, Yoshitomo aveva peraltro giocato un ruolo militare molto più di rilievo rispetto al suo collega Taira.

Alla fine delle ostilità, Yoshitomo era stato costretto a giustiziare i suoi fratelli e suo padre, e la sua lealtà era stata ricompensata col Quinto rango di Corte e la funzione di Capitano delle Scuderie sezione di Sinistra. Kiyomori invece aveva intascato il Quarto rango e la lucrativa nomina a governatore della provincia di Harima. All’epoca dei nuovi Scazzi di Heiji, peraltro, Kiyomori poteva fregiarsi anche di Governatore Delegato del Dazaifu (il governo militare di Kyūshū).

Kiyomori si trovava alla testa di un clan compatto e sempre più ricco, mentre Yoshitomo aveva per le mani un clan frammentato e indebolito, e per soprammercato Goshirakawa gli favoriva il collega.

Ben conscio della situazione, Nobuyori andò a trovare Yoshitomo con due birre.

-Kiyomori e Shinzei ci segano le gambe, bro.- disse –Che ne dici, le vorranno due scarpe nuove?

-Abbestia.- convenne Yoshimoto –Kanpai!

Ok, no scherzo. Yoshitomo non ha risposto così. Ha detto:

In Hōgen ho perso i miei fratelli, e di tutta la mia famiglia io solo sono sopravvissuto. Non l’h perdonato agli Heike!

L’occasione si presentò il 4 del dodicesimo mese del primo anno di Heiji (1159): Kiyomori raccattò famiglia e scagnozzi e se ne andò in pellegrinaggio a Kumano. Yoshitomo e Nobuyori aspettarono che si fosse allontanato, e il 9, nel cuore della notte, fecero irruzione nella residenza dell’Imperatore Ritirato, lo caricarono willy nilly e diedero fuoco a tutto, massacrando donne, bambini, guardie, ganze, bref, tutti quanti.

I loro uomini d’arme si erano piazzati ai quattro lati, e una volta appiccato il fuoco alla residenza si misero a scoccare a caso sulle donne che ne uscivano di corsa con alte grida, quale che fosse il loro rango, sicché quelle che sfuggivano alle fiamme non potevano evitare le frecce e quelle che sfuggivano alle frecce non potevano evitare le fiamme. Numerose furono quelle che per sfuggire alle fiamme si gettarono nel pozzo, e poiché quelle sul fondo annegavano, quelle nel mezzo erano schiacciate dalle altre e quelle di sopra erano bruciate dal fuoco feroce, non vi trovarono alcuna salvezza.

Stesso fecero a casa di Shinzei, ma lui non c’era: avendo fiutato l’aria la vecchia volpe aveva detto alla moglie:

-Cara, dì ai miei figli che gira male. Se qualcuno mi cerca, sono a comprare le sigarette a Nara.

E se n’era andato a nascondersi sulla montagna di Kasuga.

I suoi figli vennero invece acciuffati, la loro gente sterminata in un’orgia di fiamme e frecce. Altri alleati dei Taira patirono la stessa sorte: presi, interrogati, allucchettati.

Contenti del lavoro, Yoshitomo e Nobuyori organizzarono una riunione del Consiglio di Stato. Confermando l’antica tradizione di Corte del “chi picchia più duro ha ragione”, il Consiglio promosse Nobuyori a Ministro e Generale, e Yoshitomo poté finalmente mangiarsi la lucrosa provincia di Harima. Quanto ai dodici disgraziati e gli altri prigionieri, il grosso venne condannato all’esilio, che era appena una tacca sotto la condanna a morte (spesso e volentieri coincidevano, dacché “esilio” significava “invece di scapitozzarti qui ti faccio fuori alla chetichella dove nessuno vede”).

Il 14, Shinzei venne a sapere che i suoi erano stati tutti presi e la sua residenza arsa. Valutando che ormai tutto era perduto, decise di farsi seppellire vivo per morire invocando il nome di Buddha (yeah, in Japan ‘t was a thing). Non gli riescì, perché i Minamoto acchiapparono uno dei suoi, che sotto torchio li portò sul posto. I Genji esumarono Shinzei, si assicurarono che fosse ancora vivo, poi gli staccarono la capoccia e tornano a Heian sodisfatti.

Un altro guerriero venne a sapere del casino: Yoshihira (anche chiamato Genda il Malvago, ‘cause he’s worth it), primogenito di Yoshitomo, non ancora ventenne ma già con un certo numero di campagne militari all’attivo (e degno nipote di suo zio Tametomo). Come già Tametomo nella scorsa puntata, Yoshihira consigliò caldamente di attaccare i Taira subito. A pensarci aveva le sue buone ragioni: i Taira di certo non sapevano ancora che la Capitale era persa, non avevano avuto il tempo di equipaggiarsi, prepararsi e rifornirsi, né di convocare i loro vassalli.

Sarebbe stata una buona idea. Ma i nobili non hanno mai capito un cazzo di tattica, e Nobuyori punta i piedi. Inutile stancare i cavalli, bros, abbiamo l’Imperatore Ritirato, l’Imperatore Regnante e la Capitale, abbiamo vinto!

What could possibly go wrong!

Kiyomori era venuto a sapere del casino mentre si trovava in Kii. D’acchito considerò una ritirata strategica in Kyūshū per raccattare più uomini, ma conoscendo la lunga tradizione da voltagabbana della Corte cambiò idea.

Se fosse andato in Kyūshū è molto probabile che Yoshitomo e Nobuyori sarebbero riusciti a strappare al Consiglio un decreto di condanna, nel qual caso i Taira si sarebbero trovati nella merda fino al collo.

Kiyomori non sarà stato un grande tattico, ma come politico se la cavava bene, e riportò in tromba i suoi alla Capitale. Per una decina di giorni i Genji e gli Heike si guardarono brutto senza muoversi. Kiyomori non poteva avanzare senza ordine della Corte e con DUE Imperatori ostaggio. Dal canto suo, Yishitomo non aveva abbastanza gente per fare il mazzo ai Taira e stava aspettando rinforzi dall’est.

Stando allo Heiji, Nobuyori combinava una scarsissima lungimiranza con una scarsissima intelligenza. Difatti nei giorni in cui lui e Yoshitomo tenevano il Palazzo, riuscì a mettersi trutti contro con comportamenti inappropriati, al punto che alla fine un paio di suoi alleati cambiarono idea e contrabbandarono fuori i due Imperatori. Il giovane Nijō venne travestito da donna e portato a Rokuhara, Goshirakawa scappò al tempio di Ninna.

Quando alla Capitale si resero conto che si erano fatti sfilare i due Assi nella Manica, Yoshitomo e Nobuyori rassegnarono bestemmiando a dar battaglia. Senza più ostaggi, shit’s gonna hit the fan anyway. E difatti, il 27 del dodicesimo mese i due eserciti si armarono per quella che sarà l’unica battaglia di Heiji:

La battaglia della porta Taiken

Qui sotto una pianta del Palazzo del governo.

In blu la porta Taiken, in rosso la cinta del Palazzo Interno sede dell’Imperatore regnante

Leggendo lo Heiji monogatari, viene che Yoshitomo contava su 2000 vassalli, mentre Kiyomori contava su 3000. Ora, dalle dinamiche (che vedremo subito) pare evidente che l’esercito lealista fosse più numeroso di quello ribelle, ma Farris propone una tara di almeno uno 0 alle cifre.

Propone anche un metodo del tutto speculativo e indimostrabile per determinare i numeri. Se consideriamo che lo Hōgen monogatari e lo Heji monogatari siano attendibili nel riportare i nomi dei vassalli (cosa peraltro indimostrabile), viene fuori che durante Hōgen Yoshitomo aveva dalla sua parte 80 vassalli principali. Nello Heiji monogatari possiamo contarne solo 50. Ora, per quanto riguarda i disordini di Hōgen, un documento del Ministero degli Affari Militari dice che Yoshitomo aveva con sé 200 cavalieri.

Potremmo speculare che quindi, durante la rivolta di Heiji, lo stesso Yoshitomo doveva averne all’incirca 120.

Quanto alle truppe dei Taira, è impossibile tirare a indovinare dato che lo Heiji monogatari è molto vago a suo riguardo.

Torniamo alla porta Taiken.

Si era appena saputo che gli Heike venuti di Rakuhara si avvicinavano, che già sul viale di Ōmiya, lanciato dai tremila cavalieri, un formidabile grido di guerra scuoteva tutto il Palazzo. Sire Nobuyori, che fino a quel momento aveva mostrato un’aria fiera, appena intese il grido di guerra cambiò colore e divenne verde come l’erba, e quando scese le scale meridionali tremava tanto che quasi cadde. Aveva fatto portare il suo cavallo e voleva montare come tutti quanti, ma era grasso e asmatico, portava una corazza pesante e il cavallo era alto, sicché non riusciva a salire in arcione.

[…]

Un uomo d’arme gridò: “Presto Monsignore, montate!” e sollevò Nobuyori.

Di certo aveva mal calcolato lo sforzo, perché Nobuyori, passando oltre la sella, cadde lungo disteso sulla pancia dall’altra parte.

E’ pieno inverno, una pioggia a verso ghiaccia sulle armature, le montagne sono coperte di neve, il vento soffia freddo come la morte.

Davanti a Taiken arriva l’avanguardia Taira, condotta dal primogenito di Kiyomori, Shigemori. Secondo l’Heiji monogatari l’avanguardia era costituita da 500 cavalieri, il che vorrebbe dire circa 1000-1300 persone. A naso, è più probabile che 500 fossero i combattenti in generale, di cui probabilmente 200-250 soltanto erano a cavallo.

Secondo la tradizione, Shigemori si presenta (nanori) e sfida il comandante avverso. Stando all’Heiji monogatari, Nobuyori si caga talmente in mano che Shigemori sfonda ed entra quasi senza colpo ferire, ma aveva fatto i conti senza Yoshihira, che carica nel mucchio insieme a 17 dei suoi gagliardi migliori.

Si gettò in mezzo a cinquecento cavalieri, dall’ovest all’est, dal nord al sud, in lungo e in largo in tutti i sensi come le zampe di un ragno cozzò col nemico, poi riemerse e gridò:

“Non occupatevi degli uomini di rango, sarebbe uno sbaglio! Occupatevi solo del loro capo Shigemori! Quello là, con la corazza a lacci rossi e gialli a piastre disseminate di farfalle, quello che cavalca il sauro, è lui il loro capo! Catturatelo, portatemelo vivo miei bravi!”

Sotto l’assalto dei Genji, gli Heike rifluiscono nel viale, ma tornano all’assalto, solo per farsi rompere le corna di nuovo. Aizzato da suo padre, Yoshihira li incalza e si fionda dietro a Shigemori, che era rimasto separato dai suoi e si ritrovava con due compagni e Ganda il Malvagio alle calcagna.

Della scazzottata narrata nello Heiji monogatari vi riporto solo un brano, straconsiglio la lettura.

La freccia trafisse il ventre del cavallo. Quello s’impennò e Shigemori fu disarcionato sui cavalli di frisia. Il suo casco cadde, i suoi capelli si sciolsero. Il cavallo di Genda il Malvagio saltando [il Fossato] urtò i cavalli di frisia e crollò a terra. Nel mentre Kamada passò il Fossato per raggiungere Shigemori, ma quando cercò di afferrarlo Shigemori gli picchiò l’estremità dell’arco sulla calotta dell’elmo per impedirgli di avvicinarsi, e appena l’alto mollò, afferrò il suo elmo, se lo mise, annodò saldamente il laccio, poi scosse la polvere con lo scudiscio e si erse in piedi sui cavalli di frisia.

Nel frattempo Yoshitomo tiene la porta di Yūhō, dove si presenta il fratello di Kiyomori, Yorimori. Dopo il nanori di rito, Yoshitomo spedisce i suoi a fare un po’ di polpette di Taira. Nella prima ondata cavalcava anche Yoritomo, terzo figlio di Yoshitomo, che a 13 anni era abbastanza grande per combattere.

Stando alla tradizione, il ragazzino freddò due cavalieri e ne infrecciò un terzo. Insieme a un piantone a un posto di blocco (soon), possiamo considerare un bodycount di 4 per il suo primo fatto d’arme. Il che non impedirà a suo fratello Yoshihira di trattarlo da caccola pallemolli lo stesso, ma si sa, i fratelli maggiori sono il sale della vita.

Long story short, i Taira ripiegano su Rokuhara, apparentemente gonfi come zampogne, e i Genji compiono l’errore del secolo: gli corrono dietro fino a Rokuhara, lasciando il Palazzo sguarnito.

Mine de rien, mentre i Minamoto si accalcano tutti in riva al fiume, altri Taira gli mangiano il Palazzo alle spalle. Yoshitomo cerca di sfondare a Rokuhara, ma non ne vengono a capo e devono darsela a gambe.

E’ la fine dalla battaglia della porta Taiken, e della guerra.

 

Nobuyori provò a chiedere pietà a Goshirakawa, ma Kiyomori lo fece scapitozzare insieme a decine di altri prigionieri.

Yoshitomo fuggì verso est con i suoi tre figli. Yoritomo, esausto, fu lasciato indietro e si perse nella neve, per poi finire catturato e portato a Rokuhara. Gli altri si rifugiarono ad Aohaka, dove viveva una ganza di Yoshitomo. Lì decidono di separarsi e Yoshihira parte per Echigo.

Il secondo figlio di Yoshitomo, Tomonaga, si era preso una freccia nella fuga. Quando il dolore gli impedisce di partire, suo padre decide che l’unica soluzione è tagliargli la testa, tanto o è troppo ferito per sopravvivere o è troppo vigliacco per obbedire. Alé.

Ucciso suo figlio, Yoshitomo si rifugiò da degli alleati in Owari, che lo accolsero a braccia aperte e lo accoltellarono nella vasca da bagno.

Quanto a Yoshihira, saputa la morte del padre e senza più un posto dove andare, tornò alla Capitale nella speranza di vendicarsi. Venne beccato e decollato nel greto del fiume.

Ora, Yoshitomo aveva altri tre figli, ancora bambini. La madre si chiamava Tokiwa, e si favoleggiava fosse una delle più belle donne della Capitale. Quando le cose girarono male, Tokiwa prese i bambini e scappò, intenzionata a non farsi prendere.

Purtroppo per lei, Kiyomori riuscì a mettere le mani su sua madre, che vene arrestata e messa sotto torchio. Tokiwa tornò indietro coi figli, perché la mamma è sempre la mamma. Riuscì però a sedurre Kiyomori a furia di lacrime e moine, e alla fine gli strappò una grazia per i suoi bambini.

Di questi tre marmocchi, uno era appena nato. Si chiamava Ushiwaka e fu chiuso in un monastero. Quando crebbe gli venne dato un nome da adulto: Minamoto no Yoshitsune. Yoshitsune è la prova vivente che i bambini non vano risparmiati.

Anche Yoritomo fu graziato, e spedito in esilio nella provincia di Izu. Nella fattispecie fu una decisione ancora più cretina, dato che il ragazzino era legalmente adulto.

Secondo Uesugi Kazuhiko, il conflitto di Heiji è, al succo, un braccio di ferro tra il capoccia dei Minamoto e il capoccia dei Taira. Non solo si delinea la rivalità tra i due clan, ma si conferma una separazione geografica d’influenze: semplificando, ai Minamoto l’est e ai Taira l’ovest.

Ma niente spoilers! Con la fine di Heiji comincia un periodo di egemonia Taira.

Kiyomori. Mi scuso per il formato ma hey, a scanner donato non si guarda un bocca!

Una delle caratteristiche più notevoli è la politica matrimoniale menata da Kiyomori. Come già i Fujiwara prima di lui, il capo dei Taira trovò il modo di sposare le proprie figlie nella Casa Imperiale, in modo da essere prima suocero e poi nonno dell’Imperatore in carica. La cosa non piacque ovviamente agli alti dignitari, ma non erano più loro a comandare ormai.

Non solo: tra il 1159 e il 1167 la carriera di Kiyomori e dei suoi parenti stretti ebbe un’impennata. Nel 1167 non solo i suoi occupavano posti chiave nella Corte, ma lui stesso era stato nominato Ministro degli Affari Supremi, la carica più alta ottenibile. Mai un guerriero era assurto a tanto onore.

Suo figlio Shigemori divenne il capo del braccio armato dell’Impero: lo stesso anno in cui Kiyomori divenne Ministro la Corte investì Shigemori dell’onere e onore di imporre pace e ordine nell’impero (tsuibu kanpu, un decreto di inseguimento e cattura). Ora, tradizionalmente lo tsuibu kanpu veniva conferito come potere temporaneo e specifico: qualcuno a un certo momento aveva diritto di levare truppe per sedare una particolare rivolta. Nel caso di Shigemori, non venne specificato l’oggetto della missione, né il limite di tempo o di spazio in cui Shigemori poteva muoversi. In parole povere, Shigemori, l’erede del clan Taira, venne investito come protettore del Paese.

I Taira d’altronde consolidarono le loro basi economiche da un lato con lo sfruttamento dei loro privati, dall’alto col traffico marittimo con la Cina dei Song. Negli anni della loro ascesa si fecero tondi, e impiegarono il loro potere e la loro ricchezza per tessere una rete di alleanze con altri clan e bande.

Molti storici, tra cui anche Francine Hérrail Martire, accusano i Taira di due errori capitali: aver cercato d’infiltrarsi nella Corte invece di creare istituzioni più congeniali, e aver favorito il Kinai a scapito del resto del Paese. In altre parole, i Taira avrebbero mancato di lungimiranza, avrebbero cercato di assimilarsi ai nobili invece di proteggere gli interessi della classe guerriera.

Farris dal canto suo stressa la grande continuità tra Kiyomori e il successivo Yoritomo, e gli innegabili sforzi che i Taira hanno fatto per diramare il controllo e la rete di alleanze in tutto il Paese (non solo nel Kinai). Se nel 1156 era vero che i Taira erano basati sul Kinai e i Minamoto nell’est, nel 1170 Kiyomori a spinto i suoi rampini anche nelle regioni orientali. Alcuni ricercatori come Nishimura sottolineano che l’amministrazione di Rokuhara aveva di certo organi per la gestione degli affari dei vassalli, simili a quello che sarà poi, con Yoritomo, il samurai dokoro.

In altre parole, i Taira sarebbero stati più innovativi di quanto una certa tradizione storiografica li dipinge. Più innovativi, sì… ma non abbastanza.

Farris suddivide l’egemonia Taira in tre fasi, 1160-1177, 1177-1180, 1180-1185.

Nella prima fase, i Taira si occuparono per l’appunto di diramare e consolidare la loro rete di alleanze e le loro basi economiche. La cosa li portò sempre più ai ferri corti con Goshirakawa.

Nel 1169 Goshirakawa, già Imperatore Ritirato, entrò in religione, ritirandosi dagli affari.

Per avere un’idea del potere che Kiyomori e suo figlio Shigemori detenevano, basta citare un noto incidente. Un bel giorno del terzo mese, il secondogenito di Shigemori incontrò il corteo del reggente Fujiwara no Motofusa. La scorta di Motofusa accusò i Taira di non aver effettuato il geba (scendere da cavallo, segno di rispetto dovuto a un alto dignitario), e i bravi vandalizzarono il carro del ragazzo.

Motofusa si profuse in scuse e cercò in tutti i modi di placare Shigemori, ma questo, senza un ordine o un mandato, mandò i suoi bravi a fare irruzione in casa di Motofusa e catturare i colpevoli.

E’ importante notare che nelle fonti antiche Kiyomori è stato descritto come un ambizioso despota senza scrupoli. Ora, premesso che molto probabilmente il ritratto è abbastanza accurato, c’è anche da tenere presente che chi scrive in questo periodo sono i nobili, e i nobili lo odiavano.

Quel che è certo è che non tollerava minacce alla sua posizione.

Nella seconda fase (1177-1180) Kiyomori fece un ripulisti generale di oppositori e gente antipatica. Lui è la figura centrale del clan e dell’esercito, e detto esercito è costituito da vassalli personali dei Taira e uomini arruolati via i governi provinciali (in cui i Taira hanno molti arpioni).

Il primo anno di Jishō (1177) alcuni consiglieri di Goshirakawa si riunirono nella proprietà di Shishigatani per complottare la caduta dei Taira, brutti parvenus puzzolenti di caserma. Questo incidente è solo lo sfociare di un crescente malcontento tra gli alti dignitari, che si trovavano sorpassati a destra nella corsa alle funzioni.

Per fortuna di Kiyomori, i nobili si riconfermarono come i dodo dell’Arcipelago: uno di loro era una spia.

La mannaia cadde sui congiurati. Fango e sangue schizzarono anche sulla reputazione senza macchia di Shigemori, che era genero di uno dei traditori, e soprattutto sui monaci dell’Enryakuji, che i congiurati pensavano di impiegare per combattere i Taira. Ora, i monaci rompevano i coglioni da decenni, plus erano gente imprevedibile, fedele solo al proprio tempio e ai propri interessi. Kiyomori colse la palla al balzo per riportarli sotto il suo tallone d’acciaio.

L’incidente guastò del tutto i rapporti che ancora restavano tra Goshirakawa e il suo ex-favorito Kiyomori, oltre che peggiorare le tensioni già esistenti coi Fujiwara e con le grandi istituzioni religiose.

Shigemori morì il settimo mese dello stesso anno. La sua perdita fu accusata da Kiyomori, che si ritrovava odiato da un’aristocrazia che non l’ha mai accettato e grandi templi che volevano solo riprendere a legnarsi indisturbati.

Kiyomori non aspettò, passò all’azione. L’undicesimo mese raccattò un migliaio dei suoi e montò alla Capitale, dove depose Motofusa, esiliò un congruo numero di suoi oppositori (tra cui Yorimori, ve lo ricordate?), chiuse Goshirakawa nel Toba-in e mise un punto al potere dell’Imperatore Ritirato. Sul trono piazzò Takakura, Imperatore politicamente trasparente e suo genero. Pochi mesi dopo fu il turno di Takakura di levarsi di torno: sul trono fu messo il nipote di Kiyomori, Antoku, l’Imperatore bambino.

Ho accennato sopra alle obbiezioni di Farris sul ritratto storico di Kiyomori e dei suoi. Resta il fatto che i loro sforzi per stabilire un controllo nazionale dei guerrieri furono comunque insufficienti: non andarono nemmeno vicini all’assicurarsi alleati sicuri in tutto il Pese.

E’ il periodo di massima ascesa dei Taira, il 1180. E come sapete, più in alto sali, più male ti fai quando caschi sul culo.

Ma di questo parleremo un’altra volta.

MUSICA!

——————————————————————————————————————————————

Puntata precedente:
Genpei 0.1

BIBLIOGRAFIA

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, 1995, Cambridge

UESUGI Kazuhiko, Genpei no sōran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

KAWAJIRI Akio, Taira Masakado no ran, Yoshikawa Kōbunkan, 2007, Tōkyō

HERAIL, Francine, Aide-mémoire pour servir à l’étude de l’Histoire du Japon des origines à 1854

SIEFFERT René, Le Dit de Hōgen; le Dit de Heiji, Verdier, 2007, Francia

 

 

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11 thoughts on “Genpei 0.2: i disordini di Heiji

  1. Mazzate mazzate mazzate!
    Cmq pensavo si menassero in di più i jappi, invece erano risse da quartiere.
    Aspetto il seguito con ansia!

    PS
    ma sti monaci di merda che mizzica erano?
    Pure a shogun total war sono delle macchine da guerra ma non ho mai capito perchè…

    • Hey, dagli tempo, si stanno ancora scaldando! ^_^ Poi conta che nel 1200 la popolazione intera contava forse 7 milioni di aabitanti, non avevano i numeri per mettere su caroselli di sangue come nel celeberrimo periodo Sengoku.

      Ah, i monaci della montagna! Scriverò un articolo su di loro. In ultra-succinto, i grandi monasteri (in particolare quelli delle sette Tendai e Shingon, del Buddhismo Esoterico) si erano dotati progressivamente di gruppi armati e mercenari per proteggere e spingere i loro interessi secolari, e per portare avanti i bisticci con altri monasteri. Spesso si menavano tra loro, e altrettanto spesso andavano a vandalizzare la Capitale per farsi favorire. Se il Governo cedeva, pochi giorni dopo erano quelli di un altro tempio che scendevano a vandalizzare, e bisognava dare un contentino anche a loro. Quando i monaci calavano dalla montagna, non solo contavano decine di facinorosi armati, ma si facevano scudo dei palanchini sacri, contro cui di solito le guardie non osavano tirare.

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