Sabaton: Heroes

Il 16 usciva il nuovo album dei Sabaton, Heroes. Ho usato spesso le loro canzoni in fine articolo, e credo che continuerò a usarle, visto che si sposano bene col tema generale di questo postaccio: guerre e botte.

Quindi colgo l’occasione per dire due cose sulla loro ultima fatica.

A differenza di altri album, Heroes si concentra su individui o gruppi relativamente ridotti più che su battaglie celebri. Canzoni sui singoli ne hanno fatte anche prima (prima tra tutte White Death), ma è la prima volta che ne fanno tutta una serie.

Ma di che parla Heroes?

Night Witches

Nachthexen, i piloti donna del 588° Reggimento per il Bombardamento Notturno dell’aviazione sovietica, creato dal Colonnello Marina Raskova e dal Maggiore Yevdokia Bershanskaya.

                                                       

Marina Raskova e Yevdokia Bershanskaya

Era l’Ottobre del 1941, quando fu dato l’ordine di creare tre reggimenti di aviatori il cui personale doveva essere completamente femminile: dai piloti ai meccanici ai tecnici. Il 588° era uno di questi. Il reggimento, che arrivò a contare un’ottantina di persone, doveva assillare i tedeschi e operare bombardamenti di precisione dal 1942 al 1945. Queste signorine furono estremamente attive: ognuna di loro con 800 o più missioni all’attivo e 23 di loro decorate come Eroi dell’Unione Sovietica. Trenta non videro la fine della guerra.

Sarebbe abbastanza badass così, ma va dato uno sguardo ai trabiccoli su cui viaggiavano: biplani Poliakarpov Po-2, roba concepita nel ’28 e mai intesa come aereo da guerra! Se da un lato questi marhingegni erano molto manovrabili, non potevano portare che poco peso, e ogni notte erano necessarie più missioni (anche 15 per notte!).

Sì, viaggiavano su roba del genere nel ’42

Ma non tutte le magagne vengono per nuocere: I Po-2 erano lenti, chiocciole a motore, così tanto da essere più lenti della velocità di stallo degli aerei tedeschi. La cosa complicava non poco la vita dei crucchi. Lenti e molto bassi, questi aggeggi di cartoncino e colla vinilica silenziavano il motore in vista del bersaglio e planavano: il fischio del vento era la sola cosa che i mangiacrauti udivano prima che le matrioske cominciassero a cadere. Questa pare l’origine del soprannome.

I piloti, che di solito avevano appena la ventina, venivano formati a Engels, nei pressi di Stalingrado. E i crucchi non erano il loro unico problema. Ostilità, molestie sessuali e discriminazione da parte dei loro colleghi erano continue. Ve lo immaginate in un romanzo? Il pilota maschilista che mette le mani addosso a una collega membro di un reggimento con ottime prestazioni? Roba da buttare la sospensione dell’incredulità alle ortiche. Ma la realtà ha sempre più fantasia di noi, e “ma è successo davvero!” non è una scusa, in narrativa…

I bersagli preferiti delle Streghe erano campi, depositi di rifornimenti, retroguardie. Oltre ai danni materiali, le loro azioni impedivano ai crucchi un riposo normale e minavano il morale della truppa.

Incapaci di pizzicarle coi radar, i crucchi si buttarono sui riflettori. Piazzate intorno ai bersagli sensibili, le luci disegnavano cerchi nel cielo. Una buona idea, ma non avevano fatto i conti con le russe, che si organizzarono per volare a gruppi di tre. Due volavano in parallelo e attiravano l’attenzione dei riflettori. Quando i fasci di luce erano concentrati su di loro, i piloti invertivano la rotta, si separavano, e poi erano cazzi loro staccarsi di dosso l’occhio nemico. Nel frattempo, la terza Strega poteva avvicinarsi al bersaglio e lasciare le bombe. Se i tre arei se la cavavano, si riunivano e cambiavano i ruoli, finché tutti e tre non avevano scaricato i loro souvenirs. E potevano rientrare per essere ricaricate. Anche quindici volte a notte.

 

No bullets fly

Il 20 dicembre 1943, dopo un bombardamento riuscito su delle industrie aereonavali di Brema, Charles “Charlie” Brown cercava di riportare indietro la carcassa della sua Fortezza Volante B-17. Dopo la contraerea e uno stormo di Bf-109 e FW-190 incazzati, l’aereo di Brown aveva due motori morti, un terzo danneggiato, circuiti idrailici, elettrici e di areazione in avaria, e un equipaggio costituito da un morto e nove feriti (incluso Brown stesso, sforacchiato alla spalla).

Charlie Brown

Fu allora che un pilota crucco intento a fare il pieno lo vide. Il pilota era Franz Stigler, un veterano con 22 vittorie all’attivo e a un passo dal ricevere la Knight’s Cross. In altre parole, Stigler vide la propria medaglia solcare i cieli spitacchiando fumo e catrame. Saltato sul suo Bf-109, il crucco raggiunse in un niente la Carcassa Volante.

Franz Stigler

In un’intervista a Michael Fuller, Stigler racconta di aver avvicinato da dietro l’aereo, di aver aspettato per dare una chance alla coda di sparare. Non c’era stato movimento, il tail gunner era morto. Stigler volò a 20 piedi, vide il gunner a muzzo nel proprio sangue, e non riuscì a sparare. Affiancò l’aereo, e capì che anche il resto dell’equipaggio era ridotto male.

Stigler non avrebbe mai tirato su qualcuno in paracadute. Un suo superiore in nordafrica era stato chiaro: “voi siete piloti combattenti, prima, dopo, sempre. Se vengo mai a sapere che uno di voi ha tirato su qualcuno in paracadute, gli sparerò di persona.” Davanti allo spezzatino di yankee che viaggiava nel Rottame Volante, Stigler si disse che ridotti com’erano, era come se fossero già in paracadute.

Invece di dargli il colpo di grazia e guadagnarsi la medaglia, decise di spingerli ad atterrare, lì o in Svezia. Brown non intese o non volle intendere i segni di Stigler e tirò dritto sul Mare del Nord, un vespaio di crucchi inferociti. Dal canto suo, Stigler si rese conto di quanto gli yankee fosseo zucconi, ma invece di abbandonarli al loro fato, volò con loro fin fuori dalla zona di rischio, prevenendo l’attacco della contraerea. Una volta al sicuro, fece un cenno di saluto, e tornò dai suoi.

Stigler aveva il dovere di tirar giù il B-17, lo sapeva. Nell’intervista Stigler spiega di non essere riuscito a ucciderli. Alla domanda “perché lo hai scortato”, Stigler rispose “Because I didn’t want anyone else to get him“. Stigler non era un pacifista né un tenero. Lo stesso giorno, aveva abbattuto 2 B-17. Non gli piaceva, ma lo faceva, come tutti gli altri. Non con Brown, non dopo aver visto l’altro pilota in faccia.

All’arrivo di Brown alla base, i superiori gli vietarono di parlare della propria avventura a chicchessia, per non ispirare simpatia per il nemico. Come disse lui stesso “qualcuno ha deciso che non puoi essere umano e volare in una carlinga tedesca”. Nemmeno Stigler ne fece mai parola, dato che quel gesto di cavalleria poteva significare un’ultima sigaretta davanti a un plotone d’esecuzione.

La guerra finì, i crucchi persero (Spoiler), Brown se ne tornò in West Virginia, finché, dopo 47 anni, non riuscì a ritrovare il pilota che in guerra aveva risparmiato lui e i suoi compagni. Salvare la vita a qualcuno e alla sua squadra a rischio della pelle può essere un buon inizio per un’amicizia. Brown e Stigler rimasero in stretti rapporti fino al 2008: i due piloti in pensione morirono lo stesso anno, a pochi mesi di distanza.

With all said and done, questa storia è una bella storia e dà un’idea della complessità che c’è nella testa di un uomo in una situazione del genere.

 

Smoking Snakes

La canzone che meno ho capito. Beninteso, musicalmente non è male, ma in compagnia degli altri Eroi costoro sembrano un po’ fuori posto. Ma andiamo con ordine.

La Seconda Guerra Mondiale si scatenava, e mentre tutti i paesi industrializzati correvano all’annientamento reciproco, il Brasile restava neutrale. Per il presidente Vargas, “i serpenti avrebbero fumato” prima di un cambiamento, che era un po’ come dire “entreremo in guerra quando i maiali voleranno”. Ma nell’agosto del ’42 in Brasile era tutto un cinguettar di porci tra i rami e i cobra facevano anelli con la pipa.

Nel gennaio del ’42  il Brasile aveva deciso di interrompere ufficialmente i suoi rapporti con l’Asse. I crucchi non la presero molto bene, e a farne le spese furono le navi mercantili brasiliane. In tutto, l’Asse tirò giù 36 navi, per un totale di più di 2.600 morti. Dopo un ultimo dispetto da 600 morti, i serpenti iniziarono a rollarsi sigari.

Vargas spedì i suoi in Italia in sostegno degli alleati. La Força Expedicionària Brasileira (FEB) aveva adottato l’espressione del presidente come motto, addirittura come patch ufficioso.

Pare i brasiliani combatterono inaspettatamente bene, al punto che una nuova espressione entrò nel già colorato insieme dei modi di dire: “the snake is smoking”, per dire “ora si fa sul serio”. In realtà, per quanto ne so, i soldati brasiliani combatterono bene come molti altri, senza distinguersi in azioni particolarmente eclatanti. Insomma, la loro presenza in questo album è boh.

Tornando a noi, la BEF, sotto il comando del Generale Mascarenhas de Moraes, combatteva con la V° Armata (sotto Clark prima e Truscott poi) e il IV° Corpo d’Armata (sotto Crittenberger). Era organizzata sul modello di una divisione di fanteria americana, con circa 15.000 uomini in gruppi di compattimento (Combat Regimental Team).

Il 16 giugno del ’44, i primi soldati della BEF sbarcarono a Napoli, e forse è per questo che i Sabaton ne parlano.

Ok, sto scherzando.

Dopo un primo tempo di adattamento (tipo trovare le armi!) e qualche missione di ricognizione, i brasiliani furono messi al pezzo contro la Linea Gotica, dove i tedeschi gli ruppero le corna. Andò meglio a fine febbraio, inizi marzo, quando riuscirono a sloggiare i crucchi da certe posizini chiave degli appennini.

Il 25 aprile, coordinandosi coi partigiani, gli Alleati presero una serie di città chiave, tra cui Parma, Venezia e Trieste, e il 28 quelli della BEF si rifecero con una bella figura nella Battaglia di Collecchio, ottenendo, tra l’altro, più di 13.000 prigionieri. Questo scombinò il piano del comandante tedesco in Italia, dato che si basava sulle truppe di Fornovo per un contrattacco. La batosta, più la notizia della caduta di Berlino e della morte di Hitler, persuasero i crucchi alla resa. Il 2 Maggio i brasiliani raggiungevano i francesi a Torino. Era la fine ufficiale delle ostilità in Italia.

Insomma, la partecipazione brasiliana fu dignitosa, ma tra tutti gli altri titoli, questo è quello che più mi lascia perplessa.

 

Inmate 4859

Ecco, per me costui quanto a palle d’acciaio si mangia i brasiliani con tutto il serpente.

Witold Pilecki

La canzone parla di un soldato polacco, Witold Pilecki. La sua carriera era cominciata nel 1918 quando, appena diciassettenne e residente in Lituania, si era unito a un gruppo polacco di autodifesa nella zona del Wilno. Combatté contro i bolscevichi tra il 1919 e il 1920, si arruolò nell’esercito regolare e combatté di nuovo nella ritirata da Kiev e ancora alla battaglia di Varsavia e nella foresta di Rudniki nell’estate del 1920.

Nel ’39, Pilecki fu uno dei fondatori di un gruppo di resistenza polacca, la Tajna Armia Polska (TAP), che pochi mesi dopo contava già 8.000 uomini e forniva informazioni ad altri resistenti, come quelli dell’Esercito Confederato (KZ) e della Confederazione della Nazione (KN).

Nel 1940, quando ancora non era ben chiaro cosa combinassero i nazi nei loro lager, Pilecki decise di infiltrare niente meno che Aushwitz per organizzare una ribellione all’interno del campo. Il 19 settembre, sotto il nome di Tomasz Serafinski, si fece arrestare e spedire nel più noto dei campi di sterminio. Il suo numero era 4859.

Foto ricordo

Nel campo, sopravvivendo polmonite e barbarie, Pilecki riuscì a organizzare un movimento segreto coerente. L’organizzazione faceva circolare notizie, assisteva i prigionieri e, soprattutto, iniziò a inviare informazioni su quello che davvero succedeva dietro la rete elettrificata. Già dal 1941, tramite la resistenza polacca, Inghilterra e Stati Uniti ricevevano rapporti precisi sull’Olocausto, scritti da lui, che lo stava sperimentando sulla propria pelle.

Pilecki aveva contatti coi suoi. Aveva qualche possibilità di scappare, possibilità che gli altri prigionieri non avevano, ma decise di restare, e continuare a mandare informazioni, organizzare il suo gruppo, nell’attesa che gli Alleati gli dessero un qualsiasi sostegno logistico. Un appoggio, e Aushwitz avrebbe potuto sparire nel ’42.

Sappiamo com’è andata. Non ci fu nessuna azione da parte degli inglesi o degli americani. Pilecki rimase nel campo fino al ’43, nella speranza di poter liberare i deportati, finché non si rese conto che gli Alleati li avevano abbandonati, lui e tutti quelli chiusi dentro con lui. Nel frattempo, la Gestapo si era accorta dei maneggi suoi e del suo gruppo. In un giro di vite, molti dei compagni di Pilecki furono catturati, e vi lascio immaginare cosa sia successo loro. Pilecki, dal canto suo, si rese conto che l’aiuto non sarebbe mai arrivato.

Nella notte tra il 26 e il 27 aprile, dopo due anni e mezzo di volontaria permanenza, Pilecki evase, la Gestapo alle costole. Nonostante questo, tornò nei paraggi lo stesso anno, fino ad Agosto: voleva liberare il campo. Non è che dopo l’ennesimo scacco e la morte di un altro dei suoi che si rese conto di non avere le forze necessarie.

Pilecki scrisse un rapporto completo agli inglesi, dettagliando il numero dei morti e le condizioni dei prigionieri. I brits lo mandarono a spasso: i numeri erano troppo astronomici, e che ne poteva sapere lui che c’era stato quasi tre anni? Inaffidabile. Niente supporto aereo, niente aiuto.

Nel ’44 Pilecki chiese aiuto perfino ai Russi, che si trovavano in una buona posizione rispetto al campo. Anche i russi lo mandarono a spasso. Niente aiuto, niente sostegno ai suoi compagni rimasti dentro. Pilecki rimase il solo a passare ai suoi quel poco di sostegno che era in misura di dare.

Pilecki fu poi catturato durante il sollevamento di Varsavia nel ’44, ma nel Luglio del ’45 riuscì a raggiungere i suoi connazionali in Italia, dove combatté fino alla fine della guerra, per poi tornare in Polonia.

Nel ’46, il governo polacco in esilio gettò infine la spugna: non c’erano speranze per la Polnia, che i partigiani cessassero ogni attività o riparassero in Occidente. Pilecki fu informato che la sua copertura era saltata e che gli veniva ordinato di andarsene. Abbandonato per l’ennesima volta, Pilecki li mandò a cagare e rimase. Imperterrito, dal ’47 si mise a raccogliere prove sulle atrocità commesse dai sovietici.

Non durò. Pilecki fu catturato e torturato, ma non rivelò nessuna informazione sensibile. Il processo cominciò nel marzo del ’48. Tra gli accusatori c’era anche il futuro primo ministro e sopravvissuto di Aushwitz, Jozef Cyrankiewiz.

Pilecki fu ucciso il 25 maggio 1948.

Nella sua ultima conversazione con la moglie, disse che Aushwitz non era stato niente in pragone a quello che i sovietici gli avevano fatto. Le sue ultime parole furono “Lunga vita alla Polonia libera”.

Quanto alla sua storia, non emerse che dopo l’89. Il Capo Rabino di Polonia, Schudrich, commentò: ““an example of inexplicable goodness at a time of inexplicable evil. There is ever-growing awareness of Poles helping Jews in the Holocaust, and how they paid with their lives, like Pilecki. We must honor these examples and follow them today in the parts of the world where there are horrors again.”

To hell and Back

 Gli americani hanno manovrato male ad Anzio. Sono sbarcati, si sono presi paura, invece di avanzare si sono apprattati sulla spiaggia e nel frattempo i crucchi si sono organizzati. Da quel momento fu il tiro all’anatra.

Tra i soldati mandati al macello c’era Audie Murphy.

Audie Murphy

Murphy era un ragazzo del Texas, nemmeno ventenne, orfano di entrambi i genitori, con documenti falsi dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Nel gennaio del ’44, appena diciannovenne e promosso sergente di fresco, fu ricoverato a Napoli per curarsi la malaria: non era quindi ad Anzio per il primo sbarco. Raggiune i suoi dopo 8 giorni di trattamento. Per mesi lui e il suo plotone combatterono sulla costa. Il 2 marzo incapparono in un tank crucco e riuscirono a macinarne l’intero equipaggio. Murphy fu quello che prese il rischio di andare a far saltre il tank, il che gli valse la Stella di Bronzo. Dopo il fatto, Murphy e i suoi continuarono a operare, finché una ricaduta di malaria non lo rispedì all’ospedale. Non per molto.

Murphy si distinse ancora in Francia con azioni eclatanti. Fu di nuovo decorato, perse il suo migliore amico. Man mano che il fronte avanzava, ricevette il Cuore di Porpora, poi la Stella d’Argento, e infine una palla di cecchino nella coscia, con cancrena allegata. L’operazione lo parcheggiò in ospedale per mesi, in attesa che gli ricrescesse il quadricipite, onde poi essere mandato nei Vosgi, dove si distinse ancora crivellando da solo una cinquantina di crucchi.

Infine, dopo l’inverno di inizio ’45, fu ritirato dal fronte con un’altra medaglia, la Legione al Merito.

Murphy tornò vivo a casa, ma non intero. Già durante la guerra aveva iniziato a soffrire di insonnia e depressione, e al ritorno fu anche peggio. Sfibrato dallo stress, dormiva con una pistola carica sotto il cuscino, imbottito di sonniferi, perseguitato da incubi sulla guerra. I fantasmi e i rimorsi lo perseguitarono per tutta la vita. Gli amici che aveva lasciato indietro, i bimbetti tedeschi che aveva reso orfani, i cadaveri suoi e degli altri gli rimasero addosso.

La canzone riprende i versi di una poesia scritta da Murphy stesso, “The Crosses Grow on Anzio”. Il titolo, To hell and back, è quello della sua autobiografia.

Infine, il pluridecorato volontario morì nel 1971, in un crash aereo. Ancora oggi è considerato come uno dei migliori combattenti dell’esercito americano nell’ultimo secolo.

 

The Ballad of the Bull

Leslie “Bull” Allen era un soldato australiano, veterano della 17° brigata di fanteria australiana. Appena ventenne si distinse il Libia e in Siria, non come cazzutissimo guerriero, ma come cazzutissimo camallo: Leslie portava la barella.

Leslie “Bull” Allen

Come Audie Murphy, anche il Toro era orfano, e si era fatto il mazzo con lavori pesanti dall’età di 12 anni. A 21 si arruolò nell’Australian Imperial Force e fu spedito in Palestina. Durante il suo servizio in Medioriente fu decorato per il coraggio mostrato nel recupero dei feriti sotto il fuoco nemico.

Il soprannome “Bull” gli fu affibbiato in questo periodo. Leslie era uno huge fellow di 1m80, forzuto, pesante, con un umorismo distorto e una risata risonante. Infaticabile e inarrestabile, Leslie non mostrò mai paura in azione. Il Toro era il tipo che imbottiglia le proprie ansie senza mostrarle, ma anche lui era umano come gli altri, e nel ’41 fu ricoverato per ansia e nevrosi.

Curato alla spiccia, fu rispedito il prima possibile coi suoi e partì per la campagna di Wau-Salamaua.

Il 30 giugno 1943 gli yankees diedero l’assalto alla posizione giapponese sul monte Tambu. Gli australiani non avevano previsto di prendere parte al combattimento. Leslie “Bull” non rimase in disparte, salì sul monte e andò a raccattare i feriti, anche se non erano dei suoi. Lui da solo riportò a spalle 12 soldati americani, su e giù dal monte senza fare una piega, come se fosse stato “in gita domenicale”.

La guerra aveva avuto il suo impatto sul Caporale Allen. Verso la fine del ’43 fu ritirato dal fronte per un periodo di licenza. Leslie aveva sempre avuto problemi con l’autorità, ma dopo la campagna di Wau-Alamaua il suo comportamento era peggiorato, era diventato imprevedibile, finché un bel giorno il Toro non prese a pugni un ufficiale e non finì sotto corte marziale. Fu assolto per ragioni mediche e congedato nel settembre del ’44.

In Australia tornò un veterano decorato di tre campagne e incapace di parlare. Ci vollero mesi perché il Toro riprendesse una parvenza di normalità. L’esercito americano comunque gli riconobbe i meriti, e dopo il congedo gli conferì la Croce d’Argento per il salvataggio sul Monte Tambu.

 

Resist and bite

Résiste et mords, il motto degli Chasseurs Ardennais. Si tratta di una formazione di fanteria belga il cui ruolo era di vegliare sul confine tra Belgio e Germania. Verso la fine del ’39 gli Chasseurs contavano nel complesso circa 30.000 uomini, sotto il comando del generale Maurice Keyaerts.

Resisti e mordi, il simbolo degli Chasseurs

Il 10 maggio 1940, prima dell’alba, movimenti sospetti di truppe convinsero Keyaerts a far saltare i ponti di confine senza previa autorizzazione dello Stato Maggiore. Quando i crucchi finalmente si mossero, Guderian si trovò bloccato a Chabrehez da un centinaio di Chasseurs e motociclisti rimasti isolati dal grosso dei loro e determinati a sparare tutto lo sparabile. Guderain non fu il solo a mordere un nocciolo più duro del previsto. A Martelange e a Bodange poche centinaia di Chasseurs ritardarono 3.000 crucchi. A Bastogne, anche dopo la morte del comandante, un gruppo di Chasseurs bloccò i nazi per tutta la mattina, fottendogli 5 tank con un cannone da 47.

Approfittando della conoscenza del terreno, gli Chasseurs si batterono talmente bene che i crucchi temettero di veder compromessa la rapidità della spedizione. Rommel stesso avrebbe definito i soldati belgi non uomini ma “lupi verdi”.

Gli Chasseurs si distinsero ancora il 25 Maggio presso Vinkt, quando inflissero circa 1.500 perdite ai crucchi. Il contro fu che i nazi, avendo subito una tattica d’infiltrazione, pensarono di avere a che fare con dei tiratori franchi invece che con dei soldati regolari, e reagirono con una rappresaglia storica sul villaggio di Vinkt.

In sunto, gli Chasseurs non riuscrono a respingere l’offensiva, ma combatterono con grande valore, specie durante la Campagna dei 18 Giorni a Martelange, Bodange, Strainchamps, tra Vieslalm e Houffalize, Léglise e Rochelinval, ritardando l’avanzata crucca.

Non sottovalutate mai dei cicllisti in gran numero, MAI!

Soldier of 3 Armies

 Questo tizio è forse l’unico personaggio controverso dell’album, in quanto si tratta di un ex-SS. Stiamo parlando di Lauri Allan Torni, un finlandese che nel ’38, non ancora ventenne, si arruolò nell’esercito finlandese e combatté contro i sovietici nel ’39-’40.

Lauri Torni

Anche dopo, promosso capitano, Torni continuò a combattere appoggiato di nazisti, formando truppe su sci (che si rivelarono, au passage, estremamente efficaci). Nel ’41 ricevette un periodo di addestramento specifico in Vienna, presso le Waffen-SS, onde poi tornare in Finlandia a uccidere bolscevichi. Durante questo periodo fu più volte decorato, ottenendo anche uno dei riconoscimenti maggiori, quello di Cavaliere della Croce di Mannerheim.

Con l’appoggio dei tedeschi, Torni si distinse in diverse occasioni. Nel ’43 fu addirittura creato un distaccamento non ufficiale sotto il suo comando, il Distaccamento Torni. Lui e il suo gruppo fecero tanto male ai russi che Torni divenne l’unico ufficiale finlandese con una taglia sulla testa (tre milioni di marchi finlandesi).

Nel ’44, dopo anni di guerriglia, la Finlandia si arrese all’Unione Sovietica. Torni no.

Si arruolò nelle SS e combatté nella loro marina fino alla fine della guerra. I Russi non apprezzarono: dopo la guerra fecero pressioni sul governo finlandese perché Torni fosse arrestato come collaborazionista, e difatti lo fu, nel ’46. Fuggì e fu ripreso nel ’47 e nel ’48 il presidente finì per accordargli il perdono. Ma Torni non poteva restare in Finalndia. Si rifugiò in Venzuela.

Nel ’50 riuscì finalmente a raggiungere gli Stati Uniti dove, nel ’53, fu naturalizzato e arruolato. Nell’esercito, Torni si abboccò con altri reduci ora finno-americani. Col loro aiuto, il soldato Torni si costruì una nuova carriera, e nel 1960, il novello Capitano delle Forze Speciali Larry Alan Thorne dava corsi di guerriglia e sopravvivenza. Nello stesso periodo servì in Germania Ovest e sulle montagne delll’Iran.

Nel 1963 Torni era in Vietnam. Lui e i suoi furono attaccati a più riprese. Il governo americano lo decorò con due Cuore di Porpora e una Croce di Bronzo per il valore dimostrato nel distretto di Tinh Bien.

Il 18 ottobre del 1965 Torni e il suo elicottero sparirono sorvolando l’attuale Laos. Gli yankees riuscirono a ritrovare i rottami dell’elicottero, ma non il suo corpo. Nel 1966 smisero di cercarlo, ma il dubbio rimase. Torni poteva essere morto, o catturato e tenuto prigioniero.

Nel 1999 dei resti furono riesumati e mandati in America. Torni fu identificato nel 2003 e seppellito con altri soldati morti nello stesso crash, ad Arlington. Dall’età di 19 anni alla sua morte, Torni combatté i comunisti sotto tre bandiere diverse.

 

Far from the fame

Karel Janoušek nacque in Moravia, nel 1893. Suo padre fu uno dei fondatori del Partito Socialdemocratico Cecoslovacco.

Karel Janoušek

I Cechi non erano fans dell’Impero Austroungarico. L’assassinio dell’Ariduca non li scombinò molto. Janoušek non era di certo entusiasta quando, nel 1915, fu arruolato.

Janoušek combatté per la prima volta nel 1916, sull’Isonzo, come Caporale. Pochi mesi dopo fu spedito in Russia nell’offensiva di Brussilov, che costò all’Impero 1,5 milioni di morti. Janoušek fu catturato dai russi e spedito in campo di prigionia presso Kiev. Di lì, evase e raggiunse la Legione Cecoslovacca e via loro l’esercito Serbo in Odessa. Si trattava di un esercito filo-russo ma non zarista. Non rimase nemmeno con loro: in ottobre integrò il primo reggimento di fucilieri Cecoslovacchi in Borispol, altra formazione sotto controllo russo.

Con la caduta degli Zar l’esercito russo si sfasciò. Dopo Brest-Litovsk, i Cecoslovacchi finirono presto nel mirino dei Bolscevichi, determinati a impiegarli nella causa o scaricarli in campi di lavoro. Il 24 maggio la Legione Cecoslovacca ricevette ordine di consegnare le armi (ed eventuali dissidenti). La Legione non si arrese, decise di tagliarsi la via fino a Vladivostok. Janoušek era un dichiarato anti-bolscevico, e fu promosso capitano e comandante ad interim della 7° compagnia, 2° Battaglione, 1° Reggimento. Nel 1920 divenne ufficiale di carriera nel nuovo Esercito Cecoslovacco. Completò la scuola di guerra nel ’23 e si iscrisse subito nella scuola di aureonautica militare: Janoušek sarebbe diventato un pilota.

Non fu un pilota eccezionale, ma fu comunque impiegato come ufficiale in ricognizione. Nel 1930 fu nominato comandante del 6° Reggimento aereo e nel ’33 fu promosso colonnello. Geografia e Meteorologia erano i suoi principali centri d’interesse.

Nel frattempo la situazione bolliva in Germania. Nel 1938 l’Austria fu annessa. I Cecoslovacchi mobilitarono l’esercito. Janoušek, ormai Generale di Brigata, era responsabile della forza aerea della 1° Armata, con 24 squadroni ai suoi ordini.

La Cecoslovacchia divenne protettorato tedesco nel ’39, ma una resistenza anti-nazista si sviluppò all’interno stesso dell’Esercito. Molti ufficiali e soldati espatriarono per ricostituire un esercito all’estero e liberare il paese. Janoušek era tra questi: il 23 giugno del ’39, dopo aver discusso il suo dottorato alla Charles University di Praga, passò il confine e finì per arrivare in Francia. Lì, dal 1 dicembre 1939 al 15 marzo 1940, cercò in tutti i modi di organizzare l’aviazione cecoslovaccca, scontrandosi con l’inettitudine del ministero francese. Un lavoro di Sisifo sfibrante e inconcludente.

Fu finalmente rimpiazzto da Alois Vicherek, dello stesso grado ma più anziano: Vicherek era un pilota migliore, ma il suo coinvolgimento nella creazione del protettorato e nella resa ai nazisti lo rendeva molto impopolare tra i piloti.

Tra l’attacco tedesco e la capitolazione della Francia, 135 piloti Cecoslovacchi combatterono in più di 3000 missioni. Costituivano il 12% della forza aerea francese. Il 18 giugno 1940, con disastro alle porte, Janoušek e un congruo numero dei suoi ripararono in Inghilterra, raggiunti poi alla spicciolata da circa 935 piloti Cecoslovacchi.

In Inghilterra Janoušek divenne il principale artefice della forza aeronautica Cecoslovacca. In barba a tutti i garbugli burocratici, riuscì a far integrare i suoi nella RAF. Per questo fu criticato dai suoi, che videro la sua azione come avventata. Sta di fatto che i tempi erano corti, e se i piloti cecoslovacchi riuscirono a organizzarsi e passare all’azione, anche se sottomessi alla RAF, il merito fu di Janoušek.

In Inghilterra, nel ’45, Janoušek fu il primo cecoslovacco a essere nominato Air Marshall, il grado supremo dell’aureonautica. Il suo ruolo fu tanto militare quanto politico e diplomatico.

Finalmente, il 13 agosto 1945, Janoušek poté tornare in patria.

E lì scoprì che, alla differenza degli imperiali, i nazisti non rispettavano le famiglie dei loro nemici: i suoi erano stati deportati, sua moglie e sua sorella erano morte ad Aushwitz, suo fratello a Buchenwald, due dei suoi cognati erano anche morti in prigione.

Quanto a Janoušek, il governo, interessato a curarsi i rapporti con la Russia, gli preferì il vecchio rivale Vecherek, filorusso. A Janoušek, che venne comunque riassorbito nell’esercito, fu offerto di andare in Canada. Janoušek rifiutò. A quest’epoca si affiliò alla Socaldemocrazia Cecoslovacca.

Tornato in partia dopo anni, Janoušek si ritrovava senza alleati e con tanti nemici.

Dopo il colpo di stato comunista del febbraio del 1948, gli venne fatto capire che era ora di ritirarsi per “ragioni di salute”. In marzo, fiutando l’aria, Janoušek chiese permesso ufficiale di lasciare il pese, gli fu negato. Il 30 aprile fu catturato mentre cercava di espatriare in segreto.

Tra il 1948 e il 1950 il nuovo regime comunista eliminò circa 6500 tra ufficiali e alti ufficiali, e Janoušek fu tra i primi. Per lui, interrogatori e tortura cominciarono il 2 maggio. Il processo cominciò il 17 giugno. L’accusa era tradimento, la pena richiesta l’impiccagione. Alla fine, Janoušek fu condannato a 18 anni di carcere duro, privato del suo rango, delle sue onorificenze e del suo dottorato.

In carcere, una giovane guardia di nome Jaroslav Flemr propose a Janoušek una via di fuga, ma temendo una trappola lui rifiutò. Pessima idea. Flemr fu arrestato e condannato all’ergastolo nel 1950, e così anche Janoušek per aver saputo del piano e non averne parlato. La sentenza di Janoušek fu poi ridotta a 25 anni nel 1955.

Non purgò tutta la pena. Dopo 12 anni di carcere duro, all’età di 66 anni, Janoušek fu lasciato andare. I suoi ex-colleghi marcivano in galera, erano morti, o facevano la fame. Lui morì in povertà nel 1971.

Nella sua luna carriera, Janoušek aveva ricevuto docarazioni da Cecoslovacchia, Russia, Yugoslavia, Romania, Polonia, Francia, Inghilterra, America e Norvegia, tra cui la Legion d’Onore, Cavaliere comandante dll’Ordine di Bath e l’Ordine al Merito di Comandante Americano.

 

Hearts of Iron

Una carta degli spostamenti di truppe, cortesia del buon Dago. La coda del freccione parte da Halbe, la punta passa a nord di Baruth

I russi lanciarono la Battaglia di Berlino il 16 aprile, e il 21 già circondavano la città. Sulle alture di Seelow, non lontane dalla capitale, erano asserragliati gli uomini della IX° Armata. Quando il Fronte Bielorusso li attaccò insieme al Fronte Ucraino, i crucchi della IX° ripiegarono a sud-ovest di Berlino, nella Spreewald, dove rischiarono di farsi imbottigliare.

Hitler, che aveva perso ogni contatto con la realtà, ordinò alla IX° armata di tenere la posizione di Cottbus e, coordinandosi con le divisioni corazzate, circondare gli ucraini, mentre Steiner con non si sa bene cosa avrebbe dovuto intercettare e circondare i bielorussi. No, i crucchi non avevano nemmeno da lontano forze sufficienti per una cosa del genere. Alfred Jodl suggerì di richiamare a Berlino la XII° Armata, piazzata sull’Elba, perché tanto gli americani non si sarebbero spinti più a est del fiume. Hitler zompò subito sull’idea: il generale Walter Wenck della XII° ricevette l’ordine di portare i suoi uomini a Berlino, mentre Heinrici della IX° ebbe il permesso di far ritirare i suoi a ovest per permettergli di far giunzione con la XII°.

Adolfo a questo punto era ancora convinto di poter salvare Berlino. Quanto ai suoi generali, né Wenck, né Busse, né Heinrici si facevano illusioni, ma l’azione delle due armate combinate avrebbe forse rallentato abbastanza i russi da permettere a un congruo numero di civili e soldati di scappare a ovest ed arrendersi agli americani. Meglio essere presi dai loro che dai sovietici.

La XII° avanzò nell’est, contro le forze sovietiche, per riunirsi alla IX°, che dal canto suo, in schiacciante svantaggio numerico, aveva piazzato i Panzer pesanti in avanguardia e avanzava “come un caterpillar”, mentre la sua retroguardia sudava sangue e lacrime per sganciarsi di dosso i bolscevichi.

Nella notte tra il 25 e il 26 arrivò un nuovo ordine da Hitler: la IX° e la XII° dovevano convergere su Berlino. Busse mantenne l’idea di ripiegare a ovest e raggiungere la XII°. L’unico punto di passaggio possibile era attraverso Halbe. Questo i sovietici lo sapevano, mentre Busse non aveva più nessuna informazione affidabile sulla posizione dei nemici.

Busse ordinò a von Luck e Pipkorn di aprirsi una strada attraverso Baruth. Il gruppo di von Luck avanzò bene fino a Baruth, dove incocciò nei sovietici, e la stessa sorte toccò a Pipkorn. Il giorno dopo la battaglia virò al disastro. Pipkorn fu ucciso, von Luck catturato insieme a 5.000 soldati, alcuni sopravvissuti e sbandati fuggirono verso l’Elba.

La mattina dopo i crucchi riuscirono a infilarsi in una falla dello spiegamento sovietico e sbucare a nord di Baruth, dove furono visti da uno della Luftwaffe. Hitler inviò numerosi messaggi imponendo a Busse di dirigersi su Berlino. Busse lo ignorò. Il 28 un altro sostanzioso contingente crucco riuscì a sfondare e passare a ovest di Halbe, pagandolo molto caro. Ma si parla di crucchi, sono gente determinata: il caterpillar continuò a spingere nel corridoio, mentre i sovietici cercavano di segmentarlo e spiacciarlo un pezzetto alla volta. Nel frattempo l’avanguardia della IX° riusciva finalmente a raggiungere la XII° a Beelitz.

In Halbe, dove il corridoio restava aperto, la situazione peggiorava. Uno scazzo crudele scoppiò tra i crucchi della Waffen-SS e quelli della Wehrmacht, che si accusavano a vicenda di badare solo ai loro e ignorare i compagni degli altri. Alcuni dei civili di Halbe, mossi a pietà dalla giovinezza dei soldati, aiutarono alcuni di loro a procurarsi vestiti civili e disertare. In un’altra occasione uno scoppiato delle SS decise che voleva sparare un panzerfaust in una cantina con 40 tra civili e soldati della Wehrmacht, che però furono più veloci e stecchirono lui.

Nei giorni successivi lo scontro divenne ancora più confuso e sanguinoso, con perdite altissime per tutti. Verso la fine di aprile, circa 25.000 soldati della IX° armata riuscrono a raggiungere la XII°. Altri che riuscirono a sfondare furono comunque accerchiati prima di ritrovare i loro compagni. Quanto ai soldati della IX° e della XII°, dovettero tagliarsi col sangue la via per tornare all’Elba e arrendersi agli americani. Oltre ai 25.000 soldati, diverse migliaia di civili riuscirono a passare con loro attraverso le linee sovietiche e riparare sull’Elba.

Ad Halbe sono sepolti 15.000 soldati. I russi affermano di averne ammazzati 60.000 e averne catturati circa 120.000. Almeno 20.000 commies morirono nello stesso posto. Il bilancio totale è difficile da conoscere, e ossa umane continuano tuttora a saltar fuori. Quanto ai civili, pare che almeno 10.000 di loro abbiano perso la vita in quella seconda metà d’aprile del ’45.

Circa 250.000 persone riuscirono a rifugiarsi ad ovest dell’Elba grazie all’intervento della XII° e della IX° armata.

 

 

Queste sono le storie di Heroes. Se vi interessa, potete ascoltarvelo gratis su Spotify.

—————————————————EDIT 19/05/2014——————————————————————-

Dopo matura decisione, ho deciso di aggiungere due parole sul gruppo autore dell’album. Non volevo allungare un articolo, ma mi hanno fatto notare che forse, specie in Italia, i simpatici svedesi di Heroes non sono molto conosciuti.

Il gruppo Sabaton è stato fondato nel 1999, e il loro primo album, Fist for fight, uscì con l’italiana Underground Symphony. Dopo aver rotto i piatti con loro, la band pubblicò Primo Victoria, Attero Dominatus, Metalizer (che è quello che a me dice meno, ma si tratta di un vecchio progetto riesumato: avrebbe dovuto uscire con la US nel 2002) e Coat of Arms.

Come avrete intuito, la stragrande maggioranza delle loro canzoni (salvo in Metalizer) parla di storia militare, persone o episodi, battaglie o imprese. La Seconda Guerra Mondiale è quella in assoluto più rappresentata, seguita a ruota dalla Prima.
Nel 2012 una novità: Carolus Rex, che non solo mollava il Novecento, ma si concentrava sulla storia svedese, da Gustavo Adolfo alla morte di Carlo XII e la fine dell’Impero svedese.

Quanto al lineup, è cambiato negli anni, e i soli membri fissi sono rimasti Parr e Brodén.

Lineup, da wikipedia

Ora, a me il power piace, e mi piacciono i vocioni da orco alla Brodén, ma non è la sola ragione per cui adoro questo gruppo. Come gruppo che canta di storia militare fanno un ottimo lavoro: le loro canzoni sono storicamente inappuntabili, celebrano gente che sarebbe altrimenti ingiustamente dimenticata (io NON conoscevo Karel Janousek o Witold Pilecki prima di ascoltare questo album) e svolgono un utile servizio di educazione. A prescindere dai gusti musicali, uno è un po’ meno ignorante dopo aver sentito una delle loro canzoni, è questo è un bene.

Fungirl livel: over the roof!

Per tirare in ballo il mio autore preferito di sempre, c’è più rigore storico nel ritornello della canzone Carolus Rex che in tutto Magdeburg di Altieri. Insomma, i Sabaton spakkano, check ‘em out!

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Bibliografia

http://en.wikipedia.org/wiki/Night_Witches

http://www.seizethesky.com/nwitches/nitewtch.html

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Charlie_Brown_and_Franz_Stigler_incident

http://109lair.hobbyvista.com/articles/pilots/stigler/stigler.htm

 

http://ascensionislandwideawakes.blogspot.be/

http://en.wikipedia.org/wiki/Brazilian_Expeditionary_Force

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Witold_Pilecki

http://www.nytimes.com/2012/06/24/books/review/the-auschwitz-volunteer-by-witold-pilecki.html?_r=0

 

http://www.audiemurphy.com/poems.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Audie_Murphy

http://www.audiemurphy.com/biography.htm

 

http://mobile.abc.net.au/news/2013-07-30/black-and-white-photo-of-leslie-bull-allen-carrying-soldier/4853506

http://mobile.abc.net.au/news/2013-07-30/call-to-posthumously-award-victoria-cross-to-war-hero-bull-allen/4853496

http://www.ww2australia.gov.au/pushingback/bullallen.html

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Chasseurs_Ardennais

http://fr.wikipedia.org/wiki/Chasseurs_ardennais

http://fr.wikipedia.org/wiki/Massacre_de_Vinkt

http://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Belgium

http://www.freewebs.com/3th-chasseurs-ardennais-reenacting/histoire.htm

 

http://www.arlingtoncemetery.net/larry-thorne.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Lauri_T%C3%B6rni

 

http://fcafa.wordpress.com/2012/05/08/karel-janousek/

http://en.wikipedia.org/wiki/Karel_Janou%C5%A1ek

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Walther_Wenck

http://en.wikipedia.org/wiki/12th_Army_%28Wehrmacht%29

http://en.wikipedia.org/wiki/9th_Army_%28Wehrmacht%29

http://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Halbe

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43 thoughts on “Sabaton: Heroes

  1. Da grande fan dei Sabaton, ripeto quanto detto in altra sede sul loro nuovo lavoro.
    Il disco imho è molto bello. Meglio di quella porcheria di Carolus coso, e forse anche meglio del buon vecchio Coat of Arms. In generale, riguardo ai temi, ho apprezzato che oltre ai soliti personaggi da cazzo duro e muscoli guizzanti si siano ispirati anche a personaggi ed episodi più “umani”, come il cavalleresco pilota crucco, il portantino australiano, il capo della resistenza ad Auschwitz e le stregacce sovietiche.

    Poi, riguardo ai singoli brani:

    01. Night Witches

    Bello! Bello! BELLO! Bello il testo, ma soprattutto stupendo quel ritmo forsennato che arriva di botto, senza preavviso, ti picchia in testa e ti da’ le vertigi come se stessi sul serio andando in picchiata di notte smitragliando nazisti a bordo di aereoplano tenuto con la di carta e lo sputo (gli aerei veri li davano agli uomini). Ma la melodia ha anche qualcosa in più, forse sono i cori, quel che di satanico da sabba -appunto- delle streghe. Per me è la migliore dell’album.

    02. No Bullets Fly

    Meno forsennata, ma molto bella. Ritmo melodico, testo molto “nobile”. Al latere, una considerazione storica sul pilota crucco: posso capire il caso in cui incroci il bombardiere in fiamme e sai che atterrerà nei territori occupati, per cui l’equipaggio verrà fatto prigioniero. Ma aiutarli a tornarsene a casa invece di buttarli giù non è nobile, è idiota (o forse tutt’e due). Perchè quei tizi, una volta rattoppati, decolleranno di nuovo per bombardare le tue città e ammazzare la tua gente. Grazie a te.

    03. Smoking Snakes

    Canzone orecchiabile. Testo molto meh. Poi oh, ma che seriamente, i brasiliani?? Ma se ne tornino a copa cabana ad agitare culi rifatti.

    04. Inmate 4859

    Imho la più bella dopo quella sulle streghe. Musica cupissima, mi ha ridato le stesse senzioni di Hallowed by thy Name dei Metallica. Testo di quelli che ti si unghiano nel cervello e non se ne vanno più.

    05. To Hell and Back

    Non è poi così brutta come si diceva. La melodia mi è piaciuta, specie quando il coro fa “Dead men will never come back”. Il testo ha qualche scivolone (“Bright, a white light” seriously guys?), ma si riscatta nel finale con “And all along the shore, Where cannons still roar. They’re haunting my dreams. They’re still there when I sleep)

    06. The Ballad of Bull

    Ma che è STAMMERDA?? L’hanno cooprodotta con Gianna Nannini? Pare la sigla di Baywatch. Mi aspettavo da un momento all’altro di veder uscire Mitch dalle onde. BIG NO NO

    07. Resist and Bite

    Molto bella. Testo e musica molto enfatiche ed epiche, molto “brace yourself. ther’re coming for us!”, molto Fosso di Helm. Specie le parti in latino. Peccato che la tematica sappia imho un po’ di già visto dopo 40:1 (che per me rimane insuperata)

    08. Soldier of 3 Armies

    Bella musica, testo Caruccio, ma come già detto le canzoni sul rambo di turno mi lasciano freddino.

    10. Hearts of Iron

    Bellissima ancher questa. L’epicità e l’eroismo collettivo è lo stesso di Resist and Bite, però questa è per ovvi motivi molto più cupa e disperata, molto più gotterdammerung. Da pelle d’oca la parte con “Nicht ein Schlacht, ein Rettungsaktion – Holding their ground ‘til the final platoon – Hurry up, we’re waiting for you – Men of the 9th and civilians too!”

    PIccola nota di colore. Se cercate su internet il testo di Night Witches, su QUALSIASI sito il ritornello è riportato:

    Avidiation, deviation
    Undetected
    Stealth perfected

    E io come un fesso cercando di capire che cazzo significasse IN INGLESE AVIDIATION, non riportato in nessun vocabolario. Poi ho ascoltato bene la canzone, che mi sembrava dire in effetti solo AVIATION. Ho cercato sull’internet, e infine tra i commenti qui

    leggo una conferma della mia teoria:

    >> kingkong381 It’s ok.. it’s the internet, misunderstandings happen!
    I find it hilarious that you google the lyrics for this song and virtually EVERY single source says “avidiation” instead of “aviation”.. just goes to show that it’s really just one guy who typed all the lyrics out, and every site just blindly replicates the errors lol.

    INTERNET. COPINCOLLIAMO MINCHIATE, CON DESTREZZA, DAL 1989 ^_^

    • Hey, Carolus Rex spakka! Non tanto quato The Art of War, ma si difende molto bene!
      Quanto a questo, concordo sui soggetti: è bello che abbiano dedicato 4 canzoni su 10 a personaggi diversi dai classici tritacarne inarrestabili. Beninteso, i grandi guerrieri sono degni di essere decantati, ma è buono che ogni tanto ci si ricordi anche dei grandi uomini senza caratteristiche ultra-macho. Insieme a The Art of War diventa a mani basse uno dei miei album preferiti.
      Quanto alle canzoni, concordo praticamente su tutto. Night witches è una delle migliori. Resist and Bite è anche molto bella, nella musica e nel testo, ma (eccezion fatta per il refrain) la metrica non mi convince un granché. To Hell and Back è buona, anche se le parti migliori trovo siano quelle scritte da Murphy stesso (ma nel complesso ottima canzone). Mi piace che con Murphy si accenni anche allo stress post-traumatico, problemino che siamo LONTANI dall’aver risolto. Smoking snakes, concordo con Dago: non male, ma… i brasiliani? Per carità, hanno combattuto bene ma… boh, davvero, i brasiliani? Mah. Ballad of the Bull a me non dispiace. O meglio, la canzone non mi dice molto, ma da quel poco che so di Leslie il Toro, credo che si avvicini bene al personaggio. Non so,come “Bull’s theme” trovo vada bene, anche se di tutto l’album e quella che mi garba meno.
      Far from the Fame te la sei scordata 😛 E’ la prima che rilasciarono e all’epoca in cui la misero in giro mi piacque un saco. Mi piace ancora, ma in mezzo a tutte queste altre scala nella classifica delle preferite. Mi è piaciuta di più Hearts of Iron, che peraltro mi sembra avere un testo un pochino più curato. Soldier of 3 Armies… non saprei. Come canzone è una di quelle che mi piacciono di più, come personaggio… mah. Onore a lui, ma ho qualche riserva (senza nulla togliere al suo coraggio e alla sua determinazione). Gli preferisco uomini come Janousek o il Toro, o lo stesso Murphy. No bullets fly mi ha lasciato un po’ freddina. E’ buona, e la storia è notevole. L’intervista a Stigler è spettacolare (link nella bibliografia), e apre una finestra sulla complessità dei sentimenti di un soldato in una situazione del genere, ma parlando solo della canzone, è come se le mandasse la scintilla del Molto Buona.
      Inmate 4859 è la mia preferita in assoluto. Adoro la musica, adoro il testo, e ho un’ammirazione senza fine per il personaggio. Gli eroi esistono, checché ne dicano certi esistenzialisti teste di cazzo, e Witold Pilecki era uno di loro.

      BTW, io avevo sentito Aviation 😀 Ma magari Avidation è una parola russa dal complesso significato ù_ù

  2. avevo visto in altra sede il commento di Daghino (il cui entusiasmo, per quanto sospetto mi aveva incuriosito), e sabato m’ero ripromesso di dare un ascolto a questi Sabaton (notare il finissimo giuoco di parole 😛 )….

    Ebbene, per parafrasare Crozza, “diiiiilusione di diludendo” 😦

    NB il mio giudizio è personale e non pretende di essere oggettivo
    Posta questa indispensabile premessa, osservo che tecnicamente gli stumentisi son bravissimi (sono svedesi, sul metal questo è abbastanza una garanzia *), non perdono un colpo, hanno un gran tiro ma… Ma.
    Nell’ordine, il cantante (per essere un gruppo power metal, dove l’ugola conta come e più del motore in una Ferrari) mi lascia parecchissimo “meh, ‘nzomma”, sia come tecnica (leggasi: attaccarsi ai lampadari) che come “vocione”… Lontanissimo da un Bruce Dikinson** per capacità, estensione e financo carisma, e assolutamente non paragonabile ai vari Kiske , Hansi Kuersch e compagnia cantante (notare il secondo “battutone”, pliz… e peraltro aggratise e del tutto involontario 😛 ).
    Con riguardo invece alla struttura delle canzoni , devo dire che meh… ho trovato costruzione, riffing, assoli e metriche telefonatissimi e piuttosto scontati. Vero è che è difficile incontrare originalità in un sottogenere molto “codificato” e ingessato in certi stilemi come il power metal, ma personalmente trovo che l’album sappia fin troppo di “già sentito”, e ( personalmente ) l’ho trovarto lontano mille miglia da quello che mi aspetto per esserre definito, per parafrasare gli entusiastici assunti di Dago

    Bello! Bello! BELLO!

    Evidenzio per correttezza che per me il periodo “power metalz \m/ !1!!1!!1!!!!” è passato millemila anni orsono, ma onestamente tutto questo entusiasmo mi sembra fuori luogo per un prodotto che personalmente ho trovato tutt’altro che eccelso.

    Menzione a parte per le liriche . Grazie all’approfondimento della nostra blogger preferita, sappiamo che trattano di temi come la seconda guerra mondiale, gli eroi (spesso misconosciuti) della seconda guerra mondiale e i combattimenti della seconda guerra mondiale. Un sicuro passo avanti per la media del genere (dominato di solito da tematiche “fentasi !1!!1!!!” d’accatto “perché si”) ma di nuovo, nulla di particolarmente innovativo: ricordo canzoni come Aces High dei Maiden (gruppo la cui discografia contiene comunque diversi riferimenti al secondo conflitto mondiale).

    E comunque, visto che si parlava di helloween, per concludere con una nota umoristica musica !!! 😛

    (*) no, non sto facendo riferimento all’IKEA: srsly, do per scontato che si sappia che il death metal nasce in svezia, per dirne una 😛 (e do anche per scontato che si sappia che cosa sia il death metal 😛 )

    (**) non è necessario che metta un link a Bruce Dikinson, perché TUTTI sanno chi è, vero? o.0′ ?

    • ERESIA! COME OSI!

      Nah, vabé XD La storia militare è saltuariamente trattata anche da altri gruppi, ma loro restano il solo gruppo power che conosca ad averne fatto il loro tema quasi esclusivo ❤
      E qui ho una confessione da fare: a me la storia militare piace un sacco. So che non ve lo aspettavate… ma credetemi, è così ^_^

  3. >>(il cui entusiasmo, per quanto sospetto

    Ma de che?? Seguo i Sabaton dal 2005, anno del loro secondo album, Primo Victoria. So i lyrics a memoria, ho i DVD originale e la prima cosa che voglio fare col mio primo stipendio (tipo nel 2028?) è andare a un loro concerto
    (nonchè afferrare Broden per il pizzetto e dirgli: “SENTI STRONZO MANGIARMELLUZZO…MA UNA CANZONE SU EL ALAMEIN?? E UNA SU AMEDEO GUILLET??”

    >>E qui ho una confessione da fare:

    TI PIACE LA FIGA??? ❤ > a me la storia militare piace un sacco.

    ah ecco…

    • TI PIACE LA FIGA???

      OMMIODDIO CHE HAI FATTO! SEI PAZZZO?
      Quella è LA domanda! Lo SAI!

      Non mi resta scelta. Prima che la Stasi mi trascini in galera, chiudo il blog.
      (Se non fosse dissacrante proporrei un rimaneggiamento di Far from the fame per il compianto G L D’Andrea)

  4. @Avvokato

    >>(il cui entusiasmo, per quanto sospetto

    Ma de che?? Seguo i Sabaton dal 2005, anno del loro secondo album, Primo Victoria. So i lyrics a memoria, ho i DVD originali e la prima cosa che voglio fare col mio primo stipendio (tipo nel 2028?) è andare a un loro concerto
    (nonchè afferrare Broden per il pizzetto e dirgli: “SENTI STRONZO MANGIARMELLUZZO…MA UNA CANZONE SU EL ALAMEIN?? E UNA SU AMEDEO GUILLET??”

    >>Evidenzio per correttezza che per me il periodo “power metalz \m/ !1!!1!!1!!!!” è passato millemila anni orsono

    Eggrazie, sei un vecchio di merda!!!

    @Vikinga

    >>E qui ho una confessione da fare:

    TI PIACE LA FIGA??? a me la storia militare piace un sacco.

    ah ecco…

  5. Eggrazie, sei un vecchio di merda!!! *

    aggiungerei anche “vekkio dentro” (e non dimenticare che sono nell’odiata Ka$ta :-P): ciò pertanto mi autorizza a sedermi su una panchina col bastone a fianco, e mettermi a criticare i lavori stradali e tirare il becchime ai piccioni 😛

    Seguo i Sabaton dal 2005, anno del loro secondo album […] So i lyrics a memoria, ho i DVD originali

    ma… ma lo dici così, O.o ?
    Che tipo sai a memoria la discografia loro e non conoscevi ,manco Aces High, The Trooper , e nemmeno Hallowed Be thy name degli IRON MAIDEN !!!!!! 😦 Buuuuh ! Vergognati 😛

    All’epoca (2005) io invece mi sono visto i Maiden dal vivo (ero tipo a 200 metri da Dickinson 😛 ), vuoi mettere? 😛

    TI PIACE LA FIGA???

    nuoooooh…. Dago malnato… hai posto la ferale domanda. Ora si scateneranno prodigi nei cielo e grandi segni per l’umanità irredenta… e soprattutto la “dolcissima” (TM) padrona di casa si vedrà costretta a prendere decisioni irrevocabili, fra cui quella di chiudere il blog 😛

    (*) detto per inciso (e a beneficio delle fanciulle), ad onta di quanto assume capziosamente Daghino, ricordo che ho un anno in meno (o forse due, ho sempre il dubbio :-/ ) di MSCCCS, e addirittura ben quattro !!!!1!12! in più di Mr “io sono fan dei Sabaton” 😛

  6. >>do per scontato che si sappia che il death metal nasce in svezia
    Orrore e raccapriccio!!! Il Death Metal nasce in Florida, lo sanno tutti!! Tuttalpiù, se si vogliono considerare anche i Possessed, in California, ma assolutamente NON in Svezia. Lì al massimo è nato il Melodic-Powa-Viking Death Metal, o boiate del genere.

  7. @Gonad
    i Death, i Morbid Angel etc. sono effettivamente mmurigani, quindi a voler fare i pdf effettivamente il genere “nasce” #intheUSA.

    Mi cospargo il capo di cenere (rigorosamente proveniente dal rogo di una Stavkirke) e faccio #autodafe per questo “gross blunder”.

    A mia discolpa, evidenzio che facevo riferimento alla #scenadeathmetalsvedese, che peraltro è abbastanza famosa (At The Gates, Dark Tranquillity, Soil Work, In Flames etc. 😛 ), e che per me è la scena death metal per eccellenza (e sicuramente quella che ho ascoltato di più).*

    (*) si, sono arrivati dopo , ma sono quasi tutti ancora in attività, da che io ne sappia… cosa che non si può dire dei death, leggermente defunti (notare il leggiadro giuoco di parole 😛 )

  8. @Anal-croma
    A mio modesto parere, il melodeath svedese sta al Death Metal come il Power sta al Metal classico: in sostanza, tutte le critiche di eccessiva orecchiebilità-accessibilità-scontatezza che si possono muovere nei confronti del power, si possono allo stesso modo muovere nei confronti del melodeath; in altre parole, indipendentemente dal fatto che siano morti o meno, penso che gruppi come Death o Morbid Angel siano assoutamente inarrivabili dai gruppi non-troppo-death-se-no-le-fighette-non-ci-comprano-i-dischi metal svedesi.
    E poi, a dover di cronaca, i Death saranno anche morti (RIP Chuck), ma altri come Obituary e (purtroppo) Morbid Angel sono ancora in attività.

  9. @Attlia e Gonad
    che bello, vi prego, continuate così, che io intanto metto su i poppicorni 😛

    @Gonad: cmq, se ci tieni ti cedo volentieri la palma di “supremo et maximo perito” in tema di metallozzo estremo. Oramai parlo quasi solo per memoria storica: sono quasi del tutto fuori dal tunnel visto che ora come ora ascolto quasi solo stoner 😛

    @Reno: gli Atroci erano, gli Atroci sono e gli Atroci saranno … Ktulu stesso si inchina di fronte ai guerrieri del metallo 😛

  10. @Anal-croma lungi da me pretendere la palma di “supremo et maximo perito” in metallologia; semplicemente trovavo assurdo criticare i Sabaton per poi propinare In Flames & Co come olimpo del metal; il paragone e un po’ esagerato, ma sarebbe come criticare un coprofago sorgeggiando un bicchiere di piscio con aria da fine intenditore.

  11. @Gonad:

    trovavo assurdo criticare i Sabaton per poi propinare In Flames & Co come olimpo del metal

    momento: per cortesia, rileggiti quello che ho scritto: io ho criticato i Sabaton perché non incontrano i miei personalissimi ed opinabili gusti , e sempre per la stessa ragione, ho trovato questo album banale, poco interessante e (sempre personalmente) francamente quasi imbarazzante (elencandone dettagliatamente i motivi nel mio commento W.O.T.)

    Ma non ho M A I detto che “In Flames” e compagnia cantante fossero l’olimpo del metal. MAI. (*) Quindi, per cortesia, rettifica le tue asserzioni. Sei un fan dei Sabaton? Il mio commento ti ha causato la sindrome da orgoglio ferito ? Me ne dispiace, ma è l’internet, baby 😛
    Srsly, posso accettare con sportività critiche e correzioni (ed anzi, grazie per avermi corretto sull’origine geografica del Death Metal), e su quello che ho affermato puoi percularmi alla morte, ma non sono disposto a farmi mettere in bocca cosa che NON ho scritto , e pertanto, di logica conseguenza, nemmeno a farmi fare la morale su affermazioni che NON sono mie

    (*) nel mio commento supra troverai che ho detto che per me, quella svedese è LA scena death metal ma non che At The Gates et similia siano “la suprema et maxima espressione del metal”

  12. @Anal-croma premetto che qui mi sembra che tutti, me compreso, parlino a titolo personale (l’ho ribadito anch’io nel mio secondo post), ma il fatto che siano solo opinioni non le esenta da critiche. Tu stesso ne fai (a titolo personale ovviamente) agli estimatori dei Sabaton.
    Detto questo, cito i tuoi commenti.
    Nel primo in cui critichi i Sabaton affermi:

    >>sono svedesi, sul metal questo è abbastanza una garanzia*
    >>*no, non sto facendo riferimento all’IKEA: srsly, do per scontato che si sappia che il death metal nasce in svezia, per dirne una 😛 (e do anche per scontato che si sappia che cosa sia il death metal 😛 )

    insomma, potrei sbagliarmi ma da come scrivi sembra che tu tenga in grande considerazione il death metal svedese, se ti prendi la briga di citarli nel post di critica ai Sabaton.
    La mia tesi viene poi avvalorata da un commento successivo:

    >>#scenadeathmetalsvedese, che peraltro è abbastanza famosa (At The Gates, Dark Tranquillity, Soil Work, In Flames etc. 😛 ), e che per me è la scena death metal per eccellenza

    Cito ora il mio commento:

    >>semplicemente trovavo assurdo criticare i Sabaton per poi propinare In Flames & Co come olimpo del metal

    Effettivamento ho sbagliato verbo: tu non propini niente, esprimi solo pareri personali, quindi qui ti dò ragione; recito il Mea Culpa e mi autoflagello con il frustino da sadomaso dei Manowar.
    Per quanto riguarda “l’olimpo del metal”, ok, non hai mai detto che “At The Gates et similia siano “la suprema et maxima espressione del metal””, però dici che per te sono “la scena death metal per eccellenza”. Dal momento che il Death Metal è uno dei principali sottogeneri metal (probabilmente secondo, per importanza e diffusione, solo all’Heavy classico e al Thrash, e con il Power se la gioca), dire che gli svedesi ne sono la migliore espressione non è così lontano da dire che sono tra i migliori gruppi metal di sempre.
    Non so che dirti, magari in realtà tu non gli dai così tanta importanza e quindi ho interpretato male.

    Per concludere:

    >> Sei un fan dei Sabaton? Il mio commento ti ha causato la sindrome da orgoglio ferito ? Me ne dispiace, ma è l’internet, baby

    Ora sei tu che mi metti in bocca parole che non ho mai detto; a me i Sabaton non piacciono minimamente; in realtà condivido buona parte delle tue critiche. Quello che mi è sembra, a mio parere, contradditorio è che snobbi i Sabaton e il power, ma ti piace il melodeath, che in realtà ha difetti abbastanza simili.

    • @Coso: ho pensato a lungo se risponderti, e poi a come risponderti.

      Poi alla fine, visto quanto tempo dedichi a cercare interpretazioni, doppi sensi, indizi e significati reconditi nelle frasi che scrivo, ho pensato che la risposta migliore che potessi darti è questa .

      Buona interpretazione 😛

  13. Le somiglianze tra i metallari e quelli di Rifondazione Comunista sono impressionanti:
    sono quattro gatti e litigano incessantemente su quale sia la forma piu` pura del loro credo e su quale tra i profeti minori sia il migliore (quelli maggiori, Marx e i Black Sabbath, non sono in discussione) e finiscono per dividersi in correnti e sottocorrenti di dimensione inferiore all’unita` (un elemento puo` appartenere a piu` di una di esse); chiunqe non condivida i loro gusti politici/musicali viene apostrofato con espressioni frutto di riflessi pavloviani (Fascista!/Truzzo!); per qualche ragione tentano di boicottare i barbieri. 😛 😛 😛

    che bello, vi prego, continuate così, che io intanto metto su i poppicorni 😛

    No dai, non ci piace dare spettacolo. 😀

  14. Su Smoking Snakes: ho letto in un’intervista che il tema del brano era stato suggerito dai fan, ma che era stato scartato ai tempi di Coat of Arms. A prescindere dalla sua coerenza all’interno del “concept”, ho il sospetto che il brano si riferisca a un episodio in particolare, che però non si riesce a evincere un granché dal testo. Qualche idea? Purtroppo non ho ancora avuto modo di mettere mano alla versione fisica, ma non sono sicuro che il booklet sia di nuovo dettagliato come quello di Carolus Rex…

    • Boh, ho provato a cercare un po’ di roba sui brasiliani. A parte il fatto che gli alleati si sono piegati in due dal ridere davanti al loro equipaggiamento (o assenza del medesimo) e che hanno combattuto bene nella campagnia d’Italia, non ho trovato nulla. Nel commento dice che la canzone riguarda 3 di loro in particolare che, a quanto pare, fecero un’ottima figura in battaglia, ma ancora: non ho trovato niente di particolare.
      Se casomai capiti su qualche info, segnalala (se vuoi) 🙂

  15. Molto interessante, sopratutto Inmates 4859, non lo conoscevo ma mo mi informo e magari ci scrivo un post pure io.
    Consiglio, nel caso non li conosceste già, gli albi di Ennis – Battlefield, non sono eccelsi ma sono carini e ce ne sono un paio sulle Nightwitch che a quanto pare a lui piacevano duro.

  16. Epperò. Si ringrazia con inchino.
    Non conoscevo i Sabaton e mi perdevo qualcosa, il fatto è che tendo a scartare qualunque metal che non abbia una vocalist femminile
    Conoscevo il 50% delle storie raccontate in Heroes, e questa, concordo, è storia e cultura. Bene .
    Anche il punto di visto che Heroes non sono solo i guerrieri tritacarne è interessante e quanto se ne potrebbe parlare.

  17. Pingback: Primo anniversario: un anno di legnate e lagne | Fortezza Nascosta

    • Quale ultimo album? Non esiste nessun ultimo album. Le “canzoni” che hanno tirato fuori erano un pesce d’Aprile. Era uno scherzone, hahahahah! Non c’è nessun ultimo album, il loro ultimo album è Heroes!!!!11!!

  18. Hanno pure copiato un riff di chitarra di Child in Time. Cioè ora i Deep Purple si ritrovano loro malgrado in guesto album XD
    Ah, i Cinepanettoni sono Arte con la A maiuscola.

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