Recensione: Magdeburg-L’Eretico, parte I

Ho deciso di inaugurare la sezione “narrativa”. Si parlerà di romanzi belli, romanzi scarsi, romanzi brutti. E anche di abomini agli occhi degli Uomini e degli Dei. La prima recensione appartiene all’ultima categoria.


Era l’Anno del Signore 2005 quando il morbo allungò le sue zampe d’aracnide nelle librerie. Il Male aveva una faccia, e il Male aveva un nome, e tutt’ora Wikipedia lo descrive come “romanzo storico-gotico, seppur con leggere contaminazioni fantasy”.

Questo libro è contaminazione, è il T-virus della letteratura!

Sì, sto parlando di lui. Il Palpatine dell’editoria. L’autore italiano che non sa l’italiano. Il multiforme Alan D. Altieri.
Era il 2005, io avevo diciassette anni, ero giovane, ingenua e con la testolina piena di sogni. Ed è in pura buona fede che comprai per l’insana cifra di DICIOTTO EURO Magdeburg – L’Eretico.
Quel libro fu uno dei gradini verso la disillusione. Se finirò vecchia zitella alcolizzata in una roulotte piena di gatti, lo devo anche a quel libro. Accetto e abbraccio il mio karma. Ma come disse Burke: All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.
Troppe volte ho parlato con gente che giudica questo un buon libro. Troppe volte mi hanno chiesto « perché, cos’ha che non va ? »
Sarebbe più facile dire cos’ha che va.
Questa volta ho deciso di spiegare i principali fattori che fanno di questo libro un’immonda chiavica di immondizia e putridume.
E metto qui due caveat :
– io non chiudo un libro per lo stile (salvo casi limite). Sono di bocca buona: sono una a cui puoi scodellare una sbobba immonda, basta sia ricca in proteine. Lo stile di Altieri è ampolloso e ridondante, MA non per forza sgradevole. Pur essendo una raffinata fanciulla di buona famiglia, ho un gusto colpevole per ciò che è trash e cialtrone. Per intenderci, Riki-Oh è uno dei miei film preferiti. Non crede di essere un film serio, vuole essere un film idiota pieno di smembramenti deliranti! E funziona!
L’Eretico ha troppa pretenzione per essere divertente e troppi elementi retard per essere serio.

-Non sto dando alcun giudizio sulla gente a cui questo libro piace. I gusti sono gusti. Concedo alla plebe il diritto di godere della robaccia (e poi non dite che non sono magnanima!). Sacrebleu, io stessa apprezzo la robaccia, ogni tanto! Il punto è: oggettivamente questa roba è pattume. Puoi godertela lo stesso, come io mi godo le patatine al gusto pancetta fritte nel grasso di liposuzione (non guardatemi così, sono saporite ed eco-friendly!). Basta esser coscienti del fatto che è merda.
Detto questo, allacciate le maschere antigas, infilate i guanti e prendete un bel respiro…


Il linguaggio.
Altieri non sa l’italiano. Se io avessi scritto certa roba in un tema de l liceo, il mio professore sarebbe venuto a cercarmi a casa per farmelo mangiare. E avrebbe avuto ragione.
Una delle prime cose che salta agli occhi è l’espressione “armatura toracica”. A casa mia, quella cosa di metallo che copre il torso si chiama corazza. Le uniche volte che ho sentito parlare di “armatura toracica” è stato in riferimento a bestie tipo i limuli (che il Tapiro conoscerà di certo).
Può darsi che su questo mi sbagli io. Prima di fustigarmi la natiche però, sappiate che c’è altro!

Tipo l’uso ad minchiam del termine “simulacro”.

Grandi chiavi incrociate sotto una tiara simile a un simulacro

Simile a un simulacro“. Giuro che queste quattro parole continuano a infestare i miei incubi.

Furono in uno spazio dal lastrico dilaniato, pieno di simulacri abitati dal vento e dai corvi.

Quindi i simulacri sarebbero tipo dei trespoli per uccelli? Casette per pennuti? Pollai? Una a caso di queste, ma a forma di tiara? Mi appello all’autore: cosa significa secondo lei “simulacro”? Perché sa, in lingua italiana standard, queste frasi non vogliono dire nulla.

Ma Altieri ama non dire nulla. Certe frasi o interi capitoli sono lì solo per riempire il foglio. Tipo quando un personaggio termina una frase con un punto fermo e l’autore ci informa che “non era una domanda”. Sans blague! Sapete gente, ho ottenuto con successo la quinta elementare, so riconoscere un punto interrogativo quando ne vedo uno! (Lo so, sono una ragazza speciale! Lo diceva anche la maestra di sostegno!)
Parlando di ovvietà, Altieri ci tiene ad esempio a precisare che la coda del mostro più ridicolo delle Umane Lettere è di “duro cuoio organico“.
Ma dai?! Non in sintetico? Peccato. Mancata deriva retrofuturista, au grand dam de mon cher ami le Duc.
E non dimentichiamoci del protagonista!

L’eretico impugnava un arco da tiro.

Un arco da tiro?! Parbleu! Meno male che specifica, o me lo sarei immaginato con in braccio un arco scemo!
Potrò sembrare acida, ma un terzo del libro è costituito da cose superflue. A un certo punto una si sente un pelo presa per il culo!

Un’altra parola che Altieri ama molto è “rostro”.

In molti punti del labirinto, simili a rostri che cercavano di artigliare il cielo, si ergevano le cupole delle cattedrali e i pinnacoli dei campanili.

Vada per i pinnacoli, ma come diavolo fa una cupola ad assomigliare a un rostro?
Forse Altieri non sa nemmeno cosa significa “rostro”:

Della porta rimanevano solamente pochi rostri di granito.

Appunto.
Questo mi ricorda la Troisi, quando scriveva di gente carponi che avanzava spedita.
La mancanza di vocabolario frega Altieri anche quando cerca di dare una qualsivoglia consistenza a scenari che altrimenti sono riassumibili con “un posto a caso”.
Parlando di Magdeburg:

Botteghe, stallatici, taverne, altre botteghe.

Il grassetto è mio. E quando si dice un posto di merda. Ora m’immagino la città come un susseguirsi di costruzioni, botteghe e cumuli di letame alti tre piani. Sarà la nuova moda venuta da Praga? Nel caso tu debba defenestrare qualcuno…
(Sì, in certi rari casi “stallatico” può significare “stalla”, ma è ormai usato solo per indicare il letame)

Il vero guaio è quando l’autore inserisce qualcosa solo perché suona bene, e, peggio che mai, lo mette in bocca a un personaggio.

Nient’altro che pezzi di pergamena, mortalmente vero.» Augustus respira profondamente. «E la pergamena brucia rapida.

No Altieri, la pergamena brucia poco e male, e questo Augustus lo sa. Lo so che “è per dire”, ma sarebbe come se io me ne uscissi con:
-Gli Accordi di Schengen non sono che un file, e i file bruciano rapidi.
Che senso avrebbe?
Nessuno. Ma Magdeburg non ha senso. Altieri non è uno scrittore e questo non è un libro, è un cazzo di Pesce d’Aprile!
E ce n’è ancora!

Sotto la giubba di cuoio, le sue spalle larghe sembrano estensioni delle querce.

Che dovrebbe significare? Che sono di legno? Cariche di ghiande? Sotto ci sono i tartufi? Questa fa il paio con i “muscoli scalpitanti come cavalli imbizzarriti al sole” di sorrentiana memoria.

Il viandante in nero parve danzare sul confine del vuoto.

E‘ ufficiale Alan, mi stai prendendo per il culo. Mi hai appena afferrato le mele con ambo le mani e ci stai affondando le grinfie. Alla prossima frase senza senso ti denuncio per molestie.
Cosa.diavolo.significa.questa.frase? Perché per quanto mi riguarda l’unico tizio che io abbia mai visto danzare sul confine del vuoto è costui.

E la mancanza di chiodi, per dirla all’albionese, coinvolge anche il regno animale.

Il cavallo da guerra bevve a lungo, la lingua calda e ruvida che affondava ritmicamente nella corrente.

Altieri, è un cavallo, non un cane. Perché non una scena in cui da’ la zampa, a ‘sto punto?

I Dialoghi
Il libro di Altieri è un’esperienza dal sapore Buddista. Lo leggi, e sperimenti il Nulla. Difatti, se non bastassero le parti in cui l’autore sciorina parole a caso dal sussidiario Ortografia degli aggettivi lunghi (Immonda Dori edizioni), ci sono i dialoghi. Leggerne uno è come farmi svuotare un dente. L’anestesia mi ottunde i sensi, il fastidio mi sbriciola il fegato e la durata di questo triviale supplizio mi sfibra l’anima.
Nella maggior parte dei casi si tratta di pezzi inutili in cui un personaggio secondario interroga qualcuno che è troppo gegno e superiore per rispondere a dovere, dando la buffa impressione di seguire un dibattito tra sordi. Altre volte è anche peggio. Quanto segue è uno scambio tra Alessandro Colonna e un messo pontificio.

«Vi fate attendere, Principe Alessandro.»
[…]«Tradizione di famiglia.»
«A onor del vero, Principe […] al nostro ultimo incontro in sala d’arme sono stato io ad aspettare voi.»

Ok, a meno che non sia un clamoroso errore dell’e-book, il tipo ha appena ammesso che arriva sempre in ritardo e l’altro ribatte “non è vero, infatti sei arrivato in ritardo anche l’altra volta”.

 

Romanzo “storico”?

E veniamo a uno dei principali punti che fanno di questo libraccio uno dei peggiori romanzi mai partoriti da quel tegame inverecondo che è l’editoria italiana: l’aspetto storico. Semplicemente non esiste. A voler essere ottimisti, l’unica fonte di Altieri è il sussidiario del nipotino di sei anni, e questo nel migliore dei casi!
Questo libro è il Troy della carta stampata. Il The conqueror del romanzo storico. Lo Star wars holiday special della narrativa scritta!
Volete un paio di esempi a caso?

Le forme erano chiuse in palandrane grigie, la parte inferiore della faccia protetta da maschere a forma di becco. Parevano corvi deformi. A tutti gli effetti, lo erano.
Mietitori della morte, predatori del morbo.
Monatti.
Le campanelle che portavano legate alle caviglie erano un avvertimento, una minaccia e un requiem.

Da dove cominciare?
I monatti non portavano maschere (quelli erano i medici) e non tutti portavano campanelli (solo gli apparitori). Inoltre non mi risulta che i corpi degli appestati venissero bruciati, come dice invece nel libro (Altieri ci tiene alla sua versione seicentesca del forno nazista, fa tanto apocalyptic-retard).

I primi a vedere il pericolo delle tesi dell’uomo di Wittenberg sono i domenicani di Ignazio di Loyola.

Wait, what? Perché i domenicani di Ignazio di Loyola? Ignazio di Loyola non è il fondatore dei Gesuiti? I domenicani non erano quelli di Domenico di Guzmán? Aiuto, sono confusa! C’è mica un frate in sala?

Ma la Storia non è la sola a patire. Uno (non io) potrebbe quasi chiudere un occhio se il romanzo di Altieri fosse anacronistico ma verosimile in sé. Il guaio è che non lo è! Vuole essere una storia di intrigo e azione, ed è un pasticcio senza soluzione. Volete un paio di esempi su a che punto anche questo aspetto sia un insulto agli Uomini e agi Dei?
A pagina 32-33 abbiamo la prima, emblematica scena d’azione.
Wulfgar (il protagonista) VS Mercenari sacrificabili in quanto brutti e sporchi (dell’elegante caratterizzazione parleremo poi)!
Sulla pubblica piazza, il pio frate Bolanos sta per mettere al rogo il personaggio più inutile del libro. Purtroppo, proprio quando il buon monaco sta per salvarci dalla Damsel in DistressTM, Wulfgar interviene, armato della sua daikatana, versione pimpata della katana. Perché Wulf deve compensare, suppongo. E no, non esiste nessuna spada con questo nome. Esiste la daitō (“grande”+katana), esiste la tachi (che si scrive uguale ed è la sciabola lunga da cavaliere), o, volendo esser creativi, si potrebbe leggere la parola ōgatana, ma daikatana no. Né ora, né prima, né mai.

Due dragoni della Falange sfoderarono le spade, si avventarono. Un terzo mise mano alla pistola.

Wulfgar sgozza in un colpo solo due comparse, sgronda la spada, ha un breve scambio verbale col prete («Soldati del Signore, non temete! Dio è con voi!» […] «Uccidete questo eretico! uccidetelo ora!») e…

«Mi stai tediando, prete.»
Il terzo soldato armò il cane della pistola, cercò di allineare il tiro.

Il soldato sta ancora armando il cane.
E’ autoevidente che questo poveretto è affetto da grave ritardo mentale, dacché o tiene la pistola scarica mentre è in servizio, o è il tiratore più lento del regno. Sul serio, Wulf avrebbe il tempo di farsi un caffè e questo cretino sarebbe ancora lì a giocare con la cacca!
Il nostro eroe mozza di netto “metà del braccio” del povero handicappato, spedendo tale metà a roteare per aria con tutta la pistola. Fortuna che l’artrosi precoce ha impedito alle dita di tirare il grilletto nello spasmo.
Anyway…

Padre Bolanos chiese perdono alla Madonna. Invocò lo Spirito Santo. Implorò svariati Cristi. Si appellò agli arcangeli. Chiamò al suo fianco Dio Onnipotente. [E si rollò una sigaretta no?] Uno dei due investigatori dell’eresia si lanciò in avanti urlando, mazza ferrata da dieci libbre in pugno. Il viandante in nero parve nuovamente fondersi con le tenebre.
La mazza calò sul niente. Dal cielo violaceo tornarono giù due oggetti. Un braccio mutilato e una pistola. Era un’arma spagnola, calibro mezzo pollice, palla di piombo foderata di ferro. Il viandante in nero la strappò dall’aria.

Il grassetto è mio. E’ ufficiale, Wulf era compagno di banco di Michael Valentine Smith e gli Old Ones gli hanno insegnato a dilatare il tempo e far levitare gli oggetti.
Altieri, ti aspetti che io prenda una dinamica del genere sul serio? Parlando di prese per il culo, mi pare che le unghie già mi buchino i mutandoni e affondino nella ciccia.
Nemmeno una pagina dopo, un mercenario che prova a scappare viene freddato da uno shuriken nella nuca. Presumo che il tizio fosse l’unico senza elmo. E faccio notare che Wulfgar fulmina un bersaglio mobile, al buio e in mezzo a una folla atterrita. Questo perché siamo nel primo giorno di narrazione. Il sesto giorno Wulfgar creerà un nuovo mondo da una semplice caccola del proprio naso, e il settimo si riposerà su una nuvola di awesomeness.

A pagina 66, l’ennesimo tizio inutile riassume al nobile Dekken l’assalto che è costato la vita alla sua famiglia acquisita, suo padre e suo fratello maggiore.

Non meno di cento guerrieri in sella a cavalli pesanti. Mercenari, signore. Armati di moschetti, sciabole, picche.

Wait, rewind! Cavalleria pesante (non, al limite, fanteria montata, no, cavalleria pesante!) armata di moschetti e picche? Ok, adesso voglio che qualcuno mi spieghi come si fa a definire “storicamente accurato” un romanzo in cui dei cavalieri sono armati di moschetti e picche!
E voglio che Altieri personalmente si esibisca nella ricarica di un moschetto seicentesco stando in sella a un cavallo lanciato al galoppo. Aprirò una petizione su Avaaz perché ciò avvenga.

A pag. 254, abbiamo Leopold Klein, altro tizio figo e inutile, che porta una corazza per la prima volta.

Le corregge di cuoio della corazza lo serravano ai lati del petto, tagliandogli il respiro. L’elmo si ostinava a scivolargli sugli occhi, bloccandogli la vista.

Che fisico aveva il morto a cui hai fregato le armi? Perché, nella mia esperienza, un’armatura pesa sulle spalle, non tira sui fianchi. Peraltro, se l’elmo ti va largo, a meno che il morto non sia Megamind, anche la corazza dovrebbe andarti larga.

«Pas de problem, mon ami.»
«Pour le Roi! Pour la potte!»

Sé, vabé, croissant, baguette!

Sarà ancora un errore dell’e-book? Prima cosa, si scrive “pas de problème”. Inoltre, “la potte”? Io frequento quasi soltanto metallari alcolizzati e guerrieri vichinghi, ho imparato tanti vocaboli anatomici (e tanti sinonimi!), questo mi manca. O anche questa era “tanto per”?

E il piatto forte. I ninja. La ciliegina sulla torta. Il dettaglio che spedisce qualsiasi giapponologo in terra attanagliato da risate convulse e singhiozzi dirotti.

Questo è un ninja

Questa no, but hey, tits!

Chi sono i ninja secondo Altieri?

«Guerrieri-ombra. Assassini dei signori della guerra. Sterminatori senza volto, senza nome.»

A parte il fatto che nel 1630 in Giappone c’è un solo grande Signore della Guerra degno di questo nome, Tokugawa Hidetada… Ma non divaghiamo, Wulf è un ninja, pour de vrais!

«Il più letale che sia mai esistito.»

Ci mancherebbe! Noi occidentali siamo sempre i migliori, cosa vogliono saperne quei nippo addestrati dalla nascita! Hanzō, you nOOb.

I ninja fanno proprio qualsiasi strumento di morte, da qualsiasi cultura, di qualsiasi nemico.

Cosa che fanno più o meno tutte le culture non ritardate. Tipo i giapponesi non-ninja quando misero le mani sui moschetti.
Sappiamo anche che l’arco di Wulfie è fatto a partire da un disegno di un arco mongolo. I mongoli…

Tentarono più volte di invadere la Terra delle Lacrime.

L’appellativo “Terra delle Lacrime” non ho ancora capito da dove l’abbia preso (sembra Emolandia), e il “più volte” è in realtà “due volte”. Peraltro, se non erro (nel qual caso il più nerboruto e villoso degli utenti sarà autorizzato a fustigarmi) l’arco mongolo strictu sensu era fatto di tanta roba (tendini, legno, ne parlerò nell’articolo su Piano Carpini) ma non di metallo. L’arco di metallo veniva usato in India e con risultati non proprio mirabolanti. Ok, i Mughal erano di origine mongola, ma resta tirata per i capelli!


 

PARENTESI.

Chi erano i ninja?
Cominciamo col dire che “ninja” è la lettura figa di shinobi, e che la sola ragione per cui ha avuto tanto successo in Occidente è che suona più esotica. In secondo luogo, il termine indica di solito degli uomini (o donne) addestrati e impiegati di solito come spie o sicari. Erano, in altri termini, il Mossad del Giappone pre-industriale.
Riferimenti a degli specialisti di questo settore rimontano al XV° secolo. Come in Bandō era per eccellenza la regione dei cavalieri, le provincie per antonomasia degli shinobi erano Iga e Koga.
Qual era la caratteristica distintiva di uno shinobi?
Il fatto di farsi pagare: costoro erano mercenari e lavoravano per soldi (Heavens to betsy!). Le operazioni di spionaggio e assassinio potevano essere in grave contraddizione col codice morale dei guerrieri di quei tempi, e un daimyō poteva aver qualche difficoltà a chiedere a un vassallo di far qualcosa che infangasse in suo onore (il legame feudale è allo stesso tempo fortemente asimmetrico ma fortemente reciproco). Gli shinobi veleggiavano su questo, disprezzati e indispensabili.
Il Periodo Sengoku è la loro epoca d’oro. Quando tutti si scannano tra di loro in un bagno di sangue di epiche proporzioni, un mercenario può fare la propria fortuna.
Gli usi principali di costoro erano quattro: spie, esploratori, attentatori e agitatori. I tizi in pigiamino nero che s’infilano nel castello nemico esistevano, ma la maggior parte degli shinobi non erano che soldati di ventura, gente con lo stesso addestramento ed equipaggiamento di un samurai normale, diversi solo per il codice morale e il sistema economico di riferimento.
Quindi abbiamo Iga e Koga che forniscono mercenari, spie e sicari a mezzo Arcipelago. All fun and games, fino all’anno 1581, quando un daimyō decise che ne aveva abbastanza e che era ora di metter fine a quell’inesauribile fonte di fastidi. Il signore in questione si chiamava Oda Nobunaga.
Il pulito che fece da quelle parti se lo ricordano ancora. Eh sì, i “più letali guerrieri del Giappone” si fecero fare un mazzo colossale da truppe regolari.
Gli scampati di questa ecatombe ripararono in parte a Kii, dove mantennero profilo basso come i tartari in Crimea, mentre il resto dei sopravvissuti trovò rifugio sotto l’ala benevola e per nulla interessata di un altro daimyō, tale Tokugawa Ieyasu. Le attività shinobi degne di nota, in seguito, sono praticamente tutte imputabili a gente al suo servizio.
E ora due parole su tizi specializzati in missioni fighe, tipo spionaggio e assassinio. L’addestramento di costoro somigliava per certi versi a quello di qualsiasi altro guerriero. In più, uno shinobi di alto livello doveva fare i conti con le particolarità del mestiere: contrabbandare armi o trovarne a portata, infiltrarsi in posti sorvegliati, raccogliere informazioni, passare inosservato, manipolare l’interlocutore, ecc.
Come si legge nero su bianco in uno dei testi fondamentali, lo Shōninki, le due doti principali di uno shinobi sono discrezione e segretezza. Uno shinobi non deve essere un combattente eccezionale, perché in principio non deve combattere. Uno che combatte è uno che si è fatto beccare, e a quel punto poco conta la vittoria o il bodycount, 90 su 100 la missione è compromessa!
Uesugi Kenshin fu assassinato da uno shinobi che, nascosto nella buca del cesso, gli infilò una spada nel culo. Kenshin era già malato e aveva già avuto delle emorragie. Quando si trascinò fuori, i suoi conclusero che la malattia aveva avuto un tracollo repentino e nemmeno pensarono alla possibilità di un attentato.
Il fatto che in quel momento Kenshin fosse in grado di articolare solo qualcosa tipo “Waaarghlaaaaaghblblblblbl….” ha certamente aiutato l’assassino. Difatti, il tempo che spogliassero la vittima e scoprissero la ferita, il misterioso shinobi se l’era filata, pieno di merda e soddisfazione.

FINE PARENTESI (questi guerrieri saranno trattati molto più a garbo in articoli futuri)


 

Quindi, cos’ha il protagonista di Altieri che non va, da un punto di vista storico-logico?
Primo: la storia si ambienta durante la Guerra dei 30 Anni. In quest’epoca i soli occidentali ad aver contatti diretti col Giappone erano i portoghesi, gli spagnoli e in misura minore gli olandesi. Che io sappia, la prima prova documentata di tedeschi in Giappone risale agli ultimi decenni del ‘600.
In altre parole, nel 1630 nessun crucco aveva mai messo piede in Giappone!
Vabé, direte voi, magari è un’eccezione! Un minimo di sospensione dell’incredulità, no?
No.
Non solo non ci sono crucchi in Cipango nel periodo che ci interessa, ma i soli ninja attivi sono leali servitori dei Tokugawa. Insegnare le loro arti a uno straniero sarebbe stato flagrante tradimento, a meno che Ieyasu stesso (o Hidetada al limite) non avesse dato la sua benedizione. And that’s a lot to buy!
Vabé, direte ancora (o vvu’ siete petulanti però!), magari Wulf ha imparato da una famiglia ninja scampata al massacro e rimasta indipendente.
No e poi no!
I ninja sono mercenari! Baldracche dell’omicidio, imprenditori del massacro! Vendono i loro servigi e si fanno concorrenza tra famiglie! Tra loro non si insegnerebbero la ricetta dell’ovo sodo, e dovrebbero rivelare i loro segreti a un nanban? Un sudicio barbaro?

Altieri non ha la minima idea. Il tizio che ha farcito d’acciaio Kenshin e se n’è andato illeso, quello era un vero ninja. E’ stata un’azione eccezionale! Ma tutta la faccenda del restare acquattato a farsi cagare in testa, in attesa del culo giusto… iiiih, non fa spettacolo, e lo spettacolo è la sola cosa che interessa ad Altieri.
Così Wulf è il figo silenzioso, il guerriero torturato che riesce sempre a farsi notare da tutti e far vedere all’intero paese quanto è torturato! Attira sempre l’attenzione, anche quando potrebbe facilmente evitarlo.
Wulf è la scene queen che ognuno di noi voleva essere a 12 anni.
Uno che da’ nell’occhio o attira l’attenzione è l’ultima persona su Terra a potersi definire ninja.

Riassumiamo: il ninja di Altieri va in giro con un vistoso stallone nero, l’equivalente seicentesco del suv. Sfoggia vistosi tatuaggi in un periodo in cui il tatuaggio è estremamente raro. Maneggia un arco d’acciaio fatto come quello mongolo che non ha nulla in comune con quello mongolo. Brandisce uno spadone più lungo della media quando le armi degli shinobi erano in genere più corte.

Tolto il lancio di shuriken, non ha nulla in comune con i ninja. “Ninja” per Altieri non significa un cazzo. E’ lì perché è popolare, è lì perché fa figo, ed è una delle ragioni per cui questo libro fa schifo.


Nelle prossime 2 puntate ci occuperemo di trama e personaggi, e credetemi, ce n’è da dire su come non si scrive e su come non si caratterizza!

E per celebrare la prima recenzione fantastorica, MUSICA!

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53 thoughts on “Recensione: Magdeburg-L’Eretico, parte I

  1. Dopo questa recensione dovrò contattare il mio analista, sappilo. 😛

    Srsly, invece, bellissima la finestra d’approfondimento sui ninja, che ho grandemente apprezzato. Inutile il resto (“la merda, più la pesti più puzza” [cit.], ma già sapevi come la penso 😉 ) ma gli aneddoti sui jappi, sullo steel bow “mongolo” (PUN INTENDED XD) etc. mi sono garbati assai e mi hanno trascinato più o meno indenne fino alla fine dell’articolo. ^_^

    Btw ti segnalo che ci sono un paio di refusi (no, non li ho annotati, e nemmeno per amor tuo potrei rivedermi l’intero articolo al solo scopo di trovarli 😛 )

    P.S. per i non francofoni, potresti per favore mettere delle “traduzioni simultanee” dal mangiaranese? googletranslatizzare ogni volta “”is a royal pain in ass” [cit.] 🙂

    • Sì, lo so che a te le recensioni negative dettagliate non piacciono, e ovviamente sbagli, ma ti perdono ^_^
      Quanto ad Altieri, il mio sospetto è che questo libro fosse inteso come un Pesce d’Aprile per quelli dell Corbaccio. Poi gliel’hanno pubblicato davvero e s’è detto “ok, let’s dance!”.

      • e ovviamente sbagli, ma ti perdono ^_^

        ma come sei magnanima di questi tempi… non fosse che è FISICAMENTE impossibile, direi quasi che è l’AMMORE 😉

        😛

  2. e beh! quando ami… 😀
    a quando le ricenzioni sul megio del cinema ? The story of Han dinasty aspetta solo te 😉

    Questo libro non l’ho letto (e non lo leggero mai !), ma a leggere le citazioni qui presenti mi chiedevo “saro io che non capisco l’italiano?”. O riletto ogni citazione varie volte e non ho capito una sola volta quel che l’autore volesse dire…

    aperta parentesi : la scuola d’arti marziali Tenshin Shoden Katori Shinto Ruy fondata da un gôshi nel XV secolo ha nel suo programma di studio il ninjutsu. A tuo parere di giapponologa appasionnata d’arte di guerra é plausibile ?

    • The story of the Han dinasty… GRANDE FILM! Il cavallo era il mio personaggio preferito!
      Rileggere le frasi è un’esperienza corrente con Altieri. Come quella dei domenicani di Loyola. La leggi. Ti si accende una spia nel cervello. La rileggi. Quella frase non dovrebbe esistere, eppure è sempre lì.
      E in quel momento ti accorgi di avere le zampe di autore ed editor che ti strizzano le natiche.

      Per il ninjutsu, per quel poco che ne so è una tradizione interessante ma con un nome disgraziato. Non credo che sia l’arte marziale tradizionale di Iga o Koga, ma è possibile che derivi dall’addestramento a cui sottoponevano i loro shinobi ai tempi dei tempi. Dovrei studiare la faccenda più in dettaglio.

      • per quel che é del libre, il che mi sorprende non é tanto che un tizzio scriva male, ma che il suo libro sia editato. Di gente che pretende scrivere ce n’é tanta. Il lavoro dell’editore é giustamente trovare tra tutti i manuscritti ricevuti quel che val la pena. E, le cas échéant (non so come si dice ^^’) procedere a correzioni varie come per esempio il vocabolario inappropriato… Più che l’autore, si dovrebbe criticare il suo editore !

      • Non ti so che dire, sarà raccomandato. Ad ogni modo gli editori italiani hanno smesso di fare il loro lavoro tanti anni fa. Nel romanzo fantasy di Vanni Satnoni, per esempio, (edito dall’enorme Mondadori) restano cose allucinanti tipo “spadata”. “Spadata” inteso come “colpo di spada” NON E’ ITALIANO!
        Questo per darti un’idea del “lavoro” che fanno in Italia :/

  3. Weee! tante cose racchiuse in un contenitore cartaceo, ma questo Altieri scrive libri o riempie quei sacchetti per vomitare che si trovano sugli aerei? 😀

    Emesi a parte e’ sempre lodevolissimo qualsiasi sforzo teso al debunkeraggio del mito dei ninja in stile film anni ’80 che ogni tanto viene riciclato (oddio dopo questa affermazione mi sorge un po’ di nostalgia, penso che andro’ a rivedermi qualche puntata del cartone “ninja Kamui” su youtube)

  4. La prima recensione porterà appartiere all’ultima categoria.

    Cosa stavi cercando di dire? x°D
    Comunque recensione divertente, mi ricorda quelle di Gamberetta. La digressione storica sui ninja più o meno la sapevo ma mi è piaciuta molto ^-^

    Le uniche volte che ho sentito parlare di “armatura toracica” è stato in riferimento a bestie tipo i limuli (che il Tapiro conoscerà di certo).

    Ovviamente!
    Ne ho giusto visto uno stormo passare sopra casa mia poco fa!

    “Spadata” inteso come “colpo di spada” NON E’ ITALIANO!

    Anch’io uso ‘spadata’ con quel significato (nel parlato, il problema non mi si è mai posto nella scrittura)… ormai non è entrato nel gergo comune?

    • Correggo subito ^^

      Ne ho giusto visto uno stormo passare sopra casa mia poco fa!

      Anche io all’orale uso roba tipo “labbrata”, ma nei capitoli me li correggete, quindi non vedo perché tu o il Santoni dovreste cavarvela a buon mercato 😛

      • frena i facili entusiasmi, fanciulla: COS’ è una “labbrata”? quella cosa iperawkward che fa l’ “impacciato” quando cerca di baciare la tipa e invece incoccia “di labbro” nei denti? o.0′ ?

        BTW: “spadata” utilzzato come “termine tecnico” nella prosa di un romanzo storico mi fa ribrezzo. Tuttavia, se invece è inserito dentro un dialogo, e il parlante è un “non tecnico” può anche starci (ad esempio è il burino scampato al massacro che sta parlando del fendente di Gregor Clergane che ha mozzato la testa alla sua bella/che ha aperto in due un bambino).
        Fa schifo in ogni caso, ma può starci.

        Invece: ho letto il titolo dell’articolo e ci ho visto un “prima parte”: cosa vuol dire? o.0′? Non ci sarà un seguito, vero? No, perché nel caso devo disdire gli impegni del prossimo mese e chiamare IMMEDIATAMENTE l’analista, prima che parta per le ferie 😛 ^_^

      • “labbrata” è un ceffone dato sulle labbra di qualcuno con il dorso della mano ^_^
        I dialoghi sono una cosa diversa. E’ ovvio che nei dialoghi un personaggio può parlare a cazzo (deve, se la caratterizazione lo richiede), nel caso del Santoni hai due voci narranti: il Narratore e il PoV di una marmocchia addestrata al combattimento, ergo fa cagare in ambo i casi ^_^

        Non ci sarà un seguito, vero? No, perché nel caso devo disdire gli impegni del prossimo mese e chiamare IMMEDIATAMENTE l’analista, prima che parta per le ferie

        Amico mio, ci sono altre 2 puntate, e per riciclare un detto toscano: “IL PEGGIO HA DA VENI'” DISSE QUELLO CHE ‘NGOLLO’ LA RONCOLA E LA RICAHO’ DAI MANICO” ^_^
        Ci sono i romani che si bombardano da soli, gente che pianta la tenda nei rovi e ratti mannari! (gli orsi in monociclo e la donna barbuta sono per l’ultima puntata)

      • ci sono altre 2 puntate, e per riciclare un detto toscano: “IL PEGGIO HA DA VENI’” DISSE QUELLO CHE ‘NGOLLO’ LA RONCOLA E LA RICAHO’ DAI MANICO” ^_^

        Ma… ma … O.O ma ciò è INAUDITO, TERRIBILE, BLASFEMO E … ED ORRENDO [cit.]

        Sei davvero certa, dolce fanciulla, che l’umanità sia davvero pronta per tutto questo? “Ci sono porte che è meglio non aprire, misteri che è meglio non conoscere e redditi che è meglio non dicharare [cit. il commercialista]

        Ma soprattutto… “e se poi te ne penti?” 😛

      • permettimi una citazione da uno dei miei autori preferiti (tale Harry Turtledove):

        un uomo gettato in un mucchio di letame può uscire e lavarsi, o continuare a scavare più a fondo.

        e, btw, non mi pare che il buon Mach Bethad sia finito proprio bene. Anzi, se non ricordo male il suo hybris gli è costato l’accorciamento con esito fatale dell’encefalo. Ma potrei anche sbagliarmi 🙂 ^_^

  5. Ma, ma… questa è telepatia! Proprio ieri mi sono lanciata in una smoccolata contro il prode Altieratore, con mia sorella, via Skype (ironia della sorte, sono emigrata in Teutonia.), e ho persino citato i famigerati ‘rostri’ 😄
    E dunque quale occasione migliore per delurkarmi anche qui, dopo mesi di latitanza? ^^

    Spero soltanto che tu non progetti di recensire anche gli altri due libri, il tuo fegato potrebbe non reggere il colpo – sì, sì, sarebbe uno spasso da leggere, ma bisogna aver cura dei propri blogger 🙂 -.

    • Benvenuta! ^_^
      Per ora non ho intenzione di leggere gli altri libri. Questa roba FA SCHIFO oltre ogni umana concezione, non una sola pagina si salva!
      Magari mi leggerò la spin-off di Wulfgar in Giappone, giusto per vedere se Altieri riesce a battere il record “più sfondoni che pagine”.

      Altieri… non ho nulla contro di lui personalmente. Mi fa solo schifo l’idea che uno così faccia il lavoro di scrittore/traduttore. Voglio dire, ci sarebbero tanti lavori più adatti: bidello, cassiere, dog-sitter… Ed eviterebbe di recar onta al Paese!

      • Molti dei problemi dell’Altieri traduttore – mancanza di correttori di bozze a parte – derivano secondo me proprio dalle sue velleità da scrittore; paradossalmente, il lettore italofono dovrebbe persino essere grato che nelle traduzioni i suoi insensati barocchismi siano tenuti un po’ più a freno (vedi danzare sul confine del vuoto -.-‘ ma menzione d’onore per la ‘traduzione’ in francese della patonza)

      • Eh, in francese la passera si chiama “la chatte”, e lo si trova su qualunque dizionario. Ma è lì che Altieri si mostra come VERO traduttore e viene incontro al lettore italiano, per definizione troppo provinciale per masticare le lingue straniere!
        Dopotutto, da buon cinefilo, Egli s’ispira ai grandi esempi del silver screen.

  6. Ecco finalmente un post unico con le varie osservazioni·. Era un po’ che serviva. Travasi ogni tot la giusta bile ma tutto in fila e ordine risulta più ordinato.
    “Lo Star wars holiday special della narrativa scritta!” stai scomodando forze che non possiamo comprendere tanto meno controllare.
    ps: il modo di dire della roncola mi mancava e sono quasi caduto dalla sedia.

    • stai scomodando forze che non possiamo comprendere tanto meno controllare.

      Non ho paura! Dopo John Wayne nei panni di Gengis Qan, niente più mi spaventa!

      il modo di dire della roncola mi mancava e sono quasi caduto dalla sedia.

      rende l’idea, eh 😀

  7. Ahhhhh fresh meat! (cit.)
    C’è chi dice che le recensioni di libri pessimi siano il male, non lo so, però so che sono molto divertenti e magari uno impara anche qualcosa (ninja *__*).

    Faccio qui i complimenti al blog! Sto recuperando tutti gli articoli, molto interessanti!
    E dopo questa captatio benevolentiae a caso segnalo il mio blog… no wait che poi Anacroma mi cazzia.

    Aspetto con ansia le prossime trashate! (e i ninja *___* siamo seri, quanto è figo pugnalare uno nel culo in senso letterale e non in senso di pornohub? Finisce dritto in una mia prossima avventura di gdr).

    • Le recensioni di libri orrendi sono un servizio alla collettività E il sale della vita. Certuni non se ne rendono conto, ma dobbiamo far prova di comprensione ed evitare di discriminarli ù_ù
      Lieta che il blog ti piaccia ^_^

  8. @Nicholasofwoods

    E dopo questa captatio benevolentiae a caso segnalo il mio blog… no wait che poi Anacroma mi cazzia.

    No te preocupe: ti cazzio uguale 😛 , perché sono fra quelli che dicono che

    le recensioni di libri pessimi siano il male

    Forse (e dico forse) la padrona di casa potrebbe spingermi a cambiare idea… se però mi mette almeno un altro paio di articoli di cose jappesi prima di rimettersi a masticare l’Altierone nazionale 😛

    • se però mi mette almeno un altro paio di articoli di cose jappesi prima di rimettersi a masticare l’Altierone nazionale

      Dico solo che preferisco pubblicare di sabato e che venerdì vado al cinema con gli amici giapponologhi a guardare I 47 ronin.

      Il livello del film sarà calcolato in base ai litri di birra necessari a recuperare fede nell’umanità.

    • Non l’unico daimyo, ma l’unico vero Signore della Guerra. Tokugawa Ieyasu è il primo gallo del pollaio dalla Battaglia di Sekigahare (1601) e lo è DEFINITIVAMENTE dal 1615, dopo aver preso Osaka e ucciso Hideyori, unico erede di Toyotomi Hideyoshi e unico uomo che aveva teoricamente le carte per contestare la sua egemonia (tecnicamente e tatticamente le carte non le aveva e si è visto). Ieyasu muore poco ddopo, ma suo figlio Hidetada eredita in toto il potere ppaterno.
      Peraltro, nessuna azione militare degna di nota avviene tra il 1615 e il 1630, salvo la repressione dei cristiani. E questo perché ormai il Giappone è sotto il pugno di ferro di una dittatura militare: quellla dei Tokugawa.
      Parlare di “Signori della Guerra” dopo il 1615 e prima della metà del 1800 non ha molto senso. Peraltro, “daimyo” non ha per sé nessuna connotazione bellica: significa “grande nome”, AKA “nobile”, “capo” and the likes.

  9. Non l’unico daimyo, ma l’unico vero Signore della Guerra.

    Tengrrrl, potresti per favore spiegare meglio cosa significa questa frase?

    “Signore della Guerra” era dunque un titolo ufficiale, e non una designazione generica (come si trova nel testo del tuo autore preferito di sempre)? o.0′ ?

    “daimyo” non ha per sé nessuna connotazione bellica: significa “grande nome”, AKA “nobile”, “capo”

    ma quindi la parola daimyo non designava un rango in particolare, bensì fungeva da “termine ombrello” per indicare genericamente la “gente di censo”? (un po’ come il “miles” dei testi dei monaci del nostro “medioevo” o.0′ ? )

    • “Signore della Guerra”, per quanto ne so, non è ASSOLUTAMENTE un termine proprio alla storia giapponese. Può essere usato impunemente per i capoccia provinciali del Periodo Sengoku (essendo costoro signori che facevano la guerra), ma nel Periodo Edo le élites, pur essendo militari, non fanno più la guerra (e difatti ci fu un’annosa e vasta questione sul ruolo del samurai in una società de facto pacificata).
      Per quanto ne so “daimyo”, che ora indica in generale un capo guerriero dl Sengoku o un barone shogunale di Muromachi o di Edo, è un termine piuttosto vago. Il Bakufu aveva una serie di titoli precisi per indicare rango e funzione, di cui non sono però specialista (roba troppo recente folks).

  10. Anch’io conoscevo l’equivalenza Signore della Guerra = daimyo solo per il periodo Sengoku. Ma sapevo anche che era una categoria degli storici occidentali che la usarono perchè secondo loro quel periodo della storia giapponese era uguale a quello dei Warring States cinesi. Servirebbe anche per indicare l’autonomia di questi capi rispetto al potere centrale troppo debole per imporsi.

    • Che io sappia l’analogia tra il Periodo Sengoku e il periodo degli Stati Combattenti cinesi è tutta da attribuire alla storiografia giapponese (che ci teneva, a un periodo, a mettere in parallelo la propria storia con quella della Cina).

    • Yep. Anche gli Islandesi avevano la simpatica abitudine di tendersi agguati ai cessi. Poi ci si chiede perché certi marmocchietti hanno paura dello sciacquone: memoria di razza, il cesso è un posto pericolosissimo!

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  15. Ahahah, notevole. Messa così, non mi ispira come esperienza di lettura. Magari nella seconda e terza parte della rece mi correggerò. 🙂
    Io ho notato che, se lo stile mi piace, riesco a leggere anche una “schifezza” (lo scoprii con mio grande stupore un’estate al mare, durante la quale mio padre, per punirmi, mi sequestrò i romanzi e fui costretta a leggere – di nascosto – Io uccido di Faletti, pur di passare il tempo in qualche modo – e sì, ero disperata. BTW, non era uno stile da pulitzer, però filava…). Purtroppo, non vale il contrario. Ora, mi toccherà capire a quale delle due categorie appartiene questo romanzo.

    Riguardo a “spadata” e “labbrata”, la prima andrebbe bene se usata all’interno di un dialogo gergale, pronunciato da una persona di scarsa cultura, o in ogni caso abbastanza “rozza” da fregarsene del dolce stil novo. “labbrata”, non l’ho mai sentito. da noi diciamo “chianetta”. 😄 (sono una rozza provincialotta del salernitano, io…)
    Vado a leggere il seguito.

    p.s. Le tue rece mi ricordano un po’ quelle di Gamberetta, ma senza gli insulti e le offese (il che lo preferisco. 🙂 lei era forse ancora più tecnica e dettagliata nelle recensioni, però a volte erano davvero troppo lunghe e, a un certo punto, veniva da pensare che nel mentre che le finivi di leggere ti eri letta il libro in questione, tranne per il fatto che emergeva palese dalla recensione che di rado ne sarebbe valsa la pena. in compenso, mi faceva rotolare dalle risate!)

    • Gamberetta è e resta la mia blogger preferita (anche se nell’ultimo periodo d’attività mi aveva lasciata un po’ perplessa). Spero sempre che ricominci a scrivere. Per me è stata la prima persona che ha detto in modo distintamente udibile “la roba che pubblicate è merda, questa non è narrativa seria, i lettori meritano rispetto e qualità”.
      E la rivoluzione dei bibliofili scontenti cominciò 😀

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