Dai Codici a Masakado: evoluzione del sistema militare

Ogni volta che qualcuno dice “guerriero giapponese”, la prima cosa che viene in mente è Miyamoto Musashi, o samurai che si sbudellano, o mentecatti che caricano file di moschettieri. Insomma, si pensa ai tizi del Periodo Edo (1603-1867), o tuttalpiù agli psicopatici del Periodo Sengoku (1477-1603). Gli ultimi in particolare sono gente molto interessante, ma non sono usciti dal nulla. C’era un periodo in cui a comandare erano i nobili, e i guerrieri sedevano in giardino come i cani. C’era un periodo in cui gente capace solo di comporre poesie dava gli ordini.

Come primo articolo, tanto per dissuadere anche il più avventuroso lettore, parlerò dell’evoluzione del sistema militare, dai Codici alle bande armate.

E’ una storia complicata. Bisogna fare un passo indietro per capirla. Un lungo passo indietro.

Indietro, indietro…

Fino al 645.
Interessante...

Era l’anno della Riforma di Taika, anno in cui i giapponesi si trovavano a essere vicini di casa dei Tang. La Corte constatò che se non voleva finire sotto il concone cinese, doveva modernizzare il proprio Stato e il proprio esercito. I capoccia di quest’epoca non erano bravi quanto quelli di Meiji, ma fecero del loro meglio: composero i Codici, testi fondatori del nuovo Stato (l’ultimo, il Codice di Taihō, fu concluso nel 704). Elaborarono una nuova struttura statale burocratizzata (alla cinese) e abolirono l’antico sistema dei clan (uji). Anche i vecchi eserciti privati vennero soppressi: al loro posto si istituì un’armata statale sul concetto del contadino-soldato dei Tang, con servizio militare e corvées imposte a tutti gli uomini dell’Impero.

Gente ottimista, gli Yamato. Ma li si può capire. Bisognava uniformare i sudditi e fare in modo che fosse possibile mobilitare un esercito sterminato in poco tempo. I Tang erano dirimpettai scomodi: nel VII° secolo avevano condotto operazioni non trascurabili sulla penisola coreana. Un esempio tra tutti, nel 663 i simpatici signori dei cavalli presero a pedate i giapponesi e il loro esercito nuovo di pacca nella battaglia del fiume Paekch’on.

Tornando alla Riforma, due erano gli elementi essenziali: i sudditi e le terre arabili. La terra era monopolio della Casa Imperiale (nazionalizzazione dei mezzi di produzione, before it was cool!). Di conseguenza anche i contadini lo divennero, in quanto era lo stato ad assegnare i lotti coltivabili. A qualcuno questo potrebbe ricordare un sistema feudale. Non lo era. L’alta aristocrazia della Corte giapponese è civile. Niente a che fare coi nostri guerrieri Franchi: questi sono burocrati e fieri di esserlo.

Quanto alla riforma militare, il nuovo esercito aveva, in teoria, tre vantaggi principali:

  1. era rapidamente mobilizzabile;
  2. aveva un basso costo di mantenimento rispetto al numero;
  3. indeboliva i vecchi capi-clan e spezzettava l’antica aristocrazia militare (a nessuno piace avere capetti armati sparpagliati per il territorio).

Per non scontentare del tutto questi ultimi, il governo li integrò come ufficiali e come responsabili della leva o dell’addestramento degli uomini. Aspettatevi figure di merda a pioggia, perché questo sistema di milizie cinesi funzionò quanto la riforma Gelmini.

Già imporre il nuovo sistema fu un’impresa. Le prime modifiche furono operate già dall’Imperatore Tenmu (631-689), poi da Jitō, che pretese un censimento preciso della popolazione. Certo, se vuoi un servizio militare sull’insieme della popolazione, il censimento è importante, ma i primi registri vagamente affidabili non daterebbero che del 690 (mezzo secolo dopo l’inizio dei lavori). L’applicazione pari pari del sistema cinese non era possibile, e se ne resero conto.

Il compromesso finale (per modo di dire) venne sancito dal Codice di Taihō, nel 704:

il Governo mantiene un esercito di leva basato su milizie locali, ma incoraggia anche la selezione e l’addestramento di guerrieri d’élite, nella fattispecie gli arcieri pesanti montati (che avranno un successo strepitoso fino almeno all’arrivo del moschetto!).

Tanto per segare meglio le gambe alle antiche élites locali, le vecchie provincie sotto il loro controllo furono abolite o retrocesse a distretti. Ne furono create di nuove, kuni, raggruppate in 8 Circuiti, dō : Tōkaidō, Tōsandō, San’yōdō, San.indō, Nankaidō, Saikaidō, Hokurikudō.
Ciruiti

Gli 8 circuiti, da un disegno di Francine Hérail

In parallelo, fu creato un sistema di ranghi di corte. L’aristocrazia provinciale fu relegata ai ranghi “esterni” e si trovò in generale tagliata fuori dalle funzioni più importanti (in sintesi, abbiamo alta nobiltà, media nobiltà, piccola nobiltà, e nobili esterni). A ogni rango corrispondono delle funzioni. La differenza essenziale col modello dei Tang è che se in Cina rango e funzioni erano assegnati via esame, in Giappone la nascita ha continuato a giocare un ruolo preponderante.

Infine, in ogni nuova provincia fu costruito un centro amministrativo provinciale (kokufu). Si tratta di cinte quadrate di 90m di lato in cui si trovano tutti gli uffici, il posto di guardia, e il resto della roba che dovrebbe servire a una gestione sensata del territorio. La provincia è tenuta sotto controllo da 4 funzionari civili, a cui sono sottoposti, come vedremo più avanti, dei funzionari militari (almeno nella teoria).
Funzionari

(Le funzioni militari erano in realtà amministrative: non abbiamo un solo esempio di gunki attivo in battaglia!)

L’unico ufficiale fisso avrebbe dovuto essere il magistrato di distretto (gunji), di solito scelto tra gli antichi capi-clan (ovvero notabili con una lunga tradizione sul territorio, perché si sa, la Rivoluzione perdona chi sa guidare il treno). Gli altri quattro funzionari dovevano cambiare e restare in carica 4 anni, ma la cosa non fu molto rispettata e nel X° ormai solo il kami e il suke cambiavano. Ma di questo parleremo poi!

Anche la popolazione fu suddivisa in unità amministrative. La taglia era molto variabile a seconda le regioni (più o meno popolate).
popolazione

(Tutto ciò è indispensabile alla vostra felicità, credetece!)

La seconda divisione data del 715. Il capo del (come il capo del ko nella prima divisione) era responsabile dei registri contabili e catastali, delle tasse, delle corvées e della buona condotta. Le “terre secche” (le uniche a poter essere, in teoria, “possedute”) non erano contate come terre tassabili/pubbliche: solo le risaie erano considerate tali. Anche questa soluzione non funzionò un granché.

Ma veniamo alla parte divertente: il sistema militare!

Anche quello fu accentrato alla Corte. La guerra privata fu vietata. In teoria, occorreva un Decreto per mobilizzare più di 20 uomini. E dico “in teoria” per una buona ragione. Leggerete un sacco di “in teoria” in questo articolo, perché nulla funzionava come avrebbe dovuto.

In tempo di pace, il Dipartimento degli Affari Militari e i cinque uffici che gli erano sottoposti gestivano i registri (inventari, cavalli, coscritti, fuochi di segnalazione, strade, ecc.) e vegliavano all’equilibrio militare nelle provincie. Il Dipartimento contava anche sui governatori provinciali, che in teoria erano tenuti a rendere un rapporto alla fine di ogni anno.

Eccezion fatta per i nobili o i detentori di certi ranghi medi e bassi, qualsiasi uomo tra i 20 e i 59 anni poteva essere chiamato alle armi. I loro nomi erano segnati nel registro della milizia della loro zona (gundan), registro di cui la copia veniva inviata al Governo. Potevano essere chiamati nei limiti del numero di giorni di servizio stabiliti dai Codici.

In teoria, ognuno di loro doveva servire 1 anno alla Capitale e 3 anni alla Frontiera (Kyushu, o nel Tōhoku, contro gli emishi), e doveva essere equipaggiato e nutrito dal proprio ko. Il servizio comprendeva anche la guardia alla provincia, il che includeva mantenimento dell’ordine pubblico, ronde, addestramenti, manutenzione di armi e infrastrutture. Durante il periodo di Servizio, il Governo aveva la bontà di esentare i coscritti e i loro ko dal resto delle tasse per un periodo di tempo variabile.
gundan

Un uomo del gundan in armi, copiato da una ricostituzione del Jidai Matsuri (perché non ho messo la foto direttamente? Perché mi diverto male)

I gundan erano di taglia variabile (tra i 500 e i 1000 uomini), ma badate: non vuol dire che ogni provincia avesse la sua bella milizia pronta e scattante! Il gundan è un’unità amministrativa, non tattica. E ad ogni modo furono sempre un fiasco.

tai

E’ interessante notare che i Codici vietano di mischiare unità di fanti e unità di cavalieri: i loro tai dovevano essere rigorosamente distinti. Come vedremo, la tattica che ebbe successo sul terreno presuppone l’esatto contrario.

Ma parliamo del servizio che più pesava sui sudditi: il servizio alle Frontiere. Quali frontiere?

Quella sud-ovest, per esempio, in Kyushu. Coi Tang a un tiro di sasso, era necessario presidiare la zona, e a far questo c’erano i sakimori, la cui vita infelice era proverbiale. Potevano consolarsi con l’idea che per lo meno non erano stati arruolati nei chinpei. Costoro, creati nella prima metà dell’VIII° secolo, guardavano la frontiera del Tōhoku (in particolare le provincie di Mutsu e Dewa), dove la Corte continuava a spingere, mangiandosi con lacrime sudore e sangue un territorio infestato di emishi.

Gli emishi, gente misteriosa. Erano arcieri a cavallo, e arcieri bravi. Non erano sottomessi nel VII° secolo e non lo sarebbero stati fino al XII° (poi senti i russi che si lamentano dei Ceceni). In uno dei millemila tentativi di schiacciarli, la Corte creò il chinjufu, un governo militare locale. Manco a dirlo, funzionò poco, ma hey, poteva andar peggio! Almeno non ha perso terreno!

Tutto ciò rischia di diventare blandamente interessante, quindi torniamo alla Corte. Vi ricordate uno dei vantaggi del nuovo esercito? QUello di essere velocemente mobilizzabile? Scordatevelo. La capacità della burocrazia di rovinare tutto ciò che tocca è universale.

L’iter per mettere i remi in acqua era folle. In caso di rivolta o problema serio, delle commissioni venivano create per analizzare la situazione. In seguito il Consiglio di Stato decideva. In seguito veniva emesso un editto imperiale. In seguito il Dipartimento degli Affari Militari doveva presentare un preventivo su costi, gente, materiale ecc. richiesti dall’operazione. In seguito il Consiglio di Stato inoltrava alle diverse province la lista della roba/gente da fornire.

Non sembra terribile, dai…  se non c’era nessun intoppo lungo la strada!

Se non capitava nulla del tipo: direzioni vietate (sì, i burocrati certi giorni non potevano svoltare), giorni infausti, messaggeri sgozzati dai numerosi briganti sulla via per la provincia, disaccordi tra alti dignitari, e di sicuro ne sto dimenticando, perché a inventare pasticci i nobili erano campioni.

In teoria un esercito di campagna ufficiale doveva contare 3 gun (unità tra i 3000 e i 12000 uomini), ognuna agli ordini di uno shōgun, quest’ultimo assistito da un numero variabile di ufficiali e facente capo a un unico taishōgun supremo, responsabile della spedizione e detentore delle spade rituali simbolo di autorità. E in tutto ciò nessuno degli alti ufficiali era un militare di professione.

E se ve lo steste chiedendo: no, non funzionava un granché.
grumpy

Infine, parliamo un po’ del servizio alla Capitale. Qui si trovavano gli unici militari davvero attivi un giorno sull’altro. E anche costoro subirono non pochi rimpasti e riforme, sintetizzati nell’immagine qui sotto.
grafico

(Ma stai ancora leggendo? Ti vuoi male?)

Riassumendo, nel IX° secolo si stabilì il sistema delle Sei Guardie.

  1. Guardie del corpo (destra e sinistra): 300 uomini per sezione, scelti dopo un esame delle loro competenze con l’arco e a cavallo. Nel X° e XI° erano presi per un quarto tra i sudditi, e per tre quarti tra i figli di dignitari tra il sesto e l’ottavo rango (ci capitavano anche rampolli importanti che stavano parcheggiati lì in attesa che si liberasse una funzione all’altezza dei loro natali). Nel X° i loro generali erano ministri, gran consiglieri o secondi consiglieri. In teoria dovevano proteggere l’Imperatore. Nei fatti erano più che altro un corpo da parata, che non fu mai messo davvero alla prova.
  2. Guardie delle Porte (destra e sinistra): 600 effettivi per sezione, impiegati anche nel Bureau di Polizia (kebiishi-chō). Proteggevano le porte della Città e del Palazzo interno, scortavano i dignitari e si occupavano dell’illuminazione del Palazzo. Nel X° si trattava di uomini delle province, nutriti ed equipaggiati a spese di queste ultime e tenuti per un servizio di 3 anni (salvo prolungamento). Gli venne aggiunto un altro corpo, i kadobe, 60 per sezione, presi tra i figli dei dignitari tra il sesto e l’ottavo rango, col compito di sorvegliare le porte esterne del Palazzo.
  3. Guardie dei Gendarmi (destra e sinistra): 200 per sezione, un quinto preso tra i soggetti e il resto tra i funzionari subalterni. Scortano i grandi personaggi insieme alle Guardie del Corpo. Quando la casa di un Principe Ereditario veniva sciolta, i suoi uomini finivano di solito in questa Guardia.

La carriera militare era la sola aperta a tutti i pesci medi e piccoli, tagliati fuori dalla prestigiosa carriera civile. Per i provinciali, a parte il servizio privato presso un personaggio importante, le Guardie potevano essere il solo modo di ritagliarsi una posizione.

Come avrete potuto intuire, tutta la faccenda dei Codici non fu molto performante (ma nemmeno disastrosa, bisogna dire). C’erano diversi quacks. Il servizio militare fu per esempio una pessima idea: dopo un certo numero di fughe, diserzioni e fallimenti, si cominciò a reclutare sempre meno contadini e sempre più notabili locali, che avevano i mezzi di armarsi e addestrarsi.

L’arciere a cavallo è qualcosa che costa. Costa molto in materiale e tempo. Come in Europa, questo fu uno dei fattori che portò al costituirsi di una classe specializzata nel mestiere delle armi. Per citare Friday, cavalry were born, not made. I notabili locali avevano de facto il monopolio del nocciolo duro dell’esercito.
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Arciere pesante a cavallo. L’armatura è della fine dell’VIII° – inizi del IX°, sempre secondo il Jidai Matsuri

Nell’VIII° secolo, bastonati da una serie di carestie, gli aristocratici decisero di mantenere l’apparato di Corte e tagliare sulla difesa (originale, vero?). Tagliarono i giorni di servizio e il numero di coscritti (il gundan fu abbandonato in buona parte del Paese nel 739 e abolito nel 792, salvo in Mutsu, Dewa e Sado), cercarono di limitare pratiche del tipo “straportiamo gente dell’Est attraverso tutto il Paese per fargli sorvegliare Kyushu”. In contropartita, incoraggiarono l’arruolamento tra i cadetti o i figli dei piccoli nobili o dei notabili locali (i cavalry di cui sopra).

D’altro canto, nel corso degli anni i dignitari moltiplicarono le funzioni surnumerarie (che in Europa avevamo la decenza di chiamare per quel che erano, sine cura), facendo esplodere il bilancio. Le tasse, e soprattutto le corvées, erano troppo pesanti. I contadini fuggivano dai campi e si davano al brigantaggio, o finivano miserabili alla Capitale, o si rimettevano sotto la protezione di un privato. Perché nonostante fosse vietato possedere la terra, gli alti dignitari e le grandi istituzioni religiose (e non solo) trovarono il modo di farlo lo stesso: questi latifondi si chiamano shōen, e sono una delle cause principali della debolezza della Corte come istituzione.

Da un punto di vista militare, alla fine dell’VIII° secolo, esclusi brigantaggio e pirateria diffusi e rampanti, l’unica grossa gatta da pelare restava il Nord-Est: le province di Mutsu e Dewa, abitate dai Barbari (emishi). L’occupazione militare aveva pacificato la regione tanto quanto le colonie Israeliane la Palestina, ma al Governo ebbero un’idea geniale: deportazione. Migliaia di emishi furono sparpagliati per l’Impero, specie nella vicina regione del Bandō, che si vede non aveva abbastanza problemi. Forse ciò alleggerì un po’ la pressione sulla frontiera. Di certo diffuse il casino in una regione che già doveva giostrare tra governatori rapaci, locali bellicosi e bande di briganti.

Nel casino crescente, i governatori furono investiti di poteri militari maggiori e, parallelamente, il ruolo dei guerrieri provinciali tornò alla ribalta. I locali armati riemergevano, si organizzavano, si legavano come clienti a funzionari e alti dignitari. Questi guerrieri sono la norma nel X°, ma secondo Farris la loro esistenza è attestata già dall’VIII°.

Ormai politica, terra e esercito sono sulla via della privatizzazione. La frattura coi Codici (che in teoria restano in vigore) è così forte che Kitayama propone di distinguere l’Epoca di Nara come Stato dei Codici, e quella di Heian come Stato della Corte. E’ anche vero, come dice Farris, che ad ogni modo questi nuovi “mercenari” o queste bande private evolvono e si situano nel quadro predisposto dai Codici e l’aristocrazia civile resta comunque al potere (kind of).

Come se non bastasse, la regione della Capitale e il resto delle Province si allontanarono. Dal IX° secolo in poi, non era strano che un governatore non schiodasse il culo dal Kinai, ma spedisse i suoi bravi a fare il lavoro e, soprattutto, a raccattare willy nilly i tributi necessari. Nel IX° il Governo aveva abbandonato quasi completamente le sue responsabilità: la Corte decideva quanto una provincia doveva pagare, ed era totale responsabilità del governatore far saltar fuori i tributi o strizzarli in qualche modo.

La funzione di governatore era una patata bollente, ma anche una grande occasione di arricchirsi. Costoro potevano appropriarsi fino al 10% del tributo completo! Secondo Friday, nel IX° secolo, solo 44 governatori furono considerati come “buoni” (non nel senso che avessero fatto qualcosa di buono, nel senso che non avevano fatto nulla di particolarmente riprovevole). Vuol dire il 3% scarso della categoria. Come vedete, tutto il mondo è pese.

A partire dall’830, disordini, diserzioni e sottomissioni agli shōen divennero sempre più frequenti. Gli shōen di alti dignitari e grandi templi o santuari ne approfittarono senza ritegno. La frontiera tra il Pubblico e il Privato si assottigliò sempre di più, le funzioni diventarono sempre più de facto ereditarie e i grandi cominciarono a mantenere una vasta rete di clientele personali.

La Corte cercò di alleggerire il fardello di tasse cambiando sistema d’imposizione (non più sull’individuo, ma sulla superficie e la produttività), e incoraggiando la messa a cultura di nuovi appezzamenti ereditabili (quelli che davvero profittarono della faccenda furono alti dignitari e grandi istituzioni religiose). Ma il vero abisso coi Codici si spalancò quando lo shōen fu progressivamente esentato da tasse e, infine, dal controllo dei funzionari provinciali. Nello shōen “maturo”, il proprietario (che spesso possiede una funzione alla Corte) detiene tutti i poteri nel perimetro della sua proprietà. Questi appezzamenti erano ingrossati dalla pratica del kishin: piccoli proprietari cedevano i loro terreni ai pesci grossi in cambio di protezione e della conferma dei diritti d’uso su detta terra. Proprietà privata, piaga e flagello delle umane genti…

Ovviamente si tratta di un riassunto estremo. Questi processi non furono né lineari né omogenei nel tempo e lo spazio!
Ma per concludere, tre tipi di individui si contendevano il potere nella provincia nel IX° secolo:

  1. Notabili provinciali;
  2. Governatori e funzionari;
  3. Proprietari di shōen.

Trattandosi si classi stagne tra loro, i loro fini erano diversi, e alleanze trasversali erano possibili.

Un’altra tendenza che troviamo in quest’epoca è quella dei funzionari provinciali che, facendo leva sul prestigio della loro carica o dei loro legami alla Corte, si legavano alla gentry locale. Costoro costruiscono basi e piantano radici sul territorio con poderi privati e matrimoni. Molti di loro continuano a gravitare verso la Corte, in modo da tutelare i propri interessi nell’arena politica. Altri, lasciati fuori da una carriera dignitosa, si “provincializzano” e diventavano notabili locali. La Corte cercò di vietare questa pratica, senza successo.

Il IX° secolo fui anche un secolo notevole per l’alto numero di catastrofi climatiche, carestie ed epidemie (molte delle quali nell’Est e nel Nord-Est). Leggetevi Kitayama e Kawajiri per avere un’idea precisa. Come esempio vi basti sapere che la provincia di Oki contò 3000 morti tra il 865 e l’866. No, non è un indice normale, e non rende l’idea perché non tiene conto di quelli che sono scappati. E non finì lì. Le disgrazie continuarono col X° secolo, anche alla Capitale. Nel 914 ci fu una carestia epocale nelle Province, il tutto in un clima di siccità cronica.

Fame, diserzioni, pirateria e brigantaggio rampanti, notabili poco collaborativi, governatori disonesti, shōen: tutto questo rendeva la levata dei tributi complicata. Pertanto, dal X° secolo, la Corte decise di assegnare a ogni funzione una provincia e mollare al funzionario in questione la patata bollente di andarsi a far la spesa. Parallelamente, i funzionari provinciali erano caldamente incoraggiati a integrare dei militari professionisti nelle loro scorte, le cosiddette “bande di gagliardi” (rōtō). La scorta di un governatori nell’Est poteva contare fino a 50 uomini (senza considerare gli appoggi/clienti che poteva avere/ottenere in loco). Questo nuovo tipo di governatore dai poteri pompati e militarizzato, è chiamato “zuryō”. L’imperatore ritirato e il Reggente/Gran Cancelliere (AKA il capo del clan Fujiwara) potevano raccomandare dei loro clienti per il posto.

Questa nuova versione del governatore non piacque ai magistrati di distretto, il che poneva problema, dato che prelevare i tributi senza la buona volontà di questi ultimi poteva avverarsi un compito ingrato. E non aiutava il fatto che spesso l’interlocutore non fosse nemmeno lo zuryō, ma il suo plenipotenziario (i governatori marcavano visita così spesso che i loro uffici vennero soprannominati Uffici dell’Assenza, rusudokoro).

Per mettere una pezza ai disordini, la Corte andò a tentoni per un po’, sperimentando con nuove funzioni militari. Tipo quella di ōryōshi, preesistente ma rinnovata nel IX°. Si trattava di un uomo nominato dalla Corte, col talento e l’esperienza militare necessari a comandare un esercito, preposto a una provincia particolare e, nel IX°, pescato tra i guerrieri professionisti della nobiltà locale e avente spesso una funzione nel governo provinciale.

Nel decennio del 930 fu creata anche la funzione di tsuibushi, Inviato per Perseguire e Catturare. Era una carica ancora temporanea alla metà del X° e, a differenza dell’ōryōshi, la sua autorità non si estendeva su una sola provincia, bensì su un circuito.

Infine il sistema fu completato nel 941 con la creazione degli tsuitōshi, di solito scelti tra le famiglie militarizzate della Capitale.

Questi tre nuovi funzionari militari venivano nominati per una missione specifica. Completata, la carica di solito decadeva. Erano molto più rapidi ed efficaci di una spedizione ufficiale.

C’era difatti un’ennesima pastoia all’applicazione rapida della giustizia: l’iter di determinazione di una pena. Un crimine minore, castigabile con pene corporali, era affare del magistrato di distretto. Le pene più gravi, punite con lavori forzati, erano competenza del governatore. I crimini ancora più gravi (ribellione, omicidio, furto a mano armata, ecc.), dovevano essere portati davanti al Consiglio di Stato, l’unico in grado ad autorizzare una punizione (o l’impiego di forza per risolvere una situazione).

In caso di ribellione poteva non esserci tempo di una delibera ufficiale del Consiglio, che elaborò quindi dei Decreti di Persecuzione e Cattura, documenti per cui bastava un semplice rapporto e che davano 6 poteri:

  1. Mobilizzare delle truppe;
  2. Esercitare potere su dette truppe (punire disobbedienza e diserzione);
  3. Licenza di usare qualsiasi forza necessaria (ergo licenza di uccidere);
  4. Poter ignorare le immunità di certi gruppi privilegiati;
  5. Potersi rifornire sul territorio;
  6. Poter ricompensare gli uomini aventi preso parte alla spedizione.

Il Decreto era spesso concesso a un ufficiale provinciale o un funzionario detentore di cariche militari come quella di ōryōshi. Come si può intuire dal sesto punto, i combattenti non erano solo leve dello stato, ma anche professionisti legati al capo-spedizione da patti/vincoli personali. In altre parole, il X° secolo vede operare in parallelo l’esercito ufficiale, levato via l’iter prima descritto, e bande private.

Questi gruppi somigliano moltissimo a quelli in azione durante la Guerra de Genpei. Si tratta di arcieri pesanti a cavallo, ognuno accompagnato da uno o due uomini a piedi armati di spade, lance o archi. Nonostante quanto sancito dai Codici, la tattica giapponese mischiò fanti e cavalieri con grande entusiasmo almeno fino alla metà del XV° secolo. Nonostante bande armate esistano per certo dall’VIII° secolo, è nel X° secolo che vediamo finalmente bande private ottenere di fatto la benedizione imperiale. Pur con il mantenimento dei Codici, la Corte legittimò i piccoli eserciti privati e il loro impiego.

In un prossimo articolo (magari più corto) parlerò più in dettaglio della banda del X° secolo, in particolare del modo di combattere dei guerrieri del Bandō. Rallegratevi!

E per chiudere su una nota allegra e positiva, musica!

Det finns bara krig!

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Bibliografia

FARRIS William Wayne, Heavenly warriors, Harvard University Press, Cambridge, 1995

FRIDAY Karl, Hired swords, Stanford University press, Stanford, 1992, p.265

HALL John Whitney, Government and Local Power in Japan, 500 to 1700, Center for Japanese Studies Univesity of Michigan, 1999, pag.66-140

HERAIL Francine, La Cour et l’administration du Japon à l’époque de Heian, DROZ, Genève, 2006, pag.798

HERAIL, Francine, Aide-mémoire pour servir à l’étude de l’Histoire du Japon des origine à 1854, luogo e anno di pubblicazione sconosciuti.

HERAIL Francine, Gouverneurs de provinces et guerriers dans Les Histoire qui sont maintenant du passé, Institut des Hautes Etudes Japonaises, Paris, 2004, p.197

KITAYAMA Shigeo, Ōchi seiji shiron, Iwanami shōten, Tōkyō, 1970, p.2-205

KAWAJIRI Akio, Yuregoku kizoku shakai, Shōgakukan, Tōkyō, 2008, p.339

KURE Mitsuo e KRUIT Ghislaine, The samurai recreated in Colour Photographs, The Crowood Press, 2006, p.96

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16 thoughts on “Dai Codici a Masakado: evoluzione del sistema militare

  1. Gran bell’esordio. Serviva la versione orientaleggiante e con le tette di Zwei. Anche se in effetti temo che Zwei abbia più tette dell’80% della popolazione femminile mondiale, ma vabbé.
    Mi permetto di segnalare giusto una svista:

    “E se ve lo stesse chiedendo”

    Perché sì, mi voglio male e me lo sono proprio letto tutto l’articolo. ^_^

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  9. Molto interessante! I burocrati che non possono svoltare è qualcosa di fantastico devo dire, comincio ad amare la burocrazia giapponese vintage.
    Prima o poi credo che suonerò l’inno della cultural appropriation selvaggia e riciclerò qualcosa per narrativa fantastica – l’elité burocratica e fiera di esserlo è molto interessante.
    Mi chiedevo una cosa – quando dici che a differenza dei cinesi il diritto di nascita pesava molto, significa che gli incarichi non venivano proprio assegnati con esami, o erano esami all’italiana? In effetti, come si diventava un burocrate imperiale? (scusa se ti uso come wikipedia, ma ormai la questione mi ha incuriosito e wikipedia propriamente detta ne dice pochino :P).
    Ciao!

    • Diciamo che IN TEORIA c’erano esami e un cursus approriato per diventare funzionario. Di fatto e molto alla svelta, un certo numero di famiglione di alti aristocratici ottengono il monopolio dele alte cariche. Il che vuol dire che se te sei figlio di X, automaticamente ricevi un certo rango e automaticamente rivestirai una certa funzione o sine cura. L’educazione che riceverai sarà curata soprattutto dalla tua famiglia, e sarà in effetti molto approfondita: un alto funzionario doveva essere capace di presenziare ad occasioni mondane e rituali, il che presupponeva capacità artistiche, poetiche, metriche ed enciclopediche non indifferenti.
      Allo stesso tempo, il cursus e gli esami continuano ad esistere… per segretari e piccoli burocrati! Ovvero quell’orda di disgraziati senza nome che tenevano i conti, aggiornavano i registri, stilavano rapporti, amministravano settori (mentre il funzionario in capo componeva poesia cinese alla Festa delle Primizie).

      Se leggi in francese, Francine Hérail ha scritto tantissimo sull’argomento: i suoi libri sono davvero fantastici!

      • Il mio livello di francese è buono solo per fumetti scritti in modo semplice semplice, temo. Sai consigliarmi qualcosa di accessibile per profani in inglese o italiano? Che al momento sono un po’ stufo di narrativa e qualcosa di storico lo leggerei molto volentieri.

      • Sulla storia militare trovi Karl Fiday e W. Farris, che sono due eccellenti autori. Sennò se ti interessa più l’aristocrazie, puoi trovare un saggio di Hérail in inglese: “Emperor and Aristocracy in Heian Japan: 10th and 11th centuries”. Hérail è un’autorità indiscussa nello studio della burocrazia aristocratica del periodo di Heian!

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